Governo Popov

Governo Popov
StatoBulgaria (bandiera) Bulgaria
Capo del governoDimităr Popov
(Indipendente)
Legislatura36ª
Giuramento22 dicembre 1990
Dimissioni2 ottobre 1991
Governo successivo8 novembre 1991

Il governo Popov è stato l'81º esecutivo della Bulgaria, in carica dal 22 dicembre 1990 all'8 novembre 1991, per un totale di 10 mesi e 17 giorni.[1][2] Si tratta del primo esecutivo di unità nazionale nato dopo la caduta del regime comunista.

Storia

Il governo tecnico guidato dal giurista Dimităr Popov nacque in seguito ai negoziati tra le forze politiche rappresentate nella Grande assemblea nazionale,[3] dopo le elezioni del giugno 1990, con un mandato iniziale previsto di sei mesi. I suoi due compiti principali erano da un lato avviare la parte monetaria della riforma economica attraverso la liberalizzazione dei prezzi, dall'altro preparare e indire le successive elezioni locali e parlamentari.

L'esecutivo iniziò la sua attività nel pieno del cosiddetto "inverno di Lukanov" (in bulgaro Лукановата зима?, Lukanovata zima), un periodo in cui la Bulgaria era di fatto in bancarotta dopo la moratoria sui pagamenti del debito estero. La crisi economica era evidente: i negozi erano vuoti e i beni alimentari scarseggiavano, mentre il commercio con l'Occidente era impossibile a causa del blocco dei pagamenti bancari.

Inoltre, la Bulgaria risentiva dell'embargo dell'ONU contro l'Iraq dovuto alla Guerra del Golfo, poiché contava sul rimborso del debito iracheno nei suoi confronti. A complicare il quadro, dal 1° gennaio 1991 il COMECON abolì il rublo trasferibile; di conseguenza, le forniture sovietiche di petrolio e gas dovevano essere pagate in valuta forte, che il Paese non possedeva. Ciò portò al quasi totale esaurimento delle scorte energetiche, paralizzando l'economia nel tardo inverno del 1991.

Con un ampio sostegno da parte delle forze politiche e dei sindacati, il Governo decise allora, il 1° febbraio 1991, di liberalizzare i prezzi di tutti i beni e servizi, a eccezione di 14 generi alimentari di base e di alcuni settori strategici (carburanti, energia elettrica e termica, servizi postali e telecomunicazioni);[4] le agenzie di stampa e i commentatori occidentali lodarono la Bulgaria per aver scelto la strada della "terapia di shock", mentre il nome di Leszek Balcerowicz divenne il più citato dalla stampa bulgara.

Nello stesso mese, il governo liberalizzò le transazioni in valuta estera, permettendo ai privati cittadini di possederne e di aprire depositi valutari, adottando un regime di cambio fluttuante del lev rispetto alle principali valute convertibili.[4] La Banca nazionale bulgara (BNB) fu incaricata di monitorare il mercato e di fissare quotidianamente il tasso di cambio centrale; grazie a queste misure, il primo obiettivo fu raggiunto e l'economia si stabilizzò in sole sei settimane.[5]

L'attuazione del secondo compito (le elezioni) fu rallentata dalla Grande assemblea nazionale, motivo per cui il governo rimase in carica per un anno intero, fino alle dimissioni presentate da Popov il 2 ottobre 1991. Secondo l'allora presidente Želju Želev, quello di Popov fu il governo di transizione di maggior successo: sebbene fosse un esecutivo tecnico e di unità nazionale, il fattore decisivo fu la dominanza dei rappresentanti dell'opposizione democratica, che ne impressero il carattere riformista.[6]

Compagine di governo

Appartenenza politica

L'appartenenza politica dei membri del Governo alla sua formazione era la seguente:

Partito Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Indipendenti 1 - 4 5
Partito Socialista Bulgaro - 1 5 6
Unione delle Forze Democratiche - 1 2 3
Unione Nazionale Agraria Bulgara - 1[N 1] 1 2
Indipendenti di area BSP - - 1 1
Indipendenti di area SDS - - 1 1
Totale 1 3 14 18

L'appartenenza politica dei membri del Governo al momento delle dimissioni era la seguente:

Partito Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Indipendenti 1 - 4 5
Partito Socialista Bulgaro - 1 6 7
Unione delle Forze Democratiche - 1 2 3
Unione Nazionale Agraria Bulgara - 1[N 1] 1 2
Indipendenti di area BSP - - 1 1
Indipendenti di area SDS - - 1 1
Totale 1 3 15 19

Provenienza geografica

La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere:

Distretto Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Vidin 1 - - 1
Sofia Città - 1[N 1] 6 7
Burgas - 1 1 2
Montana - 1 - 1
Haskovo - - 2 2
Sofia - - 2 2
Blagoevgrad - - 1 1
Kjustendil - - 1 1
Stara Zagora - - 1 1

Composizione

Il Governo era inizialmente composto da 18 ministri (compreso il Primo ministro e i vice), poi saliti a 19.[2]

     Partito Socialista Bulgaro (BSP)

     Unione delle Forze Democratiche (SDS)

     Unione Nazionale Agraria Bulgara (BZNS)

     Indipendente di area BSP

     Indipendente di area SDS

     Indipendente

Ufficio del Primo ministro
Carica Titolare Partito
Primo ministro Dimităr Popov Indipendente
Vice Primo ministro Aleksandăr Tomov BSP
Viktor Vălkov BZNS
Dimităr Ludžev SDS
Ministeri
Ministri Partito
Affari esteri Viktor Vălkov BZNS
Finanze Ivan Kostov SDS
Industria, commercio e servizi Ivan Puškarov SDS[N 2]
Relazioni economiche estere Atanas Paparizov BSP
Trasporti Veselin Pavlov BSP
Giustizia Penčo Penev BSP
Difesa Jordan Mutafčiev Indipendente[N 3]
Affari interni Hristo Danov Indipendente
Agricoltura e industria alimentare Boris Spirov BZNS
Ambiente Dimităr Vodeničarov Indipendente[N 4]
Lavoro e previdenza sociale Emilija Maslarova BSP
Sanità Ivan Černozemski Indipendente
Pubblica istruzione Matej Mateev BSP
Cultura Dimo Dimov Indipendente
Scienza e istruzione superiore Georgi Fotev Indipendente
Edilizia, architettura e urbanistica[N 5] ad interim Ljubomir Pelovski Dal 23/03/1991 BSP

Note

Esplicative

  1. 1 2 3 Ricopre anche la carica di ministro.
  2. ↑ Di area BSDP.
  3. ↑ Di area BSP.
  4. ↑ Di area SDS.
  5. ↑ Ministero ricreato il 23 marzo 1991, con decreto n.106 del 23 marzo 1991.

Bibliografiche

  1. ↑ Decreto n.168 del 27 dicembre 1990. Promulgato in Gazzetta Ufficiale n.1 del 4 gennaio 1991.
  2. 1 2 (BG) Angel Curakov, Енциклопедия на правителствата, народните събрания и атентатите в България [Enciclopedia dei governi, delle Assemblee nazionali e degli attentati in Bulgaria], Trud, 2008, pp. 351-354, ISBN 954-528-790-X.
  3. ↑ Želev 2010, p. 414
  4. 1 2 Cvetan Mančev, Есе за финансовата криза, Agenzia per le analisi e le previsioni economiche, 2005.
  5. ↑ Шоковата терапия доказано работи в България - DarikFinance.bg, su darikfinance.bg. URL consultato il 15 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 5 ottobre 2015).
  6. ↑ Želev 2010, p. 419

Bibliografia

  • Želju Želev, Vǎpreki vsičko. Mojata političeska biografija, Sofia, Kolibri, 2010, ISBN 978-954-529-843-1