Castello di Ravarano
| Castello di Ravarano | |
|---|---|
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| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Emilia-Romagna |
| Città | Ravarano, frazione di Calestano |
| Indirizzo | Via Castello di Ravarano |
| Coordinate | 44°34′40.09″N 10°03′49.65″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | castello medievale |
| Inizio costruzione | XI secolo |
| Materiale | pietra |
| Primo proprietario | Comune di Parma |
| Condizione attuale | restaurato |
| Proprietario attuale | famiglia Nanni Fainardi |
| Visitabile | no |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | presidio della val Baganza |
| [1] | |
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Il castello di Ravarano è un maniero medievale che sorge sulla sommità di un rilievo a monte di Ravarano, frazione di Calestano, in provincia di Parma.
Storia
La fortezza originaria fu edificata a presidio della val Baganza probabilmente agli inizi dell'XI secolo, su iniziativa del Comune di Parma, che desiderava difendersi dalle incursioni provenienti dalla Lunigiana.[1][2]
Nel 1214 il marchese Pelavicino Pallavicino, figlio di Guglielmo, acquistò il maniero dal podestà di Parma Baroccio Dal Borgo[1][3][4] e nel 1249 suo figlio Oberto II ne fu investito dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia.[5] Fervente ghibellino, Oberto II fu attaccato nei suoi possedimenti dai guelfi parmigiani, che nel 1267 si impossessarono del maniero di Ravarano grazie a un accordo stretto coi castellani in cambio della loro immunità; la fortificazione fu rasa al suolo e nel 1297 il Comune di Parma decretò di non poterla più ricostruire.[3][6]
Agli inizi del XIV secolo Manfredino Pallavicino, unico erede del padre Oberto II morto nel 1269,[7][8] rientrò in possesso di Ravarano, riedificando il maniero e insediandovi nel 1309, in accordo col Comune di Parma, il castellano Bonaccorso Draghi, che successivamente si schierò coi ghibellini.[3][6] Nel 1312, mentre Bonaccorso era impegnato in battaglia a Berceto, il marchese di Pellegrino Pelavicino III Pallavicino, alleato di Giberto III da Correggio e dei guelfi parmigiani, cinse d'assedio la fortezza di Ravarano e la conquistò. Solo tre anni dopo, raggiunta la pace tra i Comuni di Parma e Borgo San Donnino, Manfredino tornò in possesso delle fortificazioni di Ravarano, Casola e Solignano.[3][9]
Alla morte di Manfredino nel 1328, i suoi feudi passarono ai tre figli Federico, Oberto e Donnino; dopo la scomparsa del primo nel 1348, Oberto ereditò Busseto e Solignano, mentre a Donnino passarono Zibello e Ravarano. Nel 1349 morì anche Donnino e i suoi due feudi toccarono rispettivamente ai suoi figli Federico e Giovanni;[10] da quest'ultimo il castello passò a Uberto, capostipite del ramo di Ravarano[N 1],[3][11] che ricevette conferma dell'investitura il 4 giugno 1360 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV di Lussemburgo.[12]
Nel 1395 l'imperatore Venceslao di Lussemburgo confermò al marchese Niccolò Pallavicino i privilegi sui feudi di Busseto, Borgo San Donnino, Solignano, Ravarano, Monte Palerio, Tabiano, Bargone, Serravalle, Pietramogolana, Parola, Castelvecchio di Soragna e Soragna.[6]
Nel 1417 il marchese Niccolò III d'Este, Signore di Parma dal 1409, accusò di tradimento Uberto Pallavicino e occupò con le sue truppe il castello di Ravarano.[3][6] La situazione precedente si ristabilì dopo pochi anni, col ritorno del dominio visconteo. Alla morte di Uberto, il feudo passò in parti uguali ai figli Jacopo e Antonio, ma nel 1432 il duca Filippo Maria Visconti dichiarò ribelle il primo e confiscò tutte le sue proprietà, che assegnò in segno di riconoscenza al fratello.[13][14]
Dopo la scomparsa di Antonio, i suoi beni furono ereditati dai figli Federico e Giambattista, vescovo di Reggio Emilia;[15] nel 1444 per loro volere furono redatti dal giureconsulto Guidantonio Gaiafasi gli Statuti di Valle, che, promulgati da Federico tra le mura del maniero di Ravarano,[2][15][16] garantirono per secoli ampia autonomia governativa ai vassalli del feudo,[17] comprendente anche i vicini borghi di Casola e Casaselvatica.[15]
Nel 1455 il duca di Milano Francesco Sforza investì ufficialmente Ravarano ai marchesi Pallavicino, che ne fu ricevettero conferma nel 1470 e nel 1476.[18]
Nel 1482, durante la guerra dei Rossi, Guido de' Rossi, con l'aiuto dei Torelli, attaccò il castello ma fu costretto a desistere; depredò quindi la vallata circostante.[15][18]
I Pallavicino continuarono a lungo a mantenere il possesso del feudo, dividendolo tra fratelli e cugini, ma la situazione mutò nel 1687, in seguito alla morte senza eredi di Federico, che deteneva metà della proprietà; la Camera Ducale di Parma assorbì dunque la sua quota, per assegnarla ai fratelli Gian Simone e Lelio Boscoli, che acquistarono anche l'altra metà da Guido e Orazio Pallavicino.[2][19] Nel 1707 il marchese Andrea Boscoli, feudatario anche di Corniana, si accordò con la Camera Ducale e permutò Ravarano con Berceto.[2][18][20]
Nel 1728 il feudo fu assegnato al conte Paolo Anguissola, ma fu riassorbito dalla Camera Ducale nel 1743. Nel 1744 ne fu investito il conte Beltrame Cristiani, governatore di Mantova, alla cui morte nel 1758 il castello passò ai figli Lorenzo, Gianfrancesco e Luigi.[20][18][21] Dopo la loro scomparsa, Ravarano fu ereditata dalla sorella Carlotta Cristiani, moglie del marchese Giuseppe Lalatta, la quale perse i diritti feudali nel 1805 a causa della loro abolizione sancita dai decreti napoleonici del 1805.[20][22] Alla sua morte nel 1808, il maniero passò al marito, indi ai suoi eredi.[18][22]
Negli anni successivi il castello fu acquistato dall'ingegner Francesco Bertè, che nel 1832 lo fece ristrutturare e adeguare alle comodità di un palazzo signorile.[18][20][22] In seguito fu alienato dapprima ai Pozzi, poi ai Prevedoni, indi a Egidio Forni e infine nel 1913 al nobile Roberto Fainardi, che ne avviò i lavori di restauro; da Amelia Fainardi, moglie di Antonio Nanni, l'edificio passò agli eredi Nanni Fainardi.[1][20][23][24]
Descrizione

Il castello, frutto di numerose modifiche effettuate tra il XIV e il XVIII secolo, si sviluppa prevalentemente su due corpi a pianta rettangolare, allineati alla quota di 825 m s.l.m. sulla cima di una scoscesa altura protesa verso nord sulla val Baganza.[1][2]
L'edificio è raggiungibile da sud, varcando un portale d'accesso che si apre sul cortile seicentesco o settecentesco, delimitato su due lati dal maniero; su un angolo è collocato un pozzo risalente alla fine del XV o agli inizi del XVI secolo, la cui vera è decorata con uno stemma dei marchesi Pallavicino.[1][25][26]
Il castello, rivestito interamente in pietra e privo di merlature in sommità, si erge su un alto basamento a scarpa, risalente in parte alla struttura originaria. Le fronti est e nord, affacciate verso la vallata, presentano poche finestre fortemente strombate, a differenza dei lati aperti sul cortile, ove sono presenti anche alcuni portali in arenaria scolpiti con stemmi probabilmente nel XVII secolo. In corrispondenza del margine settentrionale si eleva un massiccio torrione a base quadrata, adibito in origine a prigione.[1][2][25][26]
All'interno gli ambienti sono arricchiti da numerosi arredi e oggetti di pregio, tra cui vari ritratti della famiglia Fainardi e le collezioni di armi e di ceramiche; il salone conserva inoltre un camino decorato.[27]
Il presunto fantasma
Secondo la leggenda, il castello e i suoi dintorni ospiterebbero due fantasmi. Una prima entità sarebbe identificabile nel guardiano di un fantomatico forziere colmo di ricchezze, nascosto all'interno dell'edificio in epoca remota e mai rinvenuto; una seconda presenza si aggirerebbe invece frettolosamente lungo le strade del piccolo borgo posto ai piedi del forte, decisa a riporre alcune monete d'oro in una pentola, donata da uno dei marchesi Pallavicino a uno degli abitanti di Ravarano oppure celata dal diavolo in un luogo misterioso.[1][28]
Note
Esplicative
Bibliografiche
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Il castello, su ravarano.it. URL consultato il 3 settembre 2016.
- 1 2 3 4 5 6 Dall'Aglio, p. 802.
- 1 2 3 4 5 6 Capacchi, p. 56.
- ↑ Seletti, p. 52.
- ↑ Seletti, p. 62.
- 1 2 3 4 Ravarano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
- ↑ Seletti, p. 84.
- ↑ Chini, p. 18.
- ↑ Seletti, p. 86.
- ↑ Chini, p. 19.
- ↑ Litta, Tavola XVI
- ↑ Chini, p. 20.
- ↑ Capacchi, pp. 56-57.
- ↑ Pezzana, p. 330.
- 1 2 3 4 Capacchi, p. 57.
- ↑ Molossi, p. 440.
- ↑ Zuccagni-Orlandini, p. 474.
- 1 2 3 4 5 6 Ravarano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
- ↑ Capacchi, pp. 57-58.
- 1 2 3 4 5 Capacchi, p. 58.
- ↑ Dall'Aglio, pp. 802-803.
- 1 2 3 Dall'Aglio, p. 803.
- ↑ Dall'Aglio, pp. 803-804.
- ↑ Parma negli anni, p. 43.
- 1 2 Cirillo, Godi, p. 190.
- 1 2 Capacchi, p. 59.
- ↑ Il castello di Ravarano, su provincialgeographic.it. URL consultato il 21 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2018).
- ↑ Capacchi, pp. 58-59.
Bibliografia
- AA.VV., Parma negli anni. Società civile e religiosa (PDF), a cura di Amici del Cinquenovembre, Quaderno, n. 28/2023, Parma, Centro Studi Confortiani Saveriani, 2024. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Luigi Chini, I Pallavicino - la storia di una famiglia longobarda, Piacenza, L.I.R. edizioni, 2014.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, II Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia, Pallavicino, Torino, 1835.
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
- Emilio Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello Stato Pallavicino, Volume I, Milano, Tipografia Bortolotti, 1883.
- Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, Italia superiore o settentrionale Parte VI, Firenze, presso gli Editori, 1839.
Voci correlate
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