Helen Hitchings
Helen Hitchings (Wellington, 17 giugno 1920[1] – Wellington, 4 luglio 2002[2]) è stata una mercante d'arte e gallerista neozelandese, nota soprattutto per la galleria omonima, di breve durata ma influente, che aprì a Wellington nel 1949.[3].
Biografia
All'età di 28 anni la Hitchings aprì la prima galleria d'arte modernista della Nuova Zelanda, in un magazzino riconvertito al 39 di Bond Street, nel centro di Wellington.[3][4] In precedenza aveva lavorato come scenografa teatrale e assistente pubblicitaria.
Nella galleria la Hitchings esponeva le opere di pittori emergenti che sarebbero poi diventati figure di spicco dell'arte neozelandese, tra cui Toss Woollaston, Rita Angus e Colin McCahon, insieme a Douglas MacDiarmid ed Evelyn Page. Assunse l'architetto modernista Ernst Plischke per realizzare mobili da vendere attraverso la galleria e A. R. D. Fairburn e May Smith per disegnare tessuti. Espose anche le opere dell'importante ceramista Len Castle.[5][6] La Hitchings disegnò anche oggetti in ceramica che venivano prodotti commercialmente e venduti attraverso la sua galleria.[7]
La Hitchings voleva creare un'atmosfera informale nella galleria, offrendo caffè ai visitatori e incoraggiandoli a toccare e provare con mano. In un'intervista radiofonica del 1950 disse: “L'atmosfera dice immediatamente: entra, fuma una sigaretta, guarda, tocca e maneggia tutto, e vedi quali idee ti vengono e, cosa altrettanto importante, quali sono le idee degli altri... Non ci sono cartelli con la scritta ‘VIETATO CALPESTARE IL PRATO’ in nessuna parte della galleria”.[5]
Le fotografie contemporanee della galleria mostrano uno spazio semplice e arioso dove mobili, ceramiche, tessuti e opere d'arte sono esposti insieme, suggerendo come potrebbe essere arredata una casa moderna.[8]
Nel 1951 la Hitchings si recò a Londra, portando con sé una selezione di opere d'arte neozelandesi da esporre. Al suo ritorno non riuscì a riaprire la galleria, ma nonostante il breve periodo in cui rimase aperta, la galleria è riconosciuta come un momento importante nello sviluppo postbellico della cultura neozelandese, soprattutto in termini di creazione di un pubblico per le opere moderniste.[6] Lo storico dell'arte Gordon H. Brown ha osservato che la galleria ha creato “una clientela che è stata in grado di sviluppare più facilmente un senso di giudizio artistico attraverso l'esposizione a una mostra in continua evoluzione di dipinti, stampe e oggetti di artigianato accuratamente selezionati”.[9]
Riconoscimento e influenza
Nel 2008 il Museum of Wellington City & Sea[10] allestì una mostra che ricreava la galleria di Hitchings.[4] Nel 2015 il Museo della Nuova Zelanda Te Papa Tongarewa inaugurò la mostra The Gallery of Helen Hitchings, che esponeva fotografie della Hitchings insieme a oggetti venduti nella sua galleria o simili a quelli esposti.[6]
Nel 2016 l'artista di Wellington Erica van Zon ha realizzato un'opera in omaggio alla Hitchings, intitolata Coffee Perhaps.[11] L'opera è stata esposta al The Dowse Art Museum.[12]
Approfondimenti
Gli archivi della Helen Hitchings Gallery sono conservati negli archivi del Te Papa.[13]
Justine Olsen, curatrice di Arti decorative e applicate al Te Papa, è stata intervistata nel 2015 su Helen Hitchings e sul ruolo della sua galleria.[14]
Note
- ↑ (EN) Hitchings, Helen, su findnzartists.org.nz. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Person: Hitchings, Helen, su Museum of New Zealand. URL consultato il 16 gennaio 2016.
- 1 2 (EN) Justine Olsen, The Gallery of Helen Hitchings – mixing the modern – art and design, su Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa. URL consultato il 27 aprile 2015.
- 1 2 (EN) The Gallery of Helen Hitchings, su New Zealand Arts Festival. URL consultato il 27 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 22 maggio 2010).
- 1 2 (EN) Angela Crompton, Definitely no 'keep off the grass' signs, su Marlborough Express, 23 ottobre 2012. URL consultato il 27 aprile 2015.
- 1 2 3 (EN) The Gallery of Helen Hitchings, su Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa. URL consultato il 16 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 22 gennaio 2016).
- ↑ (EN) Pottery designed by Helen Hitchings, su Museum of New Zealand Te Papa Tongarewa. URL consultato il 27 aprile 2015.
- ↑ (EN) Nancy Swarbrick, Home décor and furnishings - Modernism, 1940s to 1960s', su Te Ara - the Encyclopedia of New Zealand, 9 luglio 2013. URL consultato il 27 aprile 2015.
- ↑ (EN) Damian Skinner, Making Modernism: Helen Stewart and the Wellington Art Scene 1946 - 1960, su Art New Zealand.
- ↑ (EN) Museum of Wellington City & Sea : Museums Wellington, su museumofwellington.co.nz. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Victoria Wynne-Jones, Uncanny Valley: Erica van Zon on slippage, scratchy wool and New Zealand's first dealer gallerist, su The Pantograph Punch. URL consultato il 24 novembre 2016.
- ↑ (EN) Solo 2016, su The Dowse Art Museum. URL consultato il 24 novembre 2016.
- ↑ (EN) Helen Hitchings, su The Community Archives. URL consultato il 27 aprile 2015.
- ↑ (EN) Podcast: Lucie Rie & New Zealand Modernism, su The Dowse Art Museum, 11 giugno 2015. URL consultato il 13 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 5 febbraio 2023).
Collegamenti esterni
- (EN) Hitchings, Helen Margaret St. Clare, 1920-2002, su tiaki.natlib.govt.nz. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- (EN) Hitchings, Helen, su findnzartists.org.nz. URL consultato il 4 febbraio 2026.
- (EN) Helen Hitchings, su collections.tepapa.govt.nz. URL consultato il 4 febbraio 2026.