Vivaro Romano
| Vivaro Romano comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Beatrice Sforza (lista civica Vivere Vivaro Insieme) dal 5-6-2016 (2º mandato dal 4-10-2021) |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°06′02″N 13°00′27″E |
| Altitudine | 757 m s.l.m. |
| Superficie | 12,50 km² |
| Abitanti | 150[1] (31-5-2026) |
| Densità | 12 ab./km² |
| Comuni confinanti | Carsoli (AQ), Oricola (AQ), Orvinio (RI), Pozzaglia Sabina (RI), Turania (RI), Vallinfreda |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 00020 |
| Prefisso | 0774 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 058113 |
| Cod. catastale | M095 |
| Targa | Roma o RM |
| Cl. sismica | zona 2B (sismicità media)[2] |
| Cl. climatica | zona E, 2 855 GG[3] |
| Nome abitanti | vivaresi o vivarani[4] |
| Patrono | san Biagio |
| Giorno festivo | 3 febbraio |
| PIL procapite | (nominale) 20 328 € |
| Cartografia | |
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| Sito istituzionale | |
Vivaro Romano (u Juaru in dialetto vivarese), conosciuto ufficialmente come Vivaro fino al 1872,[5] è un comune italiano di 156 abitanti[1] della Città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio, al confine con l'Abruzzo.
Geografia fisica
Territorio

Il Comune è arroccato su uno sperone di roccia chiamato Colle Gennaro,[6] propaggine del monte Croce (1.080 m s.l.m.) uno dei rilievi della catena dei monti Lucretili (o monti Lucretini), vicino al confine geografico orientale del Lazio con l'Abruzzo e la Provincia dell'Aquila e affacciato sulla vicina Piana del Cavaliere.
Il territorio comunale è caratterizzato per la presenza di numerose fonti sorgive, alla base della sua fondazione e usate ancora oggi per l'approvvigionamento idrico comunale.
Geologia
Il territorio di Vivaro è caratterizzato dalla presenza di due distinte formazioni: la prima, dal crinale di montagna a circa 750m, ovvero più o meno dove si sviluppa l'abitato, è costituita dalla formazione sedimentaria dei "Calcari a Briozoi e Litotamni" tipico del Miocene, ovvero calcari bianchi tipici nella formazione carbonatica laziale-abruzzese; il secondo, a valle, una formazione arenaceo-pelitica del Miocene superiore, con alternanza di strati di arenaria e argille.[7]
Le due formazioni, venute a contatto tettonico con una grande dislocazione, hanno dato vita alla linea geologica di importanza regionale "Olevano-Antrodoco", che attraversa l'area comunale, punto di fuoriuscita della maggior parte delle fonti sorgive.[8]
Clima
- Classificazione climatica: zona E, con 2.855 gradi giorno e 14 ore di accensione giornaliera massima degli impianti di riscaldamento dal 15 ottobre al 15 aprile.[9]
Sismicità
- Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media).
Storia
Origini ed età romana
Il territorio dell'attuale Comune di Vivaro Romano fu abitato dagli Equi sin dall'VIII secolo a.C. e proprio dalla storia di questo popolo con i vicini romani nasce l'abitato. Fu in particolare intorno al 302 a.C. che gli Equi, attaccata la colonia romana di Alba Fucens e provocando così uno scontro con la Repubblica Romana, si videro assoggettati alla neonata colonia di Carsioli (o Carseoli).[10]
Con la fondazione della colonia fa la comparsa per la prima volta il nome latino di Vivarium, per il quale esistono due possibili derivazioni: la prima deriverebbe dal significato del latino vivarium come luogo dove mantenere le bestie feroci,[11] ovvero come luogo dove si svolgeva l'intensa attività di allevamento che nutriva la colonia; la seconda e più accreditata deriverebbe dall'enorme quantità di fonti sorgive che arricchisce la zona di Vivaro Romano ancora oggi, tra cui la fonte di San Benedetto ('a Fonte 'e Santu Binjittu in vivarese) che Carseoli sfruttò con la costruzione di una grande acquedotto.[12]

Età feudale
Vivaro seguì quindi le vicissitudini dell'impero romano; dopo le invasioni barbariche divenne parte del longobardo Ducato di Spoleto. Intorno all'XI secolo entrò nei domini dell'importante Abbazia di Farfa; compare infatti per la prima volta in un documento dei Registri Farfensi come donazione all'Abbazia nel 1012 da parte di tale Transarico figlio di Mainfredo.[13] Tale possedimento fu confermato dall'imperatore Enrico VI di Svevia nel 1118.
Durante il feudalesimo sul paese si avvicendarono diverse signorie: dal XIV secolo spettò agli Orsini, che incominciarono la costruzione del castello nel 1440; a questi successero i Brancaleone intorno al 1474[14], i Cenci, i Vitelli, i Ceuli; di quest'ultima famiglia rimane testimonianza nella presenza del loro stemma familiare sulla grande fontana-abbeveratoio fatta costruire alla fonte della Scentella.
Da un documento del novembre 1525 risulta che il signore di Vivaro, Alimonte Brancaleoni, difese con successo il suo privilegio sul paese in una complicata controversia ereditaria contro i Cherubini e i Coppari. In seguito a tali eventi gli abitanti del borgo si costituirono in communitas o universitas, cercando di mantenere la loro indipendenza dai signori del castello, forma associativa che dura ancora oggi grazie all'università agraria, costituita in modo ufficiale nel 1907.[15]
Di questa forma associativa rimane memoria negli Statuti approvati il 9 agosto 1560 dai Brancaleoni "per Universitatem castri nostri Vivarij facta et composita", di cui rimane una copia del 1738, divisa in sei libri e 170 capitoli, in volume manoscritto di 102 fogli scritti avanti e retro:[16]
- Libro I - Delle Cause Civili si compone di 19 capitoli, e tratta propriamente dei Magistrati e degli Officiali della Comunità.
- Libro II continua l’argomento delle Cause Civili in 39 capitoli.
- Libro III - De Maleficij, come dire dei Delitti, in capitoli 34.
- Libro IV - Delli Danni Dati o propriamente dei danneggiamenti, in capitoli 38.
- Libro V - Delli Estraordinarij, ossia dei casi per i quali non è previsto un formale processo, in capitoli 33.
- Libro VI - Delli Arti, che riguarda in particolar modo i mestieri, in capitoli 7.
- Chiude il volume l’indice per libri e capitoli.
Principato dei Borghese
Il 17 novembre 1609 Papa Paolo V Borghese acquistò il feudo a vantaggio del nipote Marcantonio II Borghese, figlio di Giovanni Battista Borghese, principe di Vivaro, segnando la trasformazione del feudo in un Principato.[17][18]
Nel 1656 il borgo fu duramente colpito dalla pestilenza, tanto che da una popolazione di 600 persone circa si arrivò a 182 vivaresi[19] con una mortalità di quasi il 70%.[20]
Con l'inasprirsi dei rapporti tra lo Stato Pontificio e Napoleone, Vivaro fu coinvolta negli eventi legati alla fuga del Papa e la neonata Repubblica Romana, una delle repubbliche sorelle filo-francesi. Contro di questa Vivaro iniziò una resistenza, dopo l'uccisione nella vicina Macchia del Sèsera di un componente del corpo d'insorgenti;[21] guidata dal fabbro-ferraio Mastro Lavinio Ferruzzi,[22] al quale è oggi dedicata una delle vie principali del borgo, gli insorgenti si asserragliarono nel castello; attaccati dall'esercito francese più volte e presi dalla fame, alla fine la popolazione fu ospitata dalla vicina comunità di Vallinfreda mentre i volontari rimasti, 25 uomini capitanati dal fabbro,[21] resistettero fino a venire sopraffatti dall'esercito francese.[23]
A seguito di questi eventi, gli stessi abitanti di Vivaro decisero di distruggere completamente il castello vendendone i materiali, tanto che il Principe all'epoca titolare della proprietà, Marcantonio IV Borghese, se ne lamenta in una notifica ufficiale del 6 luglio 1799.[14][24]
Età moderna
Con la Restaurazione seguita al Congresso di Vienna, Papa Pio VII Chiaramonti elevò il borgo a Comune,[25] sembra come compenso per la resistenza opposta dai vivaresi all'esercito dei francesi.
A metà dell'Ottocento, Vivaro fu ovviamente attraversata dal movimento del Risorgimento italiano, tanto che accolse per qualche giorno i volontari di Giuseppe Garibaldi dopo gli esiti della battaglia di Mentana, quando Parroco e Priore del Comune era Camillo di Pietro padre del futuro Cardinale Angelo Di Pietro.[25] Alla guida della comunità vivarese si pose Gio. Giacomo Cerini che viene ricordato per aver innalzato l'Albero della Libertà e poi divenuto anche parte della Giunta provvisoria comunale, presieduta da Giuseppe Mazzetti.[26]
Nel 1902 il Cardinale Angelo di Pietro, vivarese di nascita, affrancò il Comune di Vivaro dal debito che ancora aveva nei confronti dei Borghese, prendendo tutti i possedimenti dell'ex feudo e lasciandoli ai vivaresi stessi che ancora oggi lo amministrano attraverso l'università agraria.[27]
Gli inizi del Novecento furono caratterizzati da grandi rinnovamenti nel Comune: intorno al 1908, sempre su indicazione del Cardinale di Pietro, fu demolita la chiesa medioevale di San Biagio per la costruzione di una nuova Chiesa parrocchiale più grande, opera dell'ingegnere Costantino Sneider,[28] mentre nel 1911 l'amministrazione comunale si fece promotore di una grande ricostruzione del fontanile presente sulla piazza principale del paese.
Nel 1915 anche Vivaro come gran parte d'Italia fu coinvolta dagli effetti degli eventi sismici della Marsica; fortunatamente per gli abitanti del luogo, a differenza di Comuni vicini, si riportò una scossa di circa 40 secondi con lievissime lesioni in una trentina di case.[29]

Simboli
Lo stemma e il gonfalone del Comune sono stati concessi con il Decreto del Presidente della Repubblica del 28 maggio 2010.[30]
Il gonfalone è un drappo di verde con la bordatura di giallo.
La rosa canina è un fiore tipico delle montagne della zona. L'immagine di una vipera può essere collegata all'errata interpretazione dell’origine del nome del paese quale corruzione di Viprarius, ossia "paese delle vipere".[31]
Ricorrenze
- 21 gennaio: festa di Sant'Antonio di Padova.
- 3 febbraio: festa del patrono San Biagio Vescovo e Martire.
- 5 agosto: festa della compatrona Santa Maria Illuminata.
- 6 agosto: commemorazione dei caduti vivaresi di tutte le Guerre.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire
È la chiesa principale di Vivaro Romano,[32] frutto di una ricostruzione totale avvenuta nel 1910 sulla chiesa medioevale precedente. Nei documenti storici appare per la prima volta nel 1505, nella nota delle Decime che la chiesa doveva al Vescovo di Tivoli,[33] tuttavia si ritiene probabile la sua esistenza sin dai tempi dell'incastellamento del Castrum.
Chiesa votiva a Sant'Antonio di Padova
Il culto a S. Antonio di Padova è presente nel paese sin dal 1609,[34] con un'immagine all'altare della Madonna nella chiesa parrocchiale di San Biagio. La chiesa votiva tuttavia è molto più recente e la sua costruzione fu promossa dalla fratellanza dedicata al Santo, presente nel paese almeno dal 1896, con inizio dei lavori il 29 agosto 1928 e benedizione il 30 giugno 1929.
La cappella è estremamente semplice, grande 6x5 metri e dotata sui lati di grandi finestre per permettere di seguire le funzioni religiose anche rimanendo all'esterno. Un grande lampadario in ferro battuto pende dal soffitto e una nicchia nella parete di fondo ospita la statua del Santo.
Santuario di Santa Maria Illuminata
Di fondazione incerta, da ricercare nel XIII secolo,[35] dato che il santuario viene citato per la prima volta nel 1282 in una bolla papale, sorge sul colle di Santa Maria a 3 km dal paese ed era legato alla presenza di un piccolo convento, abolito intorno al 1653 con il Decreto della Sacra Congregazione, relativo alla soppressione dei piccoli conventi.[35]
Il culto dell'Illuminata è legato a una leggenda miracolosa, secondo la quale il dipinto fu trovato da un pastore richiamato da una luce sfolgorante - da cui l'appellativo Illuminata;[36] riportato al paese, il dipinto venne miracolosamente ritrovato per due volte nel luogo della scoperta, segno che quello doveva essere il luogo della sua definitiva dimora.
A ricordo di tale evento si è storicamente svolta una processione, in passato il 5 agosto durante la mattina che nel 1962 il parroco Don Angelo Matini convinse a spostare alla sera della vigilia,[37] con fiaccole e torce che dal Santuario accompagna la Madonna in Paese.
Intorno agli inizi del XX secolo il Santuario fu sottoposto a un restauro complessivo per merito del Cardinale Angelo Di Pietro[38] ed è durante un restauro del dipinto, nel novembre 1951, che fu portato alla luce sotto l'immagine seicentesca della Vergine Maria un'immagine risalente all'incirca al XIII secolo.[39]
A seguito di un furto avvenuto il 28 marzo 1984, fu creata una copia del dipinto, che prese il posto del dipinto trafugato.[40]
Chiese scomparse
- Chiesa di S. Tommaso.
- Chiesa di S. Michele, antica ecclesia Castri[41] e soggetta, essendo all'interno del Palazzo, al giuspatronato dei Signori del Castello che ne avevano fondato il beneficio, terminato nel 1634 e poi rifondato come S. Michele Arcangelo dal futuro Cardinale Angelo di Pietro fino alla sua morte.[42]
Architetture civili
Fontanile di Piazza della Peschiera
L'amministrazione comunale nel 1911 fece ricostruire il grande fontanile monumentale di acqua pubblica come servizio agli abitanti in luogo del precedente fontanile fatto costruire intorno alla metà del XIX secolo.[43] Si compone di un abbeveratoio e una lunga panca in pietra con in alzato lo stemma comunale e una targa a ricordo dell'evento.
Fontana della Scentella
Fu forse la prima fontana pubblica del Borgo, fatta costruire probabilmente dalla famiglia dei Ceuli, che si contesero il feudo vivarese intorno alla metà del XVI secolo, di cui rimane testimonianza nello stemma familiare.
È una fontana in pietra di forma triangolare, con lo stemma dei Ceuli in posizione centrale vicino alla punta superiore, e una vasca abbeveratoio lunga quanto tutto la base della fontana.
La Mola
Conosciuto con il nome di Mola, trattasi di un antico mulino della famiglia vivarese De Angelis costruito nel 1867[44], funzionante fino ai primi anni del secondo dopoguerra e oggetto di un restauro conservativo nel 2024, nell'ambito del PNRR italiano,[45] che ha compreso il recupero della facciata originale, un nuovo tetto ligneo nel rispetto delle tecniche costruttive del XIX secolo, il rinnovamento degli infissi in legno e del portale originale d'ingresso e la sistemazione degli spazi esterni.[44]
Particolarmente interessante a livello locale per il suo sistema di funzionamento: le macchine utili alla macinazione delle granaglie erano infatti azionate grazie all'energia cinetica verticale dell'acqua, che dalla fonte sorgiva di San Benedetto passa come ruscello ad alimentare un bacino artificiale – la Refòta in dialetto locale – posizionata accanto al mulino e a una quota più alta di circa 3 metri; dal bacino artificiale le macchine venivano azionate lasciando muovere l'acqua con un movimento "a cascata".[46][47]
La Moletta
Appartenente alla stessa famiglia De Angelis, è situato a valle del primo mulino, a quota 590 m s.l.m., lungo lo stesso ruscello,[48] in modo da sfruttarne lo stesso meccanismo. Anche questo oggi non è più utilizzato anche se la località dove si trova viene chiamata ancora oggi con il nome del mulino.
Altro
- Cavea teatrale.
- Portale seicentesco del Castello.
Architetture militari

Castello Borghese
La presenza di un primo castello va fatta risalire ai tempo del Regno Longobardo, anche se compare per la prima volta solo nel 1012, come proprietà della potente Abbazia di Farfa[49] e risulta distrutto intorno al 1048. Quando Vivaro entra a far parte delle proprietà della famiglia Orsini risulta ricostruito e allargato, con la costruzione delle mura difensive per l'abitato, un palazzo baronale e all'interno di questo una cappella a S. Michele. Intorno al XVII secolo, durante il Principato della famiglia Borghese, il castello viene arricchito di un portale d'ingresso che ne sancisce la mutata funzione, da infrastruttura militare a palazzo nobiliare, anche se sarà di nuovo utilizzato a scopo difensivo durante un'insorgenza civile nel 1799 a seguito del quale gli stessi abitanti di Vivaro decisero di distruggerlo completamente.
Oggi ospita il piccolo museo locale Castrum Vivarii ed è utilizzato per lo svolgimento di eventi, nonché come grande giardino al centro dell'abitato.
Memoriali
- Monumento ai caduti vivaresi di tutte le guerre.
- Monumento all'appuntato dell'arma dei Carabinieri Ippolito Cortellessa.
Aree naturali
- Il cammino di San Pietro Eremita (anello dell'Evangelizzazione).
- La fonte sorgiva della Nocchia.
- La fonte sorgiva della Scentella.
- La fonte sorgiva di San Benedetto.
- Monte Croce.
Evidenze artistiche
- Trittico ligneo tricuspide a San Biagio, opera di Silvio Galimberti ed Eugenio Cisterna (Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire);
- Icona di Santa Maria Illuminata, XIII secolo (Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire).
Società
Evoluzione demografica
Alla data del 1º gennaio 2024, sulla base della sua popolazione, è il Comune meno abitato della Città metropolitana di Roma Capitale e il terzo di tutta la Regione Lazio, dopo Marcetelli e Micigliano.[50]
| Evoluzione storica | ||
| Anno | Popolazione | Fonte |
| 1656 | 182 | [20] |
| 1681 | 439 | [51] |
| 1982 | 242 | [52] |
| 1985 | 199 | |
| 1995 | 244 | [53] |
| 2005 | 199 | [54] |
| 2015 | 171 | |
| 2025 | 156 | [55] |
Abitanti censiti[56]

Etnie e minoranze straniere
Secondo i dati ISTAT[57] al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera residente era di 13 persone di cui 6 maschi e 7 femmine. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano al 31 dicembre 2015:[58]
Romania 5 (2,9%)
Tradizioni e folclore
- Festa di San Biagio Vescovo e Martire, patrono della città, il 3 febbraio.
- Lunedì dell'Angelo, una processione accompagna l'effigie della Santa verso il Santuario di Maria Santissima Illuminata.
- Festa di Santa Maria Illuminata, durante il quale si svolgono vari festeggiamenti:
- Il 4 agosto una processione con fiaccolata serale riporta l'effigie di Maria dal Santuario alla chiesa parrocchiale di San Biagio;
- Il 5 agosto breve processione all'interno del paese e concerto bandistico serale;
- Il 6 agosto una processione per il paese e successiva messa alla piazza vecchia del paese (Piazza della Peschiera) con l'effigie della Santa e le statue delle vecchie confraternite religiose raffiguranti i diversi compatroni della città. Infine alla sera è tradizione che i festeggiamenti si concludano con uno spettacolo pirotecnico.
- Commemorazione civile e benedizione dei caduti vivaresi di tutte le guerre con autorità civili, militari e religiose al monumento ai caduti e al monumento in onore dell'appuntato Ippolito Cortellessa, il 6 agosto.
Istituzioni, enti e associazioni
Università Agraria
Costituitasi in modo ufficiale con verbale di atto firmato il 19 settembre 1907,[15] l'università agraria di Vivaro Romano amministra e gestisce il dominio collettivo destinato ad uso pubblico di circa 978,9632 ha,[59] di cui il 56% circa destinato a pascolo e coltivazioni e il restante di tipo forestale, con boschi di castagno, cerro, orniello, carpino nero e roverella. A questo si aggiungono circa 10 ha nel territorio del Comune di Oricola, in località Sesera, di cui 6 ha costituiti da bosco ceduo a prevalenza di cerro di 12 anni e il rimanente a cespuglieto.[60]
Ha la sua sede in vicolo della Paglia 4, in prossimità della piazza del paese ed è dotata di uno proprio stemma, costituito come si legge nello statuto:[61]
Altro
- Pro loco di Vivaro Romano.
- Associazione Culturale di Varia Umanità e Musica Vivarium.
Religione
Fervente centro religioso se rapportato agli abitanti, è accertata la presenza nel passato della Confraternita del SS. Sacramento e del SS. Rosario che aveva un proprio oratorio, statuti, cariche amministrative e patrimonio immobiliare,[62][63] più altre sette "fratellanze", associazioni religiose laicali, dedite al culto dei Santi minori.
La Confraternita, fondata intorno al XVI secolo e operante fino agli inizi del Novecento, fu liquidata nel 1926 per effetto della legge 17 luglio 1890 (cd. «legge Crispi») che costringeva le confraternite religiose a entrare nella Congregazione di Carità di ispirazione statalista. Entrata nella congregazione, la Confraternita investì tutti i suoi capitali nella costruzione dell'asilo.[64]
Oggi a Vivaro Romano è presente la sola chiesa parrocchiale di San Biagio, facente parte della quarta vicaria della diocesi di Tivoli.[65] Sono presenti poi un Santuario dedicato a Maria Santissima Illuminata e una piccola chiesa votiva a Sant'Antonio Abate all'entrata principale del paese.
Inoltre, risultano attive quattro confraternite:[66]
- Confraternita dell’Addolorata
- Confraternita S. Biagio
- Confraternita S. Sebastiano
- Confraternita S. Francesco da Paola
Qualità della vita
Il reddito pro capite medio dichiarato nel 2022 fu di 16.608 euro,[67] in aumento del 16,67% rispetto alla media di 14.235 euro del 2016.[68] Il 50% della popolazione dichiarava meno di 15.000 euro, mentre il 40,6% si poneva tra i 15.000 e i 26.000 euro; solo il 9,4% dichiarava un reddito medio tra i 26.000 e i 55.000 euro.
Nel 2023, il reddito pro capite medio risulta essere di 20.328 euro,[69] in aumento del 22,39% rispetto al 2022.
Dal punto di vista della mortalità nel 2025, con 3 decessi, si è registrato un tasso di mortalità di 19,23 decessi ogni mille abitanti, al di sopra della media italiana di 11,06 decessi ogni mille abitanti[70] e in aumento rispetto agli anni precedenti.[71]
Cultura
Istruzione
Biblioteche
È presente una piccola biblioteca comunale, non facente parte di alcun circuito provinciale né regionale, sito all'entrata dell'abitato e composto di una sala lettura e cinque postazioni per lo studio.[72]
Scuole
Attualmente non sono più presenti scuole attive, a causa del progressivo spopolamento dell'abitato; in passato erano presenti:
- Un asilo nido, oggi in disuso;
- La scuola materna di via dei Piani, oggetto di una ristrutturazione complessiva per essere trasformato in un polo civico e spazio di coworking;[73]
- La scuola elementare Ippolito Cortellessa, divenuta una casa per ferie comunale.[74][75]
Musei
- Museo Castrum Vivarii, un museo demo etnoantropologico e storico-archeologico situato presso la Torretta del Castello Borghese e facente parte del sistema museale territoriale Medaniene.[76]
Enogastronomia
- I cioncone, fagioli coltivati storicamente intorno alla valle di Mola Penneo.[77]
- I pizzigli, un tipo di pizzetta fritta con mortadella sopra.
- Le petacce, un tipo di fettuccina corta di farina di farro e grano, condita con sugo di pomodoro, pecorino, aglio, olio e peperoncino.
Geografia antropica

Anticamente il Castrum era caratterizzato dalla presenza di quattro portali d'ingresso: Porta Colle Gennaro, Porta Lancia, Porta Paola e Porta Nova[78] i cui nomi comparivano anche nei nomi delle vie, come via di Porta San Gennaro (oggi via di Mastro Lavinio) o le persistenti via di Porta Paola e via di Porta Nuova.
L'impianto dell'abitato ancora all'Unità d'Italia presentava le caratteristiche del fenomeno dell'incastellamento medioevale: il tessuto edilizio concentrato completamente intorno al castello e alla chiesa, lasciando la maggior parte del territorio all'agricoltura, principale se non unica fonte di sostentamento.
Gli sviluppi più importanti del borgo si devono rintracciare a partire dal XX secolo, tanto che ancora oggi un raffronto tra il Catasto Gregoriano (1858) e le mappe contemporanee mostrano come l'abitato sia rimasto pressocché lo stesso fino a quel momento:
- Il piano stradale fu completamente rivoluzionato: le strade storiche, che a raggiera collegavano il paese ai centri di Vallinfreda, Orvinio e Turania e alla piana dedicata all'agricoltura, furono per la maggior parte abbandonate e la nuova infrastruttura viaria riorientò il paese verso la via Tiburtina e i centri dell'Abruzzo attraverso nuove vie razionali che oggi permettono i collegamenti al Comune solo da due direzioni, Vallinfreda da una parte e la via Turanense dall'altra.
- Si avviò un processo di densificazione edilizia, con nuove edificazioni a compattare il tessuto preesistente.
- L'ingrandimento del paese si sviluppò principalmente lungo la direttrice di via della Selva Grande, con edilizia residenziale, e via Roma, che da collegamento verso Orvieto è diventata il principale "ingresso" al paese e lungo la quale si sono concentrate le strutture pubbliche scolastiche o di uso pubblico.
Nel secondo dopoguerra l'odonomastica del paese fu toccata dalla volontà di onorare figure storiche vivaresi o cittadini caduti in guerra. I nomi antichi di alcune vie, basati su elementi storici o elementi naturali, furono abbandonati e comparvero così via Mastro Lavinio (già via di Porta San Gennaro), via Riccardo di Pietro, via Antonio Sforza, Largo Cardinal di Pietro, via Ascenzio Falchi, via Giovanni de Angelis.
Il Piano Regolatore Generale comunale fu adottato dal Consiglio Comunale con deliberazione n.51 del 27 luglio 1986.[79]
Località
Numerose sono le località e i toponimi di Vivaro:
- Collenaru e Palaterra, rispettivamente la parte alta e bassa dell'abitato, storicamente divise dalla chiesa parrocchiale di San Biagio.
- Palaparruccia, antica via di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie; collega Vivaro Romano alla via Tiburtina e Arsoli senza passare per Vallinfreda e Riofreddo.
- le Molette, il cui toponimo deriva dalla presenza dell'antico mulino De Angelis.
- gliu Crocione, un'area a circa 900 m s.l.m. caratterizzata per la presenza di una croce di vetta.
- la Porelera, la zona più bassa dell'abitato in corrispondenza della via vecchia per Vallinfreda.
- gl'Irici, la Lacciara, u Frassittu, Ara Caagli, Ara e gliu Casale, Capistregliu, le Cerqui, u Pisciaregliu, Rencastru e Roscetta.
Infrastrutture e trasporti
Strade
Autostrada dei Parchi Roma-L'Aquila-Teramo, uscite Vicovaro-Mandela (Lazio) e Carsoli-Oricola (Abruzzo).- SP31c, collegata alla SP34 Via Turanense.
- SP32b, collegata direttamente alla SS5 Via Tiburtina Valeria.
- SP38a che collega Vivaro Romano con Vallinfreda e Riofreddo.
Ferrovie
Vivaro Romano non è servito direttamente da una stazione ferroviaria.
La linea più prossima è la ferrovia Roma-Sulmona-Pescara che collega il Comune con i maggiori centri del Lazio e dell'Abruzzo attraverso le tre più vicine stazioni:
Mobilità urbana
Il Comune è servito da linee bus Cotral che collegano l'abitato con:
- Tivoli, Guidonia Montecelio e Roma, passando per la SS5 Via Tiburtina Valeria o l'autostrada A24;
- il Comune di Carsoli, dov'è presente la stazione della linea ferroviaria Roma-Pescara;
Amministrazione
Sindaci
| Nominativo | Partito | Coalizione | Mandato | Affluenza | +/- | Note | ||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inizio | Fine | |||||||
| Sindaci eletti dal Consiglio Comunale (1946-1993) | ||||||||
| Gino Cortellessa | Partito Socialista Italiano | PSI-DC-PDS-PR-Lista verde | 29 luglio 1988 | 7 giugno 1993 | [80] | |||
| Sindaci eletti direttamente dai cittadini (dal 1993) | ||||||||
| Gino Cortellessa | Partito Socialista Italiano | PSI-DC-PDS-Indipendenti | 7 giugno 1993 | 26 aprile 1997 | 78,93% | [81] | ||
| Lista civica di centro-sinistra | 27 aprile 1997 | 12 maggio 2001 | 80,37% | [82] | ||||
| Gaetano Cerini | Lista civica | 13 maggio 2001 | 27 maggio 2006 | 87,03% | [83] | |||
| 28 maggio 2006 | 14 maggio 2011 | 90,48% | [84] | |||||
| Francesco Mezzaroma | Lista civica Rinnovamento | Liste civiche | 15 maggio 2011 | 4 giugno 2016 | 87,43% | [85] | ||
| Beatrice Sforza | Lista civica Vivere Vivaro | 4 giugno 2016 | 2 ottobre 2021 | 87,27% | [86] | |||
| Lista civica Vivere Vivaro Insieme | 3 ottobre 2021 | in carica | 80,38% | [87] | ||||
Linea temporale

Altre informazioni amministrative
Repubblica Romana
Dal 15 febbraio 1798 al 19 settembre 1799, durante la prima Repubblica Romana sorta nella scia della Rivoluzione francese, in base all’art. CCCLXVIII della Costituzione della Repubblica Romana[88] il generale Louis Alexandre Berthier dell’Armée d'Italie con il proclama n.139 attribuì Vivaro al Cantone di Riofreddo, appartenente al Dipartimento del Tevere,[89] nominando edili aggiunti i vivaresi Flaviano e Biagio Ferruzzi.
Stato Pontificio
Dal 1816 al 1870 il Comune fu parte della Comarca di Roma, suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio, facente parte del distretto di Tivoli, governo di Arsoli.
Regno d'Italia
Dal 1870, in seguito alla presa di Roma e conseguente caduta dello Stato Pontificio, il Comune passò nella Provincia di Roma - fino al 1927 come parte del Circondario di Roma abolito poi dalle riforme amministrative fasciste.
Con il Regio Decreto 1114/1872, emanato il 25 novembre 1872 ed entrato in vigore il 01 gennaio 1873[5], a seguito della deliberazione del Consiglio Comunale votata il 1º novembre 1872,[90] il Comune assunse l'attuale nome di Vivaro Romano, in luogo del precedente Vivaro.
Repubblica Italiana
Al referendum istituzionale del 1946 nell'ambito della nascita della Repubblica Italiana, i vivaresi votarono in maggioranza per la Monarchia, con 376 voti su 516 votanti - una maggioranza del 77,69% - e un'affluenza del 90,69%,[91] in linea con i risultati della Circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone di cui Vivaro Romano faceva parte.[92]
Per l'Assemblea Costituente il partito maggiormente votato fu la Democrazia Cristiana con 283 voti (61,39%) su 569 elettori e 516 votanti (un'affluenza del 90,69%); il Fronte dell'Uomo Qualunque raccolse 67 voti (14,73%); il PSIUP 60 voti (13,02%); pochi voti raccolsero il Blocco Nazionale della Libertà con 13 voti (2,82%), il PRI con 11 voti (2,39), il PCI con 7 voti (1.52%) e i monarchici con 4 voti (0,87%).[93]
Nel 2015 entra a far parte della Città metropolitana di Roma Capitale, ente sostitutivo della vecchia Provincia di Roma.
Fa inoltre parte delle organizzazioni sovracomunali:
- X Comunità Montana dell'Aniene.
- Unione dei Comuni del Medaniene (con Anticoli Corrado, Arsoli, Cineto Romano, Riofreddo, Roviano e Vallinfreda).
Sport
Impianti sportivi
- Campo sportivo Don Angelo Matini (1908-1999),[94] in località Le Molette, con prato in erba e spogliatoi.
- Campetto a 5, accanto al campo sportivo, in erba sintetica e ristrutturato nel 2022.
Galleria d'immagini
L'area di Collenaru, intorno alla Piazza della Peschiera vista dai resti del Castello Borghese.
Il teatro all'aperto sulla piazza del Castello Borghese.
La Torretta del Castello Borghese.
Note
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Vivaro romano - Enciclopedia - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'11 agosto 2026.
- 1 2 REGIO DECRETO 25 novembre 1872, n. 1114 - Normattiva, su normattiva.it. URL consultato il 26 agosto 2024.
- ↑ Statuto comunale - Parte I, Titolo I, articolo 4., su comunevivaroromano.it. URL consultato il 23 agosto 2023.
- ↑ Gisotti, 2011, p. 49
- ↑ Progetto CARG - Cartografia Geologica e Geotematica, su progetto-carg.isprambiente.it. URL consultato il 27 ottobre 2025.
- ↑ Comuni-italiani - Vivaro Romano, su comuni-italiani.it. URL consultato il 5 giugno 2024.
- ↑ Di Nicola, 1985, pp. 30–32.
- ↑ Procopio, La guerra gotica, p. 23.
- ↑ Pieralice, 1881, p. 57.
- ↑ Presutti, 1929-1930, p. 248.
- 1 2 Presutti, 1929-1930, p. 258.
- 1 2 Agraria Vivaro Romano – Dominio collettivo dell'Università Agraria di Vivaro Romano, su agrariavivaroromano.com. URL consultato il 22 agosto 2024.
- ↑ Progetto RInASCo - Un progetto finanziato dalla Regione Lazio, su archivicomunali.lazio.beniculturali.it. URL consultato il 19 marzo 2025.
- ↑ I Signori di Vivaro, su museocastrumvivarii.it. URL consultato il 12 settembre 2024.
- ↑ (EN) Family tree of Giovanni Battista Borghese, su Geneanet. URL consultato il 12 settembre 2024.
- ↑ Di cui 63 uomini, 69 donne, 3 anziani e 47 giovani.
- 1 2 Presutti, 1929-1930, p. 270.
- 1 2 Gori, 1864, p. 48.
- ↑ Presutti, 1929-1930, p. 255.
- ↑ Presutti, 1929-1930, pp. 258–259.
- ↑ Notazione presente nell'Archivio Borghese "Vivaro" n.142.
- 1 2 Gigi Huetter, Pio IX e il mistero di Vivaro (PDF), in Strenna dei Romanisti 1965, Roma, 21 aprile 1965, pp. 239–243.
- ↑ Gabriele Alessandri, Vivaro Romano, 1870. Le prime elezioni nel Regno d'Italia. (PDF), in Il foglio di Lumen, n. 34, Pietrasecca di Carsoli, Associazione Lumen (onlus), dicembre 2012, pp. 16–17.
- ↑ Mastro Lavinio – Il Cardinale, su museocastrumvivarii.it. URL consultato il 27 settembre 2024.
- ↑ Presutti, 1929-1930, p. 271
- ↑ CFTI5Med Vivaro Romano (RM), su storing.ingv.it. URL consultato il 22 ottobre 2025.
- ↑ Vivaro Romano (Roma) D.P.R. 28.05.2010 concessione di stemma e gonfalone, su Governo Italiano, Ufficio Onorificenze e Araldica, 2010. URL consultato il 18 novembre 2020.
- ↑ Stemma Comunale, su Comune di Vivaro Romano. URL consultato il 18 novembre 2020.
- ↑ Di Nicola, 1985, pp. 519–523.
- ↑ Di Nicola, 1985, p. 195.
- ↑ Di Nicola, 1985, pp. 528–529.
- 1 2 guidasantuari, Maria Santissima Illuminata | GuidaSantuari Santuari e Miracoli, su GuidaSantuari, 29 maggio 2017. URL consultato il 23 agosto 2023.
- ↑ Nicola Tavoletta, presidente nazionale Acli Terra, Vivaro Romano, vive la devozione a Maria (PDF), su diocesiportosantarufina.it, Avvenire, 11 giugno 2023, p. 1.
- ↑ Feste e Tradizioni a Vivaro Romano., su digilander.libero.it. URL consultato il 9 ottobre 2024.
- ↑ Presutti, 1929-1930, p. 251.
- ↑ Da un restauro, una scoperta, in L'Osservatore Romano, Città del Vaticano, 30 marzo 1952.
- ↑ Giuseppe Chiapponi, Vivaro. È il terzo colpo - Rubato in una Chiesa un quadro del Duecento, in Il Messaggero di Roma, Roma, 29 marzo 1984.
- ↑ Annotata come Ecclesia S. Angeli (chiesa di S.Angelo) nel 1505, all'interno delle Decime di grano e di spelta da dare al Vescovo di Tivoli.
- ↑ Di Nicola, 1985, pp. 197-198
- ↑ Il Fontanile è assente dalle carte del Catasto Gregoriano (Comarca 251) del 1819 ma chiaramente presente nel Cessato Catasto Rustico (U.T.E.) del 1858.
- 1 2 A Vivaro Romano l’antico mulino De Angelis torna agli antichi splendori, su ConfineLive, 28 gennaio 2025. URL consultato il 3 marzo 2025.
- ↑ Open Cup - Progetto - Edifici rurali. Risanamento conservativo e recupero funzionale., su opencup.gov.it. URL consultato il 13 settembre 2024.
- ↑ La Mola – Vivaro Romano Web, su vivaroromano.com. URL consultato il 6 giugno 2024.
- ↑ Giuseppe Gisotti, I mulini ad acqua di Vivaro Romano (RM) (PDF), in Geologia dell'Ambiente, 3 (supplemento), SIGEA - Società Italiana di Geologia Ambientale, settembre 2011, pp. 49–53, ISSN 1591-5352.
- ↑ Gisotti, 2011, p. 50.
- ↑ Di Nicola, 1985, pp. 80–85.
- ↑ Statistiche Vivaro Romano, su comuni-italiani.it. URL consultato il 3 settembre 2024.
- ↑ Gabriele Alessandri, Vivaro alla fine del XVII secolo. (PDF), in Il foglio di Lumen, n. 36, Pietrasecca di Carsoli, Associazione Lumen (onlus), agosto 2013, pp. 11–12.
- ↑ Popolazione totale del Comune di Vivaro Romano, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 23 agosto 2024.
- ↑ Popolazione residente dal 1992 al 2001, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 23 agosto 2024.
- ↑ Popolazione residente dal 2002 al 2019, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 23 agosto 2024.
- ↑ Popolazione residente al 01 gennaio 2025., su demo.istat.it. URL consultato l'11 aprile 2025.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Bilancio demografico popolazione straniera, su demo.istat.it. URL consultato il 5 giugno 2024.
- ↑ Cittadini Stranieri - Vivaro Romano, su Comuni-Italiani.it. URL consultato il 26 agosto 2024.
- ↑ Dati dal Verbale di Delibera di Consiglio n.11 del 09 giugno 2022.
- ↑ Dal PGAF Piano di Gestione e Assestamento Forestale 2022-2031 - "Premessa: assetto e forme di utilizzazione del territorio."
- ↑ Statuto Università Agraria Vivaro Romano – Agraria Vivaro Romano, su agrariavivaroromano.com, 30 gennaio 2023. URL consultato il 7 ottobre 2024.
- ↑ Di Nicola, 1969.
- ↑ Pierattini, 1968, p. 259.
- ↑ Pierattini, 1968, p. 260.
- ↑ Vivaro Romano - S. Biagio v.m. » Diocesi di Tivoli e di Palestrina, su Diocesi di Tivoli e di Palestrina, 19 agosto 2024. URL consultato il 23 agosto 2024.
- ↑ Confraternite » Diocesi di Tivoli e di Palestrina, su Diocesi di Tivoli e di Palestrina, 3 ottobre 2024. URL consultato il 4 ottobre 2024.
- ↑ Michela Finizio, Da Portofino a Cavargna: ecco, comune per comune, dove i redditi sono cresciuti di più, su Il Sole 24 ORE, 24 aprile 2024. URL consultato il 26 agosto 2024.
- ↑ Vivaro Romano: Redditi Irpef 2016, su Comuni-Italiani.it. URL consultato il 26 agosto 2024.
- ↑ Quali sono le città più ricche d’Italia? Milano è solo ottava, Lajatico in top 3: la mappa interattiva del reddito medio per Comune, su Corriere della Sera, 17 aprile 2025. URL consultato il 18 aprile 2025.
- ↑ Riccardo Saporiti, Blog | Ecco la mappa della mortalità nei comuni italiani, su Info Data, 20 maggio 2026. URL consultato il 20 maggio 2026.
- ↑ Bilancio demografico, su demo.istat.it. URL consultato il 20 maggio 2026.
- ↑ Biblioteca comunale di Vivaro Romano, su vivaroromano.poncdc.comune.roma.it, 30 gennaio 2024. URL consultato il 20 febbraio 2024.
- ↑ Elaborati progetto PNRR per Polo Civico - Comune di Vivaro Romano, su comunevivaroromano.it. URL consultato il 13 settembre 2024.
- ↑ REGOLAMENTO_CASA_PER_FERIE.pdf - Comune di Vivaro Romano, su www.comunevivaroromano.it. URL consultato il 12 giugno 2025.
- ↑ La trasformazione in Casa per Ferie risulta certificata dal DGR 604 del 27 luglio 2009 della Regione Lazio, che stanziò €282.508,00 per i lavori di "Ristrutturazione e riqualificazione di struttura pubblica (ex scuola Ippolito Cortellessa) finalizzata alla realizzazione di "Casa per ferie" di cui alla lettera d dell'art. 2 del regolamento regionale del Lazio 24/10/2008 n° 16, sulla disciplina delle strutture Ricettive Extralberghiere".
- ↑ MuseiMedaniene.it - Sistema Museale Territoriale Medaniene, su museimedaniene.it. URL consultato il 31 marzo 2022.
- ↑ Fagiolo cioncone, su parchilazio.it. URL consultato il 23 agosto 2023.
- ↑ Porta Colle Gennaro era posta sulla Piazza all'ingresso del Castello in quella che oggi è via Mastro Lavinio; Porta Lancia era posizionata a sud-ovest alla fine di via del Rio; di Porta Paola e Porta Nova rimangono solo gli odonimi delle vie adiacenti.
- ↑ Pianificazione e governo del territorio, su comunevivaroromano.it. URL consultato il 3 ottobre 2024.
- ↑ Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, su amministratori.interno.gov.it. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 6 giugno 1993, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 27 aprile 1997, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 13 maggio 2001, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 28 maggio 2006, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 15 maggio 2011, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 5 giugno 2016, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni amministrative del 3 ottobre 2021, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Cfr. Costituzione della Repubblica romana colle leggi ad essa relative e con indice alfabetico ragionato del cittadino dottor Filippo Brunone Fidanza, Roma, Luigi Perego Salvioni stampatore del Senato e Tribunato, 1798, p. 66, OCLC 955819918, SBN IEIE001646. URL consultato il 4 ottobre 2020.
- ↑ Cfr. Luigi Perego Salvioni, Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, I, Roma, Annali della Repubblica Romana, 1798, p. 377, LCCN 04011827, OCLC 955819918, SBN RAVE003469. URL consultato il 3 giugno 2020.
- ↑ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia (PDF), n. 348, Roma, Tipografia Eredi Botta, 17 dicembre 1872.
- ↑ Risultato del Referendum istituzionale del 02 giugno 1946 nel Comune di Vivaro Romano, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato del Referendum istituzionale del 02 giugno 1946 per la Circoscrizione Roma-Latina-Viterbo-Frosinone , Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 2 ottobre 2024.
- ↑ Risultato delle elezioni per l'Assemblea Costituente del 02 giugno 1946, Archivio storico delle elezioni del Ministero dell'Interno, su Eligendo. URL consultato il 7 ottobre 2024.
- ↑ Lo ricorda una targa commemorativa posta nel 2012.
Bibliografia
- Beatrice Sforza (a cura di), Vivaro, la Terra e la Gente, s.l., Fabreschi, 2021.
- Beatrice Sforza, Francesco Petrucci (a cura di), I vivaresi e il canto popolare - antologia di musiche e testi, Subiaco, Associazione Culturale di Varia Umanità e Musica Vivarium, 2006.
- Camillo Pierattini, Recensioni, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, vol. XLI, Tivoli, Tipografia dei Monasteri, 1968, pp. 257-260.
- Fabio Gori, Nuova guida storica, artistica, geologica ed antiquaria da Roma a Tivoli e Subiaco alla grotta di Collepardo alle valli dell'Amsanto ed al lago Fucino, Parte IV, Roma, Tipografia delle Belle Arti, 1864, pp. 46–48.
- Giacchino Di Nicola, Vivaro Romano - Ambiente e costume nella storia della Confraternita, Tivoli, Tipografica S. Paolo, 1969.
- Giacchino Di Nicola, Vivaro Romano - Le Chiese, Tivoli, s.n., 1970.
- Giacchino Di Nicola, Vivaro Romano - Il Castello, La Repubblica Romana (1798-1799) e l'insorgenza di Mastro Lavinio (marzo-settembre 1799), s.l., Colombo, 1973.
- Giacchino Di Nicola, Storia di Vivaro Romano sullo sfondo della regione ai confini del Lazio con la Sabina e l'Abruzzo, Roma, s.n., 1985.
- Giacinto De Vecchi Pieralice, L'Ombra di Ovidio fra le rovine di Carseoli, Subiaco, 1881.
- Giuseppe Presutti, Vivaro, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, vol. IX-X, Subiaco, Tipografia dei Monasteri, 1929-1930, pp. 248–271.
- Vittorio Peruzzi, Sòle, rànena e pennecchie, s.l., s.n., 2004.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Comune di Vivaro Romano, su comunevivaroromano.it. URL consultato il 24 ottobre 2025.
- Agraria Vivaro Romano – Dominio collettivo dell'Università Agraria di Vivaro Romano, su agrariavivaroromano.com. URL consultato il 23 agosto 2023.
- Sito ufficiale della Comunità Montana dell'Aniene » Zona X del Lazio - Città Metropolitana di Roma Capitale, su halleyweb.com. URL consultato l'11 giugno 2025.
- Sito ufficiale dell'Unione dei Comuni della Medaniene, su unionemedaniene.it. URL consultato il 20 maggio 2023.
- Sito ufficiale della Città metropolitana di Roma Capitale, su cittametropolitanaroma.it. URL consultato il 23 agosto 2023.
- Prometheo, Pagina di Vivaro Romano, su comuni-italiani.it, 2004/2008. URL consultato il 15 luglio 2008.
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