Fratelli Vianelli
I fratelli Giuseppe Vianelli, nato Giuseppe Maria Gioacchino Vianelli (Chioggia, 27 agosto 1834 – Venezia, 31 dicembre 1899), e Luigi Vianelli, nato Luigi Felice Fortunato Vianelli (Chioggia, 1º luglio 1836 – Venezia, 12 settembre 1886), sono stati due fotografi italiani, tra i maggiori ritrattisti veneziani del XIX secolo, la cui fama si estese oltre i confini italiani[1], tanto da fregiarsi nel logo della dicitura "Fotografi di S.M. il Re d'Italia e delle L.L. A.A. R.R. il Principe e la Principessa di Galles e di Germania" e "Fotografi delle Reali Corti d'Italia, di Germania, d'Inghilterra e di Grecia, decorati e premiati più volte"[2].
Premessa
Nel 1866 Venezia passò dall'Impero austro-ungarico al nuovo Regno d'Italia: ciò pose Venezia in una situazione estremamente favorevole e in concorrenza col porto asburgico di Trieste. Per la città significò un rinnovamento, non solo politico, ma soprattutto economico, urbanistico e sociale, attirando investimenti, anche stranieri. Venezia divenne metà del Grand Tour per l'élite intellettuale, altoborghese, nobiliare e dove passarono molti sovrani. La città, in breve tempo divenne una sorta di salotto letterario dove soggiornarono le più importanti personalità del tempo, anche per godere di una delle sue maggiori attrazioni, il teatro[1].
La fotografia, che già godeva di grandi attenzioni, s'impose ancor più per l'autocelebrazione da parte dei suoi ospiti, ma anche per quei fotografi che si dedicarono alla rappresentazione delle vedute e dei monumenti. Il ritratto, attraverso le carte de visite e nel formato più grande del cabinet card, molto in voga, assunse il ruolo principale, ma anche le cartoline illustrate che viaggiavano per tutta Europa o attraverso la riproduzione, a mezzo incisione, nei vari giornali periodici ebbero notevole risonanza[1].
Quello dei Fratelli Vianelli risulta un caso particolarmente anomalo se consideriamo la fama di cui godette il loro studio, dal quale passarono re, regine e imperatrici, generali, diplomatici, illustri cantanti, musicisti e attori, ma che è caduto in un oblio secolare. Tra l'altro la vastissima produzione di oltre 40 anni è andata smarrita, dispersa, di cui solo qualche centinaio di foto sono riapparse[1].
Biografia
Non è noto il motivo per il quale si dedicarono alla fotografia e neppure se siano stati assistenti di qualche altro fotografo. Non è neppure noto quando abbiano deciso di trasferirsi a Venezia, se nel 1860[1][3], come qualcuno suppone, o qualche anno prima nel 1858[2][4].
L'evoluzione del loro atelier inizia nel 1866 quando il re Vittorio Emanuele II in persona visita la città appena acquisita, dopo la terza guerra d'indipendenza e i Vianelli sono i primi a fotografarlo e da allora si fregeranno del titolo di fotografi di corte. Però già nel 1862 i fratelli erano stati oggetto di polemiche in quanto acconsentirono a consegnare all'imperatrice Elisabetta di Baviera i ritratti dei negativi[2]. Bisognerà attendere il 1880 per una prima normativa sul diritto d'autore e sullo sfruttamento economico dei negativi, grazie al processo che vide coinvolto Carlo Naya. Con questo processo l'avvocato di Naya, Leopoldo Bizio, ope legis, introdusse il diritto d'autore anche per le immagini[5]. In ogni caso la polemica finì sulla stampa, senza sapere che l'imperatrice, come del resto altre teste coronate e nobili di vario genere, era collezionista di ritratti, soprattutto di donne. In quell'anno del resto i Vianelli iniziarono l'Album delle donne belle con i ritratti di donne di ogni luogo e classe sociale[2].
Nel 1867 i Vianelli presero parte ad uno degli eventi più importanti di quel tempo, l'Esposizione universale di Parigi e l'anno successivo parteciparono all'Esposizione industriale regionale di Venezia e Verona[1], che vide la nascita della Scuola Superiore di Commercio di Venezia (che diverrà l'Università Ca' Foscari)[6], dove ricevettero dei premi. Lo storico Alberto Errera nel suo testo Storia e statistica delle industrie venete e accenni al loro avvenire del 1870 scrisse a proposito dei Vianelli: «i lavori di questo stabilimento sono molto pregiati in Italia e all'estero e particolarmente i ritratti in grandi proporzioni riescono per bene. Parecchie volte fu premiato. Ci sono tre macchine (quelle prodotte da John Henry Dallmeyer) fabbricate in Londra: vi sono tre operai»[1].
Nel 1872 il docente di statistica e uomo politico Emilio Morpurgo descrisse alcuni dei ritratti dei fratelli: "Tu vedi riprodotte le sembianze della gentile Smerowsky (al secolo Caroline Smeroschi), l'eroina del Faust [nel ruolo di Margherita], nell'atto che illuminata dal bianco raggio di luce mirasi nello specchio ponendosi al collo le gioie ritrovate presso l’umile abituro, e vi scorgi tanta verità e tanta vita che ti ritornano alla mente i momenti piacevoli trascorsi nell’udire quel suo canto affascinate. Vi vedi la Pia Marchi Maggi quest'attrice sì eminente e sì cara, e sarebbe difficile il dire di tutte le bellezze che racchiude questo ritratto, in cui davvero tu non sai se più ammirare il simpatico volto e le bellissime vesti o l'arte che le riprodusse sì perfette e sì naturali. E dovrei forse tacere d'alcuni altri bellissimi ritratti, fra quali primeggia quello della Zoppetti [forse si riferisce all'attrice Erminia Zampolli che fu a capo dell'omonima compagnia d'arte drammatica], ove le sete colorate del vestito si staccano così perfettamente dal fondo, da sembrare che l'aria le circondi e le muova". E non mancano personaggi di primo piano nel mondo teatrale come Franco Faccio, Teresina Brambilla, la celeberrima Adelaide Ristori e tanti altri[1].
L'anno seguente presero parte all'Esposizione universale di Vienna 1873 in cui si aggiudicarono una medaglia[1]. Negli anni Settanta anche lo scrittore Pompeo Gherardo Molmenti si soffermò con una sua riflessione: "Qui a Venezia, lo studio dei Fratelli Vianelli è il convegno del nostro mondo elegante, e il ritrovo di tutte quelle simpatiche straniere che vengono ad ammirare entusiasticamente la piazza di S. Marco, il Molo, le chiese, le calli, i canali, ecc. [...] Essi possono reggere il confronto di André-Adolphe-Eugène Disdéri di Parigi, di Philipp Graff di Berlino, di Ludwig Angerer di Vienna e di Peter Petersen di Cristiania che condussero la fotografia ad un grado eminente di perfezione"[2].
Nel 1886 morì Luigi per "congestione cerebrale" come riporta la registrazione presso la Chiesa di San Zaccaria ed il fratello Giuseppe proseguì da solo nel lavoro dell'atelier. La tesi proposta prima da Piero Becchetti, e successivamente da Paolo Costantini e Italo Zannier, che indicano la data di chiusura dell'atelier e cessione dell'archivio nell'anno 1890 circa, non sembra plausibile. Risulterebbe infatti, da ricerche più approfondite, che nel 1892 uscisse a cura dello studio un annuncio pubblicitario bilingue (italiano e francese) all'interno della guida illustrata con immagini storiche: Sei giorni a Venezia. Non solo, ma l'atelier partecipò anche alla II Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 1897 nella sezione "Indicazioni utili per i forestieri che visitano Venezia", assieme a Carlo Naya e Giuseppe Dolcetta[1].
L'attività dello studio terminò il 31 dicembre 1899 con la morte di Giuseppe, probabilmente improvvisa essendo noto che emise un pagamento solo quattro giorni prima. Non si conosce, invece, la sorte della moglie Annunziata Aliprandi, che aveva diciannove anni meno del marito. Si perdono anche le tracce della figlia nata dal loro matrimonio. Lo studio venne ceduto nel 1904 ai Fratelli Agolini che proseguirono l'attività fino al 1927 con il nome di Vianelli prima della chiusura definitiva. Invece il vasto archivio fu acquisito da Giovanni Jankovich (antico concorrente dei Vianelli) di cui diventò concessionario delle lastre negative assieme al figlio Francesco[1].
Soltanto dopo gli anni 2000 è iniziata una ricerca e una ricognizione delle immagini sparse tra vari archivi, nella maggior parte andati smarriti, molti dei quali finiti probabilmente nei mercatini antiquari.
Galleria d'immagini
Principessa Vittoria del Galles, data ignota
il pittore Karl von Blaas, data ignota
Donna veneziana, data ignota
Donna veneziana, data ignota
Granduchessa di Russia Elena Pavlovna Romanova, 1872
La mezzosoprano Maria Waldmann, 1876
re Umberto I, forse 1882
L'archeologo, scrittore e politico Austen Henry Layard, 1883
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Linda Baldassin, Il teatro in posa nello studio dei Fratelli Vianelli, in ScienceOpen-oajournals, 2021, pp. 123-142. URL consultato il 18 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 Fratelli Giuseppe e Luigi Vianelli [1858-1890], in Comune di Trieste-Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte, 18 maggio 2020. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ Vianelli, Fratelli, in Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ Fratelli Vianelli, in ICCD-Ministero della Cultura-Istituto centrale per il catalogo e la documentazione. URL consultato il 18 maggio 2026.
- ↑ Arianna Longhi, Storia-della-rappresentazione-fotografica, in Università Iuav di Venezia, 2023, p. 147. URL consultato il 7 gennaio 2025.
- ↑ Venezia 1868: l'anno di Ca' Foscari (PDF), in Gazzetta di Venezia-Edizioni Ca' Foscari, settembre 1868, pp. 245-306. URL consultato il 18 maggio 2026.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Fratelli Vianelli, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
- 12 foto dei fratelli Vianelli, su fotografia.cultura.gov.it.