Chelonibia testudinaria

Chelonibia testudinaria
Intervallo geologico
pliocene–recente
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
SubphylumCrustacea
SuperclasseMulticrustacea
ClasseThecostraca
SottoclasseCirripedia
InfraclasseThoracica
SuperordineThoracicalcarea
OrdineBalanomorpha
SuperfamigliaCoronuloidea
FamigliaChelonibiidae
SottofamigliaChelonibiinae
GenereChelonibia
SpecieC. testudinaria
Nomenclatura binomiale
Chelonibia testudinaria
(Linnaeus, 1758)
Sinonimi
  • Chelonibia manati Gruvel, 1903
  • Chelonibia patula (Ranzani, 1818)

Chelonibia testudinaria (Linnaeus, 1758) è una specie di cirripede balanomorfe marino della famiglia Chelonibiidae[1], un gruppo tassonomico i cui resti fossili risalgono almeno al Pliocene.

Originari dell'Oceano Atlantico, del Mar Mediterraneo e del Golfo del Messico, questi organismi filtratori nella loro forma adulta sono epibionti, probabilmente quello più comune e appariscente[2], instaurando un'interazione di tipo commensalistico con le tartarughe marine, essendo particolarmente abbondante sulla tartaruga marina comune, Caretta caretta.[3]

In seguito a una profonda revisione della classe Thecostraca pubblicata nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, la famiglia Chelonibiidae è stata riconosciuta come una delle 65 famiglie in cui viene oggi suddivisa l'intera classe, sulla base dei principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[4]

Descrizione

C. testudinaria, vista superiore: esemplare ermafrodita con maschio nano, disegno di Melissa Merrill.

Come tutte le specie del genere Chelonibia, gli esemplari adulti mantengono l'aspetto generale tipico dei balanoformi, caratterizzato da una forma simile a un piccolo vulcano o a un dente di cane, denominazione con cui questi organismi sono talvolta indicati nel linguaggio comune in italiano. Tuttavia C. testudinaria possiede una particolarità legata all'altrettanto peculiare sistema riproduttivo, che si riflette in un evidente dimorfismo sessuale legato alle dimensioni tra individui ermafroditi, di grandi dimensioni, e i maschi, detti complementari, di taglia decisamente inferiore, che si insediano comunemente nelle depressioni ovali e poco profonde presenti nella struttura esterna, il carapace o più propriamente muraglia. Questa racchiude l'organismo vero e proprio, un crostaceo profondamente modificato dal punto di vista morfologico. L'animale si fissa a un substrato di natura biologica, sia sul carapace sia sui tessuti molli delle tartarughe di mare, tra le quali quelle presenti nel Mar Mediterraneo[5], prediligendo la tartaruga marina comune, Caretta caretta, dove si trova in colonie numerose.[3]

A differenza della co-genere Chelonibia patula, che presenta una muraglia di forma conica composta di piastre lisce, e dove le parti deputate alla raccolta del plancton e delle altre particelle organiche in sospensione vengono estroflessi per il suo sostentamento, i cirri, questi nelle coppie IV, V e VI sono particolarmente lunghi. Inoltre i maschi nani spesso si posano sulle piastre e sono distribuiti in modo casuale. Al contrario, C. testudinaria ha una forma più piatta e meno conica, i cirri IV, V e VI sono corti e sono presenti depressioni ovali poco profonde, nelle quali si fissano i maschi nani, sui raggi alle giunzioni delle piastre.[3]

Dimensioni, crescita ed età

C. testudinaria, parte inferiore, dettaglio al microscopio.

Il tasso di crescita della C. testudinaria segue un modello di crescita non lineare in cui il tasso di aumento della lunghezza rallenta con l'età.[6] Applicando il modello di crescita di von Bertalanffy alla popolazione, si deduce che la dimensione massima raggiungibile dalla C. testudinaria sulle tartarughe marine in natura è di circa 70 mm in lunghezza rostro-carinale.[6]

Gli esemplari più grandi segnalati fino ad oggi indicano che questa specie può vivere per almeno 21 mesi.[6] Tuttavia, la mortalità è, almeno in parte, controllata dalla frequenza di muta delle scaglie delle tartarughe ospiti, il che significa che i cirripedi che vivono su ospiti che mutano meno frequentemente, o per niente, possono vivere più a lungo.

Ecologia

Gli esemplari di C. testudinaria si fissano alle superfici degli organismi più grandi provenienti da ogni regione del corpo dell'ospite. In particolare la specie seleziona preferenzialmente dal punto di vista comportamentale la tartaruga verde (Chelonia mydas) come ospiti rispetto ai Chelonibia caretta che scelgono come ospiti le tartarughe embricate (Eretmochelys imbricata).[7] Sul carapace di una tartaruga, il flusso d'acqua maggiore si trova nella parte centrale anteriore. È stato dimostrato che esemplari di C. testudinaria si possono spostare sulla superficie del carapace della tartaruga, di solito verso la posizione ottimale con il massimo flusso d'acqua e quindi le maggiori opportunità di alimentazione per filtrazione. Il movimento è di circa 1,4 mm o meno al giorno e probabilmente si ottiene facendo avanzare il guscio in avanti ad ogni incremento di crescita. Con questo metodo, in diversi mesi, è possibile attraversare diverse scaglie.[8]

Note

  1. ↑ (EN) Chelonibia testudinaria, su WoRMS.
  2. ↑ Arturo Inturri, tassi di crescita del cirripede epibionte Chelonibia testudinaria rivelano l’uso dell’habitat delle tartarughe verdi in fase pre-nidificante in Costa Rica, su tartapedia.it, 2 luglio 2025. URL consultato il 9 febbraio 2026.
  3. 1 2 3 Cheang et al, 2013.
  4. ↑ Chan et al, 2021.
  5. ↑ Daniele Pagli, Cirripedi delle tartarughe, breve guida al loro riconoscimento, su ocean4future.org, 8 settembre 2019. URL consultato il 5 febbraio 2026.
  6. 1 2 3 Doell et al, 2017, p. 222.
  7. ↑ (EN) Liberty L. Boyd, John D. Zardus, Courtney M. Knauer e Lawrence D. Wood, Evidence for Host Selectivity and Specialization by Epizoic Chelonibia Barnacles Between Hawksbill and Green Sea Turtles, in Frontiers in Ecology and Evolution, vol. 9, 2021, p. 968, DOI:10.3389/fevo.2021.807237, ISSN 2296-701X. URL consultato il 9 febbraio 2026.
  8. ↑ (EN) Julia E. Moriarty, Jerome A. Sachs e Kirstin Jones, Directional Locomotion in a Turtle Barnacle, Chelonibia testudinaria, on Green Turtles, Chelonia mydas, in Marine Turtle Newsletter, vol. 119, January 2008, pp. 1-4. URL consultato il 9 febbraio 2026.

Bibliografia

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