Juana Romani

Ritratto di Juana Romani, dipinto del maestro Ferdinand Roybet

Juana Romani, pseudonimo di Giovanna Carolina Carlesimo (Velletri, 30 aprile 1867 – Suresnes, 13 giugno 1923), è stata una pittrice italiana, allieva e modella di Ferdinand Roybet e Jean-Jacques Henner.

Biografia

Juana Romani, dalla collezione Felix Potin
Diana, 1882, bronzo, Museo di Stanford, Stati Uniti d'America
Firma autografa di Juana Romani
La Liseuse, Henner, Museo d'Orsay, Parigi

Juana nasce a Velletri da Marianna Schiavi (1848-1909) e Giacinto Carlesimo e le viene dato il nome di Giovanna Carolina Carlesimo. La madre fa la domestica, mentre il padre è un bandito. Nel 1877 la madre incontra Temistocle Romani, un giovane di buona famiglia, ma naturalmente la famiglia di lui si oppone alla relazione con una donna sposata e già madre di una bambina. Romani decide dunque di partire con Marianna e la piccola Giovanna per Parigi. La famiglia si stabilisce nel quartiere latino e, trovandosi in ristrettezze economiche, prima Marianna e poi la giovane Givanna, contribuiscono all'economia familiare facendo le modelle per singoli artisti e le grandi scuole d'arte.[1]

Juana apprende l'arte della pittura grazie all'imitazione dei pittori per cui posa.Filippo Colarossi, pittore italiano trasferitosi in Francia, la incoraggia a disegnare nella accademia di cui era direttore, l'Académie Colarossi, dove Juana lavora come modella.

Posa per la Diana cacciatrice di Alexandre Falguière nel 1882, suo primo lavoro di posa, per Carolus-Duran, per Victor Prouvé, che la usa come uno dei personaggi del suo Sardanapalo (1885), Raphael Collin (Intimità) e Jean-Jacques Henner (Solitude, 1886; Liseuse, 1887, Hérodiade, 1887). Con Ferdinand Roybet, di cui diviene vera e propria musa, il sodalizio non è solo lavorativo: i due divengono probabilmente compagni di vita dal 1892[2].

All'età di diciannove anni, allo zenith del suo charme, la Romani abbandona l'attività di modella per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Nel 1888, a ventuno anni, partecipa al primo Salon, con l'opera Gitane. Comincia poi a esporre regolarmente ai saloni de La Société des artistes français dal 1888 al 1904 acquisendo notorietà anche come ritrattista di talento; si ricordano i ritratti della Principessa Murat, della Duchessa di Palmella, di M.lle Gibson, di M.me Prètet, di M.lle Guillemet, di M. Roger Gouri du Roslan, di M.me Hériot, della Contessa di Briche, di M.me de Lurcy, di M.lle Claire Lemaître.

Nel 1893 una visita insieme con Roybet a Madrid, al Museo del Prado, le fa scoprire i capolavori di Velàzquez, di cui la colpiscono in particolare la resa degli incarnati e dei tessuti e le pose. Il 1893 è un anno di svolta per la pittrice, che inizia anche a creare il proprio personaggio, mostrandosi libera e mondana, non temendo di esplicitare la sua relazione con un uomo sposato, aprendo il proprio atelier in Rue du Mont Thabor insieme con l'amato Roybet, cambiando il suo nome da Giovanna a Juana. In questo periodo frequenta personaggi noti al mondo parigino, Paul Armand Silvestre, Jacopo Caponi, Antoine Lumiére, padre dei fondatori del cinema, Giovanni Boldini[3].

Viene bene accolta dalla critica; Louis Gonse ne Le Monde moderne nel 1896 scrive "Que cette jeune et sympathique artiste me pardonne de lui dire sans périphrases que je la trouve plus habile que M.Roybet lui-même"[4].

La sua città di nascita, Velletri, decide di renderle omaggio e lei torna in visita, dopo aver partecipato alla IV Biennale di Venezia con l'opera Angelica. il 21 ottobre 1901 arriva in città, accompagnata da Roybet, da Boldini, da Antoine Lumière che per l'occasione dona alla città una cinepresa, da Trilussa, da Ernesto Biondi e dal deputato Giacinto Frascara. Alla Scuola d'Arte, la pittrice con il suo seguito viene ricevuta dal presidente, architetto Oreste Nardini, e dal direttore, il pittore forlivese Edgardo Zauli Sajani. La pittrice decide di istituire un fondo di 5.000 lire per gli allievi meritevoli. La scuola le sarà poi dedicata, avendo il riconoscimento con il Regio Decreto 22 settembre 1905, che la erige in Ente Morale autonomo e ne approva lo statuto, già presentato dal Ministero all'Ufficio Comunale e dal Consiglio approvato all'unanimità nella seduta del 4 luglio 1904[5].

Dal 1903 manifesta segni di squilibrio mentale, con violente crisi nervose. Nel 1904 tenta di trovare conforto a Sanremo, ma senza risultati. Nel 1906 avviene il primo ricovero a Ivry Sur Seine per sintomi che vanno dall'allucinazione alla mania di persecuzione. Viene assistista dalla madre Manuela (fino alla di lei morte nel 1909), da Roybet e dall'amica pittrice Counsuelo Fould. Con la morte di Roybet nel 1920, Juana resta sola, le cure costose le causano un dissesto economico. Muore nel 1923, ormai dimenticata, a Ville Evrard, dove già prima di lei era stata rinchiusa Camille Claudel[6].

La sua riscoperta parte dal 2017, con una mostra allestita al Convento del Carmine di Velletri e prosegue nel 2021, anno in cui le viene dedicata una retrospettiva al Musée Roybet Fould di Courbevoie, vicino a Parigi[7].

Attività artistica

«… la donna non abdica all’artista, al contrario la sua arte sarebbe piuttosto fatta di un femminismo esagerato. La Fontaine si era ben chiesto cosa avrebbero dipinto i leoni se avessero saputo dipingere. Ebbene, immagino che se le grandi incantatrici Dalila, Giuditta, Lucrezia avessero saputo dipingere avrebbero tracciato queste immagini allo stesso tempo fiere e deliziose come ha fatto Juana Romani, e nelle quali mi è sempre sembrato che ci fosse molto di se stessa.»

Quasi tutti i lavori della pittrice si trovano in Francia, in America, in Giappone e pochissimi a Velletri presso privati.

Nel Museo di Lussemburgo, in quello di Mulhouse e in altre collezioni si conservano pregiati suoi lavori: celebre il ritratto della Principessa Murat e il San Giovanni. All'Esposizione Universale di Parigi del 1889 fu premiata con la medaglia d'argento. Nel 1890 presenta con successo al Salon una Erodiade e una Ragazza con i gatti dove appare la capacità della pittrice di spaziare in forma e tematica dando due note differenti di stile; in successive mostre dal 1891 con opere come Giulietta e una Maddalena e con le squisite immagini di Bianca Capello e di Manuella. I punti forti della Romani sono la maestria nel disegno delle forme e la sua padronanza del colore; spesso dipinge direttamente sulla tela senza disegno preliminare o di studio, e vende molte delle sue immagini prima che siano finite. Nella Revue philomathique de Bordeaux et du Sud-Ouest è scritto: "M.lle Juana Romani, élève de Henner et de Roybet, a pris à l'un son divine coloris, à l'autre sa verve et son large dessin"'[8], dagli stessi ella apprese la tecnica della pâte savoureuse che, come precisato dalla rivista The Parisian Illustrated, solamente pochi artisti hanno la capacità di usare. La Romani non fa seri stereotipati ritratti ma dipinge quelli di cui non ci si stanca mai, pieni di vita e di espressione. Oltre a seguire i maestri a lei contemporanei coltivò interesse per altri autori collezionando opere di Eugène Delacroix, Rembrandt, Albrecht Dürer, Martin Schongauer, Luca da Leida, Nicolas Poussin e altri.

Opere

Reverie, anno incerto
  • Gitane, 1888
  • Herodiade, 1890
  • Judith, 1891
  • Magdaleine, 1891
  • Bianca Capello, 1892
  • Manuella, 1892
  • Giovanella, 1893
  • Pensierosa, 1894
  • Primavera, 1895
  • Fior d'Alpe, 1896
  • Desdemona, 1896
  • Angelica, 1898
  • Salomè, 1898, Musée d'Orsay, Parigi
  • Mina da Fiesole, 1899
  • Temistocle Romani, 1901, collezione privata
  • San Giovanni, 1901
  • Portrait de M.lle la princesse Joachim Murat, 1902
  • Tizianella, 1902

Note

  1. ↑ Caterina SPINABELLI, uana Romani e l’arte delle trasformazioni. Un talento italiano nascosto nella Parigi di fine Ottocento – inizio Novecento, su aboutartonline.com. URL consultato il 20 aprile 2026.
  2. ↑ Juana Romani. La musa ritrovata., su cdsconlus.it.
  3. ↑ Juana Romani: da modella a pittrice nella Parigi della Belle Époque, su clarazennaro.it.
  4. ↑ Traduzione, «che questa giovane e simpatica artista mi perdoni di dirle senza perifrasi che io la trovo più capace di M.Roybet stesso».
  5. ↑ Juana Romani, modella e pittrice. A 100 anni dalla morte, su meer.com.
  6. ↑ Juana Romani, una mostra per l'artista italiana più famosa della Belle Époque, su journalchc.com.
  7. ↑ Una mostra rievoca la vita romanzesca di Juana Romani, dimenticata pittrice della belle époque, su finestresullarte.info.
  8. ↑ Traduzione, «M.lle Juana Romani, allieva di Henner e di Roybet, ha preso ad uno i suoi divini colori, all'altro il brio e il disegno ampio».

Bibliografia

  • Marco Nocca (a cura di), Una mostra rievoca la vita romanzesca di Juana Romani, dimenticata pittrice della belle époque, L'Erma di Bretschneider, 2017.
  • Gabriele Romani, Juana Romani: da modella a pittrice nella Parigi della Belle Époque, Castelvecchi, 2024.

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