KylieFever2002
| KylieFever2002 | |||
|---|---|---|---|
| Tour di Kylie Minogue | |||
| Album | Fever | ||
| Inizio | 26 aprile 2002 | ||
| Fine | 16 agosto 2002 | ||
| Tappe | 2 | ||
| Spettacoli | 37 in Europa 12 in Australia 49 in Totale | ||
| Cronologia dei tour di Kylie Minogue | |||
| |||
Il KylieFever2002, talvolta noto come Fever Tour, è il settimo tour della cantante Kylie Minogue. Il successo del suo album Fever portò la popstar ad organizzare un tour mondiale con date in tutta Europa e Australia, iniziando a Cardiff il 26 aprile 2002 e terminando a Melbourne il 16 agosto 2002. Nel Regno Unito registrò 25 date tutte esaurite, così come in Australia e in gran parte degli spettacoli europei.
Si trattò del tour più elaborato e costoso realizzato allora dalla cantante, che giovò di un budget molto più ampio grazie al successo del tour precedente e dalle ottime vendite riscosse dai nuovi singoli e dall’album Fever.
Sebbene inizialmente non fosse stata presa in considerazione l’idea di estendere il tour anche negli Stati Uniti, il crescente successo del nuovo album in America portò la Minogue a promuovere il disco negli USA prima dell’inizio del tour. Tuttavia, il management della cantante non ritenne opportuno portare la tournée in Nord America dato il fatto che lì il suo catalogo musicale precedente era scarsamente conosciuto. Nonostante ciò, Kylie visitò comunque gli Stati Uniti con il tour annuale di Radio KIIS-FM “Jingle Ball”, portando in scena una versione ridotta dello show, cantando soltanto i brani tratti da Fever con eccezione di Locomotion.
Inizialmente non erano previsti nemmeno concerti in Australia, dal momento che la cantante si era esibita nel 2001 con 23 spettacoli nel Paese durante l'On A Night Like This Tour, ma furono comunque programmati a seguito della forte domanda da parte del pubblico australiano.
In Italia, il KylieFever2002 fece tappa a Milano al FilaForum di Assago (inizialmente previsto al Palavobis). I prezzi dei biglietti variavano da 25 a 50 euro: 25€ per il secondo anello, 35€ per il parterre e 50€ per la tribuna gold.[1] Il concerto fu promosso dalla Barley Arts Promotion.
Sviluppo
Concept e scenografia
Il concept della tournée consistette nel presentare uno spettacolo musicale e coreografico all’avanguardia, ispirato più al design dell’opera e della danza contemporanea che al teatro musicale tradizionale, il quale aveva influenzato il tour dell'anno precedente On A Night Like This. L’obiettivo fu quello di creare un’esperienza essenziale e coerente, come naturale evoluzione dell’album Fever, caratterizzata da una riduzione sia visiva sia sonora verso uno stile più preciso, moderno ed essenziale. Questo approccio si manifestò soprattutto nella scenografia, fortemente influenzata dall’architettura moderna e da un’estetica minimalista, pur mantenendo la possibilità di arricchimenti e trasformazioni attraverso luci, video, costumi e performance. Il fulcro rimase chiaramente Kylie, la cui musica fornì l’impulso centrale per l’intera direzione dello spettacolo.[2]
L’attenzione si concentrò esclusivamente sulla Kylie dell’era Parlophone, con riferimenti al passato rielaborati, mettendo in scena tutte le diverse identità artistiche di Minogue. L’idea fu quella di costruire una cornice attorno alla cantante, una cornice volutamente minimale per esaltare la figura della popstar postmoderna: una Kylie definita non solo dalla sua musica, ma anche dalla sua immagine e dalla sua presenza scenica.
Il direttore creativo del tour William Baker cercò inoltre di introdurre una componente più oscura nell’universo scintillante del pop di Kylie. L’intenzione fu quella di dare maggiore profondità alla sua leggerezza, immergendola in un mondo ricco di riferimenti alla cultura pop e a modelli eterogenei come Ziggy Stardust, Andy Warhol, Eminem, Doctor Who, Arancia meccanica e lo stile Buffalo della collezione Witches dei primi anni Ottanta di Vivienne Westwood, che includeva stampe e maglieria ispirate ai graffiti dell’artista newyorkese Keith Haring.[2]
Brani
Il direttore musicale del tour Steve Anderson trasse ispirazione dalla colonna sonora del film Moulin Rouge!, basata sulla filosofia del mescolare elementi del passato, del presente e influenze eterogenee. Realizzò così una scaletta che incluse brani provenienti da tutte le fasi della carriera di Kylie, inclusi Impossible Princess e GBI (German Bold Italic), con l’intento di rappresentare in modo completo la sua evoluzione musicale. Le coreografie del tour vennero affidate a Rafael Bonachela.
Palcoscenico
Il palcoscenico venne realizzato dalla ditta Total Fabrications e si modulava in una sezione principale, al centro della quale torreggiava un gruppo di scalinate su cui pendevano 5 maxi schermi mobili, e si estendeva poi in una lunga passerella che andava a formare il logo “K” disegnato dal graphic designer Tony Hung per l'era Fever.
Sponsor
Il KylieFever2002 fu il primo tour della cantante ad essere sponsorizzato, ovvero da Evian (in Regno Unito e Germania), da Vodafone (solo in UK) e dalla Ford StreeKa (in Europa e UK) – di cui Kylie era testimonial quell'anno, con uno spot pubblicitario girato in Italia. Durante i concerti inglesi, Evian distribuì gratuitamente bottigliette d’acqua con la sigla “kylie” al posto del tradizionale nome del brand sul logo, mentre Vodafone mise in palio i biglietti del concerto con la possibilità di incontrare la popstar nel backstage. I fortunati vincitori ricevettero la comunicazione con una chiamata dalla stessa Minogue.[3]
Merchandising
Per il KylieFever2002 venne realizzata un'ampia gamma di prodotti merchandising, tra cui t-shirts, canotte (per £40.00), cartoline, glowsticks e poster. In aggiunta, fu venduto, per 20.00£[4], un tour-book intitolato KylieFever 2002 Official Programme[5], realizzato da Tony Hung e prodotto in due edizioni differenti a seconda del mercato:
- versione europea: caratterizzata da una copertina oleografica e confezionata all’interno di una busta in pluriball argentato, sigillata da un nastro adesivo grigio che riporta il titolo del libro;
- versione australiana: presentava una semplice copertina grigia, al centro della quale spicca il logo “Kylie” disegnato da Hung[6] in argento lucido, mentre sul retro figura l'immagine di copertina dell'album Fever. Rispetto all'edizione europea, questa includeva la lista delle date australiane della tournée.
Le fotografie contenute furono scattate da Vincent Peters, Xevi Muntane, Lee Jenkins e Paulo Sutch.
Costumi
Il 2 marzo 2002 Kylie presenziò insieme al collaboratore William Baker alla Milano Fashion Week, per assistere alla presentazione della nuova collezione di Dolce & Gabbana[7], intitolata rustic glamour, che presentava una selezione di capi dallo stile rilassato ma al tempo stesso sensuale. “Non vogliamo più creare una moda appariscente: desideriamo realizzare abiti autentici, concreti,” spiegarono i due stilisti. Si trattava di una collezione ispirata in gran parte all’eleganza pastorale siciliana, in cui l’abbigliamento da lavoro venne reso fascinoso, mescolando l’universo maschile con quello femminile[8]. La collezione fu poi il punto di partenza per la realizzazione dell'outfit di Can't Get You Out of My Head per il tour.
Il giorno seguente alla sfilata venne annunciato che tutti i costumi del tour sarebbero stati disegnati proprio da Dolce & Gabbana[9]. La cantante divenne amica dei due stilisti già da tempo; il 28 novembre 2000 andarono insieme al concerto di Madonna alla Brixton Academy di Londra[10] e, solo una settimana prima, Dolce & Gabbana realizzò la canotta con la scritta “Kylie Minogue”, indossata da Madonna durante la sua esibizione agli MTV Europe Music Awards 2000.[11]
I due stilisti commentarono l'annuncio della collaborazione affermando:
"Ci piace la spontaneità di Kylie e la sua freschezza. Rispecchia chi siamo, il che ci porta a essere in totale sintonia. Kylie incarna l’essenza dell’artista contemporaneo, e la sua musica e il suo stile catturano perfettamente lo spirito dell’estetica Dolce e Gabbana: glamour, iperfemminile e moderna"[4].
Fin dall’inizio, entrambi gli stilisti concordarono sul fatto che l’attenzione dovesse concentrarsi sulla moda piuttosto che sul costume, realizzando ogni look per Minogue con il proprio stile distintivo[2]. Così come per gli abiti, anche gli accessori utilizzati furono disegnati da D&G, che giocarono con il nome e le iniziali della cantante, apportandoli su orecchini, cinture, collane e cappelli. Ogni look dello spettacolo presentava pertanto un accessorio "KM"[12]. Oltre a Dolce & Gabbana, parte dei gioielli furono prodotti da Johnny Rocket, inclusa la collana con il ciondolo stiletto di Manolo Blahnik e la piastrina militare con la silhouette della cantante[13]. Rocket, infine, creò "Kyborg", l'armatura metallica utilizzata nel primo numero dello show.[14] Quanto alle calzature, Kylie indossò Dolce & Gabbana, Jimmy Choo e Christian Louboutin.
La truccatrice Caroline Barnes curò l’acconciatura di Kylie Minogue per lo spettacolo, conferendole un aspetto urbano e contemporaneo scegliendo di intrecciare i capelli della cantante in tre trecce francesi adoranti da nastri argento, uno stile adatto a tutti i diversi ruoli interpretati da Kylie durante lo show.[2]
Anche il trucco risultò particolarmente d’impatto: Caroline seguì la filosofia del “less is more”, donando a Kylie un incarnato luminoso e ambrato con un uso minimo di cosmetici. Esaltò la sua bellezza naturale, mettendo in risalto le labbra con un rosso intenso e gli occhi con sfumature di colore.
Curiosità
Nel 2003 la ditta di giocattoli "Jakks Pacific" commercializzò una bambola della cantante vestita col medesimo outfit indossato durante la performance di Come into My World del tour[15].
Accoglienza
La critica musicale accolse benissimo il tour: L'Indipendent On Sunday lo descrisse come "[...] una collisione di High Art e Pop Art, Stanley Kubrik incontra la stravaganza di Baz Luhrmann».[16] mentre il The Observer disse che "Il tour è una perfetta incarnazione di Kylie: La Rigenerazione. Alcune canzoni come Spinning Around, Fever, Confide in Me sono un misto completo di hi-NRG Disco, elettronica sperimentale e puro pop".[16]. Il noto quotidiano The Sun commentò "Il tutto è combinato per un evento spettacolare".[16]
Peter Robinson della rivista NME definì il concerto “messo in scena in modo fenomenale, eseguito alla perfezione e ricco di riferimenti alla cultura pop”, descrivendo inoltre la scaletta come “calorosamente familiare e incredibilmente audace”.[17] Chris Heath, del sito Dotmusic, osservò che “Kylie aveva chiaramente voglia di intrattenere [...] E, tornando a ciò che musicalmente le riusciva meglio, non sorprendeva che spingesse al massimo l'estetica camp. Non mancavano acrobazie che sfidavano la gravità, con modelli dall'ambiguità di genere e abiti succinti che scendevano dal soffitto”. Il recensore rilevò anche alcune somiglianze con il Drowned World Tour di Madonna, aggiungendo che “i brani più datati potevano colpire per il loro effetto nostalgia, ma erano quelli più recenti a rubare la scena”[18]. Tom Bourton della BBC News scrisse che “l'ultimo tour di Kylie mostrò a chiunque aspirasse a esibirsi dal vivo cosa dovesse offrire uno spettacolo ricco di energia, canzoni, effetti scenici e atmosfera da discoteca”, osservando inoltre che “nel complesso si trattò più di uno show che di un semplice concerto, anche se l'atmosfera familiare avrebbe potuto non soddisfare chi desiderava ballare per tutta la notte”. Lynsey Hanley del The Daily Telegraph, dopo avere assistito allo spettacolo, dichiarò che “Kylie, autoproclamatasi principessa del pop mentre la regina era Madonna, si era ormai presa il trono”.[19]
Anche Alexis Petridis del The Guardian espresse un giudizio positivo, definendo lo spettacolo “raffinato, coreografato e altamente divertente”.[20] Il Birmingham Evening Mail elogiò il concerto, scrivendo che “fu impossibile distogliere lo sguardo dal palco durante le quasi due ore di spettacolo, perché accadevano continuamente nuove cose”, aggiungendo che “non si badò a spese per renderlo il più spettacolare possibile”. Emma Johnson del Liverpool Echo affermò che i fan che avevano atteso con impazienza l'esibizione di Minogue non rimasero delusi: “Quando i tendaggi di seta si aprirono rivelando la piccola star nelle vesti di un robot cyborg sul grande palco, fu subito chiaro che non sarebbe stato un concerto come gli altri”[21]. Simon Price, sulle pagine di The Independent, scrisse che lo spettacolo riuscì a coniugare arte e intrattenimento, aggiungendo che “era chiaramente il tipo di show spettacolare che Kylie desiderava mettere in scena da anni e che soltanto allora poté permettersi di realizzare”. Anche il South Wales Echo accolse positivamente il tour, commentando che “la star australiana non deluse con uno spettacolo di due ore e mezza, sfacciato e spettacolare [...] Il pubblico sapeva perfettamente cosa aspettarsi: uno show tanto irriverente quanto ambizioso”. Il recensore aggiunse inoltre che “non vi era nulla di prevedibile nella scaletta” e concluse: “Se quest'anno doveste assistere a un solo spettacolo, assicuratevi che sia questo”.[22]
Successo commerciale
Poco dopo l'inizio della vendita dei biglietti, nel Regno Unito vennero aggiunte nuove date a causa dell'elevata domanda[23]. Le esibizioni inizialmente previste passarono da sette a ventuno. Kylie Minogue tenne così più concerti in un unico tour di qualsiasi altro artista solista nei sette anni di storia della Manchester Evening News Arena di Manchester. Il direttore dell'arena, John Knight, dichiarò: “Kylie fu davvero entusiasta di ricevere questo riconoscimento. Rimase particolarmente soddisfatta quando le dissi che aveva superato il record per un artista solista stabilito dal suo amico Robbie Williams nel 2000”.[24]
Anche le date australiane registrarono il tutto esaurito in appena trenta minuti. Un portavoce dei promotori del tour commentò: “Si tratta di un risultato straordinario. La risposta del pubblico questa volta è stata semplicemente sorprendente”.[25]
Sinossi
ll concerto venne concepito come un viaggio all'interno di diverse dimensioni temporali, esplorate in 7 atti tematici e un encore finale. Questi prendono il nome di: Silvanemesis, Droogie Nights, The Crying Game, Streetstyle, Sex in Venice, Cybertronica, VoodooInferno e Encore.
Silvanemesis: ambientato sul pianeta Terra in un futuro distante, in Silvanemisis l'umanità si è evoluta ad una razza di automi argentati che ha abbandonato qualsiasi emozione e fragilità fisica in favore della logica e di impianti cibernetici. A Kylie spetterà la missione di portare ordine nel caos, restituendo ciò che è stato perduto. Si inizia con un interludio introduttivo sulle note di The Sound of Music (già interpretato da Minogue nel film Moulin Rouge!) durante il quale 13 ballerini vestiti da forme aliene discendono dal soffitto, preannunciando l'arrivo di Kylie, ora "cyber queen", che fa il suo ingresso in scena all'interno di un outfit metallico soprannominato "Kyborg". Liberatasi dal costume, la cantante rimane in un completo argento-brillantinato, composto da top, mini-gonna, alti stivali argento Jimmy Choo e lunghe manchette cromate, pronta per cantare Come Into My World. Il primo atto continua con un nuovo remix robotico di Shocked, seguito da Love at First Sight e chiuso da Fever, eseguita su un lettino ospedaliero metallico, in un outfit bianco simile a quello indossato nel video di Can't Get You Out of My Head.
Le atmosfere sci-fi di Silvanemisis sono ispirate dai Cybermen di Doctor Who e dal Borg di Star Trek
Droogie Nights si svolge nell'Inghilterra di un futuro prossimo, in un mondo un cui i confini tra legge e ordine sono crollati: i ballerini sono ora uniti dalla sete di caos e anarchia. L'atto ha inizio con l'interludio Inno alla Gioia di Beethoven, la cui faccia appare sui 5 maxi-schermi presenti sul palco. Kylie ritorna quindi in scena per eseguire una nuova versione di Spinning Around, con performance e outfit a tema Arancia meccanica di Stanley Kubrick.
The Crying Game, ispirato alla Hollywood degli anni '40 e ai film noir, racconta la storia di una star che ha amato e ha poi perduto il suo innamorato, per cui i riflettori sono rimasti la sua unica "casa". L'atto comincia con un intermezzo parlato di Where Is the Feeling?; Minogue quindi riemerge sulle scale del palco intonando il brano The Crying Game di Boy George e le discende interpretando un medley composto da Put Yourself in My Place, Finer Feelings e Dangerous Game, con una ripresa finale di The Crying Game culminata in una pioggia di petali di rosa.
Durante l'atto, Kylie indossa un abito-corsetto nero allacciato sui lati, con un lungo strascico di seta, abbinato a dei sandali di Christian Louboutin. Il tema che viene esplorato è quello della perdita, della solitudine, dell'amore impossibile e di come spesso queste siano conseguenze dirette della fama. Ciò è qualcosa che la stessa Minogue ha sperimentato sulla propria pelle, considerando la morte per suicidio nel 1997 del suo ex fidanzato Michael Hutchence, leader del gruppo INXS.[26]
Al riguardo, William Baker nel libro Kylie: La La La[27] dichiarò che il medley, e la scelta di cantare The Crying Game, fosse in realtà un omaggio rivolto al pubblico gay della cantante; non a caso, sui maxi-schermi venivano proiettate le immagini di uomini che piangevano, come commento intenzionale al fatto che agli uomini “non è permesso” piangere.
Streetstyle è ambientato a Buffalo nel 1982 ed è ispirato alla nuova fusione tra musica e stile che emerge dalla scena underground di New York, in cui il genere hip hop prende il sopravvento negli Stati Uniti d'America, mentre la musica disco è ormai scomparsa. I graffiti di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat mappano lo sfondo in cui il dj è la nuova rockstar degli anni ottanta e il cui sound è influenzato dalle pratiche di "scratching" e "sampling", tipiche di Afrika Bambaataa e Grandmaster Flash.
GBI (German Bold Italic), il duetto della cantante con Tōwa Tei, funge da interludio tra questo e l'atto precedente. Un ballerino-acrobata appare quindi sul palco disegnando graffiti su un maxischermo mentre Kylie, con un outfit da poliziotta sexy ispirato ai poster promozionali del film Il portiere di notte, canta una versione hip-hop di Confide In Me. Durante la performance, il ballerino graffitaro, che rappresenta un ragazzo di strada, rimane sedotto dall'autorità della poliziotta che, a sua volta, è costretta ad abbandonare i propri ideali e a partecipare alle "street gangs" di Cowboy Style. Kylie esegue il brano liberandosi della camicia per rimanere con una canotta a rete, sulla quale compare la scritta "Slim Lady" (in omaggio a Eminem, autoproclamatosi The Real Slim Shady nel suo brano omonimo). L'atto si chiude con l'esibizione di Kids in duetto con le due coriste.
Sex in Venice si colloca nella Venezia della fine del XVIII secolo. Mentre in tutta Europa si diffonde l'Età della Ragione, i salotti dei ricchi e politicamente scorretti diventano i forum di dibattito sulla natura mutevole dei tempi. A questi incontri non possono che presiedere anche le cortigiane, che si fanno valere tra i personaggi dell'ebolliente città del mistero, ove sotto il velo della notte la temperatura si fa più calda. Ed è proprio nelle vesti di una concubina glamour che Kylie ritorna in scena per la performance di On A Night Like This. Segue una nuova versione cabaret di Locomotion e si termina con il "Latin Medley" composto da In Your Eyes, Please Stay e Rhythm of the Night[28]. Durante tutto questo segmento, i ballerini vestono corpetti, collant, intimo leopardato e tacchi vertiginosi. La scenografia è invece ispirata all'atelier boudoir milanese degli stilisti Dolce e Gabbana.
Cybertronica: la popstar è catapultata nei corridoi che attraversano l'universo del Cyberspazio, in una dimensione temporale alternativa, in cui passato, presente e futuro coesistono. I colori sono eterei e accecanti, legati da suoni elettronici che mantengono questo universo in equilibrio. Il viaggio iniziato con Silvanemisis approda quindi verso l'ultima frontiera. La sezione comprende la performance di Limbo, Light Years in medley con I Feel Love di Donna Summer e una versione totalmente re-immaginata in chiave futuristica di I Should Be So Lucky, che include ora elementi di Dreams[29]. Kylie indossa un look composto da pantaloni cargo a vita bassa bianchi e neon che rivelano un perizoma, top fucsia e scarpe rosa shocking abbinati ad accessori fluorescenti, mentre i ballerini interpretano creature di puro suono e luce che si muovono a velocità oltre l'immaginazione.
VoodooInferno è l'ultimo segmento dello show ed è ambientato su un'isola del Pacifico meridionale ove svetta un enorme vulcano che nasconde un immenso potere che sta per essere liberato. Inizia con un interludio a percussioni al termine del quale la Minogue riemerge sul palco per cantare Burning Up, mentre torreggia dall'alto di una piattaforma indossando una gonna "vulcanica", al di sotto della quale si nasconde l'intero corpo di ballo che progressivamente si libera. L'outfit si ispira a quello realizzato da Keith Haring per un’esibizione di Grace Jones al Roseland Ballroom di New York nel 1987[30]. Kylie conclude quindi il set con Better the Devil You Know, in un mini-dress nero, con una performance dal gusto tribale - africano.
Encore: a chiudere definitivamente lo spettacolo è l'esibizione di Can't Get You Out of My Head, nel suo remix Can’t Get Blue Monday Out of My Head. Dopo aver vestito i panni di una principessa spaziale, di una diva hollywoodiana, di una poliziotta, di una cortigiana e poi ancora di una divinità voodoo, Kylie è finalmente se stessa con un look total white composto da gilet, cappello, pantaloni cargo e stiletto giallo banana.[31] L'outfit venne scelto dalla cantante dopo averlo visto alla sfilata di Dolce & Gabbana durante la Milano Fashion Week del marzo 2002.
Il tour in Italia
Kylie portò un suo tour per la prima volta in Italia il 18 giugno 2002 a Milano, ultima data europea dopo 37 concerti e circa 400 000 spettatori, riscuotendo critiche e recensioni positive, però vendendo nel Bel Paese solamente 5000 biglietti.[32]
Lo stilista Stefano Gabbana organizzò assieme al collega Domenico Dolce un after-party (dopo il concerto milanese) per celebrare la fine della prima leg del tour per l’amica Kylie. La festa si tenne allo Spazio Antologico di Milano e fu pensata come una specie di baccanale in stile antica Roma, per la quale furono fatti arrivare appositamente da Cinecittà fondali, statue, vasche e costumi vari. All'ingresso, gli invitati venivano accolti da una baccante seminuda affondata in una conchiglia con due quintali di uva cilena, offerta a tutti; all'interno, un giardino d'inverno con 25 ulivi, trapezisti sospesi nel vuoto, 45 ballerini diretti dal coreografo Luca Tommassini (che aveva precedentemente lavorato con la Minogue per l'On A Night Like This Tour) e varie vasche colme di schiuma nelle quali facevano il bagno conturbanti «Poppee». Su uno schermo, le immagini del film Caligola di Tinto Brass.
Da copione, vi fu uno spettacolare ingresso della Minogue sulla biga del film Ben-Hur trainata da 6 "schiavi" romani. Kylie venne deposta ai piedi di una fontana romana i cui zampilli si alzavano fino a cinque metri, mentre l'artista, bardata con un outfit a tema romano ma reinterpretato in chiave moderna (sempre Dolce & Gabbana), si esibì con Can't Get You Out of My Head. L'outfit, insieme a tutti quelli indossati durante il tour, vennero successivamente esposti alla mostra Kylie: The Exhibition.[33]
L’invito alla festa consisteva in una t-shirt con la scritta “Dolce&Gabbana for Kylie”[34] che tutti gli invitati dovevano obbligatoriamente indossare per accedere all’evento. Della t-shirt ne vennero realizzate diverse varianti di colore: bianca con scritta oro e nera, blu con logo arancione e verde, grigia con motivo fucsia e nero, e ocra con stampa verde glitter e rossa. Allegata alla maglietta, vi era una card che recitava "no t-shirt, no party" con un trasferello con l’impronta delle labbra della cantante da stirare sulla t-shirt, in modo da personalizzarla a piacimento[35]. La stessa, inoltre, poteva essere tagliata in una canotta o addirittura in una bandana[36]. Tra i molti ospiti speciali presenti al party vi erano Naomi Campbell, Simona Ventura, Gabriele Muccino, Paola Barale, Rosita Celentano, Omar Pedrini e Paola e Chiara,[37] mentre la direzione artistica dell'evento fu affidata a Luca Tommasini.
Quello di Milano non fu l’unico party organizzato durante la tournée. Difatti, il 27 maggio 2002 Kylie festeggiò il suo compleanno dopo l’ultimo concerto inglese del tour, con un after show party organizzato al The Sanderson di Londra.
Alcune clip di entrambe le feste furono incluse nel documentario Feel The Fever.
Scaletta
Atto I: SILVANEMISIS
- Intro: The Sound of Music
- Come Into My World
- Shocked (contiene elementi di Madskillz-Mic Chekka)
- Love at First Sight
- Fever
Atto II: DROOGIE NIGHTS
- Interludio: Symphony No. 9, Op. 125 (Ode to Joy)
- Spinning Around (contiene elementi di September)
Atto III: THE CRYING GAME
- Interludio: Where Is the Feeling? (interludio parlato)
- The Crying Game (cover di Boy George)
- Put Yourself in My Place
- Medley: Finer Feelings / Dangerous Game / The Crying Game (reprise)
Atto IV: STREETSTYLE
- Interludio: GBI (German Bold Italic)
- Confide in Me
- Cowboy Style (contiene elementi di Duble Dutch Bus, Duble Dutch, Buffalo Girls e The Real Slim Shady)
- Kids
Atto V: SEX IN VENICE
- On A Night Like This
- The Loco-Motion
- Latin Medley: In Your Eyes / Please Stay / Rhythm of the Night / In Your Eyes (reprise)
Atto VI: CYBERTRONICA
- Interludio: Cybertronica
- Limbo
- Light Years (contiene elementi di I Feel Love di Donna Summer)
- I Should Be So Lucky (contiene elementi di Dreams)
Atto VII: VOODOOINFERNO
- Burning Up
- Better the Devil You Know
ENCORE
- Can’t Get Blue Monday Out of My Head (contiene elementi di Blue Monday)
Variazioni alla scaletta
- Durante il concerto a Francoforte sul Meno, Kylie intonò a cappella la versione con versi in tedesco (al posto di quelli in francese) di Your Disco Needs You.[38]
- Per celebrare l’ultimo spettacolo del tour, a Melbourne la cantante eseguì Koocachoo dopo Better the Devil You Know.[39]
Concept originario della scaletta
Durante le fasi preliminari di progettazione del tour, il primo atto si sarebbe dovuto chiamare “Barbarella Now”, in omaggio al film del 1968 Barbarella, mentre la seconda sezione dello show si sarebbe dovuta intitolare “Clockwood Orange”, essendo ispirata proprio al film Arancia meccanica. Furono inoltre previste delle canzoni aggiuntive che, per ragioni di scarso tempo durante le prove del tour, vennero scartate dalla scaletta ufficiale. Queste erano: More More More, dopo Spinning Around, Never too Late, come primo numero della sezione Cybetronica, e What Do I Have to Do o Step Back in Time dopo Limbo. Fu infine anche ipotizzata la performance di Bad di Michael Jackson nell’atto Street Style.[40]
Registrazioni e broadcasting
Il concerto di Manchester del 4 maggio 2002 venne trasmesso in diretta web su MSN UK. Il 27 ottobre 2002 la registrazione venne trasmessa durante il programma T4 Sunday sull'emittente Channel 4, insieme a una versione di un'ora del documentario dedicato al tour, appositamente montata per la trasmissione televisiva.[41]
Il 18 novembre 2002 venne pubblicato il film concerto KylieFever2002: Live in Manchester (commercializzato anche in Italia) in formato DVD e VHS. ln aggiunta al concerto, il DVD contiene anche il documentario Feel The Fever che segue il dietro le quinte del tour a partire dall’ultimo spettacolo europeo (quello di Milano, con annesso after-party) a cui seguono le clip che ripercorrono l’uscita dell’album Fever e la realizzazione del tour. Sono inoltre inclusi come contenuti bonus foto esclusive e i background video utilizzati durante il concerto per Cowboy Style, Light Years, I Should Be So Lucky e Burning Up. Una versione limitata deluxe del cofanetto (venduto in una custodia oleografica simile a quella del tour-book) include anche il CD audio del concerto con una selezione ridotta dei brani eseguiti.
Per celebrare i vent'anni dall'uscita di Fever, il 16 ottobre 2021 Minogue rese disponibile sul suo canale YouTube l'intero concerto di Manchester[42].
Date
| Europa | |||||
| Data | Città | Paese | Luogo | ||
|---|---|---|---|---|---|
| 26 aprile 2002 | Cardiff | Cardiff International Arena | |||
| 27 aprile 2002 | |||||
| 28 aprile 2002 | |||||
| 29 aprile 2002 | |||||
| 1º maggio 2002 | Manchester | Evening News Arena | |||
| 2 maggio 2002 | |||||
| 3 maggio 2002 | |||||
| 4 maggio 2002 | |||||
| 6 maggio 2002 | Birmingham | National Exhibition Centre | |||
| 7 maggio 2002 | |||||
| 8 maggio 2002 | |||||
| 9 maggio 2002 | |||||
| 11 maggio 2002 | Manchester | Evening News Arena | |||
| 12 maggio 2002 | |||||
| 14 maggio 2002 | Sheffield | Sheffield Arena | |||
| 15 maggio 2002 | |||||
| 17 maggio 2002 | Glasgow | SECC | |||
| 18 maggio 2002 | |||||
| 19 maggio 2002 | |||||
| 21 maggio 2002 | Newcastle | Newcastle Arena | |||
| 22 maggio 2002 | |||||
| 24 maggio 2002 | Londra | Wembley Arena | |||
| 25 maggio 2002 | |||||
| 26 maggio 2002 | |||||
| 27 maggio 2002 | |||||
| 30 maggio 2002 | Stoccolma | Hovet | |||
| 31 maggio 2002 | Oslo | Oslo Spectrum | |||
| 1º giugno 2002 | Copenaghen | Forum København | |||
| 3 giugno 2002 | Monaco di Baviera | Olympiahalle | |||
| 4 giugno 2002 | Vienna | Vienna Gasometer | |||
| 6 giugno 2002 | Zurigo | Hallenstadion | |||
| 8 giugno 2002 | Berlino | Velodrom | |||
| 9 giugno 2002 | Amburgo | Sporthalle | |||
| 11 giugno 2002 | Francoforte | Festhalle | |||
| 12 giugno 2002 | Rotterdam | Ahoy | |||
| 13 giugno 2002 | Oberhausen | Arena Oberhausen | |||
| 15 giugno 2002 | Parigi | Bercy | |||
| 18 giugno 2002 | Milano | FilaForum | |||
| Oceania | |||||
| 2 agosto 2002 | Sydney | Sydney Entertainment Centre | |||
| 3 agosto 2002 | |||||
| 4 agosto 2002 | |||||
| 6 agosto 2002 | |||||
| 7 agosto 2002 | |||||
| 8 agosto 2002 | |||||
| 9 agosto 2002 | |||||
| 11 agosto 2002 | Melbourne | Rod Laver Arena | |||
| 12 agosto 2002 | |||||
| 14 agosto 2002 | |||||
| 15 agosto 2002 | |||||
| 16 agosto 2002 | |||||
Cancellazioni
| Data | Città | Stato | Luogo | Causa |
|---|---|---|---|---|
| Europa | ||||
| 20 giugno 2002 | Barcellona | Pabellón Olímpico de Badalona | Sciopero nazionale | |
Personale
- Design e Regia: William Baker e Alan McDonald
- Produttori esecutivi: Terry Blamey e Kylie Minogue
- Regia video: Chris Keating
- Management: Terry Blamey
- Direttore musicale: Steve Anderson
- Arrangiamenti musicali: Steve Anderson e Andrew Small
- Coreografo: Rafael Bonacela
- Assistente coreografa: Amy Hollingsworth
- Tour Manager: Sean Fitzpatrick
- Tour Production Manager: Steve Martin
- Costumi: Dolce & Gabbana
- Costumi dei ballerini: Dolce & Gabbana, Stevie Stewart, Mrs. Jones, Vintage Vivienne Westwood, Edward Griffith, Sandy Gordon, Agent Provocateur, Eric Holah e Dean Bright
- Make Up: MAC Cosmetics
- Luci: Vince Foster
- Regia musicale/batteria: Andrew Small
- Tastiere: Steve Turner
- Basso: Chris Brown
- Chitarra: James Hayto
- Coriste: Lurine Cato e Sherina White
- Turntables e scratching: DJ Ziggy
- Acrobata: Terry Kvasnik
- Capitano dei ballerini: Tim Noble
- Ballerini: Pia Driver, Patti Hines, Milena Mancini, Alec Mann, Jason Piper, Adam Pudney, Emma Ribbing, Alicia Herrero Simon, Andile E Sotiya, Melanie Teall e Rod Buchanan
Note
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