Scuola di Novgorod
La scuola di Novgorod (in russo Новгородская школа?, Novgorodskaya shkola) fu un movimento artistico sviluppatosi nella città di Velikij Novgorod tra l'XI ed il XVI secolo, la cui storia è divisa in due distinte fasi dall'Invasione mongola della Rus' di Kiev, momento in cui la città, rimasta uno dei pochi centri della Rus' di Kiev scampati alla distruzione o all'occupazione mongola, assurse a guida economica e politico-culturale del paese.[1][2] È oggi riconosciuta come una delle più importanti scuole russe antiche di architettura e pittura, sia d'icone sia d'affreschi. Le strutture architettoniche novgorodiane comprendono la maggior parte dei monumenti storici della città e dei suoi dintorni e sono oggi inclusi nel Patrimonio dell'umanità UNESCO.[3]
Gli artisti di Novgorod anzitutto concorsero, insieme a quelli di Kiev, a diffondere l'arte bizantina nella Rus' nel X secolo, introducendovi però nuovi elementi sia pittorici (colori più chiari, forme più piatte, un ammorbidimento dei tratti del viso e il crescente uso di linee aggraziate e ritmiche per definire le forme) sia architettonici già nel XI secolo (ivi fu per esempio realizzata l'icona Santi Pietro e Paolo, ritenuta la prima icona russa),[4][5] laddove invece la produzione kievana restò allineata ai modelli costantinopolitani. Al volgere del XII secolo, Novgorod produsse i suoi primi capolavori, sia pittorici (quali le celebri icone dell'Angelo dai capelli d'oro o del Santo Volto) sia architettonici, con la Chiesa del Salvatore sulla Neredica, archetipo delle successive chiese a croce inscritta verticalizzate tipiche della Russia. Nel XIII secolo, con l'avvio del Giogo tataro sulla Rus' ed il conseguente caos socio-politico, Novgorod si emancipa in via definitiva dalla produzione artistica bizantina e concorre a creare l'arte russa medievale vera e propria, anche generando propri movimenti artistici derivati quali la "Scuola di Pskov".[6] Nel XIV secolo, la Scuola di Novgorod si confronta con il ritorno di forti influenza bizantine, sia greche (importante la presenza in città di Isaia il Greco che affresca la Chiesa dell'Ingresso a Gerusalemme[7] e Teofane il Greco che affresca la Chiesa della Trasfigurazione di via Il'ina nel 1378)[8] sia balcaniche con un'evidente influenza della Scuola morava nelle chiese del periodo. Il Trecento si caratterizza anche, a Novgorod come a Mosca, per la diffusione delle grandi iconostasi che richiedono ai pittori una maggior maestria nella costruzione dei registri e nella definizione di una tavola cromatica uniforme – e proprio a Novgorod si codifica l'iconografia russa delle figure umane allungate.[9] Nel XV secolo, Novgorod torna ad esprimersi in autonomia dal revival bizantino, sia a livello pittorico sia architettonico (v.si Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Conciatori) ma dagli Anni 1470-1490 diventa invece pesante l'influenza, politica quanto artistica, del Granducato di Mosca che ha de facto assoggettato la città.[10]
Nel corso del XVI secolo, la Scuola di Novgorod fu progressivamente assimilata nella produzione della Scuola di Mosca.[11] Nel 1570, Velikij Novgorod fu saccheggiata dallo tzar Ivan IV il Terribile, inglobata nel Regno russo e molti dei suoi capolavori furono razziati e trasportati al Cremlino di Mosca.
Contesto

A Velikij Novgorod, come nel resto della Rus' di Kiev, una produzione artistica propriamente detta, diversa cioè dalla semplice produzione di ornamenti ed intagli riconducibili alla produzione indigena slava o all'influenza dell'arte vichinga, principiò nel X secolo con la Cristianizzazione della Rus' di Kiev (988-991?)[12] voluta dal Knjaz Vladimir I di Kiev, principe di Novgorod ancor prima che principe di Kiev.[13] Complice il conseguente allentamento delle tensioni tra la Rus' e Bisanzio (fino al regno di Vladimir numerose erano state le Guerre Rus'-bizantine, apparentemente chiuse dal matrimonio tra il knjaz ed Anna Porfirogenita, sorella dell'imperatore bizantino Basilio II Bulgaroctono), pittori, orafi ed architetti costantinopolitani raggiunsero anzitutto Kiev ma anche Novgorod e Rostov Velikij per trasmettere tecniche, tipologie, stili e formule decorative proprie dell'arte bizantina alle maestranze locali.[14][15]
Sviluppatasi da un fortino fondato dai Rjurikidi nell'VIII secolo, il Rjurikovo Gorodišče (in russo Рю́риково Городи́ще?), Novgorod era al tempo la seconda città della Rus' dopo Kiev, da un punto di vista politico quanto religioso,[N 1] con un proprio cremlino[16] ed una propria cattedrale di Santa Sofia speculari a quelli della capitale.[17] Edificata lungo il fiume Volchov, nel punto in cui questo esce dal Lago Il'men', in una zona caratterizzata da topografia piuttosto piatta e occupata da ampie zone paludose, era uno scalo fondamentale della Via variago-greca che garantiva il collegamento tra Mar Baltico, Mar Nero e Mar Caspio. Novgorod si trovava perciò, rispetto a Kiev, al confine tra l'areale geopolitico dell'impero bizantino, quello del Sacro romano impero e la Scandinavia e ciò vi produsse un clima di ibridazione culturale che mescolò vari elementi.
L'economia di Novgorod, alimentata anzitutto dal fiorente commercio delle pellicce,[18][19][20] crebbe significativamente tra XII e XIII secolo complice l'adesione alla Lega anseatica nel 1195, facendone la città più ricca dell'Europa orientale[21] e portandola ad emanciparsi dal controllo dei Rjurikidi con la creazione della c.d. "Repubblica di Novgorod" (in russo Земля новгородская?, Zemlja novgorodskaja) con la quale i principi di Novgorod dovettero imparare a dialogare.[22][N 2]
Storia
X secolo: Origini

Regnante Vladimir I di Kiev, nella Rus' si cominciarono ad edificare chiese su modello costantinopolitano, seppur in legno,[15][N 3] come fu appunto il caso della Santa Sofia di Novgorod, eretta «in legno di quercia con tredici cupole» su commissione del vescovo di Novgorod Gioacchino il Korsuniano.[23] L'architettura in legno russa vantava per l'appunto proprio a Novgorod giù al tempo una lunga e solida tradizione:[24] il grande ponte sul Volchov, realizzato proprio nel X secolo, fu un'opera d'ingegneria complessa, con appoggi a cassoni poligonali di tronchi riempiti di pietre (in russo rjaž?) e campate di oltre 17 m;[25][26] inoltre, solo a Novgorod, Kiev e Pskov, stando agli studi, si costruivano allora case in legno popolari a due camere.[27][28][29]
Contemporaneamente, icone bizantine risalivano fisicamente la Via variago-greca per fungere da modello alle maestranze del knjaz.[14] A Novgorod, i pittori svilupparono rapidamente uno stile proprio, identificativo rispetto alla matrice greco-bizantina, che nel secolo successivo produsse proprie opere distintive. Kiev, invece, produsse opere allineate con il canone costantinopolitano, costituendosi come centro provinciale dell'arte bizantina, e gli altri centri della Rus' non lasciarono tracce facilmente interpretabili di una loro emancipazione artistica prima del XIII secolo.[30]
Da un punto di vista architettonico, invece, la matrice bizantina sarebbe rimasta dominante a tutto l'XI secolo a Novgorod come nel resto della Rus': la Cattedrale di Santa Sofia di Kiev (1018-1037), con le sue tredici cupole originarie (le attuali sono frutto della ricostruzione seicentesca in stile barocco ucraino), fu al tempo la più grande (forse la più importante) erigenda bizantina fuori da Costantinopoli.[31][32] Ancora nel XII secolo, le cupole in muratura su bassi tamburi di Kiev e del Principato di Vladimir-Suzdal' erano poco diverse da quelle prettamente bizantine, sebbene modificate con una leggera punta che le rendeva rassomiglianti ad un elmo cuspidato. Il primo edificio in pietra di Novgorod, la Chiesa dei Santi Gioacchino ed Anna voluta sempre dal vescovo Korsuniano, è oggi scomparsa.[33]
XI secolo

L'architettonica novgorodiana restò lignea fino alla metà del XI secolo. In legno fu infatti il catholicon costruito da Jaroslav I di Kiev (fratello dei predetti Boris e Gleb) per l'erigendo Monastero di San Giorgio,[34] a sud di Novgorod, nella c.d. "Riva del Mercato" (in russo Торговая сторона?, Torgovaïa storona), dirimpetto al Cremlino, sull'altra riva del Volchov, negli Anni 1030. Sempre in legno fu, presumibilmente, il palazzo che Jaroslav I si fece costruire presso il mercato (in russo Торг?, Torg) in quella che poi divenne nota come la "Corte di Jaroslav" (in russo Ярославово Дворище?, Yaroslavovo Dvorishche).
Fondamentale fu la riedificazione in pietra di Santa Sofia (1045-1050), commissionata da Vladimir II di Novgorod, figlio di Jaroslav I.[35] L'erigenda fu probabilmente affidata a maestranze kieviane, cosa che spiegherebbe lo schema compositivo del tempio similare a quello della capitale rjurikide (cinque navate con cori e una torre scalare) e come mai, terminata la cattedrale, cessò la produzione d'edifici in pietra nel nord della Rus' essendo i manovali tornati in patria.[23][36][37]
Come anticipato, già alla metà del secolo la Scuola di Novgorod espresse i suoi primi traguardi pittorici, con la realizzazione dell'icona dei Santi Pietro e Paolo (1050), già in Santa Sofia ed oggi al Museo-Riserva di Novgorod, la prima icona russa vera e propria.[4][5] Per quanto riguarda i martiri, la Rus' non ebbe santi propri poiché la sua conversione fu pacifica. Fu con il martirio dei principi rjurikidi Boris e Gleb nel 1015, durante la guerra civile nota come "Faida dei Vladimiridi", che le agiografie dei santi russi iniziarono a essere scritte sulle icone.
XII secolo: tra Principi e Repubblica

Al principio del XII secolo, la committenza rjurikide restò fondamentale per gli sviluppi artistici novgorodiani. Il Gran Principe Mstislav I di Kiev, figlio di Vladimir II, ebbe certamente abili maestranze a sua disposizione (forse un vero e proprio "studio"), cui commissionò i nuovi affreschi per Santa Sofia (1108) ed il celebre l'Evangeliario di Mstislav(1103-1117).[38][39] Prolifico costruttore, Mstislav I promosse l'erigenda della Chiesa dell'Annunciazione presso il Forte (1103)[40] e della Cattedrale di San Nicola (1113) nella Corte di Jaroslav. L'Annunciazione, oggi in rovina, aveva tre navate, sei pilastri, un nartece e una torre scalare quadrata a nord-ovest e fu realizzata in opera mista, una tecnica poi frequente negli edifici successivi.[41] San Nicola riprende il medesimo schema (tre navate absidate, sei pilastri, un nartece) il tutto sormontato da cinque cupole.[42] L'ampia facciata è divisa da pilastri e coperta da zakomara (piccole modanature a facciata piatta): una decorazione estremamente spoglia che lo storico dell'arte Louis Réau lega all'inesperienza dei primi maestri costruttori di Novgorod.[43] Degli affreschi originari sopravvivono pochi frammenti tra cui un pregevole Giobbe appestato valutato come uno dei primi capolavori della pittura locale.[44] Nel 1119, l'erede di Mstislav, Vsevolod e l'egumeno (priore) Ciriaco ricostruirono in pietra la chiesa del monastero di San Giorgio, la seconda chiesa principesca di Novgorod per dimensioni, consacrata però solo nel 1140. La struttura è costruita in file alternate di pietra del Volchov su basamento cementizio. Una torre scalare quadrata e cupolata, sul muro occidentale, conduce al coro (ru. polati). La terza cupola aggiunta sul tetto serve appunto a controbilanciare la cupola della torre rispetto a quella centrale. L'esterno è caratterizzato da finestre strette e doppie nicchie incassate che si susseguono ritmicamente lungo la facciata; le pareti interne raggiungono un'altezza di 20 metri. I pilastri sono ravvicinati, enfatizzando l'altezza delle volte.[34]

Tutti e tre i predetti edifici – il catholicon di San Nicola, la Chiesa dell'Annunziazione e il catholicon di San Giorgio – sono oggi attribuiti ad un costruttore chimato Maestro Pietro, il cui nome compariva nella Cattedrale di San Giorgio.[46] È in questo periodo che la produzione architettonica di Novgorod si discosta dal modello bizantino, sviluppando forme precipue che si diffonderanno poi nel resto della Rus',[33][47] anzitutto nella scuola architettonica autonoma che sviluppò in seno al Principato di Smolensk, a metà strada tra Novgorod e Kiev, la c.d. "Scuola di Polack-Smolensk".[48]
Al principio del regno di Vsevolod e forse sempre all'opera del Maestro Pietro[49] datano i primi lavori alla Cattedrale della Natività di Nostra Signora presso il Monastero di Antonio il Romano, alla periferia settentrionale della città, sulla riva destra del Volchov, promossa però direttamente dall'egumeno Antonio il Romano.[42] Le ultime due chiese principesche di Novgorod, edificate da Vsevolod, furono la Chiesa di San Giovanni Battista sul Mercato (1127) e la Chiesa della Dormizione sul Mercato (1135), ricostruite numerose volte nel corso della loro storia ed oggi purtroppo in cattive condizioni.[42]

Negli Anni 1130, i rivolgimenti interni alla Rus', nel caos dalla scomparsa di Mstislav I, suo ultimo grande sovrano, impattarono prepotentemente su Novgorod, a livello politico tanto quanto artistico. Nel 1136, l'assemblea popolare di Novgorod, la veče, espulse il principe Vsevolod[22] che si portò a Pskov ed interruppe i lavori alla Dormizione sul Mercato, ponendo fine ai grandi cantieri principeschi della città. Negli Anni 1140, il neonato Principato di Pskov attirò a sé le maestranze dei grandi cantieri novgordiane (già attive a Staraja Ladoga per volontà del vescovo di Novgorod Nifonte) che ivi contribuirono a sviluppare il definitivo modello della chiesa a croce inscritta russa – il Maestro Pietro è infatti accreditato come costruttore del catholicon del Monastero di San Giovanni Battista.[52] Rimasta sprovvista di grandi maestranze (solo a partire dagli Anni 1190 maestranze esperte, provenienti da Polack e Smolensk ove s'era mantenuto il gusto e lo stile dell'architettura rjurikide,[53] vi tornarono), Novgorod si adeguò standardizzando la produzione di chiese piccole, di forma cubica, mono cupola e mono abside, edificabili in un'unica stagione estiva.[54][55]
È nel complesso contesto della Novgorod del ventennio 1130-1140 che le maestranze pittoriche già foraggiate da Mstislav I e Vsevolod realizzarono i primi capolavori della Scuola di Novgorod, ora sparsi in vari musei russi:[56] due San Giorgio (uno a figura intera e l'altro a mezzobusto) oggi a Mosca; l'Annunciazione di Ustyug; il celebre Angelo dai capelli d'oro,[57] probabilmente parte della Deesis (1144) di Santa Sofia; e il Santo Volto di Novgorod (1130-1190).[50] Lo stile di queste opere, pur vicino allo stile bizantino coevo, il c.d. "manierismo comneno", è ormai distintivo: volti rotondi e "slavizzati" dai lineamenti pesanti, occhi insolitamente grandi e pieni di emozioni, capelli acconciati in uno stile particolarissimo – uno stile indigeno più realistico ed espressivo.[58] Oltre ai codici d'abbigliamento specifici della Rus' e dei sempre più ricchi mecenati boiardi di Novgorod, si evince l'interesse per la sperimentazione cromatica, con un gusto evidente per il verde, oltreché per l'umanizzazione delle figure.[59] Lo stile si diffonde rapidamente nei centri minori soggetti alla Repubblica di Novgorod, come il caso degli affreschi del 1167 della chiesa di San Giorgio (Staraja Ladoga).[58] Sempre più indipendente dai Rjurikidi, Velikij Novgorod allaccia suoi rapporti diretti con Costantinopoli (nel 1186 Alessio Comneno, nipote del basileus Manuele I Comneno visiterà la città)[60] anche grazie alla mediazione dell'arcivescovo cittadino, anche e soprattutto rappresentante della veče,[61][19] seguitando ad importare artisti.


Gli artisti novgorodiani si rivelarono quindi abili nel rielaborare i vari elementi acquisiti da fonti esterne, non solo bizantine ma anche cristiano-orientali e romaniche, come avrebbero testimoniato le forme architettoniche e gli affreschi del della chiesa del Salvatore sulla Neredica, vicina al Rjurikovo Gorodišče (alla confluenza tra il Volchov e la Neredica), purtroppo distrutta nella Seconda guerra mondiale, che nella severità, monumentalità ed espressività del suo Giudizio universale rifletteva la corrente più rigorosa del pensiero cristiano russo. Voluta nel 1198 dal principe Jaroslav Vladimirovič presso la sua nuova residenza extra-muraria, è oggi considerato il monumento architettonico più importante della Scuola di Novgorod. É una piccola struttura cubica, una croce inscritta pressoché quadrata, a cupola singola e (cosa rara per la tipologia) con un piccolo nartece sul lato occidentale (di cui rimangono le fondamenta). All'interno, il braccio occidentale della croce inscritta era diviso in due ordini da un ponte di legno che creava il coro principesco, dagli scomparti angolari chiusi, aperto solo nella sezione centrale verso l'interno della chiesa. Una scala, entro lo spessore del muro occidentale, conduceva al coro. I costruttori sostituirono i pilastri a croce con pilastri quadrati ed eliminarono l'uso di pilastri interni, creando un ambiente più semplice e aperto.[62] All'esterno, la muratura mista fu stuccata con malta cementizia durante l'erigenda ma con finestre, porte e zakomara in mattoni a vista così che «l'alternanza di mattoni a vista in superficie con mattoni e pietre leggermente incassati nella malta enfatizzava le strutture ad arco, rivelandone visivamente l'opera. I mattoni rossi degli archi e delle pareti, visibili da sotto la malta giallo-rosata, le pietre rosso-marroni e grigio-verdi, combinate con macchie di pittura nelle nicchie sopra gli ingressi, così come il carattere ornamentale delle cornici delle finestre in legno intagliato e, forse, dei portici, ricordavano i ricami colorati sugli abiti, conferendo al monumento un carattere popolare».[63] La curvatura delle linee e l'irregolarità delle spesse mura distinguono il Salvatore sulla Neredica dalla raffinatezza delle chiese principesche e le conferiscono un tocco di arcaismo, pieno di potenza spirituale e forza interiore. La chiesa segnò una nuova tendenza nell'architettura di Novgorod del XII-XIII secolo. Fu dipinta nel 1199 da maestranze dirette dall'archimandrita di Novgorod e abate del monastero di Jur'ev, il maestro pittore di icone Olisej Grečin, e gli affreschi (ripristinati nel 1956-1958 partendo dai disegni superstiti) furono restaurati alla fine del XIII secolo.[1][64]

L'evoluzione in corso nella Scuola di Novgorod interessò anche Santa Sofia, non solo in ragione dei nuovi affreschi ivi commissionati dai principi ad inizio secolo ma anche per i restauri ed abbellimenti architettonici promossi dai vescovi (Nifonte ma non solo). Fu in questo periodo che infatti che le cupole della cattedrale presero la forma della c.d. "cupola a cipolla" tipica delle chiese russe.[37][65]
A cavallo tra il XII e il XIII secolo, sul sito archeologico del Peryn', una collina presso il punto in cui il Volchov diparte dal Lago Il'men', fu costruita la Chiesa della Natività della Vergine Maria (una piccola croce inscritta con un'unica abside ribassata e pareti a sommità trilobata quasi "piramidale") che funse da prototipo di molte successive chiese novgorodiane "post-mongole", le "chiese a torre" dalla potente verticalità; nonché l'unico monumento architettonico sopravvissuto d'inizio Duecento combinante elementi delle scuole di Novgorod e di Polack-Smolensk.[66] Simile alla chiesa del Peryn' era l'inframuraria Chiesa di Parasceva Pjatnica sulla Piazza del Mercato (1156-1207) pur oggi variamente ristrutturata: a tre narteci ribassati (superstite solo il settentrionale), pilastri a gradini agli angoli e absidi laterali rettangolari; ha sommità trilobata.[67] Sono per quest'edificio le cronache a riportarci che anche qui si verificò una commistione tra maestranze novgorodiane e smolenskiane (evidenti sono le somiglianze tra la Parasceva e la Chiesa di San Michele di Smolensk)[68] dovute alla committenza di "mercanti d'oltremare" (anseatici?).
XIII secolo: Invasione mongola della Rus' di Kiev

L'invasione tataro-mongola della Rus', principiata negli Anni 1220 e fattasi strutturale negli Anni 1230, sconvolse profondamente lo stato rjurikide, velocizzando il collasso politico di Kiev, mai ripresasi dall'assedio del 1240, in favore dei centri periferici. L'estremo nord della Rus', dominato da Novgorod, protetto dalle aspre condizioni geografiche della taiga, scampò alle attenzione degli uomini di Batu Khan nel 1238[69] e proprio da lì il gran principe Aleksandr Nevskij avviò la ricostruzione di uno stato russo seppur costantemente minacciato dal Khanato dell'Orda d'Oro degli eredi di Batu.
A livello artistico, la presenza tataro-mongola in Russia si tradusse nella sistematica distruzione di chiese e città[70] (v.si Devastazioni e genocidi nell'impero mongolo), nel blocco alla circolazione delle icone e degli artisti in generale (in special modo quelli greco-bizantini) e nella mancata diffusione del modello della chiesa a torre nel resto della Rus',[66] fosse esso novgorodiano o di Smolensk,[71] oltreché nella soppressione di buona parte della produzione nazionale[72] – le capitali russe non ebbero le risorse per costruire chiese in pietra per decenni.[73] Anche a Novgorod, l'erigenda di templi in muratura mancò per diversi decenni[74] e forse non a caso culminò proprio nel Duecento il processo evolutivo dell'architettura lignea russa che porto proprio a Novgorod lo sviluppo delle prime dimore in legno su due piani, come nel caso del palazzo del pittore Olisej Grečin.[75][76]

Isolata dal mondo artistico bizantino dal dominio tataro-mongolo sulla Russia centrale, il c.d. "Giogo tataro", la Scuola di Novgorod fu libera di esprimere il proprio stile (soprattutto a livello pittorico)[78] legato a doppio filo alla committenza dei boiardi (cui si dovettero i rivoluzionari cambiamenti stilistici), assurgendo al ruolo di unico centro artistico kievano nella Rus'.[1][2] Talune icone realizzate al principio del XIII secolo già manifestano lo sviluppo in corso: un San Nicola Taumaturgo (c. 1250) addolcisce lo stile bizantino e comincia ad arricchirlo con elementi grafici (abito decorato ed immagini di santi a contorno);[79] vestigia di una delle Porte reali più antiche ad oggi pervenutaci, conservata alla Galleria Tret'jakov, raffigurano San Basilio su fondo rosso,[80] per citarne alcune. Altre opere sono invece manifestazione di un ambiente artistico scosso dalla perdita di maestri e modelli, come la Giuliana Martire raffigurata sul retro della celebre Madonna del segno, icona-reliquia cittadina che costituisce la versione novgorodiana della Blachernitissa,[81] realizzata con un tratto rozzo e primitivo.[82]
Nel 1292, l'arcivescovo Clemente commissionò la Chiesa di San Nicola (Lipno), nel monastero di Lipenskij, sulla sponda orientale del Lago Il'men'. Il tempio, somigliantissimo alla Natività di Peryn', presenta anche un completamento trilobato delle pareti con arcate decorative ed è caratterizzato da una nuova tecnica di posa di mattoni intervallati da lastre del Volchov su una malta di calce e sabbia.[83][84] Nel 1294, il maestro Aleksej Petrov, su commissione di tale Nicolas Vasilevich, dipinse per il monastero una grande icona (184x129 cm) di San Nicola Taumaturgo che sviluppò ulteriormente gli elementi dell'omonima icona di alcuni decenni prima: non più uno ieratico santo bizantino ma un «bonario vescovo russo» dai ricchi ornamenti su di una tavola parimenti carica d'ornati.[77]
XIV secolo: Apogeo
Nel corso del Trecento, si verificò un riallineamento artistico tra Novgorod e le scuole attive nella Bisanzio Paleologa.[85] Mentre la Rus' cercava di riprendersi dalla crisi artistica provocata dai mongoli, la Chiesa decise di invitare artisti greci a elevare gli standard iconografici e stilistici: già nel 1338 era attivo a Novgorod un maestro greco accompagnato da una sua bottega, «Isaia il Greco e i suoi compagni» nelle cronache, che affrescò la Chiesa dell'Ingresso a Gerusalemme.[7] Lungi dal limitarsi ad assorbire le istanze costantinopolitane, la Scuola di Novgorod seguitò però a distinguersi per la sua particolarissima produzione, nel generale contesto di una Russia in cui le uniche scuole artistiche propriamente dette erano (e sarebbero restate anche nel XV secolo) appunto Velikij Novgorod,[2] la strettamente correlata Pskov[86] e Mosca.[87]

Nel 1345 fu edificata la Chiesa del Salvatore a Kovalev, catholicon nell'omonimo monastero a 3 km da Novgorod, sulla via per Mosca. Le sue caratteristiche testimoniano il diffondersi anche nell'architettura cittadine di istanze paleologhe: a croce inscritta, con cupola singola, un'unica abside ribassata e tre narteci (quello meridionale era il Parekklesion dei boiardi committenti, gli Zhabin) che ricordano gli "annessi" di una chiesa in legno; facciate coronate di zakomara ma non divise da pilastri. Gli affreschi interni furono realizzati negli Anni 1380, probabilmente da pittori balcanici data l'evidente influenza dello stile della "Scuola morava", e presentano la tipica commistione di profeti e santi-guerrieri della Russia vincitrice nella battaglia di Kulikovo contro l'Orda d'Oro.[88]

A poca distanza da Kovalev, nel 1352 sorse la Chiesa dell'Assunzione di Volotovo, sul modello della Natività di Peryn'. Costruita con grandi blocchi di calcare e alcuni ciottoli, si distingue per l'austera semplicità, le facciate quasi prive d'ornamenti e piccoli narteci sui tre lati. All'interno, i pilastri sotto la cupola sono notevolmente avvicinati alle pareti e arrotondati all'altezza di un uomo, ampliando visivamente lo spazio sotto la cupola.[89] I primi affreschi furono realizzati presso l'altare, poi rifatti ed ampliati nel 1363: questi ultimi si distinguono per l'espressività, il dinamismo realistico e naturale (nella Presentazione al Tempio, il bambino si dibatte tra le braccia di Simeone per tornare dalla madre) e lo stile fluido, al limite del grottesco, tanto più esemplari della produzione di Novgorod se si considera l'invadente presenza in città di pittori itineranti bizantini nel Trecento.[90][91]

Un paio d'anni prima che gli affreschi di Volotovo fossero realizzati, nel biennio 1360-1361, sorse, presso il mercato di Novgorod, la Chiesa di San Teodoro Stratelato sul Fiume (sulle rive del Volchov), oggi ritenuto il componimento classico del modello novgoriodiano di chiesa a cupola singola. È un volume cubico con facciate trilobate, una cupola singola, forse al tempo sviluppante da un tetto ad otto spioventi, e un'unica abside. Le pareti esterne sono decorate con una varietà d'elementi: arcate, nicchie, colmi, capitelli e croci, sia in rilievo sia incassate. Le nicchie della facciata contenevano degli affreschi e la ricchezza degli elementi decorativi, pittorici e plastici, aumenta verso la sommità dell'edificio, forse in ragione dell'influenza di tendenze artistiche gotiche dall'Europa occidentale. L'interno della chiesa ricorda una sala, con i quattro pilastri sotto la cupola sfalsati verso le pareti. Una scala in pietra conduce al coro (o piattaforma del coro), non incassato nel muro come di consueto ma nel compartimento nord-occidentale. La chiesa fu affrescata tra il 1361 e il 1396. Non ci sono pervenute informazioni sugli artisti ma vi sono iscrizioni in greco di notevole maestria che suggeriscono il coinvolgimento di maestri bizantini. Lo stile espressivo dei dipinti li allinea ad altri esempi di pittura murale di Novgorod della prima metà del XIV secolo, probabilmente associati all'arrivo nella Rus' di maestri greco-bizantini.[92][93]
Nel 1374 fu edificata in pietra la già lignea Chiesa della Trasfigurazione di via Il'ina, monumentale e raffinata summa dell'architettura novgorodiana del Trecento: una chiesa a croce inscritta, con unica abside ed unica cupola, facciate trilobate e tetto ad otto spioventi che concorrono, con l'altezza dell'edificio, a trasmettere alla struttura un aspetto dinamico e piramidale.[84][94] Quattro anni dopo (1378) il maestro Teofane il Greco, una delle rare personalità distinte della pittura bizantina, affrescò la chiesa – la sola opera a lui attribuita con certezza – con ritratti di Noè, San Macario, Abele e la Trinità dell'Antico Testamento. Negli Anni 1390, Teofane, ormai sensibilizzatosi allo stile novgorodiano, si spostò a Mosca.[8][95][96][97]
Nel biennio 1381-1382, fu invece costruita la Chiesa della Natività di Cristo al Cimitero,[98] sul sito di una fossa comune del XIII secolo. Allineata agli sviluppi trecenteschi dell'architettura cittadina, è più piccola e sobria delle precedenti. I suoi affreschi, di elevata qualità e carattere vibrante, sono stati realizzati negli Anni 1390 e, come a Kovalev, furono quasi certamente opera a quattro mani di artisti novgorodiani e pittori balcanici della Scuola morava.
XV secolo

A cavallo tra XIV e XV secolo, la pittura novgorodiana vive probabilmente la sua parentesi più felice, riscoprendo il proprio cromatismo ed il gusto per una rappresentazione ricca d'elementi miniaturistici a discapito delle istanze paleologhe che scompaiono sistematicamente.[99] I capolavori che ben testimoniano il momento sono tra le icone più emblematiche (e monumentali) della Scuola di Novgorod: il San Giorgio e il Drago, oggi al Museo russo, il cui ricercato realismo (nelle vesti, nella posa e nello sfondo roccioso) richiama i paralleli sviluppi della pittura europea occidentale,[100] ed il Profeta Elia su fondo rosso della Tret'jakov dalla potente espressività.[101]

Nel corso del Quattrocento si diffuse la pratica di raffigurare più santi nella medesima icona,[102] tendenza che maturò poi in grandi composizioni multi-tematiche quali l'icona quadripartita al Museo russo raffigurante La Resurrezione di Lazzaro, la Trinità del Vecchio Testamento, la Presentazione al Tempio e il San Giovanni che detta il Vangelo a Procoro,[103] o la Vergine della Misericordia alla Tret'jakov i cui differenti registri sono scanditi da finte architetture richiamanti i pannelli dell'iconostasi sormontate da una teoria di edifici cupolati.[104] Solo però in un Giudizio universale di metà secolo si apprezza la capacità dell'artista di organizzare in maniera coerente e strutturata un gran numero di figure e soggetti,[105] mentre il capolavoro della scuola è identificato in una Natività tra le rocce che fungono da medium per collegare i vari episodi dell'infanzia di Gesù (l'Adorazione dei pastori, l'Adorazione dei Magi, ecc.),[106] entrambi alla Tret'jakov.
Architettonicamente, il modello della chiesa a croce inscritta piramidale seguita a prosperare e diffondersi, con le erigende (in muratura trattandosi di templi già esistenti ma in legno) della Chiesa di San Biagio di via Volosova (1407)[107] e della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Conciatori (1408).[108] Nel 1454, l'ossario ligneo della carestia del 1230 fu sostituito da un piccolo tempio in pietra: la Chiesa dei Dodici Apostoli sull'Abisso.[109] Nel 1468, fu eretta una seconda piccola chiesa sul sito precedentemente occupato da una chiesa-ossario in legno, la Chiesa di San Simeone il Dio-Ricevitore: piccola (8x8 m), a cupola singola su di un alto tamburo, con un'unica abside e un soffitto ligneo che separa la chiesa secondaria dalla struttura principale; facciate tripartite da strette lesene e decorate con merli, fasce di scorrimento e cordoli entro timpani. Gli affreschi non presentano i consueti cicli festivi ma una sfilata di santi a mezza figura disposti secondo il calendario, dalle forme ormai decadenti e d'ispirazione balcanica: una ripetizione di figure identiche con gli stessi gesti, gli stessi volti e quasi gli stessi colori degli abiti.[110][111] Furono le ultime chiese della Novgorod indipendente.

Nella seconda metà del Quattrocento, la rivalità tra Novgorod ed il Granducato di Mosca, ora retto dal Gran Principe Ivan III Vasil'evič, s'acuirono. Impegnato a sud-est contro l'Orda d'Oro, Ivan non si fece scrupolo di rafforzare anche i suoi confini occidentali, incontrando la fiera opposizione dell'arcivescovo Eutimio di Novgorod (c. 1429-1458). Nel 1471, i novgorodiani s'allearono con Casimiro IV di Polonia contro Mosca ma Ivan III li sconfisse nella battaglia del fiume Šelon', giustiziò il posadnik Dmitrij Boretskij, esiliò i boiardi e impose un tributo esorbitante alla città.[112][113] Nel 1478, Ivan III conquistò Novgorod (da qui i successivi restauri del cremlino nel 1484-1490 da parte di maestranze moscovite)[114][115] e ne abolì ufficialmente le libertà.[116][117]
L'assoggettamento di Novgorod al potere di Mosca si tradusse anzitutto in uno sviluppo, promosso da maestranze nordiche tradotte da Ivan III in patria, di nuove tecniche architettoniche:[118] l'uso del mattone in sostituzione della pietra calcarea ed il ricorso a stilemi struttural-decorativi quali archi a mensola, portici, gallerie esterne e campanili.[119] Tipica dell'architettura moscovita del XV secolo fu appunta la spinta alla mescolanza dei diversi stili architettonici che ivi confluivano dagli altri Principati russi per opera delle conquiste di Ivan III, ormai «gosudar [autocrate] di tutte le Russie».[120]

All'influenza moscovita si dovette invece (probabilmente) lo sviluppo in Novgorod di iconostasi con grandi Deesis spalmate su tutta la superficie del santuario,[122] come l'opera I novgorodiani in preghiera,[123] e (certamente) la sistematica affettazione delle pose, dei costumi e delle figure nelle icone degli Anni 1470-1490[124] La produzione pittorica "indigena" novgorodiana restò comunque vitale al volgere del Quattrocento, come ben testimoniato dall'eterogeneo insieme di piccole icone bifacciali già in Santa Sofia ed oggi sparse in vari musei russi,[125] definito da Lazarev il «canto del cigno dell'iconografia novgorodiana del XV secolo»,[126] dal San Teodoro Stratelato circondato da scene secondarie tra cui l'ennesimo San Giorgio che uccide il drago, certamente moscovita nelle fogge aristocratiche dei costumi e degli ambienti nonché nello sfondo in lamina d'argento ma ancora legato alla potente volontà e capacità narrativa della pittura settentrionale,[121] tanto quanto nella grande iconostasi del Monastero della Dormizione di Gostinopolye, con la sua celebre Porta reale.[127]
XVI secolo: Epilogo
Con l'aprirsi del Cinquecento, la presenza in Novgorod dei moscoviti si manifestò anche nell'avvio ivi di una committenza architettonica moscovita. Nel 1510, il mercante moscovita Ivan Syrkov commissionò la Chiesa delle Mirofore: un edificio insolito che amplia con tre absidi semicircolari, alte fin quasi al tetto, e due campanili a vela sul lato ovest la tipica chiesa piramidale. Nel 1536 fu ampliata con due portici in legno sui lati S e O collegati tramite scale al piano superiore diviso in due sezioni, ognuna con una cappella. Di forma più prettamente novgorodiana (seppur realizzata interamente in mattina) la Chiesa di San Clemente in via Ivorov, restaurata nel 1519 a spese di un altro mercante moscovita, Basilio Tarakanov. La pianta composita torna nelle Chiesa dei Santi Filippo e Nicola, edificate nel 1527 come due chiese gemelle da una committenza mista novgorodiano-moscovita. Nella Chiesa di San Procopio (1529), commissionata nuovamente da un moscovita, Dmitri Ivanovitch Syrkov, tornano le tre absidi e la facciata tripartita è ornata da archi acuti moscoviti.[128] La ristrutturazione del 1536 della Chiesa dei Santi Boris e Gleb dei Carpentieri assomma diversi elementi ormai prettamente moscoviti su di un vecchio impianto novgorodiano: il tetto è arricchito da quattro cupolette radiali intorno alla centrale, gli archi in facciata sono acuti, i timpani si moltiplicano, i tamburi delle cupole e la sommità dell'abside coperti di fasce decorative a nicchie pentagonali.[129]

Da un punto di vista pittorico, Novgorod restò durante il XVI secolo un attivo centro produttore, soprattutto di icone, ma il prodotto delle sue botteghe perdeva sistematicamente la sua originalità. Le opere si allineavano allo stile moscovita, perdendo di ritmo narrativo in favore dell'ammassarsi d'elementi iconografici e con il ricorso a colori meno brillanti.[130]
La crescente influenza politica della Moscovia su Novgorod seguitò a crescere nel corso del XVI secolo, quando lo tzar Ivan IV il Terribile fondò il Regno russo. Proprio Ivan IV fece razziare Novgorod nel 1570 dai suoi opričniki e (presumibilmente) rubò l'Angelo dai capelli d'oro[57] tanto quanto il Mandylion novgorodiano. Il bottino fu temporaneamente ammassato dai moscoviti nella Chiesa delle Mirofore. La produzione artistica novgorodiana fu, da lì innanzi, allineata a quella dell'ormai dominante scuola artistica moscovita.[11]
Architettura
L'architettura russa principiò nella Rus' di Kiev come promanazione dell'architettura bizantina, anzitutto religiosa, ma, a differenza di altri stata vassalli/tributari di Costantinopoli, se ne emancipò precocemente.[131] La scuola di Novgorod fu fondamentale in questo passaggio,[132] generando delle particolarità, probabilmente legate alla pratica necessità di fronteggiare i pericoli strutturali rappresentati dal ghiaccio e dalle forti nevicate, che molto dovettero alla solida tradizione russa dell'architettura lignea. Quest'ultimo lascito è stato però a lungo sopravvalutato: la semplificazione, per esempio, delle tredici cupole della Santa Sofia di Kiev nelle cinque cupole della Santa Sofia di Novgorod in pietra fu probabilmente un calcolo mirante a garantire la miglior illuminazione dell'interno, alle latitudini settentrionali, poiché lo spazio delle cappelle laterali era illuminato attraverso le finestre nei tamburi delle cupole.[37] Persiane di legno, con oculi ricoperti di mica o vetro, venivano inserite nelle strette finestre per proteggere dalle gelate invernali. Iconiche russe divennero poi le cupole a cipolla/bulbo su alti tamburi, ideali per evitare l'accumulo della neve:[65] transitoria la cupola di Santa Sofia, risalente al XII secolo, mentre più mature ed ormai sviluppate quelle di San Nicola (1113), della Natività di Nostra Signora (1117) e del catholicon del Monastero di San Giorgio (1119-1130).[133][134]
Le cinque cupole della Cattedrale di San Nicola (Novgorod)
La cupola centrale della Cattedrale di Santa Sofia (Novgorod)- La cupola centrale della Cattedrale di San Giorgio (Novgorod)

Tutte le prime chiese di Velikij Novgorod furono fondazioni principesche dei Rjurikidi e di planimetria uniforme: volumi cubici a croce inscritta con facciate decorata dagli zakomara tipici kievani, «epicamente semplici, imponenti e possenti, come i loro creatori», come ebbe a descriverle Igor' Ėmmanuilovič Grabar'.[135] Molte di esse avevano affreschi esterni (la maggior parte non è sopravvissuta), solitamente in nicchie sulle facciate occidentale e meridionale.[136] Gli interni sono più austeri e semplici di quelli di Kiev, dalla volumetria interna meglio scandita in spazi, decorati da affreschi e non da mosaici. Tipica delle chiese novgorodiane è la forte verticalità, ottenuta sia con la compattezza planimetrica sia con il rapporto 1:5 tra il diametro inferiore della cupola centrale e la sua altezza – fondamentale per lo sviluppo del modello fu già la Santa Sofia di Novgorod, seppur idealmente ispirata al modello dell'omonima chiesa kievana.[37][132][137]
L'evoluzione dell'architettura novgorodiana si legò, nel XII secolo, al sopracitato Maestro Pietro[46] che «nel suo senso artistico di costruttore, perseguì un percorso verso qualcosa di sempre più grandioso e allo stesso tempo semplice», com'ebbe a descriverlo lo storico dell'architettura russa Aleksej Nekrasov.[138] Il vero lascito dell'architettura litica della Rus' nord-occidentale, la chiesa cubica a cupola singola, fu canonizzata nel XIV secolo dalle novgorodiane San Teodoro Stratelato e Trasfigurazione di via Il'ina. Di particolare importanza era la tendenza verso le «proporzioni crescenti» che portò gli architetti all'idea di una composizione piramidale. La chiesa piramidale a cupola singola emerse contemporaneamente a Novgorod, Pskov, Polotsk e Černigov poiché le proporzioni crescenti furono un fenomeno diffuso, manifestatosi peculiarmente nelle diverse scuole. Secondo diversi ricercatori, la «crescita delle caratteristiche architettoniche locali in varie regioni dell'antica Rus'», associata alla formazione di scuole locali, si sviluppò in un'unica direzione, «seguendo gli stessi principi architettonici e artistici» in «una tendenza verso la creazione di un'architettura pan-russa».[139] L'architettura novgorodiana, come detto, promosse tale processo. Fu in questa città che la raffinata cultura principesca bizantina fu soppiantata da una più popolare a seguito del cambio nella committenza (al posto del principe, i ricchi mercanti, i boiardi e le ulichane): un cambiamento ideologico che segnò la fine della cultura dell'antica Rus'.
Lo stile di Pskov, germinazione dell'architettura principesca novgorodiana, era più semplice, meno monumentale: edifici estremamente compatti e piccoli (da qui la necessità di costruire numerose chiese per accogliere i fedeli) con quattro o sei pilastri interni occupanti l'intero spazio. La chiarezza, la logica e la semplicità di queste costruzioni sobrie divennero un elemento caratterizzante della Scuola di Pskov.[140]
Tecnica edilizia
La tecnica edilizia novgorodiana fu uno degli elementi che concorse a dare alle chiese della città il loro aspetto precipuo. Mancando una fonte di pietra da rivestimento limitrofa a Velikij Novgorod ed in ragione della limitata capacità di produzione di mattoni della zona, la costruzione delle chiese in muratura fu realizzata, come anticipato, in "opera mista" di pietra grezza calcarea del Volchov, mattoni rossi e cemento di calce. Il risultato fu una superficie rosata simile a quella presente anche nelle chiese di Kiev ma con una texture superficiale più ruvida.[141] La commistione tra pietra e mattone era già evidente in Santa Sofia (uno zoccolo in lastre calcaree con volte ed architravi voltati in mattoni)[142] e raggiunse la sua piena maturità nelle chiese del XIV-XV secolo, con un apice indicato nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Conciatori (1408), ove il mattone non è solo strutturale ma anche elemento decorativo.[108]
Pittura
La storica dell'arte italiana Luisa Marcucci scrisse che «la Scuola di Novgorod rappresenta il punto più alto raggiunto nello stile dalla pittura russa: essa è caratterizzata da un profondo sentimento religioso, esaltato dalla stilizzazione e da una squisita sensibilità per il colore, vivo e splendente.»[143]
Affreschi e icone

La scuola pittorica di Novgorod rimase sempre un modello strutturante. Rappresentativa del potere della Rus' prima e della "Russia" poi, era vincolata dall'imperativo dell'ortodossia ai dogmi della Chiesa russa. Ciò si evince dalle grandi campagne di correzione del canone stilistico e iconografico, garante l'ortodossia della c.d. "Teologia delle icone",[145] commissionate a pittori greci dopo le invasioni mongole, a differenza di alcune province circostanti che si svilupparono in stili molto lontani dai canoni, molto più manieristi, senza esserne disturbati.[1][146] Novgorod funse inoltre da faro per la produzione pittorica dei vasti, scarsamente abitati territori controllati, nel nord della Russia, dalla Repubblica (a Vologda, lungo la Dvina Occidentale e l'Onega, ecc.)[147] tanto quanto, seppur involontariamente, promosse la produzione pittorica di Nižnij Novgorod quando Ivan III di Russia vi deportò diversi cittadini di Velikij Novgorod.[148]

Caratteristica precipua della Scuola di Novgorod è anzitutto il suo cromatismo – una frenesia di colori che principia con la sostituzione dello sfondo dorato bizantino con l'azzurro cielo (soprattutto per gli affreschi) o con un bianco brillante o un rosso vivo nelle icone. Il bianco era utilizzato anche su abiti e figure per creare modellati (frequenti gli scacchi). Il colore di base si schiarisce nelle zone di luce ma non si scurisce nelle ombre, generando un'illuminazione generale che diventa brillante nei dipinti a cavallo tra XIV e XV secolo.[99] Anche il rosso (un vero e proprio cinabro infuocato) non è confinato allo sfondo ed è spesso abbinato al verde in un'affinità che diventerà molto apprezzata in tutta la Russia.[59] Nella produzione pittorica di Pskov, la gamma cromatica è invece più semplice ed è il linearismo a farla da padrone.[86][95] Nel Quattrocento, la pittura novgorodiana era, rispetto a quella moscovita, più morbida e "popolana", con colori accesi, figure umane ben distinguibili l'una dall'altra,[149] gli sfondi ed i paesaggi assumono nuovi colori, l'architettura diventa più definita e le montagne raffigurate come gradinate ascendenti. Il ricorso a toni cromatici più tenuti, quasi "pallidi" fu appunto indicatore della crescente influenza pittorica moscovita nella pittura novgorodiana del Cinquecento.[130]

La più volte citata ricchezza della città mercantile di Novgorod[21] si rifletté nelle raffigurazioni di abiti ed arredi sontuosi. Pietre preziose, riflettendo la luce, ornavano libri, fasce episcopali e altri elementi decorativi. La brillantezza delle icone era ottenuta anche attraverso l'uso di raggi dorati, simili a quelli usati per i capelli. Questo approccio aveva anche una dimensione teologica, a significare che la luce che animava la doratura proveniva da un'invocazione esterna, insondabile e divina.[59] In generale, l'iconografia della produzione pittorica riflette le credenze popolari-contadine degli indigeni e gli eventi della loro storia, come ben si evince nelle icone di Floro e Lauro[150] e nella Battaglia dei Novgorodiani con i Suzdaliani ove il primo registro dell'opera celebra la Madonna del segno.[81][144] Altro forte elemento distintivo della committenza nordica è il pragmatismo che spinge, da una parte, a raffigurare quanti più santi possibili nella medesima icona (soprattutto a partire dal XV secolo) e caratterizzati con concreta espressività,[102] e dall'altra a raffigurare, ne I novgorodiani in preghiera, i committenti boiardi Kuzmin con le medesime dimensioni dei santi nella sovrastante Deesis – cosa che nessun pittore paleologo avrebbe mai fatto.[123] Le convenzioni stesse per la rappresentazione di Santi ed episodi della loro vita si evolvono proprio grazie alle innovazioni apportate in Novgorod a questo tema iconografico.[102] Proprio il venir meno di queste tendenze "popolari" nella pittura segnarono, a partire dalla fine del Quattrocento, la decadenza della Scuola di Novgorod sotto le istanze "aristocratiche" della Scuola di Mosca.[124][130]
Miniature

Rispetto al resto della pittura novgorodiana, la produzione di miniature, d'iniziale ispirazione bulgara, fu di qualità più scarsa. Uno dei primi esempi fu il già citato Evangeliario di Mstislav,[39] oggi al Museo statale di storia, il cui pregio sarebbe stato, secondo Lazarev, l'aver fornito materiale iconografico bizantino/bizantineggiante per i contemporanei e successivi pittori novgorodiani.[151] Le miniature del XIII e XIV secolo presentano ornamenti teratologici. La miniatura di Pskov, del tutto similare a quella di Novgorod, principiò nel XIII secolo.[152]
Arti decorative

Caratterizzata da una forte committenza laica e da un evidente pragmatismo, la Scuola di Novgorod produsse anche diversi frutti riconducibili all'ambito delle arti decorative e non solo alla pittura o all'architettura.
Le più antiche icone su tessuto della Russia, in fili colorati di seta d'oro e d'argento, sono state ritrovate nella regione di Novgorod. Provengono tutte da monasteri femminili o botteghe domestiche e ripropongono modelli similari. Spesso posizionate dietro icone vere e proprie di medesimo tema, fungevano da epitaffi, drappi per sarcofagi, paramenti liturgici e vessilli d'uso religioso.[154][152]
La scuola di Novgorod interessò anche l'intaglio del legno e della pietra, non solo per oggetti d'uso liturgico o comunque religiosa. L'intaglio costituisce la principale forma decorativa dell'architettura lignea russa e tale pratica vanta origini antichissime in Velikij Novgorod, ove sono stati rinvenuti arredi e tavole recanti motivi ornamentali analoghi ai fregi dei codici miniati locali precedenti all'invasione mongola della Rus'.[155][156] Quest'intaglio russo arcaico era contraddistinto da rigore formale, funzionalità e una profonda integrazione organica con la struttura, conservando al contempo un elevato valore sacro e mitologico.[157] Prolifica, come altrove in Russia, fu la produzione di croci viarie in pietra, soprattutto nel XIV-XV secolo, di cui buoni esempi sono la Croce di Lyudogoshchensky (1359) o la Croce di Alessio, in Santa Sofia, da taluni ritenuto memoriale della battaglia di Kulikovo.[153] La foggia particolare di questi monumenti si lega allo sviluppo, in Velikij Novgorod, di una variante locale della croce patente che prese appunto il nome di croce di Novgorod.[158]
Note
Esplicative
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- ↑ Sin dal 1016, Novgorod disponeva già di una veče, l'assemblea popolare tipica dei Paesi slavi medievali, che, ancor prima dell'ingresso della città nella Lega anseatica ne fece un soggetto politico di complessa gestione per i Rjurikidi – (EN) Michael C. Paul, The Iaroslavichi and the Novgorodian Veche: A Case Study on Princely Relations with the Veche, Russian History, 2004. (EN) Pavel V. Lukin, The Veche and the "Council of Lords" in Medieval Novgorod: Hanseatic and Russian Data, in Russian History, 41(4), 2014, pp. 458-503, DOI:10.1163/18763316-04104004, ISSN 0094-288X, JSTOR 24667181.
- ↑ La prima chiesa in pietra della Rus' di Kiev, la Chiesa delle Decime, distrutta dai tataro-mongoli nell'assedio di Kiev (1240), fu più un complesso palaziale su modello costantinopolitano (v.si Gran Palazzo) che una semplice fondazione religiosa - v.si Shvidkovskiĭ 2007, pp. 16-18.
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