Mugil cephalus
| Mugil cephalus | |
|---|---|
![]() ![]() | |
| Stato di conservazione | |
![]() Rischio minimo[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa |
| Superphylum | Deuterostomia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Infraphylum | Gnathostomata |
| Superclasse | Osteichthyes |
| Classe | Actinopterygii |
| Sottoclasse | Teleostei |
| Superordine | Acanthopterygii |
| Ordine | Mugiliformes |
| Famiglia | Mugilidae |
| Genere | Mugil |
| Specie | M. cephalus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Mugil cephalus Linnaeus, 1758 | |
| Sinonimi | |
|
Arnion cephalus (Linnaeus, 1758) | |




Il cefalo comune (Mugil cephalus Linnaeus, 1758), commercialmente noto come cefalo, volpina, muggine[4] o anche come mazzone, è un pesce osseo marino e di acqua salmastra appartenente alla famiglia Mugilidae[1] a distribuzione cosmopolita[5], comune anche nel mar Mediterraneo[6].
Distribuzione e habitat
Il suo areale è vastissimo e comprende tutti i mari tropicali, subtropicali e temperati caldi del pianeta. Nell'oceano Atlantico è diffuso a nord fino al Golfo di Guascogna e a sud fino al Sudafrica compresi il mar Mediterraneo e il mar Nero, nell'Atlantico occidentale si trova dalla Nuova Scozia al Brasile con l'eccezione delle Bahamas e di buona parte del mar dei Caraibi dove è assente. Nell'oceano Pacifico orientale è diffuso dalla California al Cile, nella parte occidentale del Pacifico si incontra dal Giappone all'Australia[5] e in buona parte delle isole pacifiche fino alle Hawaii[1]. Nell'oceano Indiano il suo areale va dall'India al Sudafrica[5] compresi il mar Rosso, il golfo Persico e la maggior parte delle isole. È stato introdotto con acclimatazione nel mar Caspio[1].
Si tratta di una specie strettamente costiera, comune in vari ambienti sia a fondo duro che a fondo mobile ma particolarmente frequente nei pressi delle foci o di altri sbocchi di acqua a bassa salinità[6]. È un pesce fortemente eurialino, in grado di sopportare ampie variazioni di salinità, l'adulto può vivere tra lo 0‰ e il 75‰[1]. Nel periodo primaverile estivo sono infatti molto comuni nel basso corso dei fiumi e nelle lagune[7]. Non è però obbligatoria la migrazione in acqua dolce alcuni individui trascorrono l'intera vita in mare[5]. Può tollerare anche una vasta gamma di temperature[1]. Sopporta bene l'inquinamento, infatti si trova frequentemente all'interno dei porti[8] o allo sbocco di condotte fognarie[6]. È stato catturato eccezionalmente fino a 365 metri di profondità[7] ma normalmente è un pesce costiero che non scende sotto i 10 metri[5]. In genere sta in acque superficiali tranne che durante l'alimentazione, che avviene sul fondo[8].
Descrizione
Ha corpo allungato e affusolato, di conformazione robusta, a sezione quasi cilindrica tranne che sul peduncolo caudale che è alto e appiattito. La testa è massiccia, grande e appiattita, arrotondata anteriormente, con la bocca dotata di labbra sottili e poco carnose. L'occhio è ricoperto da una membrana adiposa trasparente che copre un'area più ampia dell'occhio stesso e lascia una fessura all'altezza della pupilla[6], è ben visibile nei pesci fuori dall'acqua come un'area traslucida attorno all'occhio[8]. Le pinne dorsali sono due, ben distanziate, la prima è composta da 4 raggi spiniformi, la seconda da 1 raggio spinoso e 8 (raramente 9) raggi molli. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e 8, o raramente 9, raggi molli[7]. La pinna pettorale piegata in avanti raggiunge la pupilla[6].
La colorazione del dorso è bluastra o nerastra, i fianchi argentei[7] o a volte giallastri[8], con 6-7[6] linee grigiastre longitudinali. All'ascella delle pinne pettorali è presente una macchietta scura[7].
La taglia massima raggiunge il metro[5] e gli 8 kg[7]. La taglia media è sui 50 cm[5]
Biologia
Comportamento
I giovani sono gregari[8]. Salta molto spesso fuori dall'acqua[7].
Alimentazione
Si nutre soprattutto di alghe, di detrito e della microfauna e microflora associate[1] tra cui diatomee, piccoli molluschi, piccoli crostacei come copepodi, ostracodi ed anfipodi, policheti, foraminiferi e spugne[9]. I giovanili si nutrono di zooplancton[1].
Riproduzione
Il periodo riproduttivo può variare sensibilmente nelle varie parti dell'esteso areale della specie[10],nel Mediterraneo va da ottobre a dicembre[7]. La riproduzione avviene unicamente in mare, nell'occasione si spostano in mare aperto in banchi che possono intraprendere anche migrazioni abbastanza lunghe[1]. L'accoppiamento avviene tra una femmina e più maschi[5]. Dalle uova di 0,7 mm di diametro si schiudono larve di 2,5 mm che crescono molto velocemente[7]. La femmina depone da 270.000 a 1,6 milioni di uova[1].
Predatori
Tra i predatori noti vi sono: lo squalo sericeo, il palombo, lo squalo bianco, le anguille, Argyrosomus hololepidotus, il persico trota, il pesce serra, la leccia, varie specie della famiglia Platycephalidae, il coccodrillo del Nilo, il delfino comune e altri delfini, l'otaria orsina del Capo, l'aquila urlatrice, il cormorano nero e altri cormorani, il pellicano australiano e il pellicano bianco maggiore[11].
Pesca
La pesca professionale lo insidia in mare e nelle lagune con reti da posta, nasse e sciabiche mentre nelle acque fluviali e di foce viene catturato soprattutto con le bilance. È un pesce molto ricercato dai pescatori sportivi per la sua astuzia e per il vigore con cui si difende una volta all'amo. Per catturarlo vengono usate esche come vermi, sardine spezzettate, bigattini e soprattutto con impasti di pane, formaggio, pasta d'acciughe, ecc. in varie proporzioni. In mare abbocca esclusivamente con vento di mare e acqua leggermente mossa e torbida[6].
Acquacoltura
L'allevamento del cefalo ha origini antiche e viene tuttora praticato in numerosi Paesi, soprattutto a livello estensivo o al più semi-intensivo. Un esempio di allevamento estensivo sono le Valli di Comacchio nelle quali l'allevamento è promiscuo con anguille, spigole, orate e altre specie di cefali. Gli allevamenti si appoggiano prevalentemente sui giovanili catturati in natura e solo in alcune limitate realtà si usa la riproduzione artificiale. Il paese maggior produttore di cefali di allevamento è l'Egitto, altri importanti produttori sono l'Italia, Israele, la Grecia, la Tunisia, il Messico, il Perù, la Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong[12].
Gastronomia
Le carni sono consistenti e gustose ma la qualità varia a seconda della provenienza dell'esemplare: quelli marini o di laguna sono molto più pregiati degli individui d'acqua dolce. Anche la stagionalità è importante, infatti le carni sono più buone in inverno o in primavera rispetto che in estate. Con le uova si prepara la bottarga di muggine[6].
Conservazione
M. cephalus è una specie da comune ad abbondante in tutto il suo vastissimo areale e, a parte alcuni casi di sovrapesca su limitate subpopolazioni la specie non sembra affrontare alcuna minaccia. Per questi motivi la IUCN classifica il cefalo comune come "a rischio minimo"[1].
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 IUCN
- ↑ Mugil cephalus, su fishbase.de. URL consultato il 9 marzo 2026.
- ↑ Mugil cephalus, su marinespecies.org. URL consultato il 9 marzo 2026.
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 9 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 FishBase
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Costa, 1991, pp. 72-74
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Tortonese, 1975, pp. 15-18
- 1 2 3 4 5 Louisy, 2006, p. 51
- ↑ Food items reported for Mugil cephalus - FishBase
- ↑ FishBase
- ↑ Organisms preying on Mugil cephalus - FishBase
- ↑ Cultured Aquatic Species Information Programme Mugil cephalus Linnaeus 1758 - FAO
Bibliografia
- Enrico Tortonese, Osteichthyes: pesci ossei, collana Fauna d'Italia, vol. 1, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Mursia, 1991, ISBN 9788842510031.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Egidio Trainito, Trezzano sul Naviglio, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
Voci correlate
Altri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Mugil cephalus
Collegamenti esterni
- (EN) Mugil cephalus, su Catalogue of Life.
- Mugil cephalus, su Fauna Europaea.
- (EN) Mugil cephalus, su Fossilworks.org.
- (EN) Mugil cephalus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Mugil cephalus, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Mugil cephalus, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Mugil cephalus, su FishBase. URL consultato il 26.09.2025.
- (EN) Camara, K.D., Carpenter, K.E., Djiman, R., Nunoo, F., Sagna, A., Sidibé, A, Sylla, M., de Morais, L., Jelks, H., Tolan, J., Vega-Cendejas, M., Espinosa-Perez, H., Chao, L., Moretzsohn, F., Sparks, J.S. & Ford, M., Mugil cephalus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 26 settembre 2025.
- (EN) Mugil cephalus, in WoRMS (World Register of Marine Species).
- (EN) Food items reported for Mugil cephalus, su fishbase.org. URL consultato il 26 settembre 2025.
- (EN) Organisms preying on Mugil cephalus, su fishbase.org. URL consultato il 26 settembre 2025.
- (EN) Cultured Aquatic Species Information Programme Mugil cephalus Linnaeus 1758, su FAO. URL consultato il 27 settembre 2025.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 37391 · LCCN (EN) sh85088270 · BNF (FR) cb12330207j (data) · J9U (EN, HE) 987007550848905171 · NDL (EN, JA) 00575693 |
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