Monumenti di Messina
Con monumenti di Messina si intende un insieme di beni culturali notevoli dal punto di vista architettonico, archeologico, storico e artistico che caratterizzano il capoluogo peloritano. La città dello stretto subì diverse calamità che ne hanno mutilato l'antico splendore: terremoto del 1693, terremoto del 1783, bombardamenti del 1848, terremoto del 1908, bombardamenti del 1943 e la speculazione edilizia della seconda metà del '900. Nonostante ciò vanta un considerevole patrimonio culturale.

Opere scultoree esterne
Nel corso della sua storia, Messina è stata protagonista di una vasta produzione artistica. Tra le numerose opere d'arte risaltano particolarmente quelle scultoree, visibili soprattutto nel centro storico della città, ma non solo.
Fontana di Orione

La Fontana di Orione fu voluta dal senato messinese nel 1547, anno in cui fu ultimato il principale acquedotto cittadino dell'epoca. È stata ritenuta "la fontana più bella del cinquecento europeo" da Bernard Berenson, storico d'arte lituano naturalizzato statunitense, specializzato nel rinascimento. L'incarico della realizzazione fu accettato dal celebre scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli (stretto collaboratore di Michelangelo). La fontana presenta numerose figure ed incisioni: in cima Orione, fondatore leggendario di Messina, con il suo cane Sirio. Al di sotto quattro infanti in groppa a dei delfini. Seguono 4 Naiadi e 4 Tritoni, ed una grande vasca a dodici lati con statue raffiguranti delle divintà fluviali da identificare nei grossi corsi d'acqua Nilo, Tevere ed Ebro, che rappresentano i principali fiumi che attraversano il territorio di due grandi imperi del passato, l'impero egizio e l'impero romano, e di un impero contemporaneo alla realizzazione fontana, ovvero l'impero spagnolo, mentre la quarta statua rappresenta il Camaro, il più grande torrente della città di Messina. Tale accostamento simboleggia l'ambizione e la potenza della Messina cinquecentesca. Alla base sono presenti bassorilievi ispirati alle Metamorfosi di Ovidio. L’iconografia fu probabilmente ideata con l’aiuto di Francesco Maurolico, illustre erudito, scienziato e matematico messinese (da cui prende il nome uno dei crateri lunari), autore anche dei distici latini incisi sulla fontana. Si conclude con quattro vasche minori e otto mostri marini[1][2][3][4].
Vasca grande della Fontana di Orione
Dettagli della Fontana di Orione
Uno dei quattro fiumi personificati
Fontana del Nettuno


La Fontana del Nettuno è la seconda fontana realizzata a Messina da Giovanni Angelo Montosoli. Venne completata nel 1557 e collocata nella cortina del porto. Simboleggia il dio dei mari Nettuno che brandisce il suo tridente e stende la mano sulla sponda messinese. Ai lati del Dio sono presenti le figure mitologiche Scilla e Cariddi, legate allo Stretto di Messina ed al mito di Ulisse. Subì danneggiamenti in seguito ai bombardamenti borbonici durante la rivoluzione siciliana del 1848. Si tratta in particolare della statua di Scilla, che fu distrutta dalle cannonate, e venne quindi ricostruita dall'artista messinese Letterio Subba nel 1858. L'originale attualmente è custodita nel Museo di Messina, e sostituita dall'impeccabile riproduzione dello scultore messinese Gregorio Zappalà. Attualmente la statua si trova di fronte la prefettura di Messina, ed è visibile dalle navi che transitano nel porto[5][6].
Guglia dell'Immacolata Concezione

La statua, scolpita nel 1757 dal messinese Giuseppe Buceti in marmo bianco, fu inaugurata l’8 dicembre dello stesso anno, mentre il monumento nel suo complesso venne completato nel 1758. L’opera fu eretta come gesto di riconoscenza da parte della città, alla Madonna, dopo che alcuni partecipanti alla tradizionale processione del 15 agosto precipitarono dall'alto carro della 'Vara' senza riportare miracolosamente alcuna conseguenza. Presenta elementi del barocco e del rococò. È situata in prossimità del lato destro del duomo, alle spalle della torre dell'orologio astronomico[7].
Porta Grazia

È una delle porte che consentivano l'accesso alla Real Cittadella di Messina, costruita nel 1686 in seguito alla fallita rivoluzione messinese contro l'Impero Spagnolo nel 1678. Porta Grazia è costituita da un monumentale arco, arricchito da mascheroni in marmo. Ai lati presenta pilastri con capitelli decorati da ghirlande, festoni e testine, oltre a due finestre ottagonali. Sopra l’arco era collocata una targa del 1681, caduta nel terremoto del 1894. Originariamente si trovava presso il convento di S. Maria della Grazia, dal 1961 si trova in piazza Casa Pia[8].
Fontana Falconieri

Il nome deriva dall’architetto Carlo Falconieri che la progettò nel 1842, su incarico del Senato di Messina, in occasione del 1800º anniversario dell’arrivo in città della Lettera che la Madonna consegnò agli ambasciatori messinesi, secondo la leggenda. Sopravvissuta al devastante terremoto del 1908, fu smontatia e conservata a singoli pezzi nel Museo Regionale fino al 1957, quando venne ricollocata nell’attuale sede di piazza Basicò[9][10].
"Quattro Fontane"

Le Quattro Fontane di Messina un tempo erano collocate agli angoli tra Via Cardines e l'attuale Via I settembre (prima via d'Austria). Vennero realizzate tra il XVII secolo ed il XVIII secolo: quella di Innocenzo Mangani risale al 1666, quella di Ignazio Buceti al 1717, mentre le altre due risalgono al 1742. Dopo il terremoto del 1908 vennero danneggiate lievemente le prime due, che risultano ancora oggi collocate nella stessa zona. Le altre due risalenti al 1742 subirono danni ingenti ma sono state ricomposte, e ad oggi si trovano al Museo di Messina. Sono stati avviati negli anni degli studi di fattibilità sulla ricollocazione in un punto della città di tutte e quattro le fontane restaurate, ma non hanno avuto nessun riscontro[11][12][13].
Statua di Don Giovanni D'Austria

Fu commissionata dal Senato di Messina nel 1572 e realizzata nello stesso anno dallo scultore Andrea Calamech, in occasione della vittoria della flotta della Lega Santa guidata da Don Giovanni D'Austria nel corso della battaglia di Lepanto nell'autunno 1571. Tale flotta si riunì proprio nel porto di Messina[14], all'epoca uno dei più ricchi e sicuri al mondo. In quella battaglia che cambiò la storia d'Europa, circa 200 furono le navi provenienti da tutto il continente, di cui 10 siciliane, e 2 di queste messinesi, con al comando il Conte Don Vincenzo Marullo[15]. Fu danneggiata da una cannonata spagnola durante la rivolta antispagnola di Messina che durò dal 1674 al 1678. Fu ulteriormente danneggiata dal terremoto del 1783, mentre non subì particolari danni a causa del terremoto del 1908. Ad oggi, a seguito di vari interventi risulta perfettamente integra. Nel 1978, in occasione del 400º anno dalla morte di don Giovanni d'Austria, una fedele copia della statuta è stata eretta a Ratisbona, città di nascita del condottiero[16].
Fontana Senatoria
La Fontana Senatoria fu realizzata nel 1615 per volere del Senato di Messina. La prima collocazione fu nella non più esistente piazza della Giudecca, e nel corso dei secoli fu spostata in vari punti del centro storico della città. Dal 1937 è stata collocata sul fianco destro di Palazzo Zanca (Municipio). Su di essa sono incisi i nomi dei senatori che ne decretarono la costruzione e l'anno in cui fu realizzata: “Senatores 1615”[17][18].
Fontana di Gennaro

La Fontana di Gennaro è costituita da una statua raffigurante un giovane Acquario seduto su un globo circondato dalla fascia dello Zodiaco. Realizzata nel 1602, probabilmente da Rinaldo Bonanno, fu commissionata dal Senato di Messina in onore del re Filippo III. Danneggiata dal terremoto del 1908, fu trasferita al Museo di Messina, e dopo il restauro, ricollocata nel 1932 nell'incrocio tra via Tommaso Cannizzaro e Corso Cavour. Su di essa furono eseguiti ulteriori lavori di restauro conclusi nel 2015[19][20].
Altre opere
- Fontana dei Cavallucci (1739) di Ignazio Brugnani, originariamente situata nel Monastero di San Gregorio (oggi scomparso poiché distrutto dal terremoto del 1908), si trova oggi all'interno della fiera[21][22].
- Fontana della Pigna (XVIII secolo), oggi nel largo Seguenza[23].
- Fontana "in ghisa" della Fiera (XIX secolo), si trova oggi all'interno della fiera[24].

La fontana in ghisa della Fiera di Messina - Statua della personificazione di Messina di Giuseppe Prinzi (1857), oggi di fronte a Palazzo Zanca.
- Statua di Ferdinando II di Borbone di Pietro Tenerani (1845), oggi in via Garibaldi nei pressi della Prefettura.
- Statua di Carlo III di Borbone di Saro Zagari (1859), oggi di fronte la Camera di Commercio.
- Statua di Gaetano Martino (politico messinese, presidente del Parlamento Europeo) di Gualberto Rocchi (2000), oggi nei pressi di Palazzo Zanca.
- Monumento Batteria Masotto di Salvatore Buemi (1899), oggi alla "Passeggiata a Mare".
- Monumento alla Marina Russa (dovuto agli aiuti che furono prestati nei giorni successivi al terremoto del 1908) di Pietro Kufferle (1911), oggi in Via Garibaldi.
- Monumento ai Caduti di Giovanni Nicolini (1936), in Piazza Unione Europea.
- Fontana del Seminario (1611), oggi nel cortile del Seminario San Pio X.
- Fontana del Lauro (XIV secolo), oggi sul Viale della Libertà.
- Fontana dell'Abbondanza di Ignazio Buceti (XVIII secolo), oggi nel Palazzo del Monte di Pietà.

Fontana all'interno del Monte di Pietà - Fontana della Calispera (XVIII secolo), oggi nel quartiere Contesse.
- Fontana del Mercato (1870), oggi situata in una rotonda nei pressi dei laghi di Ganzirri e Faro, precedentemente era situata nei pressi del mercato rionale di Piazza del Popolo.
Architetture religiose del centro
Messina è sede dell'Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, ed è storicamente legata al culto di numerose figure connesse alla religione cattolica, alcune di queste messinesi di nascita o di origini, altre transitate da Messina o legate alla città in altro modo. Tra tali figure è necessario annoverare: la Madonna della Lettera, la Madonna Assunta, San Placido, Sant'Alberto degli Abati, Sant'Annibale Maria di Francia, Santa Eustochia, San Francesco di Paola, Sant'Ignazio di Loyola, San Luca di Messina, San Nicandro Anacoreta, Leone II (forse l'unico Papa messinese), e la Madonna del Tindari. La città ha sempre goduto della presenza di numerosi luoghi di culto, alcuni dei quali distrutti dal terremoto del 1783, dal terremoto del 1908 o dalla speculazione edilizia della metà del '900, ma altri sopravvissuti o ricostruiti in seguito. Si ricordano a questo proposito gli Arcivescovi Letterio D'Arrigo Ramondini e Angelo Paino, ai quali si deve un grosso contributo alla ricostruzione della città terremotata. Oltre ai luoghi di culto, a Messina ebbero origine anche istituti religiosi di importanza internazionale, come le "Figlie del Divino Zelo" fondate da Sant'Annibale e le "Ancelle Riparatrici" fondate dal Venerabile Antonino Celona.
Monumento alla Madonna della Lettera

Eretto sul cinquecentesco forte San Salvatore, è situato all'ingresso del porto di Messina. L'altezza di tale monumento è più che notevole; esso infatti svetta 53,5 metri sopra la superficie del mare. Alla sommità del pilastro è presente un globo di circa 2,70 cm di diametro su cui si poggia la statua in bronzo dorato della Madonna della Lettera, lunga circa 7 metri. Sul bastione sottostante è presente la scritta «VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMUS», rivolta a tutti i viaggiatori che transitano nel porto e ai cittadini stessi. La della realizzazione della statua fu curata da Tore Edmondo Calabrò, artista dell'hinterland messinese (autore di diverse opere tra Argentina e Uruguay). Una miniatura del monumento riprodotta in scala, in cristallo, fu donata a Papa Pio XI, che la inauguro in collegamento da Castel Gandolfo il 12 agosto 1934, grazie ad un sistema radio creato appositamente da Guglielmo Marconi (che aveva già lavorato per il Papa, realizzando la radio vaticana nel 1931). In seguito il suo successore, Pio XII, restituì la miniaura in cristallo a Messina, ed oggi si trova nella Biblioteca Painiana del Seminario arcivescovile[25].
Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo di Messina)



Consacrato nel 1197 alla presenza dell'imperatore Enrico VI e della regina Costanza d'Altavilla. Più volte crollato e ricostruito, il Duomo di Messina si erge su un sito preesistente dall'età bizantina o forse prima, utilizzato sempre come luogo di culto. L'edificio per come lo conosciamo oggi risale alla ricostruzione post terremoto, ulteriormente rimaneggiato in minima parte dopo i bombardamenti del 1943, ma presenta nella facciata, nei lati e all'interno della navata, numerosi tratti rimasti invariati e risalenti quindi a secoli fa, tra cui l'apostolato del Montorsoli, ovvero un insieme di sculture degli apostoli, risalente al XVI secolo e poi ultimato in seguito. Altre opere di grande pregio sono i portali (risalenti al XV secolo), l'organo (il secondo più grande d'Italia dopo quello del Duomo di Milano), la cripta del duomo risalente all'epoca normanna con elementi preesistenti, e i tesori contenuti nel museo dei tesori del Duomo[26][27].

L'orologio astronomico del Duomo
La torre campanile del duomo di Messina ospita l'orologio astronomico più grande e complesso al mondo (al pari di quello di Praga). Venne edificato nel 1933 dalla ditta Ungerer di Strasburgo sulla base di una ricostruzione ipotetica del campanile medievale andato distrutto secoli prima. La parte tecnica del progetto è stata curata da Frédéric Klinghammer, mentre la cura artistica si basa su piani di Théodore Ungerer. I meccanismi riprendono in parte quelli dell'orologio astronomico di Strasburgo, notevolmente più piccolo. L'orologio è visitabile dall'interno fino alla cima della torre, dalla quale si vede buona parte della città e dello Stretto di Messina. Lungo la torre dell'orologio sono rappresentate diverse figure, tra cui le eroine messinesi Dina e Clarenza, il gallo che canta a mezzogiorno, il leone che alza il vessillo della città ed il santuario di Montalto che rappresenta il confine medievale delle mura cittadine[28][29][30].
Il leone simbolo di Messina, che alza il vessillo della città.
L'anno solare.
Rappresentazione dello zodiaco.
Dina e Clarenza, eroine messinesi durante l'assedio di Messina.
Sacrario di Cristo Re

Edificio religioso con struttura ottagonale, risalente al 1937, che ospita parte dei caduti militari messinesi: 110 della prima guerra mondiale e 1288 della seconda guerra mondiale, 161 gli ignoti. Il sacrario si erge sul torrione della vecchia Rocca Guelfonia (o castello Matagrifone), fortezza risalente al XI secolo, costruita inizialmente in pietra e legno dal condottiero normanno Roberto il Guiscardo e più volte rielaborata. Al suo interno alloggiarono diverse figure storicamente rilevanti, soprattutto legate alla Terza Crociata, per la quale la città di Messina fu utilizzata come punto di incontro delle flotte dirette in terra santa. Tra tali figure si ricorda principalmente il sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone. Della fortezza ad oggi resta intatta parte del basamento e una torre, su cui si trova una campana dal diametro di 2,80 metri e dal peso di 130 quintali, realizzata fondendo il bronzo dei cannoni nemici catturati durante la prima guerra mondiale. È la terza campana più grande d’Italia e ogni sera, al tramonto, i suoi rintocchi rendono omaggio ai Caduti di tutte le guerre[31].
Santuario della Madonna di Montalto

Il santuario attuale venne ricostruito dopo il terremoto del 1908. Il tempio originale fu edificato nel 1286, quattro anni dopo l'assedio di Messina del 1282, sullo stesso punto in cui secondo la leggenda, le due donne messinesi Dina e Clarenza, suonarono le campane per segnalare la presenza dell'esercito angioino oltre le mura. Ancora oggi oggi la via che porta al santuario è chiamata Via Dina e Clarenza. Secondo un'altra leggenda, una colomba volò su di un terreno, e in quel punto i messinesi edificarono la chiesa. Altra narrazione tipica sulla costruzione di questo luogo è quella di un'apparizione di una Dama Bianca identificata con la Madonna, prima e durante l'assedio di Messina del 1282. Da un punto di vista storico, l'assedio fallì e le truppe messinesi cacciarono l'imponente esercito angioino causando gravi perdite, e difendendo così anche il resto della Sicilia dall'invasione. Fu visitato nel 1988 da papa Giovanni Paolo II che ne lodò il panorama[32][33].
Chiesa dei Catalani
Edificata tra il XII secolo ed il XIII secolo in stile siculo-normanno, sfruttando elementi preesistenti di una costruzione risalente all'epoca bizantina, che a sua volta si ergeva sui resti di un tempio greco-siceliota dedicato probabilmente a Poseidone. Tale sito durante il periodo dell'Emirato di Sicilia, venne probabilmente convertito in moschea. I frati dell'Ordine domenicano nel 1271 stabiliscono presso la struttura la loro sede iniziale dopo l'arrivo nel Regno di Sicilia. La chiesa ha goduto del titolo di Cappella Reale durante il governo aragonese del Regno di Sicilia e fu affidata una congregazione di mercanti catalani sotto il regno aragonese[34].
Chiesa dello Spirito Santo


Il primo monastero dello Spirito Santo fu fondato nel 1452 da una nobildonna rimasta vedova di nome Francesca Boccapiccola, e ad oggi non è più esistente nella forma originaria. Nella chiesa dello Spirito Santo fu proclamato sacerdote Sant'Annibale Maria di Francia nel 1878. Nel 1895 l'ordine delle "Figlie del Divino Zelo" fece della Chiesa e dell'istituto la propria casa madre. Dopo il terremoto del 1908, la chiesa venne ricostruita (su progetto dell’ing. Antonio Marino). L'esterno non brilla per ricchezza di elementi architettonici rilevanti, ma l'interno è tra i più pregevoli d'Italia, conservando elementi storici come il Crocifisso del XVI secolo di Francesco De Li Matinati e gli altari in marmi policromi. I lavori di restauro del 1998 riportarono alla luce il chiostro e le cripte del vecchio monastero quattrocentesco[35][36].
Chiesa di San Francesco all'Immacolata


L'inizio della costruzione della Chiesa di San Francesco all'Immacolata risale al 1254, come primo tempio dell'ordine Francescano in Sicilia. Le sue imponenti ed antiche absidi sono raffigurate anche nello sfondo del dipinto Cristo in pietà sorretto da tre angeli di Antonello da Messina che si trova al museo Correr di Venezia. Venne danneggiata dal terremoto del 1783, da un incendio nel 1884, dal terremoto del 1908 e dai bombardamenti del 1943, ma diverse aree resistettero a tali calamità e la chiesa riprese la sua forma originaria. È stata cappella reale del Regno di Sicilia, e vi furono seppelliti sia sovrani che membri della famiglia reale. È la seconda chiesa di Messina per dimensioni, nonchè una delle più grandi della Sicilia[37][38].
Chiesa di San Giovanni di Malta


Le origini della chiesa risalgono all'anno 535 d.C., meno di un secolo dopo la caduta dell'impero romano, quando San Placido fondò il primo monastero benedettino in Sicilia, nei pressi di una necropoli di epoca romana, proprio dove sorge l'attuale chiesa. Nel 1086 sorse sulle rovine del monastero di San Placido una chiesa che venne affidata all'Ordine dei Cavalieri di Rodi, in seguito conosciuti come Cavalieri di Malta, divenendo la loro sede in Sicilia. Nel 1523 con la perdita dell'isola di Rodi, è proprio a Messina che il Gran Maestro dell'ordine ed i suoi cavalieri ripiegarono con la loro flotta. La chiesa che conosciamo ad oggi risale al 1588, anno in cui furono trovate delle reliquie di San Placido risalenti al millennio precedente (furono rinvenuti anche dei corpi, di cui uno si dice appartenesse a San Placido poiché pare avesse un contenitore con la lingua che gli fu mozzata dai saraceni). Tali reliquie furono in parte donate alla chiesa di San Rocco di Malta nel 1589. Il tempio cristiano venne danneggiato dal terremoto del 1783, ma la vera distruzione avvenne a causa del terremoto del 1908, a seguito del quale era prevista la demolizione totale della chiesa. Tuttavia grazie all'intervento dell'arcivescovo Letterio D'Arrigo Ramondini la parte posteriore della chiesa fu rimessa in piedi. Venne quindi preservata parte dell'edificio cinquecentesco, riducendo però di molto le dimensioni originarie[39][40][41]. All'interno della chiesa è sepolto Francesco Maurolico, uno dei più grandi e illustri figli di Messina, che sviluppò per primo il principio di induzione matematica, studiò approcci per la misurazione della Terra, fece osservazioni astronomiche precoci per quel tempo (come l'osservazione della supernova apparsa nella costellazione di Cassiopea)[42].
Monastero di Montevergine

Il Monastero di Montevergine è uno degli edifici più antichi di Messina, scampati ai terremoti ed ai bombardamenti. La sua costruzione risale al 1450 circa, per volontà di Eustochia Calafato, santa messinese[20]. Proprio all'interno dell'edificio è custodito il suo corpo incorrotto[43]. Di fianco al monastero è presente la chiesa settecentesca, il cui interno è ricco di decorazioni e di dipinti, tra cui si annoverano la Madonna degli Angeli, opera del messinese Giovan Battista Quagliata e San Francesco che riceve le Stimmate, opera di un altro illustre pittore messinese, Michele Panebianco[44]. Nei pressi del monastero, nella piazzetta Domenico Crisafulli è presente il Monumento a Santa Eustochia eseguito in bronzo da Guido Sgaravatti e commissionato da Comune e Provincia di Messina per celebrare la visita di Giovanni Paolo II avvenuta l'11 giugno 1988 per la canonizzazione della Beata Eustochia.[45][46]
Basilica di Sant'Antonio di Padova


La Basilica Santuario sorge in un punto corrispondente a quello che era l'antico quartiere Avignone di Messina, dove Sant'Annibale Maria Di Francia iniziò nel 1878 la sua opera apostolica tra i poveri. Nel 1881 fu inaugurata, nelle cosiddette “casette Avignone”, la prima cappella dedicata al Cuore di Gesù. Dopo il devastante terremoto del 1908, fu edificata una temporanea chiesa-baracca, in cui Sant’Annibale proclamò Sant’Antonio di Padova come protettore. La notte tra il 26 e 27 aprile 1919, un misterioso incendio distrusse la chiesa-baracca. Una donna del popolo, vedendo le fiamme, profetizzò con fede: “Non vi preoccupate, ora il Padre Francia ne farà una tutta d’oro.” E fu così che, il 3 aprile 1921, fu posta la prima pietra dell’attuale chiesa progettata da Letterio Savoja, che ne divenne un simbolo spirituale e architettonico. Nel 2006 la chiesa ottenne gli onori di Basilica Minore[47].
Chiesa di Sant'Elia


La chiesa di Sant’Elia è documentata dal 1462 grazie a un atto notarile di Antonello da Messina ed è legata a la Confraternita di Sant'Elia dei Disciplinanti. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel 1694 e decorata nel 1706 con affreschi dei fratelli Antonio Filocamo, Paolo Filocamo e Gaetano Filocamo, rovinati dai terremoti. Nel 1743 a causa di una grave epidemia di peste, il popolo messinese si affidò a Sant'Elia. Dopo aver subito usi impropri (magazzino), tornò temporaneamente al culto nel primo Novecento, subendo limitati danni nel sisma del 1908 e durante la Seconda guerra mondiale. L’edificio presenta una facciata barocca stilisticamente semplice, un interno a navata unica riccamente decorato in stucchi e affreschi, e un altare maggiore in marmi policromi[48][49].
Archimandritato del Santissimo Salvatore


L'Archimandritato del Santissimo Salvatore è un importante istituto del monachesimo basiliano in Sicilia, nato in seguito all'emanazione da parte di re Ruggero II di un decreto del maggio del 1131. Tale istituzione religiosa ebbe varie sediː si trovava in origine all'entrata del porto, per poi venire abbattuto per volere di Carlo V per far spazio all'attuale Forte San Salvatore. L'archimandritato si trasferì quindi nei pressi dell'attuale Museo di Messina, vicino alla foce del Torrente Annunziata. Anche la sede cinquecentesca andò perduta a causa del terremoto del 1908. Nel 1928 l'arcivescovo Angelo Paino fece costruire l'attuale istituto con l'annesso oratorio salesiano e la chiesa concattedrale stilisticamente ibrida ma pregevoleː in stile neoclassico, presenta all’interno, tre altari settecenteschi in marmo, provenienti da chiese distrutte dal sisma del 1908, e una tavola cinquecentesca con Basilio Magno, recentemente[50].
Chiesa di Santa Maria Alemanna


La chiesa di Santa Maria Alemanna, fu costruita dal 1195 in stile gotico semplice, per volere di Enrico IV di Svevia. Fu utilizzata come luogo di culto e rinforzata con strutture ospedaliere pochi decenni dopo su consiglio del Gran Maestro dell'Ordine Teutonico Ermanno di Salza, per assicurare ai cavalieri teutonici un luogo di rifornimento prima di partire per le crociate. Danneggiata da terremoti e bombardamenti, subì interventi di restauro dal dopoguerra al 1994, e nel 2001 venne riaperta alla pubblica fruizione[51].
Chiesa del Sacro Cuore all'Arcipeschieri

Costruita nel 1891 su volere dell'arcivescovo Letterio D’Arrigo Ramondini, annessa all'istituto del Sacro Cuore fondato nel 1887 dai coniugi Rosa ed Alfonso Smaltzer[52]. Nel cortile della chiesa è presente un enorme ulivo secolare, che si trovava in origine vicino la chiesa di San Giovanni di Malta. Tale ulivo fu sradicato per esigenze urbanistiche dopo il terremoto del 1908 e secondo la leggenda l'arcivescovo Letterio D’Arrigo Ramondini nonostante le poche possibilità di sopravvivenza dell'albero, lo fece ripiantare di fianco alla chiesa del Sacro Cuore, che essendo stata costruita da poco riuscì a resistere al cataclisma. L'albero una volta ripiantato si dice che guarì miracolosamente. La tradizione vuole che tale ulivo quando ancora giaceva nel luogo originario, fosse stato presente ai tempi in cui tale zona era la dimora di San Placido[53]. Scientificamente ciò è plausibile, potendo gli ulivi vivere migliaia di anni, tuttavia tale ipotesi non è accertata storicamente[54][55]. Lo stile architettonico è neoclassico. Secondo varie fonti, il tetto della chiesa distrutto dal terremoto, fu ricostruito con legno proveniente dalla taiga russa e inviato dall'Impero Russo come aiuto per la ricostruzione.
Santuario della Madonna di Pompei

Costruito dai padri cappuccini nel 1888, fu distrutto dal terremoto del 1908 e ricostruito nel 1917. Venne gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale e riaperto al culto nel 1951 dopo una ristrutturazione. L'architettura di questa chiesa è degna di essere annoverata tra le più caratteristiche della città, poiché caratterizzata da una mistura di stili, tra cui è possibile riconoscere: lo stile gotico, lo stile romanico e lo stile arabo-normanno[56].
Chiesa di Santa Caterina di Valverde


La chiesa di Santa Caterina Valverde pur essendo stata riedificata dopo il terremoto del 1908, è un'istituzione religiosa risalente all'epoca tardo-romana, quando fu edificiata per la prima volta sulle rovine del tempio di Venere. Nel 1330 la storia di questa chiesa si lega a quella del monastero agostiniano di Santa Maria Valverde, sorto intorno al 1255 nella contrada “Carrai”, poco fuori le mura di Messina. Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, che distrusse il monastero e la chiesa, l’edificio fu completamente ricostruito tra il 1693 e il 1705 in forme barocche. La nuova chiesa fu decorata con marmi policromi, affreschi dei fratelli Antonio Filocamo, Paolo Filocamo e Gaetano Filocamo, dipinti di Gaspare Camarda e Mario Minniti. Tutto questo è stato però deturpato dal terremoto del 1783. La chiesa venne restrutturata e fu nuovamente danneggiata dal terremoto del 1908. Fu ricostruita sul precedente stile dal celebre architetto Cesare Bazzani su volere dell'arcivescovo Angelo Paino, con qualche metro di differenza rispetto al complesso originario, a causa del nuovo assetto urbanistico. La chiesa conserva al suo interno elementi architettonici del XVIII secolo come altari, paraste, acquasantiere, pulpito e fonte battesimale, oltre alla vasca decorata del XVI secolo. Pregevole inoltre il dipinto "Madonna dell'Itria" del pittore messinese Mariano Riccio, risalente al XVI secolo[57][58][59][60].
Chiesa di Sant'Antonio Abate


La chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate si trovava originariamente presso Porta di Giano e serviva i borghi della Zaera e di Porta delle Legna. Venne in seguito distrutta dal terremoto del 1783 e la parrocchia fu spostata in altre chiese (Ognissanti e Addolorata, presenti prima del terremoto del 1908). In seguito al terremoto del 1908, la sede parrocchiale fu spostata nella chiesa di Gesù e Maria del Selciato. Anche questa venne demolita. La nuova chiesa fu costruita nell'area della chiesa della Santissima Annunziata dei Teatini, su impulso dell'arcivescovo Angelo Paino. I lavori si svolsero tra il 1928 e il 1930. L'edificio è in stile neoclassico ed è ispirato alla Basilica di Superga progettata proprio da un messinese, Filippo Juvarra. Fu inaugurato il 14 agosto 1930. La chiesa presenta un esterno con cupola, campanile, pronao con colonne e monumentale scalinata. L'interno è circolare, con una cupola sostenuta da otto colonne e tre cappelle. Conserva altari barocchi provenienti dalla chiesa originaria, affreschi di Salvatore De Pasquale, un gruppo marmoreo della Madonna con Gesù Bambino attribuito a Vincenzo Tedeschi e un Crocifisso del XVIII secolo[61][62].
Altre architetture religiose pregevoli
- Chiesa di San Giuliano
- Chiesa di San Camillo
- Chiesa di Santa Maria del Carmine
- Chiesa di Santa Maria di Gesù
- Chiesa Santa Maria di Porto Salvo
- Chiesa di Sant'Orsola
Palazzi illustri e istituzionali
Messina nonostante le numerose calamità naturali ed i danni causati dall'uomo, vanta ancora un considerevole patrimonio architettonico. A seguito del terremoto del 1908, la quasi totalità del centro storico venne riprogettata e realizzata nei primi nel '900 in stile liberty, eclettico, arabo-normanno, neoclassico, razionalista e monumentalista. Permangono tuttavia alcune testimonianze delle epoche passate.
Galleria Vittorio Emanuele
La Galleria Vittorio Emanuele III di Messina, fu costruita nel 1929 su progetto del celebre architetto messinese di fama nazionale Camillo Puglisi Allegra. L'edificio è un connubio tra lo stile liberty e lo stile art deco, ed è arricchito da decorazioni scultoree ispirate al settecento siciliano, ad opera di Antonio Bonfiglio ed Ettore Lovetti. Fa da cornice a Piazza Antonello, insieme a Palazzo Mariani, Palazzo dei Leoni e Palazzo Zanca[63]. Attualmente all'interno della galleria sono presenti attività gastronomiche e fast food, quali ad esempio Burger King e Old Wild West, o attività ricreative come l'escape room.

Il soffitto a cupola vetrata della Galleria Vittorio Emanuele
Interno di uno dei tre lati della Galleria Vittorio Emanuele
Teatro Vittorio Emanuele


Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, si trova in pieno centro, affacciato sulla Via Garibaldi. È stato voluto dal Ferdinando II di Borbone nel 1842 e inaugurato nel 1852 come "Teatro Sant'Elisabetta", ma cambiò nome dopo la conquista garibaldina della Sicilia. L'architetto che se ne occupò fu il napoletano Pietro Valente, coadiuvato da Carlo Falconieri (già autore della fontana Falconieri), che predilessero lo stile neoclassico. Fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1908 e successivamente dai bombardamenti del 1943, soprattutto per ciò che riguarda l'interno, che fu totalmente ricostruito in stile moderno, con un soffitto decorato da Renato Guttuso con una rappresentazione della leggenda di Colapesce, tipica della città dello stretto. L'esterno dell'edificio presenta invece i tratti originali pre-terremoto, con un ingresso porticato a tre arcate sulla cui sommità è presente una pregevole statua dello scultore messinese Saro Zagari, che rappresenta "il tempo che scopre la verità a Messina". Sulla facciata principale sono presenti numerosi bassorilievi, tra cui figurano i volti di musicisti e drammaturghi. Riprese l'attività nel 1985 con la presentazione dell'Aida, curata dal compositore messinese di fama internazionale Giuseppe Sinopoli. La ripresa dell'attività tramite quest'opera rappresenta per i messinesi un fatto molto suggestivo, poiché l'Aida fu l'opera che venne esibita proprio la sera del 28 dicembre del 1908, in cui la città venne semi-distrutta dal terremoto; come se il teatro avesse ripreso da dove ha interrotto[64][65].
Palazzo Piacentini (Tribunale)

Situato nell’area ove sorgeva il Grande Ospedale distrutto dal terremoto del 1908, il Palazzo Piacentini fu progettato da Marcello Piacentini. La costruzione fu approvata nel 1912 ma i lavori ripresero nel 1923. Lo stile è un neoclassico ispirato ai templi dorici siciliani e alla Porta di Brandeburgo di Berlino. L’edificio fu completato nel 1927. Sulla facciata sono presenti bassorilievi dei volti di alcuni giuristi messinesi del passato: Dicearco da Messina, Guido delle Colonne, Andrea di Bartolomeo, Francesco Faranda, Antonio Fulci, Giacomo Macrì. Il palazzo è sormontato da una grande quadriga con la dea Atena, simbolo di giustizia, realizzata in bronzo e alluminio da Ercole Drei[66]. All'interno del tribunale si svolse il maxiprocesso di Messina nel 1986.
Palazzo Bazzani (Prefettura)

La costruzione del palazzo risale al 1920 e fu progettata dall'architetto Cesare Bazzani, con dettagli caratteristici dello stile Liberty. Il piano superiore è incorniciato da quattro statue simboleggianti la rinascita di Messina dopo le catastrofi naturali. L’edificio occupa quasi completamente l’area un tempo occupata dalla chiesa cinquecentesca di San Giovanni dei Cavalieri di Malta, della quale resta visibile solo una parte sul retro del palazzo poiché venne parzialmente distrutta dal terremoto del 1908[67].
Palazzo Zanca (Municipio)

Sorge nei pressi del luogo in cui sorgeva il vecchio Palazzo Comunale prima dei crolli causati dal terremoto del 1908. I lavori di costruzione dell'attuale palazzo, diretti dall’architetto Antonio Zanca, iniziarono nel dicembre 1914 e si conclusero nel 1924. Il palazzo presenta prevalentemente tratti in stile neoclassico. La facciata presenta sculture e lapidi legate alla storia e ai simboli cittadini, tra cui la Regina del Peloro con un tridente e accostata da due sirene, che si trova nel timpano centrale. Il lato di via San Camillo ospita bassorilievi delle eroine Dina e Clarenza, mentre il lato di via Consolato del Mare presenta un ingresso porticato, di fronte la Fontana Senatoria del 1619. All’interno si conservano resti della città durante il periodo della Magna Grecia. Anche l'interno è pregevole, con spazi come il Salone delle Bandiere e la Sala della Giunta, che ospita l'Ultima Cena di Alonso Rodriguez, poi restaurata da Letterio Subba. Sul cancello d'ingresso è presente la scritta "Gran Mirci" che secondo la leggenda deriverebbe dallo sbarco di 17 navi messinesi inviate dal governatore della città Metrodoro, a supporto dell'imperatore Arcadio, messo sotto assedio dai Bulgari a Tessalonica del 407 d.C. Secondo tale narrazione leggendaria, a seguito dell'aiuto, l'imperatore avrebbe reso Messina una delle città più importanti dell'impero, consegnando a Metrodoro il vessillo utilizzato tutt'oggi, con la croce d’oro in campo rosso, e facendo scolpire nella moschea di Santa Sofia a Costantinopoli (oggi Istambul) tale stemma con scritto "Pollè charis tê Messenê" che tradotto dal greco antico al latino sarebbe "Gran Mirci Messina", ovvero "molte grazie Messina". Tuttavia tale narrazione, così come viene dipinta ha poco fondamento storico. Il 10 agosto 1937, Benito Mussolini parlò ai messinesi da un'impalcatura di fronte a Palazzo Zanca. Nel 1955 in questo luogo si svolse la Conferenza di Messina, che gettò le basi per la nascita dell'attuale Unione europea. Furono presenti Jan Willem Beyen, per i Paesi Bassi; Paul-Henri Spaak, per il Belgio; il messinese Gaetano Martino per l’Italia; Antoine Pinay per la Francia; Joseph Bech per il Lussemburgo e Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca[68].
Palazzo del Monte di Pietà


La costruzione del Monte di Pietà iniziò il 30 luglio 1616 su progetto dell’architetto messinese Natale Masuccio, uno dei maggiori esponenti del manierismo in Sicilia. Nel 1741, per il bicentenario della Confraternita degli Azzurri, fu realizzata una monumentale scalinata nel cortile esterno, per la quale si adoperarono Antonino Basile e Placido Campolo. Tale scalinata conduceva alla Chiesa di Santa Maria della Pietà (di cui ad oggi resta solo la facciata, poiché il resto fu distrutto dal terremoto del 1908). Sul primo ripiano fu posta una fontana marmorea con la statua della Pietà/Abbondanza, opera di Ignazio Buceti, celebre scultore messinese di quei tempi. Il complesso subì disastrosi danni nei terremoti del 1783 e 1908 e durante la Seconda guerra mondiale, ma venne restaurato nel 1979, anche se manca tuttora il secondo piano un tempo esistente, e della chiesa alle spalle resta solo parte della facciata. Studi sulla fattibilità di una ricostruzione più completa sono stati avviati ma mai tenuti in considerazione. Ad oggi viene aperto per alcuni eventi[69][70].
Palazzo del Rettorato

Il Palazzo del Rettorato si trova di fronte a Palazzo Piacentini (palazzo di giustizia), in pieno centro di Messina. È stato realizzato nel 1927, in sostituzione del vecchio palazzo distrutto dal terremoto del 1908. L'architetto che curò la realizzazione fu Giuseppe Botto, coadiuvato da Giuseppe Colmayer, i quali adottarono lo stile neoclassico con influenze eclettiche. Tale complesso di edifici è anche sede dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti e della Società Messinese di Storia Patria[71][72].
Palazzo Mariani

Palazzo Mariani, chiamato anche "Palazzo delle Poste e dei Telegrafi" venne costruito nel 1914 su progetto dell'architetto Vittorio Mariani. Fu uno dei primi e maggiormente pregevoli palazzi ad essere edificati nella ricostruzione post-terremoto. È realizzato in stile liberty con influenze neoclassiche. Caratterizzato da un porticato esterno affacciato su Piazza Antonello, e da decorazioni in bassorilievo. Particolarmente rilevante è il porticato interno, ispirato a quello del cinquecentesco convento di San Domenico, distrutto dal terremoto. Dal 2003 è di proprietà dell'Università degli Studi di Messina[73].
Palazzo dei Leoni

Il Palazzo dei Leoni è la sede istituzionale della città metropolitana di Messina (ex provincia di Messina). Fu costruito tra il 1915 ed il 1918 sul sito in cui prima del terremoto del 1908 sorgeva la cinquecentesca Casa Professa dei Gesuiti. Fu progettato da Alessandro Giunta in stile eclettico. Il palazzo è caratterizzato da un porticato che da su Piazza Antonello da Messina e da un'elegante sala chiamata "Salone degli Specchi" all'interno[74][75].
Camera di Commercio

Venne ultimato nel 1926 su progetto del celebre architetto messinese Camillo Puglisi Allegra, ed è caratterizzato da piano terra e da due elevazioni, con decorazioni in stile classico. Originariamente l’edificio era composto da un solo piano e solo dopo la Seconda Guerra Mondiale si realizzò la sopraelevazione. L'interno lussuosissimo presenta dettagli in marmo bianco e verde. Non meno importanti i sei bassorilievi bronzei di messinesi illustri: Guido delle Colonne, Antonello da Messina, Filippo Juvarra, Giuseppe Seguenza, Francesco Maurolico e Mario Giurba, sistemati in apposite nicchie, opere dello scultore Antonio Bonfiglio. Fra le numerose opere, il palazzo custodisce il dipinto “La resa della Cittadella” del messinese Gregorio Panebianco, il busto di Umberto I di Giovanni Scarfì e due bassorilievi allegorici di Gaetano Russo raffiguranti “Industria e Commercio” e “Arte e Scienza”[76][77][78].
Palazzo Calapaj-D'Alcontres

Palazzo Calapaj-D'Alcontres è un palazzo nobiliare di Messina, risalente alla metà del XVIII secolo. È uno dei pochi palazzi ad essere scampati ai terremoti del 1783 e del 1908, ai bombardamenti del 1943 ed alla speculazione edilizia di Messina del dopoguerra. È appartenuto alle nobili famiglie messinesi dei Calapaj e degli Stagno d'Alcontres, imparentate tra loro. L'edificio è caratterizzato da tre ordini, di cui quello centrale il più ornato ed elegante, e da un portale settecentesco con cancello in ferro battuto[79][80][81].
Altri palazzi che caratterizzano il liberty messinese post-terremoto
Parecchi palazzi costruiti dopo il terremoto del 1908, per conto di alcune famiglie nobili o imprenditoriali, sono caratterizzati da notevolissimo pregio architettonico. L'insieme delle caratteristiche architettoniche tipiche di questi palazzi viene definito liberty messinese[82]. Oltre al Liberty, sono presenti particolarmente l'arabo-normanno, il razionalista ed il neoclassico. Tra i palazzi di maggior pregio si annoverano:
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Architetture militari storiche
Forte San Salvatore

Il Forte del Santissimo Salvatore fu costruito nel XVI secolo, ad opera degli architetti militari Pietro Antonio Tomasello e Antonio Ferramolino, con l’obiettivo di rafforzare la protezione del porto e dell’abitato. Faceva parte del sistema difensivo voluto da Carlo V. Il nome deriva dal fatto che fu costruito nel luogo dove sorgeva l'Archimandritato del Santissimo Salvatore. La struttura del Forte è caratterizzata da mura che convergono verso il bastione principale, di forma semicilindrica. Nei muraglioni erano collocate le batterie di cannoni puntate sia verso lo Stretto che verso l’accesso al porto di Messina. La sua collocazione strategica la rendeva un formidabile strumento bellico contro chiunque volesse invadere la città via mare e via terra venendo da nord. Tuttavia era attaccabile dall'interno, e per questo motivo fu espugnato dai messinesi durante l'insurrezione antispagnola che ci fu dal 1674 al 1678. Successivamente, per tenere sotto controllo i messinesi, dimostratisi cittadinanza molto ostile al dominio imperiale, fu costruita la Real cittadella, che rese quasi impossibile oltrepassare con la forza la penisola di San Raineri. Il forte venne in seguito utilizzato dall'esercito borbonico, per bombardare la città stessa durante la rivoluzione siciliana del 1848. Nel 1861 rappresentò l'ultimo baluardo borbonico in Sicilia, espugnato dall'esercito garibaldino. Dal 1935 sul bastione principale semicilindrico sorge la stele della Madonna della Lettera, simbolo della città e dei viaggiatori. La zona è attualmente sotto il controllo della Marina Militare[83][84][85].
Forte Gonzaga

L'edificazione del Forte Gonzaga avvenne dal 1540, su progetto di Antonio Ferramolino e per volere di Carlo V d'Asburgo, così come il resto delle fortificazioni cinquecentesche della città. Venne chiamato così perché durante i primi lavori fu presente il Vicerè Don Ferrante Gonzaga. La fortezza presenta una pianta a stella con un grande bastione rivolto verso il porto, che un tempo era dotato di cannoni. All'interno la sala delle armi e due sale curve: una di esse, dotata di camino, era probabilmente utilizzata per i consigli di guerra e per accogliere ospiti di rilievo[86][87].
Lanterna di San Raineri

La Lanterna di San Raineri venne costruita tra il 1555 e il 1557. Venne progettata dall'architetto e scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli, che impiegò parte della struttura già esistente, formata dai resti del monastero dedicato a San Raineri, risalente al XIII secolo. La struttura presenta sia elementi di architettura civile che militare e presenta una forma di piramide tronca. Alla fine del Settecento, alla Lanterna venne annesso un bastione con funzione difensiva, dotato di batterie di artiglieria interne ed esterne. Nella seconda metà dell’Ottocento fu poi costruita la torretta ottagonale che ospita gli apparati del faro, portando l’altezza complessiva della struttura a 42 metri sul livello del mare. Nel tratto di mare davanti alla Lanterna spesso si forma un vortice, che veniva evidenziato anche dagli eruditi messinesi dell'epoca della costruzione. Risulta essere uno dei più antichi fari ancora attivi d'Europa[88][89].
Forti Umbertini
I forti umbertini sono dellepostazioni militari fortificate, costruite a fine '800 e chiamati in tal modo poiché costruiti durante il regno di Umberto I. Ebbero una valenza militare strategica volta a controllare lo Stretto di Messina. Proprio per questo motivo ne furono costruiti numerosi: 14 sulle alture della sponda messinese e 9 sulle alture della sponda calabrese. Tra quelli siciliani: Batteria Polveriera, Forte Menaja, Forte Schiaffino, Forte Cavalli, Forte San Jachiddu, Forte Sella della Croce, Forte dei Centri, Forte Ogliastri, Forte Petrazza, Batteria Puntal Ferraro, Forte Campone, Forte Dinnammare (parzialmente demolito per far spazio al centro trasmissioni), Forte Mangialupi (quasi interamente demolito per far spazio all'eliporto del Policlinico di Messina). Vennero impiegati nella prima guerra mondiale e nella seconda guerra mondiale, e vennero disarmati tra gli anni '50 e '80[90][91].
Musei, acquario e orto botanico
La città di Messina come ogni città possiede i suoi musei, prevalentemente orientati alla storia della città, ma non solo.
MUME: Museo regionale di Messina

Il MUME è decisamente l'istituto museale più celebre e importante di Messina. Esso risulta essere il secondo museo del sud Italia dopo il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per estensione. Venne istituito nel 1806 su iniziativa di Carmelo La Farina e nel corso della sua esistenza subì numerosi cambiamenti, sia di sede che di opere conservate. Attualmente al suo interno sono presenti reperti scultorei e di vasame risalenti ad un periodo compreso tra il 2800 a.C e la fine dell'età imperiale romana (476 d.C.). Non mancano anche resti medievali delle epoche di influenza araba e normanna. Numerose sono le opere pittoriche e scultoree di artisti importanti. Tra queste ricordiamo:
- Adorazione dei pastori di Caravaggio;
- Resurrezione di Lazzaro di Caravaggio;
- Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina;
- Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione di Antonello da Messina;
- Adorazione dei Pastori di Polidoro Caldara;
- Madonna della Lettera di Mattia Preti;
- Deposizione di Colijin De Coter;
- Madonna con Bambino di Francesco Laurana;
- Adorazione dei Pastori di Matthias Stomer;
- Madonna dell'Itria di Alessandro Allori;
- Veduta di Messina di Abraham Casembroot;
- Immacolata e S. Alberto Carmelitano di Benedetto Luti;
- Madonna del Gelsomino di Antonio di Saliba;
- Parabola del Buon Samaritano, attribuito a Pieter Aertsen;
Oltre a diverse opere del celebre scultore e architetto fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli. Non meno importanti le creazioni degli artisti di "scuola messinese", come Alonso Rodriguez, Letterio Subba, Girolamo Alibrandi, Antonino Alberti, Giovan Battista Quagliata, Michele Panebianco, Tommaso Aloysio Juvara, Filippo Tancredi, Agostino Scilla, Rinaldo Bonanno, Domenico Marolì, Placido Campolo, Giovanni Tuccari, Litterio Paladino, Giuseppe Prinzi, Stefano Giordano, dei napoletani Deodato Guinaccia e Nunzio Rossi, del palermitano Giuseppe Crestadoro, del siracusano Mario Minniti, del fiorentino Martino Montanini e di Antonello Gagini. All'interno del polo museale sono presenti anche i resti (capitelli, cornicioni, sculture, colonne, decorazioni) di edifici di pregevole valore architettonico distrutti dal terremoto del 1908.
GAMM: Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Messina
La Galleria di Arte Moderna di Messina si trova all'interno del Palacultura di Messina. Essa promuove l’arte moderna e contemporanea nazionale e internazionale, con particolare attenzione all’identità culturale siciliana. L’esposizione della GAMM si apre con Il carrettino siciliano (1955) di Gaetano Corsini e comprende opere significative di pittura e scultura, tra cui Colapesce di Antonio Bonfiglio, la Testa di Felice Forgione di Egidio De Fichy, Il poeta ubriaco di Emilio Tadini e lavori di Mario Schifano, Vincenzo Celi, Ennio Calabria, Mario Tozzi, Livio Collina e Alfredo Santoro. Tra i pezzi più prestigiosi spicca Senza titolo (1978) di Joan Miró[92][93]. Vengono esposte anche opere dei prestigiosi artisti Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Giuseppe Mazzullo e Felice Canonico[94].
Orto Botanico "Pietro Castelli"
L’Orto Botanico di Messina fu fondato nel 1638 dal medico e botanico romano Pietro Castelli, che lo chiamò Hortus simplicium o Hortus messanensis. Da sempre appartenente all’Università di Messina, oggi è parte del Dipartimento di Scienze Biologiche e Ambientali. Alla direzione subentrò nel 1661 il fondatore dell'istologia vegetale, il medico Marcello Malpighi, che vi condusse importanti studi di anatomia vegetale. Dopo la soppressione seguita alla rivolta antispagnola del 1678, l’orto fu ricostituito nel 1889 da Antonino Borzì. Attualmente, nella sede di largo XX Settembre, ospita numerose specie arboree provenienti da tutto il mondo[95].
Acquario di Messina
L’Acquario di Messina rappresenta, insieme a quello di Napoli, l’unica realtà scientifica di questo tipo presente nel Mezzogiorno d’Italia. Fu realizzato all’inizio degli anni ’60 all’interno della Villa Mazzini dall’Istituto Talassografico di Messina, grazie a un finanziamento specifico della Regione Siciliana. Ospita circa 70 specie diverse tra pesci, molluschi, crostacei e rettili del Mar Mediterraneo, distribuiti in 22 vasche con capacità variabile dai 2.500 ai 18.000 litri, rifornite con acqua marina dello Stretto di Messina[96]. Attualmente è in fase conclusiva di restrutturazione[97].
Museo "Tesoro del Duomo"
Il museo è situato nell’atrio meridionale del Duomo e si articola in 4 sale. Al suo interno sono esposte circa quattrocento opere di oreficeria e argenteria, che coprono un arco temporale dal X al XX secolo[98][99].
Museo del '900
Si trova all'interno del rifugio-bunker in cima al viale Boccetta. All'interno è possibile prendere visione di numerose divise militari, cimeli di guerra, armi, iconografie e riviste che hanno contraddistinto la storia italiana e messinese del secolo scorso[100][101][102][103].
Museo "Cultura e Musica popolare dei Peloritani"
Si trova a Gesso, un sobborgo montano della città, che seppur all'interno del territorio comunale è considerevolmente distante dal centro. Tuttavia vanta una cospicua collezione di artefatti musicali e non, oltre che di utensili e abiti, appartenenti alla cultura siciliana, in particolare della zona dei monti Peloritani[104][105].
Architetture religiose fuori dal centro
Messina col passare dei secoli si è espansa fino al punto di inglobbare alcuni borghi che seppur sottoposti all'autorità cittadina, non facevano pienamente parte dell'agglomerato urbano. In tali sobborghi sono presenti numerosi luoghi di culto, molti dei quali particolarmente antichi e significativi per la storia peloritana.
Chiesa di Santa Maria della Grotta

La chiesa di Santa Maria della Grotta, volgarmente detta "chiesa di Grotte" venne edificata in un primo momento dai Frati Predicatori nel XVI secolo, a ridosso della riva del mare, in un luogo in cui anticamente sorgeva un tempio di Artemide. Dopo essere stata semi abbandonata venne edificata nuovamente nel 1622 su volere del Vicerè di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia. Il progetto della riedificazione fu affidato al celebre architetto messinese di fama nazionale Simone Gullì. Danneggiata dal terremoto del 1908 venne riedificata identica per volere dell'arcivescovo Angelo Paino e su progetto dell'architetto Guido Viola, coadiuvato da Ernesto Basile, Francesco Fichera e Francesco Valenti[106].
Monastero di San Placido Calonerò

Il Monastero di San Placido Calonerò si trova su di una collina che sovrasta la frazione di Briga Marina nell'estrema periferia Sud del comune di Messina. L'inizio della costruzione risale al 1376, nel feudo donato dal conte Andrea Vinciguerra Aragona, accanto al suo castello, e completato nel 1486. Tuttavia originariamente la comunità religiosa di questo monastero, fondata dai nobili messinesi Leonardo de Astasiis, Roberto de Gilio, Mauro de Speciariis,e Giovanni di Santa Croce, era stabilita in un altro complesso religioso più antico, quello di San Placido in Silvis, esistente tuttora sulle alture della frazione collinare di Giampilieri. Nel 1535 l’abbazia ospitò l’imperatore Carlo V. A proposito di questo evento, è ancora oggi raccontata una leggenda popolare riguardante la presenza del fantasma di uno degli scudieri dell'imperatore Carlo V. Nel 1901 venne istituita all'interno del monastero la Regia Scuola Pratica di Agricoltura “Pietro Cuppari”, tuttora attiva come istituto tecnico agrario. Il complesso di San Placido Calonerò presenta elementi architettonici di diverse epoche: svevo-aragonese (castello prima degli Urso e dopo dei Vinciguerra, secoli XIII-XIV); tardo-rinascimentale (due chiostri quadriporticati, fine Cinquecento); tardo-ottocentesca e moderna (adattamenti per uso scolastico). Nel 2010, è stata inaugurata l’Enoteca Provinciale di Messina, che promuove i vini locali Doc Faro, Mamertino e Malvasia delle Lipari. L’Istituto Agrario produce inoltre il vino Faro Doc “San Placido”, presentato per la prima volta al Vinitaly 2010 e oggi distribuito anche oltreoceano[107][108].
Santuario della Madonna di Dinnammare


Il Santuario della Madonna di Dinnammare si trova sul Monte Dinnammare, vetta di circa 1127 metri facente parte del territorio comunale della città di Messina. Le origini della chiesetta risalgono al medioevo, in un periodo non ben noto, ma l'attuale struttura risale al 1890, quando fu costruito il Forte Dinnammare (facente parte del circuito dei forti umbertini che controllavano lo Stretto). Da tale posizione è possibile ammirare sia la città che lo Stretto di Messina sul lato ionico, mentre sul lato tirrenico si possono notare Capo Milazzo, il promontorio del Tindari e le Isole Eolie[109][110].
Chiesa di Santa Maria di Mili
La chiesa di Santa Maria di Mili è stata costruita intorno al 1090 per volere del Gran conte Ruggero I di Sicilia, primo sovrano normanno di Sicilia, che nel 1092 vi fece seppellire il figlio Giordano, valoroso condottiero morto in battaglia a Siracusa. Si trova nei pressi di Mili San Pietro, sobborgo collinare di Messina[111][112][113].
Monastero di Santa Maria la Valle "Badiazza"

Secondo lo storico Placido Samperi la fondazione della "Badiazza" risale all'epoca bizantina. La chiesa per come la conosciamo oggi risale al 1168, e fu edificata per volere di Guglielmo II di Sicilia, che la elevò al rango di Cappella Reale. Durante l'assedio di Messina del 1282, la chiesa venne saccheggiata e danneggiata, poiché anche se la battaglia fu vinta dalla città di Messina, la chiesa si trovava molto al di fuori delle mura. Nel 1303 in questa chiesa il re Federico III di Sicilia ed Eleonora d'Angiò si conobbero (in seguito si sposarono proprio a Messina). Sotto il governo di Federico III la chiesa venne restaurata e vennero inseriti elementi riconducibili allo stile architettonico chiaramontano. Nel 1366 venne edificato il monastero per ordine di Federico IV di Sicilia. La chiesa venne danneggiata dal terremoto del 1908 e restaurata negli anni 50[114][115][116].
Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio

Situata nel quartiere "Ringo", un tempo un antico borgo marinaro, poco distante dal centro. La Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio, conosciuta come "chiesa del Ringo", venne costruita nel 1604 in stile barocco, e rimaneggiata dopo il sisma del 1783. Le statue presenti nelle nicchie ai lati dell'ingresso, un tempo reggevano delle lampade, utili ai pescatori notturni per regolarsi nella navigazione vicino la costa[117]. La chiesa custodisce, tra le diverse opere, il dipinto “Madonna del Buon Viaggio” di Giovanni Simone Comandè, pittore messinese vissuto a cavallo tra il XVI secolo ed il XVII secolo[117].
Chiesa di Santa Maria dei Giardini

La chiesa di Santa Maria dei Giardini si trova nella frazione collinare di Santo Stefano Medio, e fu costruita nei primi anni del XVIII secolo, dopo la distruzione, a causa di un terremoto nel 1687, della precedente chiesa di San Nicolò di Bari. È edificata in stile romanico, con navata unica e facciata semplice e lineare. Seppur esternamente molto scarna, di questa chiesa risalta l'interno sfarzoso ed elegante, con affreschi e marmi policromi dai colori vivaci. Il portale centrale presenta colonne con capitelli corinzi e una nicchia in pietra rossa con una "Madonna dei Giardini" di Girolamo Alibrandi. Sul lato sinistro invece si ammira l'opera "Pesca Miracolosa" di Giovan Simone Comandè[118].
Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista si trova nel sobborgo di Larderia e risale al Settecento. Subì gravi danni durante i terremoti del 1783 e del 1908, ma venne restaurata in entrambe le occasioni. Non fu però possibile salvare il campanile, che è stato ricostruito solo in tempi recenti. All’interno presenta pregevoli dettagli neoclassici e si conservano importanti opere d’arte, tra cui: affreschi di Letterio Paladino (1691-1743) raffiguranti, nell’abside, la Santissima Trinità, scene dell’Antico Testamento ed episodi dell’infanzia di Gesù; l’altare della Madonna di Dinnammare con una tela di Michele Panebianco (1806-1873); una Madonna in trono col Bambino di Girolamo Alibrandi (1470-1524); una Madonna dell’Itria di autore sconosciuto, probabilmente del XVII secolo; e due cenotafi dei Principi di Moncada[119].
Eremo di San Corrado
L'eremo di San Corrado fu fondato nel XVII secolo per ospitare un piccolo gruppo di frati. Essi si stabilirono presso un'antica cappella, ricostruita agli inizi del XVI secolo. Con il tempo, però, il luogo perse la sua popolarità perché la collina su cui sorgeva era diventata rifugio di malfattori che assalivano i pellegrini. Nel 1661 i frati Pietro Gazzetti da Modena e Pietro da Taormina ottennero l'intervento delle autorità, che eliminarono il problema con severe misure. L'eremo fu così restaurato e i religiosi iniziarono a diffondere il culto di San Corrado. Un momento decisivo fu la guarigione miracolosa del nobile messinese Don Cesare Marullo, colpito da paralisi. Dopo le preghiere di fra Pietro Gazzetti rivolte a San Corrado, il marchese guarì completamente e, nel 1665, finanziò la costruzione di una cappella. Da allora la chiesa abbandonò il titolo di Santa Maria di Visitò e fu dedicata a San Corrado[120]. Sono presenti rifacimenti databili tra il XVIII ed il XX secolo. Una breve scala coperta in origine da una lapide databile al 1727 con il simbolo del teschio e della clessidra alata, dà accesso alla cripta, oggi oggetto di studio[121].
Eremo della Madonna di Trapani
Le origini del piccolo Eremo della Madonna di Trapani non sono ben conosciute. I frati cappuccini si trasferirono nella vallata del torrente Trapani nel 1531, e vennero a sapere della presenza di un piccolo eremo in cima alla vallata, ove era presente una statua di una Madonna col Bambino, e decisero quindi di portarla con sè. La leggenda narra che durante la notte, la statua ricomparì nella nicchia in cima alla collina. Tale situazione perdurò per diversi giorni, generando astio tra i frati cappuccini e gli eremiti, finchè i frati cappuccini non constatarono che la statua scompariva da sè. Essi compresa la situazione, si trasferirono nel luogo santo costruendo l’attuale santuario. Nel 1654 due eremiti spagnoli diedero origine a un nuovo romitorio che presto attirò altri fedeli, soprattutto grazie a padre Saverio Amato, sacerdote molto stimato. La chiesa attuale, costruita nel XVIII secolo e danneggiata dal terremoto del 1908, ha una sola navata e conserva opere di rilievo, tra cui il Crocifisso in cartapesta, la statua lignea della Madonna di Trapani e un monumentale altare marmoreo. Particolare rilevanza ha la cripta di fronte al portale che contiene i resti mortali dei monaci eremiti, segnalata da una grande lastra tombale d’ingresso sul pavimento. Secondo racconti popolari tramandati tra gli abitanti della zona, pare che Giovanni Pascoli nel suo periodo di insegnamento all'Università di Messina, fece diverse passeggiate lungo la salita del torrente, giungendo fino a tale luogo, e venendo ispirato nella realizzazione della poesia "L'Aquilone"[122][123].
Monastero di San Placido in Silvis
Il Monastero di San Placido in Silvis (detto "il Vecchio") è stato costruito nel 1361 in un'altura sopra la frazione di Giampilieri, come prima sede della comunità religiosa fondata dai religiosi messinesi: Leonardo de Astasiis, Roberto de Gilio, Mauro de Speciariis,e Giovanni di Santa Croce. Tale comunità a fine '400 si spostò in un secondo complesso, in una località vicina, nei pressi di Briga che altro non è che il Monastero di San Placido Calonerò, citato poc'anzi. Ma il vecchio monastero è intatto ed in buone condizioni, seppur di modeste dimensioni[124][125].
Ville monumentali
Dal diciassettesimo secolo, la vista sullo stretto attirò molte importanti famiglie nobili e dell'alta borghesia mercantile che fecero di Messina la loro residenza, in un periodo in cui la città rappresentava un centro di investimento commerciale importantissimo nel Mediterraneo. Ad oggi sono presenti numerose ville risalenti ad un periodo tra il '700 e inizio '900, edificate in stili liberty, eclettico, arabo-normanno e neoclassico, molte delle quali si trovano sulle rive della litoranea nord. Particolarmente rilevanti per il pregio architettonico sono: Villa Landi, Villa Cardillo, Villa Pace, Villa Pulejo, Villa De Pasquale, Villa Florio e Villa Roberto. Altre importanti ville sono: Villa De Natale - Rodriquez, Villa Raimondi, Villa Garnier, Villa Luna, Villa Pirrotta, Villa Cianciafara e Villa Tricomi.
Cimitero Monumentale

Il cimitero monumentale di Messina è uno dei cimiteri monumentali più estesi e ricchi d'Europa. La sua costruzione iniziò nel 1865 ad opera di Leone Savoja (architetto messinese che anni dopo curò il progetto anche del cimitero monumentale di Catania), e si concluse del tutto sette anni dopo. Ad oggi risulta l'unico cimitero in Sicilia ad essere preservato come bene con vincolo architettonico. Al suo interno è possibile ammirare l'esempio più illustre della statuaria e della architettura tipica del neoclassicismo messinese. Tale complesso è stato sin dall'origine concepito non solo come spazio legato alla sepoltura e al culto, ma anche come vero e proprio parco urbano, esattamente come avviene per i cimiteri monumentali della grandi metropoli europee. Al suo interno sono sepolti numerose personalità di rilevanza nazionale ed internazionale, che sono nate o vissute nella città di Messina. Tra i monumenti funebri infatti è possibile notare figure come scienziati, giuristi, letterati, politici e militari. Parecchie tombe appartengono alle vittime del terremoto del 1908, il cui corpo è stato risparmiato dalle fosse comuni. Il cimitero è stato l'ambientazione del recente film horror Cruel Peter.
Galleria Monumentale
All'ingresso del cimitero è possibile notare una imponente cappella, ed un giardino curato, i cui fiori compongono lo stemma di Messina. Sono presenti dei viali in entrambi i lati, dove si possono ammirare le sepolture di personaggi illustri legati alla città, e le cappelle gentilizie di importanti famiglie che hanno contribuito alla storia messinese.
Famedio
Il famedio è un mausoleo che custodisce una galleria sotterranea ispirata alle antiche catacombe, destinata alla tumulazione dei defunti. La struttura presenta una facciata con un elegante colonnato, ma la parte più monumentale del progetto non fu mai completata a causa della prematura morte di Leone Savoja.

Cenobio
Realizzato in stile neogotico, si trova nella zona più alta del Gran Camposanto, raggiungibile attraverso un viale alberato che conduce a una spianata. Al suo interno conserva numerosi monumenti sepolcrali di notevole valore artistico.
Lo Stretto di Messina ed i suoi borghi marinari
La zona di Messina, ed in particolare Capo Peloro, è caratterizzata da una delle biodiversità più vaste d'Europa, soprattutto per quanto riguarda la fauna marina. Tra le varie forme di vita che attraversano lo stretto possiamo ammirare: balene, capodogli, balenottere, pesci spada, delfini, squali bianchi, squali azzurri, squali mako, cavallucci marini oltre a numerose specie di tartarughe marine, tonni e meduse. Nel 2019 dallo Stretto hanno transitato anche delle Orche[126][127].
Le profondità dello stretto sono caratterizzate anche da "foreste" di alghe e coralli. Si segnalano in particolare il corallo bianco o Madrepora oculata (quasi scomparso nel mediterraneo a causa dell'inquinamento)[128][129], il corallo nero o Antipathella subpinnata[130] e l'Errina Aspera, presente nel mediterraneo solo nei pressi dello Stretto di Messina e dello Stretto di Gibilterra[131].
Anche per questi motivi, nel 2025 la città di Messina è stata la prima tra le città metropolitane d'Italia a ricevere il riconoscimento europeo di Bandiera Blu, rilasciato dalla Foundation for Environmental Education[132].
Essendo un luogo di transito non solo per le forme di vita ma anche per gli esseri umani, ed essendo un tratto di mare di difficile navigazione, lo Stretto di Messina è stato spesso il luogo di affondamento di numerose navi. Tuttavia ad oggi sono rintracciabili solo i relitti delle navi più recenti. Dal lato di Messina si annoverano: l'Amerique, la Bowsfield, il Cariddi, la Twiga, l'Arturo Volpe, la Valfiorita, la Maddalena (che contiene tuttora i resti delle auto che trasportava). Probabilmente giacciono sui fondali anche numerosi relitti affondati nello stretto dall'antichità sino ad oggi, ma a causa del tempo passato dall'affondamento, potrebbero essere semidistrutti o sommersi dal fondale, o nel più improbabile dei casi non sono ancora stati trovati[133][134].
La città di Messina è costeggiata da diversi borghi marinari (facenti parte del territorio comunale). Essi racchiudono un pregevole valore paesaggistico e turistico, ma non solo. In tali borghi si sono mantenute alcune delle più affascinanti tradizioni popolari marinare, come ad esempio l'antica pesca del pesce spada, che avviene con l'uso delle Feluche, imbarcazioni tipiche dello Stretto di Messina, dotate di un lungo corridoio in metallo e legno, in cui il pescatore infiocina il pesce spada, grazie alle preziose indicazioni del marinaio che avvista la preda dall'albero centrale[135]. Altre tradizioni tipiche sono le processioni in barca dei santi patroni sulle rive dello stretto o del lago di ganzirri.
Nell'estate 2025 è stato annunciato che i borghi di Ganzirri e Torre Faro verranno inseriti nel REIMAR, ovvero il “registro delle identità della pesca mediterranea e dei borghi marinari”.
Capo Peloro
Torre Faro è un borgo marinaro situato nella zona Nord di Messina, in particolare nella Circoscrizione VI. Ad oggi rappresenta uno dei punti più turistici di Messina: la sua spiaggia è stata ritenuta da National Geographic, la spiaggia con il più bel panorama d'Italia[136]. È uno dei pochissimi centri abitati al mondo bagnati da due diversi mari, in questo caso: Tirreno e Ionio. Tale zona, facente parte del Capo Peloro, fu sempre popolata, poiché è il punto della Sicilia più vicino in assoluto alla sponda calabrese. Si narra che la famosa leggenda di Colapesce riguardi proprio questo borgo. Associato a questo territorio è anche il mito dei mostri marini Scilla e Cariddi, che trae le sue origini dalle forti correnti marine dello Stretto di Messina, causate dall'incontro del mar Ionio e del mar Tirreno. Alle spalle di Torre Faro è presente il lago di Torre Faro (detto "pantano piccolo"), in cui avviene la raccolta e la lavorazione di molluschi (in particolare cozze e vongole) ancora eseguite con le antiche tecniche. Secondo alcuni studi a Torre Faro sorgeva un'antica statua di Poseidone di dimensioni colossali, e tale statua pare fosse stata distrutta con l'avvento del cristianesimo. Tale teoria si basa sull'esistenza di una moneta coniata da Sesto Pompeo, che raffigura nelle sue facce le due sponde dello stretto e presenta una statua del dio dei mari nella faccia legata alla sponda siciliana. Altra possibile testimonianza la fornisce la biblioteca di Fozio I, in particolare un episodio tratto dall’opera perduta di Olimpiodoro di Tebe: dopo il sacco di Roma, Alarico I, re dei Visigoti, voleva attraversare lo Stretto per raggiungere la Sicilia, ma vi rinunciò spaventato da una statua sacra che sorgeva sull’altra riva. Il geografo Strabone di Amasea invece ha descritto due colonne situate sulle sponde dello stretto[137][138]. La chiesa di Torre Faro risale al 1747 ed è dedicata alla Madonna della Lettera, patrona di Messina. Dal 1799 Torre Faro divenne sede di un avamposto militare inglese, e per questa ragione ad oggi è ancora presente il forte inglese e la torre degli inglesi, nonchè i navigli costruiti per collegare i laghi di capo peloro al mare[139].

Lago di Ganzirri
Il borgo di Ganzirri costituisce uno dei più bei borghi marinari di Messina e provincia, essendo caratterizzato non solo da uno stretto legame col mare ma anche con la laguna e con la collina. La zona infatti è caratterizzata dalla presenza del lago di Ganzirri (anche detto Pantano grande), cioè un lago di origine marina, lungo circa 1,7 km e profondo 8 metri. Tale meraviglia costituisce la "Riserva Naturale Laguna di Capo Peloro"[140]. Sul lungolago è possibile ammirare splendidi panorami, e numerosi animali come cigni, anatre, porciglioni, tartarughe, rane e aironi. Ganzirri costituisce una zona abitata sin dall'antichità, non a caso lo storico latino Solino riferisce di un maestoso tempio edificato secondo la leggenda da Orione, figlio di Poseidone e fondatore di Zancle (antica Messina), che sorgeva tra il Pantano Grande e quello Piccolo, in cui doveva un tempo esserci un terzo lago ad oggi interrato, o inglobato da uno degli altri due. La presenza di questo antico luogo di culto è stata in parte confermata da alcuni ritrovamenti avvenuti dall'800 in poi[141]. Sul territorio si trovano numerose trattorie in cui è possibile gustare i piatti tipici della cucina messinese, soprattutto legati alla pesca ed alla coltivazione di cozze e vongole. Tipica di Ganzirri è la festa di San Nicola, che prevede la processione in barca del santo patrono sulle acque del lago[142]. A Ganzirri così come a Torre Faro, viene eseguita la pesca tradizionale del pesce spada, tipica dello Stretto di Messina[135].

Messina sotterranea
La città di Messina è sempre stata caratterizzata dallo sfruttamento del sottosuolo per la costruzione di gallerie, necropoli o acquedotti. Posseggono particolare interesse culturale i seguenti sitiː
- Qanatː il qanat di Messina è un sistema di ingegneria idraulica risalente al periodo di influenza araba. Si trova nei pressi del torrente Trapani, ed è sorprendentemente conservato e facilmente percorribile. Non è attualmente visitabile senza autorizzazioni[143][144].
- Carceri di Rocca Guelfoniaː una parte dei sottarranei della Rocca Guelfonia, sui resti della quale attualmente sorge il Sacrario di Cristo Re, è stata impiegata come carcere fino al periodo borbonico. Tali carceri assimilate alla cinta muraria cinquecentesca voluta da Carlo V, sono tutt'ora conservate in ottime condizioni e visitabili in alcune occasioni. La via da cui vi si accede viene tuttora chiamata "Via delle Carceri"[145][146].
- Necropoli degli Orti della Maddalenaː è un insieme di complessi funebri sparsi nei pressi del torrente Camaro di cui ad oggi è rimasto alla luce poco e nulla. La più famosa tomba è probabilmente quella di Largo Avignone, una camera sotterranea risalente ad un periodo che va dal IV secolo a.C al II secolo a.C. Si trova in ottime condizioni[147][148].
- Acquedotto del XVI secoloː sotto la Fontana di Orione, costruita proprio per celebrare la costruzione dell'acquedotto cittadino collegato al torrente Camaro, scorre un tunnel cinquecentesco che un tempo collegava il centro alla zona di Camaro. Tale condotto è attualmente percorribile per qualche centinaia di metri, al di sotto del manto stradale del Corso Cavour[149].
- Galleria antiaerea Santa Martaː i due ingressi si trovano in via Protonotaro ed in via Santa Marta. Tale galleria veniva utilizzata per proteggersi dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. È in ottimo stato, ma risentendo di umidità e infiltrazioni non viene spesso aperta al pubblico[150].
Siti abbandonati, privati o in attesa di restauro
- Real Cittadella [151]
- Quartiere Tirone[152]
- Castellaccio[153][154]
- Castello arabo-normanno di Santo Stefano Medio[155]
- Convento di Santa Maria di Gesù Superiore (primo Convento dei frati Carmelitani sorto in Europa e possibile tomba di Antonello da Messina)[156]
- Monastero di San Filippo il Grande[157]
- Chiesa di San Nicolò di Zafferia[158]
- Eremo di San Licandro (luogo di preghiera di San Nicandro Anacoreta)[159][160]
- Eremo di San Nicola (luogo di battesimo e preghiera di Sant'Eustochia)[161]
- Palazzo Formento[162]
- Villa De Gregorio[163]
- Borgo marinaro "Case Basse" (luogo di vita della poetessa messinese Maria Costa)[164]
Note
- ↑ La Fontana Orione, su visitme.comune.messina.it.
- ↑ Fontana di Orione, su museionline.info.
- ↑ Misteri che sono sotto gli occhi di tutti: a Messina c'è una fontana che "svela" segreti, su balarm.it.
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- ↑ Fontana del Nettuno (Messina), su theworldofsicily.com.
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- ↑ “Porta Grazia” dell’antica Cittadella, su visitme.comune.messina.it.
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- ↑ Era il 1571 e il porto di Messina fu la base di un evento che cambiò la storia, su tempostretto.it.
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- ↑ La necropoli di largo Avignone torna alla città. Dopo 46 anni. Le foto e la storia, su letteraemme.it.
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