Chelon auratus

Cefalo dorato
Stato di conservazione
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
DominioEukarya
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
SottoclasseTeleostei
SuperordineAcanthopterygii
OrdinePerciformes
FamigliaMugilidae
GenereChelon
SpecieC.auratus
Nomenclatura binomiale
Chelon auratus
(Risso, 1810)
Sinonimi

Chelon aurata (Risso, 1810)
(errore ortografico)
Liza aurata (Risso, 1810)
Liza auratus (Risso, 1810)
Mugil auratus Risso, 1810
Mugil breviceps Valenciennes, 1836
Mugil cryptocheilos Valenciennes, 1836
Mugil cryptochilus Valenciennes, 1836
(errore ortografico)
Mugil lotreganus Nardo, 1847
(sinonimo ambiguo)
Mugil maderensis Lowe, 1839
Mugil octoradiatus Günther, 1861
Planiliza aurata (Risso, 1810)
[2][3]

Particolare della testa
Banco

Il cefalo dorato o lotregano[4], detto anche gargia d'oro (Liza aurata, sinonimo di Chelon auratus (Risso, 1810)), è un pesce osseo appartenente alla famiglia Mugilidae[5], comune nel mar Mediterraneo[6].

Distribuzione e habitat

Il suo areale comprende il mar Mediterraneo, il mar Nero e l'oceano Atlantico orientale, tra il sud della Norvegia, dove è raro, e le isole di Capo Verde (non comune a sud del Marocco)[7]. Si trova anche alle Canarie, alle Azzorre e a Madera. È stato introdotto nel mar Caspio, dove risulta comune[1].

Vive nelle immediate vicinanze delle coste[7], soprattutto rocciose[8], dove conduce vita pelagica[1]. Penetra comunemente nelle lagune e nelle foci, ma, al contrario di altre specie della famiglia, si avventura molto raramente nelle acque dolci[7].

Descrizione

Il corpo è affusolato e piuttosto slanciato, a sezione quasi cilindrica, tranne che sul peduncolo caudale, che è alto e appiattito. La testa è piuttosto appiattita; lo spazio giugulare è ovale. L'occhio non ha palpebra adiposa[6]. Il labbro superiore è sottile e la sua altezza è inferiore al diametro della pupilla[8].

Sulla testa le scaglie si fermano alla regione fra le narici; l'area fra le narici e la bocca è del tutto nuda o presenta solo poche e piccole scaglie sparse. Le scaglie dorsali hanno una fossetta che può essere lunga quasi quanto tutta la scaglia. Le pinne dorsali sono due, ben distanziate: la prima è composta da 4 raggi spiniformi, la seconda da un raggio spinoso e 8-9 raggi molli. La pinna anale ha 3 raggi spiniformi e 9 (raramente 8) raggi molli. Le pinne pettorali sono lunghe e, se piegate in avanti, raggiungono più o meno il bordo anteriore dell'occhio[9].

Sia questa specie che Chelon saliens e Chelon ramada possono presentare una macchia dorata sull'opercolo, sebbene in C. ramada questo accada molto di rado. La loro determinazione può risultare difficile anche per ittiologi e pescatori esperti[8].

In generale, C. ramada non ha alcuna macchia dorata sull'opercolo (o, se presente, è sbiadita e indistinta), mentre mostra una macchia scura all'ascella delle pettorali, spesso ben visibile; inoltre, le pinne pettorali, se piegate in avanti, non raggiungono o sfiorano appena il bordo posteriore dell'occhio[6].

In C. saliens la macchia dorata sull'opercolo è in genere presente; la differenza principale consiste nel fatto che le scaglie sul capo si estendono anche allo spazio tra le narici e la punta del muso e che le scaglie dorsali sono dotate di tre fossette anziché una sola[9]. Questa specie, inoltre, ha una sagoma nettamente più snella delle altre due[6].

La colorazione generale del corpo di C. auratus è grigio-bluastra sul dorso e argentea sui fianchi, che sono percorsi da alcune linee longitudinali più scure. Sull'opercolo è presente e ben visibile una macchia dorata[8]; può essercene un'altra più piccola appena dietro l'occhio. La macchia nera all'ascella della pinna pettorale è assente[9].

La taglia può eccezionalmente superare i 60 cm per 2,5 kg di peso, ma più comunemente si aggira sui 30 cm[7].

Biologia

Comportamento

Il cefalo dorato è una specie gregaria che vive in banchi[7].

Riproduzione

La riproduzione avviene nel Mediterraneo fra la metà di settembre e l'inizio di novembre[9]; in altri mari può essere anticipata fino a luglio[7]. La fecondazione avviene in mare, in acque più lontane dalla costa rispetto a quelle frequentate nel resto dell'anno. I giovanili, attorno ai due mesi di vita[1], si portano in acque costiere e penetrano tra l'inverno e la primavera nelle lagune e negli estuari. Le uova sono pelagiche e non adesive[7].

Alimentazione

La dieta varia in base alle risorse presenti localmente; in genere è basata su detrito, organismi bentonici e planctonici (soprattutto crostacei), alghe verdi filamentose e materia organica in sospensione[1][10]. Alcune popolazioni si cibano largamente di larve di ditteri Chironomidae[1]. I giovanili si nutrono esclusivamente di zooplancton[7].

Predatori

È riportata in letteratura la predazione da parte della cernia bruna[11].

Pesca

La pesca professionale lo insidia in mare e nelle lagune con reti da posta, nasse e sciabiche, mentre nelle foci viene catturato soprattutto con le bilance.

Per la pesca sportiva vengono usate esche come vermi, sardine spezzettate, bigattini e soprattutto impasti di pane, formaggio, pasta d'acciughe, ecc., in varie proporzioni. Le carni sono ottime, migliori in inverno e primavera che in estate[6].

Conservazione

C. auratus è una specie a vita abbastanza lunga e a maturità tardiva, soprattutto nelle acque più fredde dell'Atlantico, e questo la rende particolarmente soggetta alla sovrapesca. Si ritiene che tutte le popolazioni siano sottoposte a forte pressione di pesca, anche se le più colpite paiono essere quelle britanniche.

Altre minacce sono l'urbanizzazione costiera, l'inquinamento degli estuari e gli sbarramenti dei corsi d'acqua, che ostacolano le migrazioni dei giovanili. La specie rimane comune in buona parte dell'areale, ma, viste queste criticità, la IUCN la classifica come "prossima alla minaccia"[1].

Note

Bibliografia

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.

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