Contrada Tufarelle

Tufarelle
contrada
Tufarelle – Veduta
Tufarelle – Veduta
Panoramica dall'alto
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Puglia
Provincia Barletta-Andria-Trani
Comune Canosa di Puglia
Minervino Murge
Territorio
Coordinate41°08′37.32″N 15°59′38.9″E
Altitudineda 150 a 96 m s.l.m.
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale76012
Prefisso0883
Fuso orarioUTC+1
TargaBT
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tufarelle
Tufarelle

Tufarelle è una contrada nei comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, in provincia di Barletta-Andria-Trani, Puglia. La contrada è stata luogo di fiorenti attività di estrazione tufi e materiale tufaceo per l'edilizia tra gli anni 1950 e 1990,[1] diventato in seguito sede di impianti per lo smaltimento e il trattamento di rifiuti.[2] Prende appunto il nome dalla storica presenza di cave di tufo calcareo (calcarenite di Gravina), roccia porosa e abbastanza leggera, utilizzata in varie tipologie di costruzioni.[3]

Geografia

Posizione

Tufarelle (a Canosa detta anche "Trentadue")[4] si trova a sud-ovest di Canosa di Puglia, a 12 chilometri di distanza, con una piccola rientranza nel territorio di Minervino Murge, comune dal quale dista invece una decina di chilometri. Ricade in corrispondenza del settore nord-occidentale delle Murge, a un'altezza di 150 metri sul livello del mare, nel punto in cui l'altopiano digrada verso la piana alluvionale del fiume Ofanto.[3] Nel punto più basso, alla quota di 96 metri,[3] è lambita a ovest dal torrente Locone che si unisce all'Ofanto pochi chilometri più a nord. Si trova a tre chilometri dalla piccola stazione ferroviaria di Cefalicchio, ormai dismessa, sulla linea Barletta-Spinazzola che non svolge più servizio regolare di trasporto passeggeri. Dista 6 chilometri dal confine della provincia di Potenza. Rispetto al mare, secondo le due direttrici nord-est e sud-ovest, dista 29 chilometri dal mare Adriatico e 120 chilometri dal mar Ionio.[3]

Caratteristiche geologiche dell'area

Carta geologica del territorio di Canosa e di Contrada Tufarelle

Le condizioni geologiche dell'area dove ricade la località Tufarelle vanno individuate nel contesto geologico regionale della zona compresa tra le formazioni carbonatiche del rilievo delle Murge ("piattaforma carbonatica appula") e la successione argillosa della piana del Tavoliere di Puglia ("argille subappennine").[5][3] Il tufo calcareo - il cui nome corretto è "Calcarenite di Gravina" - segna il passaggio tra la successione carbonatica delle Murge e la successione argillosa del Tavoliere di Puglia.[3] La calcarenite di Gravina, di età pliocenica,[6] solitamente spessa lungo il perimetro delle Murge solo alcune decine di metri, nell'area di Tufarelle raggiunge gli 80-85 metri di spessore.[3] Sopra il substrato carbonatico, detto "Calcare di Bari", poggiano quindi le già citate calcareniti pliopleistoceniche[6][5][7] che sono rocce "tufacee" di grana "medio-grossolana"[8] dal colore variabile dal bianco al giallino, costituite per la quasi totalità da carbonati.[8] La formazione della calcarenite di Gravina è riconducibile all'abrasione del substrato calcareo preesistente e alla sedimentazione in ambiente costiero (spiaggia sommersa) di materiale bioclastico, rappresentato da frammenti di gusci di organismi bivalvi, gasteropodi, brachiopodi ed echini.[3] Al di sotto della calcarenite, la successione carbonatica delle Murge costituisce una sequenza di rocce calcaree e dolomitiche dello spessore di migliaia di metri.[3] Tufarelle si trova su una delle aree di affioramento più importanti della zona e deve, come già detto, il nome alla presenza di cave di tufo, roccia trasformabile in blocchi di forma squadrata, detti "conci", o più genericamente "tufi", che per le sue proprietà di leggerezza, porosità e relativa semplicità di lavorazione, viene utilizzata in una vasta gamma di costruzioni.[3][6][7] Nel 2010, una ricerca condotta dall'Università di Bari con la Geological Society of London ha indicato il comprensorio estrattivo di Canosa, nel quale ricade contrada Tufarelle, come una delle aree di maggior sfruttamento delle calcareniti di tutta la Puglia.[7]

Storia

L'estrazione delle calcareniti dalle origini ai giorni nostri

L'area calcarenitica di Canosa di Puglia, con le sue cave nelle località di Pietra Caduta, Toppo di Ruta, Cefalicchio[9] e Tufarelle, è stato uno dei centri di estrazione più importanti di tutta la Puglia. Tuttavia solo il bacino di Tufarelle, per la vastità della superficie di affioramento dei giacimenti di calcarenite, per l'intervenuta meccanizzazione e per il considerevole numero di aziende che qui ha operato per un periodo relativamente lungo (dal secondo dopoguerra sino ai primi anni di questo secolo), è stato un "distretto estrattivo" a tutti gli effetti, centro nevralgico dell'industria estrattiva locale di calcarenite che ha svolto un ruolo importante nell'economia del territorio per diversi decenni. L'estrazione del tufo a Canosa di Puglia ha origini antiche.[10][11] Alcuni dei siti archeologici più importanti della città, come i vari Ipogei, altro non erano che cavità sotterranee utilizzate per trarne il materiale per la costruzione degli edifici in superficie che poi, una volta esaurite, venivano impiegate per la conservazione di derrate alimentari come vino ed olio e persino come celle funerarie per le famiglie più abbienti.[8][10][12][13] Il tufo di Canosa fu utilizzato ampiamente nella costruzione della Cattedrale di Cerignola[14] (con i suoi 65 metri di altezza l'edificio religioso più alto di tutta la Puglia), della quale costituisce il materiale con cui sono stati realizzati i paramenti esterni dei muri, gli archi della cupola e la muratura del lanternino, sia inferiore che superiore.[14] Le grandi quantità di tufi impiegate per l'edificazione di questa imponente costruzione provenivano dalle cave di Pietra Caduta e Toppo di Ruta, nei paraggi di Canosa, ma devono aver contribuito anche le primissime isolate cave di Tufarelle, che furono avviate alla coltivazione subito dopo la prima guerra mondiale, anche se il loro sfruttamento intensivo avverrà solo dopo qualche decennio con l'arrivo dell'energia elettrica e la meccanizzazione.[13]

Una cava in attività negli anni '50

Le cave di Canosa, sino alla metà del secolo scorso servivano a coprire il fabbisogno locale di materiale da costruzione;[13] solo con la produzione di Tufarelle si avviò una consistente esportazione verso le province e le regioni vicine,[1] costituendo un prospero settore dell'economia di Canosa, dando impiego nel periodo del suo maggiore sviluppo, avvenuto tra gli anni 1950 e 1990, a un gran numero di lavoratori del posto inquadrati sindacalmente come "cavatufi",[15] più comunemente chiamati "tufaroli" (tufareul[13] in dialetto canosino), organizzati anche in cooperative.[16][17] Dopo la cessazione dell'attività delle cave di Pietra Caduta, Toppo di Ruta e Cefalicchio, nel secondo dopoguerra Tufarelle diventò infatti il principale sito estrattivo di Canosa e fu la sede di numerose attività di estrazione tufi che, sfruttando le potenzialità delle macchine per l'estrazione meccanica, furono in grado di coprire il fabbisogno di buona parte dei grandi paesi vicini e delle province limitrofe, come Cerignola e altri centri del foggiano, Andria, Barletta, oltre a numerose zone della vicina Basilicata e della Campania, che in quel periodo erano impegnate, in corrispondenza alle necessità della ricostruzione, nella edificazione di case di abitazione e nell'edilizia rurale in forte crescita.

Gru elettrica fuori uso per il sollevamento dei tufi dal piano di estrazione in una cava non più attiva

Secondo alcune testimonianze, negli anni ’50 del secolo scorso, si raccontava che da Tufarelle partissero "ogni giorno 65 autotreni per trasportare 130.000 conci" di tufi[1][13] da impiegarsi in edilizia per varie tipologie di costruzioni. La domanda di tufi rimase considerevole sino a tutti gli anni '80; successivamente l'impiego crescente e sempre più generalizzato dei mattoni forati - più leggeri dei tufi e in grado di permettere costruzioni di altezza superiore -[18] ne decretò un parziale oblio che, assieme al progressivo esaurirsi delle cave, sfruttate ampiamente per svariati decenni, portò alla crisi della maggior parte delle imprese cavatufi di Tufarelle le quali videro ridurre drasticamente il loro numero entro l'inizio del nuovo secolo.[18] Nel 2025, nella contrada è rimasta in attività solo una cava, a fronte della vasta rete di imprese che operava in passato.

Vista di cave dismesse (2017)

L'insediamento dei grandi impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti

La disponibilità di bacini interrati di dimensioni enormi, praticamente già pronti all'uso, ha attratto alcune grandi società di livello internazionale specializzate nel trattamento dei rifiuti che, seguendo l'iter previsto dalla legge, si sono insediate a Tufarelle realizzando alcuni grandi impianti,[18] creando varie preoccupazioni per le condizioni ambientali dell'area,[3][19] oltre ad essere stati oggetto di indagini da parte dell'autorità giudiziaria.[20][21] In considerazione della situazione particolare e dello stato di abbandono delle cave dismesse, le comunità locali hanno tuttavia provato a realizzare alcune iniziative per un’opera di valorizzazione delle stesse: al fine di tutelare l'area il Comune di Canosa nel 2009 ha definito la contrada "Parco Territoriale di Tufarelle" ponendo limiti all'ampliamento delle attività esistenti (cave e centri di stoccaggio e trasformazione rifiuti),[22] Queste buone intenzioni sono tuttavia svanite per l'aumentare della domanda di smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti di ogni genere proveniente da molte regioni italiane, che ha reso l'ampliamento degli impianti un processo praticamente inevitabile, destinato a sollevare sempre maggiori criticità nella gestione ambientale del territorio, come sottolineato sovente dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini contrari a ogni tipo di allargamento delle attività delle discariche di Tufarelle.

L'agricoltura

La storia di Contrada Tufarelle è legata indubbiamente alle sue cave di tufo, dalle quali ha preso il nome, ma anche l'agricoltura vi ha svolto un ruolo non irrilevante, soprattutto in seguito alla bonifica del torrente Locone, avviata negli anni '20 del secolo scorso[23][24] e condotta con determinazione negli anni successivi alla seconda guerra mondiale che ha consentito la sistemazione idraulica di un vasto comprensorio, tra cui tutto il circondario di Tufarelle che fa parte del suo bacino.

L'opera di bonifica intrapresa dal "Consorzio di bonifica del Locone" (che poi nel 1948 si fuse con altri consorzi),[28] favorì l'insediamento di svariate nuove aziende agricole che poterono approfittare di una buona disponibilità d'acqua per l'irrigazione e per altri usi. Nel decennio tra gli anni '60 e '70, quando le risorse idriche arrivarono ad essere sfruttate al meglio dalla maggior parte delle aziende agricole del circondario, anche per mezzo di numerosi pozzi artesiani frattanto realizzati, la conduzione tradizionale a monocoltura (seminativo, oliveto, vigneto e persino mandorleto, ma dalla scarsa produzione) era già stata gradatamente abbandonata trasformando Tufarelle in una località dalle moderne produzioni agricole. Proprio nel decennio suddetto si svolse l'attività dell'unica azienda zootecnica di Tufarelle, i cui allevamenti di bovini di razza bruna alpina furono improntati a criteri di modernità e meccanizzazione. Ciò le consentì di ottenere diversi riconoscimenti nelle mostre-concorso nazionali per torelli di razza bruna alpina che si tennero a Putignano negli anni dal 1963 al 1967.[29] Le odierne produzioni agricole (essenzialmente vigneti ed oliveti, ma anche ortaggi) sono considerate a rischio a causa dell'inquinamento del suolo e delle falde acquifere provocato dalle discariche in piena attività a Tufarelle.[30]

Criticità ambientali

La situazione ambientale in Contrada Tufarelle, situata al confine tra i comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, è caratterizzata da un "diffuso fenomeno di inquinamento ambientale" certificato dalla Procura della Repubblica di Trani.[31] Quest'area, polo di gestione dei rifiuti da decenni (nel 1992 è sorta la prima discarica), ospita almeno quattro impianti, tra cui le discariche per rifiuti speciali Bleu (oggi Dupont Energetica S.p.A.), Cobema S.r.l. e l'impianto per il trattamento di reflui industriali pericolosi e non pericolosi Solvic S.r.l.[3] L'inquinamento, in particolare, è stato correlato alla condizione di non impermeabilità del fondo della discarica Cobema, dismessa dal 2005 ma mai bonificata in maniera definitiva ed efficace.[31] Proprio la concentrazione di ben quattro impianti in un'area ristretta di circa 500 metri quadrati è una delle principali fonti di preoccupazione.[32] La discarica Cobema, formalmente dismessa dal 2005, è il fulcro delle indagini sull'inquinamento dell'area. Un incidente probatorio disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha accertato che la discarica, "allo stato, abbandonata dal Gestore", ha causato un "diffuso fenomeno di inquinamento ambientale".[31] La perizia ha confermato che il fondo della discarica non è impermeabile e il telo di copertura in HDPE è "lesionato in più punti".[33] Questo ha consentito una "copiosa presenza di percolato" che si è riversata sia nel sottosuolo che lungo i fianchi della discarica, contaminando gli uliveti circostanti e la falda acquifera.[34]

Gli accertamenti condotti negli anni da ARPA Puglia, richiamati dalla Procura di Trani, hanno certificato il "superamento delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione (CSC) previste dalla legge per i metalli pesanti" nella falda sottostante.[35] La Procura ha specificato che l'intera area è stata oggetto di una procedura di infrazione comunitaria tra il 2011 e il 2015 a causa del mancato rispetto degli obblighi normativi sulla gestione dei rifiuti.[35] Sebbene nel febbraio 2023 sia stato annunciato il completamento dei lavori di bonifica e il relativo collaudo, che ha permesso alla Puglia di uscire dalla procedura di infrazione dell'Unione europea,[36] la Procura di Trani ha continuato a riferire di "criticità rimaste inalterate" e ha avviato un nuovo procedimento penale per "omessa bonifica".[33] Sul piano amministrativo, lo scontro si è concentrato sull'autorizzazione all'ampliamento della discarica Bleu (ora Dupont). Il ricorso presentato dai Comuni di Canosa e Minervino al TAR è stato inizialmente respinto,[32] ma il successivo appello al Consiglio di Stato ha portato a un'importante successo per i comuni. Con una sentenza del 2021, il Consiglio di Stato ha annullato l'autorizzazione provinciale per "carenza di istruttoria".[37] La sentenza ha criticato la Provincia di Barletta-Andria-Trani per non aver adeguatamente valutato la situazione ambientale complessiva, comprese le altre discariche e gli impianti presenti.[37] Questo, tuttavia, non ha segnato la fine della contesa. Decisioni più recenti, avvenute nel 2025, hanno visto il respingimento di un nuovo ricorso del Comune di Canosa e un nuovo benestare all'ampliamento da parte del Consiglio di Stato.[31] Il futuro dell'area rimane pertanto incerto e controverso.

Tufarelle vista dalla sponda rocciosa del Locone. Si intravede sullo sfondo, coperta da un telo, la montagnetta con gli enormi cumuli di rifiuti lavorati dalle discariche

Se da un lato il Consiglio di Stato ha dato un nuovo via libera all'ampliamento della discarica Bleu/Dupont,[31] dall'altro il sito Cobema rappresenta un problema ambientale e giudiziario irrisolto.[34] La società civile e la politica hanno reagito con forza a questa situazione. Sono state presentate interrogazioni alla Commissione Europea e richieste audizioni congiunte con le autorità competenti,[32] oltre all'invio di istanze volte alla sospensione cautelativa dell'autorizzazione richiamando le dichiarazioni della Procura di Trani sui rischi persistenti.[38] Dal 2017, comitati civici e associazioni come "Italia Nostra" hanno chiesto la chiusura degli impianti, mettendo in discussione le perizie tecniche e l'affidabilità delle decisioni amministrative.[32] L'iter autorizzatorio legato all'ulteriore ampliamento sta creando serie problematiche alle amministrazioni dei due comuni coinvolti.[39][40]

Note

  1. 1 2 3 Breve storia della produzione di tufo a Canosa, in canusiumchronicles.com, 29 settembre 2023.
  2. ↑ La Provincia di BAT riautorizza l’ampliamento della discarica Bleu. La storia di Contrada Tufarelle è la storia delle discariche autorizzate all’esercizio in quell’area, su Canusium Chronicles, 15 ottobre 2021. URL consultato il 14 settembre 2025.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Pietro Pagliarulo, Studio idrogeologico della contrada Tufarelle (Canosa di Puglia - Minervino Murge), Lanciano, Bleu Editore, 2010, ISBN 978-88-905418-0-3.
  4. ↑ Regione Puglia, Assessorato all'Assetto del Territorio, AA.VV., PPTR-Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, Schede degli ambiti paesaggistici, Ambito 4/Ofanto, Bari, Tipi della Regione Puglia, 2015.
  5. 1 2 SIGEA-Società Italiana di Geologia Ambientale, IL PATRIMONIO GEOLOGICO DELLA PUGLIA, TERRITORIO E GEOSITI, Capurso, Edizioni Sigea, 2010, pag.16.
  6. 1 2 3 Claudio Cherubini, Rossella Pagliarulo, L’attività estrattiva a Canosa di Puglia. Le risorse lapidee dall’antichità ad oggi in area mediterranea, Bari, Politecnico di Bari-CNR Bari, 2006.
  7. 1 2 3 Gioacchino Francesco Andriani, Nicola Walsh, Petrophysical and mechanical properties of soft and porous building rocks used in Apulian monuments (south Italy), in Geological Society, London, Special Publications, Bari, Dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università degli Studi di Bari e Geological Society of London, 2010.
  8. 1 2 3 Gioacchino Francesco Andriani, Giuseppe Diprizio e Giovanna Fioretti, Canosa di Puglia sotterranea: uso delle calcareniti dalle cave al manufatto (PDF), su isprambiente.gov.it, Università degli Studi di Bari Aldo Moro. URL consultato il 10 settembre 2025.
  9. ↑ Anche nella zona di Cefalicchio, nei pressi dell'omonima stazione ferroviaria, particolarmente vicina a Tufarelle, c'erano cave di tufo di dimensioni significative come documentato da: Archivio di Stato di Napoli-Distretto Minerario di Napoli, Documentazione relativa alle cave di tufo in località Cefalicchio (Canosa di Puglia), in Fondo Distretto Minerario, Serie Cave e miniere, XIX-XX secolo.
  10. 1 2 Tufo canosino per costruire…Le opere d’arte tra ingegno e pensiero!, su CanosaWeb, 31 agosto 2023. URL consultato il 14 settembre 2025.
  11. ↑ Marisa Corrente-Maria Silvestri, Visioni trasversali. Canosa di Puglia, Diario di un’esperienza di comunità a Pietra Caduta, Bari, Quorum Edizioni, 2022, ISBN 978-88-99224-65-3.
  12. ↑ Le grotte di Canosa: un patrimonio perduto, su canusiumchronicles.com. URL consultato l'11 settembre 2025.
  13. 1 2 3 4 5 Daniela Valentino, Labirintiche e fonte di ricchezza dal 1800: sono le cave del tufo di Canosa, su bari-e.it, 27 marzo 2023. URL consultato il 15 gennaio 2026.
  14. 1 2 Luigi Raitani, IL DUOMO DI CERIGNOLA, Milano, Vallardi, 1932, pp. 4-5.
  15. ↑ Da un brogliaccio riportante i prospetti paga degli addetti di una cava in attività nel 1973
  16. ↑ L'estrazione del tufo a Canosa di Puglia, su youtube.com. URL consultato il 14 settembre 2025.
  17. ↑ TUFO CANOSINO del maestro Peppino Di Nunno, su youtube.com. URL consultato il 14 settembre 2025.
  18. 1 2 3 Il declino della domanda di tufo e la nascita di un nuovo business, in canusiumchronicles.com, 29 settembre 2023.
  19. ↑ Parlamento Europeo-Interrogazione parlamentare E-000891/2025, Discariche a Contrada Tufarelle, su europarl.europa.eu. URL consultato il 21 settembre 2025.
  20. ↑ Cons. Stato, Sez. IV 13 settembre 2023, n. 8305, Diniego all’ampliamento di una discarica di rifiuti speciali per preesistenza di discariche a distanza tale da non consentire l’individuazione del responsabile dell’eventuale inquinamento, su osservatorioagromafie.it. URL consultato il 3 dicembre 2024.
  21. ↑ Tribunale di Trani, procedimento penale n. 1118/2020 RGNR e n. 493/2021 RGGIP a seguito esposto presentato dal "Comitato NoDiscarica" e da cittadini dei comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, depositato il 5.10.2017 presso la Guardia di Finanza Gruppo Barletta
  22. ↑ Deliberazione Consiglio Comunale del Comune di Canosa di Puglia n.36 del 30/07/2009-VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA PUG di Canosa di Puglia
  23. ↑ Archivio Centrale dello Stato, Fascicolo riguardante i "Consorzi di bonifica" dei bacini del Locone e del Basentello, degli arenili di Barletta, dell'agro di Gravina, del Vallone della Silica: costituzione, statuti, perimetri e affari vari. Delimitazione della Fossa Premurgiana (Periodo 1922 - 1937), su patrimonioacs.cultura.gov.it.
  24. ↑ Archivio Centrale dello Stato, Consorzio di Locone, Bari (1929 - 1933), su patrimonioacs.cultura.gov.it.
  25. 1 2 3 Associazione nazionale allevatori bovini della razza bruna alpina e Associazione italiana allevatori Roma, 6° Mercato Nazionale del giovane bestiame bovino selezionato di razza bruna alpina, Putignano, 24 - 25 ottobre 1964, Roma, Arti Grafiche Alfa, 1964.
  26. ↑ MINISTERO AGRICOLTURA E FORESTE-ISPETTORATO AGRARIO COMPARTIMENTALE DI BARI (a cura di), Mercato-Concorso torelli di razza bruna alpina di Putignano - Putignano 29 - 30 ottobre 1966, Bari, Grafiche Cressati, 1966, pp. 42 e 82.
  27. ↑ ISPETTORATO AGRARIO COMPARTIMENTALE DI BARI E ASSOCIAZIONE PROVINCIALE ALLEVATORI DI BARI (a cura di), Mercato-Concorso torelli di razza bruna alpina di Putignano - Putignano 27 - 28 ottobre 1967, Bari, Grafiche Cressati, 1967.
  28. ↑ Consorzio di Bonifica Terre d'Apulia, Piano Generale di Bonifica (PDF), su terreapulia.bonificacspuglia.it, dicembre 2022. URL consultato il 7 settembre 2025.
  29. ↑ Nell'edizione del 1966 un torello allevato dall'azienda Spallucci-De Palma, dal nome ARTU', fu aggiudicato alla "classe nazionale" della categoria "torelli da 8 a 18 mesi". Vedi: MINISTERO AGRICOLTURA E FORESTE-ISPETTORATO AGRARIO COMPARTIMENTALE DI BARI (a cura di), Mercato-Concorso torelli di razza bruna alpina di Putignano, Bari, Grafiche Cressati, 1966, pp. 42 e 82. L'anno successivo furono tre gli animali rientrati nella massima categoria dei cinque condotti alla mostra.
  30. ↑ Discarica tra Canosa e Minervino: verso l’ampliamento, in Ultima Voce, 15 giugno 2025. URL consultato il 16 settembre 2025.
  31. 1 2 3 4 5 Sì alla maxi-discarica tra Canosa e Minervino, ma nell'area ci sono già altri tre siti di rifiuti. E la Procura certifica: "Inquinamento diffuso", su Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2025. URL consultato il 3 settembre 2025.
  32. 1 2 3 4 Discarica Tufarelle, ancora un nulla di fatto, su Ambient&Ambienti. URL consultato il 3 settembre 2025.
  33. 1 2 Cobema, a Canosa adesso trema la Provincia, su La Gazzetta del Mezzogiorno. URL consultato il 3 settembre 2025.
  34. 1 2 Discarica Cobema: un diffuso fenomeno di inquinamento ambientale, su CanosaWeb. URL consultato il 3 settembre 2025.
  35. 1 2 Canosa, tre indagati per la discarica Cobema: inquinamento della falda, su La Gazzetta del Mezzogiorno. URL consultato il 3 settembre 2025.
  36. ↑ Discarica CoBeMa conclusi i lavori c'è il collaudo, la Puglia (e l'Italia fuori dalla procedura d'infrazione Ue, su Canosa news24.city, 13 febbraio 2023. URL consultato il 3 settembre 2025.
  37. 1 2 Il Consiglio di Stato blocca l'ampliamento della discarica Bleu, su Canusium Chronicles, 19 febbraio 2021. URL consultato il 3 settembre 2025.
  38. ↑ PD BAT contro nuove discariche e posizioni ambigue: «Stop all'ampliamento di Tufarelle, su Canosa news24.city, 3 luglio 2025. URL consultato il 3 settembre 2025.
  39. ↑ Contrada Tufarelle: "Il sito è inquinato e questo è un fatto" - La nota del Consigliere Comunale Giuseppe Mario Tomaselli a margine della caduta dell'amministrazione in carica di Minervino Murge, su CanosaWeb, 3 settembre 2025. URL consultato il 14 settembre 2025.
  40. ↑ Minervino Murge, Nobile ribatte all'ex sindaca Mancini: “Nei miei confronti un omicidio politico preventivo”, su Telesveva, 13 settembre 2025. URL consultato il 14 settembre 2025.

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