Santo Volto di Novgorod
Il Santo Volto di Novgorod è un'icona russa della scuola di Novgorod risalente al XII secolo, oggi conservata nella Galleria Tret'jakov di Mosca (inventario n. 14245), che costituisce la versione russa del Mandylion o "Cristo acheropita" (in russo Спас Нерукотворный?, Spas Nerukotvornyj, "Salvatore non dipinto da mani umane").[1]
Storia
Il Santo Volto o Cristo acheropita è ritenuta una delle opere più rappresentative della Scuola di Novgorod. Fu per primo lo storico Viktor Nikitič Lazarev a spostarne l'origine a Velikij Novgorod rimarcandone anzitutto le similitudini con le celebri icone novgorodiane dell'Annunciazione di Ustjug e dell'Angelo dai capelli d'oro, del periodo 1130-1190.[2][3][4] Il suo allievo Gerolʹd Ivanovič Vzdornov proseguì approfondendo la somiglianza con gli affreschi nella Chiesa del Salvatore sulla Neredica, costruita ed affrescata nel 1198-1199.[1][5] L'icona è oggi datata al 1191 ed il pittore di icone Olisej Petrovič Grečin è talvolta citato come possibile autore[6] ma la Galleria Tret'jakov ne considera l'autore sconosciuto.
L'iniziale collocazione dell'icona era la Chiesa del Santo Volto, un tempio in legno eretto dai boiardi della famiglia Miroškiniči, spesso posadnik della città, specificatamente da Vnezd Nezdinič nel 1191.[3] La successiva presenza dell'icona nella Cattedrale della Dormizione (Mosca) si può presumibilmente ricondurre al sacco di Novgorod da parte degli opričniki dello zar Ivan IV il Terribile nel 1570, momento in cui anche l'Angelo dai capelli d'oro fu presumibilmente sottratto.[7]
L'icona fu riscoperta nel 1919 dalla Commissione di ricerca e collocata nella Galleria Tret'jakov nel 1930.[1]
Descrizione
È un'icona bifacciale di 71x77 cm. Il dritto raffigura il volto di Gesù e il rovescio mostra l'Adorazione della Santa Croce da parte degli arcangeli Michele e Gabriele.
Dritto: il Mandylion
L'iconografia di Gesù in Russia può essere riassunta in due tipologie principali: il tipo "ellenistico" ed il tipo "orientale". Il primo tipo è caratterizzato da Gesù "Emmanuele", un adolescente imberbe con i capelli ricci.[8] Il secondo dal Gesù adulto e barbuto nelle sue varie raffigurazioni: Pantocratore, Buon Pastore, Re dei Giudei, ecc.
Si dice che il Mandylion si sia impresso miracolosamente su un panno donato da Gesù al re Abgar V di Osroene (v.si Lettere di Gesù Cristo e il re Abgar di Edessa). Questa reliquia sarebbe stata portata da Edessa, capitale di Osroene, a Costantinopoli nel 944 e divenne estremamente popolare nel mondo greco-slavo. Nell'immagine di Abgar, Gesù è raffigurato in maestà.[9][10] La Chiesa latina non volle lasciare il privilegio di questo tipo di icona nell'Impero bizantino e creò, in risposta, sue icone acheropite, come il "Velo della Veronica", su cui si dice sia rimasto impresso il volto di Cristo che sale al Calvario, soffrendo la sua passione, gli occhi chiusi e la fronte coperta dalla corona di spine.[11]
Il Mandylion di Novgorod deriva, come un'opera coeva ma di produzione bulgara, da un modello bizantino in cui il viso, circondato dalla massa ondulata dei capelli e della barba, è modellato con un'espressione dolce e grave.[10]
Rovescio: l'Adorazione della Santa Croce
Il soggetto dell'Adorazione, chiamato anche Esaltazione della Croce, ha origini siriane. Nonostante le differenze stilistiche rispetto all'icona sul fronte, questo dipinto fu probabilmente creato nello stesso periodo. I due arcangeli, con gli strumenti della Passione, sono inginocchiati ai lati della croce, sormontata da serafini e cherubini su uno sfondo bianco. L'ornamentazione del bordo dell'icona, tipicamente novgorodiana, altamente geometrica, deriva dall'arte popolare. L'analisi paleografica conferma l'origine novgorodiana di questa icona.[4] Rispetto al Mandylion dipinto sul dritto lo stile è qui molto espressivo, vicino allo stile della coeva produzione pittorica bizantina dei Comneni (c.d. "manierismo comneno").[1]
Note
- 1 2 3 4 (RU) Спас Нерукотворный на сайте, su icon-art.info.
- ↑ Lazarev 1976, pp. 11-12.
- 1 2 Lazarev 1997, pp. 35 e 164.
- 1 2 Traimond 2010, p. 164.
- ↑ (RU) V.K. Myasoedov, Фрески Спаса-Нередицы. С предисловием Н. П. Сычева, tav. IV, VI e XXVIII, Leningrado, 1925.
- ↑ (FR) Louis Réau, L'art russe des origines à Pierre le Grand, H. Laurens, Parigi, 1920, pp. 170-172.
- ↑ (EN) The Angel with Golden Hair - Unknown, su artsandculture.google.com, Google Arts & Culture. URL consultato il 29 maggio 2021.
- ↑ Lazarev 1997, pp. 40-45.
- ↑ Acheropita, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 26 luglio 2017.
- 1 2 J. Lafontaine-Dosogne, Acheropita, in Enciclopedia dell'arte medievale, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
- ↑ I quadri dipinti da Dio. Il mistero delle opere acheropite, su stilearte.it, 5 aprile 2016. URL consultato il 26 luglio 2017.
Bibliografia
- (RU) Victor Nikititch Lazarev, Новгородская иконопись, Искусство, Mosca, 1976.
- (EN) Victor Nikititch Lazarev, The Russian Icon: From Its Origins to the Sixteenth Century, The Liturgical Press, 1997.
- (FR) Véra Traimond, La peinture de la Russie ancienne, Bernard Giovanangeli Éditeur, Parigi, 2010, ISBN 978-2-7587-0057-9.
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