Tirreni
Tirreni (dialetto attico: Τυῤῥηνοί - Tyrrhēnói) o Tirseni (ionico: Τυρσηνοί - Tyrsēnói; dorico: Τυρσανοί - Tyrsānói)[1][2] è l'eteronimo di origine greca con cui gli autori antichi designavano gli Etruschi, i quali chiamavano sé stessi Rasna (Rasenna nella forma riportata da Dionigi di Alicarnasso).[3][4] Il nome fu applicato dai Greci anche a gruppi stanziati nel bacino settentrionale dell'Egeo e, in senso esteso, ad altre etnie dell'Italia centro-occidentale, come i Latini, gli Umbri e gli Ausoni.[5][6] Nelle fonti greche il nome è inoltre associato, fin dalle attestazioni più antiche, all'attività piratesca.[7]
Etimologia

L'origine del nome Tirreni è incerta. È conosciuto per essere stato usato da più autori greci, ma apparentemente non è di origine greca: secondo la ricostruzione prevalente si tratta di un eteronimo, cioè di un nome attribuito agli Etruschi da altri popoli, distinto dall'autonimo Rasna con cui gli Etruschi designavano sé stessi.[3]
I Greci designavano gli Etruschi come Tyrrhēnoí (attico Τυρρηνοί), Tyrsēnoí (ionico Τυρσηνοί) o Tyrsānoí (dorico Τυρσανοί): si tratta di varianti dialettali di un medesimo nome, e non di popoli distinti. Dalla forma attica derivarono il latino Tyrrheni e Tyrrhenia, e quindi l'italiano "Tirreni".[8] Tutte queste forme, insieme all'esonimo latino Tusci ed Etrusci, poggiano sulla radice turs-.
L'eteronimo si sarebbe formato in ambito egeo e sarebbe stato poi esteso dai Greci d'Occidente a designare gli Etruschi d'Italia.[9][3] Carlo de Simone fissa la cronologia della formazione del nome intorno al 700 a.C., sulla base della catena derivativa che dall'etnonimo conduce al gentilizio etrusco Tursikina (vedi oltre).[3] In questo quadro la storiografia ricorre talora alle espressioni "Tirreni d'Oriente" e "Tirreni d'Occidente": non per distinguere due popoli diversi, ma per indicare gli Etruschi in due momenti del contatto con i Greci, quello egeo (in cui il nome sarebbe stato coniato) e quello italico (a cui sarebbe stato successivamente esteso). Si tratta dunque di etichette di valore cronologico e geografico, non etnico; la natura del rapporto fra i due gruppi, e in particolare l'identità delle popolazioni egee designate come Tirreni, restano oggetto di un dibattito aperto da decenni.[3]
La radice turs- è stata messa in relazione con τύρσις - týrsis, altro prestito "mediterraneo" nel greco, con il significato di "torre":[10] è l'interpretazione, già antica, che faceva dei Tirreni un "popolo delle torri".[11] Françoise Bader ha invece proposto di ricondurre Tyrsenoi/Tyrrhenoi all'antichissima radice indoeuropea *tr̥h₂- "attraversare": il nome sarebbe in origine un nome di conquistatori, allusivo alla vittoria sulle difficoltà della traversata migratoria, formato sul medesimo tema sigmatico *tr̥h₂-s- presente in týrsis, con un suffisso identico a quello di τύραννος (týrannos).[12] Sul piano semantico, de Simone attribuisce al nome la connotazione di pirati e/o migranti, mentre per Bader il significato originario rimanda all'attraversamento, anche per mare: in entrambi i casi la prima immagine dei Tirreni risulta legata alla mobilità marittima.[13][3]
Alla medesima radice turs- le lingue dell'Italia antica aggiunsero un ampliamento in -k- (*tursko-), del tipo presente in numerosi nomi di popoli italici (Aurun-ci, Falis-ci, Herni-ci, Vols-ci): da questo tema derivano l'esonimo latino Tusci (da *tursko- > tusco-, con la riduzione latina di -rs- davanti a occlusiva), l'umbro turskum delle Tavole eugubine (turskum nomen, "il nome etrusco", in cui il gruppo -rsk- è conservato) e il gentilizio etrusco Tursikina.[14] In una più recente messa a punto, de Simone ha ricondotto il gentilizio a un nome etnico *tursike, antecedente formale del latino tuscus e dell'umbro turskum, a sua volta derivato da un eteronimo di matrice greca *tursikos formato sull'etnonimo Tyrsanos: la fibula che lo reca attesterebbe dunque la designazione come etrusco, in ambiente alloglotto, di un personaggio di alto rango residente in Umbria.[3]
La più antica menzione letteraria dei Tirreni si trova in Esiodo (Teogonia, vv. 1011-1016), in versi che parte della critica ritiene però tardi rispetto al nucleo del poema.[9][15] La più antica attestazione del nome è di tipo indiretto: secondo la maggior parte degli studiosi essa è offerta dal gentilizio Tursikina, inciso sulla fibula aurea da Castelluccio La Foce, nel territorio di Chiusi, la cui datazione è stata fissata da Adriano Maggiani al secondo quarto del VII secolo a.C., e che riflette la radice turs- dell'etnonimo.[14][3]
Già le fonti antiche collegavano l'etnonimo alla parola τύραννος ("tiranno"): Filocoro (citato da Stefano di Bisanzio) e la Suda mettevano in relazione i due termini, spiegando il nesso con la violenza e la condotta piratesca dei Tirreni, in un'etimologia maturata probabilmente in ambienti ostili agli Etruschi.[16][13] La questione del rapporto fra týrannos e l'etnonimo resta discussa anche sul piano linguistico: Bader considera i due nomi formalmente apparentati, riconducendoli alla medesima radice e al medesimo suffisso, e li accosta al titolo principesco luvio tarwana-.[12] In senso contrario si è osservato che la forma greca più antica dell'etnonimo è Tyrsenós, non Tyrrhenós, il che rende il collegamento con τύραννος una paretimologia.[17]
A partire dalla metà dell'Ottocento, dopo la pubblicazione dei rilievi di Medinet Habu, l'etnonimo è stato accostato anche ai Trš (Teresh) menzionati nelle fonti egizie fra i Popoli del mare, e successivamente al toponimo ittita Taruisa, riferito a una regione dell'Anatolia nord-occidentale; il primo accostamento risale, in modo indipendente, a Franz Joseph Lauth e a Emmanuel de Rougé (1867), e fu rinvigorito dalla scoperta della stele di Kaminia (1885). Si tratta tuttavia di una sovrapposizione fondata essenzialmente sulla somiglianza dei nomi, priva di riscontri documentari diretti: Massimo Cultraro la definisce una sovrapposizione meccanica di etnonimi, e Carlo de Simone respinge esplicitamente l'identificazione degli Etruschi-Tirreni con i Trš.[18][3]
Prime attestazioni nelle fonti antiche dei Tirreni

Le prime attestazioni si trovano nella Teogonia di Esiodo (VIII-VII secolo a.C.) e nell'Inno omerico a Dioniso, di datazione discussa fra il VII e il V secolo a.C.[17][13]
Nella Teogonia di Esiodo (VIII-VII secolo a.C.):
La cronologia alta dei versi esiodei è sostenuta da Luca Cerchiai sulla base della catena derivativa che porta a Tursikina: potrebbe essere stato lo stesso Esiodo, legato al mondo euboico e alla geograficamente prossima Cuma eolica, a estendere alle popolazioni barbare incontrate dai Greci in Occidente la nozione dei Tirreni dell'alto Egeo.[3]
Nell'Inno omerico a Dioniso:
I Tirreni vengono definiti pirati nuovamente da Eforo di Cuma riportato da Strabone. Le azioni di pirateria dei Tirreni non avrebbero permesso ai Greci di fondare le loro colonie in Sicilia prima dell'VIII secolo a.C.
Il mito dei pirati tirreni

L'impiego più celebre dell'etnonimo nella letteratura greca è legato al mito del rapimento di Dioniso da parte di pirati tirreni, narrato per esteso nell'Inno omerico VII e ripreso con varianti da Euripide (Ciclope, vv. 10-22, dove si parla di una "stirpe tirrenica di pirati"), Apollodoro, Igino, Ovidio, Filostrato e Nonno: i pirati catturano il dio senza riconoscerne la divinità e, dopo una serie di prodigi, si gettano in mare trasformandosi in delfini.[17] La prima menzione databile con certezza è un frammento di Pindaro della prima metà del V secolo a.C., ma la documentazione vascolare attesta la circolazione della leggenda almeno dal 530 a.C. circa, se si accetta il riferimento al mito della celebre coppa di Exekias a Monaco, con Dioniso navigante su una nave avvolta da tralci di vite e circondata da delfini.[17]
L'identità dei pirati tirreni del mito è discussa: vi si sono riconosciuti di volta in volta i Tirreni dell'Egeo settentrionale, pirati etruschi attivi in Oriente o in Occidente, oppure, secondo Margherita Giuffrida Ientile, un uso del nome che in ambito egeo poteva designare genericamente predoni e mercanti di schiavi.[23][17] Fra le ipotesi più articolate vi è quella di Michel Gras, che negli anni settanta propose una lettura del fenomeno tirrenico in chiave storico-economica: i Tirreni che le fonti collocano nell'Egeo sarebbero stati in buona parte Etruschi giunti dall'Italia per i traffici e dediti anche alla pirateria, e non popolazioni egee preesistenti; il nucleo della leggenda rifletterebbe così la situazione dell'Egeo arcaico, dove la diffusione del bucchero documenta una presenza commerciale etrusca, e la pirateria tirrenica delle fonti sarebbe la trasposizione letteraria di quella realtà, in un'epoca in cui commercio e pirateria erano difficilmente separabili.[24] Negli studi successivi questa lettura è stata sviluppata interpretando il mito come proiezione della rivalità commerciale fra Greci ed Etruschi, con Dioniso a rappresentare il vino, merce per eccellenza dei traffici mediterranei.[25][17] Secondo Dimitris Paleothodoros non esiste tuttavia un criterio oggettivo per stabilire né l'ambientazione originaria della leggenda né l'origine dei suoi protagonisti: nell'Inno omerico l'azione è volutamente priva di ancoraggio geografico, e i tentativi, antichi e moderni, di collegarla a luoghi e popoli storici (Nasso, l'Attica, l'Etruria, la Sicilia) costituiscono razionalizzazioni successive.[17] Nessuna fonte del V secolo a.C. associa peraltro alla pirateria i Tirreni dell'Egeo: il collegamento appare uno sviluppo del IV secolo a.C., epoca in cui una pirateria "tirrenica" storica è documentata anche da fonti epigrafiche, contrastata dalla flotta ateniese in Adriatico e, in età primo-ellenistica, da Rodi nell'Egeo.[17] La documentazione di età ellenistica conferma in effetti una presenza marittima di provenienza dalla penisola italiana attiva fino all'Egeo orientale: nel suo studio di riferimento sulla pirateria antica Philip de Souza raccoglie le testimonianze di una pirateria "tirrenica" storica fra il tardo IV e il primo III secolo a.C., contrastata in Adriatico dalla colonia ateniese del 325/324 a.C. e nell'Egeo dalla flotta di Rodi, come attesta un'iscrizione rodia che ricorda tre fratelli caduti combattendo i Tirreni. De Souza precisa che l'etichetta "pirati tirreni" era applicata genericamente a predoni provenienti dalla penisola italiana, la cui provenienza esatta era spesso ignota alle vittime, e non designava necessariamente i soli abitanti dell'Etruria: lo mostrerebbe il nome del capo pirata catturato da Timoleonte a Siracusa intorno al 339 a.C., Postumio, di forma latina e non etrusca. Lo studioso respinge inoltre l'idea di un brusco incremento della pirateria etrusca dopo la fine della tirannide siracusana, leggendo le testimonianze piuttosto come riflesso della più intensa circolazione marittima fra l'Italia e il Mediterraneo orientale in quei decenni.[26] La medesima estensione del nome, per cui Tyrrhenoi poteva indicare predoni della penisola italiana non necessariamente etruschi e, presso gli autori ellenistici, perfino i Romani, è ribadita negli studi successivi.[27]
Al nome dei Tirreni la tradizione greca legò anche la fama di una crudeltà proverbiale: Aristotele è la più antica fonte conservata sul cosiddetto "supplizio tirrenico", la pratica di incatenare prigionieri vivi a cadaveri in decomposizione, che le fonti latine attribuiscono agli Etruschi (Virgilio la assegna a Mezenzio, re di Agylla).[17]
Il mito ebbe una fortuna singolare proprio in Etruria: un'idria etrusca a figure nere degli inizi del V secolo a.C., fino al 2014 al Toledo Museum of Art e oggi al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia dopo la restituzione all'Italia, con sei figure colte nella trasformazione in delfini, è il più antico documento che colleghi i Tirreni della leggenda all'Etruria, e dimostra che il pittore e la sua clientela identificavano i pirati del mito con gli Etruschi stessi.[17] La popolarità del soggetto su monumenti funerari etruschi e italioti, attestata fino alle figurine di una corona funeraria del II secolo a.C. da una tomba di Nuceria Alfaterna, si spiega probabilmente con la rilettura del tuffo in mare e della metamorfosi in chiave escatologica, come metafora del passaggio alla vita ultraterrena.[28][17]
L'eponimo Tirreno nel racconto di Erodoto
Un'altra ipotesi sull'origine del nome è basata su un racconto di Erodoto della seconda metà del V secolo a.C., oltre due secoli dopo la prima attestazione nella Teogonia di Esiodo. Erodoto riporta un racconto lidio secondo il quale Tirreno era figlio del re lido Atys e che a causa della carestia che affliggeva la Lidia, il re divise in due il popolo e ne esiliò una delle due parti, affidandola al figlio Tirreno. Questi si stabilirono in terra umbra e presero il nome di Tirreni, dal nome del figlio del re che li aveva guidati.[29][30]
Sin dall'antichità sono stati sollevati dubbi sulla veridicità storica del racconto riportato da Erodoto. Di questa origine lidia dei Tirreni riferita da Erodoto niente sapeva il suo contemporaneo Xanto di Lidia, nativo di Sardi e grande conoscitore della storia dei Lidi.
Il consenso tra gli studiosi moderni è che il racconto erodoteo si basi su una tradizione creata tra la fine del VI secolo a.C. e l'inizio del V secolo a.C.,[32][33][34][35][31][36][37][38][39] e che, come tutte le versioni della storiografia greca sull'origine degli Etruschi, sia da considerare una costruzione narrativa artificiosa, elaborata in ambienti ellenici o ellenizzati anche per scopi di natura politica, e non vada pertanto considerata alla stregua di un documento storico.[40][35][13][11][41]
I Tirreni nell'Egeo

Oltre che nell'Inno omerico a Dioniso, Tirreni stanziati nel bacino settentrionale dell'Egeo sono ricordati da diverse fonti di età classica. Tucidide, descrivendo le popolazioni bilingui della penisola dell'Athos a nord della Calcidica, vi riconosce un elemento pelasgico appartenente ai Tirreni che un tempo avevano abitato Lemno e Atene: si tratta della prima identificazione esplicita fra i Pelasgi dell'Egeo e i Tirreni.[42][13] Erodoto, al contrario, tiene distinti i due gruppi: in I 57 i Pelasgi della città di Creston sono collocati "al di sopra dei Tirreni". La lettura del passo è stata a lungo controversa, perché Dionigi di Alicarnasso vi leggeva il nome dei Crotoniati, cioè degli abitanti di Cortona in Etruria; la critica moderna preferisce però la lezione unanime dei manoscritti, che rimanda alla città tracia di Creston, e considera la lettura dionisiana una correzione funzionale alla polemica del Retore contro l'identificazione di Pelasgi e Tirreni.[13] Va inoltre osservato che in tutta l'opera erodotea i Tirreni non sono mai qualificati come pirati: in I 166 gli Etruschi figurano semmai fra le vittime delle incursioni dei Focei di Alalia, e in VI 17 è un greco, Dionisio di Focea, a praticare la pirateria ai loro danni.[13] Una tradizione di segno opposto è attestata da Mirsilo di Metimna (metà del III secolo a.C.), anch'egli conservato da Dionigi di Alicarnasso. La versione più diffusa faceva dei Tirreni i discendenti dei Pelasgi giunti in Italia dall'Egeo; Mirsilo rovescia questo schema: sono i Tirreni a muoversi dall'Italia verso l'Egeo, e solo lì assumono il nome di Pelasgi. Il movimento dei due popoli risulta così invertito, da Occidente verso Oriente anziché da Oriente verso Occidente.[N 1][13][43]
Presenze tirreniche nell'Egeo sono segnalate anche a Lesbo, dove secondo una notizia di Ellanico conservata da Stefano di Bisanzio la città di Métaon sarebbe stata fondata da un Métas tirreno, nonché, in fonti successive, a Imbro e a Cizico; Filocoro ricordava inoltre una guerra combattuta dagli Ateniesi contro i Tirreni.[13][16] L'esame complessivo delle testimonianze sui Tirreni nell'Egeo è stato condotto negli anni ottanta da Margherita Giuffrida Ientile, secondo la quale dietro queste notizie si celerebbero installazioni sparse di genti dedite ad attività marittime, piratesche e commerciali, prive di un rapporto diretto documentabile con il mondo etrusco.[44][13]
Il ruolo centrale di Lemno in queste tradizioni ha indotto a collegarle alle iscrizioni anelleniche di età arcaica rinvenute sull'isola, redatte in una lingua strettamente affine all'etrusco. Poiché tuttavia "Tirreni" è un eteronimo di trasmissione greca, la tradizione storica sui Tirreni di Lemno non può essere utilizzata direttamente per dimostrare il carattere etrusco di quelle iscrizioni: secondo la prospettiva proposta da Roberto Sammartano e ripresa da Luca Cerchiai, è semmai il carattere anellenico della lingua ad aver qualificato i parlanti come barbari, favorendone la designazione come Tirreni.[13][3] Sul piano archeologico, l'assenza a Lemno di materiali di tipo villanoviano ed etrusco costituisce la principale obiezione all'ipotesi di un insediamento di provenienza occidentale; Michel Gras ha tuttavia richiamato alla cautela, osservando che la lacuna potrebbe dipendere dallo stato dell'esplorazione archeologica dell'isola, dove restano meno esplorati i siti costieri, a cominciare da Myrina, il suo approdo principale.[45][3] Dimitris Paleothodoros ha osservato che nessuna delle spiegazioni proposte per la presenza a Lemno di una lingua affine all'etrusco trova riscontro nel dato archeologico.[N 2][17] In una prospettiva metodologica, Simona Marchesini ha rilevato che l'assenza di reperti etruschi non basta a smentire la presenza, attestata su base linguistica, di parlanti una varietà di etrusco, poiché l'equazione fra lingua e cultura materiale costituisce un presupposto fragile.[46] Sul piano onomastico va infine ricordato che le fonti attribuiscono il medesimo nome di Aithale, "l'isola fumosa", sia all'isola d'Elba (così già Ecateo) sia a Lemno (in Polibio): un'omologazione riconducibile alla comune vocazione mineraria e metallurgica delle due isole.[3][16]
L'estensione del nome ai popoli dell'Italia
Secondo Dionigi di Alicarnasso, vi fu un tempo in cui i Greci, non essendo in grado di distinguere fra loro popoli tanto lontani, chiamavano Tirreni anche i Latini, gli Umbri, gli Ausoni e altre genti dell'Italia centro-occidentale, e la stessa Roma era detta città tirrena.[6][13]
La sovrapposizione fra Tirreni e Ausoni è implicita in una tradizione mitica di matrice greco-occidentale, conservata dall'interpolatore di Servio e, in forma complementare, da Diodoro Siculo, che attinge probabilmente a Timeo: vi compare un Tirreno fratello di Liparo, e dunque di stirpe ausonia, dedito alle scorrerie navali contro il mondo greco, le cui iniziative avrebbero provocato tanto il trasferimento di Liparo alle Eolie quanto un conflitto con Agamennone. È la prima connotazione marcatamente negativa del rappresentante mitico dei Tirreni d'Occidente, dipinto come prototipo del talassocrate-pirata nemico della grecità occidentale: una rappresentazione formatasi probabilmente nei primi decenni del V secolo a.C. in ambienti greco-occidentali ostili agli Etruschi, e che presuppone un livello della tradizione in cui il nome "Tirreni" non distingueva ancora gli Etruschi dalle altre popolazioni autoctone della penisola.[13]
Tirrenia e Tirreni negli Ethniká di Stefano di Bisanzio
Un osservatorio privilegiato sulla polisemia del nome è offerto dagli Ethniká di Stefano di Bisanzio (VI secolo d.C.), il cui lessico geografico, compilato a partire da fonti greche di età classica ed ellenistica, conserva una quarantina di lemmi riferiti ai Tirreni e alla Tirrenia: l'analisi sistematica di queste voci è stata condotta da Daniele F. Maras e Laura M. Michetti.[16]
La maggior parte delle attestazioni del lessico riguarda l'Italia. Accanto alle città dell'Etruria storica (Cere, Tarquinia, Arezzo, Perugia, Populonia), le fonti riassunte da Stefano applicano il nome anche a centri della Campania (Picentia, Sorrento, Nocera, Suessa), dell'Umbria tiberina (Ocriculum, Todi) e dell'area adriatica: Adria vi è detta πόλις Τυρρηνίας, secondo una tradizione di matrice latina (Livio, Varrone, Plinio, Plutarco) che ne ricordava il passato etrusco, e gli stessi Adriâtai sono detti anche Τυρρηνοί.[16] I Reti sono qualificati come Τυρρηνικὸν ἔθνος ("popolo tirrenico"), in accordo con la tradizione, attestata anche in Livio, Trogo e Plinio, secondo cui essi discenderebbero dagli Etruschi padani rifugiatisi nelle vallate alpine dopo l'arrivo dei Galli.[16][47] In alcuni casi la connotazione tirrenica dipende tuttavia da errori di collazione del lessicografo, come per Pozzuoli e Pitecusa, frutto di un fraintendimento di passi di Strabone.[16]
Fuori d'Italia gli Ethniká conoscono Tirreni dell'Egeo (il Métas fondatore di Métaon a Lesbo e l'omonimia fra Elba e Lemno, entrambe dette Aithale) e Tirreni di Macedonia (Elymos, "re dei Tirreni", e il figlio Aianos, ecisti di Elimía e Aiané). In tutti questi casi, però, sono qualificati come tirreni soltanto i fondatori eponimi, mai le città o le regioni: il nome Τυρρηνία e la formula πόλις Τυρρηνῶν ricorrono nel lessico esclusivamente per l'Italia. Maras e Michetti ne deducono che nelle fonti greche raccolte da Stefano i Tirreni costituiscono un ethnos vero e proprio, dotato di città e di una sede propria, solo in Italia, mentre le menzioni extra-italiane rimandano alle tradizioni mitistoriche sulle origini e sulle migrazioni che le avrebbero precedute, in primo luogo quelle relative ai Pelasgi.[16] In questo quadro si colloca anche la qualifica di Τυρρηνίας μητρόπολις attribuita nel lessico a Cortona (sotto il lemma Króton), riflesso della tradizione pelasgica di matrice ellanicea.[16]
Note
Note esplicative
- ↑ Mirsilo spiegava il nome Pelasgi con il greco πελαργοί ("cicogne"), alludendo alla migrazione "a stormi" delle genti tirreniche da Occidente (Etruria) a Oriente.
- ↑ Paleothodoros distingue tre ipotesi: l'arrivo di coloni di provenienza occidentale in età storica, una migrazione dall'Occidente verso l'Egeo già in epoca preistorica e l'esistenza di uno strato pre-ellenico, linguisticamente affine all'etrusco, radicato sull'isola e sopravvissuto fino al V secolo a.C. Nessuna delle tre, secondo lo studioso, è sostenuta dalla documentazione archeologica.
Note bibliografiche
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- 1 2 Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 29, 2.
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Collegamenti esterni
- Tirreni (gr. Τυρσηνοί o Τυρρηνοί), in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 12 marzo 2017.
- tirreno, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 12 marzo 2017.«tirrèno agg. [dal lat. Tyrrhenus, agg., gr. Τυρρη-νός]. – Degli antichi Tirreni, nome con cui erano chiamati dai Greci (gr. Τυρσηνοί, Τυρρηνοί, da cui il lat. Tyrrheni) ...»
- Tirreno, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 12 marzo 2017.«Tirreno (gr. Τυρρηνός) Nella mitologia greca, eroe eponimo dei Tirreni (Etruschi). È detto fratello di Lido, eponimo dei Lidi, o anche figlio di Ati, o di Eracle.»
- tosco, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 12 marzo 2017.«tósco agg. [lat. Tŭscus, pl. Tusci, affine al nome greco degli Etruschi, Τυρσηνοί (con la variante Τυρρηνοί, da cui l'ital. Tirreni)] (pl. m. -chi).»