Horace Walpole
| Horace Walpole | |
|---|---|
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| Conte di Orford | |
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| In carica | 5 dicembre 1791 – 2 marzo 1797 |
| Predecessore | George Walpole, III conte di Orford |
| Successore | Titolo estinto (ricreato per Horatio Walpole, I conte di Orford nel 1806) |
| Nome completo | Horatio Walpole |
| Altri titoli |
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| Nascita | Londra, 24 settembre 1717 |
| Morte | Londra, 2 marzo 1797 (79 anni) |
| Luogo di sepoltura | Chiesa di San Martino di Tours, Houghton |
| Dinastia | Walpole |
| Padre | Robert Walpole |
| Madre | Catherine Shorter |
| Religione | Anglicanesimo |
| Motto | Fari quæ sentiat ("Dice quel che sente") |
| Firma |
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| Horace Walpole | |
|---|---|
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| Membro del parlamento britannico | |
| Durata mandato | 12 giugno 1741 – 16 marzo 1769 |
| Monarca | Giorgio II di Gran Bretagna Giorgio III di Gran Bretagna |
| Collegio | Callington (1741-1754) Castle Rising (1754-1757) King's Lynn (1757-1769) |
| Dati generali | |
| Partito politico | Whigs |
| Università | Università di Cambridge |
| Professione | Aristocratico Editore Scrittore |
| Firma | |
Horatio Walpole, meglio noto come Horace e talvolta italianizzato come Orazio Walpole (Londra, 24 settembre 1717 – Londra, 2 marzo 1797), è stato uno scrittore, editore, politico, saggista e collezionista britannico, tra i maggiori esponenti della letteratura inglese del XVIII secolo. Dal 1791 al 1797 fu il IV conte di Orford.
Figlio minore del potente Primo Ministro britannico Robert Walpole, era tra i più importanti aristocratici del Regno di Gran Bretagna e fu membro della Camera dei Comuni dal 1741 al 1769. Dalle peculiari idee artistiche, nel 1747 cominciò la costruzione del suo personale esperimento architettonico, la villa di Strawberry Hill, con la quale nacque lo stile del neogotico e dove fondò una propria casa editrice. Affermatosi nell'ambiente letterario inglese come antiquario ed editore, nel 1764 pubblicò il suo unico romanzo Il castello di Otranto, divenuto subito un successo e ritenuto il testo fondatore della letteratura gotica e del suo derivato, il genere horror.
Walpole era un prolifico autore di lettere e il suo epistolario è uno dei più sterminati che la storia ricordi, costituito da migliaia di missive dirette a importanti personalità politico-culturali dell'epoca (si ricordano in particolare Horace Mann, madame du Deffand, George Montagu ed Henry Seymour Conway).
L'influenza di Walpole sulla letteratura successiva fu enorme. Soprattutto Il castello di Otranto ruppe con la tradizionale narrativa inglese e creò nuovi canoni letterari, confluiti presto nella letteratura gotica e quindi nel romanticismo. Gli autori da lui influenzati furono quindi numerosissimi, tra i quali si ricordano soprattutto Ann Radcliffe, Mary Shelley, lord Byron e Walter Scott.
Biografia
Molte delle informazioni sulla vita di Walpole provengono dalle sue stesse lettere, oltre che da una breve autobiografia redatta appositamente per la pubblicazione nel 1778.[1]
Origini ed educazione

Horatio Walpole (soprannominato "Horace") nacque a Londra il 24 settembre 1717 in un palazzo sito al numero 17 di Arlington Street,[2] quinto e ultimo figlio di Robert Walpole, uno dei più potenti politici britannici del XVIII secolo,[3] e della sua prima moglie Catherine Shorter.[4][5] Tra la nascita dell'ultimo fratello maggiore Edward Walpole nel 1706 e quella di Horace erano passati undici anni; anche causa di ciò, nel XIX secolo emersero delle voci, sostenute soprattutto dalla scrittrice Louisa Stuart, secondo le quali Horace Walpole fosse frutto di una relazione adulterina della madre col rampollo e membro del parlamento britannico Carr Hervey (1691-1723), primogenito ed erede di John Hervey, I conte di Bristol, morto prematuramente.[4][5] L'ipotesi, mai formulata mentre Walpole era in vita, acquistò fama per la presunta differenza fisica e caratteriale dello scrittore rispetto ai fratelli e al padre, comparata alla somiglianza a vari membri della famiglia Hervey, ma a parte ciò non furono mai prodotte prove concrete della supposta paternità alternativa.[4][5] Horace Walpole, che pure amava il pettegolezzo, nelle sue sterminate opere non parlò mai di tale diceria, testimoniandone l'infondatezza o, comunque, la sua completa ignoranza in merito.[N 1][5]

Fu battezzato pochi giorni dopo la nascita, ebbe come madrina la zia Dorothy Walpole e come padrini lo zio Horatio Walpole, I barone Walpole e soprattutto Charles FitzRoy, II duca di Grafton.[2][5] Fu battezzato in onore dello zio, ma fin dalla tenera età il futuro scrittore mostrò di non gradire il proprio nome, ritenendolo troppo latineggiante, preferendo storpiarlo in "Horace", forma maggiormente affine alla pronuncia inglese (come affermò egli stesso «un nome inglese per un uomo inglese»).[5] Nel 1724 fu sottoposto all’inoculazione contro il vaiolo,[2] mentre nel 1725 scrisse alla madre le prime brevi e sgrammaticate lettere.[6] A partire da quello stesso anno ricevette la prima educazione nel sobborgo londinese di Bexley, presso lo studio del precettore Edward Weston.[2][5] Come rammentò lo stesso Walpole nelle sue Reminiscences, uno dei ricordi più nitidi della sua infanzia fu il breve incontro con re Giorgio I di Gran Bretagna, organizzato dal padre e che si tenne il 1º giugno 1727, appena dieci giorni prima che il sovrano morisse, durante il quale il giovane gli baciò la mano.[5]

Il 26 aprile 1727 entrò all'Eton College, dove studiò per gli anni successivi[3][4] soprattutto sotto la guida del reverendo Henry Bland.[2][7] Come ammise egli stesso in seguito, non era affatto portato per lo studio («ero uno zuccone, e mi spingevo oltre i miei limiti»).[7] A Eton formò i primi legami letterari, che sarebbero durati per il resto della sua vita: assieme ad altri giovani studenti formò la cosiddetta "Quadruplice alleanza", piccolo circolo artistico composto da sé stesso, Thomas Gray,[3] Richard West e Thomas Ashton, i quali sarebbero divenuti a loro volta rinomati letterati.[4][7] Altre sue conoscenze durature di questo periodo furono Henry Seymour Conway, che era anche suo cugino, poi George Selwyn e i fratelli Charles e George Montagu.[4][7] Passò quindi a studiare al King's College nel 1735, frequentando il corso di legge dell'Università di Cambridge[4] secondo la volontà paterna di farlo diventare avvocato; aveva tuttavia poco entusiasmo per il diritto e una scarsa propensione allo studio,[2] che lo portava sovente a cambiare corsi universitari.[7] Ben poco si sa degli anni universitari del futuro scrittore, segno della loro assoluta mediocrità, a parte il buon apprendimento della lingua italiana e di quella francese;[8] Walpole stesso raccontava un aneddoto secondo cui il suo professore di matematica, un dotto cieco di nome Saunderson,[2] gli disse francamente di lasciar perdere la materia perché non l'avrebbe imparata per nulla.[7] A questo periodo risalgono le prime prove letterarie: nel 1736, in occasione del matrimonio tra Federico, principe del Galles e Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg, scrisse un'ode in latino.[8]

Il 20 agosto 1737 morì l'amata madre Catherine,[8] lasciando un profondo vuoto nel figlio, che compose anche l'epitaffio della sua tomba[7] e che in seguito le eresse anche due cenotafi, uno a Roma nel 1740 e un altro a Westminster nel 1754, quest'ultimo opera dello scultore John Michael Rysbrack.[9] Probabilmente per distrarlo dal lutto e distoglierlo dai dubbi studi universitari, il padre ne ottenne la nomina a esattore degli oneri doganali; Walpole stesso rinunciò alla posizione all'inizio del 1738 in cambio del titolo di usciere dello Scacchiere.[7][8] Il padre gli conferì anche altri incarichi minori,[8] garantendogli così un lauto stipendio da circa 1200 sterline annue, all'epoca una somma considerevole.[7] Continuò saltuariamente a frequentare l'Università di Cambridge, anche se non conseguì mai alcun titolo di studio.[8]
Personalità
La personalità di Horace Walpole era sfaccettata e complessa. Sempre aggiornato sugli affari mondani e sulla moda, si considerava un gentiluomo[3] e come grande aristocratico possedeva modi ricercati e snob, lasciandosi spesso cogliere dalla vanità (anche se sovente la sua era affettazione e brama di apparire). Soggetto a sbalzi d'umore che lo rendevano assai volubile, provava una forte antipatia per tutto ciò che trovava noioso, insipido o volgare, portandolo a giudizi anche forti.[3]
Possedeva un'intelligenza e una sagacia non comuni, che trasparivano soprattutto dalle sue lettere, assieme a uno spiccato senso dell'umorismo.[3] Comunque, non ebbe mai una grande opinione delle sue capacità di scrittore, tanto da definirsi spesso un dilettante e rinunciare volontariamente alla narrativa a partire dagli anni 1770.[10]
Il grand tour

Com'era uso per i giovani aristocratici dell'epoca, anche Horace Walpole decise di imbarcarsi in un grand tour che l'avrebbe portato come turista in tutta Europa, al fine di arricchirsi culturalmente e vivere alcuni anni avventurosi.[3][4][8] All'inizio del 1739 rinunciò quindi agli incarichi amministrativi e si preparò a partire.[7][8] Walpole scelse come compagno di viaggio l'amico Thomas Gray,[11] e dapprima i due si diressero nel regno di Francia:[3] salpati da Dover il 10 marzo 1739, soggiornarono a Parigi da aprile a giugno, per poi passare a Reims dove sostarono fino a settembre col pretesto di imparare la lingua francese.[4][7][8] Qui vennero raggiunti da Henry Conway, cugino di Walpole, che si unì anch'egli al loro grand tour.[4][8]

Nell'autunno 1739, non trovando più attrattive nella Francia, il gruppo di Walpole ripartì. Visitarono Digione, Lione e quindi la Svizzera; a Ginevra trovò delle lettere del padre, nelle quali il genitore lo esortava a dirigersi in Italia.[7] Walpole, dopo aver lasciato Conway in Svizzera,[8] seguì il consiglio paterno e attraversò le Alpi,[3] visitando Torino e Genova e infine stabilendosi a Firenze[12] dal 25 dicembre 1739.[7][8] Walpole divenne quindi ospite di Horace Mann, ambasciatore britannico nel Granducato di Toscana e suo parente alla lontana, col quale sviluppò una forte amicizia che durò per il resto delle loro vite.[7][8][12] Walpole trovò di suo estremo gradimento l'ambiente fiorentino, tanto che decise di rimanere in maniera semi-stabile in Toscana mentre Gray ripartiva per proseguire il proprio tour.[7][12] Tra il marzo e il giugno 1740, attirato dalla morte di papa Clemente XII e dal seguente conclave del 1740, si recò a Roma,[8] per poi tornare ancora a Firenze, dove venne nuovamente raggiunto da Thomas Gray.[7][12] I due quindi ripartirono alla volta del Sud Italia, ma durante il viaggio cominciarono a non andare più d'accordo fino a separarsi a Reggio Calabria[13] dopo un'accesa discussione occorsa tra il tardo 1740 e il principio del 1741.[3][7][12] Non è noto esattamente cosa provocasse la frattura tra i due, ma l'astio fu abbastanza forte da tenerli lontani per diversi anni.[7]

Lo scrittore tornò quindi a Firenze e vi permase fino alla seconda metà del 1741, quando si accomiatò da Mann per rientrare in Inghilterra.[7] In quei mesi fu affetto da una tonsillite che degenerò in un ascesso peritonsillare abbastanza grave, tanto da far temere per la sua vita;[13] fondamentale fu l'intervento del letterato Joseph Spence, che chiamò un rinomato medico italiano che curò Walpole e gli permise di rimettersi completamente in salute.[7] Dopo la sua partenza da Firenze, Walpole e Mann non si rividero più di persona, ma il loro rapporto rimase saldo e duraturo tramite lo sterminato carteggio che intrattennero per i quarantacinque anni successivi, ovvero fino alla morte dello stesso Mann.[12][14]
Carriera politica
Mentre Horace era impegnato nel grand tour, il fratello maggiore Robert Walpole, II conte di Orford riuscì a farlo eleggere al parlamento britannico nel collegio di Callington, città della Cornovaglia in cui aveva molta influenza tramite il matrimonio con la locale ereditiera Margaret Rolle.[12] L'elezione di Walpole avvenne il 14 maggio 1741,[3] e la notizia lo raggiunse dopo alcune settimane, spingendolo a rientrare in Inghilterra, dove approdò il 12 settembre successivo.[7][12][13] Da allora e per gli anni immediatamente successivi visse col padre, dapprima nell'iconica residenza di 10 Downing Street mentre il genitore era Primo Ministro e poi, dal 1743, di nuovo ad Arlington Street,[14] nella casa di fronte a quella dov'era nato.[13] Dopo la caduta politica del genitore nel 1742, per rallegrarlo Walpole scrisse Sermon on Painting, un sermone poetico-religioso che in seguito fu tenuto almeno due volte durante le funzioni religiose familiari.[15]

La carriera politica di Walpole fu quasi trentennale, concludendosi nel 1769; fece sempre parte del partito dei Whigs, come anche il resto della famiglia, e difese le posizioni politiche del padre Robert Walpole.[12] Pronunciò il suo primo discorso al parlamento il 23 marzo 1742, un'apologia del padre, e protestò fortemente quando i giornali ne pubblicarono una versione a suo dire del tutto falsa.[13] Il 18 giugno 1743 fece invece pubblicare sul quotidiano Old England una parodia del Macbeth di William Shakespeare, intitolata The Dear Witches e nella quale prendeva di mira il successore e rivale del padre Spencer Compton, I conte di Wilmington; similmente fece il 22 ottobre successivo contro William Pulteney.[15] Sebbene lo scrittore non si distinguesse per nessuna particolare iniziativa parlamentare, si dimostrò comunque un politico attento e sagace, interessato ai procedimenti sia della Camera dei Lord (di cui era membro il padre) che della Camera dei Comuni (di cui faceva parte egli stesso).[3][12] Tra il 1747 e il 1749 fu autore di numerose lettere aperte ai politici britannici, ristampate più volte dato il successo di pubblico.[16] Nello stesso 1749 scrisse un pamphlet, Delenda est Oxonia, in difesa della libertà di parola nelle università e contro il Primo Ministro Henry Pelham, da lui stesso riconosciuto come il proprio miglior testo in assoluto; il pamphlet venne tuttavia subito censurato dalle autorità e ne fu impedita la pubblicazione tramite la distruzione fisica di tutte le sue copie.[17] Rimase rappresentante di Callington fino al 1754, quando migrò brevemente al collegio di Castle Rising, salvo poi accasarsi nel 1757 a quello di King's Lynn (già appartenuto al padre), che rappresentò fino al proprio ritiro nel 1769.[9][12][18] Nel 1755 entrò in aspro scontro col nipote George Walpole, III conte di Orford, che gli contestava la rielezione alla Camera dei Comuni e col quale quindi da allora ebbe un pessimo rapporto.[9]

Grazie all'influenza paterna, già durante i primi anni al parlamento ottenne alcune rendite dallo Scacchiere, e dal 1745 al 1784 ricevette uno stipendio di 1500 sterline annue come esattore degli oneri doganali (anche se raramente esercitò questo ruolo, in realtà semplice appannaggio della famiglia Walpole e che aveva già brevemente ricoperto prima del grand tour).[12] Nel frattempo cominciò anche i primi seri tentativi letterari: nel 1745 scrisse un prologo a corredo dell'opera teatrale Tamerlano di Nicholas Rowe, mentre l'anno successivo redasse un poemetto umoristico sulle dame della corte inglese, The Beauties.[14][15]
Strawberry Hill

Il 28 marzo 1745 morì il padre, che gli lasciò una piccola parte del suo patrimonio, la sua casa di Arlington Street a Londra[12][15] e una residenza signorile nella cittadina di Houghton, nella regione del Norfolk, che tuttavia lo scrittore detestava.[14] Walpole cercava una dimora più intima e soprattutto più suggestiva, e nel 1747 acquisì una residenza fuori città, la villa di Strawberry Hill presso Twickenham, non lontano dalle rive del Tamigi.[3][11][12][14][16] Dapprima in affitto per sette anni,[16] Walpole s'innamorò talmente del luogo da voler comprare la casa anche a caro prezzo, ottenendone la sola proprietà nel 1748 con un ingente versamento da 1356 sterline.[14] La costruzione, originariamente un normale piccolo cottage in stile rococò, divenne il personale esperimento architettonico di Walpole, che decise di riadattarla ai propri gusti e ne cominciò una radicale ristrutturazione,[11] svoltasi principalmente tra il 1753 e il 1778.[12][14]

Strawberry Hill divenne quindi man mano una costruzione in stile gotico, moda architettonica caduta in disuso da secoli ma che Walpole contribuì a riportare in auge cominciando il gothic revival,[12] contribuendo quindi alla nascita di un nuovo stile di costruzione, il neogotico[11] (lui stesso la definiva «il mio piccolo castello gotico»).[3][14] La villa si arricchì presto di connotati medievaleggianti o altrimenti pittoreschi come vetrate dipinte, archi a sesto acuto, merlature,[3] chiostri, torrette, soppalchi e camminamenti.[14] Le aggiunte erano talvolta costruite da Walpole in persona, anche con materiali deperibili e precari come la cartapesta. Il proprietario, conscio delle peculiarità della villa, la rendeva aperta a piccoli gruppi di turisti ogni anno da marzo a ottobre, affettando irritazione per la supposta intrusione nella sua vita privata ma in realtà provandone grande soddisfazione.[12] Anche i dintorni di Strawberry Hill furono modificati da Walpole: allargata la proprietà tramite ingenti acquisti di terreno, rese la zona circostante alla villa un magnifico giardino.[14] Appassionato collezionista, nella sua villa accumulò inoltre una collezione antiquaria enorme, costituita da migliaia di pezzi unici, andata poi dispersa dopo la sua morte.[3][12][14]

Il 25 giugno 1757 fondò inoltre a Strawberry Hill la sua personale tipografia e casa editrice, l'Officina Arbuteana.[3][9][12][18] Tramite essa pubblicò numerosi lavori letterari, tra i quali molti dei suoi stessi scritti.[3][12][18] Walpole cominciò a pubblicare già nell'agosto successivo, stampando alcune poesie di Thomas Gray, col quale nel frattempo era tornato in rapporti cordiali.[3][12][18][19] Inizialmente aveva come assistente uno stampatore di nome William Robinson, ma egli fu mandato via nel 1759 e Walpole si affidò infine all'abilità tipografica di Thomas Kirgate, che gestì l'Officina Arbuteana fino alla morte dell'autore.[18]
Vita sociale, periodo poetico e Otranto
Durante gli anni in cui era impegnato a ristrutturare Strawberry Hill, Horace Walpole si dedicò a un'intensa attività letteraria, virtualmente ininterrotta fino alla sua morte nel 1797. Era inoltre attivissimo nella vita sociale inglese, distinguendosi per numerose iniziative di natura economica e culturale. Alla fine degli anni 1740 pubblicò numerosi pamphlet in difesa del defunto padre, la cui politica era ancora avversata da ampie frange della società inglese.[18] Nel novembre 1749 invece, mentre andava in carrozza per le strade di Londra, fu preso in ostaggio e rapinato a Hyde Park dal noto brigante James MacLaine, che quasi lo uccise con un colpo di pistola.[17][18] Nel 1752 scrisse un poemetto goliardico, The Judgement of Solomon, mentre nel 1753 morì lo zio Erasmus Shorter, che gli lasciò in eredità circa 6000 sterline.[9] Affascinato dalle imprese avventurose e improbabili, fu tra i principali sostenitori britannici dell'effimero re Teodoro I di Corsica, imprigionato per debiti a Londra e di cui ottenne la scarcerazione nel 1755.[18] Teodoro morì l'anno successivo, e Walpole gli eresse un memoriale nel cimitero di Soho.[18][19] Riconciliatosi nel frattempo con Thomas Gray, nel 1753 curò un'edizione delle sue poesie,[17] e poi un'altra nel 1757 nell'appena fondata Officina Arbuteana.[18] Dopo lo scoppio della guerra dei sette anni e la disastrosa battaglia di Minorca dove la flotta inglese fu sconfitta da quella francese, Walpole fu uno dei più ardenti difensori dell'ammiraglio John Byng, condannato a morte per supposta pusillanimità ma in realtà per fungere come capro espiatorio delle negligenze dell'Ammiragliato britannico, e tentò senza successo di ottenerne l'assoluzione.[9][18]

Tra la fine degli anni 1750 e l'inizio degli anni 1760 si dedicò alla scrittura e alla poesia goliardica e satirica.[18] Al 1757 risale A Letter from Xo Ho, un'epistola fittizia di ambientazione cinese,[9] mentre del 1759 è The Parish Register of Twickenham,[20] un buffo catalogo dei suoi vicini a Strawberry Hill redatto in ottosillabi.[18] Contemporaneamente cominciò la pubblicazione del suo Catalogue of Noble Authors, che lo impegnò per gli anni successivi.[19] Nel 1760 scrisse Dialogue between Two Great Ladies, ma la pubblicazione fu ritardata per il clamore mediatico del processo contro Laurence Shirley, IV conte Ferrers, che non avrebbe quindi permesso al suo lavoro di ottenere la giusta rilevanza.[21] Nel 1761 invece redasse The Garland, poema celebrativo del nuovo sovrano Giorgio III di Gran Bretagna, rimasto tuttavia inedito durante la sua vita[22] e pubblicato per la prima volta solo nel 1852.[18] Il 1764 invece lo vide comporre in poco meno di due mesi, suggestionato dall'atmosfera della sua villa di Strawberry Hill, la sua opera più nota, Il castello di Otranto,[23] primo romanzo gotico e tra gli iniziatori della grande svolta della letteratura europea verso il romanticismo.[11][18]
Nel 1765 si recò per un certo periodo in Francia, risiedendo a Parigi fino all'anno successivo[23] e intrattenendosi con l'alta società francese.[24] Durante questo periodo conobbe Voltaire e soprattutto la nobildonna Marie Anne de Vichy-Chamrond, madame du Deffand, con la quale entrò subito in sintonia sviluppando una profonda e duratura amicizia (secondo alcuni sfociata anche in un affaire o comunque un amore platonico).[24] Walpole e madame du Deffand rimasero in corrispondenza fino al 1780, anno della morte di lei, e lo scrittore la tornò a trovare di persona nel 1767[25] e nel 1775.[24] Sempre durante il soggiorno francese del 1765 si rese autore di una nota burla, scrivendo a Jean-Jacques Rousseau una finta lettera da parte di Federico II di Prussia[23] e contribuendo al peggioramento dei rapporti tra il filosofo francese e il suo rivale David Hume.[24]
Ultimi anni

Nel 1767 abbandonò la politica attiva annunciando al sindaco di King's Lynn la sua intenzione di non ricandidarsi,[23] e si ritirò in maniera semi-permanente a Strawberry Hill, concentrandosi sulla sua carriera letteraria.[24] Nello stesso anno pubblicò il trattato Historic Doubts on Richard the Third, dove per primo rivalutava la figura di re Riccardo III d'Inghilterra, fino ad allora ricordato in maniera esclusivamente negativa della storia inglese, mentre nel 1768 rese pubblica la tragedia La madre misteriosa, il cui argomento fu comunque considerato troppo fosco e che non conobbe quindi particolare fortuna a differenza di Otranto e altre sue opere.[24][26] Nel 1769 scrisse il discorso di addio alle scene dell'attrice Kitty Clive, una sua cara amica a cui regalò un piccolo cottage vicino a Strawberry Hill dove vivere dopo il ritiro, Little Strawberry.[10][27] Sempre nel 1769 lui e Voltaire, dapprima corrispondenti, divennero rivali per motivi d'orgoglio nazionale e smisero di scriversi.[28] Dopo la breve e infelice conoscenza con Thomas Chatterton nello stesso anno perse tuttavia ogni ulteriore interesse nella scrittura creativa («ho terminato di essere un autore»), limitandosi da allora in poi a portare avanti solamente l'epistolario e la trattatistica.[24] Unica eccezione fu una breve commedia fantastica, Nature will prevail, scritta nel 1773[29] e rappresentata nel 1778 ad Haymarket con molto successo.[24][30] Nel 1779, non sapendo che fare della sua residenza di Houghton, ne vendette la preziosa collezione di quadri a Caterina II di Russia;[30] nello stesso anno scrisse una breve autobiografia, che rimase non aggiornata.[30]

Gli ultimi anni di Walpole furono rattristati dalle numerose morti dei suoi amici, che lo lasciarono sempre più solo. Thomas Gray e Thomas Ashton erano stati i primi a morire, rispettivamente nel 1771 e nel 1775, mentre nel 1780 mancarono George Montagu e madame du Deffand,[31] tra i suoi maggiori confidenti.[24] Nel 1782 mancò William Cole,[32] al quale seguirono il fratello Edward Walpole nel 1784, Kitty Clive nel 1785,[10] Horace Mann nel 1786, George Selwyn nel 1791[33] e il cugino Henry Seymour Conway nel 1795, facendogli progressivamente perdere tutti i suoi maggiori corrispondenti.[32] Nel febbraio 1784 litigò poi per beghe politiche col suo vecchio amico William Mason, e i due non si parlarono più fino a poco prima della morte di entrambi nel 1797.[32] Il 5 dicembre 1791 morì invece il nipote George Walpole, III conte di Orford (di cui lo scrittore era stato per brevi periodi tutore a causa dei suoi attacchi di follia)[30] senza figli né altri eredi diretti, e quindi i titoli familiari passarono al suo unico parente ancora in vita, ovvero proprio l'anziano zio Horace.[3][10][12][33] Il nuovo titolo nobiliare portava con sé l'automatica ammissione alla Camera dei Lord, ma Walpole, ormai vecchio e stanco, non era più interessato alla spossante politica nazionale e non prese mai possesso del suo seggio in parlamento.[12] Non dimostrò mai inoltre grande entusiasmo per il titolo, tanto da rigettarlo e firmarsi «lo zio del fu conte di Orford».[12]

Dato il suo stile di vita aristocratico e quindi sregolato, l'eccessivo consumo di cibo prelibato lo portò a sviluppare la gotta, che lo afflisse durante l'ultima parte della sua vita.[12][33] Nel 1779 aveva preso la sofferta decisione di abbandonare Strawberry Hill per trasferirsi a Londra a causa delle sue sempre maggiori difficoltà di movimento; accasatosi dapprima ad Arlington Street e infine in un palazzo a Berkeley Square,[34] vi risiedette fino alla morte, che lì lo colse per cause naturali il 2 marzo 1797.[3][10][12][35] L'ultimo suo scritto era stata una lettera alla contessa di Ossory, datata 15 gennaio 1797.[35][36] Fu sepolto nella chiesa di San Martino di Tours della cittadina di Houghton, dove la sua famiglia possedeva una cripta privata.[12]
Horace Walpole non si era mai sposato né aveva avuto figli,[N 2] e con lui si estinse il ramo principale della famiglia Walpole e quindi anche il titolo di conte di Orford (poi comunque ricreato nel 1806 per suo cugino omonimo Horatio Walpole, I conte di Orford).[12] Il patrimonio dei Walpole passò quindi al suo pronipote George Cholmondeley, I marchese di Cholmondeley.[12] La sua biblioteca e i suoi manoscritti passarono invece al mercante Robert Berry e alle sue figlie Agnes e Mary Berry, suoi nuovi vicini a Little Strawberry e che erano stati vicini allo scrittore durante i suoi difficili e ultimi anni,[33] e che per questo ricevettero rendite da 4000 sterline l'una.[10][12] Mary Berry cominciò subito un intenso lavoro di revisione dei lavori di Walpole, pubblicandone un'edizione postuma già nel 1798.[12] Strawberry Hill invece passò ad Anne Damer, figlia del cugino Henry Seymour Conway, per poi andare ai suoi eredi.[10][12]
Ascendenza
Di seguito l'ascendenza di Horace Walpole e della sua famiglia, rigettando la tesi della sua illegittimità.[N 1]
| Genitori | Nonni | Bisnonni | Trisnonni | ||||||||||
| Edward Walpole | Robert Walpole | ||||||||||||
| Susan Barkham | |||||||||||||
| Robert Walpole | |||||||||||||
| Susan Crane | Robert Crane, I baronetto Crane | ||||||||||||
| Susan Alington | |||||||||||||
| Robert Walpole, I conte di Orford | |||||||||||||
| Geoffrey Burwell | Edmund Burwell | ||||||||||||
| Mary Pitman | |||||||||||||
| Mary Burwell | |||||||||||||
| Elizabeth Derehaugh | Thomas Derehaugh | ||||||||||||
| Mary Sheppard | |||||||||||||
| Horace Walpole, IV conte di Orford | |||||||||||||
| John Shorter | John Shorter | ||||||||||||
| Susan Forbis | |||||||||||||
| John Shorter | |||||||||||||
| Isabella Birkett | John Birkett | ||||||||||||
| Elizabeth Robinson | |||||||||||||
| Catherine Shorter | |||||||||||||
| Erasmus Philipps, III baronetto Philipps | Richard Philipps, II baronetto Philipps | ||||||||||||
| Elizabeth Dryden | |||||||||||||
| Elizabeth Philipps | |||||||||||||
| Catherine Darcy | Edward Darcy | ||||||||||||
| Elizabeth Stanhope | |||||||||||||
Stile e temi
Lo stile letterario di Walpole fu inizialmente influenzato soprattutto da quello dell'amico Thomas Gray, presto affermatosi tra i più grandi poeti inglesi del XVIII secolo[7] come uno dei principali autori di poesia cimiteriale, genere dal quale il romanzo gotico trasse forte ispirazione.[37] Un'influenza più classica fu invece quella di John Dryden, uno dei più grandi letterati inglesi del XVII secolo e il cui stile riprese soprattutto nelle sue prime lettere.[14] Lo scrittore riconobbe anche sul suo stile una grande influenza di William Shakespeare, soprattutto dei suoi capolavori più foschi e suggestivi come Amleto e Macbeth.[37]
Nel romanzo e nel teatro Walpole, seguendo i canoni stilistici ancora in voga all'epoca, tendeva ad essere iperbolico e barocco, scadendo spesso nel puro virtuosismo[10] senza tuttavia giungere agli eccessi al limite del comprensibile degli autori precedenti.[38] Maggiore capacità gli è riconosciuta invece nei trattati, nelle lettere e nei diari, dove esprimeva grande chiarezza logica e di esposizione.[10] In ogni sua opera manteneva comunque un grande interesse per i dettagli, anche i più insignificanti come aneddoti e pettegolezzi, descrivendoli con tale profondità da farlo definire da lord Byron come «incomparabile» in merito.[10]

I temi affrontati da Walpole nel Castello di Otranto e in misura minore nella Madre misteriosa erano del tutto innovativi, distaccandosi fortemente dal resto della narrativa inglese esistita fino ad allora: la trama walpoliana (e, ben presto e ancora di più, tutte quelle che la imitavano) virava infatti verso l'ignoto, il misterioso, il pittoresco e il mostruoso, scontrandosi violentemente contro la tranquillità borghese che caratterizzava i classici romanzi inglesi pubblicati fino ad allora.[39] Ai regolari e prevedibili ambienti cittadini Walpole sostituiva la natura selvaggia e i luoghi oscuri e spettrali,[40] ai buoni ed equilibrati sentimenti dei gentiluomini gli impulsi dell'istinto e le più cupe pulsioni.[37][39][41] All'interno della sua opera Walpole dipingeva un medioevo fosco e spaventoso, ma colmo di inquietante fascino e condito dai drammi mondani o, più spesso, sovrumani dei personaggi,[41] tentando inoltre di comprenderne o quantomeno rispettarne la forma mentis senza darne giudizi morali anacronistici.[42]
Obbiettivo ultimo dell'opera di Walpole era la ricerca del sublime, inteso non come "ciò che è migliore" o "ciò che è più bello", ma "ciò che si trova al limite dell'umano" (come del resto aveva già teorizzato il filosofo Edmund Burke nel 1756, influendo certamente su Walpole), sfociando quindi nel sovrumano e nel sovrannaturale.[39][41] Inoltre, come poi sarebbe stato anche nei successivi romanzi gotici, i personaggi walpoliani possiedono ben poco libero arbitrio e spesso subiscono passivamente gli eventi in preda a una dolorosa impotenza, lasciando che la trama sia portata avanti dai ben più sfaccettati antagonisti e dai fenomeni sovrannaturali, principali innovazioni narrative della letteratura gotica.[43]
Opere
Horace Walpole fu un autore estremamente prolifico, facendo spaziare la propria penna dalla narrativa alla saggistica e dal teatro alle lettere, ai diari e ai memoriali. Molte delle sue opere (peculiarmente non Il castello di Otranto, il suo lavoro più noto) furono autopubblicate tramite l'Officina Arbuteana.[18]

Il castello di Otranto
L'opera letteraria principale scritta da Horace Walpole fu Il castello di Otranto, romanzo edito nel 1764.[12] In esso, utilizzando l'archetipo letterario dell'antico manoscritto ritrovato e attribuendolo all'immaginario scrittore italiano Onuphrio Muralto, l'autore narra la storia dei signori di Otranto, che, in un medioevo fittizio, si devono destreggiare tra intrighi, pene d'amore e, soprattutto, eventi inquietanti e inspiegabili che scandiscono la narrazione.[12][18]
Come narrò in una lettera all'amico William Cole,[45] l'idea per il romanzo gli nacque da un sogno: suggestionato dall'ambiente di Strawberry Hill, una notte Walpole sognò di trovarsi in un castello di fronte alla mano di un gigante.[44][46] Il giorno successivo si mise subito a scrivere senza un'idea precisa della storia,[44] che si formò man mano durante la composizione, in accordo con la sua personale filosofia della serendipità.[46] Dichiarò inoltre di essersi impegnato nella stesura del romanzo per combattere la noia e, soprattutto, la sua crescente apatia verso la politica inglese, dalla quale si sarebbe ritirato pochi anni più tardi.[39][44] L'opera fu cominciata nel giugno 1764, venendo completata il 6 agosto successivo.[23]
Il romanzo, l'unico scritto dall'autore, venne pubblicato inizialmente il 24 dicembre 1764;[23] incerto di come sarebbe stato recepito dal pubblico, Walpole utilizzò lo pseudonimo "William Marshal" e non lo stampò presso l'Officina Arbuteana al fine di mantenere un completo anonimato.[46][47] L'opera fu subito apprezzata e acclamata dal pubblico inglese.[18] Esaurita subito la prima edizione di cinquecento copie, nella seconda del 1765 Walpole si svelò come l'autore originale dell'opera, spiegando le sue motivazioni in una sagace prefazione.[18][47] La rivelazione fu accolta in modo contrastante: molti disapprovarono l'iniziativa, ma l'opera rimase comunque estremamente richiesta e letta, tanto da essere tradotta in francese nel 1767 (anche se Walpole giudicò la resa pessima).[23] Nel 1768 ne inviò una copia anche a Voltaire, che tuttavia dichiarò francamente di non aver apprezzato il romanzo a differenza del trattato su Riccardo III.[26] Nel novembre 1781 il drammaturgo Robert Jephson lo riadattò per il teatro col titolo alternativo Il conte di Narbona.[32]

Nonostante la critica ne evidenzi una qualità a tratti non eccelsa[18] (Angelo De Gubernatis ad esempio ne critica le descrizioni troppo nitide del sovrannaturale, che causano quindi una mancanza di suspense)[48] l'Otranto ebbe un effetto dirompente sulla letteratura inglese,[3] riscuotendo fin da subito un successo clamoroso e rimanendo popolare fino al secolo successivo, quando sir Walter Scott lo tradusse sia in francese che in italiano.[12] L'opera fu il primo romanzo gotico della storia, e fu quindi fondante per la successiva letteratura gotica e quindi il suo derivato, il genere horror. È inoltre annoverata come uno dei primi lavori preromantici, che rompevano con la precedente tradizione letteraria conservatrice, classicista e manierista[3] al fine di dare nuova linfa alla letteratura inglese.[12][18] Assieme ai contemporanei Canti di Ossian di James MacPherson (1760) e Reliques of Ancient English Poetry di Thomas Percy (1765),[46] Il castello di Otranto risvegliò l'interesse del grande pubblico per il medioevo, epoca fino ad allora demonizzata dall'illuminismo e quindi poco studiata, la cui riscoperta portò allo sviluppo di nuovi generi letterari come il romanticismo e il gotico.[3][39]
Grande innovazione presente nell'Otranto è la figura di Manfredi, il crudele principe d'Otranto antagonista della storia. Abbandonando lo stereotipo del malvagio totale e irrecuperabile, Walpole crea un antagonista dinamico, tormentato, preda degli istinti e delle pulsioni e a sua volta vittima degli eventi, tanto da essere in grado di redimersi parzialmente.[49] Non a caso importanti critici letterari come Angelo De Gubernatis vedono nel personaggio walpoliano il primo prototipo dell'antieroe, tanto che probabilmente Manfredi fu tra le dirette ispirazioni dell'Innominato, uno dei principali e più ambigui personaggi dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.[49]
La madre misteriosa
Principale opera teatrale redatta dall'autore, La madre misteriosa o anche solo La madre non fu mai rappresentata, e fu stampata a Strawberry Hill in sole cinquanta copie nel 1768,[12] poiché dato il suo contenuto scabroso[50] era certo che dovesse incorrere nella censura delle autorità britanniche (il critico letterario Ernest de Sélincourt la definisce addirittura «orrida e innaturale»).[3] Negli anni successivi l'opera cominciò comunque a circolare illegalmente in un'edizione pirata, e Walpole fu costretto a ripubblicarla nel 1781 per toglierne dal mercato le copie non autorizzate.[31]
La tragedia, ammantata anch'essa da un'atmosfera gotica come Il castello di Otranto, narra le grottesche vicissitudini di una famiglia macchiatasi di incesto.[51] Per comporla, Walpole dichiarò di essersi ispirato ad un aneddoto occorso all'arcivescovo di Canterbury John Tillotson,[50] a cui un giorno una donna aveva confessato di aver avuto una figlia da un rapporto incestuoso, e che ella a sua volta aveva inconsapevolmente sposato un altro figlio di lei.[52] Iniziata il 25 dicembre 1766, aveva avuto una lunga gestazione ed era stata ultimata solo il 15 marzo 1768; nella sua breve autobiografia, Walpole si dichiarò insoddisfatto degli ultimi due atti della tragedia («non sono così rifiniti come volevo»).[26]
Nonostante la sua relativa oscurità, lord Byron, estimatore dei lavori di Walpole, definì La madre misteriosa «una tragedia del più alto ordine».[12] Era inoltre apprezzata anche dai più stretti conoscenti di Walpole, e la sua vicina di casa Diana Spencer Di Beauclerk ne realizzò diverse illustrazioni.[24]
Saggi
Il dibattito su Riccardo III

Oltre che autore, Horace Walpole fu anche saggista e storico amatoriale, pubblicando nell'arco della sua vita numerose opere di critica storica. La prima, e forse la più importante, fu Historic Doubts on the Life and Reign of King Richard the Third, data alle stampe nel 1767.[12] In essa l'autore cerca di riabilitare la figura di re Riccardo III d'Inghilterra (1483-1485), diffamato da secoli di propaganda della dinastia Tudor sua avversaria, ulteriormente rinvigorita dal ritratto impietoso che ne lasciò William Shakespeare nel suo dramma Riccardo III.[12]
Il lavoro di Walpole fu alla base della rivalutazione complessiva di Riccardo III, che da allora gli storici cominciarono a studiare sotto una luce diversa, dando adito a un dibattito da allora ininterrotto, data la natura controversa del sovrano medievale.[12] Molti arrivarono quindi a ripensare il suo ruolo nella storia inglese, assolvendolo anche dalla morte dei principi nella Torre, una delle principali "colpe" attribuitegli postumamente.
Collaborazioni
Occasionalmente Walpole scriveva anche a quattro mani, come capitò con l'Essay on Modern Gardening, un trattato sul giardinaggio redatto assieme a Luigi Giulio Mancini-Mazzarino, duca di Nevers.[18] Il trattato uscì nel 1785 presso l'Officina Arbuteana, sia in inglese che in francese.[18][32]
Trattati su pittori, incisori e artisti
Un altro suo lavoro di ricerca molto importante fu Anecdotes of Painting in England, with some Account of the Principal Artists; collected by George Vertue, and now digested and published from his original manuscripts by Horace Walpole, edito in quattro volumi tra il 1762 e il 1771, lungo e dettagliato resoconto della storia della pittura inglese.[12] Il lavoro fu molto popolare e conobbe numerose edizioni successive, segnatamente quella di James Dallaway in cinque volumi (1826-1828) e quella unica di Ralph Nicholson Wornum del 1849.[12]
Seguito ideale della storia della pittura fu Catalogue of Engravers Born and Resident in England, catalogo degli incisori inglesi pubblicato nel 1763.[12] Un lavoro analogo era già stato pubblicato nel 1758, Catalogue of Royal and Noble Authors of England, che raccoglieva invece i principali scrittori della letteratura inglese esistiti fino ad allora,[19] opera poi riedita nel 1806 in cinque volumi a cura del poeta Thomas Park.[12] Quest'ultima opera fu criticata per l'antipatia che Walpole mostrava nei confronti degli Stuart e per la continua difesa della figura del padre, ancora non molto apprezzato dall'opinione pubblica britannica.[19]
Il rapporto con Thomas Chatterton

Il lavoro di raccolta fu anche causa del brevissimo ma tormentato rapporto col giovanissimo poeta Thomas Chatterton.[24][53] I due entrarono in corrispondenza nel 1769, quando Chatterton, appena sedicenne, gli inviò alcune poesie da lui composte ma spacciate come medievali[54] (come del resto andava di moda all'epoca e come aveva fatto lo stesso Walpole per Il castello di Otranto).[24] Walpole inizialmente era rimasto positivamente colpito dai poemi, e ne avrebbe voluto includere dei frammenti nel suo trattato sulla pittura dato l'argomento simile, ma una consulenza di Thomas Gray e William Mason mise in evidenza come le poesie non fossero realmente medievali ma lavori dello stesso Chatterton.[24] In una lettera successiva il giovane poeta fece l'errore di rivelare di essere di umili origini, e Walpole, fortemente snob, mutò quindi opinione sul corrispondente e cominciò a trattarlo con freddezza e malcelata ostilità, rigettando in malomodo qualsiasi ulteriore collaborazione e ignorando le altre lettere che il giovane gli spedì.[24][53][55]
Chatterton si sarebbe suicidato nel 1770 a nemmeno diciotto anni, e presto le sue poesie conobbero un insperato successo. Lo scrittore apprese della sua sorte alla fine del 1770, quando ne fu informato da Oliver Goldsmith durante una cena alla Royal Academy of Arts.[24] Le lettere tra i due divennero pubbliche e lo scrittore fu quindi oggetto di aspre critiche per il trattamento riservato al giovane, tanto da dover fare pubblicamente ammenda e rivedere il proprio giudizio su di lui, pentendosi delle proprie prime e superficiali impressioni.[24][53] Il suo intervento principale fu la pubblicazione nel 1778 della lettera To the Editor of the Miscellanies of Thomas Chatterton, diretta a Thomas Tyrwhitt, curatore di una delle prime edizioni dell'opera di Chatterton dove lo criticava duramente per il suo comportamento nei confronti del poeta.[18][30] Poco dopo ampliò la propria apologia e la stampò a Strawberry Hill nel 1779,[30] ma ciò non bastò a cancellare questa macchia dalla sua carriera tanto che altre critiche continuarono a giungergli anche in seguito.[31]
Le lettere
Un'altra delle opere fondamentali di Walpole furono le sue lettere, che scrisse ininterrottamente dalla giovinezza fino alla morte verso un gran numero di corrispondenti sparsi per tutto il mondo. Nelle sue lettere, che spesso finivano pubblicate, Horace Walpole dimostrava una straordinaria sagacia e una prontezza di spirito non comune, condite da eleganza e spesso anche da un fine e tipico umorismo britannico.[3][53] I fatti da lui riportati variavano grandemente, dai grandi eventi storici (l'insurrezione giacobita del 1745, la guerra dei sette anni, la rivoluzione americana, la rivoluzione francese) agli scandali politici fino a sfociare nei pettegolezzi.[3][53]
La prima lettera in assoluto risaliva al 1732 ed era diretta al reverendo Charles Lyttelton,[57] mentre la prima ad essere pubblicata fu l'Epistola da Firenze, redatta durante il grand tour e indirizzata all'amico Thomas Ashton, solo la prima di una lunghissima serie.[14] Il principale destinatario delle lettere di Horace Walpole fu senza dubbio Horace Mann, ambasciatore britannico nel Granducato di Toscana e tra i suoi più stretti amici.[3][12] I due si erano conosciuti durante il grand tour di Walpole nel 1739, e dopo il rientro dell'autore in Inghilterra non si videro più di persona. Le loro frequenti lettere tuttavia (non meno di 820)[3] animarono ininterrottamente la loro corrispondenza fino al 1786, anno della morte di Mann, e il loro stile e contenuto testimonia una profonda e schietta confidenza.[12]

Altra importante corrispondente di Walpole fu la nobildonna francese madame du Deffand, conosciuta nel 1765 durante un viaggio a Parigi.[3][12] I due corrisposero fino alla morte di lei nel 1780.[12] Altri importanti corrispondenti furono il poeta William Mason, l'antiquario William Cole, il drammaturgo Robert Jephson, i cugini Francis Seymour-Conway, I marchese di Hertford ed Henry Seymour Conway, l'ambasciatore Simon Harcourt, I conte Harcourt e il politico George Montagu.[12]
Dato l'enorme volume della corrispondenza di Walpole, la sua pubblicazione è stata frammentaria e poco organica nel corso degli anni. La prima edizione fu del 1810 in quattro volumi e copriva solamente le lettere scambiate con madame du Deffand.[53] Si dovette attendere il 1903 per un'edizione integrale, curata dal dantista Paget Toynbee ed edita in diciannove volumi fino al 1925.[53]
Diari e memoriali
Horace Walpole fu anche diarista e memorialista. Dal 1751 al 1783 tenne un diario privato dove annotava principalmente gli eventi relativi alla politica inglese.[3][12] Cominciò a tenere i primi appunti personali dopo la morte del fratello maggiore Robert Walpole, II conte di Orford nel 1751, e nelle sue intenzioni avrebbero dovuto essere solamente la cronaca di un anno, per poi espandersi fino a coprire i successivi trenta.[17] Nei suoi scritti Walpole spesso giudica i vari eminenti politici del tempo, dimostrando tutto sommato equilibrio, anche nei confronti dei nemici politici suoi e soprattutto del padre Robert Walpole,[12] in un'epoca in cui i confronti di natura politica spesso degeneravano nell'invettiva e talvolta anche nella violenza. Nel 1788 invece Walpole scrisse le Reminiscences, breve ripresa dei suoi diari che dedicò a Mary Berry, amica dei suoi ultimi giorni.[53]
Queste opere rimasero inedite durante la sua vita, venendo pubblicate solamente nel XIX secolo. Nonostante fossero le ultime per ordine cronologico, le Reminiscences furono la prima parte delle sue memorie ad essere pubblicata nel 1819 in due volumi.[53] Nel 1845 invece vide la luce solamente la parte mediana del diario, che copriva gli anni dal 1760 al 1771 ed edita da Denis Le Marchant nel 1845 in quattro volumi come Memoirs of the Reign of King George III.[12] L'anno successivo uscì sempre in quattro volumi anche la prima parte del diario, intitolata Memoirs of the Last Ten Years of the Reign of George II[3] e curata da Henry Fox, IV barone Holland.[12] La terza e ultima parte del diario fu edita in due volumi nel 1859 come Journal of the Reign of George III. from 1771 to 1783 a cura di John Doran.[12]
Indice schematico
Narrativa
- Horace Walpole, Il castello di Otranto, 1764.
- (EN) Horace Walpole, Hieroglyphic Tales, 1785.
Teatro
- Horace Walpole, La madre misteriosa, 1768.
- (EN) Horace Walpole, Nature will prevail, 1773.
Poesia
- (EN) Horace Walpole, Sermon on Painting, 1742.
- (EN) Horace Walpole, Tamerlane, a Prologue, 1745.
- (EN) Horace Walpole, The Beauties, 1746.
- (EN) Horace Walpole, The Judgement of Solomon, 1753.
- (EN) Horace Walpole, Fugitive Pieces in Verse and Prose, 1758.
- (EN) Horace Walpole, The Parish Register of Twickenham, 1760.
- (EN) Horace Walpole, The Garland, 1852 [1761].
Satira
- (EN) Horace Walpole, The Dear Witches, 1743.
- (EN) Horace Walpole, A Letter from Xo Ho, a Chinese Philosopher at London, to his Friend Lien Chi, at Peking, 1757.
Critica e saggistica
- (EN) Horace Walpole, A Catalogue of the Royal and Noble Authors of England, 1758.
- (EN) Horace Walpole, Anecdotes of Painting in England, 1762-1771.
- (EN) Horace Walpole, A Catalogue of Engravers who have been born or resided in England, 1763.
- (EN) Horace Walpole, Historic Doubts on the Life and Reign of King Richard the Third, 1767.
- (EN) Horace Walpole, Miscellaneous Antiquities, 1772.
- (EN) Horace Walpole, A Letter to the Editor of the Miscellanies of Thomas Chatterton, 1779.
- (EN, FR) Horace Walpole e Luigi Giulio Mancini-Mazzarino, Essay on Modern Gardening, 1785.
Lettere
- (EN) Horace Walpole, Lettere e breve autobiografia, a cura di Paget Toynbee, vol. 1, 1732-1743.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 2, 1743-1750.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 3, 1750-1756.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 4, 1756-1760.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 5, 1760-1764.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 6, 1764-1766.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 7, 1766-1771.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 8, 1771-1774.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 9, 1774-1777.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 10, 1777-1779.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 11, 1779-1781.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 12, 1781-1783.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 13, 1783-1787.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 14, 1787-1791.
- (EN) Horace Walpole, Lettere, a cura di Paget Toynbee, vol. 15, 1791-1797.
- (EN) Horace Walpole, Indici e tavole genealogiche, a cura di Paget Toynbee, vol. 16, 1903.
- (EN) Horace Walpole, Supplemento, parte 1, a cura di Paget Toynbee, vol. 1, 1725-1796.
- (EN) Horace Walpole, Supplemento, parte 2, a cura di Paget Toynbee, vol. 2, 1783-1796.
- (EN) Horace Walpole, Supplemento, parte 3, a cura di Paget Toynbee, vol. 3, 1744-1797.
Le amicizie

Durante la propria vita Horace Walpole stabilì numerosi rapporti più o meno cordiali con le principali figure politico-culturali dell'epoca, molti dei quali sfociarono in vera e propria amicizia. Lo scrittore aveva tuttavia un carattere difficile, soggetto a frequenti e anche estremi sbalzi d'umore, e ciò, unito al forte snobismo che aveva acquisito tramite il suo status di grande aristocratico, gli rendeva molto difficile relazionarsi positivamente ed alla pari con gli altri. I litigi tra Walpole e gli amici erano frequenti, e in più di un'occasione arrivò a troncare amicizie decennali per disaccordi occasionali.[53]
Thomas Gray
Una delle più antiche amicizie fu quella col poeta Thomas Gray, conosciuto durante l'infanzia all'Eton College.[4] I due compirono insieme anche parte del grand tour di Walpole (1739-1741), ma durante il lungo viaggio cominciarono ad emergere con prepotenza le differenze tra i due, e pare che il più assertivo Walpole prevaricasse troppo il compagno, tanto che i due si separarono in malo modo a Reggio Calabria alla fine del 1740 e rientrarono separatamente in Inghilterra.[12]
Walpole più tardi ammise di aver fatto torto a Gray, e i due si riconciliarono nel 1744.[12] Riacquisirono un certo grado di confidenza, ma il loro rapporto non tornò più profondo come prima e tra i letterati permase un'evidente distanza.[12] Gray non discusse mai pubblicamente del suo ambivalente rapporto con Walpole, e dopo la sua morte nel 1771 lo scrittore si assunse ogni responsabilità del loro allontanamento.[7]

Horace Mann
La principale amicizia di Walpole fu certamente quella con Horace Mann, ambasciatore britannico nel Granducato di Toscana dal 1740 al 1786. I due si conobbero quando Mann ospitò lo scrittore nel 1739 a Firenze, ed entrarono subito in tali buoni rapporti che Walpole optò per rimanere a Firenze durante buona parte del suo grand tour italiano.[12]
I due si lasciarono nel 1741 per non rivedersi più, in quanto Mann era costretto a permanere a Firenze per il suo incarico diplomatico. Continuarono tuttavia a scriversi regolarmente, e del loro carteggio sono sopravvissute centinaia di lettere, testimoni del loro forte legame.[12] Dati il difficile carattere e la volubilità di Walpole, alcuni critici hanno teorizzato che paradossalmente l'amicizia con Mann poté durare così a lungo e in modo così saldo proprio a causa della lontananza dei due, che avrebbe contribuito a smorzare o eliminare ogni potenziale attrito.[12]
Henry Seymour Conway
Un'altra profonda amicizia lo legò al cugino Henry Seymour Conway, con cui aveva condiviso gli anni ad Eton e parte del grand tour europeo.[12] Come maresciallo di campo dell'esercito britannico, Conway era spesso assente dall'Inghilterra e lui e il cugino restavano in contatto tramite lettere.[12] Esattamente come per Mann, i critici hanno ipotizzato che il loro rapporto fu così duraturo soprattutto grazie alla lontananza fisica tra i due.[53]
George Montagu
George Montagu fu l'unico con cui Horace Walpole riuscì a conservare la propria amicizia frequentandolo direttamente.[12] Compagni già dai tempi di Eton, Montagu e Walpole erano genuinamente affini e il loro legame si incrinò solo dopo il 1770.[53][58] Studi più recenti avanzano l'ipotesi di una loro possibile relazione sentimentale.[59][60]
William Cole
Altra importante amicizia fu quella con William Cole, rinomato antiquario e collezionista di documenti antichi. Cole e Walpole si conoscevano dalla loro infanzia all'Eton College, e soprattutto Walpole era a conoscenza delle tendenze criptocattoliche di Cole.[61] Nel 1765 Cole lo accompagnò durante il suo viaggio in Francia; l'amico, allora in preda a una profonda crisi spirituale, avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo, ma Walpole riuscì a dissuaderlo e quindi a proteggerlo dalle vessazioni a cui sarebbe andato incontro per il rampante anticattolicesimo allora presente in Inghilterra.[61]
Madame du Deffand
Un rapporto peculiare lo legò a Marie Anne de Vichy-Chamrond, madame du Deffand, nobildonna della corte di Versailles che conobbe durante un viaggio a Parigi nel 1765.[24] Nonostante madame du Deffand fosse più anziana di lui di vent'anni, i due entrarono subito in confidenza e instaurarono un profondo e duraturo rapporto, continuato tramite lettere nonostante la donna fosse ormai cieca, fino alla morte di lei nel 1780.[24]
Alcuni critici vedono nel rapporto tra Walpole e madame du Deffand non semplice amicizia, ma almeno una certa infatuazione da parte di entrambi, tanto che lei gli scriveva lettere anche quando lo scrittore la veniva a visitare.[24] I due si scrissero almeno ottocento lettere (tante ne furono vendute a un'asta a Strawberry Hill nel 1842), ma certamente il carteggio fu molto più lungo: madame du Deffand ne bruciò alcune particolarmente delicate su richiesta dello stesso Walpole, e con ogni probabilità ulteriori sono andate altrimenti perdute.[24] Alla sua morte, la nobildonna lasciò a Walpole tutta la sua biblioteca privata e persino il suo cagnolino Tonton, segno del profondo affetto che li legava.[24][31]
Mary Berry
La principale amicizia degli ultimi anni fu con la scrittrice Mary Berry, con la cui famiglia Walpole fu in ottimi rapporti.[3][10][12] Mary Berry fu la principale confidente del tardo Horace Walpole, tanto che alcuni hanno ipotizzato una relazione sentimentale tra i due e la volontà dello scrittore (poi comunque disattesa) di sposarla.[10][12]
A Mary Berry Walpole dedicò le Reminiscences, ultima parte del suo diario.[53]
Eredità
La serendipità
Già prima di assurgere alla fama letteraria, Walpole fu in grado di influire sulla lingua inglese coniando un fortunato neologismo: serendipità.[46] Il termine, tratto da una fiaba persiana, I tre principi di Serendip (antico nome dello Sri Lanka), fu coniato in una lettera del 1754 indirizzata a Horace Mann, usato per indicare scoperte fortuite durante la ricerca di tutt'altro.[46][62] La serendipità divenne una vera e propria filosofia di vita per Walpole, e il termine (in inglese serendipity) ebbe così tanto successo da venire integrato in tutte le principali lingue mondiali (oltre all'italiano, si ebbero ad esempio il tedesco serendipität, lo spagnolo serendipia, il francese sérendipité, il portoghese serendipidade, il russo serendipnost' e così via).
Influenze successive
Horace Walpole fu uno dei maggiori autori della letteratura inglese del XVIII secolo, e la sua influenza sugli autori successivi fu immensa. Il castello di Otranto, concepito per dimostrare il potenziale e la validità delle storie di finzione, all'epoca contrapposte a quelle di realismo in voga, ruppe con la tradizione letteraria del tempo e fu il primo romanzo gotico, presto seguito da numerosi altri nel solco del gothic revival nelle varie discipline artistiche,[18] che tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo avrebbero portato alla nascita e allo sviluppo del genere horror, divenuto trasversale nelle arti figurative. L'influenza maggiormente percepita dai contemporanei fu invece quella del suo epistolario, tra i più vasti e organici che la storia ricordi, tanto da fargli guadagnare il titolo di «miglior scrittore di lettere della lingua inglese».[53] Le lettere di Walpole sono una preziosa testimonianza sull'Inghilterra del XVIII secolo e sulla sua società, dipingendo un quadro vivido della società aristocratica dell'epoca.[53]

Nonostante alcune pecche di costruzione e stile, l'Otranto colpì profondamente l'immaginario degli artisti contemporanei, tanto che negli anni successivi seguì la pubblicazione di nuovi romanzi gotici, che contribuirono a consolidare ulteriormente la nuova corrente letteraria[18][47][63] nonostante parecchi fossero solo pallide e goffe imitazioni dell'opera di Walpole.[64] Il primo lavoro derivato fu Il vecchio barone inglese di Clara Reeve,[47] edito nel 1778 e che in sostanza ricalcava fortemente l'impostazione del romanzo di Walpole, al limite di esserne un vero e proprio plagio.[18][63] Lo stesso Horace Walpole non gradì affatto il lavoro della scrittrice, definendolo «così prevedibile che qualsiasi processo per omicidio all'Old Bailey sarebbe più interessante», e poi, in maniera ancora più dura «una sedicente imitazione del sottoscritto, [...] la cosa più piatta e insipida che si sia mai vista».[63] Nonostante il giudizio negativo del padre del gotico e un'oggettiva assenza delle innovazioni e del fascino del Castello di Otranto,[63] anche il romanzo di Reeve riscosse un enorme successo, garantendo la continuazione del nuovo filone letterario.
Negli anni successivi furono quindi pubblicate numerose opere, sempre rifacendosi in maniera più o meno diretta al romanzo di Walpole, tra le quali Vathek di William Beckford nel 1785, e soprattutto i romanzi di Ann Radcliffe, principale autrice della generazione successiva influenzata dal gotico,[64] stile al quale consacrò l'intera sua carriera con Romanzo siciliano (1790), I misteri di Udolpho (1794) e Il confessionale dei penitenti neri (1797).[40][65][66] Ann Radcliffe seppe fare proprie le tematiche di Walpole, ma elaborandole e di fatto codificando il romanzo gotico, che da allora fu un genere di enorme successo;[40][65][67] a differenza di Walpole, per cui il sovrannaturale tale doveva rimanere, Radcliffe presentava sempre una spiegazione plausibile e verosimile per gli eventi straordinari da lei narrati.[64] Altro capolavoro della letteratura gotica fu Il monaco di Matthew Gregory Lewis (1796), dove trionfano il gusto per l'orrido e il trasgressivo e dove il protagonista è in realtà l'antagonista stesso della storia.[68]

Anche Jane Austen fu influenzata dal gotico di Walpole e Radcliffe, scrivendo nel 1803 il romanzo L'abbazia di Northanger, dal tono comunque più leggero e affine alla parodia; l'opera rimase inedita e fu pubblicata solo nel 1818, dopo la morte di Austen.[65] Nello stesso anno uscì anche Frankenstein di Mary Shelley, probabilmente il più grande e influente romanzo della letteratura gotica, oltre che prototipo della fantascienza.[69] Shelley, giovane scrittrice estremamente colta, ebbe numerose influenze sul proprio stile, e certamente anche Walpole e Otranto contribuirono alla sua formazione, sebbene per molti versi il suo lavoro si discostasse dal gotico classico.[70]
Il principale autore influenzato da Walpole fu probabilmente sir Walter Scott, riconosciuto come uno dei più grandi nomi della letteratura inglese del XIX secolo.[18][71][72] Scott riprese da Walpole la caratterizzazione del medioevo come un'epoca oscura e misteriosa ma anche affascinante ed eroica, e a imitazione di Strawberry Hill edificò la sua personale villa gotica di Abbotsford House.[71] Il capolavoro dello scrittore scozzese, Ivanhoe (1819), fu un'opera fondante del romanticismo e consolidò la popolarità del gotico, dei suoi temi e dei suoi derivati.[71] Anche lord Byron, appassionato lettore di Walpole, nelle sue poesie compì numerosi richiami al gotico, soprattutto in Il pellegrinaggio del giovane Aroldo e in Manfred, il cui protagonista non casualmente si chiama come l'antagonista del Castello di Otranto.[66]
In onore dello scrittore, nel 1911 è stata fondata la Walpole Society, un ente benefico culturale che si occupa di valorizzare l'arte in generale, e soprattutto la pittura. Il richiamo a Walpole deriva dal suo trattato Anectodes of Painting in England.[73]
Note
Annotazioni
- 1 2 Se l'ipotesi dell'illegittimità di Walpole avesse fondamento, allora la sua ascendenza sarebbe la seguente:
Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni Thomas Hervey William Hervey Susan Jermyn John Hervey, I conte di Bristol Isabella May Humphrey May Carr Hervey Robert Carr, III baronetto Carr Robert Carr, II baronetto Carr Mary Gargrave Isabella Carr Elizabeth Bennett John Bennett Dorothy Crofts Horace Walpole, IV conte di Orford John Shorter John Shorter Susan Forbis John Shorter Isabella Birkett John Birkett Elizabeth Robinson Catherine Shorter Erasmus Philipps, III baronetto Philipps Richard Philipps, II baronetto Philipps Elizabeth Dryden Elizabeth Philipps Catherine Darcy Edward Darcy Elizabeth Stanhope - ↑ Alcuni autori hanno inferito una presunta omosessualità di Walpole da alcune allusioni contenute nelle sue lettere e da certi suoi manierismi, ma l'ipotesi rimane senza reale fondamento. Cfr. (EN) Queering Horace Walpole, 2006, DOI:10.1353/sel.2006.0026. e (EN) Rictor Norton, Homosexuality in Eighteenth-Century England: A Sourcebook, 2003.
Riferimenti
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Lettere I, Short Notes on My Life, p. xxxv.
- 1 2 3 4 5 6 7 Lettere I, Short Notes on My Life, p. xli.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Dobson 1899, p. 175.
- 1 2 3 4 5 Saccoccia 2019, cap. L'uomo dai due castelli, p. 1.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 EB 1911, p. 289.
- 1 2 3 4 5 Lettere I, Short Notes on My Life, p. xxxvi.
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 Dobson 1899, p. 173.
- 1 2 3 4 5 Lettere I, Short Notes on My Life, p. xlii.
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Dobson 1899, p. 174.
- ↑ Lettere I, Short Notes on My Life, pp. xlviii-xlix.
- 1 2 3 Lettere I, Short Notes on My Life, p. xlix.
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- 1 2 3 4 5 6 Lettere I, Short Notes on My Life, p. lii.
- 1 2 3 4 Lettere I, Short Notes on My Life, p. liii.
- 1 2 3 4 5 Lettere I, Short Notes on My Life, p. liv.
- 1 2 3 4 Lettere I, Short Notes on My Life, p. lv.
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- 1 2 Lettere I, Short Notes on My Life, p. lvi.
- ↑ Lettere XV, lett. 3056, p. 450.
- 1 2 3 Leikin 2015, cap. Fascino gotico, p. 3
- ↑ De Gubernatis 1883, p. 382.
- 1 2 3 4 5 Saccoccia 2019, cap. L'uomo dai due castelli, p. 3.
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- 1 2 3 4 Leikin 2015, cap. Fascino gotico, p. 2
- ↑ De Gubernatis 1883, p. 380.
- 1 2 De Gubernatis 1883, p. 381.
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- ↑ Gulisano e Antonazzo 2015, cap. La ricerca dello scienziato.
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Bibliografia
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- Anatole Leikin, Il mistero dei Preludi di Chopin, traduzione di Sergio Bestente, Farnham e Burlington, Ashgate Publishing, 2015, ISBN 978-88-5928-935-7.
- Cristiano Saccoccia, Il crocevia dei mondi, Casale Monferrato, Sword&Sorcery Books, 2019, ISBN 9788894323085.
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Collegamenti esterni
- Walpole, Horace, quarto conte di Oxford, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Ernest de Sélincourt, WALPOLE, Horace, quarto conte di Orford, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
- Walpole, Horace, 4º cónte di Orford, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Horace Walpole, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Opere di Horace Walpole, su Liber Liber.
- Opere di Horace Walpole / Horace Walpole (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Horace Walpole, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Audiolibri di Horace Walpole, su LibriVox.
- (EN) Opere riguardanti Horace Walpole, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Bibliografia di Horace Walpole, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
- (EN) Horace Walpole, su Goodreads.
- Bibliografia italiana di Horace Walpole, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com.
- (EN) Horace Walpole, su Grand Comics Database.
- (EN) Horace Walpole, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Horace Walpole, su Internet Broadway Database, The Broadway League.
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