Om (John Coltrane)

Om
album in studio
ArtistaJohn Coltrane
Pubblicazionegennaio 1968
Durata28:49
Dischi1
Tracce2
GenereFree jazz
Jazz d'avanguardia
EtichettaImpulse! Records
A-9140 mono
AS-9140 stereo
ProduttoreBob Thiele
Registrazione1º ottobre 1965, Camelot Sound Studios, Ballard, Seattle, Washington
FormatiLP da 12", MC, 4-track cartridge e Reel to reel
Altri formatiCD
John Coltrane - cronologia
Album precedente
(1967)
Album successivo
(1968)

Om è un album discografico di John Coltrane registrato nel 1965 ma pubblicato postumo nel gennaio 1968 dalla Impulse! Records.[1][2]

Il disco, che vede la presenza del quartetto classico di Coltrane con l'aggiunta di tre elementi, consiste in una singola traccia, della durata di 29 minuti circa, di free jazz d'avanguardia rumoristico, cacofonico e dissonante. Il brano fu diviso in due parti nella versione originale in LP.

Descrizione

Nell'ottobre 1965, Coltrane registrò il brano Om riferendosi alla sillaba sacra nella religione Indù, che simbolizza l'infinito e l'intero universo, e che corrisponde al nome mistico di Dio, oltre che indicare l'essenza della spiritualità stessa. Coltrane descrisse Om come "la prima sillaba, la parola essenziale, il verbo della forza". I 29 minuti della registrazione contengono canti del Bhagavadgītā, un poema epico indù. Sebbene svariate fonti indichino erroneamente la data di incisione in studio (1º ottobre 1965) come data di pubblicazione dell'album, il disco venne pubblicato postumo nel gennaio 1968 dopo la morte di Coltrane. Coltrane e Pharoah Sanders presero spunto da un testo buddista, il Libro tibetano dei morti, prendendo in esame un brano che descrive la verbalizzazione primordiale "om" come un comune denominatore cosmico e spirituale di tutte le cose.

L'album non fu accolto favorevolmente da critica e pubblico.[3] Parte della critica lo reputò il peggior album di Coltrane, e si è spesso creduto che il disco fosse il risultato di un viaggio sotto l'effetto di LSD, essendo stato registrato sotto l'influsso di tale droga,[4] ma altre fonti sostengono invece che ciò sia soltanto una diceria.

Origine

Nel periodo dal 14 al 26 settembre 1965, il John Coltrane Quartet suonò in un ingaggio al Jazz Workshop di San Francisco.[5] Il sassofonista Pharoah Sanders, che scriveva musica che Coltrane ammirava, e che aveva già registrato con Coltrane in Ascension, andò ad ascoltare il gruppo e fu invitato a partecipare. Secondo Sanders: «[Egli] disse allora che stava pensando di cambiare il gruppo e cambiare la musica, per ottenere suoni diversi. Mi chiese di suonare con lui».[6] Nello stesso periodo, anche al polistrumentista Donald Garrett, che aveva suonato con il gruppo di Coltrane nel 1961 come secondo contrabbassista,[7] fu chiesto di unirsi alla band. Al termine dell'ingaggio di due settimane, sia Sanders sia Garrett furono inseriti nel gruppo, già dal prossimo impegno, fissato dal 27 settembre al 2 ottobre, al The Penthouse di Seattle.[5]

Durante la permanenza a Seattle, Coltrane decise di documentare a proprie spese il gruppo appena allargato, ingaggiando l'ingegnere del suono Jan Kurtis per il concerto del 30 settembre.[8][9] Il materiale registrato fu pubblicato nel 1971 in Live in Seattle, con tracce aggiuntive pubblicate nel 2011 in The Unissued Seattle Broadcast. Il giorno dopo, l'intera band, con l'aggiunta di Joe Brazil, si recò presso lo studio di Kurtis, i Camelot Sound Studios di Lynnwood, per incidere Om.[10] Il giorno seguente, la band concluse il proprio impegno a Seattle al The Penthouse con un'esecuzione di A Love Supreme, una registrazione pubblicata nel 2021 nel disco A Love Supreme: Live in Seattle, per poi dirigersi a Los Angeles per un ingaggio di undici giorni all'It Club,[11] durante il quale registrarono i brani Kulu Sé Mama (Juno Sé Mama) e Selflessness, entrambi presenti nella versione CD dell'album Kulu Sé Mama.[12]

Musica

Il simbolo dell'Oṃ, il più sacro mantra induista. Questo simbolo ॐ deriva dall'unione di due caratteri del devanāgarī: ओ ('o') + ँ ('m' nasale) riportati in corsivo. Risultando il devanāgarī una scrittura non precedente all'VIII secolo d.C. questo simbolo è di gran lunga posteriore alla sillaba Oṃ presente in testi anteriori almeno al VI secolo a.C.

Il titolo dell'album si riferisce alla sillaba sacra nella religione Indù. Coltrane descrisse Om come "la prima vibrazione - quel suono, quello spirito, che ha dato vita a tutto il resto. È la Parola da cui provengono tutti gli uomini e tutto il resto, compresi tutti i possibili suoni che l'uomo può emettere vocalmente. È la prima sillaba, la parola primordiale, la parola di potere."[13]

Nel brano Om, oltre a suoni non tipicamente jazz, rumoristici, cacofonici, e dissonanti, Coltrane e Sanders recitano un brano tratto dal poema indù Bhagavadgītā all'inizio e alla fine della composizione. Coltrane (affiancato da Sanders, Tyner, Garrison, Garrett, Elvin Jones ed il flautista Joe Brazil) esegue un brano free-form dalla durata di 29 minuti. Il brano inizia con un breve incanto recitato da Coltrane e da altri musicisti del gruppo. Come sottofondo alle parole si ode un brusio di ritmiche e sonorità eseguite da Brazil con il flauto. Inizia poi un diluvio sassofonico, seguito dalla linea saltellante del pianoforte di Tyner e dalla combinazione orientaleggiante di flauto e clarinetto basso. La leggenda narra insistentemente che Coltrane avesse fatto uso di LSD durante le sedute di registrazione, e anche se non è certo che abbia registrato Om sotto l'effetto dell'acido lisergico, più o meno in questo periodo il sassofonista iniziò a farne uso.[2] Già l'inizio trasporta subito l'ascoltatore in un'Africa immaginaria: si ascoltano percussioni varie, e sopra di esse una mbira, il piccolo strumento africano a lamelle pizzicate con i pollici. Segue una salmodia recitata dai musicisti, che si conclude sulla parola "om", la quale inizia un free collettivo. Nel disco è presente anche un flauto (Joe Brazil).

John Coltrane, 1967

La registrazione inizia con delle percussioni tranquille, dopo le quali i musicisti cantano all'unisono un verso del capitolo nove della Bhagavadgītā:

«I riti prescritti dai Veda e i rituali insegnati dalle scritture, tutto questo sono Io, e l'offerta fatta agli spiriti dei padri, le erbe curative e il cibo. Il mantra. Il burro chiarificato. Io, l'oblazione e Io, la fiamma in cui viene offerta. Io sono il padre del mondo, e la madre e il signore di questo mondo. Io sono colui che conferisce a ciascuno il frutto delle sue azioni. Rendo ogni cosa pura. Io sono Om![14][15]»

A proposito di questa sezione, lo scrittore Peter Bebergal commentò:

«Coltrane e i suoi compatrioti iniziano a cantare "om" come se ne fossero infervorati. Non è un atto meditativo, ma piuttosto un omaggio al vero significato del sanscrito, "gridare". Ma la parola "om" è anche una vibrazione, un riflesso dell'unità di tutte le cose prima della creazione. È la manifestazione della verità essenziale della filosofia indù: Brahman (Dio) e l'Atman (Anima) sono una cosa sola; la loro separazione è un'illusione. Il riconoscimento di questa verità, o meglio il tentativo di penetrarla, è ciò che Coltrane sembra fare con Om.[16]»

(Guerino Mazzola e Paul Cherlin suggerirono che la traccia Evolution presente nell'album Live in Seattle, registrata il giorno precedente, e caratterizzata da "gemiti simili alla trance", può essere ascoltata come un diretto antenato del canto in Om.[17])

Il canto è seguito da un passaggio corale denso e forte, dopo il quale Coltrane, Sanders e Tyner fanno un assolo.[18] Gli assoli sono seguiti da quello che è stato descritto come "jungle sound" in cui "la cultura del jazz, o di qualsiasi tipo di civiltà, viene lasciata alle spalle".[18] Questa sezione presenta, tra le altre cose, flauti tremolanti, versi di animali, una voce jodel e l'esecuzione di armonici e glissandi con l'archetto da parte di entrambi i contrabbassi. Questo porta a un duetto Coltrane/Sanders e a un passaggio culminante d'insieme, dopo il quale si sente di nuovo la parola "om", seguita dalla recitazione finale del verso della Bhagavadgītā.[18]

Nelle note interne dell'album, Nat Hentoff scrisse: "Può darsi che per infrangere i limiti circoscritti dell'udito convenzionale, l'orecchio debba essere spinto a percepire suoni e toni che ha respinto in passato, proprio come la compassione non si ottiene nel comfort convenzionale. E una volta ascoltati e assorbiti, questi suoni conducono a ulteriori estensioni delle capacità di ascolto e di percezione... Nella misura in cui si possa consigliare a qualcun altro come ascoltare, suggerirei di iniziare a non preoccuparsi di come sia strutturato il tutto, di dove stia portando. Lasciate che la musica entri senza definizioni preimpostate di cosa debba essere il jazz, di cosa debba essere la musica."[13]

Pubblicazione e accoglienza

Recensioni professionali
RecensioneGiudizio
AllMusic[19]
DownBeat[20]
Sputnikmusic[21]
The Rolling Stone Jazz Record Guide[22]
Piero Scaruffi6/10[23]

Secondo Eric Nisenson, Coltrane, "chiaramente imbarazzato da Om, disse a Bob Thiele di non volere che venisse mai pubblicato."[24] Tuttavia, Thiele, dirigente e produttore della Impulse!, lo fece uscire nel gennaio 1968 per capitalizzare sulla morte di Coltrane e sulla crescente scena rock psichedelica dell'epoca. Alla sua pubblicazione, "una copia dell'album fu quasi immediatamente messa in vetrina nello Psychedelic Shop del quartiere di Haight-Ashbury."[24] Lo studioso di Coltrane Ashley Kahn scrisse: "Nel titolo e nella copertina, non avrebbe potuto essere più tempestivo, legandosi all'aspetto e all'atmosfera dell'anno che portò alla luce la Summer of Love."[25]

Il giudizio della critica sull'album è alquanto discorde. Secondo Lewis Porter, "alcuni fan rimasero sorpresi dal canto del gruppo... Coltrane stava permettendo un'informalità e uno spiritualismo nelle sue registrazioni e nelle sue esibizioni che alcuni trovavano amatoriali; altri lo trovarono liberatorio e rivoluzionario." David Nelson McCarthy definì Om "l'unica uscita maggiore di Coltrane di qualità discutibile... con suoni striduli e voci lamentose, questo è solo per veri appassionati e completisti."[26] Ben Ratliff lo descrisse come "una catarsi abbastanza sconnessa, agitata, fangosa, della durata di ventinove minuti".

In una recensione per AllMusic, Stacia Proefrock commentò: "Condannato da molti critici come il peggior album di John Coltrane, Om soffre solo in confronto alle grandi opere che l'hanno preceduto... Om... sembra... una pura liberazione di energia... A prescindere dal suo apparente caos, quest'opera è profondamente spirituale... Om risuona di passione e desiderio, ma ha un tono frenetico che suggerisce che aprirsi a tutta quella potente energia spirituale potrebbe essere stata un'esperienza spaventosa... Om non merita il rifiuto che gli è stato riservato dalla critica. È un'opera importante nella storia del free jazz che si apre considerevolmente alla fine dei suoi 29 minuti, rivelando i vasti contenuti della mente di un maestro del jazz".[19]

Guerino Mazzola e Paul Cherlin scrissero che "se paragonato agli altri LP di quell'anno (1965), Om viva su un altro pianeta... Questo viaggio non è per principianti... Sarebbe giusto ascoltare questa performance senza alcun riferimento al jazz o a qualsiasi altra espressione musicale disciplinata."[18] In un articolo per All About Jazz, Simon Weil scrisse: "Om può essere definito terrificante. Ci sono momenti, in particolare durante i passaggi finali all'unisono, in cui sembra di essere colpiti in testa da un oggetto contundente. Diventa insopportabile. Ma credo che un simile effetto fosse in linea con le intenzioni di Coltrane... Coltrane cerca di evocare la voce di Dio all'alba della Creazione in questo brano. Ma ascoltare la voce di Dio all'alba della Creazione è molto simile a confrontarsi con il volto di Dio. Sarà un'esperienza fantastica e travolgente, che si può sopportare solo per un certo periodo. Ma penso che ci debba essere anche una certa insopportabilità nella musica, perché non si dovrebbe essere in grado di guardare Dio in faccia, né di ascoltare la sua voce senza tremare un po'. Quindi Om deve essere "difficile".[27]

Ashley Kahn descrisse Om come "un'unica composizione epica e spiraleggiante che... fonde musicalmente l'energia spontanea di Ascension con la risonanza spirituale di A Love Supreme". Un recensore della Norman Records ha definito Om "una delle esperienze psichedeliche più singolari della musica, un caleidoscopio totalizzante che ci offre uno sguardo raro su un Coltrane completamente libero", e ha concluso: "Se cercate la catarsi nella discografia di Coltrane, Om è il posto dove la troverete".[28]

In un saggio per The Quietus, Peter Bebergal affermò: "La ferocia del modo di suonare di Coltrane indica che egli sa che il divino non può essere contenuto in un sottile tubo di ottone modellato. Ma questo è tutto ciò che ha. Questo è tutto ciò che ognuno di noi ha veramente. La musica ci lega al corpo. È dove la sentiamo e dove la creiamo. Con Om, Coltrane suona spesso come se cercasse di liberarsi dai vincoli dello strumento, ma i suoi piedi non vogliono lasciare la Terra... Coltrane cerca di offrirci uno scorcio del suo paradiso, ma il suono del suo sassofono contiene una sua sacralità in virtù del fatto di essere il veicolo attraverso cui il divino si rivela". [...] "Sebbene Om non possa alterare facilmente la coscienza dell'ascoltatore, si avvicina comunque moltissimo a rivelare l'intenso desiderio spirituale di Coltrane che plasma l'umore quasi disperato. È, tuttavia, anche uno sguardo al vasto spettro di stati di coscienza non ordinari... Il desiderio di Coltrane di sfondare è umiliato dall'organismo vivente della band e dalla sessione stessa... C'è una purezza strana e spaventosa qui, una purezza a cui non vorresti avvicinarti troppo, ma che esige rispetto... Coltrane è l'ascensione in continua costruzione, ancora e ancora, che non desidera altro che Dio per aprire le porte, implorandolo per tutto il tempo di tenerle chiuse".[29]

Tracce

Versione LP

Lato A
  1. Om (part one) – 15:02
Lato B
  1. Om (part two) – 13:58

Versione CD

  1. Om – 28:49

(Nota: Mentre alcune versioni in CD hanno Om come lunga singola traccia, altre mantengono la configurazione originale dell'LP in due tracce separate)

Formazione

Note

  1. ↑ Billboard Feb 3, 1968
  2. 1 2 Porter, Lewis. Blue Trane - La vita e la musica di John Coltrane, Minimum Fax, 2006, pag. 390
  3. ↑ John Coltrane : Om - Listen, Review and Buy at ARTISTdirect, su artistdirect.com. URL consultato il 29 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2011).
  4. ↑ Eric Nisenson, Ascension: John Coltrane and His Quest, Da Capo Press, settembre 1995, p. 183.
    «Entitled Om, it was apparently made while the entire band was tripping on LSD. ("Intitolato Om, venne registrato apparentemente mentre tutta la band era in acido")»
  5. 1 2 (EN) Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 330.
  6. ↑ (EN) Lewis Porter, John Coltrane: His Life and Music, University of Michigan Press, 1999, p. 264.
  7. ↑ Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 217.
  8. ↑ (EN) Lewis Porter, John Coltrane: His Life and Music, University of Michigan Press, 1999, p. 265.
  9. ↑ Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, pp. 744.
  10. ↑ (EN) Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 745.
  11. ↑ (EN) Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 331–332.
  12. ↑ (EN) Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 746.
  13. 1 2 (EN) {{subst:#if:|[[|Om]]|Om}}. Note di copertina di {{{titolo}}}, [[John Coltrane]] [liner notes], [[Impulse!]], A-9140, 1968.
  14. ↑ (EN) Ben Ratliff, Coltrane: The Story of a Sound, Farrar, Straus and Giroux, 2007, p. 102.
  15. ↑ Lewis Porter, Chris DeVito, Yasuhiro Fujioka, David Wild e Wolf Schmaler, The John Coltrane Reference, Routledge, 2008, p. 745.
    «Coltrane reads from the Bhagavad-Gita, Chapter IX, 'The Yoga of Mysticism,' to open and close the performance. See, for example, The Song of God: Bhagavad-Gita, translated by Swami Prabhavananda and Christopher Isherwood (New York: Mentor, 1972), pp. 81–82. The Prabhavananda–Isherwood translation was originally published in 1944; Coltrane was most likely reading from this translation, as the wording is identical (other translations are slightly different).»
  16. ↑ Peter Bebergal, Love's Secret Ascension: Coil, Coltrane & The 70th Birthday Of LSD, su The Quietus, 13 novembre 2013. URL consultato il 12 dicembre 2021.
  17. ↑ Guerino Mazzola e Paul Cherlin, Flow, Gesture, and Spaces in Free Jazz: Towards a Theory of Collaboration, Springer, 2009, p. 24.
  18. 1 2 3 4 Guerino Mazzola e Paul Cherlin, Flow, Gesture, and Spaces in Free Jazz: Towards a Theory of Collaboration, Springer, 2009, p. 26.
  19. 1 2 (EN) Om, su AllMusic, All Media Network.
  20. ↑ Down Beat: 2 maggio 1968, vol. 35, n. 9
  21. ↑ Hernan M. Campbell, Review: John Coltrane - Om | Sputnikmusic, in sputnikmusic.com, 25 aprile 2012. URL consultato il 10 aprile 2013.
  22. ↑ J. (Editor) Swenson, The Rolling Stone Jazz Record Guide, USA, Random House/Rolling Stone, 1985, pp. 47, ISBN 0-394-72643-X.
  23. ↑ Piero Scaruffi, The Histrory of Jazz Music. John Coltrane, su scaruffi.com. URL consultato il 14 gennaio 2026.
  24. 1 2 Eric Nisenson, Ascension: John Coltrane and His Quest, Da Capo Press, 1995, p. 183, ISBN 0-306-80644-4.
  25. ↑ Ashley Kahn, The House That Trane Built: The Story of Impulse Records, W. W. Norton, 2006, pp. 184.
  26. ↑ Erlewine, Bogdanov, Woodstra e Yanow (a cura di), All Music Guide to Jazz, 2ª ed., Miller Freeman, 1996, p. 166.
  27. ↑ Simon Weil, Circling Om: An Exploration Of John Coltrane's Later Works, su All About Jazz, 6 agosto 2004. URL consultato il 3 marzo 2021.
  28. ↑ Daoud, John Coltrane: Five Key Records, su Norman Records. URL consultato il 12 dicembre 2021.
  29. ↑ (EN) Peter Bebergal, Love's Secret Ascension: Coil, Coltrane & The 70th Birthday Of LSD, su The Quietus, 13 novembre 2013.

Collegamenti esterni