Polyprion americanus
| Cernia di fondale | |
|---|---|
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| Stato di conservazione | |
Dati insufficienti[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa Bilateria |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Superclasse | Gnathostomata |
| Classe | Actinopterygii |
| Sottoclasse | Osteichthyes |
| Superordine | Acanthopterygii |
| Ordine | Perciformes |
| Sottordine | Percoidei |
| Famiglia | Polyprionidae |
| Genere | Polyprion |
| Specie | P.americanus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Polyprion americanus (Bloch & Schneider, 1801) | |
| Sinonimi | |
|
Amphiprion americanus | |
| Nomi comuni | |
|
Cernia di fondale, | |

La cernia di fondale (Polyprion americanus (Bloch & Schneider, 1801)), nota nelle fasi giovanili come cerniola o cernia ombra e conosciuta commercialmente come cernia o dotto[4], è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Polyprionidae[3].
Nonostante il nome, non si tratta di una vera e propria cernia, poiché non appartiene alla famiglia Serranidae, dalla quale i Polyprionidae sono stati scorporati negli anni 2000.
Distribuzione e habitat
La cernia di fondale ha un areale ampio, ma discontinuo e noto solo sommariamente. La distribuzione è bipolare, ovvero la diffusione è maggiore alle alte latitudini e minore nelle fasce tropicali. Nell'oceano Atlantico orientale è distribuita dalla Norvegia al Sudafrica, compreso il mar Mediterraneo e le isole oceaniche (Canarie, Madeira, Capo Verde e Tristan da Cunha); nella parte occidentale dell'Atlantico la distribuzione va da Terranova e dal Maine alla Carolina del Nord; si ritrova poi nelle acque sudamericane di Brasile, Uruguay e Argentina. Nelle acque dell'emisfero Australe la distribuzione è poco nota; è segnalata con certezza in Nuova Zelanda e attorno a due isole nell'oceano Indiano occidentale: Amsterdam e Saint-Paul[2]. Nel Mediterraneo è segnalata in tutti i bacini[5], compreso il mare Adriatico[6], ma risulta comune soprattutto nelle acque tirreniche e siciliane[7].
Si tratta di una specie di profondità, segnalata fra i 40 e i 600 metri[2], forse addirittura fino a 1000[6], ma la concentrazione massima si ha fra 100 e 200 metri. L'habitat è costituito da fondi duri ricchi di cavità e da relitti[2]. I giovani hanno un habitat e uno stile di vita completamente diversi, sono infatti pelagici e associati ad oggetti galleggianti come relitti o ammassi di alghe. Questo stile di vita viene mantenuto fino a una lunghezza di 50-60 cm[1].
Descrizione
Il corpo di P. americanum è tozzo, scarsamente compresso lateralmente. La bocca è molto ampia e armata di denti conici, piccoli ma robusti; la mandibola è visibilmente più lunga della mascella superiore[7]. L'occhio è abbastanza grande. Il profilo della fronte è concavo a causa di una gibbosità posta subito sopra l'occhio[5]. Sull'opercolo è presente una vistosa carena orizzontale[7], ruvida al tatto[6], che corrisponde a una punta sul bordo opercolare[7]. Altre carene ruvide sono presenti sulla testa. La pinna dorsale è unica, composta da 11 raggi spinosi e 11-13 raggi molli, la pinna anale ha 3 raggi spiniformi e 8-10 molli. Le pinne ventrali sono più lunghe delle pinne pettorali. La pinna caudale ha bordo arrotondato nei giovani e dritto negli adulti. I raggi spinosi di tutte le pinne sono robusti e ruvidi al tatto, il raggio spiniforme delle ventrali è particolarmente spesso ed è ricoperto di piccole spine. Le scaglie sono piccole, distribuite anche sulla testa e sulla base delle pinne[6]. I giovani sono più tozzi degli adulti[5] e hanno una sorta di gobba in corrispondenza della pinna anale e della parte molle della dorsale[7].
La colorazione dell'adulto è uniformemente brunastro[6], i giovanili sono molto scuri, quasi neri[5], con marezzature irregolari chiare e i bordi delle pinne biancastri[6].
La taglia è ragguardevole, si conoscono individui lunghi più di due metri e di circa 100 kg di peso. La taglia media si aggira sugli 80 cm[2].
Biologia
Si tratta di una specie longeva che raggiunge almeno gli 80 anni di vita[2].
Alimentazione
La dieta è basata su pesci, crostacei e cefalopodi[8]. I giovanili nella fase pelagica si nutrono soprattutto di pesci del genere Trachurus[1].
Riproduzione
Avviene in estate[2], nel Mediterraneo si pescano giovanili di circa 10 cm nel mese di giugno[6]. I particolari della biologia riproduttiva sono poco noti.
Pesca
Nel Mediterraneo viene pescata con i palamiti di alto fondale, in modo piuttosto casuale[7]. In acque oceaniche esistono vere e proprie tecniche di pesca mirata, comunque la specie non ha un grande valore economico per la sporadicità delle catture[1]. Le carni sono ottime[7].
Conservazione
La IUCN classifica P. americanum come "specie con dati mancanti". Le popolazioni, almeno in acque americane, sembrano in contrazione a causa della sovrapesca, sebbene questo decremento non sia quantificabile a causa della scarsità di dati. Si tratta di una specie longeva che presumibilmente raggiunge tardi la maturità sessuale, il che la rende sensibile alla pesca eccessiva[1]. In alcune zone, anche del Mediterraneo, sono stati presi provvedimenti di protezione come periodi di divieto di pesca[9], limiti di cattura e istituzione di licenze specifiche per la cernia di fondale e di zone di protezione[1].
Note
- 1 2 3 4 5 6 IUCN
- 1 2 3 4 5 6 7 FishBase
- 1 2 WoRMS
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 2 aprile 2026.
- 1 2 3 4 Louisy, 2006, p. 175
- 1 2 3 4 5 6 7 Tortonese, 1975, pp. 600-62
- 1 2 3 4 5 6 7 Costa, 1991, pp. 85-86
- ↑ Food items reported for Polyprion americanus - FishBase
- ↑ Crotone: Stop alla pesca della Cernia di fondale dal 1º agosto al 15 settembre - Wesud News, su wesud.it, 21 luglio 2016. URL consultato il 21 luglio 2016.
Bibliografia
- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
- Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) wreckfish, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Polyprion americanus, su Catalogue of Life.
- (EN) Polyprion americanus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Polyprion americanus, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Polyprion americanus, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Polyprion americanus, su FishBase. URL consultato il 16 maggio 2026.
- (EN) Sadovy, Y. (Grouper & Wrasse Specialist Group), Polyprion americanus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 16 maggio 2026.
- (EN) Polyprion americanus, in WoRMS (World Register of Marine Species).
- (EN) Food items reported for Polyprion americanus, su fishbase.org. URL consultato il 16 maggio 2026.
