Hito Steyerl

Hito Steyerl (Monaco di Baviera, 1º gennaio 1966) è una regista tedesca, videoartista, saggista e teorica dei media.
La sua ricerca si concentra sull'impatto della tecnologia digitale, della globalizzazione e delle infrastrutture di sorveglianza sulla produzione e circolazione delle immagini.[1]
Dagli esordi nel cinema documentario alle installazioni immersive, passando per i video saggi e la produzione teorica, Steyerl analizza le trasformazioni dell’immagine nell’ambiente digitale, con particolare attenzione ai processi di circolazione, riproduzione e uso politico delle immagini.[2][3]
È nota a livello internazionale per aver elaborato concetti chiave come quello di «immagine povera» (poor image) - l'immagine digitale degradata e a bassa risoluzione che circola liberamente in rete - e quello di «circolazionismo» (circulationism), inteso come la pratica artistica che sposta l'enfasi dalla creazione dell'opera alla sua distribuzione e post-produzione accelerata.[4]
Ha esposto nelle principali istituzioni mondiali, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e le Serpentine Galleries di Londra, partecipando a rassegne internazionali come documenta 12 e la Biennale di Venezia.[5]
Nel 2017 la rivista ArtReview l'ha collocata al primo posto della lista Power 100, che segnala annualmente le persone più influenti nel mondo dell'arte contemporanea.[6]
Biografia
Hito Steyerl è figlia del fisico tedesco Albert Steyerl (1939–2020) e di Nagako Steyerl, di origine giapponese. I genitori, sposatisi nel 1966, si conobbero al Massachusetts Institute of Technology, dove il padre stava conseguendo il dottorato in ingegneria meccanica e la madre completava gli studi in biochimica.[7][8]
Albert Steyerl lavorò come ricercatore e poi professore di fisica presso la Technische Universität München nel campus scientifico di Garching, vicino a Monaco, dove inventò la turbina per neutroni ultrafreddi che porta il suo nome, premiata nel 1974 con il Premio di Fisica della Società Fisica Tedesca.[9]
Hito Steyerl trascorre l'infanzia nel campus di Garching, dominato dal reattore nucleare sperimentale noto come «Uovo Atomico» (Atomei). La doppia origine tedesco-giapponese e il contesto scientifico familiare segnano in modo riconoscibile la sua formazione intellettuale: la migrazione, l'identità ibrida e il rapporto tra tecnologia e potere sono temi che attraversano la sua intera produzione. Nella Monaco della sua adolescenza era ancora viva la stagione del Nuovo cinema tedesco - Alexander Kluge, Wim Wenders, Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder - con il suo portato di critica sociale e politica; Steyerl ha riconosciuto in questa atmosfera culturale una delle spinte iniziali verso il cinema.[10]
A diciassette anni realizza il suo primo film, girato in Super 8 insieme all'amica Andrea Wolf: una storia di arti marziali femministe, ispirata ai B-movie americani, che avrebbe poi costituito il materiale di partenza per opere successive.[11]
Formazione
Dal 1987 al 1990 studia cinematografia e regia documentaria presso l'Academy of Visual Arts di Tokyo, sotto la guida di Imamura Shohei e Hara Kazuo.[12] Durante gli studi a Monaco frequenta l'ambiente della rivista Filmkritik, con cui collaborava Harun Farocki, figura di riferimento del cinema-saggio politico tedesco.[13]
Nel 1990–1991 lavora come assistente alla regia e coordinatrice tecnica nel team di Wim Wenders per le riprese del film Fino alla fine del mondo (Bis ans Ende der Welt).[14]
Dal 1992 al 1998 frequenta l'Università di Televisione e Cinema di Monaco, dove ha come docente il critico e storico del cinema Helmut Färber, da lei successivamente indicato come la figura di riferimento più diretta nella propria formazione cinematografica.[13]
Carriera
Il cinema documentario
Completati gli studi a Monaco, Steyerl si stabilisce a Berlino e inizia a lavorare come documentarista indipendente in un momento particolarmente denso della storia tedesca: la riunificazione ha aperto una fase di profonda ridefinizione dell'identità nazionale, accompagnata da un'ondata di violenza di estrema destra nei confronti delle comunità migranti e delle minoranze.[15]
I suoi primi lavori - Deutschland und das Ich (1994), Babenhausen (1997), Die leere Mitte (1998) e Normalität 1–X (1999–2001) - affrontano direttamente questo contesto, costruendo quello che la critica ha definito un «archivio alternativo» di preoccupazioni dimenticate: testimonianze di comunità migranti, tracce di violenza istituzionale.[16][17]
Die leere Mitte, il più ambizioso di questi lavori, è stato girato nell'arco di otto anni nella zona di Potsdamer Platz a Berlino, l'ex terra di nessuno tra i due muri, seguendone la trasformazione da campo minato a quartiere finanziario internazionale. Attraverso montaggio di interviste e materiali d'archivio, il film mostra come la costruzione di un nuovo centro economico e politico richieda sempre un processo di esclusione, in particolare delle comunità immigrate e delle minoranze.[18] L'idea del film è nata quando Wim Wenders, durante le riprese di Fino alla fine del mondo (1991), aveva affidato a Steyerl una videocamera chiedendole di documentare la caduta del muro al suo posto.[19]
In questo stesso periodo Steyerl avvia una parallela attività saggistica, pubblicando testi teorici sulla politica del documentario e sulla critica postcoloniale applicata al contesto tedesco. Nel 2003, anno in cui consegue il dottorato di ricerca in filosofia presso l'Accademia di belle arti di Vienna, cura insieme a Encarnación Gutiérrez Rodríguez il volume collettaneo Spricht die Subalterne deutsch?, che introduce in Germania il dibattito postcoloniale anglofono.[20]
Il riconoscimento internazionale
Con November (2004), presentato a Manifesta 5 a San Sebastián e alla 3ª Biennale di Berlino, Steyerl compie una svolta sul piano artistico e fa il suo ingresso nel circuito internazionale dell'arte contemporanea. Il video prende le mosse da un film amatoriale femminista girato da Steyerl negli anni ottanta in Super 8, in cui l'amica Andrea Wolf interpretava il ruolo di guerriera. Wolf aveva poi aderito all'esercito femminile del PKK ed era stata uccisa in Iraq nel 1998, diventando in seguito un'icona del movimento curdo.[11][21]
Il vero oggetto di indagine è la trasformazione dell'immagine quando il confine tra finzione, memoria personale e documento politico si dissolve: Steyerl smette di produrre documentari su determinati soggetti e inizia a creare opere sul documentario stesso.[22]
Il riconoscimento critico a livello globale arriva con documenta 12 (Kassel, 2007), dove presenta Lovely Andrea e Red Alert, che spostano l'asse dalla storia individuale alla circolazione sistemica delle immagini. Red Alert consiste in tre monitor che proiettano un rosso uniforme: la scelta cromatica evoca il sistema di allerta antiterrorismo introdotto negli Stati Uniti dopo l'11 settembre e l'estetica dei quartieri a luci rosse, condensando in un monocromo i temi della violenza militare e dello sfruttamento sessuale già esplorati in Lovely Andrea.[23]
È in questa occasione che Artforum le dedica il primo saggio critico di rilievo internazionale.[24] Le successive partecipazioni alla Biennale di Shanghai del 2008 e alle Biennali di Gwangju e Taipei del 2010 confermano una presenza ormai stabile nei principali contesti espositivi internazionali.[25]
La sua produzione teorica acquisisce ugualmente una risonanza crescente: il saggio In Defense of the Poor Image, pubblicato su E-flux nel 2009, elabora il concetto di «immagine povera» - la copia degradata e circolante in rete - come categoria politica oltre che estetica, capace di mettere in discussione le gerarchie di valore tra originale e riproduzione nell'era digitale, diventando rapidamente un testo di riferimento nei media studies internazionali.[26]
Arte, tecnologia e reti di potere
Dal 2010 assume la cattedra di Arte dei Nuovi Media all'Università delle Arti di Berlino, dove tra il 2014 e il 2017 co-fonda con Vera Tollmann e Boaz Levin il Research Center for Proxy Politics, centro di ricerca sulle strutture di potere nelle reti digitali.[27][28]
Dello stesso anno è In Free Fall, vincitore del premio NEW:VISION al Copenhagen International Documentary Festival.[29]
Con Is the Museum a Battlefield? (2013), presentato alla 13ª Biennale di Istanbul, Steyerl introduce la forma della lecture-performance come genere artistico autonomo: partendo da un bossolo vuoto trovato vicino a una fossa comune in Turchia, forse sul luogo della morte di Andrea Wolf, il video ricostruisce i legami economici tra produttori di armi e istituzioni culturali che ne accettano i finanziamenti, incluso l'Art Institute of Chicago che ospitava la mostra.[30]
Nel 2013 realizza How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, video di quattordici minuti in forma di parodia dei film didattici, incentrato sulle strategie di invisibilità nell'epoca della sorveglianza digitale: figure vestite di nero danzano come «pixel», l'aerofotografia scandisce il ritmo del montaggio, e il video ribalta ironicamente la logica del controllo visivo. L'opera è stata inclusa nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York e nominata da Frieze tra le venticinque migliori opere del XXI secolo.[31][32] Nello stesso anno il suo lavoro viene incluso nella Biennale di Venezia e nella Biennale di Istanbul.[33]
Il 2015 segna un ulteriore riconoscimento istituzionale: Factory of the Sun, un video in cui lavoratori costretti a danzare in uno studio di motion capture, vedono i propri movimenti trasformati in luce solare artificiale, viene presentato nel padiglione tedesco alla Biennale di Venezia e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid dedica alla sua produzione la mostra Duty-Free Art.[34]
Nel 2017 Liquidity, Inc. (2014), esposto all'ICA di Boston, prosegue la ricerca sulle intersezioni tra economia finanziaria, sorveglianza e produzione di immagini digitali, impiegando tecniche di montaggio sempre più complesse e ambienti installatori immersivi.[35] Nello stesso anno ArtReview la colloca al primo posto della lista Power 100, prima donna a raggiungere questo risultato dalla fondazione della classifica.[6]
A partire da The City of Broken Windows (2018) la ricerca di Steyerl si concentra su intelligenza artificiale, algoritmi e simulazione digitale nella loro funzione di infrastrutture di potere con implicazioni dirette su lavoro, sorveglianza e produzione culturale.
Nel 2019 partecipa alla Biennale di Venezia[36] e la mostra Drill al Park Avenue Armory di New York porta la sua critica alle fonti di finanziamento dell'arte a un confronto pubblico diretto: l'installazione ricostruisce i legami storici tra l'edificio che ospita la mostra e la fondazione della National Rifle Association, aprendo un ampio dibattito sulle responsabilità etiche dei musei nei confronti dei propri sponsor.[37]
L'anno successivo presenta al Centre Pompidou di Parigi SocialSim (2020), con cui esplora attraverso simulazioni generate dall'intelligenza artificiale le dinamiche sociali emerse durante la pandemia. Animal Spirits (2022), commissionato dal National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, integra sensori ambientali e animazione generativa in un ambiente installatorio che mette in dialogo processi biologici e computazionali.[29]
Nel 2022 il Stedelijk Museum di Amsterdam le dedica la grande retrospettiva I Will Survive, che riunisce trent'anni di produzione.
Dal 2024 è professoressa di Media Digitali Attuali all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera, dove contribuisce alla fondazione di un centro di ricerca sulla tecno-estetica.[38]
Poetica e stile
La pratica di Steyerl si sviluppa all'intersezione tra cinema documentario, arte visiva e scrittura teorica.[39]
Il video-saggio e la soggettività del documento
Il punto di partenza formale è il video saggio, una forma che Steyerl ha assorbito dalla tradizione del cinema documentario politico giapponese, in particolare da Hara Kazuo, il suo docente a Tokyo, e dall'ambiente della rivista Filmkritik gravitante attorno a Harun Farocki nella Monaco degli anni ottanta. A questa eredità si aggiunge l'influenza della teoria critica della Scuola di Francoforte, in particolare della riflessione sviluppata da Theodor W. Adorno in Il saggio come forma sul carattere soggettivo e frammentario dell'argomentazione saggistica..[40]
Nei suoi video la ricerca documentaria è sempre presente - interviste, materiali d'archivio, immagini trovate - ma è sistematicamente destabilizzata da una voce in prima persona che non nasconde la propria parzialità. Già in November (2004) questa strategia è pienamente dispiegata: il filmato Super 8 amatoriale, il poster della guerrigliera, le immagini del film di arti marziali giovanile convivono nello stesso montaggio senza che nessuno di essi rivendichi uno statuto di verità superiore agli altri. Il documento, per Steyerl, non certifica la realtà ma ne rivela le costruzioni ideologiche.[41]
L'immagine povera e il circolazionismo
Il saggio In Defense of the Poor Image (2009), accolto dalla critica come uno dei contributi teorici più significativi al dibattito sulla circolazione delle immagini digitali,[39] elabora il concetto di «immagine povera» - la copia degradata, il file compresso, il rip pixelato, il video caricato e scaricato migliaia di volte, che circola liberamente in rete perdendo progressivamente risoluzione e guadagnando mobilità.[26]
Steyerl la definisce il «lumpen proletarian» nella gerarchia delle apparenze: esclusa dai circuiti dell'audiovisivo di qualità, questa immagine sfugge però al controllo dei sistemi di distribuzione commerciale e apre spazi di circolazione indipendente.[26]
A questo concetto si lega quello di «circolazionismo»: non si tratta più di produrre immagini ma di post-produrle, accelerarle, farle circolare.[42] La critica che Steyerl muove è politica, non nostalgica, non rimpiange l'originale ad alta risoluzione: la circolazione delle immagini replica le stesse asimmetrie di potere che governano la circolazione del capitale e delle persone.[26]
Il montaggio e la cultura pop
Sul piano formale il tratto più riconoscibile del suo stile è un montaggio che accosta registri radicalmente eterogenei: sequenze da videogiochi, previsioni del tempo, grafica digitale, riprese aeree, interviste, animazioni generate al computer. Questa tecnica non è decorativa ma argomentativa: ogni accostamento produce un cortocircuito che obbliga lo spettatore a interrogarsi sulle relazioni tra gli elementi. Come riportato nel catalogo della retrospettiva I Will Survive organizzata dalla Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, il lavoro di Steyerl ha seguito «la mutazione delle immagini dall'analogico al digitale frammentato e fluido», incorporando nel proprio linguaggio visivo gli stessi strumenti - videogiochi, simulazione, intelligenza artificiale - che analizza criticamente.[1]
La cultura pop, dai film di kung-fu ai musical, dai Monty Python ai videoclip, è trattata come materiale politico alla pari dei testi della teoria critica. Steyerl ha rivendicato esplicitamente questa scelta: rifiutare la separazione tra cultura alta e bassa significa rifiutare le gerarchie di valore che quella separazione riproduce.
La lecture-performance e l'artista come soggetto
A partire dai primi anni del 2010 Steyerl sviluppa un genere ibrido che chiama lecture-performance: una forma che inizia come un discorso dal vivo, in cui l'autrice parla direttamente al pubblico o mostra slide e filmati per argomentare una tesi. Può venire successivamente pubblicata come video, ma mantiene la struttura di una presentazione, nella quale Steyerl è voce narrante, corpo filmato e personaggio. In Is the Museum a Battlefield? (2013) e Duty-Free Art (2015) questo formato raggiunge la sua piena definizione: Steyerl costruisce catene di connessioni tra oggetti apparentemente distanti - un bossolo, un museo, un produttore di armi, un porto franco - usando la propria presenza come filo conduttore e implicitamente riconoscendo la propria complicità con le istituzioni che critica.[30]
Intelligenza artificiale e immagine media
Con The City of Broken Windows (2018) la riflessione di Steyerl si estende all'intelligenza artificiale come nuovo regime di produzione delle immagini. Nel saggio Mean Images (2023) introduce il concetto di «immagine media», un'espressione che gioca sulla doppia valenza della parola inglese mean, intesa sia come «media statistica» sia come «cattiva/mediocre»: l'output generato da un modello di intelligenza artificiale è una media statistica di milioni di immagini, un aggregato che processa impulsi collettivi irrazionali trasformandoli in superfici iperreali.[43] In questo senso rappresenta un'estensione della logica dell'immagine povera applicata all'apprendimento automatico: la degradazione non è più effetto della circolazione, ma è incorporata nello stesso processo di generazione.[44]
Mostre personali

- Neuer Berliner Kunstverein, Berlino (2009)
- In Free Fall, Chisenhale Gallery, Londra (2010)
- E-flux, New York (2012)
- Focus, Art Institute of Chicago (2012–2013)
- Too Much World, Van Abbemuseum, Eindhoven (2014)
- Institute of Contemporary Arts (ICA), Londra (2014)
- En defensa de la imagen pobre e Arte, control y dominación. 3 películas de Hito Steyerl, MUNTREF nell'ambito della Bienal de la Imagen en Movimiento (BIM), Buenos Aires (2014)[45]
- Andrew Kreps Gallery, New York (2014)
- Artists Space, New York (2015)
- KOW, Berlino (2015)
- Duty-Free Art, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2015–2016)[46]
- Factory of the Sun, Museum of Contemporary Art (MOCA), Los Angeles (2016)[47]
- Factory of the Sun, Hartware MedienKunstVerein (HMKV), Dortmund (2016)
- The City of Broken Windows, Castello di Rivoli, Torino (2018–2019)[48]
- Power Plants, Serpentine Galleries, Londra (2019)[49]
- This is the Future, Art Gallery of Ontario (AGO), Toronto (2019–2020)[50]
- I Will Survive, retrospettiva itinerante: K21, Düsseldorf / Centre Pompidou, Parigi (2020–2021); Stedelijk Museum, Amsterdam (2022)[51]
- A Sea of Data, National Museum of Modern and Contemporary Art (MMCA), Seoul (2022)
- Animal Spirits, Esther Schipper Gallery, Berlino (2022)
- The Island, Fondazione Prada, Milano (2025)
Produzione artistica
Film documentari
- Deutschland und das Ich (1994)
- Babenhausen (1997)
- Die leere Mitte (1998)[52]
- Normalität 1–X (1999–2001)
Video-saggi e installazioni video
- November (2004), 25 min.[21]
- Lovely Andrea (2007), 30 min.[53]
- Red Alert (2007), installazione su tre monitor[54]
- In Free Fall (2010), 32 min.[55]
- Guards (2012), video[56]
- Adorno's Grey (2012), video
- How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File (2013), video, 15 min. 52 sec., collezione permanente Museum of Modern Art, New York[31]
- Liquidity Inc. (2014), video e installazione, 30 min.[35]
- Duty Free Art (2015), video e installazione
- Factory of the Sun (2015), video e installazione, 23 min., prima presentazione al Padiglione tedesco della Biennale di Venezia[47]
- Hell Yeah We Fuck Die (2016), installazione video a tre canali
- The City of Broken Windows (2018), installazione video e sonora
- This is the Future (2019), installazione video
- Drill (2019), installazione video, prima presentazione al Park Avenue Armory, New York[57]
- SocialSim (2020), video e simulazione live
- Animal Spirits (2022), video, 24 min., commissionato dal National Museum of Modern and Contemporary Art, Seoul
- Green Screen (2023), video[58]
- Humanity Had the Bullet Go In Through One Ear and Out Through the Other (2025), installazione, prima presentazione al MAK – Museum of Applied Arts, Vienna[59]
Lecture-performance
- Is the Museum a Battlefield? (2013), video a due canali, 36 min., prima presentazione alla 13ª Biennale di Istanbul[60]
Scritti
Libri
- Spricht die Subalterne deutsch? Migration und postkoloniale Kritik, a cura di, con Encarnación Gutiérrez Rodríguez, Unrast, Münster 2003[20]
- The Wretched of the Screen, a cura di Julieta Aranda, Brian Kuan Wood e Anton Vidokle, Sternberg Press, Berlino 2012[61]
- Too Much World, a cura di Nick Aikens, Sternberg Press, Berlino 2014[62]
- Jenseits der Repräsentation / Beyond Representation: Essays 1999–2009, a cura di Marius Babias, Walther König, Colonia 2016[63]
- Duty Free Art: Art in the Age of Planetary Civil War, Verso, Londra 2017[64]
- Duty Free Art: L'arte nell'era della guerra civile planetaria, Johan & Levi, Milano 2019[65]
- Medium Hot: Images in the Age of Heat, Verso Books, Londra 2024
- Medium Hot. Intelligenza artificiale e immagini ai tempi del riscaldamento globale, trad. di Silvia Dal Dosso, Timeo, 2025
Articoli, saggi brevi e contributi in volumi
- The Uncertainty of Documentarism, in A Prior Magazine, n. 15, 2007[66]
- L'istituzione della critica, in Gerald Raunig e Gene Ray (a cura di), Arte e pratica critica contemporanea: reinventare la critica istituzionale, Mayflybooks/Ephemera, 2009
- In Defense of the Poor Image, in E-flux Journal, n. 10, novembre 2009[67]
- A Thing Like You and Me, in E-flux Journal, n. 15, maggio 2010[68]
- If You Don't Have Bread, Eat Art!: Contemporary Art and Derivative Fascisms, in E-flux Journal, n. 76, ottobre 2016[69]
Premi e onorificenze
- 2010 – Premio NEW:VISION, assegnato dal Copenhagen International Documentary Festival per il video-saggio In Free Fall[29]
- 2015 – Premio EYE, primo assegnatario del riconoscimento istituito dall'EYE Film Instituut Nederland e dal Paddy & Joan Leigh Fermor Arts Fund a sostegno di artisti attivi nel campo tra arte e cinema[70]
- 2016 – Dottorato honoris causa, Royal College of Art, Londra[23]
- 2017, 2023, 2025 – ArtReview inserisce Steyerl nella lista Power 100 delle persone più influenti nel mondo dell'arte contemporanea; nel 2017 raggiunge il primo posto, prima donna a ottenere questo risultato dalla fondazione della classifica[6]
- 2019 – Premio Käthe Kollwitz, assegnato dall'Akademie der Künste di Berlino agli artisti che operano in Germania nel campo delle arti visive[71]
- 2021 – Il presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier ha offerto a Steyerl la Croce al Merito Federale (Bundesverdienstkreuz), che Steyerl ha rifiutato come atto di protesta contro le politiche governative che, durante la pandemia, avrebbero tutelato gli interessi dei giganti digitali sacrificando il settore culturale e l'istruzione[72][73]
- 2021 – Honorary B3 BEN Award nella categoria Arte, assegnato dal B3 Biennial of the Moving Image di Francoforte[29]
- 2025 – Premio Erich Fromm, assegnato dall'Internationale Erich-Fromm-Gesellschaft a personalità che hanno contribuito alla preservazione del pensiero umanistico[74]
Note
- 1 2 (EN) Hito Steyerl: I Will Survive, su E-flux, 2020. URL consultato il 29 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su hitosteyerl.net. URL consultato il 21 aprile 2026.
- ↑ Hito Steyerl - Fondazione Arte CRT, su fondazioneartecrt.it. URL consultato il 22 aprile 2026.
- ↑ (EN) Nick Aikens (a cura di), Hito Steyerl: Too Much World, Berlino, Sternberg Press, 2014, ISBN 978-3-95679-057-7.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su johanandlevi.com. URL consultato il 30 aprile 2026.
- 1 2 3 (EN) Power 100, su ArtReview. URL consultato il 22 aprile 2026.
- ↑ (EN) Gutsmiedl, Erwin, Albert Steyerl (1939–2020), in Neutron News, vol. 31, n. 2-4, 2020, DOI:10.1080/10448632.2020.1822697.
- ↑ (EN) Merve Emre, Hito Steyerl's Digital Visions, in The New York Review of Books, 21 aprile 2022. URL consultato il 28 aprile 2026.
- ↑ (EN) Mourning for pioneer of ultracold neutrons, su FRM II – Technische Universität München, 2020. URL consultato il 28 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su Kinoki. URL consultato il 28 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl, November, 2004, su Hall Art Foundation. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su Sixpackfilm. URL consultato il 27 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Beginnings – Journal #59 November 2014, su E-flux Journal, novembre 2014. URL consultato il 20 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su DaFilms. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ Hendrik Puls, L'estrema destra in Parlamento, in Il Mulino, vol. 69, n. 5, 2020, pp. 778-786, DOI:10.1402/98311.
- ↑ (EN) The Archive of Forgotten Concerns: Hito Steyerl's Early Films as Alternative Documents, su Arsenal – Institut für Film und Videokunst. URL consultato il 28 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su Monoskop. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su NS-Dokumentationszentrum München. URL consultato il 28 aprile 2026.
- ↑ (EN) Art and Identity in a Changing Germany, su The Harvard Gazette, novembre 2024. URL consultato il 28 aprile 2026.
- 1 2 (DE) Hito Steyerl e Encarnación Gutiérrez Rodríguez, Spricht die Subalterne deutsch? Migration und postkoloniale Kritik, Unrast, 2003, ISBN 978-3-89771-425-0.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl: November, Lovely Andrea, su M+. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) Manifesta 5 artists, su Manifesta. URL consultato il 27 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2014).
- 1 2 (EN) Hito Steyerl, su Ocula. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) T.J. Demos, Traveling Images: The Art of Hito Steyerl, in Artforum, vol. 46, n. 10, 2008.
- ↑ (EN) Documenta 12, su Documenta. URL consultato il 27 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2014).
- 1 2 3 4 (EN) In Defense of the Poor Image, su E-flux Journal, novembre 2009. URL consultato il 26 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl – Overview, su BANK. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) Research Center for Proxy Politics, su rcpp.lensbased.net. URL consultato il 20 aprile 2026.
- 1 2 3 4 (EN) Hito Steyerl – Biography, su Esther Schipper. URL consultato il 27 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl: Is the Museum a Battlefield?, su Art Institute of Chicago. URL consultato il 28 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl. How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File. 2013, su MoMA. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) The 25 Best Works of the 21st Century, in Frieze, 24 ottobre 2025. URL consultato il 27 aprile 2026.
- ↑ (EN) 13th Istanbul Biennial, su bienal.iksv.org. URL consultato il 21 aprile 2026.
- ↑ (EN) Factory of the sun (56th Biennale, Venice, Italy. Hito Steyerl), 2015, su artsy.net. URL consultato il 30 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Liquidity Inc., su ICA Boston. URL consultato il 21 aprile 2026.
- ↑ (EN) Biennale Arte 2019 – Hito Steyerl, su La Biennale di Venezia. URL consultato il 21 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl: How To Build a Sustainable Art World, su Ocula, 18 ottobre 2019. URL consultato il 21 aprile 2026.
- ↑ (DE) Vogel, Neues Forschungszentrum für Technoästhetik an der Münchner Kunstakademie, in Süddeutsche Zeitung, 4 luglio 2024. URL consultato il 20 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl, su ArtReview, estate 2014. URL consultato il 29 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su Cura Magazine. URL consultato il 28 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, su CCCB. URL consultato il 29 aprile 2026.
- ↑ Hito Steyerl. La retrospettiva in mostra al Van Abbemuseum, su digicult.it, 15 aprile 2014. URL consultato il 30 aprile 2026.
- ↑ (EN) Roland Meyer, «Platform Realism». AI Image Synthesis and the Rise of Generic Visual Content, in Transbordeur Photographie, n. 9, 2025, DOI:10.4000/13dwq.
- ↑ (EN) Hito Steyerl, Mean Images, su New Left Review, marzo-giugno 2023. URL consultato il 30 aprile 2026.
- ↑ (ES) En defensa de la imagen pobre, su bim.com.ar. URL consultato il 27 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2014).
- ↑ (EN) Hito Steyerl. Duty-Free Art, su Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. URL consultato il 22 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Hito Steyerl: Factory of the Sun, su Museum of Contemporary Art, Los Angeles. URL consultato il 22 aprile 2026.
- ↑ Hito Steyerl. The City of Broken Windows, su Castello di Rivoli. URL consultato il 22 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl: Power Plants, su Serpentine Galleries. URL consultato il 22 aprile 2026.
- ↑ (EN) Hito Steyerl: This is the Future, su Art Gallery of Ontario. URL consultato il 22 aprile 2026.
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) Hito Steyerl, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Hito Steyerl, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Hito Steyerl, su AllMovie, All Media Network.
- (DE, EN) Hito Steyerl, su filmportal.de.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 77371643 · ISNI (EN) 0000 0000 8396 2475 · SBN TO0V623008 · Europeana agent/base/72532 · ULAN (EN) 500470855 · LCCN (EN) no2005014473 · GND (DE) 133436756 · BNE (ES) XX1673390 (data) · BNF (FR) cb162326452 (data) · J9U (EN, HE) 987007572861205171 · CONOR.SI (SL) 153582435 |
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