Francesco Gaddi
Francesco Gaddi (Firenze, 9 febbraio 1441 – Valdichiana, 7 novembre 1504[1]) è stato un politico, diplomatico e magistrato italiano, fu una figura di rilievo nella Firenze del Quattrocento, distinguendosi come uno dei più importanti funzionari pubblici e diplomatici al servizio della repubblica e della famiglia Medici.
Biografia
Nacque a Firenze il 9 febbraio 1441 da Angelo di Zanobi e da Maddalena Ridolfi. La famiglia, che annoverava tra i suoi membri tre pittori di una certa notorietà, come Gaddo, Taddeo e Agnolo Gaddi, dalla fine del trecento si dedicò soprattutto all'attività manifatturiera nell'ambito dell'Arte della lana e, dal quattrocento, anche all'attività bancaria, aprendo "ragioni", vale a dire filiali, in Venezia e Roma. Quest'ultima era specializzata soprattutto in operazioni di prestito a membri della curia romana.
Grazie a tutte queste attività Angelo e Taddeo, rispettivamente padre e zio di Francesco Gaddi, si trovarono a occupare i primi posti nella gerarchia dei contribuenti del quartiere di appartenenza, quello di San Giovanni, in occasione della "prestanza" ossia dell'entità del prestito forzoso imposto dalla Repubblica di Firenze ai cittadini più facoltosi inclusi i banchieri, nel 1403, anno in cui superarono lo stesso Giovanni di Bicci de' Medici, padre di Cosimo de' Medici, come pure nell'entità delle proprietá segnate al catasto del 1427. Per quanto riguarda l'esercizio delle cariche pubbliche, con il padre, Angelo, leale sostenitore di Cosimo de' Medici, i Gaddi entrarono decisamente nella ristretta cerchia di famiglie fedeli ai Medici che, dopo il 1434, cioè dopo l'instaurazione "de facto" del dominio dei Medici, si insediarono a turno nelle principali cariche del governo di Firenze.
Nei suoi studi Francesco Gaddi fu dapprima indirizzato alla carriera ecclesiastica, nella quale egli si limitò al solo conseguimento degli ordini minori e ben presto tornò allo stato laicale. Continuò in seguito a studiare pur senza seguire un regolare corso, estendendo gradualmente il campo delle proprie conoscenze allaletteratura latina e quella greca, alla filosofia e alla patristica, alla medicina e all'astronomia. Fu amico dei principali letterati del tempo, molti dei quali gli furono colleghi nella Cancelleria fiorentina, come Cristoforo Landino, Alessandro Braccesi, Bartolomeo Scala e Marsilio Ficino del quale forse fu l'allievo prediletto. Proseguì poi facendo anche uno studio approfondito del diritto canonico tanto che nel 1485 chiese e ottenne, di essere esaminato, nell'ambito della Curia pontificia, al fine di conseguire il dottorato in questa disciplina; il che avvenne nel seguente mese di novembre.
Benché allo studio avesse dedicato le migliori energie, soprattutto nel periodo della giovinezza, non restano del Gaddi opere teoriche o composizioni letterarie. La testimonianza della reale profondità della sua cultura e della vastità dei suoi interessi sono le lettere da lui scambiate con le personalità politiche più in vista, e non soltanto fiorentine, ma anche i libri di ricordi che egli nell' intenzione redasse con puri intenti pratici e privati, ma soprattutto resta l'inventario della sua biblioteca, ricca di oltre duecento codici manoscritti e opere a stampa, quasi equamente ripartiti tra autori dell'antichità classica, testi di patristica e opere giuridiche.
Gli interessi culturali non furono i soli a essere coltivati dal Gaddi che, soprattutto prima del 1475, si occupò assiduamente anche delle aziende di famiglia. A questo precipuo scopo risiedette per lunghi periodi a Roma, dove collaborava con il fratello Girolamo nella conduzione della filiale romana del "Banco dei Gaddi". Era peraltro anche socio nelle varie aziende manifatturiere dei Gaddi nonché di altre società finanziarie di Firenze.
Queste molteplici attività in cui era impegnato fecero sí che il Gaddi fosse iscritto a varie Arti fiorentine: l'"Arte della lana", l' "Arte del Cambio" l'"Arte dei Medici e Speziali", di quest'ultima fu più volte uno dei sei "consoli" che la reggevano. In seguito si iscrisse all'"Arte dei Giudici e dei Notai": nel 1478 per la componente dei notai e dopo il 1485 per quella dei giudici. Attività economiche di cui egli lascerà progressivamente la conduzione a fratelli e nipoti man mano che il suo coinvolgimento politico cresceva fino ad essere la sua occupazione quasi esclusiva.
Nel 1475, stando al suo "Libro di ricordi", dovette abbandonare Roma per il definitivo ritorno a Firenze. Qui, grazie alle relazioni familiari non gli fu difficile entrare nella cerchia medicea e diventare, grazie alle sue doti personali, non solo uno fra i più stretti collaboratori di Lorenzo il Magnifico, ma in special modo un efficiente strumento operativo della sua politica estera. La prima occasione di mettersi in luce sotto questo aspetto si presentò nella primavera del 1478, nel corso dei drammatici avvenimenti che culminarono nella tragica congiura dei Pazzi.
Nei giorni immediatamente precedenti l'attuazione della congiura, Lorenzo de' Medici era stato tendenziosamente invitato a recarsi a Roma da Girolamo Riario per discutere della situazione ma, non volendo da un lato rifiutare l'invito e d'altro canto subodorandone i motivi fraudolenti, Lorenzo decise di inviare in sua vece e in qualità di suo uomo di fiducia il Gaddi il quale era a Roma il 26 aprile 1478 quando fu messo in atto l'agguato nella Cattedrale di Firenze ordito dai congiurati.
Quando l'insurrezione fu repressa e i principali responsabili in parte giustiziati e in parte fatti prigionieri, il Gaddi fu inviato a Firenze dagli emissari della Lega italica ormai divisa in due tronconi dalla politica nepotistica di papa Sisto IV: da un lato Firenze, Venezia e Milano; dall'altro il papa, il re di Napoli e la Repubblica di Siena per convincere Lorenzo de' Medici a liberare il giovane cardinale Raffaele Riario, nipote di Girolamo Riario, trattenuto dai Fiorentini come complice della congiura.
Per portare a termine l'incarico egli fece più volte la spola tra Roma e Firenze, finché il 12 maggio si giunse alla scarcerazione del cardinale. Appena dopo, il 18 maggio, essendo nel frattempo scoppiate le ostilità con il papa, si dispose a Firenze la creazione dei °Dieci di balia", una magistratura straordinaria che sovrintendeva alla conduzione della guerra e agli approvvigionamenti militari; data la delicatezza della situazione, lo stesso Lorenzo de' Medici decise di entrare a farne parte.
Per la "Cancelleria dei Dieci", che costituiva il braccio operativo di questa magistratura, fu deciso che a sovrintendervi fosse non il primo cancelliere della Repubblica, secondo consuetudine, bensì fossero. due personaggi fedelissimi alla casa Medici: Niccolò Michelozzi, segretario personale di Lorenzo e lo stesso Gaddi che tuttavia non era notaio. La sua posizione fu legalizzata con l'iscrizione "a sanatoria" nell'arte dei giudici e notai. Nell'ambito della Cancelleria dei Dieci al Gaddi toccò occuparsi della corrispondenza esterna con gli altri Stati italiani ed esteri. In tal modo egli poté acquisire, oltre alle tecniche cancelleresche, una grande familiarità con il mondo della diplomazia, determinanti - tanto le une quanto l'altra - per l'assunzione permanente, a partire dal 1488, nella Cancelleria fiorentina con il ruolo di segretario degli "Otto di pratica", la magistratura a carattere permanente che aveva nel frattempo sostituito i "Dieci di balia".
Nel decennio intercorso tra le due esperienze nella "Cancelleria fiorentina" durata pochi mesi la prima, protrattasi per circa dieci anni la seconda; il Gaddi fu quasi di continuo impegnato in missioni diplomatiche, come "oratore" ufficiale della Repubblica fiorentina, presso vari potentati italiani ed esteri o, semplicemente, come inviato personale di Lorenzo il Magnifico con l'incarico di sbrigare incombenze di carattere privato, come ad esempio nel 1486 le trattative di matrimonio del figlio Piero con Alfonsina Orsini. Tuttavia, dati gli inestricabili nessi che univano ormai gli interessi del governo fiorentino con quelli della famiglia Medici, non furono rari i casi in cui missioni affidate al Gaddi dal Magnifico fossero poi ratificate da organi dello Stato e pagate con fondi pubblici o, al contrario, casi in cui agli scopi ufficiali di un'ambasceria si aggiungessero incarichi da svolgere nello stesso luogo o durante il percorso per esclusivo interesse del Magnifico.
La prima di queste missioni inizio il 15 settembre 1478, quando il Gaddi fu inviato al re di Francia, "come uomo di detto Lorenzo".[N 1]
cioè in veste di inviato personale del Magnifico. In Francia rimase più di un anno, tornando a Firenze solo nel mese di ottobre 1479, in compagnia di un emissario del re Luigi XI di Francia con il compito specifico di adoperarsi per una rapida risoluzione del conflitto ancora aperto tra "Lega italica" ormai ristretta a Firenze, Milano e Venezia, da un lato, papa, re di Napoli e Repubblica di Siena dall'altro. Affinché l'azione del Gaddi risultasse più incisiva, poco prima che egli lasciasse la Francia il re lo aveva nominato proprio segretario.
In Italia il Gaddi rimase solo pochi mesi, per di più consumati in continui viaggi a carattere diplomatico presso varie corti: inviato il 2 dicembre 1479 a Siena il Gaddi vi incontrò il ,"duca di Calabria", il figlio del re di Napoli, e Federico da Montefeltro duca di Urbino, comandanti dell'esercito napoletano, affinché fossero presi accordi preliminari per il viaggio a Napoli del Magnifico. Da Siena il Gaddi proseguì per Roma, dove giunse il 12 dicembre: qui doveva giustificare presso il papa il viaggio a Napoli del Medici. In questa occasione il papa si lamentò per il fatto che mentre a Napoli il Magnifico si recava di persona, presso il pontefice si faceva rappresentare da un semplice segretario.
Ripartito da Roma il 15 dicembre, il Gaddi giunse il 19 a Napoli, ove era stato preceduto da Lorenzo e dove partecipò ai suoi colloqui col re Ferdinando. Nel marzo 1480 lasciò Napoli per Roma, allo scopo di perfezionare gli accordi presi nel febbraio tra il papa e l'"oratore" ufficiale, cioè l' emissario della Repubblica fiorentina.
Tornato a Firenze ai primi di aprile 1480 ne ripartì il 25 maggio, nuovamente inviato in Francia. Questa missione si protrasse fino al mese di aprile del 1482: la sua presenza alla corte doveva rappresentare la conferma dei tradizionali legami di amicizia e alleanza politica tra Firenze e la Francia. Egli doveva sollecitare l'intervento del re a favore di Firenze nella questione della restituzione dei territori occupati dal duca di Calabria: quello della "restituzione delle terre" è l'argomento ricorrente nella corrispondenza del Gaddi di questo periodo. Inoltre convincere il re ad accettare il nuovo equilibrio venutosi a creare tra gli Stati italiani dopo la pace del 1480, con il ristabilito accordo tra Firenze e Napoli e i mutamenti dinastici a Milano, e le offerte di amicizia di Ludovico il Moro, nuovo signore della città: il Gaddi aveva ricevuto da quest'ultimo un incarico specifico in questo senso.
Non è del tutto chiaro quale sia stato l'effettivo esito di questa seconda missione francese del Gaddi, dal momento che è andata dispersa la corrispondenza relativa. All'inizio egli dovette superare la diffidenza di Luigi XI nei suoi confronti: era infatti sospettato di avere un atteggiamento troppo arrendevole nei confronti del re di Napoli. Sembra però che il Gaddi fosse riuscito a riguadagnare in breve il terreno perduto nei confronti del re, dato che prima del ritorno a Firenze, questi lo nominò consigliere e "maître des requêtes" delle cose d'Italia. Anche Ludovico il Moro ebbe parole di elogio per il Gaddi e per il ruolo di mediatore da lui svolto alla corte di Francia. In Francia poté intrecciare importanti amicizie con personalità francesi e con agenti diplomatici di altri Stati. Stabilì con Philippe de Commynes uno stretto legame destinato a durare molti anni; strinse amicizia col cardinale Giuliano Della Rovere, che si trovava in Francia come ,legato apostolico; tra l'altro questa amicizia fruttò al Gaddi la nomina a conte palatino da parte del Della Rovere.
Dopo una breve sosta a Firenze il Gaddi ripartì il 22 luglio per Roma, ove si trovava il duca di Calabria, l'erede al trono di Napoli, impegnato in operazioni militari contro Roberto Malatesta da Rimini, capitano delle truppe pontificie. Il Gaddi seguì per alcuni mesi gli spostamenti imposti dalle necessità militari, agendo presso di lui come "oratore" del governo fiorentino, finché il 6 gennaio 1483 tornò a Firenze. Il 18 marzo ripartì per Roma, ove doveva occuparsi di questioni riguardanti il "Banco Medici". Durante il suo breve soggiorno romano maturarono le premesse dell'affidamento al Gaddi da parte del papa Sisto IV dell'importante incarico di collettore per il Ducato di Milano di un'imposizione fiscale di trentamila ducati, il cui gettito sarebbe andato per un terzo a favore della Camera apostolica e per i restanti due terzi a favore dell erario ducale. Così il 31 marzo 1483 partì da Roma per recarsi a Milano per svolgere il nuovo incarico. Durante il viaggio effettuò una breve sosta di passaggio a Firenze, dove Lorenzo de' Medici gli consegnò una lettera di credenziali per Ludovico il Moro.
L'onere di tesoriere nel Ducato di Milano si protrasse a lungo, dal momento che sul finire del mandato, l'8 giugno 1484, fu raggiunto da un "breve' pontificio che lo incaricava della riscossione di un secondo sussidio per un gettito di altri trentamila ducati. In quest'incarico di esattore fu confermato, dopo la morte di Sisto IV, dal successore Innocenzo VIII con "breve" del 19 settembre 1484. Nel successivo mese di ottobre dovette tornare brevemente a Firenze per appoggiare la candidatura del fratello Taddeo a membro della Signoria e per questa occorrenza sollecitò l'intervento diretto di Lorenzo de' Medici, che faceva parte del Collegio degli "accoppiatori", cioè degli incaricati a stilare le liste dei candidati ai pubblici uffici.
In dicembre, risolta positivamente la questione, poté tornare a Milano e portare a termine l'incarico di tesoriere pontificio, che si protrasse fino al febbraio 1485.
Dopo esser andato a Roma a consegnare i libri contabili alla Camera apostolica, fece ritorno a Firenze donde ripartì nel successivo ottobre per recarsicome come "oratore" a Milano, con l'incarico di convincere Ludovico il Moro della necessità di sostenere militarmente il re di Napoli, impegnato nella repressione di una rivolta dei baroni, facendo leva sul presupposto.che la presenza di un forte Regno nell'Italia meridionale era condizione necessaria e indispensabile per il mantenimento dell'equilibrio e quindi della oace nella penisola. Inoltre doveva contrattare la ripartizione delle spese della condotta di Virginio Orsini, capitano delle truppe della ,"Lega Italica".
Tornato a Firenze il 1° marzo 1486 entrò in carica come "priore" per il quartiere di San Giovanni. Durante il bimestre di carica fu celebrato il suo matrimonio con Oretta di Iacopo Guasconi, dalla quale ricevette una dote di milleduecento fiorini "di suggello". Con la moglie andò ad abitare in una casa di affitto nel quartiere San Giovanni, da cui poi nel 1492 si trasferì in una casa di sua proprietà nel "popolo" di Sant'Ambrogio, nel quartiere di Santa Croce, acquistata l'anno prima dai monaci della badia fiorentina. Dal 1486, per otto anni, fece parte della famiglia anche il nipote Alessandro detto Gaddo, figlio del fratello Luigi, rimasto orfano dei genitori.
Il 12 giugno ripartì da Firenze, essendo stato nel frattempo nominato, unitamente a Piero di Gino Capponi, commissario generale presso l'esercito della Lega. Tornato a Firenze, il Gaddi ripartì subito per Pisa, ove doveva imbarcarsi diretto a Napoli, portando con sé una bombarda e una consistente somma di denaro destinati al re di Napoli. Non si poté imbarcare per motivi organizzativi e, chiesto e ottenuto il permesso dei Dieci di balia, fece ritorno a Firenze, ma una malattia contratta durante il viaggio non gli permise di allontanarsi per un lungo periodo pertanto dovette rinunciare a portare a termine l'incarico. Lorenzo, che su quello contava assai, non gli perdonò la defezione, benché provocata da motivi indipendenti dalla volontà del Gaddi. Questo episodio rappresentò uno dei rarissimi screzi che gettarono, sia pure temporaneamente, ombra su un lungo e proficuo rapporto di collaborazione.
Nell'aprile 1487 fu inviato "oratore" al pontefice e a Roma rimase tutto il mese di maggio; nel giugno si recò nelle Marche a far opera di mediazione per conto del papa con Boccolino da Osimo, feudatario ribelle della Chiesa. Il 1° novembre dello stesso anno entrò in carica come membro della magistratura degli Otto di guardia e balia che sovrintendeva all'ordine pubblico. Era ancora in carica quando il 1° gennaio 1488, fu scelto come segretario degli "Otto di pratica'. Questo ulteriore suo servizio in Cancelleria come segretario degli "Otto' non segnò la fine delle sue peregrinazioni: il 3 settembre 1488 si recò come ambasciatore presso il duca di Milano, dove rimase fino all'11 dicembre; il 4 settembre 1489 fu inviato alla Signoria di Siena; il 28 dicembre 1492 andò ambasciatore a Venezia; nel maggio 1493 fu inviato a Roma a mediare la controversia sorta tra il pontefice e Virginio Orsini; nel mese di aprile 1495 fu inviato al nuovo duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro per trattare la sua condotta come capitano generale delle milizie fiorentine.
Di tutte queste missioni egli redigeva minuziosi resoconti, in cui annotava le spese sostenute, gli accrediti ricevuti da parte del governo fiorentino o del Banco Medici (a seconda del fatto che la missione fosse pubblica o per conto dei Medici), l'elenco delle lettere spedite. I dati salienti di questi "quadernucci" vennero poi trasferiti nel suo "Libro di ricordi', che copre il periodo 1477-99. Quasi allo stesso lasso di tempo risalgono le annotazioni apportate dal Gaddi al "Priorista" un registro contenente i nomi dei componenti della Signoria di Firenze, dal 1282, anno della istituzione, in avanti, cominciato e compilato da suo padre fino agli anni Ottanta del Quattrocento.[N 2]
Dopo la morte del padre fu Francesco Gaddi a continuarlo fino al 1495 e ad accompagnare, come faceva il genitore, all'elenco dei priori e dei gonfalonieri di Giustizia la narrazione di avvenimenti di storia cittadina. La sua attendibilità come testimone di avvenimenti fu ben conosciuta anche dai contemporanei: Piero Parenti, autore di una monumentale Storia di Firenze ora conservata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, si rivolse a lui per ottenere notizie di prima mano sulla crisi del 1478.[N 3]
Contemporaneamente al servizio in Cancelleria e negli intervalli delle missioni diplomatiche riuscì a esercitare anche alcuni uffici pubblici in città: oltre a quelli già menzionati fu membro dei "Dodici buonuomini" dal 15 marzo 1494 e occupò vari incarichi nell'ambito dell'arte dei giudici e notai.
Dopo la morte del Magnifico avvenuta nel 1492 aveva continuato a collaborare con il figlio Piero. Alla cacciata di questo da Firenze, in seguito al rivolgimento istituzionale dell'8 novembre 1494, molti fedeli dei Medici furono perseguitati. Il Gaddi, del quale tuttavia erano ben noti i legami con i Medici, fu pregato dagli esponenti del nuovo regime di rimanere in Cancelleria, nel ruolo che avesse preferito. Scelse pertanto il ruolo di secondo cancelliere, carica di minor prestigio rispetto a quella di primo cancelliere, ma più intrinseca con il potere politico. Ad essa di lì a poco si aggiunse quella di segretario dei "Dieci di balia", magistratura che, in seguito al ripristino del regime popolare del 1494, aveva nuovamente sostituito quella degli "Otto di pratica".
Il Gaddi tenne queste cariche fino al 1498, quando fu operato un completo rinnovamento del personale della Cancelleria fiorentina e il ruolo di secondo cancelliere da lui detenuto fu conferito a Niccolò Machiavelli. Non venne meno tuttavia la sua collaborazione con il governo fiorentino.
Rivestiva l'incarico di commissario quando, in una località imprecisata della Valdichiana, ov'era impegnato, morì il 7 nov. 1504.
Dal suo matrimonio con Oretta Guasconi non erano nati figli; pertanto eredi dei suoi beni e della sua raccolta libraria, che, nel 1500 era considerata la più importante biblioteca privata di Firenze, furono i figli del fratello Taddeo.
Note
- Esplicative
- ↑ "Libro dei Ricordi", c. 90.
- ↑ Archivio di Stato di Firenze, "Tratte", estrazione a sorte dei funzionari pubblici fiorentini, c. 62.
- ↑ Del carteggio personale di Gaddi rimane solo un sintetico resoconto nel carteggio scambiato nel XVIII secolo tra Rosso Antonio Martini e Giovanni Gaetano Bottari, conservato a Roma. Biblioteca dell'Accademia dei Lincei e Corsiniana: Corsiniana. 44.F.10
- Bibliografiche
- ↑ Vanna Arrighi, Francesco Gaddi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 52, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998. URL consultato il 6 maggio:2026.
Bibliografia
- Vanna Arrighi, Francesco Gaddi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 52, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998. URL consultato il 6 maggio:2026.
Voci correlate
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