Ouverture 1812

Ouverture 1812
Una batteria di cannoni a supporto della musica
CompositorePëtr Il'ič Čajkovskij
TonalitàMi bemolle maggiore
Tipo di composizioneOuverture
Numero d'operaOp. 49
Epoca di composizioneautunno 1880
Prima esecuzioneMosca, 20 agosto 1882
PubblicazioneJurgenson, Mosca, 1882
Durata media15 minuti
Organicovedi sez.
Ascolto
Versione eseguita dalla Concertgebouw Orchestra diretta da Paul van Kempen (info file)

L'Ouverture 1812 è una composizione per orchestra di Pëtr Il'ič Čajkovskij, elaborata nel 1880 ed eseguita per la prima volta nel 1882. Il poema, di stampo fortemente patriottico, commemora la sconfitta di Napoleone Bonaparte durante la disastrosa campagna di Russia del 1812, evento che segnò la svolta delle guerre napoleoniche. L'opera, creata per festeggiare il settantesimo anniversario della vittoria russa, era tuttavia considerata negativamente dallo stesso Čajkovskij che la riteneva troppo insincera.

Nella composizione, di grande sfoggio sonoro, l'autore utilizza gli strumenti dell'orchestra con maestria portandoli quasi al limite delle loro capacità acustiche. È una delle ouverture più note a livello mondiale ed è conosciuta per l'impiego del cannone come vero e proprio strumento musicale. Tale utilizzo tuttavia è di difficile realizzazione e viene quindi concretizzato solo in alcune occasioni, specialmente durante concerti all'aperto. Più spesso vengono preferiti per semplicità altri strumenti, specialmente grancasse.

Storia

Composizione e prima esecuzione

Nel XIX secolo il nazionalismo divenne un fenomeno sempre più diffuso nell'Impero russo, e, dopo la pubblicazione del romanzo Guerra e pace di Lev Tolstoj nel 1869, vi fu un'ondata di creazioni di monumenti e opere d'arte patriottiche, intensificatasi dopo la vittoria militare nella guerra russo-turca del 1878.[1] A Mosca in particolare era prevista per il 1881 l'importante Esposizione delle Arti e dell'Industria, celebrazione dell'artigianato e del commercio russo,[2] così come l'inaugurazione della cattedrale di Cristo Salvatore, commissionata dallo zar Alessandro I di Russia nel 1812 per celebrare la sua vittoria su Napoleone Bonaparte e il fallimento della campagna di Russia.[3][4][5] Nel giugno 1880 l'editore Pëtr Jurgenson con una lettera comunicò a Čajkovskij — considerato uno dei compositori più affermati nella Russia del periodo — la richiesta di Nikolaj Rubinštejn, direttore della sezione musicale dell'esposizione, di una composizione celebrativa per l'inaugurazione, sondando in tal modo il suo interessamento nel comporre un brano musicale su commissione.[2][3][6]

Napoleone si ritira da Mosca (Adolph Northen, 1851)

Inizialmente il musicista non era convinto dell'offerta. Non amava lavorare su incarico predefinito, e soprattutto non trovava in un evento come l'Esposizione alcuno stimolo che lo interessasse per comporre un'opera.[3] Scrisse infatti alla sua storica mecenate Nadežda Filaretovna von Meck in una lettera del 28 settembre 1880: «Niente mi è più sgradevole della realizzazione di musica per tali occasioni, [...] ma non ho il coraggio di rifiutare».[7] Era infatti preoccupato dall'imminente debutto della sua opera lirica La Pulzella d'Orléans che aveva avuto problemi con la censura per motivi religiosi, rallentando e rendendo difficile la messa in scena.[8] Quando l'opera esordì in teatro nel successivo febbraio 1881 non riscosse in effetti un grande successo, nonostante la fama del suo autore.[2] Per necessità economiche Čajkovskij fu quindi costretto ad accettare la commissione,[2] rifiutando invece altre proposte di composizione che gli erano giunte, come quella per celebrare l'imminente venticinquesimo anniversario dell'incoronazione dello zar Alessandro II di Russia (figura che non apprezzava affatto).[1] Poiché il compositore affermò irritato che non avrebbe scritto una sola nota senza avere un'ordinazione specifica per un compenso di 100 rubli,[6] non fu possibile trovare un accordo coi committenti fino all'ottobre 1880;[2] prendendo infine spunto dal prossimo completamento della cattedrale di Cristo Salvatore, l'artista e gli organizzatori concordarono come tematica la celebrazione per la vittoria russa su Napoleone, della quale nel 1882 sarebbe ricorso il settantesimo anniversario.[3] Čajkovskij compose quindi l'ouverture in una sola settimana nello stesso mese di ottobre,[4] iniziò la stesura il 12 terminandola il 19 e completò l'orchestrazione il 19 novembre; il lavoro fu poi rivisto parzialmente tra il dicembre 1880 e il gennaio 1881.[3][9]

L'Ouverture 1812 completa di colpi di cannone realizzata al Classical Spectacular 2005 (Melbourne Symphony Orchestra)

Nonostante la velocità di composizione e il risultato finale di pregio ottenuto, Čajkovskij non era per nulla soddisfatto della sua nuova opera.[3][4] Parlò dei suoi dubbi nella lettera del 10 ottobre alla sua confidente Nadežda von Meck, affermando che «l'Ouverture sarà molto forte e rumorosa, ma l'ho scritta senza il calore dell'entusiasmo e quindi non avrà un grande valore artistico», dando quindi un giudizio estremamente lapidario e negativo sul proprio lavoro.[N 1][3][4] In contemporanea aveva composto la Serenata per archi,[4] opera che invece dimostrò di apprezzare molto ritenendola scritta con un intenso impulso interiore e quindi assai più genuina dell'Ouverture.[10]

L'opera avrebbe dovuto essere eseguita all'inaugurazione dell'Esposizione nello stesso 1881. Era pensata per essere eseguita all'aperto e in maniera grandiosa, nella piazza antistante la cattedrale.[4] L'assassinio dello zar Alessandro II di Russia in un attentato dinamitardo il successivo 13 marzo sconvolse tuttavia il Paese, e tutti i principali eventi mondani furono rinviati.[10] Il compositore avrebbe comunque voluto far debuttare la sua nuova opera durante una cerimonia apposita sempre nel 1881, ma gli organizzatori dell'Esposizione si opposero, dicendo che non sarebbe stato appropriato.[10] L'Ouverture poté quindi essere eseguita solo l'anno successivo, venendo realizzata per la prima volta il 20 agosto 1882 in un tendone allestito accanto alla cattedrale di Cristo Salvatore, non ancora terminata e i cui lavori sarebbero durati fino all'anno seguente; sul podio vi fu il direttore Ippolit Al'tani.[1][11]

Fama successiva

Paradossalmente, a scapito delle ambigue emozioni di Čajkovskij nei confronti della sua opera, l'Ouverture 1812 divenne presto uno dei suoi brani più apprezzati e maggiormente eseguiti.[12] La critica musicale ne diede una valutazione mista: se da una parte vi furono pareri negativi, come quello del compositore e critico Semyon Kruglikov che ebbe a dire «mi era sembrato del chiasso notturno, [...] ma purtroppo ho cupamente constatato che era Čajkovskij», dall'altra non mancarono giudizi positivi, come quello anonimo che comparve nel settimanale Golos di San Pietroburgo che lodava la rappresentazione paragonando il compositore a Richard Wagner.[13]

Il successo di pubblico fu invece fin dal debutto enorme e indiscutibile.[14] Dato il suo tono trionfale, l'Ouverture divenne rapidamente una composizione popolare per le grandi occasioni, soprattutto feste, cerimonie e parate militari.[12] Fu, per esempio, rappresentata a Mosca durante la parata per il bicentenario della sconfitta di Napoleone celebrato nel 2012,[12] mentre non è raro che venga suonata negli Stati Uniti d'America in occasione delle celebrazioni per l'indipendenza che si tengono ogni 4 luglio.[15][N 2] L'Ouverture è stata inoltre inclusa in numerose opere artistiche successive, come ad esempio il film di culto V per Vendetta (2005, regia di James McTeigue), dove il protagonista, il terrorista V, ne utilizza il finale come sottofondo per i suoi attacchi dinamitardi contro una fittizia dittatura inglese (in una versione appositamente registrata dalla London Symphony Orchestra).[16][17] Famosa è anche la trasmissione da un'autoradio nella scena iniziale del film La La Land (2016, regia di Damien Chazelle) di alcune battute dell'Ouverture diretta da Kálmán Berkes.[18] Si è così confermato il carattere commerciale dell'opera, aborrito dall'autore, ma che evidentemente è stata la principale causa della sua duratura popolarità.[19]

Organico

La banda musicale dell'esercito degli Stati Uniti intenta a eseguire l'Ouverture 1812 (concerto al monumento a Washington di Washington D.C. del 12 agosto 2008, direttore: col. Thomas Rotondi Jr.)

L'orchestra voluta dal compositore fu concepita fin da subito come molto grande e variegata,[4] è composta da: ottavino, due flauti, due oboi, corno inglese, due clarinetti in Si♭, due fagotti; quattro corni in Fa, due cornette in Si♭, due trombe in Mi♭, tre tromboni, basso tuba; tre timpani (Sol, Si♭, Mi♭), triangolo, tamburello, tamburo, piatti, grancassa, campane, cannone; archi.

È previsto anche un coro maschile o misto (ad lib.) e una banda militare (ad lib.). Sulla partitura l'autore, con una nota, prevedeva l'utilizzo di "strumenti utilizzati in teatro per simulare il fuoco dei cannoni" e fu sua precisa richiesta a Jurgenson per avere campane "molto grandi".[20]

Un antecedente nell'utilizzo di dispositivi bellici in una composizione musicale si può trovare ne La vittoria di Wellington scritta da Ludwig van Beethoven nel 1813 per celebrare la vittoria di Wellington nella Battaglia di Vitoria sull'esercito napoleonico, battaglia che contribuì a far collassare il fronte spagnolo delle guerre napoleoniche e quindi l'egemonia del primo impero francese.[21] Anche in questa partitura il musicista inserì moschetti e macchine per simulare colpi di cannone.[22]

Struttura e analisi

Stile

Alcuni critici hanno rivisto nel tardo Čajkovskij influenze della musica di Hector Berlioz e Johannes Brahms (quest'ultimo conosciuto personalmente), soprattutto per l'impostazione assai narrativa delle opere musicali.[23] Nonostante il compositore avesse privatamente commentato di non gradire un'eccessiva impostazione descrittiva interna alle proprie opere, le sue sinfonie (la 4 scritta due anni prima, e quindi le successive 5 e 6)[N 3] presentavano invece proprio questa caratteristica, e l'Ouverture 1812 ancora maggiormente perché faceva diretto riferimento a fatti storici assai noti al grande pubblico, senza conoscere i quali sarebbe stato impossibile comprenderla.[23] Infatti la composizione, che è un'Ouverture da concerto, rientra a tutti gli effetti nell'ambito della musica a programma.

Partitura de La vittoria di Wellington di Beethoven, composizione a cui Čajkovskij si rifece per comporre l'Ouverture 1812

A livello di impostazione, l'Ouverture 1812 viene spesso paragonata a La vittoria di Wellington, la composizione di Beethoven scritta nel 1813 per celebrare la sconfitta di Napoleone, la Battaglia di Vitoria. Čajkovskij dovette trarre forte ispirazione da quest'opera, poiché anche Beethoven in essa aveva realizzato variazioni su inni patriottici preesistenti come Rule Britannia e God Save the King, alternandole a sprazzi trionfalistici per la sconfitta del Corso.[21] Čajkovskij tuttavia non si limitò ad imitare esempi precedenti, alternando nell'Ouverture brani semplici e popolari ad altri decisamente più strutturati: già all'epoca si distingueva dagli altri compositori russi per una notevole liricità e soavità che esulavano dalla prevalente grandiosità caratteristica della consueta musica orchestrale russa,[24] pervasa dalla potenza e persino da una certa crudezza.[25] Questa distinzione contribuì a renderlo molto noto e apprezzato anche al di fuori della Russia, secondo il gusto musicale europeo dell'epoca.[26]

Analisi musicale

Come a testimoniare lo scarso entusiasmo di Čajkovskij nel comporla, l'opera riutilizza ampiamente altri brani, inserendo motivi e realizzando variazioni, presentando relativamente non molto materiale originale. Data la tematica della composizione, sono ampiamente sfruttati gli inni nazionali della Francia e della Russia, all'epoca La Marsigliese e Dio salvi lo zar,[N 4] la cui continua alternanza nel corso del brano rappresenta la prevalenza nella guerra ora dei francesi ora dei russi.[27] Altri elementi musicali degni di nota che compaiono nell'opera sono l'inno religioso Salvaci, o Signore[24] e un'autocitazione dello stesso Čajkovskij che riprende un duetto contenuto nella sua opera lirica Il Voevoda del 1868.[27]

Prime battute del Largo. Adattamento di Stepan Esipoff

L'Ouverture, d'impostazione molto narrativa, si apre proprio con l'inno Salvaci, o Signore che rimanda alla dichiarazione di guerra contro la Francia annunciata al popolo russo che si rifugia quindi in preghiera.[21] L'avvio della composizione, in Mi bemolle maggiore, è un Largo che è proposto dalle viole, dai violoncelli e dai contrabbassi; il tema è corale e presenta una tipica struttura armonica modale. Čajkovskij inizialmente aveva previsto per questo passaggio una parte affidata al coro che doveva interpretare per trenta battute le parole Dio proteggi il tuo popolo.[N 5][21] I fiati si alternano quindi agli archi nell'esecuzione dell'inno per lasciare poi all'oboe l'espressione di un'intensa melodia, indicata in partitura con piangendo e molto espressivo, tratta dalla canzone tradizionale U vorot (Alla porta) trascritta per pianoforte dal musicista nel 1869 e facente parte di un gruppo di sei canzoni russe.[20] Con un crescendo di tutta l'orchestra, la stessa melodia viene riproposta dai fiati giungendo teatralmente alla descrizione della battaglia con l'intervento squillante dei corni e del rullo del tamburo militare.[28][29]

La battaglia della Beresina sancì la definitiva sconfitta di Napoleone in Russia, e viene simboleggiata dal crescendo precedente il finale dell'Ouverture

I violini, con un salto ascendente di un'ottava, danno avvio alla seconda parte indicata agogicamente con Allegro giusto; una rapida scala discendente porta quindi tutta l'orchestra, con il susseguirsi dell'intervento di altri strumenti, a una costruzione fugata via via più concitata esponendo il tema della Marsigliese[28] (non del tutto aderente all'inno reale, ma leggermente variato per farlo uniformare al ritmo dell'Ouverture).[30] Il brano prosegue con un canto solenne per il successo del conflitto stesso.[27][4] Un tema di rimembranza popolare, già utilizzato dal compositore nella sua opera Il Voevoda, rappresenta la marcia delle armate russe, viene esposto da violini e viole su accordi dei legni ed è segno che non tutto è perduto e che i russi non si sono arresi.[27]. La seguente alternanza di diversi momenti connota in un modo concitato la descrizione della battaglia. Irrompe poi l'inno francese in rappresentanza delle prime vittorie di Napoleone sull'esercito russo,[4][29] successi che lo costrinsero a ritirarsi sempre più in profondità nel Paese, soprattutto a seguito della sanguinosa battaglia di Borodino con cui l'invasore conquistò la stessa Mosca.[27][31] All'inno francese si intervallano momenti più calmi; la progressione discendente con cui viene riproposta la Marsigliese apre a un'intensa contrapposizione con la ripresa dell'inno religioso introduttivo. I due temi, quello russo e quello francese, continuamente riproposti, costituiscono il fondamentale leitmotiv di tutta la composizione.[32]

Battute conclusive in fortissimo dell'Ouverture

Napoleone, incapace di sconfiggere definitivamente i nemici e colto impreparato dal brutale inverno russo, fu infine costretto ad abbandonare Mosca e a sostenere una disastrosa ritirata che gli sarebbe costata la maggior parte dell'esercito e quindi la sconfitta finale nella guerra. Le sempre maggiori difficoltà dei francesi sono evidenziate musicalmente dal diminuendo della Marsigliese, che si fa sempre più debole e incerta, culminando in cinque colpi di cannone che segnano la definitiva cacciata dei francesi dalla Russia (battaglia della Beresina) e la vittoriosa avanzata russa verso il cuore dell'impero nemico.[27][4] Con un'indicazione di Allegro vivace si apre l'ultimo tratto dell'opera, il più famoso, che rappresenta il tripudio dei festeggiamenti per la vittoria russa: con il tema della fanfara unito all'annuncio delle campane che suonano a festa, viene ripreso l'inno ortodosso iniziale e intonato in fortissimo l'inno Dio salvi lo zar,[28] seguito poi dall'ultimo brano trionfale corredato da frequenti colpi di cannone, che contribuiscono a chiudere l'Ouverture in maniera solenne e spettacolare, con il pieno orchestrale e con tanto di rullo di tamburi.[27][4][31]

Al tempo della Russia sovietica non erano accettabili per le autorità comuniste inneggiamenti espliciti al potere zarista.[15] L'esecuzione dell'Ouverture così com'era fu proibita e allo stesso modo bloccate le incisioni discografiche. L'opera fu modificata e la parte relativa all'Inno riscritta con l'aiuto del compositore sovietico Vissarion Shebalin; per motivi strettamente politici, l'inno imperiale russo venne sostituito dal coro Gloria di Mikhail Glinka dall'opera Ivan Susanin. L'ironia di questa "modifica" probabilmente non sfuggì a Shebalin, musicista colto, poiché il titolo originale dell'opera di Glinka era Una vita per lo Zar e il brano scelto Gloria al nostro Zar.[33]

(russo)
«Spasi Gospodi, lyudi tvoya
i blagosvoi dostoyanie tvoye.
Pobedi pravoslavnim khristianom
na soprotivniya daruya;
i tvoei sokhranyaya
krestom tvoim zhitel'stvo.
Bozhe tsaria khrani, silny derzhavny,
tsarstvui na slavu, tsarstvui na slavu nam!»
(italiano)
«O Signore, salva il tuo popolo,
e benedici i tuoi eredi.
Garantisci la vittoria ai cristiani ortodossi
sui loro avversari;
e in virtù della tua Croce,
preserva la tua Casa.
Dio, proteggi lo Zar, forte sovrano!
Regni per la Gloria, per la nostra Gloria!»

Discografia (parziale)

Le registrazioni dell'Ouverture 1812 sono numerosissime. Sono disponibili almeno trenta diverse edizioni, tutte con i cannoni.[34] Le cannonate, previste dal compositore, sono solitamente rese mediante una grancassa da orchestra. I colpi di una vera arma da fuoco sono usati in diversi casi e appaiono per la prima volta in registrazioni degli anni cinquanta eseguite dall'Orchestra Sinfonica di Minneapolis diretta da Antal Doráti. Simili registrazioni sono state effettuate da altri gruppi, spesso usando nuove tecnologie audio.

L'attuazione esatta dei colpi richiede esecutori militari ben addestrati e l'impiego di cannoni moderni o meglio ad avancarica, poiché le ricariche per eseguire sedici colpi in due minuti di tempo non possono garantire la sicurezza e la precisione necessarie.[35]

Note

Annotazioni

  1. ↑ Il compositore era notoriamente molto severo nei propri confronti, e il giudizio ingeneroso sull'Ouverture è stato nel tempo smentito dai critici musicali e dalla vastissima popolarità riscossa dall'opera. Cfr. Brown 2012 e Venditti 2011.
  2. ↑ I colpi di cannone sono usati annualmente negli Stati Uniti il 4 luglio, nell'esecuzione dell'Ouverture 1812 da parte della Boston Pops Orchestra in occasione del loro concerto annuale sulle sponde del fiume Charles e presso l'Accademia delle forze di difesa australiane a Canberra.
  3. ↑ In una lettera del 17 febbraio 1878 alla baronessa von Meck il compositore descrive la sua idea di interpetazione programmatica riguardo alla sinfonia n. 4, utile per comprendere il suo pensiero: «Mi chiedete se la musica abbia un programma definito. In generale, se mi rivolgono questa domanda riguardo a una composizione sinfonica, rispondo di no. E in verità non è una domanda cui sia facile rispondere. Come è mai possibile esprimere quelle sensazioni che proviamo allorché scriviamo un'opera strumentale che non ha in sé alcun soggetto definito? [...] La nostra Sinfonia ha un programma abbastanza definito perché si possa esprimere a parole» Cfr. Tchaikovsky 1970.
  4. ↑ La composizione riflette gli inni francese e russo del 1882 (quando fu composta), non del 1812. Dal 1799 al 1815, la Francia non aveva in effetti nessun inno nazionale ufficiale, mentre Napoleone personalmente prediligeva Le Chant du départ, e La Marsigliese non fu ripristinata che nel 1870. Dio salvi lo zar fu adottato dalla Russia solamente nel 1833. Si tratta probabilmente di un caso di licenza artistica, con cui l'autore usa temi conosciuti dal pubblico. Cfr. Belge 2013, p. 88.
  5. ↑ Nelle prime esecuzioni il coro venne effettivamente impiegato, ma successivamente venne tralasciato nelle esecuzioni concertistiche. Recentemente alcuni direttori, tra cui Herbert von Karajan, hanno voluto reintrodurlo. Cfr. 1812 "Ouverture solennelle" in Mi bemolle maggiore, op. 49, su flaminioonline.it. URL consultato il 28 luglio 2026.

Fonti

  1. 1 2 3 Belge 2013, p. 85
  2. 1 2 3 4 5 Belge 2013, p. 84
  3. 1 2 3 4 5 6 7 Brown 2012, p. 216.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Venditti 2011, cap. Una favola che continua, p. 2.
  5. ↑ Belge 2013, p. 86
  6. 1 2 Casini 1993, p. 283.
  7. ↑ Tchaikovsky 1970, p. 390
  8. ↑ Bellingardi 1990, p. 62
  9. ↑ Venditti 2011, cap. Una favola che continua, p. 3.
  10. 1 2 3 Brown 2012, p. 218.
  11. ↑ Bellingardi 1990, p. 147
  12. 1 2 3 Belge 2013, p. 83
  13. ↑ Belge 2013, pp. 89-90
  14. ↑ Belge 2013, p. 89
  15. 1 2 Belge 2013, p. 91
  16. ↑ (EN) V for Vendetta (2006) soundtrack, su soundtrackinfo.com.
  17. ↑ Filmato audio London Symphony Orchestra, 1812 Overture - Finale (from "V For Vendetta"), 14 ottobre 2016.
  18. ↑ La La Land. Colonne sonore, su imdb.com. URL consultato il 2 agosto 2026.
  19. ↑ Belge 2013, p. 90
  20. 1 2 Casini 1993, p. 284.
  21. 1 2 3 4 Belge 2013, p. 87
  22. ↑ Guanti 1995, pp. 167-168
  23. 1 2 Buchanan 2011, p. 154.
  24. 1 2 Buchanan 2011, p. 155.
  25. ↑ Buchanan 2011, p. 156.
  26. ↑ Buchanan 2011, pp. 155-156.
  27. 1 2 3 4 5 6 7 Brown 2012, p. 217.
  28. 1 2 3 Bellingardi 1990, p. 148.
  29. 1 2 Belge 2013, p. 88
  30. ↑ Bartel 2015, p. 301.
  31. 1 2 Belge 2013, p. 89.
  32. ↑ 1812 "Ouverture solennelle" in Mi bemolle maggiore, op. 49, su flaminioonline.it. URL consultato il 31 luglio 2026.
  33. ↑ Kostalevsky 2018, p. X.
  34. ↑ Nicastro 1999, p. 279
  35. ↑ Mordden 1986, pp. 251-263
  36. ↑ Wilma Cozart Fine, Classical Music Record Producer, Dies at 82, su nytimes.com. URL consultato il 3 agosto 2026.
  37. ↑ L'Ouverture 1812 su etichetta Telarc, su avmagazine.it. URL consultato il 2 agosto 2026.
  38. ↑ Filmato audio AVROTROS, Tchaikovsky: Ouverture 1812 - Prinsengrachtconcert 2013, 28 agosto 2013.

Bibliografia

  • (EN) Christopher Bartel, The Metaphysics of Mash-Ups, in The Journal of Aesthetics and Art Criticism, vol. 73, n. 3, 2015, pp. 297-308.
  • (DE) Boris Belge, Kanonendonner und Glockenklänge: Petr Čajkovskijs Festouvertüre 1812, in Osteuropa, vol. 63, n. 1, 2013, pp. 83-92.
  • Luigi Bellingardi, Invito all'ascolto di Čajkovskij, Milano, Mursia, 1990, ISBN 9788842505440.
  • David Brown, Čajkovskij, traduzione di Alessandra Burani e Luca Fontana, Milano, Il Saggiatore, 2012 [2006], ISBN 9788842814979.
  • (EN) Charles L. Buchanan, Tchaikovsky and the Orchestra, in Tchaikovsky, Psychology, and Nationality: A View from the Archives, 19th-Century Music, collana Russian Anthology, vol. 35, n. 2, 2011, pp. 154-156.
  • Claudio Casini, Maria Delogu, Čajkovskij, Milano, Rusconi, 1993, ISBN 9788818210170.
  • Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995, ISBN 9788842516477.
  • (EN) Marina Kostalevsky, The Tchaikovsky Papers: Unlocking the Family Archive, traduzione di Stephen Pearl, New Haven, Yale University Press, 2018, ISBN 9780300191363.
  • (EN) Ethan Mordden, A Guide to Orchestral Music. The Handbook for Non-Musicians, New York, Oxford University Press, 1986 [1980], ISBN 9780195040418.
  • Aldo Nicastro, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Pordenone, Edizione Studio Tesi, 1999, ISBN 978-8876922473.
  • (EN) Modest Tchaikovsky, The Life And Letters of Peter Ilich Tchaikovsky, New York, Haskell House Publishers Ltd, 1970.
  • Rodolfo Venditti, Una favola che continua, in Piccola guida alla grande musica: Petr Ilic Ciaikowksij, Casale Monferrato, Edizioni Sonda, 2011 [1995], ISBN 9788871064895.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 178230196 · LCCN (EN) n82010302 · GND (DE) 300034148 · BNF (FR) cb13910193f (data) · J9U (EN, HE) 987007504330305171