Ager Faliscus

L'agro falisco con i centri di Falerii, Nepete e Sutrium.

L'Ager Faliscus (in italiano agro falisco) era la regione dell'Etruria meridionale abitata in età preromana dai Falisci, sulla riva destra del Tevere, in un'area corrispondente all'odierno Lazio settentrionale. Il suo centro principale era Falerii Veteres, l'odierna Civita Castellana.[1]

Geografia

L'agro falisco coincide in larga parte con il bacino del Treja, affluente di destra del Tevere. Il confine orientale, il più netto, è segnato dal corso del Tevere, che separava il territorio falisco da quello dei Sabini e degli Umbri. Gli altri limiti, meno marcati sul piano geomorfologico, erano rappresentati dal Monte Soratte a sudest, dalle pendici del complesso vulcanico Sabatino con il lago di Bracciano a sud e dal complesso vulcanico di Vico con la selva Cimina a ovest.[2] Il Monte Soratte, sede del culto di Pater Soranus, costituiva al tempo stesso un punto di incontro e un confine con le popolazioni vicine, in particolare i Capenati.[3]

Popolamento

Il territorio fu frequentato già nel Paleolitico e nel Neolitico, con insediamenti in ripari e grotte, e conobbe villaggi stabili nell'età del bronzo, documentati nelle aree di Vignale (Falerii), Pizzo (Nepi) e Narce, con una fase di occupazione continuativa dal Bronzo medio fino al Bronzo finale.[4]

Alla fine dell'età del bronzo il sistema insediativo entrò in crisi e il territorio fu quasi interamente abbandonato: le comunità si spostarono verso Veio, nell'ambito della rivoluzione protourbana, cosicché nel corso del IX secolo a.C. l'agro falisco appare pressoché spopolato. Solo entro la prima metà dell'VIII secolo a.C. nuove comunità tornarono a insediarsi nell'area, dando origine ai centri di Falerii e Narce; all'apporto di popolazione italica si aggiunse, specialmente a Narce, una partecipazione minoritaria di Etruschi da Veio.[5]

Nel corso del VII secolo a.C. sia Falerii sia Narce completarono il processo di formazione urbana, con necropoli disposte in modo radiale attorno ai nuclei abitati e con la comparsa delle tombe a camera, segno dell'emergere di una classe aristocratica.[6] Tra VI e V secolo a.C. Falerii assunse un ruolo egemone nel sistema politico ed economico della regione, dotandosi di un sistema di santuari urbani e suburbani, tra cui quello di Giunone Curite a Celle, di fronte all'acropoli di Vignale.[7] Per le vicende storico-militari successive, dalla caduta di Veio nel 396 a.C. alla distruzione di Falerii Veteres nel 241 a.C., si veda la voce Falisci.

Centri

Falerii

Porta di Giove a Falerii Novi.

Falerii Veteres (l'odierna Civita Castellana) fu il centro egemone dell'agro falisco, di cui controllava un ampio territorio. Il nucleo originario è individuato sul colle di Vignale, cui si affiancò dall'ultimo decennio dell'VIII secolo a.C. il pianoro adiacente; le necropoli di Montarano, poi Penna e Valsiarosa, ne segnano lo sviluppo.[8] All'inizio del IV secolo a.C. la città fu riorganizzata secondo un impianto regolare, con la ricostruzione di gran parte dei templi, tra cui quello di Scasato II dedicato alla triade Giove, Giunone e Minerva; alla coroplastica falisca di questa fase appartiene l'Apollo dello Scasato.[9] Dopo la distruzione del 241 a.C. la popolazione fu trasferita nella vicina Falerii Novi.

Narce

Narce, tra i comuni di Mazzano Romano e Calcata, fu il maggiore centro dopo Falerii, nel settore meridionale dell'agro falisco. L'insediamento si articolava sulle alture di Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede, con le necropoli più antiche, I Tufi e La Petrina.[10] È stato talora identificato con la Fescennium delle fonti antiche, ipotesi priva di riscontri archeologici certi; è stato inoltre proposto di riconoscervi la Tevnalthia menzionata in un'iscrizione etrusca da Pizzo Piede, toponimo di probabile origine italica.[11] Dalla seconda metà del V secolo a.C. Narce conobbe un forte declino; sopravvisse a lungo il solo santuario suburbano di Monte Li Santi-Le Rote, attivo fino alla fine del II secolo a.C.[12]

Corchiano e i centri settentrionali

Nel settore settentrionale, sotto il controllo di Falerii, si svilupparono centri come Corchiano e Vignanello.[13] Corchiano divenne città dal tardo VI secolo a.C. e conobbe, tra IV e III secolo a.C., una marcata penetrazione di elementi etruschi, documentata da testimonianze epigrafiche come l'iscrizione monumentale larθ velarnies e il gentilizio hescuna, di ambito volsiniese, e da tombe rupestri di tipo affine a quelle di Norchia. Sull'origine di questi Etruschi sono state avanzate due ipotesi principali: una diaspora dal territorio di Chiusi dopo la distruzione di Volsinii (264 a.C.), oppure una colonizzazione promossa da Tarquinia in chiave antiromana.[14] Le vicine Nepet e Sutrium, talora ritenute di influenza falisca, costituivano piuttosto delle "porte" dell'Etruria e rientravano nella sfera etrusca o nell'orbita di Roma.[15]

Cultura materiale

La produzione più caratteristica dell'agro falisco è la ceramica d'impasto di età orientalizzante decorata a incisione, talvolta definita la ceramica "nazionale" del territorio; forma tipica è l'holmos, o sostegno, che nell'agro falisco divenne un oggetto funerario ricorrente.[16] A Falerii la produzione di vasi d'impasto era organizzata secondo criteri quasi "industriali", con ampia distribuzione locale ed esterna.[17] I corredi documentano inoltre legami commerciali con il mondo greco e il Mediterraneo orientale, con importazioni di pregio; tra VI e V secolo a.C. l'agro falisco fu interessato da un intenso commercio di ceramica attica, prima a figure nere e poi a figure rosse, cui seguì nel IV secolo a.C. una fiorente produzione locale di ceramica falisca a figure rosse.[18]

Rapporti con gli Etruschi

Per la sua posizione, snodo delle comunicazioni nella media valle del Tevere, l'agro falisco costituiva un'area di stretto contatto tra le popolazioni dell'Italia centrale. Le aree falisca e capenate gravitavano, insieme a Caere e Veio, in un medesimo ambito culturale, come mostrano la circolazione di vasellame, bronzi e altri manufatti di pregio e la mobilità delle persone: a Narce sono documentati gruppi di lingua etrusca inseriti nella comunità locale.[19] Un ruolo di primo piano nei rapporti tra l'Etruria meridionale e le popolazioni di lingua latina spettò a Veio, collocata sul Tevere ai margini del mondo etrusco; a un'origine comune veiente e falisca è ricondotto anche il tipo di tomba a loculo, ampiamente diffuso nell'area.[20]

Le più antiche testimonianze di scrittura dell'agro falisco, sia a Falerii sia a Narce, sono in lingua etrusca. A Narce le iscrizioni etrusche, numerose e concentrate nel VII secolo a.C., sono state interpretate sia come segno della presenza di una comunità di lingua etrusca stanziata nel centro, sia come espressione di una tradizione scrittoria locale autonoma, distinta da quella di Veio.[21] Ciononostante i Falisci mantennero nel tempo una propria identità culturale distinta, pur nel profondo rapporto con il mondo etrusco.[22]

Viabilità e romanizzazione

La conquista romana dell'agro falisco fu un processo di lunga durata, radicato nei rapporti sempre più stretti tra alcune famiglie di notabili di Falerii e le gentes romane, più che una cesura netta.[23] Dopo il 241 a.C. il controllo del territorio da parte di Roma portò alla costruzione della via Amerina, il cui tracciato coincideva con il cardo maximus di Falerii Novi, e successivamente della via Flaminia (220 a.C.); i nuovi assi viari evitavano i precedenti centri falisci, mentre la più antica via Tiberina perse importanza.[24] Gran parte dei santuari sopravvisse alla conquista, per essere poi abbandonata in modo pianificato tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C.[25] In età augustea l'agro falisco fu incluso nella Regio VII Etruria, ripartizione amministrativa di carattere geografico.[26]

Tratto caratteristico della viabilità falisca sono le vie cave, o tagliate, strade incassate scavate nel tenero tufo vulcanico per collegare i pianori insediativi ai corsi d'acqua e alle zone basse del territorio. A una di queste, la cosiddetta strada rupestre di Cannara (o San Egidio) presso Corchiano, è associata l'iscrizione monumentale etrusca larθ velarnies, probabilmente riferita al costruttore della via.[27] Altre tagliate sono tuttora visibili nel territorio di Corchiano e di Gallese.

Storia degli studi

L'esplorazione dell'agro falisco ebbe inizio negli ultimi decenni del XIX secolo, nell'ambito del progetto della Carta Archeologica d'Italia, con la scoperta di Falerii nel 1884. Nel 1889 fu inaugurato il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, a lungo noto come "museo falisco" per la ricchezza dei materiali provenienti dal territorio; tra il 1890 e il 1893 furono esplorate ventidue necropoli a Narce.[28]

Note

  1. ↑ Tabolli2018, pp. 559-560.
  2. ↑ Tabolli2018, pp. 559-560; DeLuciaTabolli2013, p. 260.
  3. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 260.
  4. ↑ Tabolli2018, pp. 562-563; DeLuciaTabolli2013, p. 261.
  5. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 261-262; Tabolli2018, pp. 563-564.
  6. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 262-263; Tabolli2018, pp. 564-565.
  7. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 263-264.
  8. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 261-262; Bakkum2009, p. 417.
  9. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 265-266.
  10. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 261-263.
  11. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 260-261; Tabolli2018, pp. 560, 565.
  12. ↑ Tabolli2018, pp. 565-566; DeLuciaTabolli2013, p. 267.
  13. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 260; Bakkum2009, pp. 519, 534.
  14. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 273-275.
  15. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 261.
  16. ↑ Tabolli2018, pp. 564-565.
  17. ↑ Tabolli2018, p. 565; DeLuciaTabolli2013, p. 263.
  18. ↑ Tabolli2018, pp. 564-566; DeLuciaTabolli2013, pp. 264-266.
  19. ↑ Micozzi2017, p. 923; DeLuciaTabolli2013, pp. 268-269.
  20. ↑ Micozzi2017, p. 923.
  21. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 271-272.
  22. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 275.
  23. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 267; Tabolli2018, p. 568.
  24. ↑ Tabolli2018, pp. 567-568; DeLuciaTabolli2013, p. 267.
  25. ↑ DeLuciaTabolli2013, p. 268.
  26. ↑ Biella2024, pp. 330-331; DeLuciaTabolli2013, p. 275.
  27. ↑ DeLuciaTabolli2013, pp. 274-275.
  28. ↑ Tabolli2018, pp. 560-562.

Bibliografia

  • (EN) Jacopo Tabolli e Sara Neri, The Faliscans and the Capenates, in Gary D. Farney, Guy Bradley (a cura di), The Peoples of Ancient Italy, Berlino-Boston, De Gruyter, 2018, pp. 559-578.
  • (EN) Maria Anna De Lucia Brolli e Jacopo Tabolli, The Faliscans and the Etruscans, in Jean MacIntosh Turfa (a cura di), The Etruscan World, Londra-New York, Routledge, 2013, pp. 259-280.
  • (EN) Marina Micozzi, External Relationships, 730-580 BCE, in Alessandro Naso (a cura di), Etruscology, Berlino-Boston, De Gruyter, 2017, pp. 921-939.
  • (EN) Maria Cristina Biella, The Faliscans and the Capenates, in The Oxford Handbook of Pre-Roman Italy, Oxford, Oxford University Press, 2024, pp. 330-341.
  • (EN) Gerardus C. L. M. Bakkum, The Latin Dialect of the Ager Faliscus. 150 Years of Scholarship, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2009, ISBN 9789056295622.

Voci correlate

Collegamenti esterni