Pterois
Pterois (Oken, 1817) è un genere di pesci ossei marini appartenenti alla famiglia Scorpaenidae e alla sottofamiglia Pteroinae (pesci leone o pesci scorpione).
Comprende 10 specie di pesci leone, dotati di ghiandole velenifere.
Distribuzione e habitat
Sono diffusi nelle acque calde tropicali dell'Indo-Pacifico, inclusi il Mar Rosso e il Golfo Persico, prevalentemente nei pressi delle barriere coralline, dalla superficie fino a circa 50 m di profondità.[1]
La diffusione originaria di questi pesci è la regione indo-pacifica, ma l'apertura del canale di Suez, che continua a far migrare nuove specie dalle acque tropicali del Mar Rosso al Mar Mediterraneo orientale (migrazione lessepsiana), ha fatto giungere nelle acque mediterranee anche il pesce leone occidentale (Pterois miles). Questa specie si è diffusa nel Mediterraneo a partire dal 1992.[2] Sulla costa orientale degli Stati Uniti e in tutta la zona dei Caraibi si è diffuso invece a dismisura il pesce leone orientale (Pterois volitans), forse abbandonati da qualche acquariofilo in mare, hanno colonizzato la zona, divenendo una specie invasiva. Favoriti dall'assenza di nemici naturali e con un numero molto limitato di possibili predatori, i pesci leone invasivi continuano a moltiplicarsi e stanno diventando un problema ecologico poco controllabile nelle zone di invasione, causando scompensi ecologici negli equilibri degli ecosistemi locali.[3]
Descrizione

La testa è relativamente piccola, la bocca grande, gli occhi sporgenti, spesso sormontati da due escrescenze (presenti anche intorno al mento). La fronte è alta, il dorso curvo, mentre il ventre poco pronunciato. Il corpo si restringe verso il peduncolo caudale, che precede una coda piuttosto larga, tondeggiante.
I primi raggi della pinna dorsale e di quella anale sono in realtà aculei veleniferi, ben eretti dal pesce quando è in situazione di pericolo. L'apparato velenifero consiste in 12-13 aculei sulla pinna dorsale e 3 in quella anale, tutti composti da aculei cavi collegati a una ghiandola velenifera; i raggi delle pinne pettorali sono aculei pieni, non velenosi.



La livrea, anche se differente da specie a specie, è tendenzialmente bruno-rossastra e bianca. La colorazione è aposematica, serve ad avvertire potenziali predatori della propria pericolosità.
Veleno
I pesci leone del genere Pterois, come tutte le specie di pesci leone, ha aculei connessi a ghiandole velenifere sulla prima pinna dorsale, sulle pinne pelviche e sugli opercoli branchiali e la maggior parte di esse è in grado di infliggere dolorose punture. Gli aculei più pericolosi sono quelli presenti nella prima pinna dorsale. Non sempre la puntura inietta veleno.[1]
La profondità di penetrazione determina una maggiore spremitura delle due ghiandole velenifere poste nei solchi delle spine. La puntura può essere talmente veloce da non essere immediatamente avvertita dal subacqueo, ma con il passare dei minuti può diventare dolorosissima e provocare gonfiore e arrossamento della parte colpita. Il dolore può durare fino a 24 ore nei casi più gravi, accompagnato da nausea, vomito, palpitazioni cardiache e senso di debolezza. In alcuni casi si sono avuti problemi respiratori e paralisi dell'arto colpito. Sono stati documentati rari casi di decesso.[1]
Gli avvelenamenti da tossina di pesce leone vengono classificati in tre gradi: avvelenamenti di grado I producono eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita; avvelenamenti di grado II compaiono vesciche attorno alla puntura; avvelenamenti di grado III producono necrosi locale e variazione della sensibilità, che possono durare anche per più giorni.[1]
Più rari sono gli effetti a livello sistemico, che includono: dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, ipertensione o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. I casi di decesso sono rarissimi.[1]
I primi trattamenti da fare dopo una puntura di pesce leone sono pulire e disinfettare la ferita e lasciarla sanguinare un poco per fare disperdere parte del veleno e poi fare un bendaggio di compressione. Il veleno dei pesci leone è termolabile, per cui uno dei più importanti trattamenti dopo una puntura è l'immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C) per almeno un'ora, perché riduce il dolore e inattiva la tossina.[1]
I pesci leone sono tuttavia pesci non aggressivi, e i casi in cui arrecano danni a subacquei sono estremamente rari, ancora più rari i casi in cui questi portino a conseguenze gravi. Se il pesce non viene disturbato, non si corre alcun rischio.[1]
Acquariofilia
Nonostante la pericolosità e la puntura dolorosa, i pesci leone sono oggetto di pesca a scopo commerciale, poiché sono di particolare interesse acquariofilo, per lo splendido aspetto e per le spiccate caratteristiche predatorie e comportamentali. Per questo motivo alcune specie di pesci leone sono allevate in acquari marini e sono ambìte dagli acquariofili specializzati in acquari marini.
Pesca
Le carni del pesce leone orientale (Pterois volitans) sono commestibili e apprezzate in alcuni paesi. Il loro consumo è inoltre incoraggiato come contributo al controllo della specie nei Caraibi, dove essa è invasiva.[4][5][6]
Invasività

L'apertura del canale di Suez, che continua a far migrare nuove specie dalle acque tropicali del Mar Rosso al Mar Mediterraneo orientale (migrazione lessepsiana), ha fatto giungere nelle acque mediterranee anche il pesce leone occidentale (Pterois miles). Questa specie si è diffusa nel Mediterraneo a partire dal 1992.[2]
Sulla costa orientale degli Stati Uniti e in tutta la zona dei Caraibi si è diffuso invece a dismisura il pesce leone orientale (Pterois volitans), forse abbandonati da qualche acquariofilo in mare, hanno colonizzato la zona, divenendo una specie invasiva.[1]
Favoriti dall'elevato numero di uova (sono in grado di deporre oltre 15mila uova parecchie volte in un anno), dall'assenza di nemici naturali e da un numero molto limitato di possibili predatori, i pesci leone invasivi continuano a moltiplicarsi e stanno diventando un problema ecologico poco controllabile nelle zone di invasione, causando scompensi ecologici negli equilibri degli ecosistemi locali.[1]
In molte zone si è concessa la licenza di cacciare liberamente i pesci leone invasivi, giungendo persino a dare incentivi e premi alle società subacquee che si dedichino a questa attività. Negli Stati Uniti si stanno diffondendo libri di cucina dove si incoraggia il loro consumo.[1][4][5][6]
Tassonomia





Al genere appartengono 10 specie:[7]
- Pterois volitans (Linnaeus, 1758) - Pesce leone orientale
- Pterois miles (Bennett, 1828) - Pesce leone occidentale
- Pterois lunulata Temminck & Schlegel, 1843 - Pesce leone giapponese
- Pterois russelii Bennett, 1831 - Pesce leone di Russell
- Pterois andover Allen & Erdmann, 2008 - Pesce leone di Andover
- Pterois antennata (Bloch, 1787) - Pesce leone ocellato
- Pterois radiata Cuvier in Cuvier & Valenciennes, 1829 - Pesce leone raggiato
- Pterois brevipectoralis (Mandrytsa, 2002) - Pesce leone indiano a pinne corte
- Pterois mombasae (Smith, 1957) - Pesce leone dalle pinne ornate
- Pterois sphex Jordan & Evermann, 1903 - Pesce leone hawaiano
Voci correlate
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Sebastiano Guido, Creature pericolose dei mari e degli oceani. Guida al riconoscimento e al primo soccorso, Magenes, 2013, ISBN 9788866490265.
- 1 2 (EN) Pterois miles, su Atlas of Exotic Species in the Mediterranean, CIESM - Mediterranean Science Commission. URL consultato il 6 gennaio 2016.
- ↑ Sebastiano Guido, Creature pericolose dei mari e degli oceani. Guida al riconoscimento e al primo soccorso, Magenes, 2013, ISBN 9788866490265.
- 1 2 F.Milton D'Ambrosio, Il libro di ricette del pesce Leone, su ogigia.com, 19 novembre 2012. URL consultato il 9.5.2015.
- 1 2 (ES) El pez león - Deliciosa amenaza, su pezleon.co. URL consultato il 9.5.2015 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2015).
- 1 2 (ES) El pez león, una apuesta de la gastronomía del Caribe colombiano en Tailandia, su ElHeraldo.co, 26 novembre 2013. URL consultato il 9.5.2015.
- ↑ Elenco specie Pterois, in FishBase. URL consultato il 10 settembre 2014.
Altri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Pterois
Collegamenti esterni
- (EN) lionfish, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Pterois, su Catalogue of Life.
- (EN) Pterois, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Pterois, su ITIS.
- (EN) Pterois, su WoRMS.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007558735905171 |
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