Palaeoesox

Palaeoesox
Fossile di Palaeoesox perpusillus
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineSalmoniformes
SottordineEsocoidei
Famiglia†Palaeoesocidae
Genere†Palaeoesox
Voigt, 1934

Palaeoesox è un genere estinto di pesci ossei appartenente ai Salmoniformes, vissuto tra l'Eocene medio e il Miocene medio-superiore in Europa. Il genere è considerato uno dei più antichi rappresentanti conosciuti degli esocoidi fossili.

Descrizione

Palaeoesox era un pesce di piccole dimensioni, caratterizzato da un corpo allungato e da una coda arrotondata anziché forcuta, una caratteristica che lo avvicina agli attuali Umbridae.

La mandibola inferiore mostrava una struttura peculiare: la parte anteriore era bassa e allungata, mentre quella posteriore risultava più profonda e conteneva il canale sensoriale mandibolare. Questa conformazione è molto simile a quella osservabile nel genere Umbra. Anche lo scheletro caudale presentava notevoli somiglianze con gli Umbridae e con il genere Dallia, soprattutto per la presenza di sei ipurali e per l'assenza di una netta separazione tra gli elementi inferiori e superiori della pinna caudale.

Alcuni caratteri descritti nei fossili, come la presenza di quattordici raggi branchiostegi e di una serie completa di ossa infraorbitali, ricordano invece condizioni più primitive condivise con gli Esocidae, la famiglia che comprende il moderno luccio.[1] Anche la presenza di una dentatura retrattile ricorda i lucci, al contrario di quella di Dallia e Umbra.[2]

Classificazione

I primi studi interpretarono Palaeoesox come un possibile antenato degli Esocidae. In seguito, tuttavia, diversi studiosi notarono forti affinità con gli Umbridae, i cosiddetti “mudminnow” europei e nordamericani. Berg istituì la famiglia Palaeoesocidae, collocandola nella superfamiglia Umbroidae insieme agli Umbridae. Successivamente Cavender evidenziò ulteriori somiglianze anatomiche con gli Umbridae moderni, in particolare nella mandibola e nello scheletro caudale. La posizione sistematica del genere rimane comunque controversa. Attualmente Palaeoesox è generalmente considerato un taxon incertae sedis all'interno degli Umbridae, oppure il rappresentante di una linea estinta strettamente imparentata con essi.[1][2][3]

Ricostruzione di Palaeoesox fritzschei

La specie tipo, Palaeoesox fritzschei, venne descritta da Voigt nel 1934 sulla base di fossili provenienti dai celebri giacimenti della Geiseltal, in Germania, risalenti all'Eocene medio.[4]

Al genere sono state attribuite altre specie, tra cui Palaeoesox perpusillus, proveniente dai depositi del Miocene inferiore di Öhningen, sempre in Germania. Ulteriori resti attribuiti al genere risalgono al Miocene medio e forse persino al Miocene superiore, e indicano che Palaeoesox fu un genere relativamente longevo.[3]

Paleobiologia

Probabilmente Palaeoesox viveva in ambienti d'acqua dolce o palustri simili a quelli frequentati dagli attuali Umbridae. La forma della coda e alcune caratteristiche dello scheletro suggeriscono uno stile di vita legato ad acque calme e ricche di vegetazione.

Note

  1. 1 2 Nelson, Gareth J. (1972). Cephalic sensory canals, pitlines, and the classification of esocoid fishes, with notes on galaxiids and other teleosts. American Museum of Natural History. https://www.biodiversitylibrary.org/bibliography/207594
  2. 1 2 Wilson, Mark V. H.; Brinkman, Donald B.; Neuman, Andrew G. (1992). "Cretaceous Esocoidei (Teleostei): early radiation of the pikes in North American fresh waters". Journal of Paleontology. 66 (5): 839–846. doi:10.1017/S0022336000020849. ISSN 0022-3360.
  3. 1 2 Gaudant, Jean (2012). "An attempt at the palaeontological history of the European mudminnows (Pisces, Teleostei, Umbridae)". Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen. 263 (2): 93–109. doi:10.1127/0077-7749/2012/0214.
  4. ↑ Voigt, E. 1934. Die Fische aus der mitteleozinen Braunkohle des Geiseltales, mit besonderer Berticksichtigung der erhaltenen Weichteile. Nova Acta Leopoldina, n.f., vol. 2, nos. 1-2, pp. 21-146, 23 figs., 14 pls.