Giona di Novgorod

Giona di Novgorod
Affresco coevo ritraente Giona di Novgorod

Vescovo di Novgorod
Elezione1458
Fine patriarcato1470
PredecessoreEutimio II di Novgorod
SuccessoreTeofilo di Novgorod
 
Consacrazione episcopale1º febbraio 1459 da Giona di Mosca
 
Morte5 novembre 1470
SepolturaMonastero di Otensk
Giona di Novgorod
Icona di san Giona di Novgorod
 

Vescovo

 
Morte5 novembre 1470
Venerato daChiesa ortodossa russa
Santuario principaleMonastero di Otensk
Ricorrenza5 novembre

Giona, in origine Giovanni (in russo Иона?, Iona; ... – 5 novembre 1470), è stato un arcivescovo ortodosso russo, vescovo di Novgorod tra il 1458 e il 1470.

Fu uno dei principali rettori della metropolia di Novgorod del XV secolo, contribuendo alla stabilità della Repubblica di Novgorod e alla prosperità della chiesa ortodossa locale.

Biografia

Nato col nome di Giovanni a Novgorod, rimase orfano in tenera età e fu adottato da una vedova, Natal'ja Medovarceva, che lo crebbe. Secondo la sua agiografia, il suo futuro ruolo nella chiesa ortodossa gli fu predetto da Michele di Slupsk, uno stolto in Cristo che incontrò durante l'infanzia quando l'asceta itinerante decise di stabilirsi a Novgorod. Ricevette un'educazione religiosa ed entrò giovane nel monastero di Otensk, prendendo il nome di Giona.[1]

Consacrazione di Giona a vescovo di Novgorod da parte del metropolita Giona di Mosca (miniatura coeva)

Nel 1458 morì il vescovo Eutimio II di Novgorod, e nell'elezione che si tenne poco dopo fu eletto al suo posto proprio Giona, rispettato in città per la sua prudenza e umiltà,[1] in un periodo in cui la città era appena uscita sconfitta dalla guerra contro Mosca e in cui quindi servivano figure politico-religiose moderate e attente ai rapporti diplomatici con la città rivale e col forte partito cittadino pro-moscovita. L'anno successivo si recò quindi a Mosca per essere consacrato vescovo dal metropolita Giona di Mosca, cerimonia tenuta il 1º febbraio. Il metropolita di Mosca gli comandò di non cercare rapporti col patriarcato di Kiev, e quindi di non riconciliarsi con la chiesa cattolica come invece molti ortodossi erano inclini a fare nel periodo successivo al concilio di Basilea, Ferrara e Firenze, che aveva decretato la riunione (poi comunque fallita) tra le chiese d'Oriente e d'Occidente. Stabilì inoltre un rapporto cordiale con lo zar Basilio II di Russia, cercando quindi di favorire la pace tra Mosca e Novgorod.[1]

Durante il suo episcopato, che durò per tutti gli anni 1460, Giona cercò di agire da mediatore tra le varie fazioni di Novgorod, cercando di mantenere un equilibrio tra i partiti repubblicani e filo-moscoviti. Fu anche fautore della convivenza pacifica coi popoli vicini, segnatamente lituani, polacchi e tedeschi, anche se per la sua sottomissione a Mosca re Casimiro IV di Polonia si rifiutò di riconoscerlo come episcopo di Novgorod.[1] Favorì grandemente il proprio monastero di origine di Otensk, garantendogli appannaggi e privilegi. Nel 1460 Basilio II e i suoi figli visitarono Novgorod, e ciò fu causa di grandi tensioni tra le due città, e solo la mediazione del vescovo Giona impedì una nuova guerra. Nel 1462 si ebbe una nuova crisi, con Giona che si trovò costretto a disertare le trattative con Mosca e a far quindi infuriare Basilio II, che comunque morì poco dopo. All'ascesa dell'erede Ivan III di Russia si recò da lui come ambasciatore di Novgorod, e nonostante riuscisse a non far scoppiare il conflitto i rapporti rimasero molto tesi.[1] Fu inoltre mecenate delle arti e della cultura, commissionando l'abbellimento e il restauro di numerose chiese di Novgorod e la costruzione di nuovi edifici religiosi. Concesse inoltre al monaco Zosima di Solovki la fondazione del monastero di Solovki, che sarebbe presto diventato uno dei più importanti edifici religiosi dell'intera Russia settentrionale. Protesse anche scrittori come Pacomio il Serbo, a cui commissionò diverse opere a sfondo religioso.[1] Giona fu l'ultimo dei grandi vescovi di Novgorod, continuando l'opera di consolidamento, espansione e prosperità economico-culturale della metropolia, ben avviata sotto il precedessore Eutimio II di Novgorod e che raggiunse il suo apice proprio sotto l'episcopato di Giona.[1]

Ritratto immaginario a stampa di san Giona di Novgorod, il cui culto si diffuse rapidamente dopo la sua morte nelle zone circostanti alla città

Nel 1464-1465 Giona entrò in scontro con la città di Pskov: a livello religioso infatti essa rientrava nella metropolia di Novgorod, ma i suoi cittadini si sentivano trascurati e con un colpo di mano sequestrarono le proprietà ecclesiastiche della regione e chiesero a Ivan III il permesso di istituire una diocesi autocefala. Ivan tuttavia rifiutò e ordinò ai pskoviti di riconciliarsi con Giona, e il vescovo suggellò la pace ritrovata visitando Pskov nel 1465.[1] Le discordie con Pskov continuarono comunque negli anni successivi, perché il clero locale agiva con una certa indipendenza e mal tollerava le imposizioni teologiche che arrivavano da Novgorod.[1]

Giona morì nel 1470 e fu sepolto nel monastero di Otensk. La sua successione si dimostrò particolarmente spinosa: le lotte politiche si erano riaccese, e due contendenti dei partiti rivali di Novgorod ambivano a diventare vescovo, Teofilo per i filo-moscoviti e Pimen per i repubblicani. A spuntarla fu Teofilo, eletto tramite sorteggio dieci giorni dopo la morte di Giona.[1] Senza più la mediazione di Giona il conflitto tra Novgorod e Mosca si inasprì e infine riesplose nel 1471 con la battaglia del fiume Scelon, complice il palese sostegno di Teofilo a Mosca. A partire dall'episcopato del successore Teofilo e quindi dalla totale sottomissione a Mosca, la metropolia di Novgorod cominciò a decadere complice anche la destabilizzazione politica della città, satellite di Mosca a partire dal 1478 e poi devastata dai massacri ordinati da Ivan il Terribile nel secolo successivo.

Culto

Scultura lignea di Eutimio II di Novgorod, predecessore di Giona sulla cattedra cittadina e a sua volta venerato come santo, spesso proprio in associazione col successore

Dopo la sua morte, fu subito scritta un'agiografia su Giona da un autore ignoto, opera che contribuì a diffondere la sua fama di santità e ad espanderne il culto. La sua tomba divenne subito luogo di pellegrinaggio e negli anni vi si registrarono diversi miracoli, che fecero riconoscere Giona di Novgorod come santo. Già nel 1549 era ricordato come santo dalla tradizione popolare russa, e il clero ortodosso lo incluse nelle proprie sinassi dopo averlo ufficialmente canonizzato nel concilio di Makariev di quell'anno. Si affermò inoltre per lui un ben determinato stile di rappresentazione nelle icone: alto, molto magro, dall'aspetto quasi malato, dalla barba di media lunghezza e solitamente vestito con paramenti arcivescovili bianchi.[1]

Altro suo agiografo fu il monaco Zenobio di Otensk, che assistette all'esumazione delle sue reliquie nel 1553 e che contribuì a metterle in salvo quando all'incirca nel 1570 un incendio distrusse il monastero, spingendolo quindi a scrivere un'opera sulla vita del santo.[1] Nel 1614 il monastero di Otensk fu attaccato dalle truppe svedesi durante la guerra d'Ingria, e le reliquie di Giona furono rubate e disperse; un mercante di nome Šarov riuscì in seguito a recuperare un pezzo del sudario di Giona, che riconsegnò al monastero.[1] Fu eretta quindi una chiesa in onore di Giona nei pressi del monastero, andata però distrutta durante la seconda guerra mondiale. Le reliquie del santo furono sepolte sotto un tumulo nei pressi della vecchia chiesa, che da allora costituisce luogo di pellegrinaggio. Solitamente è venerato assieme al predecessore Eutimio II di Novgorod, a sua volta canonizzato e assieme al quale è di solito raffigurato nelle icone come patrono di Novgorod.[1]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 (RU) M. V. Pechnikov, ИОНА, su pravenc.ru, 11 novembre 2013.

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