Mugil cephalus

Mugil cephalus
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
SottoclasseTeleostei
SuperordineAcanthopterygii
OrdineMugiliformes
FamigliaMugilidae
GenereMugil
SpecieM. cephalus
Nomenclatura binomiale
Mugil cephalus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Arnion cephalus (Linnaeus, 1758)
Ello cephalus (Linnaeus, 1758)
Mugil albula Linnaeus, 1766
Mugil ashanteensis Bleeker, 1863
Mugil cephalas Linnaeus, 1758
(errore ortografico)
Mugil cephalotus Valenciennes, 1836
Mugil cephalus ashanteensis
Bleeker, 1863
Mugil cephalus cephalus
Linnaeus, 1758
Mugil cephalus rammelsbergi
Tschudi, 1846
Mugil crenilabis our
Forsskål, 1775
Mugil dobula Günther, 1861
Mugil gelatinosus Klunzinger, 1872
Mugil grandis Castelnau, 1879
Mugil hypselosoma Ogilby, 1897
Mugil japonicus
Temminck & Schlegel, 1845
Mugil lineatus Valenciennes, 1836
Mugil mexicanus Steindachner, 1876
Mugil muelleri Klunzinger, 1879
Mugil mulleri Klunzinger, 1879
(errore ortografico)
Mugil mülleri Klunzinger, 1879
(errore ortografico)
Mugil our Forsskål, 1775
Mugil peruanus Hildebrand, 1946
Mugil provensalis Risso, 1810
Mugil rammelsbergii Tschudi, 1846
Mugil tang Bloch, 1794
(sinonimo ambiguo)
Mugil vulpinus Nardo, 1847
(sinonimo ambiguo)
Myxus barnardi
Gilchrist & Thompson, 1914
Myxus caecutiens Günther, 1876
Myxus pacificus Steindachner, 1900
(sinonimo ambiguo)
Myxus superficialis Klunzinger, 1870
[2][3]

Particolare della testa
Cefalo durante un salto fuor d'acqua
Giovanile
Banco di cefali

Il cefalo comune (Mugil cephalus Linnaeus, 1758), commercialmente noto come cefalo, volpina, muggine[4] o anche come mazzone, è un pesce osseo marino e di acqua salmastra appartenente alla famiglia Mugilidae[1] a distribuzione cosmopolita[5], comune anche nel mar Mediterraneo[6].

Distribuzione e habitat

Il suo areale è vastissimo e comprende tutti i mari tropicali, subtropicali e temperati caldi del pianeta. Nell'oceano Atlantico è diffuso a nord fino al Golfo di Guascogna e a sud fino al Sudafrica compresi il mar Mediterraneo e il mar Nero, nell'Atlantico occidentale si trova dalla Nuova Scozia al Brasile con l'eccezione delle Bahamas e di buona parte del mar dei Caraibi dove è assente. Nell'oceano Pacifico orientale è diffuso dalla California al Cile, nella parte occidentale del Pacifico si incontra dal Giappone all'Australia[5] e in buona parte delle isole pacifiche fino alle Hawaii[1]. Nell'oceano Indiano il suo areale va dall'India al Sudafrica[5] compresi il mar Rosso, il golfo Persico e la maggior parte delle isole. È stato introdotto con acclimatazione nel mar Caspio[1].

Si tratta di una specie strettamente costiera, comune in vari ambienti sia a fondo duro che a fondo mobile ma particolarmente frequente nei pressi delle foci o di altri sbocchi di acqua a bassa salinità[6]. È un pesce fortemente eurialino, in grado di sopportare ampie variazioni di salinità, l'adulto può vivere tra lo 0‰ e il 75‰[1]. Nel periodo primaverile estivo sono infatti molto comuni nel basso corso dei fiumi e nelle lagune[7]. Non è però obbligatoria la migrazione in acqua dolce alcuni individui trascorrono l'intera vita in mare[5]. Può tollerare anche una vasta gamma di temperature[1]. Sopporta bene l'inquinamento, infatti si trova frequentemente all'interno dei porti[8] o allo sbocco di condotte fognarie[6]. È stato catturato eccezionalmente fino a 365 metri di profondità[7] ma normalmente è un pesce costiero che non scende sotto i 10 metri[5]. In genere sta in acque superficiali tranne che durante l'alimentazione, che avviene sul fondo[8].

Descrizione

Ha corpo allungato e affusolato, di conformazione robusta, a sezione quasi cilindrica tranne che sul peduncolo caudale che è alto e appiattito. La testa è massiccia, grande e appiattita, arrotondata anteriormente, con la bocca dotata di labbra sottili e poco carnose. L'occhio è ricoperto da una membrana adiposa trasparente che copre un'area più ampia dell'occhio stesso e lascia una fessura all'altezza della pupilla[6], è ben visibile nei pesci fuori dall'acqua come un'area traslucida attorno all'occhio[8]. Le pinne dorsali sono due, ben distanziate, la prima è composta da 4 raggi spiniformi, la seconda da 1 raggio spinoso e 8 (raramente 9) raggi molli. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e 8, o raramente 9, raggi molli[7]. La pinna pettorale piegata in avanti raggiunge la pupilla[6].

La colorazione del dorso è bluastra o nerastra, i fianchi argentei[7] o a volte giallastri[8], con 6-7[6] linee grigiastre longitudinali. All'ascella delle pinne pettorali è presente una macchietta scura[7].

La taglia massima raggiunge il metro[5] e gli 8 kg[7]. La taglia media è sui 50 cm[5]

Biologia

Comportamento

I giovani sono gregari[8]. Salta molto spesso fuori dall'acqua[7].

Alimentazione

Si nutre soprattutto di alghe, di detrito e della microfauna e microflora associate[1] tra cui diatomee, piccoli molluschi, piccoli crostacei come copepodi, ostracodi ed anfipodi, policheti, foraminiferi e spugne[9]. I giovanili si nutrono di zooplancton[1].

Riproduzione

Il periodo riproduttivo può variare sensibilmente nelle varie parti dell'esteso areale della specie[10],nel Mediterraneo va da ottobre a dicembre[7]. La riproduzione avviene unicamente in mare, nell'occasione si spostano in mare aperto in banchi che possono intraprendere anche migrazioni abbastanza lunghe[1]. L'accoppiamento avviene tra una femmina e più maschi[5]. Dalle uova di 0,7 mm di diametro si schiudono larve di 2,5 mm che crescono molto velocemente[7]. La femmina depone da 270.000 a 1,6 milioni di uova[1].

Predatori

Tra i predatori noti vi sono: lo squalo sericeo, il palombo, lo squalo bianco, le anguille, Argyrosomus hololepidotus, il persico trota, il pesce serra, la leccia, varie specie della famiglia Platycephalidae, il coccodrillo del Nilo, il delfino comune e altri delfini, l'otaria orsina del Capo, l'aquila urlatrice, il cormorano nero e altri cormorani, il pellicano australiano e il pellicano bianco maggiore[11].

Pesca

La pesca professionale lo insidia in mare e nelle lagune con reti da posta, nasse e sciabiche mentre nelle acque fluviali e di foce viene catturato soprattutto con le bilance. È un pesce molto ricercato dai pescatori sportivi per la sua astuzia e per il vigore con cui si difende una volta all'amo. Per catturarlo vengono usate esche come vermi, sardine spezzettate, bigattini e soprattutto con impasti di pane, formaggio, pasta d'acciughe, ecc. in varie proporzioni. In mare abbocca esclusivamente con vento di mare e acqua leggermente mossa e torbida[6].

Acquacoltura

L'allevamento del cefalo ha origini antiche e viene tuttora praticato in numerosi Paesi, soprattutto a livello estensivo o al più semi-intensivo. Un esempio di allevamento estensivo sono le Valli di Comacchio nelle quali l'allevamento è promiscuo con anguille, spigole, orate e altre specie di cefali. Gli allevamenti si appoggiano prevalentemente sui giovanili catturati in natura e solo in alcune limitate realtà si usa la riproduzione artificiale. Il paese maggior produttore di cefali di allevamento è l'Egitto, altri importanti produttori sono l'Italia, Israele, la Grecia, la Tunisia, il Messico, il Perù, la Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong[12].

Gastronomia

Le carni sono consistenti e gustose ma la qualità varia a seconda della provenienza dell'esemplare: quelli marini o di laguna sono molto più pregiati degli individui d'acqua dolce. Anche la stagionalità è importante, infatti le carni sono più buone in inverno o in primavera rispetto che in estate. Con le uova si prepara la bottarga di muggine[6].

Conservazione

M. cephalus è una specie da comune ad abbondante in tutto il suo vastissimo areale e, a parte alcuni casi di sovrapesca su limitate subpopolazioni la specie non sembra affrontare alcuna minaccia. Per questi motivi la IUCN classifica il cefalo comune come "a rischio minimo"[1].

Note

Bibliografia

  • Enrico Tortonese, Osteichthyes: pesci ossei, collana Fauna d'Italia, vol. 1, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Mursia, 1991, ISBN 9788842510031.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Egidio Trainito, Trezzano sul Naviglio, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 37391 · LCCN (EN) sh85088270 · BNF (FR) cb12330207j (data) · J9U (EN, HE) 987007550848905171 · NDL (EN, JA) 00575693