Prossenicco
| Prossenicco frazione | |
|---|---|
| (IT) Prossenicco (SL) Prosnid[1] | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Taipana |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°13′31″N 13°24′13″E |
| Altitudine | 552 m s.l.m. |
| Abitanti | 35[2] (9-10-2011) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 33040 |
| Prefisso | 0432 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cod. catastale | G736 |
| Nome abitanti | (IT) Prossenicchesi (SL) Prosnijani[3] (dialetto tersko) Prosnijeni[3][4] |
| Patrono | San Leonardo |
| Giorno festivo | 6 novembre |
| Cartografia | |
Prossenicco[5] (in dialetto tersko e in sloveno Prosnid[6][7][1], in friulano Prossenic[8][6]) è una frazione di 14 abitanti del comune di Taipana, nell'area orientale della provincia di Udine corrispondente alla Slavia friulana (Benečija). Popolarmente, prende anche la denominazione "Il paese dell'orso"[9].
Geografia fisica
Territorio
Situata in prossimità del confine italo-sloveno, la località di Prossenicco, 552 metri di altitudine media (538/576m), si sviluppa a mezza costa del monte Ostra Cras (Ostri Kras, 747m), sulla sinistra orografica della valle del torrente Lerada (Legrada), nell'alto bacino del fiume Natisone. Il territorio montano su cui sorge appartiene alle Prealpi Giulie Meridionali, gruppo del Mia-Joanaz (STS. 34.II.B secondo la suddivisione SOIUSA delle Alpi)[10].
Da tre lati l'orizzonte di Prossenicco è circondato da un anfiteatro di poggi e monti così distribuiti: ad ovest il monte Coreda (Koreda, 890m), il monte Spich (Špik, 929m) ed il monte Jauar (1005m); a sud il monte Joanaz (Ivanac, 1167m), il monte Vogu (Voge, 1124m) ed il monte Lubia (Ljubija, 1063m), sulle cui pendici sorge la dirimpettaia località slovena di Robedischis (Robidišče); ad est il monte Mia (Mija, 1241m) ed il monte Nero (Krn) con la sua catena (2244m); a nord-est la Cima Crassi (Krasij Vrh, 1773m) ed il monte Stol (1673m), sulle cui estreme propaggini meridionali sorge l'abitato sloveno di Longo (Logje).
Idrograficamente il territorio di Prossenicco appartiene al bacino imbrifero del fiume Isonzo tramite il sottobacino del Natisone, che nasce nei pressi della località dalla confluenza del Rio Nero con il Rio Bianco.
Tettonica e Geologia
Il paesaggio orografico del territorio di Prossenicco è determinato dall'interferenza tra l'orogenesi sudalpina orientale, con sviluppo E-W (come il monte Lubia ed il monte Mia), e la più antica orogenesi dinarica, con sviluppo NW-SE (come il gruppo delle Zuffine ed il monte Joanaz). Le spinte tettoniche in tale area hanno creato la cosiddetta linea di sovrascorrimento periadriatico (linea di Barcis-Starasella), una faglia inversa con piano immerso verso nord che determina il sovrascorrimento della dolomia principale triassica sulla spessa base di flysch eocenico[11]. A sud di tale linea si trova la zona degli ellissoidi, dossi montani ben distinti, che il Marinelli definì altipiani submontani[12]. Questi costituiscono un'estesa sinclinale in cui a ponente prevale il flysch di Grivo' con sovrapposizione di banchi carbonatici a torbiditi (monte Joanaz) mentre a levante (monte Lubia e Mia) prevale la dolomia principale ed il calcare di Dachstein[13]. Nelle aree a prevalenza carbonatica è diffuso il fenomeno carsico con doline, pozzi e grotte, di modesto sviluppo[14].
Durante la glaciazione würmiana l'alto bacino del Natisone era occupato da un ramo del ghiacciaio dell'Isonzo, attraverso il passo di Starasella. Le morene glaciali, disposte tra Prossenicco, Longo e Bergogna, ed i depositi argillosi a valle del paese sono testimonianza della sua presenza[15]. Spesso i sedimenti argillosi e torbiditici vengono interessati da movimenti franosi, generalmente a colata.
Clima

Prossenicco ha un clima prealpino-continentale influenzato dalla particolare posizione geografica. Si trova infatti al centro dell'ampia conca formata dall'alto corso del Natisone, riparata a W, S ed E da rilievi di circa 1000-1200 metri che ostacolano, ma non impediscono del tutto, l'effetto mitigatore dell'Adriatico; all'opposto da NE risente di masse d'aria più fredda. Da un punto di vista termico gli inverni sono rigidi e moderatamente nevosi e le estati non troppo calde con frequenti temporali. La notevole piovosità, circa 2500mm annui[16], è dovuta allo sbarramento delle Prealpi Giulie nei confronti degli umidi venti meridionali, soprattutto di libeccio. L'effetto conca, trattenendo l'aria fredda negli strati più bassi, determina un abbassamento del limite delle nevicate rispetto ai rilievi affacciati alla pianura e favorisce il fenomeno del gelicidio. Tra gli eventi atmosferici calamitosi, che periodicamente colpiscono ed isolano il borgo montano, si ricordano: le eccezionali nevicate di fine febbraio 1909, responsabili della valanga che il 2 marzo successivo travolse una casa ed una stalla causando sette vittime[17]; la nevicata del 13-15 febbraio 1952, con quasi due metri di spessore al suolo ed episodi valanghivi; l'alluvione del 20-21 giugno 1958, che portò alla formazione del lago di S. Luigi, per lo sbarramento del corso del Lerada causato da un imponente movimento franoso, e alla distruzione del mulino ad acqua edificato nella seconda metà del 1800; il gelicidio dell'1-4 febbraio 2014 con la devastazione di centinaia di ettari boschivi[18]. Al fine di tutelare il paese da simili calamità, a partire dagli anni '50, l'Ispettorato delle Foreste diede incarico ad abitanti del luogo di piantumare conifere sui versanti dei monte Ostra Cras e Coreda, un tempo adibiti a sfalcio.
Origini del nome
Toponimo di origine slava. Deriva dal termine Proso (miglio), con suffisso locativo –ik, dal significato complessivo di “luogo coltivato a miglio”. Attestazioni: Prosenich (1170, 1363, 1578), Pressinico (1329), Prosonoch (1422), Prossenicco (1635,1658,1797,1925,1998)[19][20], Prosasco (1681)[21], Persenico (1805)[19], Persenico in Monti (1807,1808)[20][22], Prosenico (1705,1769,1822)[20], Prossenico (1718,1753,1755 ca.,1853)[20]. La variante popolare "Il paese dell'orso"[9] è riportata sul portale di legno posto all'ingresso del paese ad opera della Pro Loco, in uso dalla seconda metà degli anni '90. Gli studi di Jan Baudouin de Courtenay attestarono il toponimo Prosnit in dialetto tersko[3].
Storia


Nell'Alto Medioevo, alla fine del VI secolo, gli sloveni, costituitisi in principato di Carantania (l'odierna Carinzia), prenetrarono nella valle dell'Isonzo, sospinti dalla pressione dei coloni tedeschi. Da qui, alcuni nuclei familiari si stanziarono, tra il VII e l'VIII secolo, nelle valli del Natisone e nell'alta valle del Torre). L'origine di Prossenicco è da attribuirsi a tale periodo storico, quando, in tali aree, iniziarono a prendere forma gli insediamenti abitativi di origine slava.
Durante il Sacro Romano Impero, la località, come il territorio adiacente, fu bene feudale dei Mosburg bavaresi, dei quali la storia ricorda Burcardo e Bertoldo. Da questi passò, sotto l'ormai sorto Stato Patriarcale di Aquileia (1077-1420), a Vodolrico, marchese di Tuscia, che, fuggiasco dalle sue terre con la consorte Diemot, si stabilì in Friuli nel XII secolo. La prima citazione della località risale al 2 febbraio del 1170, quando il nobile, non avendo figli maschi, donò al Patriarca di Aquileia (Vodorlico II di Treffen) la villa di Prosenich con le sue pertinenze, assieme ad altri possedimenti della zona (tra cui la villa di Subit, di Porcini/Porzûs, di Luoÿe/Longo ed il castello di Attimis). In tale periodo, ecclesiasticamente appartenne all'Arciadiaconato Superiore della Diocesi di Aquileia, ed i fedeli fecero riferimento alla vicaria di Attimis della Pieve di Nimis.
Nel 1211 la villa de Porsinico venne annoverata come località sotto la dipendenza della Gastaldia di Tricesimo, una delle entità organizzative dello stato patriarcale. Dissoltosi quest'ultimo, dal 1420 entrò a far parte della Repubblica di Venezia che, per l'amministrazione periferica, si basò sull'assetto feudale preesistente.
Tra il XIII ed il XV secolo, si ha notizia della presenza di beni feudali della famiglia Cergneu, ramo dei Savorgnan, nel territorio di Prossenicco.
Il 26 marzo del 1511 il villaggio venne colpito dal disastroso terremoto che sconvolse il Friuli e che ebbe come epicentro la zona prealpina tra Gemona ed Idria.
Come nelle altre ville montane, anche a Prossenicco un delegato del giurisdicente, chiamato degano, ebbe il compito di far rispettare le leggi che regolavano la vita del paese, nonché di presiedere le assemblee dei capifamiglia (vicinie) e difendere la comunità di pascolo da persone esterne. Tale figura, che generalmente era un abitante della villa, si rapportava con gli amministratori periferici della Serenissima, facendosi portavoce delle istanze della popolazione.
Nel 1518 i contadini del Friuli, non più disposti a sopportare il peso dei gravami imposti dalla nobiltà locale, si riunirono in un organismo di classe, la Contadinanza, per porre un freno allo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri. Prossenicco fu annoverata tra le comunità rurali del Primo Quartiere di qua del Tagliamento, uno degli otto Quartieri della Contadinanza nei quali era ripartito il Friuli veneziano. Il 2 novembre 1557 vennero stabiliti i confini tra Prossenicco e Bergogna a firma del notaio Luigi Pantenopeo[23].
Il 27 marzo del 1647 la Repubblica Veneta vendette la giurisdizione di Prossenicco e di altre ville ai conti Antonini di Udine. A quel tempo, Prossenicco partecipò assieme a Platischis ad una comunità di pascolo estesa fino al crinale orientale delle Zuffine. Non furono infrequenti contenziosi con le comunità vicine per il possesso di prativi: il maggiore di questi si ebbe nel 1749 quando la comunità di Prossenicco si trovò in lotta con quella di Longo per il possesso di terreni sul monte Lubia. L'8 luglio 1703 il pievano di Nimis acconsentì alla costruzione della cappellania di Prossenicco distante 5 miglia da Attimis[24]. Nel 1750 la giurisdizione sul paese fu venduta ai conti Zanchi-Locatelli di Bergamo, che la mantennero fino alla caduta di Venezia nel 1797.
Con l'avvento di Napoleone si ebbe l'abolizione del feudalesimo e Prossenicco (Persenico in Monti), fece parte del Cantone di Faedis del Distretto di Cividale (Dipartimento di Passariano)[22] nel Regno d'Italia napoleonico. A seguito dell'Editto di Saint Cloud il cimitero costituito attorno all'attuale chiesa venne trasferito all'esterno del paese dove si trova oggi. Con la restaurazione entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto (distretto XIV di Faedis della Provincia del Friuli) fino al 1866, quando, con il plebiscito del 21 e 22 ottobre, divenne parte del Regno d'Italia (comune di Platischis, Provincia di Udine).
I grandi terreni boschivi comunali (periferici rispetto ai centri abitati) furono divisi in lotti (a partire da un ettaro) intorno all'anno 1886[25] e assegnati ai residenti delle frazioni, mediante contratto di livello fino al 1974[26], per poi diventare proprietà degli assegnatari. Nel mese di novembre 1875 fu chiesta ed ottenuta la concessione trentennale per lo sfruttamento delle acque del torrente Lerada e del Rio Simiy, per la macinazione di grano e, alternativamente, a orzo o mistolana[27][28]. Venne quindi edificato un mulino ad acqua a Sud-Est del paese, sulla riva del torrente Lerada[29] e denominato "Mulino di Blas"[30]. Nel 1895 la cronaca locale riportò notizie del carnevale paesano e del furto con destrezza avvenuto presso l'osteria[31].
Nel 1909 una valanga travolse un'abitazione e causò vittime. La notizia venne portata oltreconfine all'ufficio telegrafico di Caporetto e trasmessa alle autorità italiane, stante l'impossibilità a raggiungere il capoluogo Platischis per il persistere di una tormenta[32].
Nel 1912 la cronaca locale riportò un acceso confronto tra il curato di Prossenicco (don Dorbolò) e una guardia di finanza, che sfociò con lo sparo di fucilate. I colpi fortunatamente non provocarono morti e feriti[33][34].
Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
Nonostante si trovasse in prossimità del confine tra Regno d'Italia ed Impero austro-ungarico, durante la Prima Guerra Mondiale il paese non subì danni rilevanti. Nel 1915 venne aperto al transito (principalmente per scopi militari) il ponte sul Natisone intitolato a Re Vittorio Emanuele III[35], che permise di mettere in collegamento stabile le frazioni dell'allora comune di Platischis, tra cui Prossenicco (transito pedonale), con quelle del comune di Bergogna in territorio dell'Impero Austro-Ungarico. Subito dopo la rotta di Caporetto, il 26 ottobre 1917, le avanguardie della XV brigata del gruppo Stein (50ª divisione austro-ungarica), scese dal monte Mia per la bocca di Pradolino, occuparono Prossenicco. Nella cartografia militare austriaca dell'epoca vi sono rappresentate due casermette per ricovero truppe[36]. Durante l'occupazione austriaca, come in molte altre località del Friuli, anche le campane del paese vennero sequestrate per ottenere bronzo per la fabbricazione di materiale bellico. Successivamente vennero ricollocate tre nuove campane prodotte dalle fonderie Francesco e Lucio Broili di Udine negli anni 1920, 1930 e 1952[37]. Con la fine della Grande Guerra ritornò al Regno d'Italia e venne a trovarsi al confine tra la Provincia di Udine e quella di Gorizia.
Periodo interbellico
Nel 1919 nel locale scolastico di Prossenicco venne aggiunta la classe quarta rurale e ci furono lamentele per disservizi postali[38].
Dal maggio 1920 al marzo 1923 furono presentati al Genio Civile di Gorizia dalla SELVEG dei progetti idroelettrici per lo sfruttamento dei bacini dell'Isonzo. Un progetto prevedeva la costruzione di uno sbarramento sul torrente Lerada (Legrada/Igrada) nelle vicinanze di Prossenicco e Robedischis, per convogliarne le acque verso Caporetto, con il fine di alimentare cinque centrali idroelettriche[39].
Gli anni del fascismo videro, da un lato la creazione del collegamento stradale con Attimis (lavori appaltati dal Ministero delle Terre Liberate nel 1920[40]) ed un miglioramento igienico-sanitario con la costruzione di fontane pubbliche (1928); dall'altro una notevole ostilità verso tutto ciò che era slavo. In tale periodo venne imposta l'italianizzazione pertanto furono vietate le prediche in sloveno e vennero italianizzati d'ufficio i cognomi di origine slava[41] (ad esempio, il cognome Cencic divenne Cenci). Furono rimossi tutti gli attuali quadri della Via Crucis con didascalie in lingua slava e celati nella soffitta della canonica fino alla termine del secondo conflitto mondiale, preservandoli così da un'eventuale distruzione. La sede comunale da Platischis era già stata trasferita nella frazione di Taipana nel 1884[42] e così Prossenicco iniziò a trovarsi più periferica rispetto al centro decisionale locale e con maggiori disservizi[43][44]. Nel 1920 si ebbero rimostranze nei quotidiani locali rispetto a gravi mancanze del sindaco di allora. Nel 1925 i frazionisti di Prossenicco ottennero parere favorevole dalla Regia Commissione alla proposta per il distacco dal comune di Platischis e l'aggregazione al comune di Bergogna[45]. Nel 1931 il podestà del comune di Platischis chiese e ottenne autorizzazione a cambiarne la denominazione in comune di Taipana[46].
Seconda Guerra Mondiale (1940-1945)
Fortunatamente, anche la Seconda Guerra Mondiale non arrecò particolari danni a Prossenicco: le organizzazioni partigiane operarono soprattutto sulla pedemontana e sui primi crinali montuosi, risparmiando al paese gli incendi ed i saccheggi che, per rappresaglia, colpirono le località di Subit, Forame e Porzûs. Con il trattato di Parigi del 1947, Prossenicco si trovò lungo la cortina di ferro, al confine tra Repubblica Italiana e Repubblica Jugoslava, isolata forzatamente nei contatti con la valle di Caporetto. Gli unici valichi internazionali della zona furono Ponte Vittorio e Robedischis, i quali potevano essere attraversati solo dagli abitanti del luogo muniti di lasciapassare (propusnica), come stabilito dagli Accordi di Udine del 1955.
Dal 1944 il ponte sul Namlen risultò inagibile a causa di una rottura[47]. I frazionisti di Prossenicco poterono raggiungere il capoluogo in auto solo passando per Nimis (il tratto di strada Prossenicco-Ponte Vittorio fu reso percorribile dalle auto solo negli anni '80), con il disagio che ne consegue nel dover guidare 35 km solo per sbrigare faccende burocratiche presso il municipio. Il malcontento generato fece pubblicare il numero unico "Da Prossenicco", tramite il quale si voleva informare la popolazione e gli emigranti dei problemi del paese[44]. Tra questi, si annoverò la necessità di aggregarsi al comune di Attimis, lasciando quindi il comune di Taipana, in modo da avere un accesso facilitato a servizi e strutture comunali. Ci fu una raccolta pubblica di firme da destinarsi alla Regione, ma l'iter si arenò per motivi sconosciuti[48].
La frazione venne allacciata alla rete elettrica nel 1947 dall'allora Società Elettrica del Cornappo[49], poi assorbita dall'ENEL a seguito della nazionalizzazione.
Nel mese di giugno 1948 nei pressi di Prossenicco, delle sentinelle jugoslave ferirono con raffiche di mitra il 36enne Giuseppe Simiz di Luigi e mortalmente il 23enne Giuseppe Filippig fu Leonardo. I giovani, assieme ad una comitiva, si erano recati presso il torrente Lerada in cerca di refrigerio ma in un punto che coincide con la linea di confine[50].
Nel 1950-51 fu edificato il comprensorio scolastico dedicato alla Julia e gestito dell'O.N.A.I.R.C, alla quale il Comune di Taipana donò un appezzamento di terreno "da adibire ad uso della Scuola materna di Prossenicco"[51], mentre nel 1955 fu eretta la Parrocchia di Prossenicco, smembrata da quella di Attimis, con riconoscimento agli effetti civili a seguito del DPR n.863/1956[52]. Nel dopoguerra si fece più consistente il fenomeno emigratorio, che aumentò ulteriormente a seguito del violento sisma del 6 maggio del 1976.
Terremoto del Friuli 1976
Sebbene non provocò morti in paese ma danneggiò gravemente gran parte delle abitazioni e la chiesa.
Parte della popolazione sfollata trascorse i primi mesi nella tendopoli, con cucina da campo, allestita dall'Esercito in località Tesa (Teza). L'inverno fu poi alle porte ed alcuni sfollati (specialmente chi con bambini o anziani al seguito) preferirono trascorrerlo sulla costa adriatica (soprattutto a Grado e Lignano), per poi ritornare entro marzo '78 nel villaggio prefabbricato costruito sempre in località Tesa.
Post-terremoto
La ricostruzione fu lunga e comportò l'adeguamento urbanistico del paese secondo le norme antisismiche: al miglioramento della viabilità interna ed alla modernizzazione del patrimonio edilizio si contrappose la parziale perdita dell'originale assetto rurale del borgo.
Il 23 dicembre 2007, a seguito dell'entrata nell'area Schengen della Repubblica slovena, fu simbolicamente abbattuta la sbarra confinaria al valico di Ponte Vittorio Emanuele III, aprendo una rinnovata fase di collaborazione tra il territorio di Prossenicco ed il suo retroterra socio-culturale[53]. Questo fu anticipato da una serie di sagre transfrontaliere che si sono tenute nei prati limitrofi al Natisone in zona italiana, dove nel periodo pre-sisma del '76 era presente un punto di ristoro, e che hanno coinvolto le Pro Loco di Prossenicco, Bergogna e Platischis nei primi anni 2000.
Nel 2015 è stato inaugurato il Museo della Civiltà Contadina al piano terra della canonica[54][55].
Nel mese di ottobre 2025 il Comune di Taipana ha intitolato con cerimonia pubblica la via principale del paese (da fonti catastali già Via Vittorio Emanuele, poi Via Principale) alla Brigata Alpina Julia[56].
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiesa di San Leonardo (Sv. Lenart)
Sui terreni della famiglia Cergneu (più precisamente, della nobile Lucia de Zergneo), una commissione di uomini di Prossenicco ottenne, dal Vicario patriarcale Guarnerio d'Artegna, la licenza ad edificare una chiesa il 3 aprile 1448, con il titolo di San Leonardo, Santa Margherita e San Giovanni[57]. Nel 1720, a seguito della visita arcidiaconale, il pavimento danneggiato venne rifatto. La chiesa ottenne il fonte battesimale (29 agosto 1806), ottenne la concessione a costruire la sacrestia (1830), divenne Sacramentale (9 ottobre 1836), venne ampliata (1850-1853), venne consacrata dall'Arcivescovo di Udine, Giovanni Maria Berengo (25 settembre 1889), mentre nel 1898 fu ultimato il campanile in pietra (edificato a partire dal 1893). Dal 1874 fu una Cappellania della parrocchia di Attimis. Poco prima della consacrazione, la chiesa fu restaurata dal pittore Luigi Filipponi e dal decoratore Domenico Conti, entrambi da Udine[58]. Nel 1913 ci fu un tentativo di furto[59].
Il terremoto del Friuli del 1976 danneggiò la chiesa ma il campanile resistette (nonostante le vistose oscillazioni, come riportato da testimoni). Venne proposto l'abbattimento della chiesa, nonostante la struttura non fu poi così lesionata da pregiudicarne un recupero. Parte della popolazione si oppose fermamente alla demolizione e vinse, evitando che una nuova chiesa dai canoni moderni (ad esempio, come fu fatto per le chiese irreparabilmente danneggiate di Monteaperta e di Debellis) sostituisse l'identità architettonica originaria.
Nel 1994 venne inaugurata la chiesa parrocchiale, restaurata con intervento della Soprintendenza alle Belle Arti regionale, alla presenza del vescovo di Udine mons. Alfredo Battisti assistito dal sacerdote di Prossenicco don Luigi Battistutta. La chiesa ora non possiede più le due statue poste inizialmente entro le due nicchie della facciata, in quanto scomparse dopo il terremoto del '76.
Nell'anno 2023 è stata recuperata la lunetta presbiteriale[60] della chiesa gravemente danneggiata da infiltrazioni di acque meteoriche dovute al sisma del '76, con contributo della Fondazione Friuli[61].
Museo della Civiltà Contadina
Il Museo è situato nei locali al piano terra della canonica. La collezione comprende antichi oggetti di uso quotidiano e una raccolta di maschere tipiche della versione locale del Carnevale slavo (Pust).
Casa Nera
Edificio privato con ballatoio in legno e tipico focolare della cucina a raso terra e privo di camino. Un tipico esempio di architettura contadina del luogo[62][63], che ha resistito alla distruzione del terremoto del Friuli del 1976.
Monumento ai Caduti
La statua dell'alpino con le spalle rivolte al confine è opera dello scultore Giovanni Patat d'Artegna. Il monumento è stato inaugurato l'8 agosto 1965 con cerimonia ufficiale.
Statua dell'emigrante
Realizzata dallo scultore locale Mario Budulig, in occasione dell'annuale sagra paesana (8 agosto 2010)[64].
Crocifisso in legno
Opera di Mario Budulig posta all'intersezione del Piccolo Borgo con la strada principale.
Società
Evoluzione demografica
Fino al XVII secolo la popolazione di Prossenicco fu inferiore alle 100 unità. Da fonti ecclesiastiche sappiamo che nel 1601 la località contava 30 anime da comunione (circa 40 persone totali)[65], gradualmente aumentate nei secoli successivi. La crescita demografica subì una battuta d'arresto a seguito di un'epidemia di colera conseguente alle anomalie climatiche del 1816. Nel 1817 nella cappellania di Prossenicco morirono 51 persone (429 morti nella parrocchia di Attimis)[66].
Dal 1871 l'andamento demografico è stato registrato dai censimenti nazionali. Secondo tali dati, il picco demografico si ebbe attorno al 1911, quando la popolazione residente fu di 711 unità. A partire dal secondo dopoguerra, per il notevole incremento del fenomeno migratorio dovuto alle scarse potenzialità di occupazione locale, è iniziato l'indebolimento demografico, che, tra il 1961 ed il 1991, ha assunto i connotati di un vero e proprio tracollo (-80%).
Abitanti censiti

Cultura
Cucina
La frazione ha ereditato parte della cultura culinaria friulana e slava. Degni di nota sono i seguenti piatti locali:
- polenta nereta (o nareta), simile alla polenta concia, con burro e pancetta;
- kraffi (dolce lesso di pasta ripiena, che si ispira agli strucchi di Caporetto/Kobariški štruklji della Slavia friulana);
- zuppa posganza (con patate e latte);
- tičiovo močenje (salame di carne suina cotto in aceto, servito con crema di semolino).
Geografia antropica
Suddivisioni storiche
L’immagine di Prossenicco nella sua tipica continuità disposta centralmente lungo una dorsale stradale principale, deriva da un insieme a nastro di case a mezza costa, con attigue soluzioni raccolte e di servizio (“enclaves” o corti), per il ricovero di materiali, arnesi di lavoro ed annessi edifici, un tempo adibiti a stalle. Queste corti sono collegate all’asse viario principale tramite stradelle e passi d’accesso, spesso dalle pendenze molto sentite. Piccoli orti e preselle private distribuiti intorno alle case, completano e qualificano in senso differenziato l’uso della campagna [67].
L’aspetto quasi “caotico” della frazione è dovuto alle diverse integrazioni edilizie che la composizione primitiva ha subìto nel tempo. Queste presentano un carattere comune, nel complesso non profanante l’insieme. Tre derivazioni edilizie più raccolte ed avvolgenti sono rilevabili attorno alla chiesa, posta in posizione mediana ed al contempo alla minore altitudine, e nei pressi di due nuclei abitativi situati alle estremità occidentale ed orientale dell’abitato. Si distinguono così le tre borgate principali del paese (maž), rispettivamente denominate Vas/Centro, Petošk/Petok e Tošinč/Piccolo Borgo (storicamente invece, per organizzare le collaborazioni familiari in ambito socio-religioso, accanto al Petošk, vi erano Škurju e Šincu maž, a suddividere la parte superiore ed inferiore del resto del paese). Ulteriori delimitazioni sono costituite da aree di collegamento tra le precedenti (Rob e Podrob), loro estensioni (Čukla, Škurje, Vlaka) od assi viari principali (Kolarje). Ogni borgo principale è dotato di fontana; quello centrale anche di lavabo.
I fabbricati tradizionali in pietra componenti la struttura urbana, in buona parte alterati dalle ristrutturazioni post-sismiche, hanno nel sottotetto spesso strutture già adibite a fienile od essiccatoio, ai piani intermedi le camere ed al terreno la cucina con scale generalmente interne, più raramente esterne (Filmato storico di un'abitazione rurale tipica pre-sisma). I caratteristici ballatoi in legno, tipici dell’architettura rurale della slavia friulana, sono presenti in poche strutture superstiti, essendo stati gradualmente sostituiti da più moderni terrazzini in cemento.
Note bibliografiche
- 1 2 Verifica del grado di attuazione delle disposizioni ai sensi dell’art. 10 della Legge di tutela n. 38/2001 in materia di insegne pubbliche e toponomastica (PDF), su consiglio.regione.fvg.it.
- ↑ Popolazione per località abitate della provincia di Udine., su datiopen.istat.it.
- 1 2 3 Liliana Spinozzi Monai, Il Glossario del dialetto del Torre di Jan Baudouin de Courtenay (PDF), su bos.zrc-sazu.si, 2009.
- ↑ Etnici e blasoni popolari nel Friuli storico / Carla Marcato e Maurizio Puntin. - Udine : Società filologica friulana, 2008
- ↑ Taipana - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 10 aprile 2026.
- 1 2 Barbara Cinausero, Ermanno Dentesano e Franco Finco, Nons furlans di lûc = Nomi friulani di luogo : repertorio toponimico italiano-friulano, Società Filologica Friulana, 2004.
- ↑ (SL, EN) Commissione per la standardizzazione dei nomi geografici (Governo della Repubblica di Slovenia), Standardizzazione ufficiale dei nomi geografici in sloveno (anno 2007) (PDF), su gov.si, 2007.
- ↑ Cornelio Cesare Desinan, Problemi di toponomastica friulana, vol. 2, Udine, Società filologica friulana, 1977, p. 173.
- 1 2 Ente Friuli nel Mondo, A Taipana iniziative culinarie all'insegna dell'orso, in Friuli nel Mondo, 10/2000.
- ↑ Sergio Marazzi, Atlante orografico delle Alpi. SOIUSA, Torino, Priuli & Verlucca editori, 2005.
- ↑ La geologia delle Prelpi Giulie, SAG, Trieste, 2013; Egidio Feruglio, Le Prealpi fra l'Isonzo e l'Arzino: l'ellissoide del Natisone in Bullettino dell'Associazione Agraria Friulana n. 1, Udine, 1924.
- ↑ Olinto Marinelli, Guida delle Prealpi Giulie, Udine, Società Alpina Friulana, 1912.
- ↑ Note illustrative della carta geologica d'Italia alla scala 1:50000, foglio 066, Udine. (PDF), su isprambiente.gov.it.
- ↑ Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, Il territorio carsico di Taipana, Gorizia, Tipografia Budin, 2012.
- ↑ Alvise Comel, Induzioni sulla costituzione del ghiacciaio würmiano dell'Isonzo in Studi Goriziani vol. 12, Gorizia, Tipografia Sociale, 1949.
- ↑ Piovosità del Friuli-Venezia Giulia., su protezionecivile.fvg.it (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2012).
- ↑ PROSSENICCO. Dramma della montagna. Una casa sepolta dalla valanga. Sette vittime - il paese bloccato completamente dalla neve., in Il Piccolo Crociato, 14/03/1909.«Diamo qui ampli particolari sulla valanga di Piatischis. Un fatto emozionante, indescrivibile venne a contristare in questi giorni la pace degli abitanti di un paesello di montagna. A Prossenicco — frazione del Comune di Piatischis di circa 700 abitanti, alle ore 23 circa del primo marzo — una valanga staccatasi, forse a causa dal tuono segnatosi in tal ora, dal monte sovrastante il paesello -- sepellì completamente una casa, facendo vittime cinque della famiglia che l'abitavano e due altri giovanotti che dormivano in una stalla attigua. Al tocco della campana di soccorso tutti quei bravi montanari corrono sul luogo del disastro, segnalato pel primo da un certo Miscoria Luigi. Con pari lena si scava su quel mucchio di macerie sotto una neve, pioggia, vento impetuoso, che sembra congiurino a rendere più difficile il lavoro. Le guardie di finanza di quella brigata pronte all'appello del dovere di soldati - guidate dal Brigadiere Bortolomaj(?) Vittorio e Sottobrig. Impartato Francesco, sono tra i primi — iniziano gli scavi, danno loro buon esempio e coraggio lavorando con picco e badile, raccomandano la calma, corrono di casa in casa a muovere qualche ritardatario. Il cappellano del paese Don Eugenio Dorbolò, da vero sacerdote non abbandona un momento il luogo della disgrazia. Dopo un assiduo ed accurato lavoro di due ore si ode finalmente una voce di aiuto, dal disotto delle macerie... è un ragazzo di 13 anni con voce supplichevole implora che lo liberino dalle travi, dai sassi che lo tengono prigioniero. Caso veramente straziante!!! Il salvataggio deve eseguirsi colla massima preo(?)zione e calma, dato il pericolo in cui si trovava il fanciullo e l'oscurità rischiarata da deboli lanternine ad olio. Lo zio del fanciullo, Filippig Giovanni, non si perde punto d'animo, con coraggio e fare cinico, continua il lavoro non curando la voce del ragazzo, col concorso delle guardie di finanza e di un ottimo ed esperto giovane falegname del paese Emilio Miscoria riescono a trarre in salvo l'infelice, sano, senza alcuna graffiatura. Non si arresta il lavoro! Altre vittime aspettano il soccorso! così si spera! ma solo al tramonto si giunge a scavare fino alle fondamenta sempre neve a materiale. Sono sette cadaveri, orribilmente deformati. Le vittime sono: Miscoria Giuseppe di anni 38, la moglie Giovanna, i figli Angelo, Pierina e Gardo. I due giovanotti trovati nella stalla attigua, Miscoria Giovanni d'anni 17 ed Ermacora d'anni 13. Il tempo non promette ancora la calma, la neve misura ormai m. 1.80. Si lavora a sgombrare i tetti per tema di ricevere disgrazie — regna un timor panico generale — tutti cercano rifugio più sicuro. Si numeravano tre stalle col tetto sfondato e morte sei giovenche. I più vecchi del paese non ricordano di aver veduto tanta neve come in quest'anno caduta forse con ritardo, ma purtroppo in tempo a far delle vittime.»
- ↑ La Patria del Friuli 5 e 9 marzo 1909; Messaggero Veneto: 16 febbraio 1952; 23 giugno 1958; 3 febbraio 2014.
- 1 2 Barbara Cinausero Hofer, Ermanno Dentesano, Dizionario Toponomastico. Etimologia, corografia, citazioni storiche, bibliografia dei nomi di luogo del Friuli storico e della provincia di Trieste, Udine, Edizioni Ribis, 2011.
- 1 2 3 4 Atti del secondo convegno di toponomastica friulana : II parte / a cura di Franco Finco. - Udine : Società Filologica Friulana, 2007. - 442 p. : ill. ;
- ↑ Nicholas Sanson, Français : Partie du cercle d'Autriche, ou sont les Duchés de Stirie, de Carinthie, de Carniole; ou sont compris les Comtés de Cilley, et de Gorice, le Windis Marck, ou Marquisat des Windes. Sur cette carte: (JPG), 1681. URL consultato il 15 aprile 2026.
- 1 2 Amministrazione napoleonica, Dipartimento del Passariano, in Giornale di Passariano, 04/02/1808 n.5.
- ↑ Note Storiche Friulane, in Pagine Friulane, Anno XIV, 1902, n. 5.
- ↑ Note Storiche Friulane, in Pagine Friulane, Anno XV, 1903, n. 11.
- ↑ I lotti comunali, in Il Friuli, 07/07/1888. «Agostino Candolini, ora Segretario del Comune di Tarcento, era nei tempi andati Segretario del nostro Comune. Siccome è anche perito agrimensore, egli si è fatto dare l'incarico di dividere i beni comunali delle frazioni di Platischis a di Prossenicco. Tra ambe le frazioni i lotti risultarono duecentotrentadue, parte grandi e parte piccol. Secondo le prescrizioni dell'Autorità superiora si tennero le subaste nell’aprile 1886, dopo seguiti gl'incanti vennero gli aggiudicatari immessi nel possesso dei rispettivi lotti, si pagarono i relativi importi, e si depositarono par le spese del contratto lire venticinque per i lotti grandi e lire venti per i piccoli. Meno pochi, i quali furono ammessi a fare il deposito dopo l'asta, non venne rilasciata quietanza ai rispettivi deliberatari, eppure si tratta di una somma di circa cinquemila lire. Il Candolini ha portato con se tutte le carte e rifiuta di consegnarle al Sindaco, sebbene, diss'egli, né lo abbia richiesto. Il Candolini pretende sia fatta una riconfinazione più regolate e per questo rifiuta di consegnare le carte. Essendo carte di ragione del Municipio, ci pare che l’Autorità prefettizia potrebbe e dovrebbe obbligare il Candolini a consegnarle al Sindaco, lasciando che noi se ne faccia ogni creduto uso. Sono due anni che i deliberatari attendono di farei contratti senza i quali è impedita la libera disposizione della loro proprietà. O per poca energia del Sindaco, o per colpa del Candolini, è un fatto cha i frazionisti di Platischis e di Prossenicco soffrono danno da questi ritardi, che non accennano a finire. Due consiglieri comunali.»
- ↑ LEGGE 7 gennaio 1974, n. 3 - Normattiva, su www.normattiva.it. URL consultato il 7 marzo 2026.
- ↑ conosciuto anche con il termine mezzalana: tessuto misto canapa o lino e lana; il mulino andò distrutto a causa della piena del Lerada nel 1958
- ↑ G.U. 28/06/1876 n.150
- ↑ come da risultanze catastali
- ↑ Crestani, Giuseppe; Desio, Ardito ; Feruglio, Egidio, Le piogge e le piene dei fiumi friulani nella terza decade del settembre 1920, vol. 114, R. Magistrato alle Acque - Ufficio Idrografico, 1924, p. 31.
- ↑ Corrispondenza della provincia, in Il cittadino italiano, Anno 1895.«Effetti del carnevale. L’ ultimo giorno del carnevale circa le 7 pom. si trovava nell’osteria della tabacchina di qui una comitiva di paesani, che, bevendo e giuocando al tresetté, davano l’addio allo spirante carnevale. Quando un tale pure di Prossenicco, che (quantunque giovane e forte) si trova sempre a corto coi denari cogliendo il momento che l'ostessa andò in un canto della stanza per spillare un litro, si avvicinò al banco don le si vendeva sale, tabacco e liquori; apri la cassetta dei baiocchi e ne estrasse due manate. Quindi con un altro compagno usciva ed entrava dall’osteria più volte forse per vedere se l’ostessa se ne fosse accorta e se poteva papparseli senza cattivi sogni. Ma buono per l’ostessa che sei occhi vegliavano su lui, ed oggi stesso poté dare relazione del fatto alla R. Pretura di Tarcento declinando il... ed il nome di tre giovanetti che furono spettatori del furto. Il medesimo..., relata refero, pregava un di' il marito della tabacchina stessa a volergli cambiare una carta da 10 lire. L’uomo senza sapere con chi aveva da fare gli diede in minuti le 10 lire mettendo, senza osservazioni, in tasca la carta datagli. Il povero uomo restò dopo con tanto d'occhi quando vide sulla carta scritto L. 5.»
- ↑ Cronaca provinciale - Una valanga a Prossenicco - Sette vittime, in Patria del Friuli, 05/03/1909.
- ↑ Di qua e di là dal Tagliamento – Pasqua di sangue evitata per miracolo – Guardia di finanza che spara due fucilate contro il cappellano, in La Nostra Bandiera, 14/04/1912.«Da Prossenicco (Tarcento)(NdR: Platischis, in luogo di Tarcento) giunge notizia che una guardia di Finanza certo Livio Cecchini, d'anni 23, da Velano circondario di Viterbo (Roma) sparò duo colpi di moschetto contro il cappellano del paese don Eugenio Dorbolò. Fortunatamente i due colpi andarono a vuoto. Le cause che dettero origine al fattaccio non si conoscono. Udita la triste nuova, con un fremito di orrore ed insieme di esecrazione mi portai sul luogo per congratularmi con l’amico dello scampato pericolo e per raccogliere particolari sul fattaccio onde informarne i lettori. Una perla di sacerdote - Don Eugenio Dorbolò la vittima dell'aggressione vigliacca e mostruosa, è uno di quei preti che non hanno bisogno di lodi. L'amore e la venerazione di cui è fatto oggetto in paese parlano della sua bontà della sua rettitudine. La sera di Pasqua, dopo il vespero, egli usciva dalla sua abitazione per la consueta visita serale agli ammalati della sua cura. Provvidenza volle che egli passasse, recandosi a compiere il suo amorevole apostolato, dinanzi alla casa di Giovanni Miscoria detto Kovac (NdR: letto Kovaz), e udendo delle frasi concitate vi entrasse. L’opera di seduzione - Nella casa Miscoria se ne stavano accanto al focolare le sorelle Anna e Benvenuta. La prima che esercita la professione di sarta conta venti anni, la seconda dodici. In un angolo del focolare se ne stava la vecchia nonna inebetita. Le tre donne parlavano fra loro quando entrò in cucina una guardia di finanza e avvicinatosi cautamente all'Anna le appoggiò le mani sulle spalle. La ragazza colta all'improvviso da un piccolo grido e volgendosi di scatto, scorto il Ganimede lo apostrofa: — Cecchini lasciami, va in cerca di altre ragazze! La guardia non si scompone e sorridendo cerca di riafferrare la ragazza che le era sguizzata di mano: — Mi piaci anche tu! — Se son bella, son piacente per altra gente — rimbecca l'Anna, citando una strofa d'una vecchia canzonetta popolare. In quella si presenta sulla soglia don Eugenio Dorbolò. Il Ganimede scarnato - La guardia Cecchini, che non lo aveva scorto, fa per ghermire di nuovo la ragazza, sicuro dell'assenza degli uomini che potrebbero metterlo a posto, ma mentre sta per allungare le mani una voce maschia, ferma, lo inchioda. — Lascia la ragazza! - Sul volto della guardia si dipinge il dispetto e la rabbia. Vergognoso d'essere colto in fallo si volge e scorgendo il sacerdote ha un ghigno di scherno. — Non voglio che tu scherzi con le ragazze — soggiunge pacatamente ma con energia don Eugenio. Il Cecchini asce allora in insulti triviali e alla fine esclama: Lei prete è ubbriaco! Perché è fuori della canonica? Il sacerdote si cura appena degli insulti e risponde che è fuori della canonica perché il suo ministero ve Io chiama. — Sarai tu ubbriaco —soggiunge — va, sta in caserma perché là è il tuo posto. Vado ad uccidere il prete - L'energia di Don Eugenio deve aver avuto effetto sulla petulante spavalderia della guardia Cecchini, poiché questi, stava per allontanarsi, proferendo altre ingiurie a fior di labbro, quando intervenne, sbucato non si sa da dove, il brigadiere il quale invitò la guardia a seguirlo in caserma. Qui anziché trattenere in punizione il ribelle, il brigadiere lo comandò assieme al commilitone Cernarba, di servizio. Il Cecchini raccoglie il suo moschetto ed esce assieme al compagno della caserma recandosi nel vicino spaccio di privative condotto da Ielina Luigia e di proprietà di Tomaso Medres. Qui lo Cecchini ostentando un fare spavaldo, estrae dalla giberna le cartucce, carica il moschetto, e fattosi dare, un sigaro toscano esce dicendo: — Ora vado ad uccidere il prete. La vigliacca aggressione - Nella casa Miscoria, uscito il Cecchini, rimangono don Eugenio e le tre donne tremanti. Il buon sacerdote le va confortando, e mentre attende a questa opera pietosa entrano nella cucina tre giovani ventenni, coscritti, certi Luigi Cernettig, Leonardo Filippig e Leonardo Miscoria. I giovanotti sono lì da circa dieci minuti e prestano attenzione a quanto il sacerdote va loro spiegando sul sacramento, della confessione. Vero... don Eugenio Dorbolò coglie tutte le circostanze per dirigere il morale degli oppressi verso più alti ideali. Dunque i giovanotti ascoltavano in religioso silenzio quanto don Eugenio spiegava loro quando la porta ai aperse con fracasso, e sul limitare dell'uscio si affacciò il Cecchini brandendo il moschetto in atto minaccioso. Ne nasce uno scompiglio. Solo don Eugenio rimane calmo e tranquillo, e serena mente fissa il suo sguardo buono verso l'infelice Cecchini. Questi si avanza lentamente e poggiava la canna del moschetto sullo schienale di una vecchia panca prende di mira il sacerdote e lascia partire due colpi. Don Eugenio Dorbolò per miracolo del Cielo rimane salvo. Lo sciagurato Cecchini falliti i due colpi si avventa contro il sacerdote, ma non fa a tempo ad afferrarlo. L'Anna Filippig, piena di coraggio si av(v)anza, apre una 'porta spingendo fuori il Cappellano. L'arresto della guardia - Alle detonazioni accorre la guardia Cernarba, ed altri popolani. Il Cecchini sembrava un forsen(n)ato e ci vollero ben quattro persone per ridurlo all'impotenza e trascinarlo in caserma. Naturalmente fu chiuso e custodito nonostante le sue insistenti preghiere di portarsi in piazza, in canonica per avere la soddisfazione di un ultimo colpo decisivo. Ma non potendo ottenere ciò, si accontentò di assorbire una dozzina d'uova e mostrarsi sulla finestra fumando il suo toscano!!! La folla - In un batter d'occhi la tragica nuova si sparse da un capo all'altro del paese. D. Eugenio è fatto segno, alle più vive e schiette simpatie dai terrassani di qui.... Mentre la caserma è assediata da una folla numerosissima, uomini, donne, fanciulli e fan ciulle. Tutto il paese circa ottocento abitanti. Quale imponenza. Non fu la curiosità, non la vendetta, ma fu l'amore, il rispetto verso l'autorità che spinse quei buoni terrazzani a fare con tutta la calma e con il contegno eminentemente civile l'atto di omaggio al proprio pastore precisamente sotto gli occhi di quello che attentava alla vita di colui che è l'anima e la vita di questo paese. E dire che in altri centri si avrebbe linciato...si avrebbe mandato in fiamme il luogo che dava ricetto a simil gente...degna di forca. Il sopral(l)uogo – Chi va e chi viene - La serata è stata calmissima. La folla, al segno della campana sfila e va' in Chiesa a Recitare con D. Eugenio il S. Rosario; quindi alle proprie famiglie. La Caserma è custodita con massimo rigore...alla mattina di lunedì si ha avuto un rinforzo da parte delle Brigate di Canebola, di Attimis e di Platischis. Circa il mezzodì arriva il comandante, la tenenza di Tarcento, il quale fa un'istrut(t)oria preliminare. Verso le cinque del pomeriggio l’assassino Cecchini — spogliato della montura — vestito da borghese con i ferri ai polsi parte per Forame e Tarcento. Alla località detta Tiselza presso la stalla dei fratelli Betig s'incontra con il Pretore di Tarcento; scambiati i primi saluti, il Pretore chiama in disparte l'assassino, e gli fa un primo esame e poi... l'assassino va verso più sicura e stabile dimora e l'Autorità in cerca delle...palle...»
- ↑ Una guardia di finanza spara due colpi di moschetto contro un sacerdote, in Il Paese, 09/04/1912.«Una guardia di finanza spara due colpi di moschetto contro un sacerdote Un telegramma alla nostra Procura del Re, avvertiva ieri che la guardia di finanza Cecchini aveva sparato due colpi di moschetto contro il vicario di Prossenicco, per fortuna senza colpirlo. Prossenicco è un piccolo paese sperduto in alta montagna al di là di Canebola. I mezzi di comunicazione sono rari e difficili, sicchè ancora non si è saputo alcun particolare sul grave fatto. Sul posto per le indagini del caso si è recato il maggiore di finanza e il pretore di Tarcento. Il Cecchini è un giovane Viterbese ed è descritto come di temperamento vivace ma di buona condotta. Egli avrebbe dovuto essere congedato oggi.»
- ↑ Epigrafe Ponte "Vittorio Emanuele III" - Valico Ponte Vittorio Emanuele (Taipana), su www.graffitidiguerra.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Paolo Montina, Il ricovero A.N.A. sul Montemaggiore (PDF), in Alpin jo, mame, 2/3, 2010.
- ↑ Gianmarco Pitton - APS Scampanotadôrs Furlans, Campane di Prossenicco (Udine), 5 novembre 2017. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Prossenicco, in Il Friuli, 19-11-1919.«Scuole. — Ci assicurano che quest’anno avremo due maestre e che alla 3a elementare di una volta si aggiungerà la 4a... rurale. L'apertura delle scuole, già altre volte rimandata, è stata fissata per lunedì 10 corrente, salvo poi a rimandarla di nuovo per mancanza di locali. Beati i tempi in cui il Municipio aveva a sua disposizione un fienile per la scuola, e pensava da solo a provvederci di una maestra. Posta. — Dopo tanti treni di lamentazioni sul disservizio postale e specialmente dopo le documentazioni del sig. Cinali di Monteaperta, basterà, appena ricordare che anche Prossenicco fa parte del felicissimo comune di Platischis. Da parte nostra dobbiamo ringraziare quelle caritatevoli persone che trovandosi talora a Platischis, si incaricano di passare dal procaccia per ritirare la posta in arrivo per la nostra frazione.»
- ↑ Stefano Felcher, Alla ricerca del “carbone bianco”: dalla realizzazione dei primi impianti idroelettrici al monopolio nell’elettrificazione della regione Nord Adriatica, in Saggio scientifico originale, Aprile 2023.
- ↑ Interessi e cronache del Friuli, in Il Friuli, 24/03/1920.
- ↑ ad es. a Robedischis, v. pag.4298 Gazzetta Ufficiale del Regno, 27/09/1932 n.224
- ↑ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Platischis - Per intenderci. - I bisogni di una frazione, in La Patria del Friuli, 28/08/1905.«Il relatore di qui, pubblicando sulla Patria del Friuli, n. 193, l’esito della nuova Amministrazione comunale formata in seguito alle elezioni generali del 30 u.s. luglio, dice: “La nuova amministrazione dà sicuro affidamento che propugnerà il bene del paese; e non v’è dubbio alcuno che darà tosto mano, a provvedere ai legittimi desideri delle frazioni di Platischis, di Montemaggiore colla costruzione, di una buona strada che congiunga Taipana con quelle frazioni, e farà allestire i progetti del Municipio a Taipana e dei locali scolastici nelle diverse frazioni, che ne hanno tanto bisogno”. Ma come? Da ciò chiaramente risulta che Prossenicco non faccia parte del comune di Platischis. Chi sa che la pittoresca frazione non sia aggregata al comune austriaco di Bergogna, e che appunto per quanto si capisce, anche la nuova intenda trascurare il compimento del nostro acquedotto, non creda opportuno metterci in comunicazione col mondo civile, e permetta che il nostro Cimitero vada, da una parte, franando verso la Ligrada, dall’altra verso il Namlen, e quindi al Natisone? Noi invece speriamo che la nuova Amministrazione, mossa da un retto sentimento di giustizia distributiva, vorrà provvedere anche ai legittimi desideri della frazione di Prossenicco colla restaurazione di quanto crolla, col condurre a termine quanto è incompiuto, e finalmente colla costruzione di una buona strada, che congiunga il solitario e finora troppo trascurato Prossenicco con le frazioni di Subit, Forame ed Attimis. A tutto questo provvederà la nuova Amministrazione, se ha fior di senno, prima di allestire i progetti del Municipio a Taipana e dei locali scolastici nelle diverse frazioni che non ne hanno tanto bisogno. Tanto per intenderci.»
- 1 2 Ente Friuli nel Mondo, Giustizia per Prossenicco, in Friuli nel Mondo, 09/1969.
- ↑ Fusione di Comuni e distacco di frazioni, in Il Friuli, 18/01/1925.
- ↑ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Ente Friuli nel Mondo, Valli del Natisone e del Torre ' Taipana, in Friuli nel Mondo, 11/1959.
- ↑ Prossenicco : storia e racconti di un paese di confine; stampa del 2006.
- ↑ PLATISCHIS - Oggi inaugurazione dell'impianto elettrico., in Libertà, 07-6-1947, n.135.«Oggi, sabato, giorno memorabile per Platischis, sentinella avanzata del Friuli e dell’Italia, avrà luogo l'inaugurazione della cabina di trasformazione dell'energia elettrica. Saranno presenti S. E. l’Arcivescovo, autorità e rappresentanze civili e politiche della provincia e locali. Questa opera ha richiesto circa un anno di tenace lavoro da parte della forte e sobria popolazione, per la costruzione della cabina e per la linea di palificazione oltremodo lunga. Pur scavalcando arditamente alti quote in linea diretta, nonché ingenti quantitativi di materiale spesse volte prezioso ed introvabile. Ogni ostacolo è stato superato grazie all'impegno veramente encomiabile della benemerita Società elettrica « Cornappo » di Tricesimo.»
- ↑ Gruppo di italiani al confine aggredito a raffiche di mitra, in Giornale di Trieste, 29 giugno 1948.
- ↑ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 giugno 1956, n. 863 - Normattiva, su www.normattiva.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Alfredo Lazzarini, Castelli Friulani, Il Giornale del Friuli , 16 agosto 1897; G.G: Corbanese, Il Friuli, Trieste e l'Istria vol. I-V, Udine, Del Bianco Editore, 1987-1999; Comune di Taipana, Taipana. Gente, storia, cultura., Tavagnacco, Arti Grafiche Friulane, 2002; Pro Loco di Prossenicco, Prossenicco. Storia e racconti di un paese di confine, Udine, Edizioni Designgraf, 2006.
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- ↑ PLATISCHIS - Ladri a Prossenicco, in La Nostra Bandiera, 12/08/1913.«Chi la mattina dell’ottobre fosse stato per Prossenicco, avrebbe goduto di uno spettacolo che ricorda tempi passati. Tutte le vie del paese erano bloccate di gente armata con forche, randelli, ecc. ed anche per i campi, tra granoturco, erano appostate delle sentinelle. Che era successo? Circa la mezzanotte, il solerte sagrestano del paese aveva sentito venire dei strani rumori dalla parte della chiesa. Insospettito uscì a curiosare. Infatti vide che la porta piccola della chiesa era aperta. Senza perder tempo, l'astuto sagrestano corse per aiuto ed in poco tempo, mentre i primi bloccarono la chiesa altri andavano a chiamare i soccorsi per il paese. Però il mariuolo, o meglio i mariuoli, s'accorsero del pericolo e coll'aiuto del buio e della nebbia, sparirono nel paese. In un lampo fu circondato tutto il paese, si frugarono tutti i più reconditi angoli e della gente fu mandata perfino nei paesi circonvicinili. Finora tutte le ricerche sono riuscite vane, però non sono terminate ancora e certamente che qualora capitasse nelle mani dei prossenicchesi, qualche sospetto riceverebbe quello che di dovere. Per entrare in chiesa avevano praticato un buco nel muro però il confessionale venne ad otturarlo senza che se ne accorgessero ed allora dopo lunghi sforzi riuscirono a forzare la porta. Nella chiesa fu trovata una forca con altri attrezzi di lavoro domestico.»
- ↑ Tamara Zambon, Rifacimento della lunetta presbiteriale nella chiesa di San Leonardo di Prossenicco. Relazione di fine lavori. 11 marzo 2024 (PDF).
- ↑ Rifacimento della lunetta presbiteriale della chiesa san leonardo in prossenicco - Fondazione Friuli, su fondazionefriuli.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Borgo rurale Prossenicco, su Turismo FVG. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Crisi? Ecco dove vivevano i nonni: nelle "case nere", avvolti dal fumo, su www.ilgazzettino.it, 22 giugno 2018. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Prossenicco rende omaggio ai suoi emigranti, in Quindicinale Dom, 31/08/2010.
- ↑ Ville e vicariati slavi. (PDF), su fauna31.files.wordpress.com.
- ↑ Archivio Parrocchiale Attimis, Morti anno 1817.
- ↑ Giancarlo Nuti, Prossenicco, comune di Taipana (Udine): Analisi e lettura dell'abitato colpito dal sisma, Istituti di Architettura e di Urbanistica dell'Università di Trieste e di Pisa, 1976.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
Filmati storici del Terremoto 1976 a Prossenicco (Memoryscapes.it)
Archiviato il 3 dicembre 2013 in Internet Archive.
Le Chiese delle Diocesi Italiane - Chiesa di San Leonardo in Prossenicco

