Manta alfredi

Manta della barriera corallina
Stato di conservazione
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
ClasseChondrichthyes
SottoclasseElasmobranchii
InfraclasseEuselachii
SuperordineBatomorphi
OrdineMyliobatiformes
FamigliaMyliobatidae
SottofamigliaMobulinae
GenereManta
SpecieM. alfredi
Nomenclatura binomiale
Manta alfredi
(Krefft, 1868)
Sinonimi

Ceratoptera alfredi Krefft, 1868
Deratoptera alfredi Krefft, 1868
(errore ortografico)
Manta alfredi (Krefft, 1868)
Manta fowleri Whitley, 1936
Manta pakoka Whitley, 1936
Manta pakota Whitley, 1936
(errore ortografico)
[2][3]

La manta della barriera corallina[4][5] (Manta alfredi sinonimo di Mobula alfredi Krefft, 1868) è un pesce cartilagineo appartenente alla famiglia Myliobatidae.[6]

A lungo inclusa nella specie Manta birostris, lo stato di Manta alfredi come specie separata è stato confermato solo nel 2009.[7]

Distribuzione e habitat

Esemplare in una barriera corallina

Manta alfredi si trova comunemente nelle acque tropicali e subtropicali dell'Indo-Pacifico, sia in acque aperte sia nei pressi delle barriere coralline, ma esistono registrazioni di avvistamenti anche dall'Atlantico orientale tropicale, mentre non sembrano esserci segnalazioni della sua presenza dal Pacifico [8][9]. Se comparata con la Manta birostris, con cui è facilmente confondibile, la Manta alfredi tende a farsi trovare in acque meno profonde, in habitat più costieri,[8] ma a volte sono state segnalate migrazioni locali.[10]

Descrizione

Visione dorsale, con colorazione scura
Visione ventrale, con colorazione chiara

Tra le specie normalmente riconosciute come tale, si tratta della seconda per dimensioni, sorpassata solamente dalla manta gigante (anche se un'altra specie della regione caraibica ancora in attesa di riconoscimento ufficiale sembra poter raggiungere dimensioni maggiori rispetto alla Manta alfredi.[8] La Manta alfredi tipicamente raggiunge i 3 – 3,5 metri di apertura del disco, fino a un massimo di 5,5 metri [11].

Dettaglio dell'interno dell'apertura boccale, si notano le pinne cefaliche e le ampie fessure branchiali munite di un filtro per la cattura del plancton

Note

  1. ↑ (EN) Marshall, A., Kashiwagi, T., Bennett, M.B., Deakos, M., Stevens, G., McGregor, F., Clark, T., Ishihara, H. & Sato, K., Manta alfredi, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ↑ Mobula alfredi, su fishbase.de. URL consultato il 2 luglio 2026.
  3. ↑ Mobula alfredi, su marinespecies.org. URL consultato il 2 luglio 2026.
  4. ↑ (Decisione Delegata (UE) 2019/910 della Commissione del 13 marzo 2019 - G.U. dell’Unione europea del 04/06/2019 - L 145 pubblicato sulla G.U. della Repubblica Italiana 2a Serie speciale - n. 59 del 01/08/2019)
  5. ↑ (Regolamento (UE) 2024/897 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 marzo 2024 - G. U. dell’Unione europea del 19.03.2024 Serie L pubblicato sulla G. U. della Repubblica Italiana 2ª Serie speciale – n. 38 il 20.05.2024), su gazzettaufficiale.it. URL consultato l'8 agosto 2026.
  6. ↑ (EN) Manta alfredi, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 3 novembre 2015.
  7. ↑ Andrea Marshall, Leonard Compagno e Michael Bennet, Redescription of the genus Manta with resurrection of Manta alfredi (Krefft, 1868) (Chondrichthyes; Myliobatoidei; Mobulidae), in ZOOTAXA, n. 2301, Magnolia Press, pp. 1-28.
  8. 1 2 3 Andrea Marshall, Leonard Compagno e Michael Bennet, Redescription of the genus Manta with resurrection of Manta alfredi (Krefft, 1868) (Chondrichthyes; Myliobatoidei; Mobulidae), in ZOOTAXA, n. 2301, Magnolia Press, pp. 1-28.
  9. ↑ Manta Ray Research, su marinemegafauna.org, Foundation for the Protection of Marine Megafauna. URL consultato il 31 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2012).
  10. ↑ Elitza Germanov e Andrea Marshall, Running the Gauntlet: Regional Movement Patterns of Manta alfredi through a Complex of Parks and Fisheries, in PLOS One, vol. 9, n. 10, PLOS, 22 ottobre 2014, pp. e110071.
  11. ↑ Mantas at a Glance, su mantatrust.org, The Manta Trust, 2001. URL consultato il 4 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 3 gennaio 2013).

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