Tetrapturus belone

Aguglia imperiale
Esemplare catturato da un pescatore sportivo
Stato di conservazione
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineCarangiformes
SottordineXiphioidei
FamigliaIstiophoridae
GenereTetrapturus
SpecieT. belone
Nomenclatura binomiale
Tetrapturus belone
Rafinesque, 1810
Sinonimi

Histiophorus belone
(Rafinesque, 1810)
Makaira belone
(Rafinesque, 1810)
Scheponopodus prototypus
Canestrini, 1872
Skeponopodus typus
Nardo, 1833
Tetraplurus belone
Rafinesque, 1810
(errore ortografico)
Tetrapterurus belone
Rafinesque, 1810
(errore ortografico)
Tetrapterus belone
Rafinesque, 1810
(errore ortografico)
[2][3]

Areale
Mappa di distribuzione del pesce-lancia mediterraneo “Tetrapturus belone”

L'aguglia imperiale[4] (Tetrapturus belone Rafinesque, 1810), conosciuta anche come aguglia imperiale mediterranea[5], è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Istiophoridae[6][7], endemico del mar Mediterraneo[8]. Si tratta di una specie pelagica di grande taglia ed è un unicum tra le specie ittiche endemiche mediterranee, che per il resto sono perlopiù piccoli pesci costieri e bentonici. Appartiene alla stessa famiglia dei marlin dei mari tropicali, ai quali assomiglia per aspetto, tanto da non essere sempre immediatamente identificabile a colpo d'occhio.

La sua biologia è nota in modo incompleto, dato che si tratta di una specie poco studiata. L'importanza per la pesca è modesta e viene catturata in modo casuale durante la pesca ad altre specie di grandi pelagici, come il pesce spada o il tonno rosso. Data la rarefazione e l'inasprimento della normativa di tutela a favore di queste specie, il suo ruolo nell'economia peschereccia mediterranea è probabilmente destinato a crescere, anche grazie alle carni considerate di eccellente qualità.

Da alcune analisi è però risultata una certa contaminazione da metalli pesanti, come il mercurio, al pari di altre specie di grandi pelagici. Si tratta di una specie particolarmente apprezzata anche dai pescatori sportivi.

La diffusione di questo animale un tempo era limitata alla parte centrale del Mediterraneo, in particolare allo stretto di Messina; il fenomeno della meridionalizzazione del Mediterraneo ha però fatto sì che da qualche decennio si sia diffuso anche nelle parti nord ed est del bacino, dove era precedentemente raro.

Distribuzione e habitat

L'aguglia imperiale è un pesce endemico del mar Mediterraneo[8][9][10][11], dove è maggiormente presente nella regione centrale, soprattutto in acque italiane[11][12]. La distribuzione nell'areale è diseguale: è più o meno comune nel mar Tirreno, nel mar Ionio e nel mare Adriatico meridionale[9], mentre sembra che gli adulti non siano presenti a est dello Ionio[11]. Esistono però segnalazioni di catture di adulti dal mar Egeo[13][14], dove sembra relativamente comune nelle acque turche[15], e addirittura dalla Siria[16], nonché di giovanili in acque libanesi[11] e israeliane[11][17]. La distribuzione e la frequenza della specie nel Mediterraneo orientale sono dunque poco note.

La presenza di T. belone nell'Adriatico centrale e settentrionale, pur nota da lungo tempo[8], è da considerarsi piuttosto rara[18]. Anche nelle acque tunisine pare essere una specie decisamente poco comune, nonostante la sua abbondanza nei mari della vicina Sicilia[19]. Non è presente nel mar Nero[12]. L'unica segnalazione al di fuori del Mediterraneo è una cattura da parte di un pescatore sportivo alle Azzorre nel 1980; la determinazione della specie si basa su un'unica fotografia e non è certo che si tratti effettivamente di T. belone[1]. Segnalazioni per l'oceano Atlantico antecedenti il 1963[20] sono da attribuirsi alla confusione con l'affine Tetrapturus pfluegeri[21].

Esemplare di aguglia imperiale in vendita sul banco di una pescheria

Questo areale è singolare, dato che in genere i pesci endemici del Mediterraneo sono piccole specie costiere e bentoniche e non grandi animali pelagici[22]. La specie è da sempre ben conosciuta nella regione dello stretto di Messina[9], mentre era molto meno comune negli altri mari italiani[8]. A partire dal nuovo millennio l'aguglia imperiale ha ampliato verso nord il suo areale, probabilmente in seguito al fenomeno della meridionalizzazione del mar Mediterraneo[23][24]; ad esempio, nel triennio 2000-2003 ben 116 individui sono finiti nelle reti da posta derivanti per la pesca al tonno rosso lungo le coste mediterranee francesi[25]. A partire dagli anni 1990 sembra che le sue popolazioni si siano fatte più abbondanti anche nell'estremo occidente del Mediterraneo, come attorno alle isole Baleari[26], e vi sono segni che la specie stia diventando sempre più comune nell'intero areale[27].

Il suo stile di vita è epipelagico, in acque aperte nei primi 200 metri di profondità[28] e comunque sempre al di sopra del termoclino[12]. Studi condotti mediante l'uso di marcatori satellitari mostrano che circa il 93% del tempo viene speso a profondità inferiori a 30 metri e che gli spostamenti verticali sono effettuati esclusivamente nelle ore di luce, mentre durante la notte l'animale rimane in superficie[29]. Il range di temperatura preferenziale va da 26 a 28 °C, sebbene durante le discese in profondità la temperatura dell'acqua scenda almeno fino a 14 °C senza provocare apparentemente alcun problema all'individuo[1].

Si tratta di una specie migratoria che compare negli stessi luoghi sempre nello stesso periodo; in particolare, l'avvicinamento alle coste avviene tra agosto e ottobre[8].

Particolare della testa

Descrizione

Nonostante la comunanza nel nome vernacolare, questo pesce non ha nulla in comune con l'aguglia, con le due specie che sono classificate infatti in ordini distinti. L'aguglia imperiale appartiene invece alla stessa famiglia dei marlin dei mari tropicali, dei quali condivide l'aspetto complessivo. Una certa somiglianza esiste anche con il pesce spada, appartenente a un'altra famiglia strettamente imparentata[8].

T. belone ha il corpo fusiforme nella sezione anteriore, che diventa progressivamente sempre più compresso lateralmente verso la parte posteriore. La mascella superiore è allungata in un rostro relativamente corto, appuntito e a sezione rotondeggiante[9]; la sua lunghezza, misurata dall'occhio alla punta, è inferiore al 18% della lunghezza totale dell'animale[30]. La nuca è dritta e non presenta, se non in minima parte, la gibbosità tipica di altri membri della famiglia[11]. I denti sono piccoli e villiformi[8] e sono presenti sia sulle mascelle sia sul palato[11].

Le pinne dorsali sono due: la più anteriore è molto lunga, piuttosto bassa per tutta la sua lunghezza ma con un lobo anteriore elevato e appuntito, di altezza inferiore a quella del corpo sottostante[8]; la seconda pinna dorsale è molto più breve e simile a una pinnula[9]. La prima dorsale ha da 39 a 46 raggi, la seconda è composta da 6[8]. Anche le pinne anali sono due: l'anteriore è di modesta grandezza[9], composta da 11-15 raggi[8], ed è situata molto più indietro rispetto all'ano[10]; la seconda è identica e simmetrica alla seconda dorsale[9], sebbene inserita in posizione leggermente più anteriore[11], ed ha 6-7 raggi[8]. La posizione dell'ano, molto più avanzata rispetto all'origine anteriore della prima anale, è un importante carattere distintivo di T. belone rispetto agli altri Istiophoridae[10].

Particolare della zona caudale con visibili le due carene sul peduncolo caudale

La pinna caudale è grande, di forma lunata, con due lobi molto sviluppati e appuntiti all'estremità[9]. Le pinne pettorali sono abbastanza piccole; la loro lunghezza è pari circa alla parte postorbitale della testa[8] e possono essere richiuse contro il fianco[11]. Le pinne ventrali hanno lunghezza simile alle pettorali e sono apparentemente composte da un solo raggio[8], mentre in realtà vi è un raggio spiniforme e quattro molli strettamente saldati assieme[9]; quando sono a riposo trovano alloggiamento in un solco ventrale[11]. Il peduncolo caudale è piuttosto compresso lateralmente[11] e su di esso sono presenti due brevi carene parallele. La linea laterale presenta una curva verso l'alto nella parte anteriore, in corrispondenza delle pinne pettorali, e poi decorre dritta[8]. Il corpo è coperto da numerose scaglie molto allungate, terminanti con 3-5 punte[11].

La livrea è grigio-blu scuro, talvolta quasi nera sul dorso, e bianco-argentea sul ventre, con le due colorazioni separate da una linea netta[10] e senza punti o disegni[11]. La pinna dorsale non presenta macchie o ornamentazioni[8] ed ha colore blu vivace nell'animale vivo[9].

La taglia massima nota è di 240 cm, ma una taglia più comune è di circa 2 metri. Il peso massimo noto è di circa 70 kg[12].

Specie simili

L'ittiofauna mediterranea comprende stabilmente almeno altre due specie della famiglia Istiophoridae: Kajikia albida (marlin bianco) e Tetrapturus georgii (marlin atlantico). Esistono segnalazioni isolate o dubbie di altre tre specie: Istiophorus albicans (pesce vela atlantico), Istiompax indica (marlin nero) e Makaira nigricans (marlin blu)[31].

Marlin nero (Istiompax indica)

La distinzione di T. belone dagli altri membri della famiglia può non essere immediata; i caratteri più tipici della specie sono l'apertura anale posta in posizione molto anteriore rispetto alla prima pinna anale, le pinne pettorali brevi (la loro lunghezza è visibilmente inferiore all'altezza del corpo) e il rostro breve[10]. I. indica e M. nigricans sono specie solo molto raramente segnalate nel Mediterraneo: la prima con pochissime catture, come a Camogli nel 1987[32] o più recentemente in Libano nel 2021[33], la seconda solo con segnalazioni dubbie risalenti al XIX secolo[34]. Entrambe sono animali di dimensioni imponenti (fino a 750 kg per I. indica[35]), con corpo alto e massiccio, un'evidente gibbosità sulla nuca assente in T. belone e una prima pinna dorsale costituita da un alto lobo appuntito anteriore e da una parte posteriore molto bassa[10].

I. albicans, o pesce vela atlantico, è storicamente noto nel Mediterraneo, soprattutto occidentale, prevalentemente per individui giovanili[36]; tuttavia nel 2024 un individuo adulto è stato catturato in Libano da un pescatore sportivo. In questo caso non è stato possibile accertare se si trattasse di I. albicans o di I. platypterus (pesce vela indopacifico), possibile specie lessepsiana mai però effettivamente segnalata nel Mediterraneo[37]. I pesci vela sono caratterizzati da un'altissima pinna dorsale a forma di vela che li rende immediatamente riconoscibili[10]; tuttavia la presenza di un'alta pinna dorsale anche nei giovanili di T. belone ha causato almeno una volta un'errata identificazione[36].

Marlin atlantico (Tetrapturus georgii)

Tra le specie di regolare occorrenza nel Mediterraneo, il marlin bianco è di certo quella che ha causato più spesso confusione. La distinzione tra le due specie non è agevole, ma l'evidente gibbosità presente sulla nuca, il lobo della pinna dorsale arrotondato anziché appuntito, seguito dal resto della pinna più basso, le pinne pettorali più lunghe e il rostro più lungo permettono di distinguerle con relativa facilità[8][10]. Il marlin atlantico è una specie poco nota e apparentemente rara, segnalata in Sicilia, dotata di scaglie di forma arrotondata sostanzialmente uniche nel genere Tetrapturus[38]. Caratteri più facilmente fruibili per la differenziazione da T. belone sono la forma arrotondata del lobo della pinna dorsale, le pinne pettorali lunghe, il rostro abbastanza lungo[10] e la prima pinna anale molto più grande e di forma arrotondata[38].

Un'altra specie del genere è Tetrapturus pfluegeri, presente nell'oceano Atlantico fino alle acque prospicienti lo stretto di Gibilterra, ma che non risulta penetrare nel Mediterraneo. Questa specie, vicariante dell'aguglia imperiale e ad essa molto simile, tanto da essere descritta solo negli anni 1960, è riconoscibile per il rostro e le pinne pettorali più lunghi[10]. Infine, può esservi una superficiale somiglianza con il pesce spada, specie nelle forme giovanili, nelle quali la prima pinna dorsale è allungata. Il rostro molto lungo e a sezione piatta, l'assenza di pinne ventrali, di denti e di scaglie e la presenza di una singola carena sul peduncolo caudale sono le principali differenze tra le due specie[8].

Biologia

La biologia della specie è poco studiata e poco nota[1].

Comportamento

In passato si riteneva che fosse un animale solitario[8], ma in realtà forma in genere coppie che si spostano insieme, come molti altri istioforidi; questo comportamento pare essere legato alle strategie di caccia[11]. Quasi tutti gli esemplari sono accompagnati da una o più remore della specie Remora osteochir[9].

Pinna dorsale di un individuo che nuota in superficie

Alimentazione

L'alimentazione è basata su pesci (come aguglie, pesci pilota, costardelle[39], lampughe e pesci volanti[40]), cefalopodi e grandi organismi dello zooplancton, come meduse e tunicati[39]. Uno studio effettuato sul contenuto stomacale degli esemplari catturati nello stretto di Messina tra il 1995 e il 2004 ha confermato questi dati, mostrando che i pesci ossei costituiscono il 52,2% in peso delle prede, mentre i cefalopodi il 47,7%, con percentuali trascurabili di altri invertebrati, come tunicati e sifonofori[41].

Le specie di pesci più rappresentate in termini di numero di individui risultano essere l'aguglia (21,1%), la costardella (9,8%), l'alaccia (6,4%) e, sorprendentemente, il pesce trombetta con il 4,5%. Tra i cefalopodi la specie più predata è Illex coindetii con il 3,1%, seguita da Tremoctopus violaceus, specie apparentemente rara, con il 2,7%. Una grande percentuale dei resti di cefalopodi è comunque risultata non identificabile oltre la classe[41].

La dieta risulta composta quasi esclusivamente da organismi epipelagici, coerentemente con le preferenze ambientali della specie (al contrario, ad esempio, del pesce spada, che frequenta acque più profonde e nella cui dieta rientrano specie meso- e batipelagiche)[42]. Il contributo alla dieta di T. belone apportato da grandi zooplanctonti gelatinosi rimane incerto: la consistenza di questi animali fa sì che non siano facilmente rintracciabili nel contenuto stomacale. Uno studio basato sull'analisi del rapporto fra gli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto ha mostrato che questi organismi planctonici potrebbero avere un ruolo, per quanto non quantificabile, più importante di quanto ritenuto in precedenza[43].

Riproduzione

Sebbene l'epoca della riproduzione sia stata a lungo dubbia[11], pare accertato che avvenga tra la primavera[8] e l'inverno[1] e che la stagione riproduttiva si estenda per circa sei mesi[44]. Le uova sono pelagiche[45] e dotate di una goccia oleosa di colore giallo-verdastro, che ne favorisce il galleggiamento; il loro diametro è di 1,48 mm[8]. La schiusa avviene in circa tre giorni.

La larva che ne deriva presenta un vistoso sacco vitellino ed è dotata di un'unica pinna mediana. Il giovanile più maturo, di circa 3,5 cm di lunghezza, assomiglia già abbastanza all'adulto per il corpo affusolato e allungato, ma è molto più compresso lateralmente e presenta mascelle allungate, delle quali la superiore è più lunga dell'inferiore. In questi stadi la bocca è armata di denti minuti e due spine sporgono dall'opercolo: una breve nella parte superiore e una molto più lunga in quella inferiore[46]. I giovanili hanno la prima pinna dorsale molto alta, simile a quella dei pesci vela[8], ma con altezza crescente verso la coda[46]. Alcuni dati indicano che la maturità sessuale viene raggiunta a 2 anni, quando l'animale misura circa 150 cm; si tratterebbe dunque di una specie ad accrescimento molto rapido[44].

Predatori

Data la taglia raggiunta, si suppone che T. belone allo stadio adulto non subisca una predazione significativa[11][12]. Gli stadi giovanili e larvali sono invece preda di grandi pesci pelagici[11], soprattutto appartenenti alla famiglia Scombridae[47].

Nel 2019 un individuo di aguglia imperiale equipaggiato con un trasmettitore satellitare è stato catturato da un predatore sconosciuto nello stretto di Messina. I dati di temperatura e luminosità ambientali trasmessi dai sensori di cui il trasmettitore era dotato hanno fatto propendere per una specie di squalo ectotermo che staziona a profondità piuttosto rilevanti, presumibilmente uno squalo capopiatto, specie stabilmente presente nello Stretto, di dimensioni sufficienti a predare un'aguglia imperale adulta e con preferenze ambientali coerenti con il profilo fornito dalla sonda[48].

Pesca

Pesca commerciale

La pesca professionale all'aguglia imperiale non è mirata, ma avviene principalmente come bycatch durante la pesca ad altri grandi pelagici, come il tonno rosso, il pesce spada o l'alalunga[1]. Le tecniche principali sono le reti da circuizione, i palamiti, le tonnare[9] e le reti da posta derivanti[11].

Nella zona dello stretto di Messina, durante la pesca del pesce spada con l'arpione a bordo delle tradizionali feluche, viene catturato un buon numero di aguglie imperiali[1]. Soprattutto in certe annate particolarmente favorevoli, la percentuale della specie in oggetto sul totale delle catture può essere rilevante: nel 2001, ad esempio, il 32% dei pesci catturati era costituito da T. belone[49].

In seguito alla riduzione delle popolazioni di pesce spada nella zona dello stretto di Messina e all'inasprimento delle normative di tutela per questa specie, pare che alcune marinerie abbiano iniziato a ricercare attivamente l'aguglia imperiale, rendendola così una specie target vera e propria e non solo una cattura accessoria[50].

Esemplare durante la lotta con un pescatore sportivo

Pesca sportiva

L'aguglia imperiale è una specie ittica molto apprezzata dai pescatori mediterranei[1] a causa della grande taglia e della potenza che sviluppa durante il combattimento, anche attraverso salti e acrobazie fuori dall'acqua. La tecnica più impiegata per la cattura è la pesca a traina[9].

Alimentazione umana

Cucina

L'aguglia imperiale ha carni eccellenti, simili a quelle del pesce spada[9], di colore rosato[38] e di consistenza soda[51]. Tra le ricette a cui si presta vi sono la cottura al forno delle trance[52] e la preparazione "alla ghiotta", come si usa per il pesce spada[53]. La cottura non deve essere prolungata eccessivamente, altrimenti si corre il rischio di asciugare la carne[51].

L'aguglia imperiale era molto probabilmente nota a livello gastronomico già nel mondo greco-romano, dato che è a questa specie che si deve ricondurre il grande pesce molto apprezzato e costoso noto come γλαῦκος dai Greci e glaucus dai Latini[54].

Caratteristiche nutrizionali

La carne di T. belone ha un contenuto proteico compreso tra il 17,4 e il 19,9%. Presenta inoltre un buon contenuto di calcio (mediamente 16 mg per 100 g), ferro (mediamente 0,474 mg per 100 g), acidi grassi omega-3 (mediamente 0,216 g per 100 g), selenio (mediamente 19,9 μg per 100 g), vitamina A (mediamente 4,5 μg per 100 g) e zinco (mediamente 0,217 mg per 100 g)[12].

Contaminanti

Analisi chimiche ed ecotossicologiche hanno mostrato la presenza di metalli pesanti in concentrazioni non trascurabili nella carne dell'aguglia imperiale. In particolare sono state riscontrate concentrazioni anomale di mercurio, cadmio, selenio e piombo[55]. Il contenuto di mercurio, analogamente a quanto avviene in altre specie di grandi predatori pelagici, risulta direttamente proporzionale alla dimensione degli individui[56] ed è presente in concentrazioni maggiori nel muscolo rispetto al fegato, al contrario di quanto avviene per gli altri tre elementi riscontrati[57].

La concentrazione di questo elemento è risultata superiore al limite di legge di 1 mg per kg di peso fresco nel 28% degli individui esaminati, mentre nessuno degli altri tre metalli ha superato il limite consentito a livello del muscolo, tranne il piombo nel 4% dei campioni[57]. La presenza di tali concentrazioni di metalli pesanti nel tessuto muscolare, in particolare quelle del mercurio, è considerata preoccupante per la salute pubblica[58], soprattutto in caso di consumo abbondante o frequente o da parte di donne in stato di gravidanza o di bambini[59].

Conservazione

T. belone non è comunemente oggetto di pesca specifica, sebbene probabilmente la sua cattura stia diventando più frequente rispetto al passato, e le popolazioni appaiono sostanzialmente stabili, seppure forse in lieve decremento. La biologia, la consistenza delle popolazioni e perfino la reale quantità sbarcata dalle marinerie mediterranee sono scarsamente conosciute, e questo rende difficile stimare il reale stato di conservazione della specie; allo stato attuale, tuttavia, nulla lascia presagire un declino di T. belone, che resta una specie piuttosto comune nel Mediterraneo.

La IUCN classifica la specie come «a rischio minimo»[1].

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 IUCN.
  2. ↑ Tetrapturus belone, su fishbase.de. URL consultato il 29 aprile 2026.
  3. ↑ Tetrapturus belone, su marinespecies.org. URL consultato il 29 aprile 2026.
  4. ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 29 aprile 2026.
  5. ↑ (Regolamento (UE) 2024/897 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 marzo 2024 - G. U. dell’Unione europea del 19.03.2024 Serie L pubblicato sulla G. U. della Repubblica Italiana 2ª Serie speciale – n. 38 il 20.05.2024), su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 7 agosto 2026.
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  9. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Costa, 1991, pp. 17-18.
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  53. ↑ Agugilia imperiale alla ghiotta - Giallo Zafferano.
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Bibliografia

Voci correlate

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