Araripesuchus

Araripesuchus

Cranio di A. wegeneri
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseSauropsida
CladeArchosauria
CladePseudosuchia
SuperordineCrocodylomorpha
Clade†Notosuchia
Famiglia†Uruguaysuchidae
Genere†Araripesuchus
Price, 1959
Nomenclatura binomiale
†Araripesuchus gomesii
Price, 1959
Altre specie
  • †A. buitreraensis Pol & Apesteguia, 2005
  • †A. manzanensis Fernández Dumont et al., 2024
  • †A. patagonicus Ortega et al., 2000
  • †A. tsangatsangana Turner, 2006
  • †A. rattoides Sereno & Larsson, 2009
  • †A. wegeneri Buffetaut, 1981

Araripesuchus (il cui nome significa "coccodrillo di Araripe") è un genere di coccodrilloforme vissuto nel Cretaceo inferiore-superiore, circa 125-66 milioni di anni fa (Barremiano-Maastrichtiano), i cui resti appartenenti a varie specie sono stati ritrovati in Sudamerica, Africa e Madagascar.[1][2] Araripesuchus è generalmente considerato un notosuco (appartenente al clade Mesoeucrocodylia), caratterizzato da vari tipi di denti e distinti elementi del cranio.[3] Il genere contiene sette specie, sebbene si sostenga che la posizione filogenetica di questo genere sia incerta e che sia necessaria una revisione tassonomica.

Scoperta e denominazione

Matrice contenente più esemplari di A. wegeneri

Il nome del genere fu coniato nel 1959 con la descrizione della specie tipo Araripesuchus gomesii, un coccodrillo notosucho rinvenuto nel famoso Gruppo Santana del Bacino di Araripe, Brasile. L'olotipo utilizzato per descrivere il genere, l'esemplare 423-R, è attualmente custodito dalla Divisão de Mineralogia e Geologia do Departamento Nacional da Produção Mineral di Rio de Janeiro. L'esemplare 423-R è costituito da un singolo cranio articolato con parte di una mandibola. Un esemplare più completo, AMNH 24450, è conservato presso l'American Museum of Natural History.[3] Una seconda specie, A. wegeneri, venne descritta nel 1981. Questa specie fu scoperta nei depositi del Cretaceo inferiore del Niger, nel continente africano, in contrasto con la paleodistribuzione sudamericana delle altre specie del genere. L'esemplare tipo per la specie, l'esemplare GDF-700, costituito da pochi elementi frammentari della mascella, si trova al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi.[1] La natura frammentaria dell'olotipo ha fatto sì che la sua collocazione nel genere fosse contestata fino a quando non furono trovati altri resti nel 2009 da Sereno e Larsson; questi, insieme agli esemplari di A. tsangatsangana, ne confermarono il posizionamento.

Araripesuchus patagonicus venne descritto da un esemplare patagonico (MUC-PV 269) nel 2000[4], insieme ad un'altra specie patagonica, Araripesuchus buitreraensis, descritta nel 2005. Quest'ultima è stata descritta da un singolo cranio (MPCA-PV 235) recuperato dai depositi del Cretaceo superiore in quella che oggi è l'Argentina. Con i suoi 13 centimetri, il cranio è il più grande esemplare di Araripesuchus scoperto fino ad oggi.[5] Una quinta specie, Araripesuchus tsangatsangana, è stata descritta nel 2006. L'esemplare tipo di questa specie è stato scoperto dai depositi della Formazione Maevarano risalente al Cretaceo superiore in Madagascar e rappresenta la specie più recente del genere. L'analisi di questo esemplare consolida la posizione di A. wegneri come membro del genere.[2] La sesta specie, A. rattoides, è stata ritrovata nei letti del Kem Kem marocchino in una posizione simile agli esemplari di A. wegeneri trovati da Sereno e Larsson, ed è nota solo da parti di ossa dentarie, fino al quattordicesimo alveolo. È stata descritta nello stesso articolo in cui vennero descritti Kaprosuchus, Laganosuchus e Anatosuchus; i quattro sono stati quindi resi popolari dagli autori rispettivamente come 'RatCroc', 'BoarCroc', 'PancakeCroc' e 'DuckCroc'.[6]

Descrizione

Ricostruzione di un esemplare adulto di A. wegeneri

Si stima che A. wegeneri raggiungesse gli 81 centimetri di lunghezza, mentre A. rattoides si stima raggiungesse fino a 1 metro di lunghezza.[6] Araripesuchus può essere distinto dai bordi sporgenti lateralmente dal muso, con la sporgenza più evidente intorno all'area di un dente mascellare ingrandito.[5] Il muso e la premascella sono anche più lisci di quelli della maggior parte dei coccodrilloformi, senza forami o la tipica consistenza rugosa. Ci sono sette specie valide all'interno di questo genere, tutte con una struttura mascellare o dentaria leggermente diversa: A. gomesii, A. wegeneri e A. tsangatsangana hanno tutti una lieve concavità del margine alveolare esterno della premascella vista dalla superficie ventrale; Anche A. rattoides potrebbe avere questa caratteristica, sebbene questa parte del suo cranio non sia nota, sebbene il dentario suggerisce che questo fosse il caso. A. rattoides aveva anche la caratteristica distintiva di un primo dente dentario molto ingrandito e rivolto in avanti, denominato incisiforme (a forma di incisivo), che assomiglia agli incisivi allungati presenti nei roditori (da cui l'epiteto specifico).[6]

Tutte le specie di Araripesuchus avevano orbite, e quindi occhi, relativamente grandi. Avevano un'estesa armatura di osteodermi sottili che coprivano l'intero corpo, con file appaiate sul dorso e sulla coda, la quale presentava una singola fila di osteodermi su ogni lato. Anche il ventre presentava degli osteodermi ventrali appaiati. Gli osteodermi non erano fortemente carenati, il che, insieme alle lunghe ossa degli arti e alle articolazioni delle spalle, fianchi e caviglie suggeriscono una postura eretta, indicando che Araripesuchus era, probabilmente, più attivo sulla terraferma che in acqua.[6]

Classificazione

Calco dei fossili di A. patagonicus
Olotipo dentario destro di A. rattoides

A partire dal 2024, sono state riconosciute sette specie all'interno del genere Araripesuchus: A. gomesii (la specie tipo), A. buitreraensis (dall'Argentina, con un cranio di circa 13 centimetri), A. manzanensis, A. patagonicus (dalla Patagonia, Argentina), A. rattoides, A. tsangatsangana (dal Madagascar, la specie più recente) e A. wegeneri (dal Niger).[7] La collocazione della prima specie africana scoperta, A. wegeneri, venne messa in discussione per un po' da vari autori. Ortega et al. sostennero l'assegnazione della specie errante a un altro genere sulla base dell'analisi filogenetica.[4] Ulteriori analisi, combinate con la scoperta della seconda specie africana, A. tsangatsangana, hanno fatto luce sulla collocazione di A. wegeneri all'interno del genere Araripesuchus. Quando analizzate insieme, le specie africane supportano l'inclusione di tutte e cinque le prime specie descritte nello stesso genere.[2]

Il genere fu originariamente assegnato da Price alla famiglia Uruguaysuchidae nella descrizione originale del 1959. Questa classificazione fu seguita da Buffetaut nel 1981 con la descrizione di A. wegeneri, anch'essa all'interno della stessa famiglia.[1] Tuttavia, nella loro descrizione del 2000 di A. patagonicus, Ortega et al. evitarono di collocare la specie all'interno della famiglia. Invece, si limitarono ad annotare che Uruguaysuchus fosse un possibile parente stretto del genere.[4]

Ortega et al. e diversi altri studi collocano Araripesuchus al di fuori di Notosuchia. In alcune analisi filogenetiche, è collocato più vicino al clade Neosuchia, che include i coccodrilli odierni. Nelle analisi più recenti, tuttavia, Araripesuchus è collocato come notosucho basale. L'analisi filogenetica di Soto et al. (2011) ha unito Araripesuchus a Uruguaysuchus, ripristinando la famiglia Uruguaysuchidae. Questa famiglia è risultata essere il gruppo più basale di Notosuchia.[8] Di seguito è riportato un cladogramma dall'analisi:

Notosuchia
Uruguaysuchidae
 

Uruguaysuchus

 
Araripesuchus
 

A. wegeneri

 
 
 

A. buitreraensis

 
 
 

A. gomesii

 
 

A. patagonicus

 
 
 
 
 
Ziphosuchia
 

Libycosuchus

 
 
 

Simosuchus

 
 
 
 

Malawisuchus

 
 

Candidodon

 
 
 
 
 

Chimaerasuchus

 
 

Sphagesaurus

 
 
 
 

Baurusuchus

 
 
 

Bretesuchus

 
 

Iberosuchus

 
 
 
 
 
 

Notosuchus

 
 
 

Comahuesuchus

 
 

Mariliasuchus

 
 
 
 
 
 
 

Tuttavia, recenti analisi filogenetiche hanno posizionato A. wegeneri come un taxon fratello di Anatosuchus, mettendo in discussione la monofilia del genere.[9][10] Raggruppare tutte le specie in un unico genere porterebbe Uruguaysuchus ad avere la priorità, rendendo Araripesuchus un sinonimo junior di Uruguaysuchus.[11]

Paleobiologia

Ricostruzione di A. patagonicus

I resti di Araripesuchus sono stati recuperati dai continenti del Sud America e dell'Africa, suggerendo un'origine gondwanica per l'evoluzione del genere.[1] All'incirca all'epoca di Araripesuchus, il Sud America e l'Africa erano fisicamente adiacenti l'una all'altra. Le varie specie si sono evolute dallo stesso ceppo nell'area generale, irradiandosi verso l'esterno da un punto di origine ancora non identificato. La presenza di esemplari provenienti dal Madagascar rafforza ulteriormente questo modello di radiazione evolutiva.[2]

Ontogenesi

Lo studio osteoistologico di un esemplare di Araripesuchus cf. buitreraensis ha dimostrato che questi animali crescevano lentamente nel corso della sua vita, con interruzioni annuali della loro crescita come evidenziato da linee di crescita arrestata distintamente visibili.[12]

Note

  1. 1 2 3 4 E. Buffetaut, Die biogeographische Geschichte der Krokodilier, mit Beschreibung einer neuen Art, Araripesuchus wegeneri, in Geologische Rundschau, vol. 70, n. 2, 1981, pp. 611–624, DOI:10.1007/BF01822139.
  2. 1 2 3 4 A. H. Turner, Osteology and phylogeny of a new species of Araripesuchus (Crocodyliformes: Mesoeucrocodylia) from the Late Cretaceous of Madagascar, in Historical Biology, vol. 18, n. 3, 2006, pp. 255–369, DOI:10.1080/08912960500516112.
  3. 1 2 L. I. Price, Sobre um crocodilideo notossuquio do Cretacico Brasileiro, in Boletim Divisao de Geolgia e Mineralogia Rio de Janeiro, vol. 118, 1959, pp. 1–55.
  4. 1 2 3 F. J. Ortega, Z. B. Gasparini, A. D. Buscalioni e J. O. Calvo, A new species of Araripesuchus (Crocodylomorpha, Mesoeucrocodylia) from the Lower Cretaceous of Patagonia (Argentina), in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 20, n. 1, 2000, pp. 57–76, DOI:10.1671/0272-4634(2000)020[0057:ANSOAC]2.0.CO;2.
  5. 1 2 Diego Pol e Sebastian Apesteguia, New Araripesuchus remains from the Early Late Cretaceous (Cenomanian–Turonian) of Patagonia, in American Museum Novitates, n. 3490, Ottobre 2005, pp. 1, DOI:10.1206/0003-0082(2005)490[0001:NARFTE]2.0.CO;2. URL consultato il 27 Dicembre 2008.
  6. 1 2 3 4 Paul C. Sereno e H. C. E. Larsson, Cretaceous Crocodyliforms from the Sahara, in ZooKeys, n. 28, 2009, pp. 1–143, DOI:10.3897/zookeys.28.325. URL consultato il 19 Novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 9 gennaio 2011).
  7. ↑ M. L. Fernández Dumont, D. Pol, P. Bona e S. Apesteguía, A new species of Araripesuchus with durophagous dentition increases the ecological disparity among uruguaysuchid crocodyliforms, in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 22, n. 1, 2024, DOI:10.1080/14772019.2024.2373987.
  8. ↑ M. Soto, Pol, D. e Perea, D., A new specimen of Uruguaysuchus aznarezi (Crocodyliformes: Notosuchia) from the middle Cretaceous of Uruguay and its phylogenetic relationships, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 163, S1, 2011, pp. S173–S198, DOI:10.1111/j.1096-3642.2011.00717.x.
  9. ↑ Fernandez dumont, M.L., Bona, P., Pol, D. e Apesteguía, S., New anatomical information on Araripesuchus buitreraensis with implications for the systematics of Uruguaysuchidae (Crocodyliforms, Notosuchia), in Cretaceous Research, vol. 113, 2020, DOI:10.1016/j.cretres.2020.104494.
  10. ↑ Cecily S. C. Nicholl, Eloise S. E. Hunt, Driss Ouarhache e Philip D. Mannion, A second peirosaurid crocodyliform from the Mid-Cretaceous Kem Kem Group of Morocco and the diversity of Gondwanan notosuchians outside South America, in Royal Society Open Science, vol. 8, n. 10, 2021, DOI:10.1098/rsos.211254.
  11. ↑ Apesteguía, S. e Bona, P., Anatomía craneana y postcraneana de Araripesuchus buitreraensis Pol y Apesteguía, 2005 (Crocodyliformes: Mesoeucrocodylia): sus implicancias en la historia filogenética del género Araripesuchus Price, 1959, Universidad Nacional de La Plata, 2022, DOI:10.35537/10915/134622.
  12. ↑ (EN) Navarro Tamara G., Cerda Ignacio A., Fernández Dumont María L., Apesteguía Sebastián e Pol Diego, New data on the bone histology of Araripesuchus buitreraensis (Crocodylomorpha: Notosuchia) from the Late Cretaceous of Argentinean Patagonia, in Historical Biology, vol. 37, n. 2, 10 Gennaio 2024, pp. 293–303, DOI:10.1080/08912963.2023.2301140. URL consultato il 25 Novembre 2025.

Bibliografia

  • Buffetaut, E. (1981). "Die biogeographische Geschichte der Krokodilier, mit Beschreibung einer neuen Art, Araripesuchus wegeneri". Geologische Rundschau 70 (2): 611–624. doi:10.1007/BF01822139.
  • Turner, A. H. (2006). "Osteology and phylogeny of a new species of Araripesuchus (Crocodyliformes: Mesoeucrocodylia) from the Late Cretaceous of Madagascar". Historical Biology 18 (3): 255–369. doi:10.1080/08912960500516112.
  • Price, L. I. (1959). "Sobre um crocodilideo notossuquio do Cretacico Brasileiro". Boletim Divisao de Geologia e Mineralogia Rio de Janeiro (Brazil) 118: 1–55.
  • Pol, Diego; Sebastian Apesteguia, New Araripesuchus Remains from the Early Late Cretaceous (Cenomanian–Turonian) or Patagonia, in American Museum Novitates (American Museum of Natural History) 3490 (1): 1–38., Ottobre 2005, DOI:10.1206/0003-0082(2005)490[0001:NARFTE]2.0.CO;2, ISSN 0003-0082. URL consultato il 27 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2014).
  • Ortega, F. J.; Z. B. Gasparini, A. D. Buscalioni and J. O. Calvo (2000). "A new species of Araripesuchus (Crocodylomorpha, Mesoeucrocodylia) from the Lower Cretaceous of Patagonia (Argentina)". Journal of Vertebrate Paleontology 20 (1): 57–76. doi:10.1671/0272-4634(2000)020[0057:ANSOAC]2.0.CO;2.
  • M.L. Fernandez Dumont; P. Bona; D. Pol; S. Apesteguía (2020). "New anatomical information on Araripesuchus buitreraensis with implications for the systematics of Uruguaysuchidae (Crocodyliforms, Notosuchia)". Cretaceous Research. 113: Article 104494. doi:10.1016/j.cretres.2020.104494. S2CID 218942443.

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