Danah Boyd

danah boyd

Danah Michele Mattas, nota anche con lo pseudonimo di danah boyd (Altoona, 24 novembre 1977), è un'etnografa e saggista statunitense, nota per i suoi studi sui social media, le culture giovanili e le implicazioni sociali delle piattaforme digitali[1][2].

È Geri Gay Professor presso la Cornell University, ricercatrice partner di Microsoft Research e fondatrice del Data & Society Research Institute.[3]

Boyd si identifica come persona queer.[2][4]

Biografia

Origini e formazione

Danah Michele Mattas è nata il 24 novembre 1977 ad Altoona, in Pennsylvania. In età adulta ha scelto di adottare il cognome materno “Boyd” e di scrivere il proprio nome in minuscolo, come espressione di una posizione critica nei confronti delle convenzioni tipografiche.[2][4][5]

Ha frequentato la Manheim Township High School tra il 1992 e il 1996. Durante questo periodo ha iniziato a utilizzare forum di discussione online come IRC e Usenet, sviluppando un interesse precoce per le comunità online e la comunicazione digitale.[4]

Danah Boyd nel 2005, relatrice alla conferenza sull'identità digitale a Chicago.

Ha studiato informatica presso la Brown University, dove ha collaborato con Andries van Dam alla redazione di una tesi sull'influenza degli indizi visivi di profondità negli ambienti virtuali tridimensionali sulla percezione spaziale.[6] Successivamente ha conseguito un master presso il Sociable Media Group del MIT Media Lab, sotto la supervisione di Judith Donath. Ha collaborato per l'organizzazione attivista V-Day con sede a New York, prima come volontaria (2004) e successivamente come membro dello staff (2007-2009).[4][7]

Nel 2008 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la School of Information dell'Università della California, Berkeley, sotto la supervisione di Peter Lyman (1940–2007) e Mizuko Ito. La dissertazione, intitolata Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics, analizza l'uso dei social network da parte degli adolescenti statunitensi, con particolare riferimento a piattaforme come Facebook e MySpace.[2][8][9]

Carriera

Visualizzazione tratta da una delle lezioni di boyd, realizzata da Willow Brugh.

Durante il dottorato ha partecipato a un progetto etnografico finanziato dalla MacArthur Foundation e diretto da Mizuko Ito, dedicato allo studio dell'uso delle tecnologie digitali da parte dei giovani.[10] Il progetto ha portato alla pubblicazione del saggio Why Youth (Heart) Social Network Sites: The Role of Networked Publics in Teenage Social Life, incluso nel volume collettivo Youth, Identity, and Digital Media (MIT Press, 2008), che esamina le conseguenze dell'uso dei media digitali sulle identità individuali e sociali dei giovani, e del volume Hanging Out, Messing Around, and Geeking Out: Kids Living and Learning with New Media (MIT Press, 2009).[11][12]

Nel corso della sua carriera è stata borsista presso l' Annenberg Center for Communication dell'Università della California del Sud (2006-2007) e successivamente fellow presso il Berkman Center for Internet & Society dell'Università di Harvard, dove ha co-diretto la Internet Safety Technical Task Force e ha partecipato al Youth and Media Policy Working Group.[13][14][15]

Nel gennaio 2009 è entrata a far parte di Microsoft Research New England, a Cambridge, Massachusetts, come ricercatrice sui social media.[16]

Nel 2013 ha fondato il Data & Society Research Institute, un centro di ricerca dedicato allo studio delle implicazioni sociali, etiche e politiche delle tecnologie basate sui dati, di cui ha ricoperto la presidenza fino al 2022.[2][17] È inoltre Partner Researcher presso Microsoft Research e visiting professor presso la Georgetown University e la New York University.[18] È stata membro fondatore del consiglio di Crisis Text Line (dal 2012), membro del Consiglio del National Museum of the American Indian, direttore del Social Science Research Council e membro del comitato consultivo dell'Electronic Privacy Information Center (EPIC).[3][18]

Ricerca

Le sue ricerche si concentrano in particolare sul rapporto tra giovani e tecnologie digitali, sulle dinamiche sociali delle piattaforme online e sulle disuguaglianze legate all’uso dei social media.

Nel 2007 ha pubblicato uno studio sul cosiddetto fenomeno del white flight nei contesti digitali, mettendo in evidenza come fattori sociali e culturali abbiano influenzato la migrazione degli utenti tra piattaforme come MySpace e Facebook: la ricerca ha dimostrato che gli utenti di Facebook erano prevalentemente bianchi e di classe medio-alta, mentre quelli di MySpace tendevano a essere adolescenti neri di classe inferiore.[19]

Ha inoltre scritto numerosi articoli accademici e contributi divulgativi sulla cultura digitale e sull’uso delle tecnologie da parte dei giovani.[18]

Pubblicazioni (parziali)

Libri

Articoli

Premi e riconoscimenti

Danah Boyd tiene un discorso di apertura al ROFLCon del MIT nel 2010.

Nel 2009 la rivista Fast Company l'ha incluso tra le donne più influenti nel settore tecnologico.[20]

Nel 2010 ha ricevuto il Public Sociology Award della sezione Communication and Information Technologies dell'American Sociological Association.[21] Nello stesso anno la rivista Fortune l'ha nominata l'accademica più brillante nel campo della tecnologia, ed è stata inserita nella lista TR35 dei migliori innovatori sotto i 35 anni del MIT Technology Review.[22][23][24]

Nel 2011 è stata nominata Young Global Leader del World Economic Forum.[25]

Nel 2012 la rivista Foreign Policy l'ha inclusa tra i Top 100 Global Thinkers, in riferimento al suo contributo critico sul tema dei Big Data, sviluppato in particolare nell'articolo Critical Questions for Big Data (2012), scritto con Kate Crawford, in cui argomenta che la quantità di dati non garantisce di per sé analisi più accurate o prive di distorsioni.[26][27]

Nel 2013 è stata inserita nella SXSW Hall of Fame.[24] Nel 2018 è stata inclusa tra le «50 donne più influenti nel settore tecnologico americano» dalla rivista Forbes.[28]

Nel 2019 ha ricevuto il Barlow/Pioneer Award dell'Electronic Frontier Foundation per il suo contributo allo studio delle tecnologie digitali.[7][29]

Boyd ha partecipato come relatrice a numerose conferenze accademiche, tra cui SIGIR, SIGGRAPH, CHI, Etechm, Personal Democracy Forum, Strata Data e l'incontro annuale dell'AAAS. Ha inoltre tenuto i discorsi di apertura al SXSWi 2010 e al WWW 2010, affrontando temi quali privacy, pubblicità e Big Data.[30]

Controversie

Nel gennaio 2022 un'inchiesta di Politico ha rivelato che la Crisis Text Line, organizzazione non profit statunitense di supporto per la prevenzione del suicidio, aveva condiviso i dati delle conversazioni con i propri utenti con Loris.ai, una società privata di intelligenza artificiale costituita nel 2017 come spin-off a scopo di lucro della stessa Crisis Text Line dalla sua cofondatrice Nancy Lublin.

Loris.ai utilizzava tali dati per sviluppare strumenti di assistenza clienti destinati a uso commerciale, in cambio di una quota dei ricavi e di una partecipazione azionaria a favore della Crisis Text Line.[31] Boyd, membro fondatrice del consiglio di amministrazione della Crisis Text Line e sua presidente dal giugno 2020 al gennaio 2021, aveva approvato l'accordo con Loris.ai. A seguito delle critiche suscitate dall'inchiesta, ha pubblicato sul proprio blog una dettagliata riflessione pubblica in cui ha ammesso di aver sbagliato, riconoscendo che il consenso contrattuale previsto nei termini di servizio non equivale a un consenso informato da parte di persone in stato di crisi.[32]

Il 31 gennaio 2022 la Crisis Text Line ha annunciato l'interruzione immediata dell'accordo di condivisione dei dati e la cancellazione di tutti i dati già trasmessi a Loris.ai.[31]

Note

  1. ↑ (EN) Making Sense of Privacy and Publicity, su danah.org. URL consultato il 15 aprile 2026.
  2. 1 2 3 4 5 (FR) Alexandre Léchenet, danah boyd, anthropologue de la génération numérique La chercheuse a grandi avec Internet. C'est naturellement qu'elle a fait des comportements des adolescents en ligne son sujet d'étude., in Le Monde, 20 agosto 2014. URL consultato il 10 aprile 2026.
  3. 1 2 (EN) danah boyd, su CornellCALS. URL consultato il 10 aprile 2026.
  4. 1 2 3 4 (EN) danah boyd, a bitty auto-biography / a smattering of facts, su danah.org. URL consultato il 10 aprile 2026.
  5. ↑ (EN) danah boyd, what's in a name?, su danah.org. URL consultato il 10 aprile 2026.
  6. ↑ (EN) danah boyd, Depth Cues in Virtual Reality and Real World: Understanding Individual Differences in Depth Perception by Studying Shape-from-shading and Motion Parallax (PDF), su danah.org, 2020. URL consultato il 10 aprile 2026.
  7. 1 2 (EN) Danah Boyd, Facing the Great Reckoning Head-On, su Medium, 13 settembre 2019. URL consultato il 14 aprile 2026.
  8. ↑ (EN) danah boyd, Taken Out of Context – my PhD dissertation, su FUTURE LAB | infinit.cx group, 20 gennaio 2009. URL consultato il 10 aprile 2026.
  9. ↑ (EN) Cory Doctorow, danah boyd's PhD thesis: Teen sociality online, su boingboing.net, 19 gennaio 2009. URL consultato il 10 aprile 2026.
  10. ↑ (EN) Mizuko Ito, Heather A. Horst, Matteo Bittanti, danah boyd, Becky Herr Stephenson, Patricia G. Lange, C. J. Pascoe, Laura Robinson, Sonja Baumer, Rachel Cody, Dilan Mahendran, e Katynka Z. Martínez, Dan Perkel, Christo Sims, Lisa Tripp, Living and Learning with New Media: Summary of Findings from the Digital Youth Project (PDF), The MIT Press, 2009, DOI:10.7551/mitpress/8519.001.0001, ISBN 9780262258937. URL consultato il 10 aprile 2026.
  11. ↑ (EN) danah boyd, “Why Youth (Heart) Social Network Sites: The Role of Networked Publics in Teenage Social Life.” (PDF), in Youth, Identity, and Digital Media Volume, The John D. and Catherine T. MacArthur Foundation Series on Digital Media and Learning, Cambridge, MA, ed. David Buckingham, MIT Press, 2007. URL consultato il 10 aprile 2026.
  12. ↑ (EN) Mizuko Ito, Judd Antin, Megan Finn, Arthur Law, Annie Manion, Sarai Mitnick, David Schlossberg, Sarita Yardi, Heather A. Horst, Hanging Out, Messing Around, and Geeking Out: Kids Living and Learning with New Media (PDF), The MIT Press, 2009, DOI:10.7551/mitpress/8402.001.0001, ISBN 9780262258920. URL consultato il 10 aprile 2026.
  13. ↑ (EN) Members, su Berkman Klein Center for Internet & Society at Harvard University, 13 gennaio 2009. URL consultato il 10 aprile 2026.
  14. ↑ (EN) Youth and Media Policy Working Group Initiative, su Berkman Klein Center for Internet & Society at Harvard University, 6 febbraio 2024. URL consultato il 10 aprile 2026.
  15. ↑ (EN) Professor Pamela Samuelson and PhD student danah boyd named Berkman Fellows, in UC Berkeley School of Information, 17 settembre 2007. URL consultato il 10 aprile 2026.
  16. ↑ (EN) Rob Knies, Managing Editor, Microsoft Research, boyd: Taking the Pulse of Social Networks, su microsoft.com, 5 marzo 2009. URL consultato il 10 aprile 2026.
  17. ↑ (EN) danah boyd, su Data & Society, agosto 2024. URL consultato il 10 aprile 2026.
  18. 1 2 3 (EN) danah boyd, bio and photos for conferences/publications, su danah.org. URL consultato il 10 aprile 2026.
  19. ↑ (EN) danah boyd, White Flight in Networked Publics? How Race and Class Shaped American Teen Engagement with MySpace and Facebook (PDF), in In Race After the Internet, (eds. Lisa Nakamura and Peter A. Chow-White). Routledge, 2011, pp. 203-222. URL consultato il 10 aprile 2026.
  20. ↑ (EN) Fast Company Staff, Women in Tech: The Evangelists 9 thought leaders who are changing our ideas about technology., in Fast Company, 2 gennaio 2009. URL consultato il 14 aprile 2026.
  21. ↑ (EN) Past Recipients, su CITAMS|Communication, Information Technologies, and Media Sociology, 2010. URL consultato l'11 aprile 2026.
  22. ↑ (EN) Erica Naone, Technology Review Names danah boyd (Ph.D. '08) One of Its 2010 Top Innovators Under 35, su ischool.berkeley.edu, 28 agosto 2010. URL consultato il 13 aprile 2026.
  23. ↑ (EN) Alumna danah boyd Named Fortune Magazine's Smartest Academic in Tech, in UC Berkeley School of Information, 27 luglio 2010. URL consultato il 13 aprile 2026.
  24. 1 2 (EN) SXSW Hall of Fame Honors I School Alumna danah boyd, in UC Berkeley School of Information, 8 marzo 2013. URL consultato il 13 aprile 2026.
  25. ↑ (EN) danah boyd, su WORLD ECONOMIC FORUM. URL consultato il 13 aprile 2026.
  26. ↑ (EN) danah boyd e Kate Crawford, Critical Questions for Big Data: Provocations for a Cultural, Technological, and Scholarly Phenomenon, in Information, Communication & Society, vol. 15, n. 5, 2012, pp. 662-679, DOI:10.1080/1369118X.2012.678878.
  27. ↑ (EN) Jennifer Chayes, Microsoft Research New England: 2012 in Review, su microsoft.com, 27 dicembre 2012. URL consultato il 14 aprile 2026.
  28. ↑ (EN) America's Top 50 Women in Tech, su forbes.com, 12 dicembre 2018. URL consultato il 14 aprile 2026.
  29. ↑ (EN) Pioneer Award Ceremony 2019, su Electronic Frontier Foundation. URL consultato il 14 aprile 2026.
  30. ↑ (EN) Jason Kincaid, Danah Boyd: How Technology Makes A Mess Of Privacy and Publicity, in TechCrunch, 13 marzo 2010. URL consultato il 14 aprile 2026.
  31. 1 2 (EN) John Hendel, Crisis Text Line ends data-sharing relationship with for-profit spinoff, su Politico, 31 gennaio 2022. URL consultato il 14 aprile 2026.
  32. ↑ (EN) danah boyd, Crisis Text Line, from my perspective, su Apophenia, 31 gennaio 2022. URL consultato il 14 aprile 2026.

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