Microlipophrys nigriceps

Bavosa rossa

In basso maschio in livrea nuziae
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
OrdineBlenniiformes
SottordineBlennioidei
FamigliaBlenniidae
GenereMicrolipophrys
SpecieM.nigriceps
Nomenclatura binomiale
Microlipophrys nigriceps
Vinciguerra, 1883
Sinonimi

Microlipophrys nigriceps, Blennius nigriceps

La bavosa rossa (Microlipophrys nigriceps Vinciguerra, 1883) è un pesce osseo marino appartenente alla Famiglia Blenniidae[2], endemico del mar Mediterraneo[1].

Distribuzione e habitat

È una specie endemica del mar Mediterraneo dove però pare assente dall'estremo occidente (mare di Alboran) e dalle coste di Tunisia, Libia ed Egitto[1].

Vive in ambienti oscuri come grotte e crepacci,[3] di solito con incrostazioni di invertebrati sessili e alghe[4] e nel coralligeno[1]. È difficilmente identificabile nel suo habitat che abbonda di organismi incrostanti di colore rosso, è probabilmente a causa di questo e della difficile praticabilità del suo ambiente di elezione che la specie è comunemente considerate rara, mentre in realtà è abbastanza diffusa[3]. Vive a basse profondità, fino a un massimo di 6 metri[5]. Non tollera acque a bassa salinità[6].

Descrizione

M. nigriceps ha corpo allungato e sempre più compresso lateralmente procedendo verso la parte posteriore. La bocca è piccola, in posizione inferiore[4]. Il profilo della testa è molto ripido, quasi verticale e gli occhi sono relativamente grandi[7]. Non ci sono tentacoli sopraoculari. La pinna dorsale è molto lunga[4], ha 11-12 raggi spiniformi e 14-15 raggi molli[6]; la parte a raggi spinosi e la parte a raggi molli sono separate da un'evidente incisione[7]. Anche la pinna anale è lunga, circa la metà della dorsale ed è grossolanamente simmetrica alla parte molle di questa pinna[4], i raggi sono 2 spinosi e 15-16 molli. Le pinne pettorali arrivano all'ano e hanno 12 raggi[6]. La pinna caudale ha il bordo posteriore arrotondato[4].

La colorazione di questa specie è molto caratteristica, il corpo è spesso rosso vivo, talvolta arancio o molto raramente nerastro, la testa è invece scura, bruna o quasi nera. Alcune macchioline bianche o azzurre possono essere presenti sul corpo[4], di solito allineate sul dorso[3]. La testa non è uniformemente scura, ma presenta un reticolo irregolare biancastro o blu che può estendersi anche su parte del corpo. I maschi maturi in livrea nuziale presentano la maschera facciale tipica del genere, con guance e parte inferiore della testa giallo vivo e reticolo sulla testa blu acceso[4].

La taglia è molto piccola, il valore massimo noto è di 4,3 cm[5].

Biologia

Comportamento

Nelle grotte occupa in genere il soffitto stazionando a testa in giù. Si tratta di una specie molto sospettosa che si infila nella sua tana al minimo disturbo[3]. Si tratta di un animale diurno[6].

Alimentazione

Si basa su alghe incrostanti, invertebrati sessili e crostacei copepodi[8].

Riproduzione

Avviene tra maggio e giugno[4]. Le uova vengono deposte sul fondale. Le larve sono planctoniche, vengono reperite in acque costiere poco profonde[5].

Pesca

Viene talvolta catturata dai subacquei con retini a mano[7]. In alcune grotte sottomarine l'alta densità della specie costituisce un'attrazione turistica per i subacquaei[1].

Acquariofilia

Si tratta di una specie molto ricercata per i colori brillanti. Purtroppo la sua abitudine di rintanarsi spesso la rende un ospite poco vistoso, inoltre si tratta di una specie difficile da procurarsi dato che non abbocca mai agli ami e che anche i subacquei hanno difficoltà a catturarla con i retini a mano[7].

Tassonomia

Sottospecie

Gli ittiologi riconoscono due sottospecie:

Specie simili

Il peperoncino minore (Tripterygion melanurus) ha colorazione molto simile nonostante non sia affatto affine filogeneticamente ed appartenga, anzi, ad un'altra famiglia. Si tratta probabilmente di un caso di convergenza evolutiva. I due pesci sono in ogni modo facilmente distinguibili a causa delle tre pinne dorsali di cui è dotata questa specie (L.nigriceps ne ha solo una). Curioso notare come anche il Tripterygion sia suddiviso in due sottospecie distinguibili in base all'assenza o alla presenza di una macchia caudale. Anche gli areali delle due sottospecie sono largamente sovrapponibili a quelli delle corrispondenti sottospecie del Lipophrys[3].

Conservazione

Lo stato delle popolazioni non è noto con certezza, ma sembrano abbondanti e ben distribuite in tutto l'areale; inoltre questa specie non viene pescata neanche come bycatch e, in definitiva, non pare essere soggetta a impatti umani. La IUCN la classifica "a rischio minimo"[1].

Note

Bibliografia

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
  • Francesco Tiralongo, Blennies of the Mediterranean Sea - Biology and identification of Blenniidae, Clinidae, Tripterygiidae, Torrazza Piemonte (TO), Amazon, 2020, ISBN 979-8615335600.

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