Padogobius bonelli

Ghiozzo padano
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
SuperclasseGnathostomata
ClasseActinopterygii
SottoclasseOsteichthyes
SuperordineAcanthopterygii
OrdineGobiiformes
SottordineGobioidei
FamigliaGobiidae
SottofamigliaGobiinae
GenerePadogobius
SpecieP.bonelli
Nomenclatura binomiale
Padogobius bonelli
Bonaparte, 1846
Sinonimi

Gobius bonelli Bonaparte, 1846
Gobius fluviatilis Nardo, 1824
(sinonimo ambiguo)
Gobius fluviatilis
Valenciennes, 1837
(sinonimo ambiguo)
Gobius martensii Günther, 1861
Padagobius martensi
(Günther, 1861)
(errore ortografico)
Padogobius martensii
(Günther, 1861)
Padogobius panizzae Berg, 1931
(sinonimo ambiguo)
[2][3]

Nomi comuni

Ghiozzo padano, Ghiozzo di fiume

Distribuzione
Rosso: nativo. Giallo: origine incerta. Viola: introdotto

Il ghiozzo padano (Padogobius bonelli), conosciuto commercialmente come ghiozzo[4], è un pesce d'acqua dolce endemico dell'Italia settentrionale appartenente alla famiglia Gobiidae.

Distribuzione e habitat

Il ghiozzo padano è diffuso naturalmente nei fiumi dell'Italia settentrionale (e del Canton Ticino in Svizzera), dal bacino del Po all'Isonzo da cui sconfina in territorio sloveno. A sud scende fino alle Marche (bacino del Tronto). Una popolazione autoctona è presente in Istria e nel fiume Zermagna in Croazia. È presente anche nel Lago di Garda e in altri grandi laghi prealpini.
È stato introdotto (transfaunazione) con acclimatazione in diversi corsi d'acqua dell'Italia centrale e meridionale tra cui i fiumi Arno, Serchio ed Ombrone in Toscana, il Tevere, l'Amaseno ed il Mignone nel Lazio, il Bradano in Basilicata, ma anche nel Ricica in Croazia.
La specie è abbastanza tollerante in fatto di habitat, le sue principali esigenze riguardano la qualità dell'acqua, che deve essere ossigenata e limpida e la presenza di ciottoli di dimensioni abbastanza grandi, essenziali per la costruzione del nido. In generale abita la Zona dei Ciprinidi a deposizione litofila scegliendo zone con corrente non eccessivamente forte.

Descrizione

Appare assai simile al ghiozzo di ruscello un tempo considerato congenere ma presenta squame più piccole che sono assenti nella regione della nuca e non presenta canali mucosi sul capo.
La livrea è brunastra chiara sul dorso con 4/5 fasce a sella marrone scuro e numerose macchie più scure sui fianchi mentre sul ventre è biancastra. Una macchia scura in genere ben visibile è presente all'attaccatura delle pinne pettorali mentre la prima pinna dorsale presenta una fascia grigio scuro a metà circa (il bordo della pinna è invece chiaro). Durante la riproduzione i maschi assumono un colore scuro, quasi nero.
Le dimensioni sono piccole, infatti la media è di 6-8 cm e un esemplare di 10 cm è quasi un record.

Biologia

Ha abitudini essenzialmente notturne e sedentarie, non si sposta molto, in genere, dal suo territorio. Vive in piccoli banchi che si spostano assieme alla ricerca di cibo.

Riproduzione

Il periodo riproduttivo va da maggio a tutto luglio, durante questo periodo in maschio diviene territoriale e difende un rifugio ricavato sotto un ciottolo in cui attira la femmina anche grazie all'emissione di suoni. Le uova vengono deposte sul soffitto del rifugio e vengono poi sorvegliate, difese ed ossigenate (mediante sbattimento delle pinne pettorali) dal maschio. Le larve hanno vita pelagica per alcuni giorni.

Alimentazione

Si nutre di invertebrati bentonici, soprattutto di larve.

Conservazione

È danneggiato dall'inquinamento e dall'abbassamento delle falde.
La sua introduzione in corsi d'acqua dell'Italia centrale costituisce la maggiore minaccia per la sopravvivenza dell'affine ghiozzo etrusco.

Pesca

Occasionale, con lenze innescate con vermi.

Note

  1. ↑ (EN) Padogobius bonelli, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ↑ Padogobius bonelli, su fishbase.de. URL consultato il 19 marzo 2026.
  3. ↑ Padogobius bonelli, su marinespecies.org. URL consultato il 19 marzo 2026.
  4. ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 19 marzo 2026.

Bibliografia

  • Stefano Porcellotti, Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci Edizioni PLAN 2005; pagg. 90 - 91
  • Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002; pagg. 113-114
  • Bruno S., Maugeri S. Pesci d'acqua dolce, atlante d'Europa, Mondadori 1992
  • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007

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