Area archeologica del Chiarone
| Area archeologica del Chiarone | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Capannori |
| Scavi | |
| Data scoperta | 1982 |
| Date scavi | 1987-1992 |
| Organizzazione | Sovrintendenza Archeologica di Lucca |
| Archeologo | Giulio Ciampoltrini |
| Mappa di localizzazione | |
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L'area archeologica del Chiarone è un sito pluristratificato posto nell'ex alveo del lago di Sesto-Bientina, ampiamente studiato dall'archeologo Giulio Ciampoltrini, che vi ha condotto quattro campagne di scavo tra il 1987 e il 1990.[1]
Localizzazione
Il sito del Chiarone si sviluppa lungo il ramo più occidentale dell'antico Auser, [2] quand'esso, dopo aver attraversato la Fossa Nera A (ID 30381), descrivendo un ampia curva concava a ovest, si inoltra nella depressione triangolare stretta tra le Cerbaie ad est ed il Monte Pisano ad ovest, che una volta era occupata dal Lago di Sesto-Bientina. Il luogo degli scavi si colloca nel punto dove l'Auser I, il ramo più occidentale dei tre Auser, riceveva da destra l'affluente della paleo-Visona di Compito.[1] Ora il luogo degli scavi è situato a sud del canale Rogio e a nord di Castelvecchio di Compito,[3] presso il letto dell'attuale Visona di Compito, che ricalca il corso dell'Auser I, come sembra indicare il Ciampoltrini.[4]
I sondaggi preliminari
I primi sondaggi furono svolti nel 1982, accertarono la presenza di un insediamento dell'età del ferro ( dall'VIII secolo al IV), cui subentrò un insediamento dell'epoca tarda repubblicana, della prima colonizzazione. I sondaggi del 1984 furono due: il primo ( sondaggio A) mirava a precisare la giacitura stratigrafica di un complesso di materiali databili alla fine del VIII secolo / inizi del VII secolo , emerso a seguito di lavori agricoli; il secondo (sondaggio B) mirò a definire la struttura di un selciato venuto alla luce in un fossato a 150 mt a est da un sondaggio dl 1982 relativo ad un insediamento lungo l'Auser. [5]
Caratteristiche distintive del sito
Il sito permette di seguire nei dettagli lo sviluppo degli insediamenti rurali lungo un arco di quasi un millennio, dall'età del ferro all'età imperiale. Questa evoluzione, fortemente influenzata dalle dinamiche fluviali e dalle alluvioni, può essere ritenuta esemplare per l'intera piana di Lucca.
Mostra affinità con l'area archeologica del Palazzaccio, per la supposta presenza di strutture connesse ad una attività di servizio per la navigazione ( approdo), la pesca o l'attraversamento dell'Auser.[6]
L'area del Chiarone è sopravvissuta grazie alla sommersione operata dalle acque del lago di Sesto, che lo hanno tenuto al sicuro dal tardo antico fino alla metà del secolo XIX.
Il luogo degli è attualmente non visitabile e i suoi reperti sono conservati al Museo Civico di Capannori Athena e al Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca.
Scavi

Fase Villanoviana
I reperti più antichi risalgono al periodo villanoviano, cui sono riferibili i resti di una capanna. "Il vasellame d'impasto recuperato, in alcuni casi decorato con motivi geometrici incisi o dipinti, è databile nella seconda metà dell'VIII secolo a.C."Dopo un periodo di abbandono, si ha una nuova occupazione a partire dai decenni finali del VII secolo a.C. I resti di abitazioni e strutture in legno si datano fino al VI secolo a.C. "Accanto alla ceramica d'impasto, si diffonde il vasellame in bucchero nero di probabile produzione pisana". [7]
Fase Etrusca (V secolo a.C.)
Nel V secolo a.C., ai margini dell'insediamento più antico, venne edificata una nuova abitazione in legno, a pianta rettangolare, con un ambiente annesso. Il vasellame da mensa in bucchero viene sostituito da nuove produzioni ceramiche. Nelle vicinanze alla abitazione venne "infine ritrovato un bronzetto femminile, forse riferibile ad un luogo di culto domestico."[8]
Fase Romana
La rioccupazione del sito in età tardo repubblicana coincide con la prima colonizzazione romana della Lucchesia, seguente alla fondazione della città di Lucca (180 a.C.) e si palesa ancora con una capanna in legno, che prelude all'impianto di una fattoria d'età augustea, con strutture murarie in ciottoli di fiume, che venne infine interamente smantellata e demolita, intorno alla metà del II secolo d.C.[9] Nei decenni di passaggio fra II e III secolo d.C. l'area, occupata da due complessi adiacenti, costruiti in materiale deperibile mediante l’utilizzo di un piano costituito dalle macerie delle strutture precedenti, vennero definitivamente abbandonate. Il Basile, sulla base dei resoconti di Ciampoltrini sostiene che le strutture in legno possano essere state di servizio per l'attraversamento del corso d'acqua e per l'assistenza alla navigazione ed alla pesca, attestata da una consistente presenza di pesi da rete in piombo, identicamente a quelle del sito del Palazzaccio.[10]


Le indagini archeologiche condotte nel 1984 hanno individuato nei pressi della struttura di servizio una via glareata di epoca romana o preromana. La carreggiata ha una larghezza costante di 3,5 m ed il battuto stradale, che presenta evidenti solchi dovuti al passaggio di carri con ruote ferrate, è costituito da uno strato di preparazione di 20–30 cm di spessore costituito da ciottoli fluviali costipati e legati da terra e ghiaia. "Ai lati, due crepidines in ciottoli delimitano la carreggiata." [10.1] È stata individuata grazie ai rilevamenti satellitari e risulta diretta a sud al sito del Grotto, posto a 400 metri.
È stata rinvenuta una messe di vasellame per la mensa della fine del primo secolo d.C., tra cui spicca anche la cosiddetta " Terra Sigillata Tardo Italica" dalla tipica vernice rosso brillante. Sul fondo di una coppa appare un graffito riportante il nome Pacatus, che potrebbe essere il nome del proprietario della coppa e dell'abitazione. È conservata presso il Museo Nazionale di Villa Guinigi.
Note
- 1 2 L’INSEDIAMENTO ETRUSCO NELLA VALLE DEL SERCHIO DALL’ETÀ DEL FERRO AL VI SECOLO A.C. NUOVI CONTRIBUTI ARCHEOLOGICI (PDF), su studietruschi.org, p. 53. URL consultato il 1º agosto 2026.
- ↑ È il ramo che Ciampoltrini indica come Auser I, contrapponendolo agli altri due rami dell'Auser, II e III, convergenti anch'essi verso Bientina.
- ↑ Alessandro Giannoni, PROPOSTA PER UNA CRONOTIPOLOGIA DELLA CERAMICA COMUNE DI ETÀ IMPERIALE DALL'INSEDIAMENTO IN LOCALITÀ CHIARONE (CAPANNORI), in Le dimore dell'Auser.
- ↑ Giulio Ciampoltrini, Villaggi villanoviani e d'età orientalizzante sull'Auser. La ripresa dell'occupazione fra VIII e VII secolo a.C., p. 20, figura 1.
- ↑ Giulio Ciampoltrini e Michelangelo Zecchini, tCapannori. Archeologia del territorio, 1987.
- ↑ Salvatore Basile.
- ↑ Relazione Archeologica, in Sistema Tangenziale di Lucca, Progetto Preliminare, p. 5.
- ↑ Chiarone, su puccinilands.it. URL consultato il 2 agosto 2026.
- ↑ Il territorio valdarnese in età romana: una comunità rurale del I e II secolo d. C, (Chiarone di Capannori), su academia.edu. URL consultato il 2 agosto 2026.
- ↑ Lucca e l'ager Lucensis dall'età tardo repubblicana al tardoantico: le trasformazioni di una città e del suo territorio. (PDF), su etd.adm.unipi.it, p. 101.
- ↑ Ciampoltrini, Firenze SBAT, Pos. 9 Lucca 3 n. 14564, 03/11/1984; Ciampoltrini et al., 2009, pagg. 35–40
Bibliografia
- Ciampoltrini Giulio, L'insediamento etrusco nella valle del Serchio dall'età del Ferro al VI sec. a.C. Nuovi contributi archeologici, in "Studi Etruschi" LVIII, 1993
- Ciampoltrini Giulio, Aspetti dell'insediamento etrusco nella valle del Serchio: il V sec. a.C., in "Studi Etruschi" LIX, 1994
- Ciampoltrini Giulio, ZECCHINI M., Capannori. Archeologia nel territorio, Lucca 1987
- Ciampoltrini Giulio, Pacatus a tavola. Le sigillate di un abitato della piana lucchese, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa 25, 1-2, Pisa 1995
- Ciampoltrini Giulio, Appunti sull'Etruria settentrionale in età severiana, in Studi Classici e Orientali 42,1992
Collegamenti esterni
- Chiarone, su puccinilands.it. URL consultato il 2 agosto 2026.