Genestrerio

Genestrerio
quartiere
Genestrerio – Stemma
Genestrerio – Veduta
Genestrerio – Veduta
Localizzazione
StatoSvizzera (bandiera) Svizzera
Cantone Ticino
DistrettoMendrisio
ComuneMendrisio
Territorio
Coordinate45°51′18″N 8°57′37″E
Altitudine343 m s.l.m.
Superficie1,45 km²
Abitanti1 171[2] (31-12-2025)
Densità807,59 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale6852
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice OFS5252
TargaTI
PatronoAntonio abate
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Genestrerio
Genestrerio
Genestrerio – Mappa
Genestrerio – Mappa
Localizzazione del quartiere di Genestrerio nel territorio comunale di Mendrisio
Sito istituzionale
Il territorio del comune di Genestrerio prima degli accorpamenti comunali del 2009
Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate
La casa parrocchiale di Mario Botta

Genestrerio (in dialetto ticinese Genestrée) è un ex comune ticinese che dal 2009 è diventato quartiere costitutivo della città di Mendrisio[3].

Geografia fisica

Il paese sorge a 339 m s.l.m. sulla riva destra del Laveggio e a un chilometro e mezzo a sud-ovest della stazione di Mendrisio sulla linea Bellinzona-Lugano-Chiasso delle Ferrovie Federali Svizzere . I comuni limitrofi sono Stabio e Novazzano. Il quartiere si trova nella Campagna Adorna, una fertile pianura circondata quasi completamente da colline e montagne[4][5].

Origini del nome

Secondo l'opinione popolare il nome deriva da "ginèstri", ossia "ginestre" in dialetto ticinese, una pianta che doveva essere molto diffusa nei vasti terreni della Campagna Adorna, ossia la pianura in cui si situa Genestrerio[6][7].

Storia

Genestrerio venne menzionato per la prima volta quale insediamento nel 1375, quando faceva parte dei territori di alcune famiglie nobili di Mendrisio, con la dicitura "Cassina di Zenestrario"[8].[9] Nonostante la sua prima citazione sia del XIV secolo è possibile ricostruire e affermare con certezza che la storia dell'abitato al centro della Campagna Adorna sia cominciata prima dell'anno Mille,[9] e che prima della sua citazione ufficiale godesse già di antichi privilegi imperiali: in particolare, la carta di immunità[9] (a cui erano annessi notevoli vantaggi fiscali) concessa da Adolfo di Nassau,[9] re dei Romani dal 1292 al 1298, nel 1294[10].

Nel XIV secolo Genestrerio ottenne probabilmente l'indipendenza da Mendrisio e si costituì quindi come vero e proprio comune[11], e nel 1599 raggiunse una sua indipendenza anche dal punto di vista ecclesiastico,[9] separandosi dalla pieve[12] di Balerna e costituendosi come parrocchia[13] autonoma[8][9].

I secoli che vanno dal XVI al XX secolo furono caratterizzati da una notevole emigrazione,[9] anche artistica,[9] che portò molte maestranze di Genestrerio verso l'Italia, l'Europa centrale e orientale[14], e nel XX secolo soprattutto in America Latina.

A inizio Ottocento, grazie a Napoleone Bonaparte, il baliaggio a sud delle Alpi divenne cantone, portando quindi alla nascita dei comuni moderni (1803), e quindi anche del Comune di Genestrerio. Nonostante la comparsa si collochi a inizio secolo bisognerà comunque attendere il 1861 per vedere costruita la Casa Comunale, che fu probabilmente la sede anche della scuola maschile e di quella femminile[14].

Dopo l'occupazione da parte della Repubblica Cisalpina tra il 1810 e il 1813, venne creata la Nuova Costituzione Cantonale nel 1814, che stabilì l'annessione dei comuni di Genestrerio, Rancate, Besazio, Arzo, Meride e Tremona al Distretto di Mendrisio[15].

Nel XIX secolo il Ticino subì tre ondate di colera[16]: nel 1836 (ondata che risparmiò il resto della Svizzera[16]), nel 1849 e nel 1854-1855[16]. Genestrerio però, insieme alla valle di Muggio e a pochi altri comuni, riuscì a conservare l'immunità[17].

Nel corso del XX secolo abbiamo la fondazione di alcune società importanti, come la Società di tiro "La sentinella" nel 1905 (poi sciolta nel 1972), la nascita della prima cooperativa di consumo nel 1912 e l'arrivo della distribuzione di energia elettrica nel 1918[14].

Fusione comunale

Già comune autonomo che si estendeva per 1,45 km²[5]. Il 25 novembre 2007 gli elettori dei comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Mendrisio, Rancate e Tremona hanno approvato la fusione. Il 5 aprile 2009 questi comuni si sono uniti per formare il nuovo comune di Mendrisio.

Simboli

Sullo stemma sono presenti una pianta di ginestra, che rimanda al nome stesso del quartiere, un manocco di tabacco e un grappolo d'uva, che erano piante molto coltivate nella regione e rinviano quindi alla vita rurale condotta in passato dagli abitanti[6].

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa di Sant'Antonio Abate

La chiesa di Sant'Antonio Abate divenne parrocchiale nel 1599, quando Genestrerio si separò dalla pieve di Balerna[8]. Nel corso dei secoli la chiesa continuò a rinnovarsi, facendo incontrare e dialogare vari stili architettonici, finché nel 1987 un terribile evento naturale impose una battuta d'arresto, che viene narrata da Domenico Robbiani nei seguenti termini:

«Quella sera del 23 agosto 1987 fu una tragedia di dolore per tutto Genestrerio. Erano le 19.17: un fulmine si abbatté sul villaggio. Purtroppo, nello spavento generale, nessuno s'era accorto che il fulmine s'era infilato dentro una finestra della chiesa e creato un disastro di grandi proporzioni: totalmente distrutto l'organo, un'imponente macchina barocca del XVIII secolo, classificata fra le migliori del Ticino, la volta completamente annerita dal grande incendio subito sviluppato, e così pure anneriti, irriconoscibili, forse perse totalmente le opere pittoriche della volta e del coro, oltre tutti gli stucchi delle lesene. Quelle belle opere del Bagutti (di Rovio) e quell'imponente "Giudizio universale" del Rinaldi di Tremona: tutto un vero inenarrabile disastro!»

Si tentò con esito positivo di rimediare al disastro con accurati interventi, che portarono alla riapertura della chiesa al culto in occasione della Pasqua del 1991[19]. In seguito intervennero ulteriori operazioni di rinnovamento: in particolare nel 2001-2002 Mario Botta disegnò la nuova facciata della chiesa[20]. Nel 2008 Selim Abdullah dotò la chiesa di una nuova porta bronzea, oggetto di commento anche da parte dello stesso Botta, il quale ritiene che grazie a quest'opera "nel villaggio, fino a ieri immerso negli spazi di un mondo rurale, ora si offre una riflessione attraverso un linguaggio contemporaneo che, ne sono certo, saprà interpretare le ansie e le attese dei cittadini e talvolta fors'anche offrire inedite emozioni"[21].
La porta si presenta come un racconto, che partendo dalla vita del santo cerca di mostrare la grandezza spirituale dello stesso, il quale dopo un periodo di solitudine nel deserto decise di dedicarsi agli altri per insegnare loro la carità[22]. Infatti sul battente sinistro è rappresentato il santo in piedi, con il monastero, la campana, il demonio, l'animale, gli apostoli, mentre sull'anta destra la Croce e la folla dei perseguitati[23].

Sant'Antonio Abate viene tutt'oggi celebrato dalla comunità locale di Genestrerio con una sagra che attira molte persone dai paesi circostanti, soprattutto grazie alla sua particolarità: la benedizione degli animali domestici sul sagrato della chiesa[24].

Architetture civili

Tra gli edifici che popolano il centro paese, un'abitazione di fine Cinquecento conserva una scala a chiocciola nascosta che, stando alla tradizione popolare, sarebbe stata utilizzata dal patriota italiano Francesco Scalini durante una delle proprie fughe. Costruita dalla famiglia Fontana di Brusata come edificio rurale, l'abitazione fu successivamente ristrutturata dai nobili luganesi Riva.[25]

La località Molino[26] deve il proprio nome alla presenza di un mulino - attivo fino agli anni 1990[27] - che era stato costruito nel 1777[27] da alcuni esponenti della famiglia Rusca[27].

Lungo il corso del Laveggio sono ancora visibili tre dei numerosi piccoli ponti - localmente noti come puntasèi - che un tempo erano frequentemente utilizzati non solo per spostarsi tra Ligornetto e Genestrerio, ma anche per attività di approvigionamento quali, ad esempio, la pesca alla lontra.[28]

Società

Evoluzione demografica

L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabella[4]:

Abitanti censiti[29]

Religione

Patrono del paese è sant'Antonio abate, che il 17 gennaio è festeggiato con un falò nella piazza comunale, con un mercatino e con la benedizione degli animali[24].

Cultura

Arte

La posizione centrale rispetto alla Campagna Adorna favorì una vita rurale e contadina, ma non impedì agli abitanti di sviluppare la vocazione artistica che caratterizza tutta la zona del Mendrisiotto. Giuseppe Martinola[30], parlando della storia del Mendrisiotto afferma:

«È la storia di un piccolo popolo che, per ragioni che sarà inutile indagare, tanto non v'è risposta, ha ricevuto il dono di una generosa gentilezza e di un amore al bello che sono proprio congeniali a questa gente come a tutta quella dell'area comacina. E così l'abbiamo detta. Dunque, la storia di un paese di artisti. Né sia da pretendere che si debbano scrivere con la maiuscola, tutti: che sarebbe mostroso, e quelli sommi è naturale che siano pochi. Ma di artigiani, cioè praticanti l'arte, questo sì»

In effetti anche Genestrerio ebbe le sue maestranze, le quali si diressero soprattutto in Italia, ma non solo, per cercare fortuna. Ne sono un esempio la famiglia patrizia dei Boffi, un membro della famiglia Coldirali (oggi "Calderari"), che ha probabilmente lavorato alla cattedrale di Fulda in Germania[14], ma anche i Baraini, gli Induni, i Cresta, i Sala[32].

I Baraini

Il secolo dei Baraini fu il diciassettesimo. I membri di questa famiglia erano molto noti per la loro abilità artistico-artigianale e si dedicarono soprattutto ai mestieri di scalpellino e costruttore[33]. Pur trovandosi spesso lontani dal paese natio per motivi lavorativi, contribuirono alla costruzione del fulcro artistico di Genestrerio: la chiesa di Sant'Antonio Abate. In particolare Antonio Maria Baraini lavorò a Roma, per poi fare ritorno a Genestrerio per dare un contributo alla costruzione della chiesa in cui lavorarono anche suo padre Gaspare e soprattutto suo zio Antonio[33].

Originario di Genestrerio è anche Carlo Giuseppe Baraini, il quale fece notevole fortuna a Roma. Egli non si dedicò però al mestiere di scalpellino o costruttore, come gran parte della sua famiglia, ma fu artista-disegnatore di ricami, medagliere, orafo, incisore, casellatore[33]. Nonostante la lontananza però non abbandonò mai del tutto il suo paese natale, al quale rivolse sempre dei doni, come stole, ostensori, calici, lampadari, e al quale lasciò in eredità la sua abitazione a Roma e 1200 scudi[33].

Mario Botta

  • 1959: Cappella votiva di San Fermo[34]
  • 1961–1963: Casa parrocchiale [34]
  • 2001–2002: Entrata della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate[34]

Infrastrutture, trasporti, industrie

Il quartiere è servito dalla stazione di Ligornetto-Genestrerio della ferrovia di Valmorea, chiusa nel 1928. Nel quartiere ha la propria sede principale l'azienda Metaltex.

Sport

  • Società Cacciatori Riuniti[35]

Note

  1. ↑ Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio (a cura di), Genestrerio - Il Laveggio e la zona dei "puntasèi", in pannello esplicativo sito in Piazza Baraini.
  2. ↑ zenebrini[1]
  3. ↑ Le aggregazioni comunali dell'alto Mendrisiotto, su mendrisio.ch.
  4. 1 2 Stefania Bianchi, Genestrerio, in Dizionario storico della Svizzera, 26 giugno 2017.
  5. 1 2 Genestrerio, su sito istituzionale del comune di Mendrisio, 11 gennaio 2017.
  6. 1 2 Gastone Cambin, L'Armoriale dei Comuni ticinesi, Lugano, Edizione Istituto Araldico e Genealogico, 1953.
  7. ↑ Genestrerio, su mendrisio.ch.
  8. 1 2 3 Cassina di Zenestrario, su hls-dhs-dss.ch.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio (a cura di), Genestrerio - Nella storia ..., in pannello esplicativo sito in Piazza Baraini.
  10. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, pp. 49-51
  11. ↑ comune
  12. ↑ pieve, su hls-dhs-dss.ch.
  13. ↑ parrocchia
  14. 1 2 3 4 Storia di Genestrerio, su mendrisio.ch.
  15. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, pp. 138-139
  16. 1 2 3 colera
  17. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, pp. 145-149
  18. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, p. 303
  19. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, p. 305
  20. ↑ AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Casagrande, Bellinzona, 2007, p. 438
  21. ↑ Oliviero Bernasconi, Mario Botta, Giovanna Rotondi Terminiello (testi di), La porta bronzea di Selim Abdullah per la chiesa di Genestrerio, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2009, p. 11
  22. ↑ Oliviero Bernasconi, Mario Botta, Giovanna Rotondi Terminiello (testi di), La porta bronzea di Selim Abdullah per la chiesa di Genestrerio, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2009, pp. 16-17
  23. ↑ Oliviero Bernasconi, Mario Botta, Giovanna Rotondi Terminiello (testi di), La porta bronzea di Selim Abdullah per la chiesa di Genestrerio, Cinisello Balsamo: Silvana Editoriale, 2009, p. 13
  24. 1 2 La benedizione degli animali, su laregione.ch.
  25. ↑ Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio (a cura di), Curiosità - La casa della "scala segreta", in pannello esplicativo sito in Piazza Baraini.
  26. ↑ Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio (a cura di), Da scoprire - Piazza Baraini, in pannello esplicativo sito in Piazza Baraini.
  27. 1 2 3 Genestrerio | Città di Mendrisio, in mendrisio.
  28. ↑ Ente Turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio (a cura di), Da scoprire - Il Laveggio e la zona dei "puntasèi", in pannello esplicativo sito in Piazza Baraini.
  29. ↑ Dizionario storico della Svizzera
  30. ↑ Giuseppe Martinola
  31. ↑ Giuseppe Martinola (a cura di), Invito al Mendrisiotto, Lions Club del Mendrisiotto, Chiasso, 2004 (prima ed. 1965), pp. 10-11
  32. ↑ Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, Lugano-Muzzano, 1991, p. 95
  33. 1 2 3 4 Domenico Robbiani, Maestranze di Genestrerio "via per il mondo", Pedrazzini, Locarno, 1967, pp. 35-44
  34. 1 2 3 AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, 2007.
  35. ↑ Società Cacciatori Riuniti Genestrerio, su caccia-fcti.ch.

Bibliografia

  • AA.VV., Genestrerio, in Guida d'arte della Svizzera italiana, Bellinzona, Edizioni Casagrande, 2007, p. 438.
  • Bernhard Anderes, Genestrerio, in Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Porza-Lugano, Edizioni Trelingue, 1980, pp. 350-351.
  • Stefania Bianchi, Genestrerio, in Dizionario storico della Svizzera, 26 giugno 2017.
  • Oliviero Bernasconi, Mario Botta e Giovanna Rotondi Terminiello (a cura di), La porta bronzea di Selim Abdullah per la chiesa di Genestrerio, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2009.
  • Giuseppe Martinola e Francesco Chiesa (a cura di), Invito al Mendrisiotto, Chiasso, Lions Club del Mendrisiotto, 1965, p. 79.
  • Giuseppe Martinola, Genestrerio, in Inventario d'Arte del Mendrisiotto, I, Bellinzona, Edizioni dello Stato, 1975, pp. 200-209.
  • Domenico Robbiani, Maestranze di Genestrerio "via per il mondo", Locarno, Tipografia Pedrazzini, 1967.
  • Domenico Robbiani, Genestrerio. Pagliuzze storiche nella cronaca di venti secoli, Lugano-Muzzano, Industria grafica Gaggini-Bizzozzero SA, 1991.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi e Fabrizio Panzera (a cura di), Genestrerio, in Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Brescia, Editrice La Scuola, 2003, p. 277nota. .

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