Langhirano

Langhirano
comune
Langhirano – Stemma
Langhirano – Bandiera
Langhirano – Veduta
Langhirano – Veduta
Castello di Torrechiara, 2008
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Parma
Amministrazione
SindacoGiordano Bricoli (lista civica Langhirano Civica) dal 26-5-2014 (3º mandato dal 9-6-2024)
Territorio
Coordinate44°36′52.3″N 10°15′58.2″E
Altitudine265 m s.l.m.
Superficie70,84 km²
Abitanti11 004[1] (31-5-2026)
Densità155,34 ab./km²
FrazioniAntesica, Arola, Berzola, Calicella, Casatico, Cascinapiano, Case Manfredelli, Case Schianchi, Case Ughi, Cattabiano, Costa di Castrignano, Cozzano, Fontana, Goiano, Il Chioso, Il Pozzo, Manzano, Mattaleto, Pastorello, Pilastro, Pranello, Querceto, Quinzano, Riano, Sodina, Strognano, Tabiano di Castrignano, Tordenaso, Torrechiara, Valle di Castrignano, Vidiana
Comuni confinantiCalestano, Corniglio, Felino, Lesignano de' Bagni, Neviano degli Arduini, Parma, Tizzano Val Parma
Altre informazioni
Cod. postale43013
Prefisso0521
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT034018
Cod. catastaleE438
TargaPR
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 796 GG[3]
Nome abitantilanghiranesi
Patronosan Giacomo il Minore
Giorno festivo25 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Langhirano
Langhirano
Langhirano – Mappa
Langhirano – Mappa
Posizione del comune di Langhirano nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Langhirano (Langhiràn in dialetto parmigiano[4]) è un comune italiano di 11 004 abitanti[1] della provincia di Parma, in Emilia-Romagna.

È conosciuto a livello internazionale per la produzione del prosciutto di Parma, uno dei principali prodotti agroalimentari italiani a denominazione di origine protetta (DOP). Al prodotto sono dedicati il Museo del prosciutto di Parma, situato nel territorio comunale, e il Festival del Prosciutto di Parma, manifestazione che si svolge annualmente e consente l'apertura straordinaria di numerosi prosciuttifici del comprensorio.[5] Langhirano è inoltre sede dell'Unione montana Appennino Parma Est.

Geografia fisica

Langhirano sorge nell'alta pianura parmense, alle prime propaggini dell'Appennino parmense, sulle pendici del monte Milano, su un rilievo posto a circa 265 m s.l.m. lungo la sponda sinistra del torrente Parma, in corrispondenza dell'imbocco della Val Parma.[6][7]

Il territorio comunale si estende dalla fascia collinare fino ai primi rilievi dell'Appennino, presentando un paesaggio caratterizzato dall'alternanza di aree urbanizzate, coltivazioni agricole, vigneti, boschi e pascoli. L'assetto geomorfologico è inciso dalle valli dei numerosi corsi d'acqua tributari del torrente Parma, che modellano versanti dolcemente acclivi nella parte settentrionale e rilievi progressivamente più marcati verso sud.

La posizione geografica, al confine tra la pianura e la montagna, ha favorito fin dall'antichità lo sviluppo di collegamenti tra Parma e l'Appennino tosco-emiliano e ha contribuito alla vocazione agricola del territorio, particolarmente adatta all'allevamento suinicolo e alla stagionatura del prosciutto di Parma, favorita dalle particolari condizioni climatiche determinate dall'incontro tra le correnti provenienti dalla valle del Parma e quelle dell'Appennino.

Origini del nome

L'etimologia del toponimo Langhirano è incerta e nel tempo sono state formulate diverse ipotesi circa la sua origine.[8]

L'interpretazione più diffusa riconduce il nome al latino medievale Langaranus, derivato da langaria, termine indicante una «striscia di terreno lunga e stretta», unito al suffisso prediale -anus. Tale etimologia sarebbe riferita alla particolare conformazione del sito sul quale sorse l'abitato, sviluppatosi lungo la sponda del torrente Parma all'imbocco della Val Parma.[8]

Secondo un'altra ipotesi, l'antica forma Lagorano deriverebbe invece da «Lago Ariano», con riferimento alla presenza di aree acquitrinose al tempo della fondazione del villaggio da parte dei Longobardi, popolazione che nei primi secoli della sua presenza in Italia professò l'arianesimo.[9]

Una diversa interpretazione, ritenuta tuttavia priva di fondamento storico,[9] fa derivare il toponimo dal latino Lacus Oranum, da cui sarebbero successivamente derivati «Lago Orano» e «Anghirano». La teoria si basa sulla tradizione dell'esistenza, in epoca remota, di un lago poi prosciugatosi, popolato da rane e situato nell'area del futuro centro abitato.[6][10]

Un'ipotesi di formulazione più recente riconduce infine il nome Lagorano al termine longobardo lagar, interpretato come una postazione o presidio militare. Secondo tale ricostruzione il toponimo richiamerebbe l'esistenza di un insediamento difensivo collocato lungo un'importante direttrice viaria dell'Italia altomedievale.[11]

Storia

Veduta di piazza Giuseppe Garibaldi, principale piazza cittadina

Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Langhirano risalgono al Paleolitico: un manufatto litico rinvenuto nel 1973 in prossimità del torrente Parma è stato datato a circa il 130000 a.C.[12] Nel corso dell'età del bronzo, tra il XVII e il XIV secolo a.C., il territorio fu interessato dall'insediamento delle popolazioni terramaricole.[9]

Dell'età romana rimangono tracce della centuriazione nella pianura circostante e i resti di una villa individuata nei pressi di Torrechiara.[9]

L'attuale abitato ebbe origine nell'Alto Medioevo, quando i Longobardi fondarono il borgo di Lagorano lungo la cosiddetta strada delle cento miglia, importante via di collegamento tra Parma e Luni.[9] La prima attestazione documentaria risale tuttavia al 1038, anno in cui il centro è citato in un atto notarile relativo alla vendita di un terreno da parte del sacerdote Rimperto.[10]

In origine Langhirano costituiva un piccolo borgo dipendente dalla vicina Mattaleto, a sua volta sottoposta al castello di Castrignano.[6][10] Quest'ultimo appartenne nell'XI secolo alla chiesa di San Pietro di Parma,[13] passò nella prima metà del XII secolo al monastero di Sant'Apollonio di Canossa,[14] dal 1137 al monastero di San Prospero di Reggio Emilia[15] e, dal 1186, al vescovo di Parma.[10][16]

Probabilmente nel XIII secolo fu edificato il castello di Mattaleto, posto a difesa della sponda sinistra della Val Parma quale avamposto del castello di Castrignano.[10][17] Nello stesso periodo sorse nel borgo il palazzo del capitano di giustizia, residenza del rappresentante dell'autorità giudiziaria.[18][19] Grazie alla sua posizione all'imbocco della valle, Langhirano assunse progressivamente un ruolo sempre più importante come sede di un mercato settimanale.[9]

Nel 1376 il vescovo Ugolino de' Rossi investì dell'ampio feudo di Castrignano il pronipote Rolando de' Rossi, ricompensando i servigi resi alla diocesi dal padre Giacomo de' Rossi.[10][20] I Rossi ricostruirono il castello di Mattaleto,[17] ma nel 1405 il maniero fu occupato da Giacomo Terzi, che si impossessò di numerose fortificazioni rossiane del Parmense.[21] Dopo ulteriori vicende belliche, che videro coinvolti Niccolò III d'Este, Galeazzo da Correggio, Ottobuono de' Terzi, Muzio Attendolo Sforza e nuovamente i Rossi, nel 1410 Pietro de' Rossi riconquistò Castrignano e il territorio circostante.[22]

Il dominio rossiano si protrasse fino alla guerra dei Rossi del 1482, al termine della quale il feudo fu restituito alla diocesi di Parma su richiesta del vescovo Giovanni Giacomo Schiaffinato.[10][23]

Nel 1512 papa Giulio II acquistò i diritti su Langhirano e sui territori circostanti, assegnandoli a Galeazzo I Pallavicino, marchese di Busseto, la cui investitura fu confermata due anni dopo da papa Leone X. In seguito il territorio ritornò sotto il controllo del vescovo di Parma.[24][25]

Nel 1660 il duca di Parma e Piacenza Ranuccio II Farnese conferì ad Antonio Garimberti il titolo di conte di Langhirano.[26] La contea rimase ai Garimberti fino all'abolizione dei diritti feudali decretata da Napoleone nel 1805.[6][25] Durante il periodo napoleonico Langhirano divenne sede del nuovo comune (mairie), mentre tra il 1821 e il 1831 fu anche capoluogo di distretto del ducato di Parma e Piacenza; in quegli anni la sede municipale fu temporaneamente trasferita a Mattaleto.[24][6]

Il 28 settembre 1911 la stazione della tranvia Parma-Langhirano fu teatro del cosiddetto eccidio di Langhirano: durante una manifestazione di protesta contro la partenza dei militari destinati alla guerra italo-turca, una carica dei carabinieri provocò la morte di quattro persone e il ferimento di altre sette.[9]

Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Langhirano fu uno dei comuni della provincia di Parma destinati all'internamento libero di profughi ebrei stranieri. Vi furono assegnate quattordici persone, per la maggior parte provenienti da Sarajevo.[27] Dopo l'occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, gran parte degli internati riuscì a sottrarsi alla cattura; quattro membri della famiglia Israel furono invece arrestati il 3 dicembre 1943 a Lanzo d'Intelvi, mentre tentavano di raggiungere la Svizzera.[N 1] Nel 2020, davanti all'abitazione che li aveva ospitati durante il periodo di internamento, furono collocate alcune pietre d'inciampo in loro memoria.[28]

Simboli

Bandiera comunale

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con regio decreto di re Vittorio Emanuele III del 5 settembre 1942.[29]

Stemma
«Inquartato: al 1° e 4° scaccato di rosso e d'argento; al 2° e 3° d'azzurro; al guinzaglio da cane con collare di cuoio, attraversante in sbarra.[29]»
Gonfalone
«Drappo inquartato di azzurro e di rosso…[29]»
Bandiera
«Drappo rettangolare inquartato di rosso e di azzurro, caricato al centro dello stemma cittadino.[29]»

Onorificenze

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella»
— 18 ottobre 2023

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine

Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine

Edificata originariamente in stile barocco tra il 1578 e il 1579 quale oratorio dipendente dalla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Mattaleto, la chiesa fu dotata di una nuova facciata neobarocca tra il 1908 e il 1913, disegnata dall'architetto Lamberto Cusani; eretta a sede parrocchiale autonoma nel 1944, fu in tale occasione notevolmente ampliata in senso longitudinale; restaurata nel 1986, fu danneggiata dal sisma del 2008 e nuovamente restaurata e consolidata strutturalmente a partire dal 2013. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata a salienti, elevata su due ordini e scandita da lesene; al centro il portale d'ingresso è sormontato da un frontone spezzato, su cui poggiano due grandi statue di angeli liberty, realizzate da Ettore Ximenes nel 1913. All'interno l'aula, scandita lateralmente da lesene composite, è ornata sulla volta a botte lunettata con affreschi settecenteschi; sul fondo il presbiterio è circondato da un deambulatorio, accanto al quale si trova un'ampia cappella feriale; l'edificio accoglie numerose opere di pregio, tra cui dipinti seicenteschi e settecenteschi, vari paramenti sacri del XVIII secolo e alcuni coevi oggetti liturgici.[30][31][32]

Oratorio dell'Assunta

Edificato nel 1689 su commissione del sacerdote Luca Righelli per accogliere una reliquia di san Mauro, l'oratorio privato barocco, ormai in stato di abbandono, passò di proprietà agli inizi del XXI secolo. Il piccolo edificio, sviluppato su un impianto a navata unica, è preceduto da un monumentale portale d'ingresso in mattoni, arricchito da due lesene ioniche binate, due volute, un frontone semicircolare spezzato e tre pinnacoli; la simmetrica facciata a capanna, coronata da un frontone triangolare, accoglie un dipinto raffigurante la Vergine Assunta; all'interno sono conservate alcune opere di pregio, tra cui la pala d'altare raffigurante la Presentazione di Gesù al tempio, eseguita da Biagio Martini tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX.[31][33][34]

Chiesa di San Michele Arcangelo a Mattaleto

Chiesa di San Michele Arcangelo a Mattaleto

Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa romanica di Mattaleto, ormai degradata, fu interamente ricostruita in stile barocco tra il 1715 e il 1723 su progetto dell'architetto Francesco Boetti, conservando soltanto l'originario campanile, che fu sopraelevato tra il 1814 e il 1819; completamente restaurata e decorata internamente tra il 1883 e il 1886, costituì fino al 1944 la sede parrocchiale di un vasto territorio comprendente anche la vicina Langhirano; danneggiata da un sisma del 2008, fu consolidata strutturalmente e restaurata tra il 2009 e il 2011. Il luogo di culto, sviluppato su una pianta a navata unica affiancata da due cappelle per parte, presenta una simmetrica facciata a salienti in pietra e mattoni, arricchita da un doppio ordine di lesene doriche a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte lunettata decorata con affreschi settecenteschi e stucchi, accoglie alcune opere di pregio, tra cui vari dipinti e arredi risalenti al XVIII e XIX secolo.[35][36][37]

Pieve di San Martino ad Arola

Pieve di San Martino ad Arola

Edificata forse già nel VI secolo, la pieve di Arola, considerata una delle più antiche di tutto il Parmense, nel 1602 fu decorata con affreschi da Giovanni Maria Conti della Camera e Pier Antonio Bernabei; quasi completamente distrutta dal terremoto del 1818, fu successivamente trasformata in deposito dell'adiacente cimitero, riutilizzando parte delle strutture in pietra crollate; profondamente degradata, fu ristrutturata alla fine del XX secolo. Dell'edificio originario si conservano solo alcune porzioni di muri esterni in pietra e altre strutture di reimpiego.[38][39][40]

Chiesa di San Martino ad Arola

Chiesa di San Martino ad Arola

Costruita tra il 1858 e il 1860 in sostituzione della pieve crollata nel 1818, la chiesa neoclassica di Arola, progettata probabilmente dall'ingegner Soliani, fu restaurata e decorata internamente tra il 1955 e il 1958; danneggiata da un terremoto nel 1983, fu consolidata e ristrutturata nel 1985 e risistemata esternamente nel 2012. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata intonacata, al cui centro si apre il portale d'ingresso sormontato da una finestra a lunetta; ai lati si ergono due lesene collegate nel mezzo da un ampio arco a tutto sesto, mentre in sommità si staglia un frontone triangolare di coronamento. All'interno l'aula, ornata lateralmente con lesene, si estende in continuità col presbiterio absidato, che accoglie la pala d'altare dipinta da Giorgio Scherer nel 1859.[41][42][43]

Chiesa di San Lorenzo a Torrechiara

Chiesa di San Lorenzo a Torrechiara

Costruita probabilmente nel XII secolo all'interno del primitivo castello di Torrechiara, la cappella originaria, menzionata per la prima volta nel 1230, fu in gran parte distrutta nel 1314, insieme al maniero; ricostruita sulla riva del torrente Parma, crollò agli inizi del XV secolo a causa di una piena; riedificata nel borgo tra il 1453 e il 1458 per volere di Pier Maria II de' Rossi durante i lavori di costruzione dell'adiacente castello, fu eretta a sede parrocchiale nel 1564; sopraelevata verso la fine del XVII secolo, fu profondamente trasformata in stile barocco agli inizi del XVIII; ristrutturata tra il 1829 e il 1831 con la ricostruzione della facciata, fu restaurata nel 1941 e rinforzata strutturalmente tra il 1973 e il 1975; danneggiata dal sisma del 2008, fu consolidata tra il 2011 e il 2013. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna in pietra, affiancata sulla sinistra dal campanile; i fianchi conservano alcune tracce dell'edificio originario e di quello rossiano. All'interno l'aula intonacata, coperta da una volta a botte lunettata, è ornata con lesene doriche; le cappelle e il presbiterio absidato accolgono alcuni dipinti seicenteschi e settecenteschi, tra cui un olio eseguito da Giuseppe Peroni nel 1748.[44][45][46][47]

Badia di Santa Maria della Neve a Torrechiara

Chiostro dell'abbazia di Santa Maria della Neve a Torrechiara
Facciata della chiesa di Santa Maria della Neve a Torrechiara
Navata della chiesa di Santa Maria della Neve a Torrechiara

Edificata tra il 1471 e il 1479 per volere di Pier Maria II de' Rossi sulla sponda del torrente Parma nei pressi di Torrechiara, l'abbazia fu dotata fin dalle origini di una chiesa tardo-romanica con campanile, di un chiostro rinascimentale con dormitorio e refettorio, di un giardino con orto, di un piccolo cimitero e di altri servizi destinati a circa venti monaci benedettini; dipendente dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma a partire dal 1491, fu parzialmente distrutta da un incendio durante la guerra di Parma del 1551 e ricostruita in seguito; confiscata dal governo napoleonico nel 1810 e affittata a privati, nel 1816 fu restituita ai frati dalla duchessa Maria Luigia; incamerata dal Demanio nel 1866, fu riacquistata all'asta dai benedettini nel 1870; adibita a caserma militare durante la prima guerra mondiale, cadde in declino nel secondo dopoguerra; restaurata a partire dal 1978, divenne anche sede di un laboratorio apistico utilizzato dai monaci per la produzione di creme e tisane e di una foresteria aperta agli ospiti esterni. L'abbazia si articola attorno al chiostro quadriporticato, a sud del quale è posta la chiesa. Quest'ultima, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle sulla destra, presenta un'asimmetrica facciata a capanna, ornata con archetti pensili in cotto in stile gotico; l'interno è interamente ricoperto da affreschi settecenteschi, ma su una parete è conservato un dipinto tardo quattrocentesco raffigurante la Madonna in trono col Bambino, attribuito a Jacopo Loschi o Francesco Tacconi. Sul chiostro con quadriportico si affacciano vari ambienti decorati con affreschi di varie epoche, tra cui in particolare le tre sale del lato ovest, la sala degli Uccelli a nord e la sala del Capitolo a est. Nel giardino posteriore si erge, sul margine della scarpata del torrente, il Belvedere settecentesco dai tratti scenograficamente barocchi ma già linearmente neoclassici, decorato internamente con affreschi attribuiti a Pietro Rubini o Sebastiano Galeotti.[48][49][50]

Oratorio di San Rocco a Torrechiara

Oratorio di San Rocco a Torrechiara

Costruito originariamente nel 1559, l'oratorio al centro del borgo inferiore di Torrechiara fu riedificato tra il 1612 e il 1619; restaurato nel 1786, fu parzialmente ricostruito in stile neoromanico nel 1892, arretrando la facciata di alcuni metri per consentire la realizzazione della tranvia Parma-Langhirano. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna, delimitata alle estremità da due lesene a strisce orizzontali; all'interno il presbiterio è preceduto da un arco trionfale a sesto ribassato, affiancato da due nicchie in stucco contenenti altrettante statue lignee, tra cui un San Rocco settecentesco.[51][52][53][54]

Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Castrignano

Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Castrignano

Costruita originariamente forse già nel V o VI secolo, la pieve di Castrignano, riedificata in epoca ignota all'interno della cinta muraria del castello, fu citata per la prima volta nel 1005; ricostruita in stile barocco nel 1667, fu dotata della facciata neoclassica agli inizi del XX secolo e ristrutturata internamente in stile neobizantino nel 1930; danneggiata da un sisma nel 2008, fu restaurata e consolidata tra il 2012 e il 2013. La chiesa, sviluppata su un impianto a tre navate affiancate da una cappella sulla destra e due sulla sinistra, presenta una facciata a capanna scandita da un doppio ordine di lesene, a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno le navate, coperte da volte a botte dipinte, sono separate tra loro da una serie di colonne in pietra coronate da capitelli a cubo scantonato; sul fondo il presbiterio absidato è preceduto da un arco trionfale a tutto sesto affrescato. L'edificio conserva varie opere di pregio, tra cui un fonte battesimale quattrocentesco, una croce astile del XV secolo e vari dipinti e arredi cinquecenteschi e settecenteschi.[55][56][57][58][59]

Chiesa di San Vincenzo Martire a Manzano

Chiesa di San Vincenzo Martire a Manzano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Manzano fu unita nel XIV secolo a quella di Quinzano; elevata nel 1564 a sede parrocchiale autonoma, fu demolita verso la fine del XVII secolo, conservando solo il campanile medievale; ricostruita in stile barocco entro il 1714, fu restaurata nel 1921 e nuovamente nel 1967, quando furono rimossi gli intonaci dalle facciate. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una facciata a capanna tripartita da un doppio ordine di quattro lesene doriche, a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula è coperta da una serie di capriate lignee; il presbiterio, preceduto dall'arco trionfale a tutto sesto retto da paraste doriche, è chiuso superiormente da una volta a botte lunettata dipinta.[60][61][62]

Chiesa di Santo Stefano Protomartire a Quinzano

Chiesa di Santo Stefano Protomartire a Quinzano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Quinzano fu unita nel XIV secolo a quella in rovina di Manzano; elevata nel 1564 a sede parrocchiale autonoma, cadde in profondo degrado nei primissimi anni del XVIII secolo e fu interamente ricostruita entro il 1712 circa; completamente ristrutturata in stile neoclassico tra il 1824 e il 1828, fu resa inagibile dal terremoto del 23 dicembre 2008, in attesa delle opere di restauro e consolidamento strutturale. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna intonacata, delimitata alle estremità da due paraste in pietra a sostegno del frontone triangolare di coronamento; al termine del lato destro si erge il campanile in pietra, con cella campanaria a base ottagonale; all'interno la navata, coperta da una serie di capriate lignee, è scandita lateralmente da paraste doriche.[63][64]

Chiesa di San Lorenzo a Riano

Chiesa di San Lorenzo a Riano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Riano fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; parzialmente ricostruita nella seconda metà del XVI secolo, fu profondamente modificata in forme barocche tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII, conservando integre solo la torre campanaria e il presbiterio cinquecenteschi; danneggiata da un terremoto nel 1920, fu risistemata l'anno seguente; ristrutturata tra il 1957 e il 1958, fu colpita da un nuovo sisma nel 2008 e conseguentemente restaurata tra il 2009 e il 2011. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una semplice facciata intonacata, coronata da un cornicione ad andamento curvilineo; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte lunettata, è ornata con stucchi nel cornicione perimetrale e nell'arco trionfale; il presbiterio, risalente al XVI secolo, è chiuso superiormente da una volta a padiglione unghiata. L'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui alcuni dipinti e arredi seicenteschi e settecenteschi.[61][65][66]

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Martino a Cozzano

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Martino a Cozzano

Menzionata per la prima volta nel 1005, la pieve romanica di Cozzano fu quasi completamente ricostruita tra il 1832 e il 1854 su progetto dell'ingegner Francesco Bertè, riutilizzando i materiali del preesistente edificio; decorata internamente in stile neoclassico, fu completata nelle cappelle laterali tra il 1946 e il 1974. La struttura, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta l'originaria facciata a salienti in pietra, sopraelevata nel XIX secolo; l'adiacente canonica conserva sul portale d'accesso un archivolto dell'XI secolo, decorato con un bassorilievo. L'interno della chiesa, ornato con lesene doriche ai lati e con affreschi sulla volta a botte lunettata, ospita alcune opere di pregio, tra cui la pala raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Martino e Bartolomeo, risalente alla fine del XVI secolo o agli inizi del XVII.[67][68][69]

Chiesa di San Michele Arcangelo ad Antesica

Chiesa di San Michele Arcangelo ad Antesica

Edificata originariamente in epoca altomedievale dai Longobardi quale oratorio esterno al castello di Antesica, la cappella, menzionata per la prima volta nel 1015, fu elevata a sede parrocchiale autonoma verso il 1564; chiusa al culto nel 1579 in quanto minacciata da una frana, fu ristrutturata in stile neoclassico nella seconda metà del XVIII secolo; decorata internamente nel 1957, fu restaurata tra il 2009 e il 2011. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna rivestita in arenaria; all'interno l'aula, intonacata e ornata sui fianchi con una serie di lesene doriche, accoglie alcune opere di pregio.[70][71]

Chiesa di Santa Giustina a Cattabiano

Chiesa di Santa Giustina a Cattabiano

Menzionata per la prima volta nel 999, l'originaria cappella di Cattabiano fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita in forme barocche nel corso del XVIII secolo, fu abbandonata nel 1950 e sostituita con una nuova eretta in stile neoromanico al centro del borgo. La chiesa novecentesca, sviluppata su un impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra, col portale d'ingresso centrale sormontato da un rosone; all'interno la navata, voltata a botte, è scandita da lesene; sul fondo, il presbiterio absidato accoglie la pala raffigurante i Santi Cipriano e Giustina, dipinta nel 1844 da Bernardino Riccardi.[36][72][73][74][75]

Chiesa di San Giorgio a Casatico

Chiesa di San Giorgio a Casatico

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Casatico fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; risistemata nel XVII secolo, fu ristrutturata in stile barocco nel XVIII secolo; modificata internamente tra il 1902 e il 1903 con la costruzione della volta a botte sulla navata, fu danneggiata da un terremoto nel 1983 e restaurata nei tre anni successivi; lesionata da un nuovo sisma nel 2008, fu risistemata e rinforzata strutturalmente tra il 2012 e il 2015. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella poco profonda su ogni lato, presenta una facciata intonacata tripartita da quattro lesene doriche, a sostegno del frontone mistilineo di coronamento. All'interno sull'aula, scandita da lesene, si affacciano le cappelle, realizzate nello spessore dei muri; l'edificio accoglie alcune opere di pregio, tra cui un'ancona barocca seicentesca, l'altare maggiore settecentesco e la pala dipinta da Paolo Ferrari tra il 1750 e il 1760.[76][77][78]

Chiesa di San Martino a Strognano

Chiesa di San Martino a Strognano

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Strognano fu ricostruita in tutto o in parte nel 1473; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, fu modificata e ampliata tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII; ristrutturata in forme neoromaniche e allungata anteriormente tra il 1937 e il 1942, nel 1983 fu danneggiata da un terremoto e nei due anni seguenti fu restaurata e consolidata strutturalmente. La chiesa, sviluppata su una pianta a navata unica, presenta una simmetrica facciata a salienti, scandita da lesene in mattoni; all'interno l'aula è coperta da una serie di capriate lignee; il presbiterio, chiuso superiormente da una volta a botte lunettata ornata con affreschi del 1942, accoglie una pala d'altare settecentesca nel tempo attribuita a Giuseppe Peroni, a Clemente Ruta e, secondo studi più recenti, a un pittore della cerchia di Domenico Passerini.[79][80][81]

Chiesa di Santo Stefano a Tordenaso

Chiesa di Santo Stefano a Tordenaso

Menzionata per la prima volta nel 1230, la cappella di Tordenaso cadde in rovina agli inizi del XVI secolo e fu sostituita dal piccolo tempio di Vetrola; ristrutturata nel 1520, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, assorbendo il titolo della chiesa di Vetrola nel frattempo crollata a causa di una frana; modificata in stile barocco nel XVIII secolo con la ricostruzione dell'abside e la decorazione degli interni, fu restaurata tra il 1854 e il 1867 e dotata di una nuova facciata nel 1916; risistemata esternamente nel 1960, fu danneggiata da un terremoto nel 1983 e ristrutturata nel 1985; nuovamente lesionata da un sisma nel 2008, fu restaurata e consolidata strutturalmente tra il 2013 e il 2018. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per parte, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna, rivestita in pietra come il resto dell'edificio; a est si erge su un alto basamento a scarpa la torre campanaria. All'interno l'aula è ornata lateralmente con una serie di lesene doriche; l'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui un dipinto ritraente il Sogno di San Giuseppe, realizzato nel 1723 da Ignazio Stern, e un vassoio cinquecentesco in rame sbalzato.[80][82][83]

Architetture civili

Palazzo Comunale

Palazzo Comunale

Costruito originariamente per volere del vescovo di Parma Grazia nella prima metà del XIII secolo quale residenza del capitano di giustizia, il palazzo fu trasformato in villa rinascimentale agli inizi del XVII secolo; acquisito dal conte Antonio Garimberti nel 1660, fu acquistato nel 1821 dalla famiglia Montali, nel 1832 da Ottavio Ferrari e infine nel 1889 dal Comune di Langhirano, che lo adibì a propria sede. L'edificio, sviluppato su una pianta quadrata con quattro torrioni alle estremità, presenta due simmetriche facciate contrapposte elevate su tre livelli fuori terra, caratterizzate dalla presenza di porticati centrali a tre arcate a tutto sesto sormontati da loggiati; all'interno si accede al salone dei Tartari, ornato con quadrature ottocentesche a chiaroscuro alternate a sei grandi oli seicenteschi eseguiti da Giovanni Francesco Cassana; gli altri ambienti conservano alcuni antichi arredi e dipinti.[31][84]

Villa Pallavicini ad Arola

Parco della villa Pallavicini ad Arola

Costruita agli inizi del XVII secolo per volere dei marchesi Boscoli, la villa di Arola, con l'ampia tenuta annessa, fu alienata nella seconda metà del XVIII ai nobili Lébrun; acquistata nella prima metà del XIX dal marchese Adalberto Pallavicino, fu comprata nel 1899 dal barone Roberto Baracco, che, proprietario dal 1897 della confinante villa Bolla, unì le due ampie tenute; completamente ristrutturata e ampliata su progetto dell'ingegner Raimondo Biondi, passò attraverso la figlia Chiara al genero Luchino Zileri-Dal Verme, indi al conte Camillo; completamente restaurata nel 2007 e adibita a sede per cerimonie e manifestazioni, fu successivamente messa in vendita nel 2014. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su due livelli principali fuori terra oltre al sottotetto; l'asimmetrica facciata a nord è caratterizzata dalla presenza al centro di un portico a tre arcate a tutto sesto in aggetto; il lato est si affaccia sulla Val Parma attraverso un portico coronato da una terrazza, affiancato sul margine sud da una torretta con altana. L'ampio parco all'inglese, esteso sul margine del rilievo collinare, è solcato da un lungo viale, affiancato da filari di alberi d'alto fusto.[85][86]

Villa Zileri-Dal Verme ad Arola

Villa Zileri-Dal Verme ad Arola

Costruita agli inizi del XVII secolo per volere dei conti Da Palù, la villa di Arola fu acquistata nel XVIII secolo dal conte Alessandro III Ceretoli; rivenduta successivamente ai nobili Bolla, fu alienata nel 1897 al barone Roberto Baracco, che due anni dopo acquistò anche la confinante villa Pallavicino, unendo le due ampie tenute; completamente ristrutturata su progetto dell'ingegner Raimondo Biondi, passò attraverso la figlia Chiara al conte Alessandro Zileri-Dal Verme. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su tre livelli principali fuori terra; la simmetrica facciata a sud è caratterizzata dalla presenza al centro di un portico a tre arcate a tutto sesto. Di fronte si erge un settecentesco fabbricato di servizio, coronato da una torretta con orologio e campanile a vela; a ovest si erge un oratorio neoromanico intitolato alla Natività di Maria Vergine, costruito nel 1907. L'ampio parco, esteso sul margine del rilievo collinare, si affaccia sulla Val Parma attraverso vari terrazzamenti con balaustre.[85]

Villa Riva Peroni ad Arola

Villa Riva Peroni ad Arola

Costruita nei primi anni del XVII secolo per volere dei conti Bartolomeo e Cesare Riva, la villa di Arola fu ampliata verso la fine del XVIII secolo con la realizzazione di un porticato davanti alla facciata nord; modificata nel secolo successivo nell'altana al centro del tetto, agli inizi del XX secolo passò per via matrimoniale alla famiglia Peroni; disabitata dal 1905, fu completamente ristrutturata nei primi anni del XXI secolo. L'edificio, sviluppato su una pianta a U, si erge verso nord su due livelli principali fuori terra; la simmetrica facciata, tripartita, è caratterizzata dalla presenza di un ampio porticato centrale con tre aperture a serliana, coronato da un terrazzo e da un'altana; il prospetto sud è preceduto nel mezzo da un portico a tre arcate a tutto sesto. All'interno sono numerosi gli ambienti riccamente decorati. Al piano terra l'androne passante è interamente ricoperto da affreschi tardo-settecenteschi, eseguiti da Domenico Muzzi nel 1796; un salone adiacente, coperto da un soffitto a cassettoni lignei riccamente intagliati in stile tardo-manierista, è ornato sulla sommità delle pareti con un fregio seicentesco dipinto probabilmente da Giovanni Antonio Paganino; un'altra sala conserva sulla volta a padiglione un affresco a grottesche realizzato da Cesare Baglione agli inizi del XVII secolo; due salotti contigui sono ornati con dipinti rococò a chiaroscuro. Al piano inferiore il salone centrale è ricoperto sulle pareti e sulla volta a botte da affreschi eseguiti da Giovanni Zamperla intorno al 1800.[87][88]

Architetture militari

Castello di Torrechiara

Castello di Torrechiara
Corte d'Onore del castello di Torrechiara
Salone dei Giocolieri del castello di Torrechiara
Camera d'Oro

Edificato originariamente in epoca medievale ma più volte distrutto tra il XIII e il XIV secolo, il castello di Torrechiara fu ricostruito tra il 1448 e il 1460 per volere di Pier Maria II de' Rossi, con la duplice funzione di possente struttura difensiva ed elegante nido d'amore per il Conte e l'amante Bianca Pellegrini; ereditato da Guido de' Rossi nel 1482, fu conquistato l'anno seguente da Ludovico il Moro, che lo mantenne fino al 1499, quando il re Luigi XII di Francia, dopo aver conquistato il ducato di Milano, assegnò il maniero inizialmente a Troilo I de' Rossi e successivamente al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè; alienato nel 1502 al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto, nel 1545 da Luisa passò in dote al conte Sforza Sforza di Santa Fiora, che incaricò numerosi artisti delle decorazioni rinascimentali delle sale interne; ereditato nel 1707 dal duca Federico III Sforza Cesarini, fu trasmesso nel 1821 al duca Marino Torlonia; acquistato nel 1909 da Pietro Cacciaguerra, che lo spogliò di tutti gli arredi, nel 1911 fu dichiarato monumento nazionale e l'anno seguente fu comprato dal Demanio italiano; aperto al pubblico, fu utilizzato quale set di vari film storici, tra cui nel 1937 Condottieri, di Luis Trenker, e nel 1985 Ladyhawke, di Richard Donner; danneggiato dal terremoto del 23 dicembre 2008, fu parzialmente chiuso e sottoposto a lavori di restauro, che furono conclusi nel 2014.[89][90] Considerato uno dei più notevoli,[91] scenografici[92] e meglio conservati castelli d'Italia,[93] il maniero, sviluppato attorno alla Corte d'Onore centrale affiancata da due portici e un loggiato, è dotato di cinque massicce torri con beccatelli, caditoie e merli ghibellini di coronamento, oltre che di due loggiati panoramici cinquecenteschi affacciati sulla Val Parma e sulla pianura settentrionale; al suo interno conserva ai piani terra e primo numerosi ambienti affrescati in stile rinascimentale da Cesare Baglione, Innocenzo Martini, Giovanni Antonio Paganino e aiuti, oltre alla Camera d'Oro dipinta probabilmente da Benedetto Bembo nel 1462, unico esempio in Italia di un intero ciclo di dipinti medievali incentrati sulla glorificazione dell'amor cortese tra due personaggi realmente esistiti.[94][95][96]

Castello di Mattaleto

Edificato originariamente entro il XIII secolo a presidio di Mattaleto e Langhirano, il maniero, dipendente dal castello di Castrignano della diocesi di Parma, fu occupato nel 1297 da Manuello di Vallisnera e subito riconquistato dai parmigiani, che lo distrussero; assegnato nel 1376 ai Rossi, che lo ricostruirono, fu espugnato nel 1405 dai Terzi, che lo fortificarono; conquistato nel 1409 da Galeazzo da Correggio, l'anno seguente fu ripreso dai Rossi, che lo mantennero fino al 1483, anno in cui fu restituito col feudo di Castrignano al vescovo di Parma; da tempo abbandonato, cadde in declino, tanto che già nel 1590 ne sopravvivevano soltanto alcuni resti, in seguito completamente scomparsi.[97][98][99]

Castello di Castrignano

Ruderi del castello di Castrignano

Edificato in epoca altomedievale, il castello di Castrignano, dipendente dalla diocesi di Parma, fu nominato per la prima volta nel 982; assegnato agli inizi del XII secolo al monastero di Sant'Apollonio di Canossa e nel 1137 al monastero di San Prospero di Reggio Emilia, nel 1186 fu donato dall'imperatore Federico Barbarossa ai vescovi di Parma; riedificato da Azzo da Correggio nel 1339, nei decenni seguenti fu rivendicato dal vescovo Ugolino de' Rossi, che, riottenutolo nel 1358, ne investì nel 1376 il pronipote Rolando de' Rossi; ricostruito dai Rossi, fu espugnato nel 1405 dai Terzi; riconquistato dai Rossi nel 1410, al termine della guerra dei Rossi del 1483 fu riassegnato alla diocesi di Parma; completamente abbandonato, degradò nei secoli successivi e parte delle rovine fu adattata a portale d'accesso al sagrato della pieve; se ne conservano inoltre alcuni brandelli di muro seminascosti dalla vegetazione, posti tra la chiesa e il cimitero.[100][101][102]

Rocca di Valle di Castrignano

Rocca di Valle di Castrignano

Costruite tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo a presidio della strada di accesso al castello di Castrignano, le torri della rocca di Valle furono successivamente acquistate dalla nobile famiglia Cavatorta e, tra il XVIII e il XIX secolo, furono affiancate da nuovi edifici residenziali; alienate nei primi anni del XX secolo alla famiglia Campelli, nei decenni seguenti le strutture divennero sede di un'azienda agricola e agli inizi del XXI secolo furono restaurate e aperte al pubblico. La corte conserva quattro casetorri medievali e alcuni edifici settecenteschi, tra cui la casa padronale con loggiato; nei dintorni sopravvive inoltre l'antica casaforte Malavilla.[103][104][105]

Castello di Antesica

Collina su cui sorgono i ruderi del castello di Antesica

Costruito intorno alla metà del X secolo dalla famiglia da Antesica, il castello di Antesica fu lasciato in eredità nel 1072 al monastero di San Prospero di Reggio Emilia e all'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma; acquisito dai Rossi probabilmente nel XIV secolo e intorno al 1400 dai Visconti, nel 1402 fu occupato da Lodovico da Palù e riconquistato da Pier Maria I de' Rossi, che lo restituì ai milanesi; demolito dai parmigiani nel 1403 per evitare che cadesse ancora in mani rossiane, fu assegnato nel 1452 ai da Correggio; destinato nel 1464 da Pier Maria II de' Rossi al figlio Guido, passò in seguito alla guerra dei Rossi del 1482 al vescovo di Parma; completamente abbandonato, si ridusse a pochi ruderi sparsi, sepolti dalla fitta boscaglia.[106][107]

Castello di Tiorre

Colle del castello di Tiorre

Edificato entro la prima metà dell'XI secolo forse dalla famiglia di Attone de Comitatu Parmensi, il castello di Tiorre, non lontano da San Michele Tiorre, nel XII o XIII secolo passò sotto il controllo del Comune di Parma; occupato dagli Sforza agli inizi del XIV secolo, fu riconquistato e quasi interamente distrutto dai parmigiani nel 1316; riedificato dai Rossi nei primissimi anni del XV secolo, cadde in rovina nei decenni seguenti; restituito al Comune di Parma nel 1482, fu completamente abbandonato, fino alla sua scomparsa nei secoli successivi.[108]

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[109]

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2024 erano presenti 2 247 stranieri, pari al 20,6% dei residenti.[110]

La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dall'Albania con il 22,4% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dalla Romania (12,2%) e dallo Sri Lanka (11,2%).[111]

Cultura

Musei

Museo del prosciutto di Parma

L'ex Foro Boario

Inaugurato nel 2004, il museo trova spazio nel lungo porticato chiuso al piano terreno dell'ex Foro Boario; il percorso, suddiviso in otto sezioni, illustra, attraverso una serie di pannelli e alcuni antichi oggetti e strumenti, le caratteristiche dell'intero processo di lavorazione del prosciutto di Parma, con riferimenti anche agli altri salumi realizzati nel territorio provinciale.[112][113]

Museo del Risorgimento "Faustino Tanara"

Museo del Risorgimento "Faustino Tanara"

Fondato come esposizione permanenente dopo una mostra del 1982 all'interno del palazzo comunale, il museo fu chiuso nel 1998 e riaperto nel 2009 nell'ex macello comunale di via Cesare Battisti. Il percorso espositivo è suddiviso in due sezioni, dedicate rispettivamente al colonnello garibaldino Faustino Tanara e alle due società di mutuo soccorso di Langhirano.[114][115]

Eventi

Dal 1997 Langhirano è la sede principale del "Festival del prosciutto di Parma", che si svolge ogni anno generalmente nelle prime due settimane di settembre. Durante le giornate del festival sono visitabili numerosi salumifici del territorio destinati alla lavorazione del prosciutto di Parma e si svolgono nel borgo vari eventi culinari, accompagnati da dibattiti con esperti del settore e spettacoli con ospiti musicali.[116][117][118]

Economia

L'economia della cittadina è abbastanza diversificata. Oltre all'allevamento dei suini e ai numerosi salumifici destinati alla lavorazione del prosciutto di Parma, famoso in tutto il mondo,[119] sono presenti sul territorio anche alcune industrie alimentari, tra cui caseifici e aziende vinicole e un'importante industria che si occupa della lavorazione dell'alluminio.[120]

Infrastrutture e trasporti

Langhirano è posta lungo il percorso della strada provinciale 665 R Massese, che all'altezza della frazione di Pastorello si dirama nella provinciale 13 di Corniglio. Dal capoluogo hanno inoltre origine la strada provinciale 61, che collega il centro abitato con Calestano, e la strada provinciale 98 di Mulazzano, che valica il torrente Parma con un ponte edificato nel 1927.[7]

Tra il 1892 e il 1940 la località rappresentò il capolinea meridionale della tranvia Parma-Langhirano, esercita a vapore,[121] che rappresentò un importante strumento di crescita per l'economia del Comune e fu successivamente sostituita da una linea di autobus extraurbani.[10]

Amministrazione

Sindaci

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
7 ottobre 1985 6 luglio 1990 Antonio Vicini Partito Comunista Italiano Sindaco [122]
17 luglio 1990 24 aprile 1995 Antonio Vicini Partito Comunista Italiano
Partito Democratico della Sinistra
Sindaco [122]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Antonio Vicini centro-sinistra Sindaco [122]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Antonio Vicini centro-sinistra Sindaco [122]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Stefano Bovis centro-sinistra Sindaco [122]
9 giugno 2009 26 maggio 2014 Stefano Bovis centro-sinistra Sindaco [122]
26 maggio 2014 27 maggio 2019 Giordano Bricoli Langhirano Civica
(lista civica di centro-destra)
Sindaco [122]
27 maggio 2019 9 giugno 2024 Giordano Bricoli Langhirano Civica
(lista civica di centro-destra)
Sindaco [122]
9 giugno 2024 in carica Giordano Bricoli Langhirano Civica
(lista civica di centro-destra)
Sindaco [122]

Gemellaggi

Sport

La squadra di calcio locale è l'A.S.D.B. Langhiranese Val Parma, che partecipa al campionato di Promozione Emilia-Romagna 2025-2026.[123]

Langhirano è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Note

Esplicative

  1. ↑ Ieshua Israel, la moglie Masalta Kabilio, il figlio Liko e la cognata Flora Israel. Vedi CDEC Digital Library, su digital-library.cdec.it.. Il solo Liko sopravvisse alla deportazione, tornando da Bergen-Belsen dopo essere stato internato ad Auschwitz. Nel dopoguerra si stabilì a Belgrado, mantenendo i contatti con Onesto Coruzzi, che aveva aiutato la famiglia durante il soggiorno a Langhirano. Vedi Israel, famiglia, su pietredinciampoparma.it. URL consultato l'8 gennaio 2026..

Bibliografiche

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ↑ Capacchi, 1993, pp. 895ss.
  5. ↑ Festival del Prosciutto di Parma (sito ufficiale), su festivaldelprosciuttodiparma.com. URL consultato il 7 aprile 2013.
  6. 1 2 3 4 5 Zuccagni-Orlandini, pp. 491–493.
  7. 1 2 Dall'Aglio I, p. 558.
  8. 1 2 Langhirano (PR), su italiapedia.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2017).
  9. 1 2 3 4 5 6 7 Langhirano nella storia, su museotanara.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2017).
  10. 1 2 3 4 5 6 7 8 Dall'Aglio I, p. 559.
  11. ↑ Greco, p. 91.
  12. ↑ La visita, su museidelcibo.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2017).
  13. ↑ Affò, pp. 300–301.
  14. ↑ Castrignano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 1º marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2017).
  15. ↑ Margarini, p. 151.
  16. ↑ Affò II, p. 281.
  17. 1 2 Mattaleto, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2017).
  18. ↑ Gambara, p. 198.
  19. ↑ Dall'Aglio I, pp. 559-560.
  20. ↑ Pezzana I, pp. 117–118.
  21. ↑ Pezzana II, p. 77.
  22. ↑ Pezzana II, pp. 126, 141–142.
  23. ↑ Castrignano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2017).
  24. 1 2 Molossi, p. 186.
  25. 1 2 Dall'Aglio I, p. 560.
  26. ↑ Comune di Langhirano, su araldicacivica.it. URL consultato il 13 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2017).
  27. ↑ Ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico, su annapizzuti.it. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  28. ↑ Israel, famiglia, su pietredinciampoparma.it. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  29. 1 2 3 4 Città di Langhirano – (PR), su araldicacivica.it. URL consultato l'8 gennaio 2026.
  30. ↑ Dall'Aglio I, pp. 561-562.
  31. 1 2 3 Cirillo, Godi, p. 257.
  32. ↑ Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine "Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 5 marzo 2017.
  33. ↑ Oratorio dell'Assunta, su tourer.it. URL consultato il 29 dicembre 2025.
  34. ↑ Presentazione di Gesù al tempio, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 29 dicembre 2025.
  35. ↑ Dall'Aglio I, pp. 636-637.
  36. 1 2 Cirillo, Godi, p. 258.
  37. ↑ Chiesa di San Michele Arcangelo "Mattaleto, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 5 marzo 2017.
  38. ↑ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, pp. 59-60.
  39. ↑ Dall'Aglio I, pp. 206-207.
  40. ↑ Teresa Ferratini, Bernabei Pier Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 15 novembre 2025.
  41. ↑ Dall'Aglio I, pp. 207-208.
  42. ↑ Cirillo, Godi, p. 267.
  43. ↑ Chiesa di San Martino "Arola, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 15 novembre 2025.
  44. ↑ Dall'Aglio II, pp. 1034-1035.
  45. ↑ Cirillo, Godi, pp. 264-265.
  46. ↑ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 61.
  47. ↑ Chiesa di San Lorenzo "Torrechiara, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 20 novembre 2025.
  48. ↑ Mendogni, pp. 16-20.
  49. ↑ Cirillo, Godi, pp. 265-267.
  50. ↑ Abbazia benedettina di S. Maria della Neve di Torrechiara, su fondazionecrp.it. URL consultato il 26 novembre 2025 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2015).
  51. ↑ Dall'Aglio II, p. 1035.
  52. ↑ Cirillo, Godi, p. 265.
  53. ↑ Oratorio di San Rocco "Torrechiara, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 22 novembre 2025.
  54. ↑ Torrechiara - Oratorio di San Rocco, su nonsoloeventiparma.it. URL consultato il 22 novembre 2025.
  55. ↑ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 81.
  56. ↑ Dall'Aglio I, pp. 365-366.
  57. ↑ Cirillo, Godi, pp. 260-261.
  58. ↑ Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine "Castrignano, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 9 marzo 2017.
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  60. ↑ Dall'Aglio I, pp. 601-602.
  61. 1 2 Cirillo, Godi, p. 260.
  62. ↑ Chiesa di San Vincenzo Martire "Manzano, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 5 novembre 2025.
  63. ↑ Dall'Aglio II, pp. 785-786.
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  65. ↑ Dall'Aglio II, pp. 813-814.
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  67. ↑ Fallini, Calidoni, Rapetti, Ughetti, p. 83.
  68. ↑ Dall'Aglio I, pp. 439-440.
  69. ↑ Cirillo, Godi, pp. 258-259.
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  71. ↑ Chiesa di San Michele Arcangelo "Antesica, Langhirano", su Le chiese delle diocesi italiane, Conferenza Episcopale Italiana. URL consultato il 7 settembre 2018.
  72. ↑ Dall'Aglio I, pp. 367-368.
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  80. 1 2 Cirillo, Godi, p. 261.
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