Zampeschi

Zampeschi
D'azzurro, a due spade d'argento, guernite d'oro, passate in croce di S. Andrea, accompagnate in capo da una stella di otto raggi d'oro.
FondatoreMuzio Armuzzi
Data di fondazioneXIV secolo
Data di deposizione1578
Etniaitaliana

Gli Zampeschi furono una nobile famiglia romagnola che governò la città di Forlimpopoli dal 1529 al 1578, estintasi nel 1578.[1]

Storia

Il nome deriva dal soprannome dato al primo esponente della famiglia, Antonello I Zampeschi[2] (Antonello da Forlì o Antonello Armuzzi), ferito a Senigallia alle gambe, che per indicare zoppia sono definite in maniera deformata zanche.

Anche se i membri della famiglia hanno fortune militari in varie zone d'Italia e d'Europa, la loro più importante impronta viene lasciata nella terra d'origine di Antonello, la Romagna, in particolare San Mauro Pascoli, Montiano, Roncofreddo, Santarcangelo di Romagna, ma soprattutto Forlimpopoli, di cui sono signori fra Quattrocento e Cinquecento.

Difficile stabilire l'origine remota della famiglia, anche se un primo rappresentante dovrebbe essere Taliano Furlano, figlio di Muzio Armuzzi, il cui soprannome, "Furlano", potrebbe rivelare l'origine friulana o forlivese, problema mai del tutto risolto, con fonti a supporto di entrambe le tesi. Taliano di cognome faceva Armuzzi, ed era zio di Antonello I.

La linea dinastica si estingue con Brunoro II, che muore nel 1578 senza eredi.

La storia ricorda quattro generazioni degli Zampeschi, che passano da essere capi militari a signori rinascimentali.

Esponenti illustri

  • Antonello I Zampeschi (morto a Forlimpopoli nel 1482), di umili origini, riesce a farsi strada con il mestiere delle armi. Comincia le sue campagne con lo zio Taliano, prosegue l'azione bellica con il suocero, Everso dell’Anguillara. Fu al servizio di Sigismondo Pandolfo Malatesta e successivamente dello Stato pontificio e di Firenze. Ha tre figli, due naturali, Ettore e Meleagro e uno legittimo, Brunoro, che si trovano in un contesto storico dove la leadership della zona è a gestione dei Riario-Sforza, con Girolamo Riario e Caterina sforza signori di Imola e Forlì.
  • Ettore Zampeschi (morto nel 1491). Figlio naturale di Antonello e in lite con i fratelli. Nemico di Girolamo Riario prima e Caterina Sforza poi, riconquista San Mauro Pascoli, feudo del padre caduto nelle mani di Riario. Viene ucciso accidentalmente nel tentativo di cattura da parte dei fratelli, in lite fra loro per il problema del possesso di San Mauro.
  • Meleagro Zampeschi (morto nel 1513). Altro figlio naturale di Antonello. Con il fratellastro Brunoro riprende San Mauro, ma per poco perché la reazione di papa Innocenzo VIII riporta le terre sotto dominio pontificio. A quel punto i due fratelli si danno alla carriera di capitani di ventura. In particolare Meleagro serve la Serenissima. Rimane ucciso nella battaglia di Creazzo, agli ordini di Bartolomeo d'Alviano.
  • Brunoro I Zampeschi (nato nel 1465 e morto nel 1525), figlio legittimo di Antonello e dunque fratellastro di Ettore e Meleagro. Fu a servizio dei Malatesta e dello Stato pontificio e della Repubblica di Venezia. Scaltro e accorto, sa muoversi all'interno del contesto politico, sfruttando le alleanze. Dal 1520 fu gonfaloniere del comune di Forlimpopoli, e quindi vicario del governatore pontificio della città. Interviene anche nelle faide fra le famiglie di Forlì. Dalla moglie Laura Pignatta, appartenente alla nobiltà forlivese, ha quatto figli, Antonello, Giovanni, Battistina e Claudia. Muore a Santarcangelo di Romagna per cause naturali ed è sepolto nel monumento funebre a lui fatto erigere dal figlio Antonello nella chiesa di San Ruffillo di Forlimpopoli.
  • Antonello II Zampeschi (morto nel 1551), ottenne dal 1529 la signoria su Forlimpopoli come vicario pontificio perpetuo.
  • Brunoro II Zampeschi (morto nel 1578), che fu inoltre governatore con il titolo di duca di Candia tra il 1573 e il 1577, al servizio della Repubblica di Venezia. Si tratta del membro più importante della famiglia, che affianca l'attività di capitano di ventura, alle capacità di governo e alla cultura ampia e variegata di un signore rinascimentale. Scrisse anche un testo, L'Innamorato, una sorta di manuale di comportamento per giovani cavalieri[3].

Arma

D'azzurro, a due spade d'argento, guernite d'oro, passate in croce di Sant'Andrea, accompagnate in capo da una stella di otto raggi d'oro.[1]

Note

  1. 1 2 Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.3.
  2. ↑ Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Zampeschi di Forlì, Torino, 1835.
  3. ↑ L’Aquila e le Zanche: Monografia Storica e Militare della Dinastia Zampeschi di Forlimpopoli (XV-XVI Secolo), su condottieridiventura.it.

Bibliografia

  • Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.3.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Zampeschi di Forlì, Torino, 1835. ISBN non esistente.
  • Vittorio Bassetti, Testimonianze archivistiche sulla famiglia Armuzzi - Zampeschi (secolo XV), pdf, <<Forlimpopoli. Documenti e Studi>>, XXVII (2016), pp. 19-31.
  • Vittorio Bassetti, Testimonianze archivistiche sulla famiglia Armuzzi - Zampeschi (secolo XVI), .pdf,<<Forlimpopoli. Documenti e Studi>>, XXVIII (2017), pp. 17-30.

Voci correlate