Corallivoro

La stella marina corona di spine del Pacifico (Acanthaster solaris) aggredisce un corallo

In zoologia un corallivoro è un animale marino che si nutre di antozoi quali coralli, gorgonie e anemoni di mare.

Il pesce farfalla Forcipiger flavissimus che nuota vicino a dei polipi di corallo

Diversi gruppi di animali marini possono esibire questo tipo di comportamento alimentare, tra i quali molluschi (ad esempio i gasteropodi Drupella e Coralliophila), anellidi (ad esempio il polichete Hermodice carunculata, noto come vermocane o verme di fuoco), crostacei, vermi piatti, echinodermi (es. le stelle marine corona di spine del genere Acanthaster), pesci (ad esempio i pesci farfalla) e rettili (tartarughe di mare). Il primo ad aver descritto questo tipo di strategia alimentare fu Charles Darwin, che nel 1842 notò dei frammenti di corallo essere presenti all'interno dello stomaco di due pesci pappagallo del genere Scarus.

Il vermocane Hermodice carunculata, un vorace polichete predatore di organismi bentonici, tra cui i coralli
Il vermocane Hermodice carunculata predatore su una gorgonia tropicale

Storia

Durante una visita alle Isole Cocos (Keeling) nel 1842, un inglese che viveva in quelle terre disse a Charles Darwin che c'erano grandi banchi di pesci pappagallo che si nutrivano interamente dei coralli.[1] Darwin sezionò dunque lo stomaco di diversi esemplari e trovò pezzi di corallo e materiale calcareo finemente macinato.[1][2] Ciò lo condusse a teorizzare correttamente che alcune specie di pesci pappagallo consumano regolarmente i coralli, contribuendo ad influenzare la sedimentazione delle scogliere coralline che abitano.[1]

Nel 1952 Jacques Cousteau scrisse le prime testimonianze di questo tipo di comportamento alimentare, le quali vennero pubblicate su National Geographic .[2][3] Durante il suo viaggio nel Mar Rosso a bordo della RV Calypso, Cousteau studiò da vicino una coppia di pesci pappagallo della specie Bolbometopon muricatum, osservandoli mordere regolarmente e lasciare cicatrici bianche sui coralli intorno a loro.[3] Come Darwin, anche Cousteau notò le particelle di sedimenti negli escrementi dei pesci pappagallo, le quali venivano depositate sul fondo del mare.[3] Cousteau riportò anche la lenta velocità con cui i pesci pappagallo consumavano il corallo; essi si nutrivano "senza fretta" e rassomigliavano a "mucche di mare, che brucano su pascoli di pietra".[3]

Il termine "corallivoro" deriva dalla parola latina corallum, ossia corallo, e - vora, ovverosia mangiare o divorare.[4]

Ecologia

I corallivori sono organismi che nelle barriere coralline possono influenzare l'abbondanza, la distribuzione e la struttura della comunità dei coralli costruttori.

Effetti ecologici della predazione sui coralli

La stella marina corona di spine del Pacifico (Acanthaster solaris) aggredisce un corallo

Gli effetti della predazione di animali corallivori sulle popolazioni di coralli e sull'intero ecosistema della barriera corallina sono molto studiati.[2]

Sono note le conseguenze distruttive che ha la sovracrescita delle popolazioni di stelle marine corona di spine (Acanthaster) sui coralli e sulle barriere coralline. Questi echinodermi si nutrono esclusivamente di coralli, nei confronti dei quali hanno un enorme potenziale distruttivo e talvolta causano preoccupanti fenomeni di mortalità di massa dei coralli. Sono stelle marine di grosse dimensioni, dotate di grandi aculei veleniferi su tutto il corpo, utilizzati a scopo difensivo, questo fa sì che abbiano pochi predatori. Si nutrono arrampicandosi sulle pareti della barriera corallina, dove estroflettono lo stomaco sui polipi, rilasciando enzimi digestivi e assorbendo i tessuti organici liquefatti. Un unico esemplare è in grado di distruggere fino a 6 metri quadrati di corallo in un anno.

Crescite esponenziali delle popolazioni di queste stelle di mare rappresentano una minaccia per le barriere coralline perché potrebbero comportare una drastica riduzione della copertura corallina e a fenomeni di mortalità di massa dei coralli. In molte barriere coralline indo-pacifiche si sta assistendo a boom demografici di stelle corona di spine e a conseguenti morie massive di coralli.[5][6][7][8]

Due esemplari di stella marina corona di spine del Pacifico (Acanthaster solaris) predano i polipi di un corallo del genere Acropora

La popolazione di stelle corona di spine è notevolmente aumentata rispetto agli anni settanta del XX secolo. L'aumento inspiegato delle grandi invasioni è in parte responsabile del declino dei coralli sulla Grande Barriera Corallina e in Indonesia. La proliferazione di questi predatori nel Triangolo dei coralli dell'Oceano Pacifico, regione particolarmente importante per la biodiversità marina, ha seriamente preoccupato gli ecologi marini, dal momento che in questa zona si concentrano tre quarti delle specie marine del mondo, di cui oltre 600 specie diverse di corallo.[9]

Tracce di predazione della stella marina Acanthaster su un corallo: le regioni sbiancate della colonia sono state completamente "ripulite" dalla stella marina, che ha consumato i polipi

Sebbene ancora non siano molto chiare le cause di questi fenomeni di crescita delle popolazioni di Acanthaster, è molto probabile che le attività umane ne siano responsabili: sembra infatti che la pesca del mollusco gasteropode Charonia tritonis, uno dei pochi predatori naturali delle stelle corona di spine, comporti una crescita delle popolazioni di stelle corona di spine e, di conseguenza, a predazioni di massa da parte di queste stelle sui coralli. Il mollusco viene pescato frequentemente dalle popolazioni umane locali, che usano la sua grande conchiglia per scopi ornamentali o per venderla ai turisti, di conseguenza la crescita delle popolazioni di stella corona di spine non sono regolate dai loro predatori, e queste quindi si riproducono in gran numero e pascolano liberamente nella barriera corallina, divorando moltissimi coralli.[5][6][7][8]

Uno studio della rete Reef Check condotto su circa 400 km di lunghezza del terzo mediano della Grande Barriera Corallina Australiana ha dimostrato che, a otto-nove anni dall'inizio di un'invasione, il 60% della barriera risultava intaccato, soprattutto nella superficie esterna, e il 10% era stato completamente decimato; il tasso di copertura corallina in alcune zone è passato dal 78% al 2% in sei mesi. Secondo uno studio del 2013, queste stelle di mare costituirebbero la principale causa di mortalità del corallo in Indonesia, con un tasso di mortalità che supera il 50% in numerosi siti studiati.[9]

Note

  1. 1 2 3 (EN) Charles Darwin, The Structure and Distribution of Coral Reefs, D. Appleton, 1889.
  2. 1 2 3 Randi Rotjan e Sara Lewis, Impacts of coral predators on tropical reefs (PDF), in Mar Ecol Prog Ser, vol. 367, 2008, pp. 73-91, Bibcode:2008MEPS..367...73R, DOI:10.3354/meps07531.
  3. 1 2 3 4 Jacques-Yves Cousteau e Jacques Ertaud, Fishmen Explore a New World Undersea, in National Geographic, CII:4, 1952.
  4. ↑ Merriam-Webster Dictionary. URL consultato il 29 dicembre 2017.
  5. 1 2 Cognetti G,. Sarà M., Magazzù G. Biologia marina. Calderini. 2008.
  6. 1 2 Danovaro R. Biologia marina. Biodiversità e funzionamento degli ecosistemi marini. UTET Università. 2022.
  7. 1 2 Rossi G. Le scogliere coralline. Biodiversità ed ecologia degli ecosistemi delle scogliere coralline. RCI. 2012.
  8. 1 2 Boyer M. Atlante di flora e fauna del reef. Ecologia e biodiversità delle barriere coralline. Il Castello. 2011.
  9. 1 2 Baird A.H., Pratchett M.S., Hoey A.S., Herdiana Y., Campbell S.J., Acanthaster planci is a major cause of coral mortality in Indonesia, in Coral Reefs, vol. 32, Settembre 2013, pp. 803-812, Bibcode:2013CorRe..32..803B, DOI:10.1007/s00338-013-1025-1.