Stephanolepas muricata

Stephanolepas muricata
Intervallo geologico
eocene–recente
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseThecostraca
SottoclasseCirripedia
InfraclasseThoracica
SuperordineThoracicalcarea
OrdineBalanomorpha
SuperfamigliaCoronuloidea
FamigliaChelonibiidae
SottofamigliaChelonibiinae
GenereStephanolepas
Fischer, 1886
SpecieS. muricata
Nomenclatura binomiale
Stephanolepas muricata
Fischer, 1886
Specie
vedi testo

Stephanolepas muricata Fischer, 1886 è una specie di cirripede balanomorfo marino[1], unico membro vivente conosciuto appartenente al genere Stephanolepas Fischer, 1886[2].

I membri di questo genere sono organismi filtratori ed epibionti che instaurano un'interazione di tipo commensalistico con le tartarughe marine, tra le quali quelle della specie Lepidochelys olivacea[3], tuttavia pur mantenendo l'aspetto generale tipico dei balanoformi, caratterizzato da una forma simile a un piccolo vulcano o a un dente di cane, di altri cirripedi che infestano questi grandi rettili producono una struttura esterna relativamente fragile[4].

In seguito a una profonda revisione della classe Thecostraca pubblicata nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, la famiglia Chelonibiidae è stata riconosciuta come una delle 65 famiglie in cui viene oggi suddivisa l'intera classe, sulla base dei principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[5]

Descrizione

S. muricata, pur di dimensioni piuttosto ridotte ad altri balanoformi[6], ne mantiene l'aspetto generale tipico, caratterizzato da una forma simile a un piccolo vulcano o a un dente di cane, denominazione con cui questi organismi sono talvolta indicati nel linguaggio comune in italiano. La parte esterna, costituita dal carapace, o più propriamente dalla muraglia, racchiude l'organismo vero e proprio, un crostaceo profondamente modificato dal punto di vista morfologico. L'adulto dopo l'ultima metamorfosi cerca come substrato di natura biologica le tartarughe marine, in alcuni casi si pensa riconoscendo quelle che hanno già un insediamento della stessa specie, accattandosi ai tessuti molli grazie a un complesso sistema di uncini.[7]. Una volta fissati con la regione cefalica, gli individui adulti i cirri, appendici fortemente specializzate, vengono estroflessi e utilizzati per filtrare l'acqua, catturando plancton e altre particelle organiche a fini alimentari.

Pur non essendo organismi parassiti in senso stretto, gli esemplari di S. muricata si trovano spesso incorporati tra le squame lungo il bordo anteriore delle pinne anteriori, e pur non perforandone l'epidermide ne ostacola in parte i movimenti, specie quando colonizza l'animale assieme ad altre specie invasive, favorendone la debilitazione. Gli interventi delle associazioni, che tramite campagne di monitoraggio e, alla bisogna, salvataggio e cura, delle tartarughe di mare, nel rimuovere tuttavia gli esemplari di S. muricata, a causa della tipologia uncinata della struttura esterna tendono a ferire l'animale.[6]

In alcuni casi può contribuire allo spiaggiamento di individui fortemente indeboliti, un fenomeno che nel continente americano ha assunto un rilievo tale da essere indicato con l'acronimo DTS (Debilitated Turtle Syndrome).[6]

Note

  1. ↑ (EN) Stephanolepas, su WoRMS.
  2. ↑ (EN) Benny K. K. Chan (2021), Stephanolepas, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 7 febbraio 2026.
  3. ↑ Frick et al, 2011, p. 629.
  4. ↑ Frick et al, 2011, p. 630.
  5. ↑ Chan et al, 2021, p. 835
  6. 1 2 3 (EN) Nancy Mettee, Parasites. Marine Turtle Trauma Response Procedures: A Veterinary Guide, su WIDECAST Sea Turtle Recovery, Technical Report No. 17, 2014. URL consultato il 7 febbraio 2026.
  7. ↑ Daniele Pagli, Cirripedi delle tartarughe, breve guida al loro riconoscimento, su ocean4future.org, 8 settembre 2019. URL consultato il 7 febbraio 2026.

Bibliografia

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