Chelonibia

Chelonibia
Esemplari di Chelonibia testudinaria sul carapace di un granchio blu (Callinectes sapidus)
Intervallo geologico
eocene–recente
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseThecostraca
SottoclasseCirripedia
InfraclasseThoracica
SuperordineThoracicalcarea
OrdineBalanomorpha
SuperfamigliaCoronuloidea
FamigliaChelonibiidae
SottofamigliaChelonibiinae
GenereChelonibia
Leach, 1817
Specie
vedi testo

Chelonibia Leach, 1817 è un genere di cirripedi balanomorfi marini della famiglia Chelonibiidae[1], un gruppo tassonomico i cui resti fossili risalgono almeno all'Eocene[2].

I membri di questo genere sono organismi filtratori ed epibionti che instaurano un'interazione di tipo commensalistico con numerosi animali marini, tra cui lamantini, tartarughe, molluschi, granchi e limulidi, in tutti gli oceani tropicali e subtropicali[3]. In alcuni casi sono stati rinvenuti anche su serpenti marini[4], alligatori[5] e substrati inanimati[6], senza tuttavia occupare gli habitat tipici della maggior parte dei cirripedi, quali rocce, infrastrutture portuali o scafi delle navi.

In seguito a una profonda revisione della classe Thecostraca pubblicata nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, la famiglia Chelonibiidae è stata riconosciuta come una delle 65 famiglie in cui viene oggi suddivisa l'intera classe, sulla base dei principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[2]

Descrizione

Cirripedi delle specie Chelonibia testudinaria e Conchoderma auritum presenti sul carapace di una Caretta caretta, preparazione zoologica esposta al Naturhistorisches Museum di Vienna, Austria.

Le specie del genere Chelonibia mantengono l'aspetto generale tipico dei balanoformi, caratterizzato da una forma simile a un piccolo vulcano o a un dente di cane, denominazione con cui questi organismi sono talvolta indicati nel linguaggio comune in italiano.

La parte esterna, costituita dal carapace, o più propriamente dalla muraglia, racchiude l'organismo vero e proprio, un crostaceo profondamente modificato dal punto di vista morfologico. L'animale si fissa a un substrato di natura biologica, sia sul carapace sia sui tessuti molli di numerosi animali marini, tra cui anche le tartarughe presenti nel Mar Mediterraneo[7].

La regione cefalica aderisce al substrato mediante una base membranosa; negli individui adulti i cirri, appendici fortemente specializzate, vengono estroflessi e utilizzati per filtrare l'acqua, catturando plancton e altre particelle organiche a fini alimentari.

Nelle tartarughe marine, talvolta, le colonie di Chelonibia possono raggiungere dimensioni tali da ricoprire quasi completamente l'animale, ostacolandone in parte i movimenti e favorendone la debilitazione. In alcuni casi ciò può contribuire allo spiaggiamento di individui fortemente indeboliti, un fenomeno che nel continente americano ha assunto un rilievo tale da essere indicato con l'acronimo DTS (Debilitated Turtle Syndrome)[7].

Filogenesi

Uno studio del 2008 ha ipotizzato che Chelonibia possa rappresentare un gruppo fratello (sister group) dei Balanidae[8].

Fossili

Secondo le fonti disponibili, i reperti fossili attribuibili al genere Chelonibia sono stati inizialmente riferiti al Miocene sulla base di uno studio di Harzhauser et al. (2011)[9]. Al contrario, Chan et al. (2021) anticipano la comparsa del genere all'Eocene[2].

Tassonomia

Il genere comprende cinque specie[1]:

Una quinta, Chelonibia patula (Ranzani, 1818), pur se il sito World Register of Marine Species (WoRMS), al febbraio 2026, la indica come non accettata[10], lo stesso ritiene valida la classificazione di una sua sottospecie, Chelonibia patula dentata Henry, 1943[11].

Note

  1. 1 2 (EN) Chelonibia, su WoRMS.
  2. 1 2 3 Chan et al, 2021, p. 835
  3. ↑ Newman e Ross, 1976
  4. ↑ (EN) M. Badrudeen, On the occurrence of the cirriped barnacle, Chelonibia patula (Ranzani) on the sea snake, Hydrophis cyanocintus (Daudin) (PDF), in Marine Fisheries Information Service, Technical and Extension Series, vol. 164, Kochi, Central Marine Fisheries Research Institute, 2000, p. 25, ISSN 0254-380X. URL consultato il 5 febbraio 2025.
  5. ↑ (EN) James Nifong e M. G. Frick, First record of the American alligator (Alligator mississippiensis) as a host to the sea turtle barnacle (Chelonibia testudinaria), in The Southeastern Naturalist, vol. 10, n. 3, 2012, pp. 557-560, DOI:10.1656/058.010.0316. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  6. ↑ (EN) J. G. Frazier e D. Margaritoulis, The occurrence of the barnacle, Chelonibia patula (Ranzani, 1818), on an inanimate substratum (Cirripedia, Thoracica), in Crustaceana, vol. 59, n. 2, 1990, pp. 213-218, DOI:10.1163/156854090x00688. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  7. 1 2 Daniele Pagli, Cirripedi delle tartarughe, breve guida al loro riconoscimento, su ocean4future.org, 8 settembre 2019. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  8. ↑ (EN) M. Perez-Losada, M. Harp, J. T. Høeg, Y. Achituv, D. Jones, H. Watanabe e K. A. Crandall, The tempo and mode of barnacle evolution (PDF), in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 46, n. 1, 2008, pp. 328-346. URL consultato il 5 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2010).
  9. ↑ (EN) M. Harzhauser, W. A. Newman e P. Grunert, A new Early Miocene barnacle lineage and the roots of sea-turtle fouling Chelonibiidae (Cirripedia, Balanomorpha), in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 9, n. 4, 2011, pp. 473-48, DOI:10.1080/14772019.2010.528053. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  10. ↑ (EN) Ewers-Saucedo, Christine (2016), Chelonibia patula, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato l'8 febbraio 2026.
  11. ↑ (EN) Benny K. K. Chan (2010), Chelonibia patula dentata, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato l'8 febbraio 2026.

Bibliografia

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