Euryapteryx curtus

Moa dal becco largo
Cranio
Stato di conservazione
Estinto[1][2]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseAves
InfraclassePalaeognathae
Ordine†Dinornithiformes
Famiglia†Emeidae
Genere†Euryapteryx
Haast, 1872
Specie†E. curtus
Nomenclatura binomiale
Euryapteryx curtus
(Owen, 1846)[3][4]

Il moa dal becco largo, noto anche come moa dalle zampe robuste[5][6] o moa costiero (Euryapteryx curtus (Owen, 1846)), è una specie estinta di moa endemica della Nuova Zelanda. È l'unica specie appartenente al genere Euryapteryx Haast, 1872.

Tassonomia

Euryapteryx curtus è un ratite e membro della famiglia dei moa minori. I ratiti sono uccelli incapaci di volare con uno sterno privo di carena. Possiedono anche un palato distintivo.[7]

Uno studio genetico del 2009 ha mostrato che la specie Euryapteryx gravis è un sinonimo più recente di E. curtus.[8] Successivamente, uno studio pubblicato nel 2010 ha spiegato le differenze di dimensioni tra i resti come il risultato di dimorfismo sessuale.[9] Uno studio morfologico del 2012 le ha invece interpretate come sottospecie.[10] E. c. curtus, la sottospecie nominale, è stata definita "moa costiero",[1] mentre E. c. gravis era il “moa dalle zampe robuste”.[2]

Il seguente cladogramma segue l'analisi del 2009 di Bunce et al.:[11]

Dinornithiformes
 
Megalapteryidae
 

Megalapteryx didinus

 
 
Dinornithidae
Dinornis
 

D. robustus

 
 

D. novaezealandiae

 
 
 
 
Emeidae
Pachyornis
 

P. australis

 
 
 

P. elephantopus

 
 

P. geranoides

 
 
 
 
 

Anomalopteryx didiformis

 
 
 

Emeus crassus

 
 

Euryapteryx curtus

 
 
 
 
 

Habitat e distribuzione

Ricostruzione

Euryapteryx curtus era una delle specie di moa più diffuse, vivendo prevalentemente in aree aperte.[6] Era presente sia nell'Isola del Nord sia nell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, e resti sono stati recuperati anche nell'isola di Stewart. Occupava ambienti di pianura come dune costiere, foreste, aree arbustive e praterie.[7]

Comportamento ed ecologia

Nel 2006 si stimava che metà di tutte le uova di moa intere o quasi complete presenti nelle collezioni museali appartenessero probabilmente al moa dal becco largo.[12] Nei reperti tradizionalmente assegnati al nome Euryapteryx gravis, le uova presentano una lunghezza media di 205 mm e una larghezza di 143 mm, mentre nei reperti tradizionalmente attribuiti a Euryapteryx curtus la lunghezza media è di 122 mm e la larghezza di 94 mm.[12]

La specie si estinse presumibilmente per le stesse ragioni ipotizzate per gli altri moa: la caccia eccessiva da parte dei Māori (che li chiamavano moa hakahaka) dopo il loro arrivo nelle isole nel XIV secolo.[2]

Note

  1. 1 2 Euryapteryx curtus curtus. NZTCS, su nztcs.org.nz. URL consultato il 29 aprile 2023.
  2. 1 2 3 Euryapteryx curtus gravis. NZTCS, su nztcs.org.nz. URL consultato il 29 aprile 2023.
  3. ↑ R. Owen, A History of British Fossil Mammals and Birds, Londra, UK, John Van Voorst, 1846.
  4. ↑ Checklist Committee Ornithological Society of New Zealand, Checklist-of-Birds of New Zealand, Norfolk and Macquarie Islands and the Ross Dependency Antarctica (PDF), su nzbirdsonline.org.nz, Te Papa Press, 2010. URL consultato il 4 gennaio 2016.
  5. ↑ Stout-legged moa | New Zealand Birds Online, su nzbirdsonline.org.nz.
  6. 1 2 Alan J. D. Tennyson, Extinct birds of New Zealand, illustrazioni di Paul Martinson, Wellington, N.Z., Te Papa Press, 2006, pp. 36, ISBN 978-0-909010-21-8, OCLC 80016906.
  7. 1 2 S. J. J. F. Davies, Moas, in Michael Hutchins (a cura di), Grzimek's Animal Life Encyclopedia, 8: Birds I: Tinamous and Ratites to Hoatzins, 2ª ed., Farmington Hills, MI, Gale Group, 2003, ISBN 0-7876-5784-0.
  8. ↑ Michael Bunce, Trevor H. Worthy, Matthew J. Phillips, Richard N. Holdaway, Eske Willerslev, James Haile, Beth Shapiro, R. Paul Scofield, Alexei Drummond, Peter J. J. Kamp e Alan Cooper, The evolutionary history of the extinct ratite moa and New Zealand Neogene paleogeography (PDF), in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 106, n. 49, 8 dicembre 2009, pp. 20646–20651, Bibcode:2009PNAS..10620646B, DOI:10.1073/pnas.0906660106, PMC 2791642, PMID 19923428.
  9. ↑ B. J. Gill, Regional comparisons of the thickness of moa eggshell fragments (Aves: Dinornithiformes), in Records of the Australian Museum, vol. 62, 2010, pp. 115-122, DOI:10.3853/j.0067-1975.62.2010.1535.
  10. ↑ T. H. Worthy e R. P. Scofield, Twenty-first century advances in knowledge of the biology of moa (Aves: Dinornithiformes): a new morphological analysis and moa diagnoses revised, in New Zealand Journal of Zoology, vol. 39, n. 2, 2012, pp. 87-153, DOI:10.1080/03014223.2012.665060.
  11. ↑ Bunce et al., 2009.
  12. 1 2 B. J. Gill, A Catalogue of Moa Eggs (Aves: Dinornithiformes), in Papahou: Records of the Auckland Museum, vol. 43, 2006, pp. 55-80, ISSN 1174-9202, JSTOR 42905885.

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