Pocillopora
| Pocillopora | |
|---|---|
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| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa |
| Ramo | Radiata |
| Phylum | Cnidaria |
| Classe | Anthozoa |
| Sottoclasse | Hexacorallia |
| Ordine | Scleractinia |
| Famiglia | Pocilloporidae |
| Genere | Pocillopora Lamarck, 1816 |
| Specie | |
Pocillopora Lamarck, 1816 è un genere di coralli duri o madrepore della famiglia Pocilloporidae.[1]
Sono coralli coloniali ermatipici, sono cioè una colonia di polipi in cui ciascun polipo ospita nei propri tessuti delle microalghe unicellulari dinoflagellate endosimbionti, le zooxantelle.[2]
I coralli del genere Pocillopora sono facilmente identificati dalla presenza di formazioni, chiamate "verruche", delle protuberanze del cenosteo che rivestono le colonie.[2]
La specie più studiata e più diffusa è Pocillopora damicornis.[2] Altre specie comuni sono Pocillopora grandis e Pocillopora verrucosa.
I coralli del genere Pocillopora sono tra i coralli più noti e ben studiati, al punto da essere stati definiti la "cavia" sperimentale del mondo dei coralli. Gli studi condotti su Pocillopora damicornis nei primi anni del Novecento gettarono le basi delle nostre conoscenze sulla crescita e sulla riproduzione dei coralli.[2]
Distribuzione e habitat

I coralli del genere Pocillopora sono diffusi nelle barriere coralline delle acque costiere delle regioni tropicali e subtropicali del pianeta, dove concorrono alla biocostruzione dell'ambiente corallino con numerose altre specie di coralli costruttori.
A causa dell'endosimbiosi con le zooxantelle, questi coralli possono crescere solo in acque basse e ben illuminate, in modo tale da consentire la fotosintesi delle microalghe.[2]
Descrizione


Questi coralli si presentano come una colonia di polipi costituita da un duro e robusto esoscheletro di carbonato di calcio.[2]
La colonia si presenta con una forma di crescita ramificata cespugliosa o piatta, e presenta ramificazioni robuste. La maggior parte delle colonie è di morfologia arborescente, ma alcune specie si presentano con morfologie massive compatte e semi-massicce. La forma di crescita delle colonie dei coralli pocilloporidi è fortemente influenzata dalla località e dalle condizioni ambientali dell'acqua. Due specie diverse possono sembrare molto simili in un determinato habitat, tuttavia quelle stesse specie possono avere forme molto diverse in un altro tipo di habitat. I rami possono essere più o meno compatti, a seconda dell'idrodinamismo. Le ramificazioni sono più fitte negli habitat a forte idrodinamismo, quindi nelle acque costiere esposte a forti correnti e forte moto ondoso, mentre diventano più aperte e sottili in acque più calme.[2]
Tutti i generi di questa famiglia sono altamente polimorfici con morfologie di crescita distinte che dipendono dall'esposizione alle onde e dall'intensità della luce. In ambienti ad alta energia, le colonie tendono ad essere piccole con rami spessi e tozzi, tuttavia, in acque più profonde, i rami sono più sottili e più aperti.

Il colore della colonia può essere verde, marrone o rosa brillante.[2]
I coralliti sono piccoli (il diametro di ciascun corallite è inferiore a 2 mm) e sono distribuiti su tutta la superficie della colonia, e variano da essere affondati a piccoli coni rialzati. I coralliti hanno columelle ben sviluppate e setti ben disposti che di solito sono fusi con la columella.[2]


Una caratteristica distintiva dei coralli del genere Pocillopora è l'aspetto granuloso della colonia dato dalla presenza di caratteristiche protuberanze del cenosteo chiamate "verruche". I coralliti sono distribuiti sia sul cenosteo sia sulle verruche.[2] Il cenosteo è coperto di spinule.[3]
I polipi, di piccole dimensioni e lanuginosi, sono molto appariscenti, e hanno un anello con dodici piccoli tentacoli. I tentacoli, di solito, sono estesi solo nelle ore notturne.
Alimentazione
Si nutrono di prede e materiale organico sospeso nella colonna d'acqua, che catturano soprattutto durante le ore notturne, quando i tentacoli dei polipi della colonia sono estroflessi all'esterno e catturano l'alimento.[2]
Durante le ore diurne, come nelle altre specie di coralli costruttori ermatipici, gran parte del fabbisogno energetico è garantito dalla fotosintesi delle microalghe unicellulari dinoflagellate endosimbionti, le zooxantelle.[2]
Riproduzione
Le colonie sono ermafrodite e rilasciano le planule dopo la fecondazione durante tutto l'arco dell'anno.[4]
Ecologia
Si tratta di coralli coloniali ermatipici, cioè coralli che vivono in simbiosi con microalghe dinoflagellate unicellulari, le zooxantelle, che vivono da endosimbionti dentro i tessuti dei singoli polipi della colonia.
Questi coralli hanno una rilevante valenza ecologica e ambientale in quanto sono importanti biocostruttori di barriera corallina, partecipano cioè alla costruzione dell'ecosistema della barriera corallina depositando carbonato di calcio per costruire il loro esoscheletro.

I coralli instaurano rapporti di simbiosi con diversi organismi della barriera corallina, non solo con le zooxantelle. Molte specie di pesci e crostacei della barriera corallina trovano rifugio tra le ramificazioni delle colonie di Pocillopora: si tratta di un'interazione di simbiosi mutualistica in cui entrambe le specie coinvolte, il corallo e l'ospite, traggono un vantaggio.
Alcuni crostacei decapodi vivono protetti tra le ramificazioni dei coralli e quando predatori corallivori si avvicinano al corallo che li ospita, i crostacei escono ed intimidiscono il predatore. Sono state identificate diverse specie di coralli protette da crostacei mutualisti. Tra questi i gamberi pistola e i granchi Trapezia, che vivono in stretta associazione con i coralli, nascondendosi nel profondo dei rami del corallo e nutrendosi del tessuto morto e del muco del corallo. Questi crostacei difendono attivamente i coralli che la ospitano da eventuali predatori, come la stella corona di spine (Acanthaster); a loro volta i crostacei sono meno esposti ai loro predatori (Pratchett, 2001). I coralli tropicali che ospitano crostacei sono attaccati meno frequentemente dai predatori.[5] Inoltre, i granchi associati ai coralli riducono gli effetti negativi dei sedimenti che si depositano sui coralli. In un esperimento sul campo (Stewart et al., 2006), i tassi di mortalità di due specie di coralli ramificati (Acropora e Pocillopora) sono stati significativamente abbassati dalla presenza di granchi associati. Tutti i coralli con granchi sono sopravvissuti, mentre il 45-80% dei coralli senza granchi muore entro un mese, e i coralli sopravvissuti avevano una crescita più lenta ed erano più vulnerabili a stress e malattie.[6]



Un altro esempio di simbiosi tra coralli del genere Pocillopora e animali è quello tra i coralli ramificati e i numerosi piccoli pesci che vivono spesso a loro associati (Holbrook et al., 2008). Questi pesci si muovono nella colonna d’acqua sopra i coralli per predare i piccoli organismi dello zooplancton (principalmente crostacei copepodi) che vagano in sospensione nell’acqua; al minimo disturbo e alla minima minaccia, che può essere un predatore o semplicemente un subacqueo che muove l’acqua, questi pesci si riparano immediatamente tra le ramificazioni dei coralli. Questi pesci svolgono tutto il ciclo biologico nei pressi dei coralli, si alimentano sopra di essi, e quando si riparano tra i coralli rilasciano le loro feci e urine alla colonia corallina, lasciando quindi nutrienti e fertilizzanti utili al corallo. L'interazione consiste quindi di protezione (per i pesci) in cambio di nutrienti (per i coralli). Quindi la simbiosi è di carattere mutualistico in quanto entrambe le specie coinvolte dall'interazione sono avvantaggiate.[7] In realtà le interazioni positive tra i coralli e i pesci a loro associati sono diverse come sottolineato in uno studio recente (Stier et al., 2025): i pesci associati ai coralli forniscono diversi benefici tra cui la rimozione dei sedimenti, la difesa dai predatori dei coralli, il miglioramento del flusso d’acqua e dell’ossigenazione, il riciclo dei nutrienti, la rimozione delle alghe e la riduzione di malattie e parassiti. Questi servizi sostengono la salute dei coralli migliorandone la crescita, riducendo lo stress e aumentando la resilienza ai disturbi.[8]
Conservazione

Tutti i coralli costruttori sono protette dalla convenzione CITES.[9]
Le attività antropiche, come la pesca, gli ancoraggi delle imbarcazioni e l'inquinamento possono arrecare danni gravi alle madrepore. Anche le specie aliene invasive rappresentano una minaccia per questi organismi.
Il rischio maggiore per la loro sopravvivenza sembra essere rappresentato però dal cambiamento climatico, in particolare dal riscaldamento globale e dall'acidificazione degli oceani.
I coralli del genere Pocillopora, come tutti i coralli costruttori ermatipici che ospitano zooxantelle endosimbionti, sono minacciati dal fenomeno dello sbiancamento dei coralli (coral bleaching).
Temperature elevate, anche di pochi gradi, possono stressare i coralli e indurli a espellere le zooxantelle. In genere il fenomeno dello sbiancamento si verifica quando la temperatura dell'acqua si mantiene a lungo oltre i 30 °C. Questo è molto preoccupante soprattutto in un'ottica di cambiamenti climatici e di riscaldamento globale: i fenomeni di sbiancamento dei coralli potrebbero aumentare sempre di più a causa del progressivo aumento delle temperature, con effetti devastanti per la biodiversità e per l'ecosistema.
Le conseguenze dello sbiancamento sono diverse. Innanzitutto si ha perdita di colore: i coralli perdono il loro colore vivace e appaiono bianchi o pallidi. Se lo stress persiste, i coralli possono morire di fame, poiché le zooxantelle forniscono loro gran parte dell'energia. Lo sbiancamento dei coralli può portare alla perdita di specie marine che dipendono dai coralli e dalle barriere coralline per il cibo e il riparo, comportando quindi un drastico calo di biodiversità. Molte popolazioni umane dipendono dalle barriere coralline per il turismo, la pesca e la protezione dalle tempeste, quindi lo sbiancamento può avere anche gravi conseguenze economiche e sociali, oltre che ecologiche ed ambientali.
Tassonomia

Il genere Pocillopora comprende le seguenti specie:[1]
- Pocillopora acuta Lamarck, 1816
- Pocillopora aliciae Schmidt-Roach, Miller & Andreakis, 2013
- Pocillopora ankeli Scheer & Pillai, 1974
- Pocillopora bairdi Schmidt-Roach, 2014
- Pocillopora brevicornis Lamarck, 1816
- Pocillopora capitata Verrill, 1864
- Pocillopora damicornis (Linnaeus, 1758)
- Pocillopora effusa Veron, 2000
- Pocillopora elegans Dana, 1846
- Pocillopora fungiformis Veron, 2000
- Pocillopora grandis Dana, 1846
- Pocillopora indiania Veron, 2000
- Pocillopora inflata Glynn, 1999
- Pocillopora kelleheri Veron, 2000
- Pocillopora ligulata Dana, 1846
- Pocillopora mauritiana Brüggemann, 1877
- Pocillopora meandrina Dana, 1846
- Pocillopora molokensis Vaughan, 1907
- Pocillopora verrucosa (Ellis & Solander, 1786)
- Pocillopora woodjonesi Vaughan, 1918
- Pocillopora zelli Veron, 2000
Note
- 1 2 (EN) Pocillopora, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4/3/2020.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Rossi G. Coralli. Guida al riconoscimento dei principali generi di coralli costruttori delle scogliere coralline. RCI. 2021.
- ↑ (EN) Pocilloporidae, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 27 febbraio 2020.
- ↑ Pierre Mad, Op. citata
- ↑ Morgan S. Pratchett, Influence of coral symbionts on feeding preferences of crown-of-thorns starfish Acanthaster planci in the western Pacific, in Marine Ecology Progress Series, vol. 214, 26 aprile 2001, DOI:10.3354/meps214111.
- ↑ Stewart H.L., Holbrook S.J., Schmitt R., Brooks A.J., Symbiotic crabs maintain coral health by clearing sediments, in Coral Reefs, vol. 25, 2006, pp. 609-615, DOI:10.1007/s00338-006-0132-7, 7885265.
- ↑ Sally J. Holbrook, Andrew J. Brooks, Russell J. Schmitt, Hannah L. Stewart, Effects of sheltering fish on growth of their host corals, in Marine Biology, vol. 155, 10 Settembre 2008, p. 521–530, DOI:10.1007/s00227-008-1051-7.
- ↑ Adrian C. Stier, Tory J. Chase e Craig W. Osenberg, Fish services to corals: a review of how coral-associated fishes benefit corals, in Coral Reefs, vol. 44, 825–834, 2 Aprile 2025, DOI:10.1007/s00338-025-02647-4.
- ↑ Trainito E., Baldacconi R. Coralli del Mediterraneo. Il Castello. 2016.
Bibliografia
- Rossi G. Coralli. Guida al riconoscimento dei principali generi di coralli costruttori delle scogliere coralline. RCI. 2021
Altri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Pocillopora
Collegamenti esterni
- (EN) Pocillopora, su Catalogue of Life.
- (EN) Pocillopora, su Fossilworks.org.
- (EN) Pocillopora, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Pocillopora, su ITIS.
- (EN) Pocillopora, su WoRMS.
