Gobbo Saragiolo

Francesco Santini
Stampa commemorativa realizzata per la Chiocciola risalente a poco dopo la sua scomparsa
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
Altezza125 cm
Equitazione
SpecialitàCorse a pelo
Carriera
Palio di Siena
SoprannomeGobbo Saragiolo
Esordio2 luglio 1823
Chiocciola
Ultimo Palio2 luglio 1860
Torre
Vittorie15 (su 59 corse)
Ultima vittoria3 luglio 1853
Torre

Francesco Luigi Giuseppe Teodoro Santini, meglio noto come Gobbo Saragiolo (Montalcino, 5 dicembre[1] 1809[2] – Siena, 17 ottobre 1865), è stato un fantino italiano. Noto anche come "Gobbino del Ciaj" in quanto stalliere del signor Ciaj[3][4], è tuttora il più vincente della storia del Palio di Siena con quindici successi, insieme con Mattia Mancini detto Bastiancino.

Biografia

Francesco Santini nasce a Montalcino da Giuseppe Gioacchino di Antonio Santini e da Teresa di Angelo Martini[5] alle 2 di notte del 5 dicembre 1809. Maniscalco di professione (mestiere ereditato dal padre), corse il Palio di Siena ben cinquantanove volte tra il 1823 ed il 1860. Vestì i giubetti di quattordici Contrade, solo Aquila, Civetta e Lupa non lo montarono mai. Piccolo (una stampa dell'epoca, in occasione della prima vittoria, lo descrive alto 2 braccia e 3 soldi, cioè circa 125 cm, e di 79 libbre e 8 once di peso, cioè circa 27 kg[6]) e gobbo (per questo il soprannome), incantava Siena con la sua abilità col nerbo, la sua freddezza e la sua capacità di vincere anche con barberi di poche pretese trasformandoli in campioni, doti che ne fecero un mito anche presso i suoi contemporanei, venendo considerato il prototipo del fantino di Piazza: abile, astuto, sub­dolo prepotente, e a causa delle vicende che lo videro protagonista anche corrotto, avido di gloria e di denaro, amato e odiato con pari intensità[7].

In Piazza del Campo esordì giovanissimo: non ancora quattordicenne[8] (è tuttora il fantino più giovane ad aver vinto il Palio) difese i colori della Chiocciola al Palio della Madonna di Provenzano del 1823, riportando una sorprendente vittoria sul baio scuro di Stanislao Pagliai, il cavallo più vittorioso della storia del Palio di Siena[9]. Dovettero però passare sei anni prima di rivederlo vincere: cosa che fece alla grande, conquistando il proprio cappotto personale nel 1829.

Il 14 aprile 1830 si sposò con Settimia di Vincenzo Puttini e Orsola Vanni (originaria di Piancastagnaio e di 2 anni più giovane), nella Parrocchia di S.Salvatore in S.Agostino.[10]

Le Contrade quasi lo pagavano a peso d'oro per averlo. Tra tutte la contesa tra le due grandissime rivali Oca e Torre, che già all'epoca si davano battaglia per guadagnare il maggior prestigio cittadino. Le dirigenze dei due rioni cercarono in ogni modo di guadagnarsi la fiducia del Gobbo Saragiolo. Ma lui, ambendo per lo più al denaro e lontano da ogni tipo di influenza contradaiola, vestì sia il giubbetto di Salicotto che quello di Fontebranda: per l'Oca corse nove Palii (vincendone tre), per la Torre ne corse 11 (vincendone cinque).

Il suo più grande rivale in Piazza fu Francesco Bianchini detto Campanino: i loro scontri andarono ben oltre la corsa, sfociando in un grave episodio di cronaca. Accadde infatti che nel novembre 1838 proprio Campanino fu coinvolto in una rissa in occasione di una corsa a Castelnuovo Berardenga, e provocò l'uccisione del barbaresco del Gobbo Saragiolo. Lo stesso Gobbo si rese protagonista di alcune scorrettezze nei confronti degli altri fantini; basti citare l'aneddoto riguardante il Palio dell'agosto 1832: il Gobbo si insaponò completamente dalla testa ai piedi, perché se mai fosse stato inseguito dagli altri fantini avrebbe potuto evitare di essere preso. Naturalmente fu proprio il Gobbo a vincere quel Palio. In generale, il Gobbo non era amato dai suoi colleghi: come riportato dagli storici, «è odiato da tutti i fantini perché fa delle prepotenze». Inoltre, nel palio successivo del 2 luglio 1833, Campanino gli diede così tante nerbate da lasciarlo completamente intontito e confuso al punto che, arrivato alla curva del Casato, non sapeva più dove andare. Questo causò la gioia del pubblico rivale, poiché l'Oca voleva vincere a tutti i costi, a dimostrazione della considerazione che c'era di lui[6][7].

Il 24 maggio 1840, dopo le celebrazioni per la festa di San Bernardino da Siena tenutesi nell'Oratorio di San Bernardino al Prato, si svolse un palio tra sei cavalli (corso per i fantini, non per le contrade) lungo la via Regia al cui vincitore sarebbero spettate 20 lire ed al secondo classificato 4. Il palio fu vinto dal Gobbo Saragiolo sul baio di Alessandro Rogani (con cui vinse il palio del 2 luglio seguente) a cui seguì Campanino sul morello di Leonardo Barbetti; nonostante gli screzi precedenti, non si registrarono ulteriori scontri[11].

Il Gobbo Saragiolo visse nell'esclusivo interesse per i soldi. Che fosse un autentico mercenario non vi era dubbio: quando il 2 luglio 1855, correndo per la Selva con uno dei cavalli favoriti, arrivato al secondo San Martino fermò il cavallo, smontò e si rimise gli abiti personali portatigli da un figlio; ai delusi quanto irati selvaioli ribatté, il giorno dopo: «Ma che dovevo vincere per voialtri miseroni che mi davi 140 monete, quando ne ho guadagnate 170?»[7][12]. In seguito a questi fatti fu avviato un procedimento giudiziario, perché il fantino pretendeva il compenso pattuito con la Selva; l'esito si ebbe nel febbraio 1860, e fu sfavorevole a Santini, il quale fu condannato a risarcire la Contrada. Inoltre fu inattivo tra 1858 e 1859, a causa di una condanna a 19 mesi e 8 giorni per furto aggravato scontando la pena dal 10 aprile 1858 al 18 novembre 1859, prima a Siena e poi alle Murate di Firenze.

Concluse la sua carriera il 2 luglio 1860, correndo per la Torre a ben cinquantuno anni di età. Successivamente al ritiro, si stabilì nel territorio dell'Onda in Vicolo delle Lupaje (corrispondente all'attuale via della Fonte), aprendo anche una locanda. Già nel 1834 risultava in Piazzetta Ugurgieri mentre tra 1841 e 1843 risultava nel Casato, anch'esse nell'Onda.

Morì il 17 ottobre 1865 alle 14 a Siena nella zona di San Pietro in Castelvecchio, territorio della Tartuca.

Controversie

Il 17 settembre 1823, il figlio di Caino Salvatore, assistito dal padre presentò al Tribunale questo ricorso[13]:

«Il dì 14 corrente Settembre 1823. Doppo la Fiera, che si fece al Ponte allo Spino vi fu eseguita una carriera di cavalli, e vi corsero in qualità di fantini il suddetto Chiarini Salvadore, ed il Gobbo chiamato Saragiuolo. Il Palio, era già terminato, ed'i fantini predetti erano smontati dai loro cavalli quando il Gobbo predetto avventò due sassate al Chiarini Salvadore. Il primo tiro non lo colse ma la seconda sassata lo colpì nel corpo da cui ne risente molto incomodo e dolore. Il Chiarini dubitando di riessere colpito da qualche altra sassata si mise sulla difesa, ma improvvisamente si vide sorpreso, ed'assalito dai qui nominati, e sono I due fratelli Bertini i quali abitano in S.Marco[14], legnajoli. Agostino Borrani, in S.Marco. I quali diedero al Chiarini tanti, e tanti urtoni, e percosse con la mano a pugno serrato, li sgraffiarono l'occhio, e la mano sinistra, e li stracciarono tutta la camicia trattenendolo di tutti i vituperi, e quando poi furono per ritornare a Siena i suddetti aggressori facevano ogni tentativo per mezzo di cattivi trattamenti a fine di provocarlo ad una rissa onde nascesse uno sconcerto, ne viene data parte al Tribunale acciò sia proceduto contro il gobbo Sragiuolo ed i suoi complici. I testimoni sono Gaetano Pianigiani alla Morte, Giovanni Buoni fantino nella Lombardia[15], Antonio Bianciardi alla Costaccia, Pescio anchesso fantino[16]»

Il 1° luglio 1828, durante la terza prova tenutasi alle 18:00 del palio del giorno seguente, volle vendicarsi di uno sgarro subito il giorno precedente da Carlo Brandani detto Brutto, fantino esordiente del Drago che lo afferrò per lo zucchino. Così si munì di una bacchetta e lo fece cadere, con Capitano del Drago (Giovanni Batazzi) che lo denunciò con testimonianza di Figlio di Caino, fantino dell'Aquila che sarà sostituito dal padre[4].

«All'Illmo Cencelliere del Tribunale Criminale di Siena. Giovanni Batazzi Capitano della Contrada del Drago una delle dieci che corre per la giostra del 2 luglio 1828, nella Piazza del Campo, espone a V.S.Illma come nella prova stata eseguita in questa Piazza del Campo questo oggi dopo il mezzogiorno, il fantino che correva nel cavallo della Chiocciola per nome Francesco Santini stalliere del Nob. Sig. Ciaj, si è fatto lecito di gettare in terra il fantino Brandani che provava il cavallo della Contrada del Drago, contro il divieto imposto ai fantini di non percuotersi in alcuna prova ne chiapparsi, ne percuotersi, ma solamente girare la Piazza per istruire i cavalli nelle difficili piegate che vi sono.»

Il padre del Brutto, Matteo Brandani detto Brandino, rilasciò la seguente dichiarazione sugli avvenimenti del giorno precedente:

«[...] che nella prova di ieri 30 giugno, giunto esso (Brutto) alla voltata di S.Martino, Francesco Santini detto il Gobbo che correva sul cavallo della contrada della Chiocciola, lo afferrò per la pistagna[17] del giubbino, avendo prima dati due o tre colpi nel capo al suo cavallo, con una bacchetta che aveva in mano, e lo obbligò in tal modo ad andargli dietro, così che giunto di faccia alla Cappella non potè più reggere, e cadde insieme al proprio cavallo.»

Il 2 luglio 1828, per contravvenzione al Regolamento di corsa nel palio, dovette scontare 24 ore in carcere; era stato condannato «per arbitrio e insolenza verso Giovanni Batazzi capitano della contrada del Drago» per motivi non noti[18].

Il 14 maggio del 1832, durante la Messa Cantata alla Cappella dell'Agazzara fuori da porta San Marco, tenutasi per la festa in onore di Maria Santissima della Misericordia, furono da lui accesi alcuni petardi, uno dei quali ferì l'occhio sinistro di un 15enne chiamato Ferdinando, figlio di Gaetano Luzzi; ciò secondo il referto del Chirurgo di Guardia del Regio Spedale locale, dove egli si recò per farsi medicare[19].

Il 6 luglio 1832 alle ore 19:00 circa galoppò tra Piazza del Campo e il Casato su un cavallo stornello, in contravvenzione ad un'ordinanza, venendo sanzionato con una multa da 7 lire comminata il 21 luglio seguente[20]. Dal documento[3] risulta che fosse inserviente, più precisamente stalliere, presso la famiglia Ottieri della Ciaja. La condanna fu emessa 3 giorni dopo[18].

Il 15 ottobre 1833, fu chiamato in Tribunale a rispondere del reato di ingiurie e turpiloquio per aver offeso Carlotta Bartaletti, sua vicina di casa. Nel pomeriggio del 14 ottobre 1833, mentre stava tornando a casa, sentì un acceso scambio di ingiurie fra sua moglie Settimia e la Bartaletti; il litigio aveva avuto origine da maldicenze rispetto a un paio di orecchini indossati dalla figlia del Gobbo Saragiolo, che alla Corte riferì:

«Lunedì di questa settimana ossia il 14 del corrente, circa le cinque pomeridiane, passando io a cavallo per la spiaggia del Frosini[21] dove ho la stalla, e quando fui nella piazzetta che porta lo stesso nome, e dove ho la casa, sentendo litigare la mia moglie Settimia con una donna del vicinato che la chiamano la moglie del Grinse, ma che ignoro il nome, e il casato, gli dissi quando l'ha da far finita, se un'altra volta mi ci intoppo io va a finir male, e lei allora ricominciò a farmi le corregge colla bocca, e mi soggiunse: vallo a pigliare in culo, io gli risposi: te ci andrai sudiciona che ci sei avvezza, e per due volte dissi per Dio si ha da far finita, e non vi seguì altro perché io rimontai a cavallo, e me ne andai. Non è vero niente che in quella circostanza trattassi la moglie di Grinse di Troja, di buggerona rotta in culo, e che gli andassi colle mani sul viso in atto di darli, e che essa si liberò serrandosi in casa, come non è vero che io bestemmiassi malamente il nome di Dio mettendolo sotto i piedi, e la prendessi perfino colla Madonna...»

Non venendo creduto, venne condannato con la seguente sentenza:

«Il Tribunale Criminale di Siena, veduti gli atti stati compilati in seguito di doglianza presentata sotto lì 15 del corrente mese dai coniugi Giovan Battista e Carlotta Bartaletti di questa città, condanna i mensionati coniugi Francesco e Settimia Santini in sei ore di sequestro nel Pretorio per ciascheduno per le ingiurie in danno di Carlotta Bartaletti, e per il turpiloquio di cui sono stati imputati, a pagare solidamente a queste guardie di Palazzo Lire una, soldi tre, denari quattro per diritto di citazione loro dovuto e nelle spese degli Atti che tassa in lire tre.»

La Bartaletti non era stata la prima, né sarebbe stata l'ultima a subire gli insulti (bestemmie comprese) del Gobbo Saragiolo. La sentenza fu emessa il 24 ottobre seguente[18][22].

Una nuova condanna lo colpì l'8 marzo 1836, quando fu sanzionato per «rissa clamorosa e turpiloquio, e più particolarmente per le espressioni da esso proferite verso Maria Vergine nella circostanza di detta rissa»; la pena fu comminata «in due giorni di carcere con uno dei quali in segreta a solo pane, ed acqua»[18].

Durante il palio del 2 luglio 1837, insieme con alcuni contradaioli della contrada che rappresentava (la Selva) si scontrò col fantino dell'Onda Francesco Betti detto Spavento.

«In occasione del Palio delle contrade, giunti alla voltata del Casato il fantino dell'Onda Francesco Betti, e l'altro della Selva Francesco Santini detto il Gobbo, e quest'ultimo tenuto dall'altro, fra i loro cavalli si insinuò quello della contrada del Liocorno, ed il fantino dell'Onda cadde a terra, senza però lasciare la briglia del cavallo del fantino della Selva, quale non potè così proseguire la sua carriera. Fù a questo punto che un tal Benedetto Mancianti soprannominato l'Orfano sensale di vettura di questa città, slanciatosi, avendo in un braccio la Valdrappa della contrada della Selva, cui egli appartiene, cominciò a dare diversi colpi di mano al fantino dell'Onda acciocchè lasciasse la briglia del cavallo del fantino della Selva. Intanto si compì il palio, e accorsi diversi individui per dividere il Mancianti dal fantino dell'Onda, si intruppò del popolo, e fu in mezzo a questa calca che il cavallo di detta contrada riportò tre ferite [...] tre colpi di coltello, o altro ferro contundente, e ricevette diverse altre contusioni e scalfitture in varie parti del corpo, per cui dal Capitano della contrada dell'Onda (Edoardo Cardinali) venne immediatamente fatto trasportare con ogni diligenza nella stalla [...]»

La testimonianza fu della moglie del Mancianti, che lo fece condannare a 20 giorni di carcere, a pagare le spese processuali, nonchè risarcire Ermenegildo Barbetti (proprietario del cavallo ferito) e Francesco Betti per le percosse ricevute. A causa di tali disordini, il drappellone venne consegnato alla contrada vincitrice (l'Aquila) soltanto il giorno seguente[23].

Il 25 marzo 1838, non essendo stato trovato reperibile al proprio domicilio alle ore 22:30 del giorno precedente, fu sottoposto a misure di coercizione in quanto temibile per azioni di furto[10].

La notte del 12 agosto 1840, transitò per il Casato con tre cavalli ed un calesse senza il lume necessario per regolamento in materia. La Polizia Civile e Militare fece rapporto e lo multò il giorno successivo[24].

Il 28 maggio 1841 alle 7:00, alla guida di un calesse, sorpassò con veemenza il calesse di un certo Giovanni Battista Ciaj attraversando Piazza del Campo a tutta velocità. Ciò portò all'indignazione dei presenti per il pericolo che avrebbe potuto recare. Essendo già noto per fatti similari, fu presentata una regolare denuncia alla Direzione degli atti criminali. Il 16 luglio 1843 fu verbalizzato un altro reato analogo questa volta accaduto nella zona pedonale della Lizza; avvertito dalla pattuglia locale, dimostrò noncuranza prima di fermarsi.[25]

Nel gennaio 1846 fu processato per eccesso di velocità e recidive, oltre che per frequenti corse per la città; nonostante ciò fu assolto. Infatti, il 10 gennaio 1846 intorno alle ore 14, stava guidando un calesse Tilbury con due passeggeri da Sant'Agostino verso Piazza del Campo ed urtò con una ruota un cavallo da soma legato a un muro del Casato, nei pressi del Palazzo Ottieri della Ciaia. Nello scontro l'animale cadde con tutto il suo carico e rimase ferito. Il proprietario pretese un indennizzo sostenendo che la causa dell'incidente fosse stata l'eccessiva velocità del calesse; la tesi venne respinta per la testimonianza di una ragazza 15enne di nome Maria Papei che affermò che il cavallo in sosta occupava metà della carreggiata e che, nonostante la modesta velocità del calesse che era condotto al «trotto e non di carriera», l'urto non avrebbe potuto essere evitato perché dal lato opposto stava sopraggiungendo un carro trainato da due bovi diretti verso Sant'Agostino[18].

Presenze al Palio di Siena

Dopo Francesco Bianchini detto Campanino, ed insieme a Niccolò Chiarini detto Caino, è il fantino ad aver corso più Palii consecutivamente: trentaquattro nel periodo compreso tra il 1823 e il 1842. Di seguito, l'elenco di tutte le sue partecipazioni[26].

Le vittorie sono evidenziate ed indicate in neretto.

Palio Contrada Cavallo
2 luglio 1823ChiocciolaBaio scuro di S. Pagliaj
16 agosto 1826TartucaGrigio di S. Felli
2 luglio 1827TartucaBaio di G. Magnelli (scosso)
17 agosto 1827SelvaGrigio di S. Felli
2 luglio 1828ChiocciolaMorello di C. Cubattoli
17 agosto 1828OcaGrigio di S. Felli
2 luglio 1829TorreMorello di P. Coppi
16 agosto 1829ValdimontoneMorello di G. Straccali
2 luglio 1830OndaMorello di P. Coppi
16 agosto 1830OcaGrigio di A. Garuglieri
3 luglio 1831OcaBaio di G. Gentili
16 agosto 1831TartucaBaio di A. Agnelli
2 luglio 1832OndaMorello di P. Coppi (scosso)
16 agosto 1832OcaMorello di P. Coppi
2 luglio 1833OcaMorello di S. Felli
18 agosto 1833ValdimontoneBaio di F. Gigli
2 luglio 1834OcaMorello di G. Batazzi
17 agosto 1834SelvaBaio di A. Sucini
2 luglio 1835GiraffaMorello di D. Bruttini
17 agosto 1835TorreMorello di L. Jacopi
3 luglio 1836ValdimontoneMorello di G. Soldatini (scosso)
16 agosto 1836BrucoBaio di G. Soldatini
2 luglio 1837SelvaMorello di A. Lippi (scosso)
16 agosto 1837BrucoMorello di G. Ceccarelli
2 luglio 1838ChiocciolaMorello di F. Bandini
16 agosto 1838DragoMorello di A. Rogani
2 luglio 1839TorreBaio di F. Gonzi
16 agosto 1839TorreMorello di B. Buoni
2 luglio 1840SelvaBaio di A. Rogani
16 agosto 1840DragoBaio di N. Bianciardi
2 luglio 1841DragoMorello di S. Rogani (scosso)
16 agosto 1841ChiocciolaMorello di L. Bizzarri (scosso)
17 agosto 1841ChiocciolaMorello maltinto del Barbetti
3 luglio 1842TorreBaio di B. Barbetti (scosso)
16 agosto 1843TorreMorello di A. Riccucci
2 luglio 1844TorreMorello di C. Mantovani
16 agosto 1844OcaMorello di G. B. Bernini
2 luglio 1845SelvaMorello di P. Giannelli (scosso)
17 agosto 1845TorreMorello del Barbetti
2 luglio 1846ValdimontoneMorello di L. Barbetti
16 agosto 1846IstriceMorello di R. Buonisignori
4 luglio 1847NicchioMorello di L. Riccucci (scosso)
16 agosto 1847TorreBaio di F. Pisani
15 agosto 1848OndaGrigio di A. Grassellini
2 luglio 1849LeocornoBaio di S. Giabbani
16 agosto 1849OndaMorello di L. Barbetti
21 ottobre 1849OcaMorello di G. Casini
16 agosto 1850DragoMorello di A. Fioravanti
3 luglio 1851IstriceMorello di L. Grandi
17 agosto 1851BrucoMorello di A. Paolini (scosso)
16 agosto 1852OcaMorello di L. Barbetti
3 luglio 1853TorreBaio di P. Bandini
2 luglio 1854PanteraMorello di G. Senesi
16 agosto 1854ChiocciolaBaio di M. Amaddii (scosso)
2 luglio 1855SelvaMorello di M. Guglielmi
2 luglio 1856DragoMorello di G. Marcucci
2 luglio 1857PanteraBaio di N. Bianciardi
27 aprile 1860IstriceMorello di V. Piazzesi
2 luglio 1860TorreMorello di R. Rocchigiani

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ Secondo i dati riportati nelle stampe (14 anni e 3 mesi al momento della vittoria del Palio del 2 luglio 1823), sarebbe nato tra il 3 marzo ed il 2 aprile. Tuttavia sul documento del battesimo, datato 14 dicembre, è indicato come nato il giorno 5.
  2. ↑ Tuttavia, secondo i dati riportati sul certificato di morte (morto in età di 62 anni), sarebbe nato tra il 18 ottobre 1802 ed il 17 ottobre 1803. Invece, secondo i dati riportati sul certificato di matrimonio (in età di 22 anni), sarebbe nato tra il tra il 15 aprile 1807 e il 14 aprile 1808.
  3. 1 2 1
  4. 1 2 Il comportamento scorretto del Gobbo Saragiolo durante la terza prova del luglio 1828, su ilPalio.org. URL consultato l'8 luglio 2026.
  5. ↑ Il documento del battesimo indica come madre Veronica di Vincenzo di Giuseppe Madioni.
  6. 1 2 ritratto del fantino Francesco Santini detto Gobbo Saragiolo (stampa) - ambito senese (sec. XIX), su dati.cultura.gov.it. URL consultato il 30 giugno 2026.
  7. 1 2 3 Le birbanterie del Gobbo Saragiolo, su Archivio del Palio di Siena. URL consultato l'8 luglio 2026.
  8. ↑ Secondo le stampe d'epoca avrebbe avuto 14 anni e 3 mesi
  9. ↑ Cronache e notizie del 02/07/1823, su Archivio del Palio di Siena. URL consultato il 21 gennaio 2011.
  10. 1 2 Santini Francesco (Gobbo Saragiolo), su ilpalio.org.
  11. ↑ Il Palio per la via Regia vinto dal Gobbo Saragiolo, su ilpalio.org.
  12. ↑ L'Ottocento dal Risorgimento alle società di mutuo soccorso, su Comune di Siena. URL consultato il 27 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2008).
  13. ↑ L'AGGRESSIONE SUBITA DA FIGLIO DI CAINO, su ilPalio.org. URL consultato l'8 luglio 2026.
  14. ↑ Contrada della Chiocciola
  15. ↑ Via delle Lombarde, Contrada dell'Onda
  16. ↑ Pasquale Pescini detto anche Pesce II e Sbirro
  17. ↑ il colletto o il bavero
  18. 1 2 3 4 5 Fantini brava gente, su ilPalio.org. URL consultato il 3 luglio 2026.
  19. ↑ Le pericolose castagnole del Gobbo Saragiolo, su ilPalio.org. URL consultato l'8 luglio 2026.
  20. ↑ Multa al Gobbo Saragiolo per eccesso di velocità, su ilPalio.org. URL consultato l'8 luglio 2026.
  21. ↑ identificato con il vicolo delle Lupaje, odierna via della Fonte
  22. ↑ Le ingurie e il turpiloquio di Francesco Santini e di sua moglie, su ilPalio.org. URL consultato il 3 luglio 2026.
  23. ↑ Il Gobbo Saragiolo multato perchè sprovviso del necessario lume, su ilPalio.org. URL consultato l'8 luglio 2026.
  24. ↑ 3 coltellate al cavallo dell'Onda durante il palio del luglio 1837, su ilPalio.org. URL consultato il 3 luglio 2026.
  25. ↑ La guida pericolosa del Gobbo Saragiolo, su ilPalio.org. URL consultato il 3 luglio 2026.
  26. ↑ Secondo il Sergardi avrebbe corso anche il Palio di luglio del 1825 nell'Istrice.

Bibliografia

  • La voce fa riferimento ai testi di Roberto Filiani, pubblicati su "Il Carroccio".

Collegamenti esterni