Polyprion americanus

Cernia di fondale
Stato di conservazione
Dati insufficienti[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
SuperclasseGnathostomata
ClasseActinopterygii
SottoclasseOsteichthyes
SuperordineAcanthopterygii
OrdinePerciformes
SottordinePercoidei
FamigliaPolyprionidae
GenerePolyprion
SpecieP.americanus
Nomenclatura binomiale
Polyprion americanus
(Bloch & Schneider, 1801)
Sinonimi

Amphiprion americanus
Bloch & Schneider, 1801
Polyprion americanum
(Bloch & Schneider, 1801)
(errore ortografico)
Polyprion cernium
Valenciennes, 1824
Polyprion massiliense
Costa, 1829
Polyprion moeone
Phillipps, 1927
Sparus cernua Poggi, 1881
[2][3]

Nomi comuni

Cernia di fondale,
Cerniola,
Cernia ombra,
Cernia dei relitti

Giovane individuo dalla tipica livrea screziata

La cernia di fondale (Polyprion americanus (Bloch & Schneider, 1801)), nota nelle fasi giovanili come cerniola o cernia ombra e conosciuta commercialmente come cernia o dotto[4], è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Polyprionidae[3].

Nonostante il nome, non si tratta di una vera e propria cernia, poiché non appartiene alla famiglia Serranidae, dalla quale i Polyprionidae sono stati scorporati negli anni 2000.

Distribuzione e habitat

La cernia di fondale ha un areale ampio, ma discontinuo e noto solo sommariamente. La distribuzione è bipolare, ovvero la diffusione è maggiore alle alte latitudini e minore nelle fasce tropicali. Nell'oceano Atlantico orientale è distribuita dalla Norvegia al Sudafrica, compreso il mar Mediterraneo e le isole oceaniche (Canarie, Madeira, Capo Verde e Tristan da Cunha); nella parte occidentale dell'Atlantico la distribuzione va da Terranova e dal Maine alla Carolina del Nord; si ritrova poi nelle acque sudamericane di Brasile, Uruguay e Argentina. Nelle acque dell'emisfero Australe la distribuzione è poco nota; è segnalata con certezza in Nuova Zelanda e attorno a due isole nell'oceano Indiano occidentale: Amsterdam e Saint-Paul[2]. Nel Mediterraneo è segnalata in tutti i bacini[5], compreso il mare Adriatico[6], ma risulta comune soprattutto nelle acque tirreniche e siciliane[7].

Si tratta di una specie di profondità, segnalata fra i 40 e i 600 metri[2], forse addirittura fino a 1000[6], ma la concentrazione massima si ha fra 100 e 200 metri. L'habitat è costituito da fondi duri ricchi di cavità e da relitti[2]. I giovani hanno un habitat e uno stile di vita completamente diversi, sono infatti pelagici e associati ad oggetti galleggianti come relitti o ammassi di alghe. Questo stile di vita viene mantenuto fino a una lunghezza di 50-60 cm[1].

Descrizione

Il corpo di P. americanum è tozzo, scarsamente compresso lateralmente. La bocca è molto ampia e armata di denti conici, piccoli ma robusti; la mandibola è visibilmente più lunga della mascella superiore[7]. L'occhio è abbastanza grande. Il profilo della fronte è concavo a causa di una gibbosità posta subito sopra l'occhio[5]. Sull'opercolo è presente una vistosa carena orizzontale[7], ruvida al tatto[6], che corrisponde a una punta sul bordo opercolare[7]. Altre carene ruvide sono presenti sulla testa. La pinna dorsale è unica, composta da 11 raggi spinosi e 11-13 raggi molli, la pinna anale ha 3 raggi spiniformi e 8-10 molli. Le pinne ventrali sono più lunghe delle pinne pettorali. La pinna caudale ha bordo arrotondato nei giovani e dritto negli adulti. I raggi spinosi di tutte le pinne sono robusti e ruvidi al tatto, il raggio spiniforme delle ventrali è particolarmente spesso ed è ricoperto di piccole spine. Le scaglie sono piccole, distribuite anche sulla testa e sulla base delle pinne[6]. I giovani sono più tozzi degli adulti[5] e hanno una sorta di gobba in corrispondenza della pinna anale e della parte molle della dorsale[7].

La colorazione dell'adulto è uniformemente brunastro[6], i giovanili sono molto scuri, quasi neri[5], con marezzature irregolari chiare e i bordi delle pinne biancastri[6].

La taglia è ragguardevole, si conoscono individui lunghi più di due metri e di circa 100 kg di peso. La taglia media si aggira sugli 80 cm[2].

Biologia

Si tratta di una specie longeva che raggiunge almeno gli 80 anni di vita[2].

Alimentazione

La dieta è basata su pesci, crostacei e cefalopodi[8]. I giovanili nella fase pelagica si nutrono soprattutto di pesci del genere Trachurus[1].

Riproduzione

Avviene in estate[2], nel Mediterraneo si pescano giovanili di circa 10 cm nel mese di giugno[6]. I particolari della biologia riproduttiva sono poco noti.

Pesca

Nel Mediterraneo viene pescata con i palamiti di alto fondale, in modo piuttosto casuale[7]. In acque oceaniche esistono vere e proprie tecniche di pesca mirata, comunque la specie non ha un grande valore economico per la sporadicità delle catture[1]. Le carni sono ottime[7].

Conservazione

La IUCN classifica P. americanum come "specie con dati mancanti". Le popolazioni, almeno in acque americane, sembrano in contrazione a causa della sovrapesca, sebbene questo decremento non sia quantificabile a causa della scarsità di dati. Si tratta di una specie longeva che presumibilmente raggiunge tardi la maturità sessuale, il che la rende sensibile alla pesca eccessiva[1]. In alcune zone, anche del Mediterraneo, sono stati presi provvedimenti di protezione come periodi di divieto di pesca[9], limiti di cattura e istituzione di licenze specifiche per la cernia di fondale e di zone di protezione[1].

Note

Bibliografia

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.

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