Sphyrna mokarran

Squalo martello maggiore
Stato di conservazione
Critico[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
ClasseChondrichthyes
SottoclasseElasmobranchii
SuperordineSelachimorpha
OrdineCarcharhiniformes
FamigliaSphyrnidae
GenereSphyrna
SpecieS. mokarran
Nomenclatura binomiale
Sphyrna mokarran
(Rüppell, 1837)
Sinonimi

Sphyrna ligo
Fraser-Brunner, 1950
Sphyrna mokorran Rüppell, 1837
(errore ortografico)
Sphyrna mukaran (Rüppell, 1837)
(errore ortografico)
Zygaena dissimilis Murray, 1887
Zygaena mokarran Rüppell, 1837
[2][3]

Areale

Areale dello squalo martello maggiore

Lo squalo martello maggiore[4] (Sphyrna mokarran Rüppell, 1837), conosciuto anche come grande squalo martello[5], è uno squalo appartenente alla famiglia Sphyrnidae.

Si tratta della la specie più grande di squalo martello, appartenente alla famiglia degli Sphyrnidae: raggiunge una lunghezza media di 4,6 m e una lunghezza massima di 6,2 m. È diffuso nelle acque tropicali e temperato-calde di tutto il mondo, dove abita le aree costiere e la piattaforma continentale. Lo squalo martello maggiore si distingue dagli altri squali martello per la forma del suo «martello», detto cefalofoilo, ampio e con margine anteriore quasi rettilineo, per la prima pinna dorsale alta e falcata, e per le pinne pelviche fortemente falcate. Predatore apicale solitario e vigoroso nuotatore, si nutre di un'ampia varietà di prede, dai crostacei e cefalopodi ai pesci ossei e agli squali più piccoli. Osservazioni in natura suggeriscono che il cefalofoilo serva a immobilizzare le razze, una delle sue prede preferite. Questa specie è vivipara e partorisce nidiate fino a 50 piccoli ogni due anni.

Sebbene potenzialmente pericoloso, lo squalo martello maggiore attacca raramente l'uomo e talvolta può mostrarsi curioso verso i subacquei. Questo squalo è intensamente pescato per le sue grandi pinne,[6][7] molto apprezzate sul mercato cinese come ingrediente principale della zuppa di pinne di squalo.[8] Di conseguenza, le popolazioni di squalo martello maggiore sono in forte declino in tutto il mondo e, dal 2019, l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) lo classifica come specie in pericolo critico.[1]

Tassonomia e filogenesi

Lo squalo martello maggiore fu descritto per la prima volta come Zygaena mokarran nel 1837 dal naturalista tedesco Eduard Rüppell. Il nome specifico deriva dal nome comune arabo مقرن e significa «cornuto». In seguito, il nome fu modificato nell'attuale Sphyrna mokarran.[9] Per molti anni, tuttavia, si ritenne che il nome scientifico valido dello squalo martello maggiore fosse Sphyrna tudes, coniato nel 1822 da Achille Valenciennes. Nel 1950, Enrico Tortonese stabilì che gli esemplari illustrati da Valenciennes erano in realtà squali martello dorati, ai quali venne quindi applicato il nome S. tudes. Come sinonimo successivo più antico, Sphyrna mokarran divenne così il nome valido dello squalo martello maggiore. Il lectotipo di questa specie è un maschio lungo 2,5 m proveniente dal Mar Rosso. [10]

 
 

Eusphyra blochii

 
 
 
 

Sphyrna mokarran

 
 

Sphyrna zygaena

 
 
 
 

Sphyrna lewini

 
 
 
 

Sphyrna tudes

 
 

Sphyrna media

 
 
 
 

Sphyrna tiburo

 
 

Sphyrna corona

 
 
 
 
 
 

Albero filogenetico degli squali martello[11]

Gli studi più datati basati sulla morfologia hanno generalmente collocato lo squalo martello maggiore tra i membri più derivati della famiglia, riflettendo la visione tradizionale secondo cui le dimensioni del cefalofoilo sarebbero aumentate gradualmente nel corso dell'evoluzione degli squali martello. Questa interpretazione è stata però smentita da analisi filogenetiche basate su DNA nucleare e mitocondriale, secondo le quali lo squalo martello maggiore e lo squalo martello comune (S. zygaena) formano un clade basale rispetto a tutte le altre specie di Sphyrna. Questi risultati indicano inoltre che i primi squali martello evolutisi possedevano cefalofoili grandi, anziché piccoli.[11][12]

I più antichi denti fossili dello squalo martello maggiore sono noti dal Miocene inferiore di Cuba. Sono inoltre documentati dal Miocene medio al Pliocene della Florida, negli Stati Uniti, e dal Miocene superiore di Panama e del Brunei.[13]

Distribuzione e habitat

Lo squalo martello maggiore abita le acque tropicali di tutto il mondo, tra le latitudini di 40°N e 37°S. Nell'oceano Atlantico è presente dalla Carolina del Nord all'Uruguay, includendo il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi, nonché dalle coste del Marocco al Senegal e nel Mar Mediterraneo. Si trova lungo tutto il margine dell'oceano Indiano e, nel Pacifico, dalle isole Ryukyu fino all'Australia, alla Nuova Caledonia e alla Polinesia Francese, oltre che dalla Bassa California meridionale al Perù.[9] Potrebbe essere presente anche al largo di Gambia, Guinea, Mauritania, Sierra Leone e Sahara Occidentale; è stato inoltre occasionalmente segnalato nei pressi delle Hawaii, ma senza conferme definitive.[1] Lo squalo martello maggiore può essere rinvenuto sia in acque costiere molto basse, inferiori a 1 m di profondità, sia fino a circa 80 m al largo. Predilige le barriere coralline, ma frequenta anche la piattaforma continentale, le terrazze insulari, le lagune e acque più profonde in prossimità della costa. Si tratta di una specie migratrice: popolazioni al largo della Florida e nel Mar Cinese Meridionale sono state osservate spostarsi verso latitudini più elevate durante l'estate.[10]

Descrizione

Il «martello» dello squalo martello maggiore è ampio e presenta un margine anteriore distintamente rettilineo; l'individuo raffigurato mostra anche il tipico nuoto inclinato (rolled swimming) che la specie utilizza come principale modalità di locomozione.

Il corpo slanciato dello squalo martello maggiore, con il caratteristico cefalofoilo espanso, è tipico degli squali martello. Gli adulti si distinguono dallo squalo martello smerlato e dallo squalo martello comune per la forma del cefalofoilo, che presenta un margine anteriore quasi rettilineo (anziché arcuato), con evidenti incisure mediane e laterali. La larghezza del cefalofoilo corrisponde al 23-27% della lunghezza del corpo. I denti sono triangolari e fortemente seghettati, diventando più obliqui verso gli angoli della bocca. Sono presenti 17 file di denti per lato nella mascella superiore, con due o tre denti alla sinfisi (la linea mediana della mascella), e 16-17 file per lato nella mascella inferiore, con uno-tre denti alla sinfisi.[9]

La prima pinna dorsale è molto distintiva: estremamente alta e fortemente falcata, ha origine sopra l'inserzione delle pinne pettorali. La seconda pinna dorsale e la pinna anale sono entrambe relativamente grandi, con profonde incisioni nei margini posteriori. Le pinne pelviche sono falcate, con margini posteriori concavi, a differenza di quelle dello squalo martello smerlato, che sono invece rettilinee. La pelle è ricoperta da denticoli dermici ravvicinati; ciascuno ha forma romboidale, con tre-cinque creste orizzontali che terminano in denti marginali negli individui più piccoli, e cinque-sei negli esemplari più grandi. Lo squalo martello maggiore è di colore da bruno scuro a grigio chiaro o olivastro dorsalmente, sfumando al bianco sul lato ventrale. Le pinne degli adulti sono prive di marcature, mentre nei giovani l'estremità della seconda pinna dorsale può essere scura.[9][10]

Gli esemplari tipici più piccoli misurano circa 3,5 m di lunghezza e pesano oltre 230 kg, mentre quelli più grandi raggiungono 4,6 m e 449,5 kg. Una piccola percentuale della popolazione, costituita in gran parte o esclusivamente da femmine, può raggiungere dimensioni molto maggiori. L'individuo più lungo mai registrato misurava 6,1 m.[9][10] Il più pesante noto è una femmina lunga 4,4 m e del peso di 580 kg, catturata nel 2006 al largo di Boca Grande, in Florida; il suo peso era dovuto alla gravidanza, poiché portava 55 piccoli.[14] Esemplari eccezionalmente grandi potrebbero forse raggiungere i 900 kg, anche se ciò non è stato confermato.[15]

Biologia ed ecologia

Lo squalo martello maggiore è un predatore solitario e nomade, al quale gli altri squali di barriera tendono a lasciare ampio spazio. Se affrontato, può rispondere con una manifestazione agonistica, abbassando le pinne pettorali e nuotando in modo rigido o a scatti.[16] I giovani vengono predati da squali più grandi, come lo squalo leuca (Carcharhinus leucas), mentre gli adulti non hanno predatori importanti, ad eccezione delle orche, che cacciano squali martello di qualsiasi età.[9] Alcuni carangidi gialli (Caranx bartholomaei) sono stati osservati mentre si strofinavano contro i fianchi dello squalo martello, forse per liberarsi dai parassiti.[17] Branchi di pesci pilota (Naucrates ductor) talvolta accompagnano lo squalo martello maggiore.[18] Questa specie è parassitata da diverse specie di copepodi, tra cui Alebion carchariae, A. elegans, Nesippus orientalis, N. crypturus, Eudactylina pollex, Kroyeria gemursa e Nemesis atlantica.[9]

Alimentazione

Le razze (in particolare i trigoni) sono una preda favorita dello squalo martello maggiore.

Lo squalo martello maggiore è un predatore attivo dalla dieta varia. Tra le sue prede note figurano invertebrati come granchi, aragoste, calamari e polpi; pesci ossei come tarponi, sardine, pesci gatto marini, batracoidi, sparidi, emulidi, carangidi, scienidi, cernie, pesci piatti, ostracioni e diodontidi; e squali più piccoli, come i palombi.[10] Presso l'atollo di Rangiroa, gli squali martello maggiori predano opportunisticamente gli squali grigi di barriera (Carcharhinus amblyrhynchos) esausti dopo l'inseguimento dei partner.[19] La specie è nota anche per praticare il cannibalismo.[9] Nella Formazione Gatun di Panama, denti fossili attribuiti a squali martello maggiori suggeriscono che un tempo questi squali predassero giovani Otodus megalodon, insieme all'estinto squalo dai denti seghettati Hemipristis serra, con il quale coesistevano.[20]

Gli squali martello maggiori sono predatori apicali tra gli squali e sono specializzati nel nutrirsi di altri squali, razze e razze vere, soprattutto trigoni.[21] Le spine velenifere dei trigoni vengono spesso trovate conficcate nella loro bocca e non sembrano infastidirli: un esemplare catturato al largo della Florida ne aveva 96 dentro e attorno alla bocca. Gli squali martello maggiori cacciano soprattutto all'alba o al crepuscolo, facendo oscillare la testa in ampi archi sopra il fondale per rilevare le firme elettriche dei trigoni sepolti nella sabbia, tramite i numerosi organi elettrorecettivi situati sulla parte inferiore del cefalofoilo. Il cefalofoilo funziona anche come un idrofoil, permettendo allo squalo di virare rapidamente e colpire una razza una volta individuata.[22] Al largo della Florida, gli squali martello maggiori sono spesso i primi a raggiungere palangari appena innescati, suggerendo un olfatto particolarmente sviluppato.[10]

Un'altra funzione del cefalofoilo è suggerita dall'osservazione di uno squalo martello maggiore che attaccava un trigone meridionale (Dasyatis americana) alle Bahamas: lo squalo dapprima colpì la razza dall'alto con un potente urto, spingendola contro il fondale, poi la immobilizzò con la testa mentre ruotava per staccare un grosso morso da ciascun lato del disco delle pinne pettorali. In questo modo il trigone venne efficacemente menomato, quindi afferrato con le mascelle e fatto a pezzi con rapidi scuotimenti della testa.[23] Uno squalo martello maggiore è stato osservato anche mentre attaccava in acque aperte un'aquila di mare maculata (Aetobatus narinari), strappandole un grande morso da una delle pinne pettorali. Una volta immobilizzata la razza, lo squalo usò nuovamente la testa per inchiodarla al fondo e ruotò per afferrarla con le mascelle dalla testa. Queste osservazioni suggeriscono che lo squalo martello maggiore cerchi di disabilitare le razze con il primo morso, una strategia simile a quella del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), e che il suo cefalofoilo sia un adattamento alla manipolazione delle prede.[24] Squali martello maggiori adulti sono stati osservati cacciare su piane di barriera corallina profonde appena circa 0,7 m.[25]

Nuoto inclinato e risparmio energetico

Uno studio del 2016 su esemplari monitorati con accelerometri ha mostrato che gli squali martello maggiori riducono la resistenza idrodinamica e il dispendio energetico nuotando su un fianco, in una postura definita «nuoto ruotato». Lo squalo utilizza la sua enorme pinna dorsale per contribuire alla portanza, un comportamento già osservato in esemplari in cattività, e può trascorrere fino al 90% del tempo in questo orientamento di nuoto. Si ritiene che questa tecnica riduca la resistenza di circa il 10%, e di conseguenza anche il costo energetico del movimento.[26]

Ciclo vitale

Gli embrioni dello squalo martello maggiore sono collegati alla madre tramite una placenta durante la gestazione.

Come gli altri squali martello, lo squalo martello maggiore è viviparo: una volta che i piccoli in sviluppo esauriscono la riserva di tuorlo, il sacco vitellino si trasforma in una struttura analoga alla placenta dei mammiferi. A differenza della maggior parte degli altri squali, che si accoppiano sul fondale o nelle sue vicinanze, gli squali martello maggiori sono stati osservati accoppiarsi vicino alla superficie. In un resoconto dalle Bahamas, una coppia in accoppiamento risalì nuotando in cerchio, copulando una volta raggiunta la superficie.[9] Le femmine si riproducono una volta ogni due anni, partorendo dalla tarda primavera all'estate nell'emisfero boreale e tra dicembre e gennaio nelle acque australiane.[1] Il periodo di gestazione è di 11 mesi.[9] La nidiata varia da 6 a 55 piccoli, con 20-40 come numero tipico.[14] Alla nascita i giovani misurano 50-70 cm; i maschi raggiungono la maturità a 2,3-2,8 m di lunghezza e 51 kg di peso, le femmine a 2,5-3,0 m e 41 kg. I giovani differiscono dagli adulti per il margine frontale della testa arrotondato.[1][9] La durata di vita tipica di questa specie è di 20-30 anni;[9] la femmina record di Boca Grande è stata stimata avere 40-50 anni.[14]

Interazioni con l'uomo

Uno squalo martello maggiore catturato da un pescatore sportivo; lo sfruttamento umano minaccia oggi la sopravvivenza di questa specie.

Con le sue grandi dimensioni e i denti taglienti, lo squalo martello maggiore potrebbe ferire gravemente un essere umano; perciò è opportuno mantenere prudenza in sua presenza. Questa specie ha la reputazione, forse immeritata, di essere aggressiva e di rappresentare il più pericoloso tra gli squali martello.[27][28] I subacquei hanno riferito che, sott'acqua, gli squali martello maggiori tendono a essere timidi o indifferenti verso l'uomo.[17][22] Esistono tuttavia segnalazioni di squali martello maggiori che si sono avvicinati molto ai subacquei, o che li hanno persino caricati al loro ingresso in acqua.[18][27] Al 2011, l'International Shark Attack File elencava 34 morsi attribuiti agli squali martello del genere Sphyrna, 17 dei quali non provocati e nessuno mortale. A causa della difficoltà di identificare la specie coinvolta, non è chiaro quanti fossero dovuti allo squalo martello maggiore. Questo squalo è stato confermato come responsabile di un solo morso, provocato.[29]

Lo squalo martello maggiore viene catturato regolarmente sia dalla pesca commerciale sia da quella ricreativa nelle regioni tropicali, mediante palangari, reti fisse da fondo, lenze e reti a strascico. Sebbene la carne sia consumata raramente, le sue pinne stanno acquisendo un valore crescente a causa della domanda asiatica per la zuppa di pinne di squalo.[1] Inoltre, la pelle è utilizzata per il cuoio, l'olio di fegato per le vitamine e le carcasse per la farina di pesce.[9] Lo squalo martello maggiore viene catturato anche accidentalmente come cattura accessoria e subisce una mortalità molto elevata, superiore al 90%, nelle attività di pesca dell'Atlantico nord-occidentale e del Golfo del Messico. Anche l'impigliamento nelle reti antisqualo lungo le spiagge australiane e sudafricane rappresenta un'ulteriore causa di mortalità.[1]

Nel Queensland, in Australia, ai pescatori ricreativi è vietato catturare qualsiasi specie di squalo martello.[30] Nelle altre giurisdizioni dell'Australia settentrionale, cioè Territorio del Nord e Australia Occidentale, la pesca ricreativa mirata e la cattura dello squalo martello maggiore sono invece consentite.[31][32]

Squalo martello maggiore mentre si alimenta, Bimini

Stato di conservazione

Lo squalo martello maggiore è estremamente vulnerabile alla pesca eccessiva, a causa della sua bassa abbondanza complessiva e del lungo tempo generazionale. La valutazione del suo stato di conservazione è resa difficile dal fatto che molte attività di pesca non distinguono questa specie dagli altri squali martello nelle statistiche di cattura. A livello globale, è classificato come in pericolo critico nella Lista Rossa della IUCN. Nell'Atlantico nord-occidentale e nel Golfo del Messico è considerato in pericolo: pur non essendo una specie bersaglio, le sue popolazioni sono diminuite del 50% dagli anni '90 a causa delle catture accidentali. È inoltre in pericolo nell'Oceano Indiano sud-occidentale, dove numerosi pescherecci con palangari operano illegalmente lungo le coste, prendendo di mira squali martello e il pesce chitarra gigante (Rhynchobatus djiddensis). Nell'Oceano Indiano, il tasso di cattura dello squalo martello maggiore è diminuito del 73% tra il 1978 e il 2003, anche se non è chiaro se questo declino sia locale o diffuso. Lungo la costa occidentale dell'Africa la specie è in pericolo critico, con popolazioni collassate e un calo stimato dell'80% negli ultimi 25 anni. La Commissione subregionale per la pesca dell'Africa occidentale ha riconosciuto lo squalo martello maggiore come una delle quattro specie più minacciate della regione, nonostante la pesca continui senza adeguati controlli. Al largo dell'Australia settentrionale la specie è stata valutata come «dati insufficienti», ma a rischio elevato, anche a causa dell'aumento della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, legato al crescente valore delle pinne.[1]

Non esistono misure di conservazione specifiche dedicate esclusivamente a questa specie. È inclusa nell'Appendice I (Specie altamente migratrici) della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ma non sono ancora stati attuati programmi di gestione nell'ambito di tale accordo. Il divieto della pratica del finning (rimozione delle pinne) da parte di paesi e organismi sovranazionali, come Stati Uniti, Australia e Unione Europea, nonché da parte di organismi internazionali come la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico, dovrebbe contribuire a ridurre la pressione di pesca sullo squalo martello maggiore.[1]

Secondo uno studio pubblicato nel gennaio 2021 sulla rivista Nature, che ha analizzato 31 specie di squali e razze, il numero di questi animali negli oceani aperti è diminuito del 71% in circa 50 anni; tra le specie considerate figurava anche lo squalo martello maggiore.[33][34]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Rigby, C.L., Barreto, R., Carlson, J., Fernando, D., Fordham, S., Francis, M.P., Herman, K., Jabado, R.W., Liu, K.M., Marshall, A., Pacoureau, N., Romanov, E., Sherley, R.B. & Winker, H. 2019, Sphyrna mokarran, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ↑ Sphyrna mokarran, su fishbase.de. URL consultato il 7 agosto 2026.
  3. ↑ Sphyrna mokarran, su marinespecies.org. URL consultato il 7 agosto 2026.
  4. ↑ (Regolamento (UE) 2024/897 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 marzo 2024 - G. U. dell’Unione europea del 19.03.2024 Serie L pubblicato sulla G. U. della Repubblica Italiana 2ª Serie speciale – n. 38 il 20.05.2024), su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 7 agosto 2026.
  5. ↑ (Decisione Delegata (UE) 2021/1167 della Commissione del 27 aprile 2021 - G. U. dell’Unione europea del 16.07.2021 L 253 pubblicato sulla G. U. della Repubblica Italiana 2ª Serie speciale - n. 73 il 16.09.2021), su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 7 agosto 2026.
  6. ↑ David A. Ebert, Marc Dando e Sarah Fowler, Sharks of the World: A Complete Guide, Princeton University Press, 20 luglio 2021, p. 569, ISBN 978-0-691-20599-1. URL consultato il 22 settembre 2023.
  7. ↑ Melissa Cristina Márquez, U.S. Government Decides Against Adding Great Hammerhead Shark To Endangered Species List, su Forbes. URL consultato il 22 settembre 2023.
  8. ↑ Federal Register, Office of the Federal Register, National Archives and Records Service, General Services Administration, aprile 2013, p. 24703. URL consultato il 22 settembre 2023.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Cathleen Bester, Biological Profiles: Great Hammerhead, su Florida Museum of Natural History Ichthyology Department. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  10. 1 2 3 4 5 6 L. J. V. Compagno, Sharks of the World: An Annotated and Illustrated Catalogue of Shark Species Known to Date, Roma, Food and Agricultural Organization, 1984, pp. 548-549, ISBN 92-5-101384-5.
  11. 1 2 D. D. Lim, P. Motta, K. Mara e A. P. Martin, Phylogeny of hammerhead sharks (Family Sphyrnidae) inferred from mitochondrial and nuclear genes, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 55, n. 2, 2010, pp. 572-579, Bibcode:2010MolPE..55..572L, DOI:10.1016/j.ympev.2010.01.037, PMID 20138218.
  12. ↑ M. J. Cavalcanti, A Phylogenetic Supertree of the Hammerhead Sharks (Carcharhiniformes: Sphyrnidae), in Zoological Studies, vol. 46, n. 1, 2007, pp. 6-11.
  13. ↑ Olaf Höltke, Erin E. Maxwell e Michael W. Rasser, A Review of the Paleobiology of Some Neogene Sharks and the Fossil Records of Extant Shark Species, in Diversity, vol. 16, n. 3, 26 febbraio 2024, p. 147, Bibcode:2024Diver..16..147H, DOI:10.3390/d16030147, ISSN 1424-2818.
  14. 1 2 3 Record Hammerhead Pregnant With 55 Pups, su Discovery News, 1º luglio 2006. URL consultato il 18 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2011).
  15. ↑ Wolf H. Berger, Ocean: Reflections on a Century of Exploration, University of California Press, 6 maggio 2009, p. 264, ISBN 978-0-520-94254-7.
  16. ↑ R. A. Martin, A review of shark agonistic displays: comparison of display features and implications for shark–human interactions, in Marine and Freshwater Behaviour and Physiology, vol. 40, n. 1, marzo 2007, pp. 3-34, Bibcode:2007MFBP...40....3M, DOI:10.1080/10236240601154872.
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  22. 1 2 Rick Hammerschlag, Sandy Plains: Great Hammerhead Shark, su ReefQuest Centre for Shark Research. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  23. ↑ W. R. Strong, F. F. Snelson Jr. e S. H. Gruber, Hammerhead Shark Predation on Stingrays: An Observation of Prey Handling by Sphyrna mokarran, in Copeia, vol. 1990, n. 3, American Society of Ichthyologists and Herpetologists, 19 settembre 1990, pp. 836-840, DOI:10.2307/1446449, JSTOR 1446449.
  24. ↑ D. D. Chapman e S. H. Gruber, A further observation of the prey-handling behavior of the great hammerhead shark, Sphyrna mokarran: predation upon the spotted eagle ray, Aetobatus narinari (PDF), in Bulletin of Marine Science, vol. 70, n. 3, maggio 2002, pp. 947-952. URL consultato il 12 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2013).
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  26. ↑ N. L. Payne, G. Iosilevskii, A. Barnett, C. Fischer, R. T. Graham, A. C. Gleiss e Y. Y. Watanabe, Great hammerhead sharks swim on their side to reduce transport costs, in Nature Communications, vol. 7, 2016, Bibcode:2016NatCo...712289P, DOI:10.1038/ncomms12289, PMC 4963531, PMID 27457414.
  27. 1 2 J. Stafford-Deitsch, Sharks of Florida, the Bahamas, the Caribbean and the Gulf of Mexico, Trident Press Ltd., 2000, pp. 90-91, ISBN 1-900724-45-6.
  28. ↑ M. Thornley, V. Dante, P. Wilson e W. Bartholomew, Surfing Australia, 2ª ed., Tuttle Publishing, 2003, p. 264, ISBN 962-593-774-9.
  29. ↑ ISAF Statistics on Attacking Species of Shark, su International Shark Attack File, Florida Museum of Natural History, University of Florida. URL consultato il 24 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 31 agosto 2012).
  30. ↑ The State of Queensland (AU), Size and possession limits - tidal waters | Recreational fishing rules and regulations, su www.qld.gov.au. URL consultato il 19 agosto 2020.
  31. ↑ Recreational fishing, su Northern Territory Government, 21 gennaio 2016. URL consultato il 19 agosto 2020.
  32. ↑ Bag and size limits, su Department of Fisheries, Government of Western Australia. URL consultato il 19 agosto 2020.
  33. ↑ Helen Briggs, Extinction: 'Time is running out' to save sharks and rays, su BBC News, 28 gennaio 2021. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  34. ↑ Holly Richardson, Shark, ray populations have declined by 'alarming' 70 per cent since 1970s, study finds, su ABC News, Australian Broadcasting Corporation, 27 gennaio 2021. URL consultato il 29 gennaio 2021.

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