Andromma raffrayi

Andromma raffrayi
Andromma raffrayi, femmina
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumProtostomia
PhylumArthropoda
SubphylumChelicerata
ClasseArachnida
OrdineAraneae
SottordineAraneomorphae
SuperfamigliaCorinnoidea
FamigliaLiocranidae
SottofamigliaCybaeodinae
GenereAndromma
SpecieA. raffrayi
Nomenclatura binomiale
Andromma raffrayi
Simon, 1899

Andromma raffrayi Simon, 1899 è un ragno appartenente alla famiglia Liocranidae.

La specie, il cui epiteto scientifico rende omaggio allo zoologo ed esploratore francese Achille Raffray (1844-1923), è stata reperita in Sudafrica.

Ne sono note almeno due sottospecie, Andromma raffrayi raffrayi Simon, 1899 e Andromma raffrayi inhacorense Lessert, 1936, endemica del Mozambico.

Descrizione

Gli esemplari esaminati nella prima descrizione effettuata dallo stesso Eugène Simon in un suo viaggio di studio nell'allora Colonia britannica del Capo, ora Sudafrica, sul capo di Buona Speranza, presentavano dimensioni minuscole, dalla lunghezza di 3 mm in entrambi i sessi, caratterizzati da un cefalotorace fulvo-rossiccio, gradualmente più chiaro su entrambi i lati e sul dorso, liscio, piuttosto denso al centro, più rado verso il margine, con setole nere; di forma ovale, piuttosto convesso.[1]

Disegno di particolari della specie descritta: A) disposizione degli ocelli B) Chelicero C) estremità delle zampe.

Possiede otto ocelli, i quattro anteriori ravvicinati, disposti in linea leggermente curva, quelli centrali neri e convessi, quelli laterali bianchi; i quattro ocelli posteriori sono di dimensioni 4 volte maggiori e disposti in linea molto curva, bianchi, quelli centrali molto piccoli, puntiformi e molto più distanti tra loro che da quelli laterali. Gli ocelli laterali sono contigui su ciascun lato, quello posteriore leggermente più grande di quello anteriore. I quattro mediani occupano un'area molto più ampia che lunga e più stretta nella parte anteriore che in quella posteriore. Il clipeo è leggermente inclinato, più ampio davanti agli ocelli mediani.[1]

L'opistosoma è corto-ovale, convesso, di colore bianco-conchiglia, con peli radi e corti e con protuberanze color conchiglia inferiormente leggermente arrotondate, ravvicinate alla base. I cheliceri sono fulvo-rossastri, sub-lisci, forti, lunghi e di forma cilindrica, con la parte terminale tenace e lunga; i margini della scanalatura sono lunghi e obliqui, quello superiore ha tre denti forti equidistanti l'uno dall'altro, l'ultimo più piccolo degli altri, quello inferiore con un unico piccolo dente situato vicino alla base della parte terminale. Parti orali fulve. Lo sternum è biancastro-rosato, lucido e liscio.[1]

Zampe piuttosto robuste, fulvo-rossastre, le coxae, i femori alla base e le patelle più chiari, piuttosto setolosi, i tarsi anteriori più lunghi di quelli posteriori, i metatarsi appena più corti. L'epigino è grande, leggermente più largo che lungo, troncato sia all'estremità anteriore che a quella posteriore e leggermente più stretto posteriormente che anteriormente, di colore rosso scuro, liscio, con un'impronta ovale su ciascun lato, che racchiude un tubercolo fulvo. Le maxillae delle femmine sono fulve, la tibia con la patella leggermente più lunga, cilindrica, il tarso più lungo della tibia, leggermente più spesso, compresso e leggermente ricurvo. Le maxillae dei maschi sono fulvo-rossicce, scurite all'apice, femore robusto, leggermente ricurvo, rotula convessa, tibia lunga circa quanto la rotula, leggermente più spessa, esternamente con due apofisi nere e acute e un'apofisi apicale sub-uguale; rotula lunga quasi quanto la tibia, rossiccia, depressa, bruscamente ristretta all'apice e vistosamente ornata da una scultura molto fine; tarso largamente ovato, convesso.[1]

Note

  1. 1 2 3 4 Simon 1899, pp. 180-181.

Bibliografia

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