Anonimo fiorentino

Commento dell’Anonimo Fiorentino alla Divina Commedia
AutoreAnonimo fiorentino
Periodofine XIV – inizio XV secolo
Generecommento esegetico
Sottogenereesegesi dantesca
Lingua originaleitaliano (volgare fiorentino)

L’adespoto[1] “Commento dell’Anonimo Fiorentino alla Divina Commedia”, noto con entrambe le denominazioni convenzionali di “Commento dell’Anonimo Fiorentino” o “Anonimo fiorentino”, è un’opera esegetica in prosa in volgare toscano sul poema di Dante Alighieri, trasmessa, priva di attribuzione autoriale, da più manoscritti fiorentini tra la fine del XIV e i primi decenni del XV secolo.[2]

La critica inquadra l’“Anonimo Fiorentino” tra i principali testimoni della volgarizzazione esegetica trecentesca, insieme a “Ottimo commento”, "Pseudo Boccaccio" o "Falso Boccaccio", al commento di Francesco da Buti e ad altre redazioni fiorentine affini.

Anche le glosse attribuite all’“Anonimo Fiorentino” si collocano nella tradizione esegetica del XIV secolo e sono considerate parte del quadro complessivo delle Chiose trecentesche.

Cronica di Dino Compagni
Glossa di Pietro Alighieri su un manoscritto della Commedia (Montecassino)

Denominazione e terminologia

La denominazione moderna “Anonimo fiorentino” individua il commento esegetico in volgare fiorentino alla “Commedia”, piuttosto che un autore identificabile. Come osserva Mazzoni, «con questo titolo (proposto dal suo primo e per ora unico editore, il Fanfani) si suole comunemente designare un commento in volgare».[2]

La tradizione non tramanda alcun nome d’autore e il testo giunge in forma adespota, cioè priva di attribuzione nei manoscritti antichi.[3]

La formula “Anonimo fiorentino”, introdotta da Pietro Fanfani nel XIX secolo con funzione editoriale, è dunque un’etichetta d’opera, analoga a quelle impiegate per altre redazioni trecentesche, da “Ottimo commento” a “Falso Boccaccio”.[4][5][6]

L’uso critico dell’ellissi “l’Anonimo” (come “l’Ottimo” o “il Lana”) si riferisce quindi al commento e non a un autore nominato in tal modo: un’abitudine terminologica consolidata negli studi sulla tradizione esegetica trecentesca.

L’autore e il contesto culturale

Autore ne è uno sconosciuto interprete, di «sicurissima, e non solo per ragioni di lingua [...] fiorentinità», secondo Mazzoni.[2]
Non di meno, è infatti stato notato[7] che l’attribuzione dell'appellativo "fiorentino" è rinforzata non solo dall'utilizzo e dal significato di lemmi nel testo ma dalle copiose «notizie di toponomastica, folklore e onomastica fiorentina» e per l'interesse vivissimo dimostrato «per la cronaca cittadina documentata sia dal ricorso a testi romanzati e popolari, sia dalle testimonianze tratte dalla citatissima Nuova Cronica di Giovanni Villani, che compare in 42 luoghi dell’Inferno e in 22 del Purgatorio».[7]

Il periodo di fioritura è stato variamente individuato tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, stanti anche i rapporti fra e con le citazioni riportate, e le progressive scoperte documentarie.[2]

Preparazione dottrinale

Il livello culturale di base dell’Anonimo autore risulta medio, rispetto a quello degli altri commentatori danteschi, sia per quanto s’attenga a teologia, filosofia, “scolastica”: sebbene in modo superficiale e non brillante, spaziando, e citando, con intento divulgativo più che specialistico,[2] «dalla Bibbia [qui si intende: l’Antico Testamento] ai Vangeli, agli Atti degli Apostoli, ai Santi Padri Agostino, Ambrogio, Boezio, Cassiodoro ecc., alle opere aristoteliche – anche con aperture verso il filone arabo-averroista – e poi ad Alberto Magno, Tommaso ecc.», sia sul versante storico-letterario, per il quale è capace di citare «Giuseppe Flavio, Orosio, Martin Polono, i “Fatti di Cesare”,[8] il Libro de’ Sette Savi, la “Storia Troiana” di Guido delle Colonne, il “Tesoro” volgarizzato,[9] la “Fiorita”.[10]

È inoltre in grado di richiamare espressioni o sintagmi testuali da «autori, che sono frequenti anche se non copiose come in altri commenti (come ad es. in Pietro o in Guido da Pisa): Sallustio, Ovidio (Metamorfosi, anche volgarizzate,[11] “Ars Amandi”), Tito Livio (nel volgarizzamento),[12] Valerio Massimo, e poi ancora l’ovvio Virgilio (“Eneide”, ma anche le “Georgiche”), Orazio, Seneca (morale e tragico), Lucano e Stazio, Svetonio, Plinio, Vegezio».[2]

Citazioni da Dante

L’Anonimo non ricorre frequentemente a «citazioni esplicite», peraltro, ma di Dante è capace di citare «dalle Rime [...] Amor da che convien, I 51;[13] Così nel mio parlar I 491, II 36»;[14] entrambe definite «canzona morale»; e inoltre “Doglia mi reca”,[15] II 20; “Ben ti faranno il nodo Salamone”,[16] II 379; “Voi che intendendo”, II 492,[17] ed espressamente la “Vita Nuova” e il “Convivio”.[2]

La “voce” dell’Anonimo rivela dunque un impianto didattico e cittadino: l’autore appare come un chiosatore fiorentino di cultura intermedia, attivo in un ambiente in cui la “Commedia” veniva interpretata entro schemi morali, civici e storici condivisi. Questo profilo, integrato con la fisionomia linguistica dei manoscritti, colloca il commento all’interno della tradizione esegetica fiorentina del tardo Trecento.[2]

Edizione “giuntina” delle “Rime” di Dante (1527, poi 1560-80 circa)

Contenuto e caratteristiche del commento

L’opera mescola elementi esegetici tradizionali – parafrasi, spiegazioni lessicali, chiarimenti dottrinali, sintetiche note filologiche – con un’attenzione marcata ai riferimenti storici fiorentini, caratteristica che l’avvicina alle cronache di Dino Compagni e Giovanni Villani. La critica (in particolare Del Lungo) lo ha definito «tra i Trecentisti il più diligente studiatore della parte storica del poema».[18][2]

Il commento segue l’ordine della “Commedia”, offrendo:

  • parafrasi continue, spesso semplificate ma puntuali;
  • glosse lessicali per chiarire vocaboli del volgare illustre;
  • spiegazioni dottrinali essenziali (morali, teologiche, politiche);
  • richiami alle cronache cittadine, con inserti narrativi anche lunghi tratti da Compagni e Villani;
  • notazioni prosopografiche e giuridiche tipiche della cultura fiorentina di fine Trecento.
“Inferno” XVI: Dante e Virgilio con i tre sodomiti (ms. “Palatino 313”, BNCF), miniatura attribuita all’Anonimo fiorentino.

Gli studiosi osservano l’adozione di un registro didattico-scolastico destinato a un pubblico cittadino con alfabetizzazione intermedia. Il lessico è tecnico ma semplificato; il metodo appare compilativo, con frequenti debiti verso la tradizione fiorentina (in particolare l’ambiente pseudo-bambaglioliano) e confronti indiretti con la tradizione bolognese.[2][19]

Nonostante l’apparente modestia tecnica, il commento rivela:

  • una sensibilità linguistica (con registrazioni di forme fiorentine coeve);
  • una certa competenza narrativa nella trattazione degli episodi storici;
  • un pragmatismo esegetico orientato a rendere la “Commedia” leggibile e insegnabile.

Queste caratteristiche collocano il commento all’interno del gruppo delle cosiddette “Chiose fiorentine”, la famiglia esegetica di redazioni volgari di origine cittadina diffusa tra XIV e XV secolo, cui appartengono l’“Ottimo Commento”, il “Falso Boccaccio” e altre compilazioni affini.[20]

La struttura del commento mostra inoltre l’uso di schemi morali e civici tipici della prassi scolastica fiorentina tardo-trecentesca: divisioni del canto (partizioni), rubriche semplificate, esemplificazioni tratte dalla storia comunale e frequente moralizatio.[21]

Datazione

La finestra cronologica più accolta colloca la redazione del commento tra gli anni Settanta del XIV secolo e i primi decenni del XV. La questione, tuttavia, è stata lungamente dibattuta dalla critica ottocentesca e novecentesca.

Mazzoni osserva che è «accertata solo a grandi linee la cronologia dell’opera». Per alcuni studiosi – da Del Lungo[18] a Barbi[22] – la composizione va collocata «sullo scorcio del secolo XIV»; per altri – da Hegel[23] a Guerri[24] – il commento sarebbe invece da riferire «al primo decennio del secolo XV». Tutti concordano nel respingere la data 1343 apposta da mano tarda su uno dei manoscritti, considerata non attendibile.[2][25]

Gli elementi interni – lingua, riferimenti storici, uso delle cronache fiorentine, dipendenze da commenti precedenti come il Lana e la tradizione pseudo-bambaglioliana – collocano comunque l’autore entro il clima culturale fiorentino della seconda metà del Trecento, con possibili aggiornamenti o interventi successivi nella trasmissione manoscritta.[26]

“Inferno” XX: gli indovini (ms. Palatino 313, f. 47r, BNCF).

Tradizione manoscritta e assetto della redazione

Il “Commento dell’Anonimo Fiorentino” è tramandato da più codici trecenteschi o protoquattrocenteschi, nessuno dei quali conserva l’opera completa. La tradizione è frammentaria ma coerente e mostra una struttura in più redazioni o blocchi testuali, riconducibili a un nucleo esegetico comune.[2]

Gli studi fondativi[2][27][28][29] individuano come testimoni diretti i seguenti manoscritti.

Testimoni diretti

  • “Riccardiano 1016” (Firenze, Biblioteca Riccardiana).

Contiene “Inferno” e parte del “Purgatorio” con la chiosa dell’Anonimo. È il manoscritto-base dell’edizione Fanfani (1866–74), confrontato con il “Magliabechiano II.I.164”.[30]

  • “Magliabechiano II.I.164” (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale).

Trasmette porzioni dell’“Inferno” e presenta affinità testuali con il “Riccardiano 1016”.[31]

  • “Riccardiano 1013” (Firenze, Biblioteca Riccardiana).

Contiene gli ultimi canti del “Purgatorio” e il “Paradiso” con un commento in volgare dipendente dal commento di Lana. La critica moderna (Di Fonzo; Corrado–Celotto) considera questa sezione una continuazione distinta dal nucleo originario del commento dell’Anonimo.[32][33]

Testimoni affini e glosse fiorentine

Sono manoscritti non appartenenti alla tradizione diretta del commento, ma utili per affinità linguistiche o per la presenza di chiose contigue all’ambiente esegetico fiorentino del tardo Trecento.[29]

  • “Trivulziano 1080” (Milano, Biblioteca Trivulziana).

Presenta glosse marginali affini alla tradizione dell’Anonimo e utili come confronto.[34]

  • “Laurenziano Pluteo 90 inf. 42” (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana).

Codice della “Commedia” con glosse miste attribuibili all’ambiente fiorentino e al commento di Bambaglioli.[29]

  • “Laurenziano Pluteo 40.7” (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana).

Conserva glosse miste, vicine alla tradizione fiorentina e al Bambaglioli, sebbene estranee al commento dell’Anonimo.[29]

Caso particolare: il Codice Palatino 313

Il “Codice Palatino 313” (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale) non tramanda il commento dell’Anonimo, ma rappresenta un caso di rilievo per la storia delle cosiddette “chiose fiorentine”. Il codice trasmette la “Commedia” con chiose miste appartenenti alla famiglia testuale “vat-bocc”, una compilazione stratificata con interferenze tra “Bambaglioli”, “Ottimo”, “pseudo-Boccaccio” e altri glossatori.[35][27]

Pur non facendo parte della trasmissione diretta del commento anonimo, il “Palatino 313” è una fonte utile per comprendere la circolazione e la stratificazione dei materiali esegetici fiorentini.[36]

Stato degli studi

Sulla base della ricostruzione di Mazzoni, Petrocchi, Di Fonzo e Corrado:

  • la tradizione del “Commento dell’Anonimo Fiorentino” presenta almeno due blocchi: il cosiddetto nucleo originario e la continuazione di area Lana–Anonimo;[2]
  • mostra una forte omogeneità linguistica nel volgare fiorentino tardo-trecentesco;[2]
  • intrattiene rapporti stretti con altre grandi redazioni esegetiche come “Ottimo”, “Lancia”, “Pietro Alighieri” e “Bambaglioli”.[2]

La tradizione complessiva colloca il commento nel quadro delle “chiose fiorentine”, secondo la classificazione della critica novecentesca e contemporanea.[27][37]

“Inferno” XII: centauri nel Flegetonte (ms. Vat. lat. 4776, BAV).

Testimoni e frammenti d’uso critico

Accanto ai codici principali della tradizione diretta, esistono altri manoscritti che, pur non tramandando il commento dell’Anonimo fiorentino in senso stretto, presentano affinità linguistiche e strutturali, glosse contigue alla tradizione fiorentina o interferenze con la redazione pseudo-bambaglioliana. Questi testimoni sono utili per ricostruire l’ambiente esegetico fiorentino della seconda metà del Trecento e i rapporti del commento con altre compilazioni coeve.[26]

  • “Trivulziano 1080” (Milano, Biblioteca Trivulziana): contiene glosse marginali affini alla tradizione fiorentina e alcune coincidenze lessicali. Pur non essendo un testimone diretto dell’Anonimo, è stato utilizzato dagli studiosi per confronti linguistici e per documentare la circolazione di materiali esegetici comuni.[28][2]
  • “Laurenziano Pluteo 90 inf. 42” (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana): raccoglie glosse e materiali di tradizione fiorentina con punti di contatto con Graziolo de’ Bambaglioli e con la famiglia di commenti volgari diffusi nell’ambiente cittadino.[29]
  • “Pluteo 40.7” (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana): anch’esso caratterizzato da glosse e schemi interpretativi affini alla tradizione fiorentina e pseudo-bambaglioliana, ma da escludere dal novero dei testimoni diretti del commento.[29]
  • “Riccardiano 1013” e materiali affini: sezione conclusiva del commento (Purgatorio finale e Paradiso), dipendente dal commento di Jacopo della Lana e già trattata nella sezione “Tradizione manoscritta e assetto della redazione”.
  • Codice “Palatino 313” (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale): testimone della “Commedia” con chiose miste appartenenti alla famiglia definita “vat-bocc”, in cui compaiono materiali collegati a Bambaglioli, all’“Ottimo Commento” e ad altri compilatori. Non tramanda il testo dell’Anonimo fiorentino, ma offre un quadro significativo delle interferenze tra le diverse tradizioni esegetiche fiorentine del Trecento.[27][36][29]

Nel complesso, questi manoscritti non sono inclusi nella serie dei testimoni canonici dell’Anonimo, ma costituiscono una rete di fonti collaterali indispensabili per comprendere la circolazione e la ricezione dei materiali esegetici nell’ambiente cittadino fiorentino della seconda metà del Trecento.

Inquadramento storico-critico

Nell’ottica storico-documentaria, il commento dell’Anonimo appartiene a un contesto d’uso scolastico-civile che favorì la diffusione dei commenti in volgare alla “Commedia”.[38] Uno dei fenomeni ad esso contingenti e ricco di reciproche influenze è il contemporaneo fiorire dello stretto rapporto fra notariato e letteratura e tra i rispettivi lessici, rilevato da vari studiosi, apprezzabile in esempi quali Piero Bonaccorsi e altri.[39]

Il suo interesse è soprattutto linguistico-didattico, per l’uso del volgare come lingua d’insegnamento e mediazione, e storico-esegetico quanto al riuso di schemi interpretativi condivisi nell’ambiente cittadino.[19][38]

Per le sue caratteristiche, appartiene alla famiglia delle cosiddette “Chiose fiorentine”.

Nel quadro più ampio delle redazioni fiorentine del commento alla "Commedia", si collocano anche le "Chiose Vernon", raccolta di glosse trecentesche affine ma non coincidente con la tradizione dell’Anonimo fiorentino. Entrambe le testimonianze condividono un’impostazione scolastico-didattica e un lessico tecnico omogeneo, pur derivando da ambienti manoscritti e compilazioni differenti.

Francesco Mazzoni e Gianfranco Contini, 1965. Da «Archivio privato Francesco e Stefano Mazzoni»
“Inferno” XXVI: naufragio di Ulisse (ms. Vat. lat. 4776, BAV).

Fra i nuclei glossematici trecenteschi paralleli si collocano anche le Chiose veronesi, testimonianza dell’esegesi in area veronese.

Valutazione critica

Gli studiosi non concordano sul grado di autonomia esegetica del commentatore anonimo.

La critica più tradizionalista, rappresentata da Barbi,[22] lo considera un compilatore di materiali scolastici, privo di originalità interpretativa e dipendente dai maestri bolognesi e dall’“Ottimo commento”.

Mazzoni[2] propone invece una lettura più articolata, che riconosce all’Anonimo un ruolo di raccordo e sistemazione della tradizione esegetica fiorentina, pur entro limiti di originalità.

Autori come Di Fonzo[28] e Corrado[40] gli riconoscono una certa competenza nella selezione consapevole delle fonti e nel discernimento linguistico e dottrinale.

Gli studi più recenti di Azzetta[41] e Celotto[42] hanno ulteriormente rivalutato l’Anonimo come esegeta dotato di coerenza metodologica e di un embrionale spirito critico, capace talvolta di correggere o contraddire le interpretazioni dei predecessori.

Edizione moderna

Pietro Fanfani

Editore di antichi testi, lessicologo diligente e non privo di acume, Pietro Fanfani,[43] curò e pubblicò, tra il 1866 e il 1874, un’edizione dell’opera in tre volumi, unica a stampa sino al 1970:[2] “Commento alla Divina Commedia d’Anonimo Fiorentino del secolo XIV ora per la prima volta stampato”.[44]

La prima segnalazione della scoperta del commento fu effettuata da Paul Colomb de Batines,[31] che lo individuò nei codici “Riccardiano 1016” e “Magliabechiano II.I.164”.

Proprio questi furono poi utilizzati da Pietro Fanfani come base per la prima edizione a stampa del commento, come egli dichiara esplicitamente nell’“Avvertimento”: «Il presente Commento è tratto dal codice Riccardiano 1016... confrontato con altri esemplari, fra cui il Magliabechiano II.I.164».[30]

Una scheda di presentazione e di inquadramento bibliografico dell’edizione è stata dedicata al commento dalla Biblioteca civica “Angelo Mai” di Bergamo.[7]

Eredità culturale

Bozzetto per il costume di Gianni Schicchi
  • Il commento dell’Anonimo fiorentino rientra, nelle sintesi novecentesche e contemporanee, nel quadro più generale della “fortuna di Dante nel Trecento”. Studi come quelli di Luiso e Cavallari lo considerano tra i testimoni significativi dell’ermeneutica dantesca trecentesca, in rapporto con l’“Epistola a Cangrande” e con la ricezione del poema nel XIV secolo.[45][46]
  • Il Commento fu inoltre fonte di Giovacchino Forzano, librettista del Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, per quanto attiene lo spunto attinto alle cronache fiorentine riportate dall'Anonimo quale fonte unica. Della vicenda di Schicchi, il cui personaggio, ispirato ad un famoso membro della famiglia dei Cavalcanti, ricorre nel XXX canto dell'"Inferno", condannato come “falsatore di persone”, sono citati particolari rinvenibili soltanto nel commento dell’Anonimo: «la beneficenza di Buoso per guadagnarsi un posto in Paradiso, l’occultamento del cadavere, il timore di essere scoperto che frena la ribellione di Simone, ‘la cappellina’, ‘l’opera di Santa Reparata’, ‘la migliore mula di Toscana’» e altri.[7]

Bibliografia

Edizioni

Saggistica

Note

  1. ↑ adespoto Vocabolario Treccani, su treccani.it.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Francesco Mazzoni, Anonimo Fiorentino Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  3. ↑ L’“anonimato” è pertanto una condizione dell’opera, non una qualifica biografica dell’estensore. Per questo motivo la voce è imperniata sul commento e sulla sua tradizione (trasmissione manoscritta, fonti, metodo esegetico, datazione, fortuna critica), mentre la figura dell’“autore” viene trattata esclusivamente in senso filologico come profilo ricostruibile dall’opera stessa.
  4. ↑ Francesco Mazzoni, Falso Boccaccio Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  5. ↑ Massimiliano Corrado, Ottimo commento alla Commedia. Introduzione, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xxxvii–xxxix.
  6. ↑ Claudia Di Fonzo, L’ultima forma dell’Ottimo commento, Ravenna, Longo, 2008, pp. 15–22.
  7. 1 2 3 4 Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV, su bibliotecamai.org, Biblioteca civica Angelo Mai – Archivi storici, 2021.
  8. ↑ I fatti di Cesare, su books.google.it.
  9. ↑ Il volgarizzamento era stato un tempo attribuito a Bono Giamboni, ma la critica ha escluso tale paternità, considerando l’opera “spuria”: Simona Foà, Giamboni, Bono Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 54 (2000), su treccani.it, 2000.
  10. ↑ Opera di Armannino da Bologna, compilatore del primo quarto del XIV secolo: Ghino Ghinassi, Armannino da Bologna Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 4 (1962), su treccani.it, 1962.
  11. ↑ Tra i più rilevanti e inclusivi, rispetto a un pubblico interessato e talvolta colto ma non erudito, sono i volgarizzamenti dell’opera – ossia volta dal latino in volgare italiano –, composti spesso in versi, e che ebbero riscontro in un’ampia circolazione, di cui furono autori Nicolò degli Agostini (una versione in ottava rima edita a Venezia nel 1522 arricchita da xilografie) e Giovanni Andrea dell’Anguillara (1561). Su queste e le loro fonti, tra cui Giovanni Bonsignori: Sandra Celentano, Niccolò Degli Agostini traduttore in “verso vulgar” delle Metamorfosi ovidiane. Tesi di dottorato, su elea.unisa.it, 2014.; Erminia Ardissino, Le Metamorfosi nel Trecento volgare. Narrazioni e allegorie, su iris.unito.it, 2019.
  12. ↑ Il volgarizzamento della “prima deca” della “Ab Urbe condita” fu effettuato nel 1323 in Puglia dal notaio Filippo di Santa Croce tramite una traduzione francese oggi perduta.
  13. ↑ Vincenzo Pernicone, Amor, da che convien pur ch’io mi doglia Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  14. ↑ Vincenzo Pernicone, Così nel mio parlar voglio esser aspro Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  15. ↑ Vincenzo Pernicone, Doglia mi reca ne lo core ardire, su treccani.it, 1970.
  16. ↑ Eugenio Chiarini, Ben ti faranno il nodo Salamone, su treccani.it, 1970.
  17. ↑ Mario Pazzaglia, Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  18. 1 2 Isidoro Del Lungo, Dino Compagni e la sua Cronica, Firenze, Le Monnier, 1879-1887, pp. I II 311–312; 703–720; 835–844; II 610–611, 615.
  19. 1 2 Saverio Bellomo (a cura di), Dizionario dei commentatori danteschi. L’esegesi della “Commedia” da Iacopo Alighieri a Nidobeato, Firenze, Olschki, 2004, pp. 121; 231.
  20. ↑ Massimiliano Corrado, Ottimo commento alla “Commedia”. Introduzione, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xxvii–xxix.
  21. ↑ La moralizatio (o moralizzazione), termine tecnico della prassi esegetica medievale, è l’operazione con cui un commentatore trae da un passo narrativo una lezione morale esplicita oppure trasforma l’immagine poetica in un insegnamento etico o dottrinale. Era una tecnica standard nei commenti trecenteschi alla “Commedia”, letta anche come strumento di educazione morale e civica.
  22. 1 2 Michele Barbi, La tenzone di Dante con Forese, in Studi danteschi, n. 9, 1924, pp. 5–149.
  23. ↑ Carl Hegel, Ueber den historischen Werth der älteren Dante-Commentare. Mit einem Anhang zur Dino-Frage, Lipsia, 1878, pp. 57–64.
  24. ↑ Domenico Guerri, Il Commento del Boccaccio a Dante. Limiti della sua autenticità e questioni critiche che n’emergono, su books.google.it, Bari, Laterza, 1926, pp. 31–35.
  25. ↑ Per chiarezza è stata lievemente alterata la punteggiatura della citazione ma non il suo senso.
  26. 1 2 Francesco Mazzoni, Anonimo Fiorentino Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.; Isidoro Del Lungo, Dino Compagni e la sua “Cronica”, Firenze, Le Monnier, 1879–1887, pp. I II 311–312; 703–720; 835–844; II 610–611, 615.; Michele Barbi, Di un commento al poema mal attribuito a Iacopo Alighieri, in Bullettino della Società Dantesca Italiana, XI, 1904, pp. 194–229.; Claudia Di Fonzo, L’ultima forma dell’Ottimo commento, Ravenna, Longo, 2008, pp. 19–22.; Massimiliano Corrado, Ottimo commento alla “Commedia”. Introduzione, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xxvii–xxix.; Massimo Seriacopi, Graziolo de’ Bambaglioli sull’Inferno di Dante. Una redazione inedita del commento volgarizzato, Reggello (FI), FirenzeLibri, 2005.
  27. 1 2 3 4 Giorgio Petrocchi, Introduzione alla filologia dantesca, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1964, pp. 25–27.
  28. 1 2 3 Claudia Di Fonzo, L’ultima forma dell’Ottimo commento. Chiose sopra la Comedia di Dante Alighieri fiorentino tracte da diversi ghiosatori. Inferno, Ravenna, Longo, 2008, pp. 19–22.
  29. 1 2 3 4 5 6 7 Massimo Seriacopi, Graziolo de’ Bambaglioli sull’Inferno di Dante. Una redazione inedita del commento volgarizzato, Reggello (FI), FirenzeLibri, 2005.
  30. 1 2 Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo 14., ora per la prima volta stampato: 1, Volumi 1–3. Avvertimento, su books.google.it, Bologna, Romagnoli, 1866, pp. V–VII.
  31. 1 2 Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca ossia Catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e comenti della “Divina Commedia” e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui..., Tip. Aldina, 1845, p. 37 vol.II.
  32. ↑ Claudia Di Fonzo, L’ultima forma dell’Ottimo commento, Ravenna, Longo, 2008, pp. 15–17.
  33. ↑ Giovanni Battista Boccardo; Massimiliano Corrado; Vittorio Celotto, Ottimo commento alla Commedia, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xxxvii–xxxviii.
  34. ↑ Claudia Di Fonzo, L’ultima forma dell’Ottimo commento, Ravenna, Longo, 2008, pp. 19–22.
  35. ↑ Piero Ginori Conti, Il Codice dei commenti alla Commedia “Poggiali-Vernon”, oggi “Ginori Conti”, Firenze, Sansoni, 1938.
  36. 1 2 Francesco Mazzoni, Chiose Vernon Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  37. ↑ Giorgio Brugnoli, Tradizione e volgarizzamenti antichi del commento di Graziolo de’ Bambaglioli all’Inferno, in Filologia e critica, vol. 28, 2003, pp. 249–275.
  38. 1 2 Andrea Mazzucchi; Enrico Malato (a cura di), Censimento dei commenti danteschi. 1. I commenti di tradizione manoscritta (fino al 1480), su editriceantenore.com, Padova, Antenore, 2011.
  39. ↑ Claudia Bassani, Tra notariato e letteratura. L’edizione critica del Cammino di Dante di ser Piero Bonaccorsi (PDF), su library.oapen.org, Firenze, Firenze University Press, 2021, p. 30, ISBN 978-88-5518-348-2, ISSN 2705-0297.
  40. ↑ Massimiliano Corrado, Ottimo commento alla Commedia. Introduzione, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xxvii–xxix.
  41. ↑ Luca Azzetta, La mano dell’Anonimo fiorentino nei margini dell’autografo di Andrea Lancia?, in Limina. Intorno al testo, I, 2024, pp. 15–37.
  42. ↑ Vittorio Celotto, Ottimo commento alla Commedia. Introduzione, Roma, Salerno Editrice, 2018, pp. xli–xlii.
  43. ↑ Nicola Carducci, Fanfani, Pietro Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
  44. ↑ Commento alla Divina Commedia d’anonimo fiorentino del secolo 14., ora per la prima volta stampato: 1, Volumi 1–3, su books.google.it, Bologna, Romagnoli, 1866–1874. oppure Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV (Volumi 1–3), Bologna, Romagnoli, 1866–1874.
  45. ↑ Francesco Paolo Luiso, Per la varia fortuna di Dante nel secolo XIV. Secondo saggio. I concetti generici dell’ermeneutica dantesca nel secolo XIV e l’Epistola a Cangrande, in Giornale dantesco, Firenze–Venezia, Olschki, 1903, XI, pp. 60–62.
  46. ↑ Elisabetta Cavallari, La fortuna di Dante nel Trecento, Firenze–Napoli, Perrella, 1921, pp. 223–225.

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