Himantolophus

Himantolophus

Himantolophus groenlandicus
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineLophiiformes
FamigliaHimantolophidae
Gill, 1861
GenereHimantolophus
J. C. H. Reinhardt, 1837

Gli Imantolofidi (Himantolophidae Gill, 1861) sono una famiglia di lofiiformi abissali dal corpo globoso diffusi nelle acque tropicali e subtropicali degli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. La famiglia comprende 22 specie, tutte attribuite a un unico genere, Himantolophus J. C. H. Reinhardt, 1837.

Etimologia

Il nome della famiglia e del genere deriva dalla combinazione del greco himantos, «cinghia di cuoio», «striscia» o «laccio», con lophus, «cresta» o «ciuffo». Johan Reinhardt non spiegò esplicitamente il significato del nome, ma si ritiene che esso faccia riferimento al robusto illicio coriaceo della specie tipo, H. groenlandicus.[1]

Tassonomia

Il genere Himantolophus fu istituito per la prima volta come genere monospecifico nel 1837 dallo zoologo norvegese Johan Reinhardt, quando descrisse H. groenlandicus.[2] Reinhardt indicò come località tipo le acque presso Godthåb, in Groenlandia, dove l'esemplare era stato trovato spiaggiato.[3] Nel 1861 Theodore Gill collocò Himantolophus nella nuova famiglia monotipica Himantolophidae.[4] La quinta edizione di Fishes of the World classifica questa famiglia nel sottordine Ceratioidei dell'ordine Lophiiformes.[5]

Specie e gruppi di specie

Attualmente sono riconosciute 22 specie in questo genere,[6][3] suddivise nei seguenti gruppi:[7]

Questi gruppi sono stati definiti sulla base della morfologia delle femmine metamorfosate, ad eccezione dei gruppi brevirostris e rostratus, determinati soltanto attraverso i maschi.[7]

Descrizione

Gli imantolofidi presentano un marcato dimorfismo sessuale: le femmine metamorfosate e i maschi hanno un aspetto molto diverso. Le femmine si distinguono dagli altri Ceratioidei per la presenza di una mandibola ben sviluppata che sporge oltre il muso. Possiedono inoltre un vomere ampio privo di denti, spine ben sviluppate sull'osso sfenotico, una copertura di basse papille arrotondate sul muso e sul mento e, almeno negli individui più grandi, spine coniche sparse sulla testa e sul corpo.

L'esca degli imantolofidi varia enormemente per dimensioni e morfologia, più che in qualsiasi altro gruppo di lofiiformi abissali. I maschi metamorfosati possiedono una fila di grandi spine sopra e dietro l'osso denticolare superiore; gli occhi sono laterali e moderatamente grandi, mentre il sistema olfattivo è molto sviluppato e presenta narici rivolte lateralmente. Hanno da 16 a 31 denti denticolari sul muso e da 20 a 50 sul mento; tali denti si fondono alla base formando gli ossi denticolari superiori e inferiori. La pelle è densamente ricoperta di spinule dermiche. Le larve hanno forma tondeggiante e pelle rigonfia; le pinne pettorali non si estendono oltre le pinne dorsale e anale, e le femmine possiedono un piccolo illicio rudimentale a forma di clava.[7]

I maschi sono notevolmente più piccoli delle femmine; per esempio, in H. groenlandicus la lunghezza standard massima pubblicata per il maschio è di 4 cm, mentre quella della femmina raggiunge 60 cm.[10]

Distribuzione e habitat

Gli imantolofidi vivono nelle zone mesopelagica e batipelagica degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano,[11] oltre che nell'Oceano Australe.[8]

Biologia

Gli Imantolofidi appartengono ai gruppi di Ceratioidei nei quali i maschi sono a vita libera e non diventano parassiti permanenti delle femmine.[7] Nonostante le loro piccole dimensioni rispetto alle femmine, i maschi sono i più grandi tra i Ceratioidei maschi non parassiti.[12] I maschi utilizzano gli organi olfattivi altamente sviluppati per individuare le femmine; una volta trovata una partner, si attaccano temporaneamente a essa senza però fondersi con i suoi tessuti, come avviene nelle specie parassite. Le uova e le larve sono pelagiche.[11] I denti specializzati presenti sugli ossi denticolari vengono utilizzati per ancorarsi temporaneamente alla femmina.[13] Sono stati osservati cinque esemplari femminili con cicatrici bianche circolari sulla pelle, ritenute segni lasciati da maschi che si erano staccati,[14] anche se è stato suggerito alternativamente che tali lesioni possano essere causate da copepodi parassiti.[12]

Alle profondità in cui vivono questi pesci l'oscurità è totale e il cibo è scarso e raramente incontrato. Le femmine possiedono batteri bioluminescenti nell'esca, utilizzati per attirare le prede a distanza ravvicinata dalla bocca. Le prede comprendono qualunque organismo possa essere inghiottito, mentre i denti ricurvi all'indietro impediscono la fuga. Tra le prede documentate figurano pesci, calamari e crostacei.[15]

Galleria

Note

  1. ↑ Christopher Scharpf, Order LOPHIIFORMES (part 2): Families CAULOPHRYNIDAE, NEOCERATIIDAE, MELANOCETIDAE, HIMANTOLOPHIDAE, DICERATIIDAE, ONEIRODIDAE, THAUMATICHTHYIDAE, CENTROPHRYNIDAE, CERATIIDAE, GIGANTACTINIDAE and LINOPHRYNIDAE, su The ETYFish Project Fish Name Etymology Database, Christopher Scharpf, 3 giugno 2024. URL consultato il 25 giugno 2024.
  2. ↑ Ron Fricke, William N. Eschmeyer e Richard van der Laan (a cura di), Genera in the family Himantolophidae, su Catalog of Fishes, California Academy of Sciences. URL consultato il 26 giugno 2024.
  3. 1 2 Ron Fricke, William N. Eschmeyer e Richard van der Laan (a cura di), Species in the genus Himantolophus, su Catalog of Fishes, California Academy of Sciences. URL consultato il 26 giugno 2024.
  4. ↑ Richard van der Laan, William N. Eschmeyer e Ronald Fricke, Family-group names of recent fishes, in Zootaxa, vol. 3882, n. 2, 2014, pp. 1-230, DOI:10.11646/zootaxa.3882.1.1, PMID 25543675. URL consultato il 1º marzo 2026.
  5. ↑ J. S. Nelson, T. C. Grande e M. V. H. Wilson, Fishes of the World, 5ª ed., Hoboken, John Wiley & Sons, 2016, pp. 508-518, DOI:10.1002/9781119174844, ISBN 978-1-118-34233-6, LCCN 2015037522, OCLC 951899884, OL 25909650M.
  6. ↑ (EN) Species in genus Himantolophus, su FishBase. URL consultato il 7 maggio 2026.
  7. 1 2 3 4 Theodore W. Pietsch, Oceanic Anglerfishes: Extraordinary Diversity in the Deep Sea, University of California Press, 2009, p. 63, ISBN 978-0520942554.
  8. 1 2 T. W. Pietsch e C. P. Kenaley, A new species of deep-sea ceratioid anglerfish, genus Himantolophus (Lophiiformes: Himantolophidae), from southern waters of all three major oceans of the world, in Copeia, vol. 2011, n. 4, 2011, pp. 490-496, DOI:10.1643/CI-11-045, JSTOR 4141656.
  9. ↑ A. L. Stewart e T. W. Pietsch, A new species of deep-sea anglerfish, genus Himantolophus (Lophiiformes: Himantolophidae) from the Western South Pacific, with comments on the validity of H. pseudalbinares (PDF), in Zootaxa, vol. 2671, 2010, pp. 53-60, DOI:10.11646/zootaxa.2671.1.5.
  10. ↑ (EN) Himantolophus groenlandicus, su FishBase. URL consultato il 7 maggio 2026.
  11. 1 2 Dianne J. Bray, Footballfishes, HIMANTOLOPHIDAE, su Fishes of Australia, Museums Victoria. URL consultato il 27 giugno 2024.
  12. 1 2 Theodore W. Pietsch, Dimorphism, parasitism, and sex revisited: modes of reproduction among deep-sea ceratioid anglerfishes (Teleostei: Lophiiformes), in Ichthyological Research, vol. 52, n. 3, agosto 2005, pp. 207-236, Bibcode:2005IchtR..52..207P, DOI:10.1007/s10228-005-0286-2, ISSN 1341-8998. URL consultato il 1º marzo 2025.
  13. ↑ J. H. Caruso, Order Lophiiformes: Lophiidae, in The Living Marine Resources of the Western Central Atlantic, Roma, Food and Agriculture Organization of the United Nations, 2002, pp. 1043-1049.
  14. ↑ Theodore W. Pietsch, Dimorphism, Parasitism and Sex: Reproductive Strategies among Deepsea Ceratioid Anglerfishes, in Copeia, vol. 1976, n. 4, 1976, pp. 781-793, DOI:10.2307/1443462, JSTOR 1443462.
  15. ↑ Our Work Pacific Footballfish, su calacademy.org, California Academy of Sciences. URL consultato il 27 giugno 2024.

Bibliografia

Altri progetti

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