Pteroinae

Pesci leone

Pterois miles e Dendrochirus zebra
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
RamoBilateria
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
SottoclasseNeopterygii
InfraclasseTeleostei
OrdineScorpaeniformes
SottordineScorpaenoidei
FamigliaScorpaenidae
SottofamigliaPteroinae
Kaup, 1873
Generi

I pesci leone (Pteroinae, Kaup, 1873), noti anche come pesci scorpione o pesci cobra, sono una sottofamiglia di pesci ossei marini appartenenti alla famiglia Scorpaenidae.[1]

Comprendono 24 specie di pesci provvisti di aculei velenosi.

Distribuzione e habitat

Pesce leone occidentale (Pterois miles) in una barriera corallina

I pesci leone sono diffusi nelle acque calde tropicali dell'Indo-Pacifico, inclusi il Mar Rosso e il Golfo Persico, prevalentemente nei pressi delle barriere coralline, dalla superficie fino a circa 50 m di profondità.[2]

La diffusione originaria di questi pesci è la regione indo-pacifica, ma l'apertura del canale di Suez, che continua a far migrare nuove specie dalle acque tropicali del Mar Rosso al Mar Mediterraneo orientale (migrazione lessepsiana), ha fatto giungere nelle acque mediterranee anche il pesce leone occidentale (Pterois miles). Questa specie si è diffusa nel Mediterraneo a partire dal 1992.[3] Sulla costa orientale degli Stati Uniti e in tutta la zona dei Caraibi si è diffuso invece a dismisura il pesce leone orientale (Pterois volitans), forse abbandonati da qualche acquariofilo in mare, hanno colonizzato la zona, divenendo una specie invasiva. Favoriti dall'assenza di nemici naturali e con un numero molto limitato di possibili predatori, i pesci leone invasivi continuano a moltiplicarsi e stanno diventando un problema ecologico poco controllabile nelle zone di invasione, causando scompensi ecologici negli equilibri degli ecosistemi locali.[2]

Descrizione

Pesce leone orientale (Pterois volitans); si notano le ampie pinne pettorali, la livrea ha una colorazione vistosamente aposematica

Al contrario degli altri scorpenidi (come gli scorfani), i pesci leone tendenzialmente non hanno una livrea particolarmente criptica, al contrario, esibiscono una livrea molto appariscente e sgargiante mentre nuotano lentamente, molto probabilmente questa colorazione è aposematica e funge da avvertimento della loro pericolosità per eventuali predatori. Il corpo è robusto, screziato, zebrato verticalmente in quasi tutte le specie, le screziature possono essere rossastre o brune su uno sfondo bianco.[2]

Pesce leone occidentale (Pterois miles), si notano i tentacolo oculari sopra gli occhi

Dal corpo si diramano due ampissime pinne pettorali, che possono raggiungere la lunghezza dell'intero tronco. In alcune specie le pinne pettorali sono estremamente sfrangiate e hanno l'aspetto di piume, in altre più unite, mentre nel genere Dendrochirus i raggi sono congiunti fino alle estremità da una sottile membrana.[2]

Pesce leone pinne azzurre (Parapterois heterura)

Alcune specie sono poi caratterizzate da pinne pettorali con colorazioni ancora più sgargianti: nel pesce leone pinne azzurre (Parapterois heterura) le pinne pettorali sono molto particolari, con la parte centrale della faccia superiore colorata di un azzurro cobalto percorso da archi concentrici di color turchese mentre il margine distale è di un color marroncino.[4]

La prima pinna dorsale dei pesci leone è costituita da lunghi aculei a forma di piuma, indipendenti o poco collegati tra loro, solcati ciascuno da due ghiandole velenifere. La seconda pinna dorsale è ampia e a raggi morbidi, come la pinna anale e le pinne pelviche. Da queste ultime escono degli aculei veleniferi, meno pericolosi, però, di quelli della prima pinna dorsale. La pinna caudale dei pesci leone è larga e arrotondata.[2]

Pesce leone dalle pinne ornate (Pterois mombase), si notano le ampie pinne pettorali, dorsale e caudale
Dettaglio del capo del pesce leone orientale (Pterois volitans)
Dettaglio del capo del pesce leone ocellato (Pterois antennata)

Il capo dei pesci leone presenta un'ampia cavità boccale orizzontale capace di inghiottire con fulminea rapidità le prede, convogliate davanti dalle ampie pinne pettorali. Gli occhi sono disposti alla sommità del capo, sormontati in diverse specie da protuberanze digitiformi dette tentacoli oculari.[2]

Le dimensioni dei pesci leone variano dai 9 cm di Ebosia falcata, la specie più piccola, ai 45 cm del pesce leone orientale (Pterois volitans), la specie più grande.[2]

Alimentazione

I pesci leone sono predatori, cacciano attivamente prevalentemente pesci e crostacei.[2]

Comportamento

I pesci leone, rispetto agli altri scorpenidi (come gli scorfani), non riposano sul fondo ma hanno uno stile di vita più attivo, nuotano pigramente nella colonna d'acqua alla ricerca di prede mentre esibiscono la loro sgargiante colorazione aposematica con regalità. Anche la loro tecnica di predazione è completamente diversa rispetto a quella degli scorfani: anziché attendere pazientemente che una preda passi vicino alla bocca, come fanno gli altri scorpenidi, i pesci leone la cercano nuotando attivamente e, una volta individuata, la avvicinano cercando, per mezzo delle ampie pinne pettorali, di spingerla verso un angolo della barriera corallina dove non possa fuggire, per poi risucchiarla con l'ampia cavità boccale molto estendibile e proiettabile in avanti. Talvolta i pesci leone si riuniscono anche in piccoli gruppi e insieme circondano banchi di piccoli pesci, riuscendo a fare una caccia abbondante.[2]

Pesce leone occidentale (Pterois miles); i pesci leone sono pesci tranquilli e non aggressivi nei confronti dei subacquei

Di abitudini prevalentemente crepuscolari o notturne, i pesci leone di giorno si possono trovare nascosti in spaccature sotto coralli di vario genere che dispongano di ampi spazi di manovra.[2]

I pesci leone non temono l'uomo e talvolta approfittano della sua presenza per catturare piccoli pesci spaventati o distratti dal subacqueo. Non sono tuttavia pesci aggressivi. Se spaventati o messi alle strette e senza possibilità di fuga, inarcano la schiena puntando le spine velenifere verso il pericolo e, qualora l'avvertimento non venga recepito, possono dare guizzi repentini ferendo con gli aculei del dorso i potenziali aggressori. Può capitare anche che qualcuno, sapendo che il pesce che si è avvicinato è velenoso, tenti di allontanarlo con gesti bruschi e ne venga colpito. Non sempre la puntura inietta veleno.[2]

Veleno

Pesce leone orientale (Pterois volitans); la pinna dorsale è munita di spine solcate da ghiandole velenifere molto pericolose

Tutte le specie di pesci leone hanno aculei connessi a ghiandole velenifere sulla prima pinna dorsale, sulle pinne pelviche e sugli opercoli branchiali e la maggior parte di esse è in grado di infliggere dolorose punture. Gli aculei più pericolosi sono quelli presenti nella prima pinna dorsale. Non sempre la puntura inietta veleno.[2]

La profondità di penetrazione determina una maggiore spremitura delle due ghiandole velenifere poste nei solchi delle spine. La puntura può essere talmente veloce da non essere immediatamente avvertita dal subacqueo, ma con il passare dei minuti può diventare dolorosissima e provocare gonfiore e arrossamento della parte colpita. Il dolore può durare fino a 24 ore nei casi più gravi, accompagnato da nausea, vomito, palpitazioni cardiache e senso di debolezza. In alcuni casi si sono avuti problemi respiratori e paralisi dell'arto colpito. Sono stati documentati rari casi di decesso.[2]

Gli avvelenamenti da tossina di pesce leone vengono classificati in tre gradi:

  • avvelenamenti di grado I producono eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita;
  • avvelenamenti di grado II compaiono vesciche attorno alla puntura;
  • avvelenamenti di grado III producono necrosi locale e variazione della sensibilità, che possono durare anche per più giorni.

Più rari sono gli effetti a livello sistemico, che includono: dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, ipertensione o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. I casi di decesso sono rarissimi.[2]

I primi trattamenti da fare dopo una puntura di pesce leone sono pulire e disinfettare la ferita e lasciarla sanguinare un poco per fare disperdere parte del veleno e poi fare un bendaggio di compressione. Il veleno dei pesci leone è termolabile, per cui uno dei più importanti trattamenti dopo una puntura è l'immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C) per almeno un'ora, perché riduce il dolore e inattiva la tossina.[2]

I pesci leone sono tuttavia pesci non aggressivi, e i casi in cui arrecano danni a subacquei sono estremamente rari, ancora più rari i casi in cui questi portino a conseguenze gravi. Se il pesce non viene disturbato, non si corre alcun rischio.[2]

Acquariofilia

Nonostante la pericolosità e la puntura dolorosa, i pesci leone sono oggetto di pesca a scopo commerciale, poiché sono di particolare interesse acquariofilo, per lo splendido aspetto e per le spiccate caratteristiche predatorie e comportamentali. Per questo motivo alcune specie di pesci leone sono allevate in acquari marini e sono ambìte dagli acquariofili specializzati in acquari marini.

Pesca

Le carni del pesce leone orientale (Pterois volitans) sono commestibili e apprezzate in alcuni paesi. Il loro consumo è inoltre incoraggiato come contributo al controllo della specie nei Caraibi, dove essa è invasiva.[5][6][7]

Invasività

Il pesce leone occidentale (Pterois miles) è una specie lessepsiana: dal Mar Rosso è giunto nel Mar Mediterraneo attraversando il canale di Suez a seguito di migrazione lessepsiana

L'apertura del canale di Suez, che continua a far migrare nuove specie dalle acque tropicali del Mar Rosso al Mar Mediterraneo orientale (migrazione lessepsiana), ha fatto giungere nelle acque mediterranee anche il pesce leone occidentale (Pterois miles). Questa specie si è diffusa nel Mediterraneo a partire dal 1992.[3]

Sulla costa orientale degli Stati Uniti e in tutta la zona dei Caraibi si è diffuso invece a dismisura il pesce leone orientale (Pterois volitans), forse abbandonati da qualche acquariofilo in mare, hanno colonizzato la zona, divenendo una specie invasiva.[2]

Favoriti dall'elevato numero di uova (sono in grado di deporre oltre 15mila uova parecchie volte in un anno), dall'assenza di nemici naturali e da un numero molto limitato di possibili predatori, i pesci leone invasivi continuano a moltiplicarsi e stanno diventando un problema ecologico poco controllabile nelle zone di invasione, causando scompensi ecologici negli equilibri degli ecosistemi locali.[2]

In molte zone si è concessa la licenza di cacciare liberamente i pesci leone invasivi, giungendo persino a dare incentivi e premi alle società subacquee che si dedichino a questa attività. Negli Stati Uniti si stanno diffondendo libri di cucina dove si incoraggia il loro consumo.[2][5][6][7]

Tassonomia

Pesce leone giapponese (Pterois lunulata)
Pesce leone di Russell (Pterois russelii)
Pesce leone raggiato (Pterois radiata)
Pesce leone dalle pinne ornate (Pterois mombasae)
Pesce leone pinne azzurre (Parapterois heterura)
Pesce leone zebrato (Dendrochirus zebra)
Pesce leone di Bleeker (Ebosia bleekeri)

La sottofamiglia Pteroinae comprende 24 specie, suddivise in 5 generi:[1]

  • Brachypterois
    • Brachypterois curvispina Matsunuma, M. Sakurai & Motomura, 2013
    • Brachypterois serrulata (J. Richardson, 1846)
    • Brachypterois serrulifer Fowler, 1938
  • Dendrochirus Swainson, 1839
    • Dendrochirus barberi (Steindachner, 1900)
    • Dendrochirus bellus (Jordan & Hubbs, 1925)
    • Dendrochirus biocellatus (Fowler, 1938) - Pesce leone biocellato
    • Dendrochirus brachypterus (Cuvier & Valenciennes, 1829) - Pesce leone africano a pinne corte
    • Dendrochirus zebra (Cuvier & Valenciennes, 1829) - Pesce leone zebrato
  • Ebosia (D. S. Jordan & Starks, 1904)
    • Ebosia bleekeri (Döderlein, 1884) - Pesce leone di Bleeker
    • Ebosia falcata Eschmeyer & Rama Rao, 1978
    • Ebosia saya Matsunuma & Motomura, 2014
    • Ebosia vespertina Matsunuma & Motomura, 2015 - Pesce leone falcato occidentale

Va tuttavia segnalato che la tassonomia e i rapporti filogenetici tra le varie specie di pesci leone sono stati negli anni oggetto di numerose revisioni e modifiche e tutt'ora non tutte le classificazioni sono concordi tra loro.

Voci correlate

Note

  1. 1 2 Elenco specie Pteroinae, su FishBase. URL consultato il 15 settembre 2014.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Sebastiano Guido, Creature pericolose dei mari e degli oceani. Guida al riconoscimento e al primo soccorso, Magenes, 2013, ISBN 9788866490265.
  3. 1 2 (EN) Pterois miles, su Atlas of Exotic Species in the Mediterranean, CIESM - Mediterranean Science Commission. URL consultato il 6 gennaio 2016.
  4. ↑ Parapterois heretura, su mare2000.it.
  5. 1 2 F.Milton D'Ambrosio, Il libro di ricette del pesce Leone, su ogigia.com, 19 novembre 2012. URL consultato il 9.5.2015.
  6. 1 2 (ES) El pez león - Deliciosa amenaza, su pezleon.co. URL consultato il 9.5.2015 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2015).
  7. 1 2 (ES) El pez león, una apuesta de la gastronomía del Caribe colombiano en Tailandia, su ElHeraldo.co, 26 novembre 2013. URL consultato il 9.5.2015.

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