Navigazione etrusca
Gli Etruschi ebbero intensi rapporti commerciali e conflitti con il resto del Mediterraneo antico sia per terra che per mare. Sebbene le evidenze fisiche delle loro imbarcazioni siano scarse e non esistano fonti scritte dirette, esistono numerose testimonianze della loro attività marinara attraverso raffigurazioni artistiche e il rinvenimento di beni etruschi in luoghi raggiungibili solo via mare. Oggetti come il Cratere di Aristonothos, la Tomba della Nave e vari graffiti su ceramica supportano le evidenze emerse anche dai relitti navali riguardanti i commerci e la vita marinara quotidiana degli Etruschi.
Raffigurazioni di imbarcazioni nell'arte etrusca
Data la mancanza di documentazione scritta sulle navi etrusche, la maggior parte dei dettagli proviene da raffigurazioni su ceramica, pitture parietali tombali e piccoli modelli rinvenuti all'interno delle tombe.[1]


Cratere di Aristonothos
Il cratere di Aristonothos (o Aristomphos) è un cratere rinvenuto in una necropoli di Cerveteri, datato alla metà del VII secolo a.C. Su un lato raffigura il mito greco di Odisseo e il Ciclope, sull'altro una battaglia navale tra una nave da guerra greca e un'altra imbarcazione.[2] La nave greca, a sinistra, presenta una alta poppa ricurva e un occhio dipinto sulla prua. L'altra nave, di origine incerta, è stata ipotizzata come un mercantile etrusco. Presenta un albero senza vela, un ponte con sostegni in legno e tre guerrieri in piedi pronti al combattimento.[3]
Sulla base del colore e del tipo di argilla, il cratere sembra essere stato prodotto a Caere, dove fu poi ritrovato. Lo stile differisce dalla ceramica della Grecia continentale della metà del VII secolo a.C., ma presenta somiglianze con quella di Argo. È opinione comune che sia stato realizzato da un ceramista greco stabilitosi a Caere.[3]

Tomba della Nave
La Tomba della Nave è una tomba nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia che, sulla parete sinistra, raffigura una grande nave mercantile etrusca a due alberi. Accanto vi è un'imbarcazione più piccola a un albero, circondate entrambe da barche minori. Si tratta dell'unica raffigurazione di una nave mercantile e di un porto visibile nelle necropoli tarquiniesi.[4]
La grande nave ha una carena arrotondata e un apparato velico simile a quello di un mercantile greco raffigurato su una coppa attica della fine del VI secolo a.C. La tomba è datata all'inizio del V secolo a.C.[1]
Hydria del Pittore di Micali
Conservata al British Museum, l'hydria del Pittore di Micali, datata alla fine del VI secolo a.C., raffigura una battaglia navale etrusca. La nave presenta numerose somiglianze con quelle greche dell'epoca, con la chiglia che termina a prua con una testa di cinghiale, sopra la quale è dipinto un occhio.[5]
Altre raffigurazioni
L'oinochoe di Tragliatella, rinvenuta nell'omonima necropoli a est di Caere, raffigura tra le altre scene anche un'imbarcazione etrusca vista in verticale. Il significato delle immagini è dibattuto: potrebbe riferirsi a credenze familiari etrusche o a episodi della mitologia greca.[6]
Sono stati inoltre ritrovati modelli in argilla di navi etrusche del IX-VIII secolo a.C. nelle tombe di Caere e Tarquinia. I modelli più antichi rappresentano imbarcazioni semplici, probabilmente monoxyla, mentre quelli più recenti sono più complessi, con più ponti, alberi e ornamenti. Alcuni presentano teste di anatra alle estremità e fori per i remi. Altri hanno una base sporgente che probabilmente rappresenta la chiglia e il tagliamare.[1]
Aspetto e funzioni
Pochi relitti navali etruschi sono stati individuati, ma il loro contenuto e la loro tecnica costruttiva hanno fornito importanti informazioni su come venivano costruiti e utilizzati, confermando le raffigurazioni artistiche e aggiungendo dettagli tecnici.
Relitti navali
Il relitto di La Love (o Épave de La Love, datato metà del VI secolo a.C.), rinvenuto al largo di Cap d'Antibes in Francia, offre una buona immagine del carico tipico delle navi da trasporto etrusche. Probabilmente proveniente dall'area di Caere, trasportava oltre 180 anfore, circa ottanta pezzi ceramici e di bucchero e tre ceppi di ancora in pietra. Era una nave di medie dimensioni, lunga circa 15 metri. Il relitto di Grand Ribaud F (datato tra il 520 e il. 470 a.C.), rinvenuto al largo della penisola di Giens nel comune di Hyères, era di tipologia simile ma trasportava circa 1.000 anfore oltre ad altri oggetti. Era una nave di grandi dimensioni (oltre 25 metri), capace di trasportare fino a 40 tonnellate.[1]
Altri relitti, come quello di Giglio Campese (datato agli inizi del VI secolo a.C.), rinvenuto all'Isola del Giglio, e Bon Porté 1 (datato circa 540-530 a.C.), trovato al largo della baia di Bon-Porté, nei pressi di Saint-Tropez, trasportavano merci miste. Il relitto arcaico del Giglio era di notevoli dimensioni e trasportava anfore, ceramiche, lingotti di rame, ferro e piombo e un elmo corinzio in bronzo. Il Bon Porté 1 era più piccolo (circa 10 metri) e probabilmente impegnato nel cabotaggio.
Tecnica costruttiva
Il relitto Bon Porté 1 era costruito interamente con tecnica cucita. La struttura in legno era tenuta insieme da cavicchi e cuciture su strati di tessuto impermeabilizzato. Successivamente le navi adottarono progressivamente giunzioni a mortasa e tenone, lasciando la cucitura solo alle estremità dello scafo.[1]
Una delle raffigurazioni più antiche di nave etrusca proviene da un vaso di Veio dell'inizio del VII secolo a.C. Presenta motivi ricurvi a prua e in cima all'albero, sistema misto di propulsione e due timoni laterali. Sono attestati anche rostri, sia fissi che staccabili.
I navigatori etruschi
Commercio
All'inizio del VI secolo a.C. ebbe inizio la cosiddetta fase dell'emporion. Con l'apertura di nuove rotte verso Massalia (Marsiglia in Francia) e Gravisca grazie ai mercanti focei, l'organizzazione dei commerci cambiò: dal controllo diretto da parte delle élite si passò a navigatori professionisti di estrazione sociale inferiore, che utilizzavano questa attività come mezzo di ascesa sociale.
Presenza militare
Gli Etruschi combatterono battaglie navali importanti, tra cui la Battaglia di Alalia (con l'appoggio cartaginese contro i Greci) e la Battaglia di Cuma (474 a.C.).
Pirateria
La questione della pirateria etrusca è molto dibattuta tra gli studiosi. Fonti greche li accusano di atti pirateschi (come nell'Inno omerico a Dioniso), ma le caratteristiche costruttive delle navi etrusche sembrano più orientate al commercio difensivo che all'attacco.
Note
- 1 2 3 4 5 (EN) Patrice Pomey, Ships and Shipping, in Alessandro Naso (a cura di), Etruscology, De Gruyter, 2017, ISBN 978-1-934078-49-5.
- ↑ (EN) Mel Copeland, The Fascinating Etruscan Aristonothos Krater, su academia.edu, 2015.
- 1 2 (EN) Dougherty, Carol e Kurke, Leslie (a cura di), The cultures within ancient Greek culture: contact, conflict, collaboration, Cambridge, UK ; New York, NY, Cambridge University Press, 2003, ISBN 978-0-521-81566-6.
- ↑ Tomba della Nave, su tarquiniaturismo.com.
- ↑ hydria, su britishmuseum.org.
- ↑ (EN) Tom Rasmussen, Telling Stories on Etruscan Pots, in Omnibus, n. 74, 2017.
Bibliografia
- (EN) Mario Torelli, The Etruscans, London, Thames & Hudson, 2001, ISBN 978-0-500-51033-9.
- (EN) Carol Dougherty e Leslie Kurke, The cultures within ancient Greek culture: contact, conflict, collaboration, Cambridge, UK ; New York, NY, Cambridge University Press, 2003, ISBN 978-0-521-81566-6.
- (EN) Sarah Ruden, Homeric hymns, Indianapolis, Hackett Publishing Company, 2005, ISBN 978-0-87220-726-4.
- (EN) David Abulafia, The great sea: a human history of the Mediterranean, New York, Oxford University Press, 2011, ISBN 978-0-19-532334-4.
- (EN) Alessandro Naso, Etruscology, Boston ; Berlin, De Gruyter, 2017, ISBN 978-1-934078-49-5.
- J. Tabolli e G. Grimaudo, Attorno al relitto arcaico di Campese all’Isola del Giglio: dal diario di bordo del progetto Seascape, in F. Cavulli (a cura di), Come opera Federico sul campo, collana Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Napoli Federico II, 2023, pp. 317-338.
- E.M. Giuffré, M. Milletti, A. Naso, J. Tabolli, A. Zifferero, Il relitto arcaico del Giglio-Campese, in AnnFaina, XXIX, Roma, 2025, pp. 265-284.
Articoli e capitoli
- (EN) J.W. Hagy, 800 years of Etruscan ships, in International Journal of Nautical Archaeology, vol. 15, 1986, pp. 221–250, DOI:10.1111/j.1095-9270.1986.tb00580.x.
- (EN) O. Hockmann, Stern Rams in antiquity, in The International Journal of Nautical Archaeology, vol. 29, n. 1, 2000, pp. 136–142, DOI:10.1006/ijna.2000.0282.
- (EN) Patrice Pomey, Etruscan Naval Architecture, in Naso, Alessandro (a cura di), Etruscology, De Gruyter, 2017.
- (EN) Dimitra Kamarinou, 6, in Beltrame, Carlo, Boats, ships and shipyards: proceedings of the Ninth International Symposium on Boat and Ship Archaeology, Venice 2000, Oakville, CT, David Brown Co, 2003, ISBN 978-1-78570-464-2.
- (EN) Cemal Pulak, Evidence for the use of mortise-and-tenon joints in the construction of the Jules Verne 7 wreck, in Beltrame, Carlo, Boats, ships and shipyards: proceedings of the Ninth International Symposium on Boat and Ship Archaeology, Venice 2000, Oakville, CT, David Brown Co, 2003, ISBN 978-1-78570-464-2.