Gomma bicromata
La gomma bicromata (chiamata anche gomma bicromatata) è un procedimento chimico per la stampa di fotografie in uso dalla seconda metà del XIX secolo fino a circa il 1920[1]. Negli anni 2000 si è notata una ripresa, che abbraccia però tutte le antiche tecniche di stampa, presso alcuni fotografi e scuole di fotografia. Peraltro sono in vendita kit pronti con il necessario per eseguire fotografie nello stile delle stampe d'epoca[2][3].
Storia
Il primo approccio va ricercato nell'intuizione del chimico scozzese Mungo Ponton che nel 1839 notò come il bicromato di potassio fosse sensibile alla luce. Un parziale sviluppo fu eseguito da William Fox Talbot che inserì l'albumina, cioè un colloide trattato con il cromo[1]. Fino alla metà del XIX secolo, però, si continuò a utilizzare il cloruro d'argento in fotografia sia nella dagherrotipia che nella calotipia, ma non tardarono molto ad accorgersi come le stampe tendevano a perdere contrasto e a sbiadire.

La londinese "Photographic Society", quella che anni dopo diverrà la Royal Photographic Society, mise in palio un premio per chi fosse riuscito a risolvere questo problema. Partendo dalle ricerche di Ponton, John Pouncy brevettò nel 1858 un procedimento nel quale usò il bicromato spalmandolo sul foglio da impressionare sostituendo la gelatina con la gomma arabica, che funzionava come legante, e alla polvere di carbone vegetale, inventando di fatto la stampa al carbone[4][5][6]. Grazie a questo procedimento il risultato fu abbastanza soddisfacente anche se, sia per la ritrosia di Pouncy di svelare la sua tecnica, sia per la difficile commercializzazione, che il merito fu attribuito ad Alphonse Poitevin che sembra abbia depositato il brevetto alcuni anni dopo quello di Pouncy, probabilmente migliorato e con la possibilità di farne commercio[7]. Sulla stampa al carbone va citato il volume edito dalla Société française de photographie nel 1869, sotto la presidenza di Léon Vidal, dal titolo Photographie au Charbon in cui illustra alcuni metodi, considerati inalterabili, tra cui quelli di Swan, Marion, Jeanrenaud e altri processi[8].
Poitevin aveva applicato un procedimento in cui aveva usato il bicromato per la stampa litografica cui aveva dato il nome di "fotolitografia" nel 1860. Con il nome di Fototipia venne sfruttata come stampa soltanto a partire dal 1870 da Cyprien Tessié du Motay e successivamente, con varie ed importanti modifiche dal tedesco Josef Albert in quanto permetteva di realizzare varie stampe senza l'uso del retino mantenendo sfumature e definizione[9]. Secondo altre fonti lo stesso Poitevin avrebbe descritto nel 1855 un procedimento ad olio, a cui venne dato il nome di "collografia", divenuta poi "fotocalcografia"[10], cioè in pratica l'oleotipia, un procedimento da cui derivò la stampa al bromolio nel 1907[11]

La gomma bicromata fu ampiamente usata dai pittorialisti, il cui fenomeno si stava rapidamente imponendo tra i fotografi, assieme alla stampa al carbone (parallelamente agli altri processi, ancora in uso, che non usavano argento, come l'oleotipia, la cianotipia ecc.), e che ebbe la sua massima espressione sia nelle opere di A. Rouillé-Ladevèze (1834–1910)[12] che in quelle di Robert Demachy, esposte entrambe nel 1894 al Salon, presso il Louvre. Quest'ultimo celebrato come uno dei più importanti fotografi del pittorialismo fin dal 1895[13] ma è anche considerato il principale divulgatore della stampa su gomma[14].
Fu il fotografo Théodore-Henri Fresson (e in seguito i suoi figli) ad apportare significativi miglioramenti sia alla stampa al carbone che alla gomma bicromatata, tanto da venir chiamato "Processo Fresson". Egli, infatti, presentò alla Société française de photographie nel 1899 delle "prove fotografiche su carta al carbone sviluppabili senza trasferimento", in pratica usando dei colloidi dicromati (o bicromati) al posto dell'argento e permettendo la stampa "diretta" anziché il trasferimento come avveniva fino ad allora. Fresson mantenne segreta la formula chimica, creando una vera e propria industria e vendendo già pronta la carta "Charbon‑Satin", peraltro in varie tinte. Il suo metodo fu personalizzato e diffuso anche nei procedimenti della stampa sulla gomma[15][16]. Il processo Fresson venne sfruttato agli inizi del nuovo secolo particolarmente da José Ortiz Echagüe, Léonard Misonne, Robert Demachy, Constant Puyo, Laure Albin-Guillot, Lucien Lorelle, Pierre Jahan[17]
Nei paesi di lingua tedesca il procedimento fu introdotto dal fotografo Hermann Clemens Kosel con il suo manuale pubblicato nel 1908[14].
Il procedimento

La gomma bicromata rappresenta una semplificazione rispetto alla stampa al carbone. Il procedimento è basato sulla proprietà della gomma arabica, in presenza di bicromato di potassio, di divenire maggiormente idrosolubile dopo essere stata esposta alla luce (lampada UV o luce solare). Quanto più forte è l'esposizione alla luce sulla gomma bicromata tanto meno questa si scioglie. Un pigmento viene mescolato alla gomma bicromata e applicato sulla superficie di un foglio di carta da disegno dopodiché viene lavato. Dopo che il foglio si è asciugato viene messo sotto un negativo ed esposto alla luce. Quindi viene lavato con acqua calda, l'immagine appare. Lo sviluppo viene fatto con un pennello. In questo modo si possono applicare colori diversi sullo stesso foglio di carta e varie combinazioni risultano possibili: persino rivestire di gomma un foglio di platino e stamparlo di nuovo per ottenere maggiore profondità[18][19].
Il procedimento della stampa tra il negativo e l'immagine finale, non solo deve avere la stessa dimensione ma avviene "a contatto"[20]. Questo tipo di tecnica genera immagini materiche e granulari, non riproducibili data variabilità delle operazioni, dei pigmenti utilizzati, compresi eventuali errori; inadatta alla riproduzione di dettagli, ha avuto un ampio uso per la sua affinità e prossimità con la pittura[21].
Il bicromato di potassio può essere estremamente nocivo per la salute che, oltre a causare danni alla persona, si è rivelato cancerogeno[22].
Note
- 1 2 (EN) Paul F. Borth, Photoengraving, in Encyclopedia Britannica, 21 ottobre 2016. URL consultato il 27 marzo 2026.
- ↑ Cos’è la Gomma Bicromata?, in DAM - Digital Arts & Media Academy. URL consultato il 27 marzo 2026.
- ↑ (EN) Gum Printing Chemicals, in Bostick & Sullivan. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ (EN) Ian Leith, POUNCY, JOHN (C. 1808–1894), in Encyclopedia of Nineteenth-Century Photography, Routledge, Londra, 2008, p. 1168-1169.
- ↑ (EN) Michael Russell, The Pouncy Family, in Dorset Online Parish Clerks, marzo 2019. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ Laura Corti, Fiorella Gioffredi Superbi, Gomma arabica bicromatata, in AIB. Il mondo delle biblioteche in rete, 1995. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ (FR) Alphone Poitevin, Traité de l'impression photographique sans sels d'argent, contenant l'histoire, la théorie et la pratique des méthodes et procédés de l'impression au charbon, de l'hélioplastie, de la photolithographie, de la gravure photochimique, etc. etc., in Leiber, Parigi, 1862.
- ↑ (FR) Léon Vidal, Photographie au charbon: recueil pratique de divers procédés de tirage des épreuves positives formées de substances inaltérables, procédés Swan, Marion, Jeanrenaud etc., in Gallica, 1869. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ Luigi Pampaloni, Grafiche, Arti, in Treccani, 1933. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ (DE) Wolfgang Schubert, Lichtdruck, in Museum für Druckkunst Leipzig, 2013. URL consultato il 31 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2015).
- ↑ (FR) BROMOIL, OLÉOTYPIE, REPORT D'ENCRE, in GadCollection. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ (FR) A. Rouillé-Ladevèze (1834–1910), in Musée d'Orsay. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ (EN) Julien Faure-Conorton, Studying Robert Demachy’s photographic work in 2007: boundaries, methods and issues (PDF), in hf.uib.no, 2007. URL consultato il 2 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2009).
- 1 2 (CS) gumotisk, in Galerie Moravská, Brno. URL consultato il 2 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2007).
- ↑ Maria Francia, Il Processo Fresson, in Storia della Fotografia, 13 ottobre 2025. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ (FR) David Lefevre, Tirage Fresson: le secret d'une famille de maîtres tireurs, in Les Focus Numérique, 10 marzo 2017. URL consultato il 3 aprile 2026.
- ↑ (EN) Luis Nadeau, Fresson Process, in Encyclopedia of Nineteenth-Century Photography, 2008, pp. 556-557.
- ↑ Laura Corti, Fiorella Gioffredi Superbi, Procedimento alla gomma bicromatata - Glossario di terminologia fotografica, in AIB. Il mondo delle biblioteche in rete. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Massino Sormonta, Mani pulite e altre storie…, in Medium, 9 febbraio 2017. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Anna Melnikova (a cura di), La stampa alla gomma bicromata, in Centro Sperimentale di Fotografia Adams, 2026. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Stampa alla gomma bicromata — Introduzione al procedimento (PDF), in Héliogravures. URL consultato il 2 aprile 2026.
- ↑ Dicromato di potassio; Potassio bicromato, in Ministero dell'Ambiente, 2006, p. normativa di riferimento. URL consultato il 31 marzo 2026.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (PT) Gomma bicromata, su Enciclopédia Itaú Cultural, Itaú Cultural.
- Piccolo trattato sui procedimenti al pigmento a cura di R. Casaburi, L. Formiconi, R. Lavini, W. Zambianchi (PDF), su globaluserfiles.com.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 75357 · LCCN (EN) sh85101246 · GND (DE) 7623228-1 · BNF (FR) cb12132609g (data) |
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