Laumontite
| Laumontite | |
|---|---|
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| Classificazione Strunz (ed. 10) | 9.GB.10[1] |
| Formula chimica | CaAl2Si4O12·4H2O[2] |
| Proprietà cristallografiche | |
| Sistema cristallino | monoclino[3] |
| Classe di simmetria | prismatica[3] |
| Parametri di cella | a = 14,724(9) Å, b = 13,075(6) Å, c = 7,559(2) Å, β = 112,01(3)°, V = 1 349,17 ų, Z = 4[4] |
| Gruppo puntuale | 2/m[3] |
| Gruppo spaziale | B2/m[4] |
| Proprietà fisiche | |
| Densità misurata | 2,23 - 2,41[5] g/cm³ |
| Densità calcolata | 2,25[5] g/cm³ |
| Durezza (Mohs) | 3,5 - 4[4] |
| Sfaldatura | perfetta secondo {010} e {110}[5] |
| Frattura | irregolare[5] |
| Colore | incolore, rosa, bianco, grigio, giallastro, brunastro, marrone dorato[4] |
| Lucentezza | vitrea, perlacea[6] |
| Opacità | trasparente, traslucida, opaca[6] |
| Striscio | bianco[6] |
| Diffusione | comune |
| Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale | |
La laumontite (simbolo IMA: Lmt[7]) è un minerale piuttosto diffuso del gruppo delle zeoliti; essendo una zeolite appartiene alla famiglia dei "tectosilicati" e possiede composizione chimica CaAl2Si4O12·4H2O.[2]
Etimologia e storia
La laumontite fu scoperta per la prima volta nel 1785 dal mineralogista francese François Pierre Nicolas Gillet de Laumont (1747 - 1834)[8] in una miniera di piombo vicino alla città francese di Huelgoat.
Il minerale fu descritto nel 1803 da Abraham Gottlob Werner che, in onore del suo scopritore, lo chiamo inizialmente con la grafia lomonite per riflettere la pronuncia francese[9] e nel 1805 Robert Jameson adottò la descrizione e il nome di Werner nella sua opera System of Mineralogy.[10]
L'ortografia del nome del minerale fu nuovamente modificata in laumonite nel 1809 da René Just Haüy,[11] fino a quando, nel 1821, Karl Cäsar von Leonhard coniò la grafia laumontite, che rimane valida ancora oggi.[12]
Classificazione
La classica nona edizione della sistematica dei minerali di Strunz, aggiornata dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA) fino al 2009,[13] elenca la laumontite nella classe "9. Silicati (germanati)" e da lì nella sottoclasse "9.G Tettosilicati con H2O zeolitica; famiglia della zeolite"; questa viene suddivisa più finemente in base alla struttura del minerale, in modo tale da trovare l'analcime nella sezione "9.GB Catene di anelli di 4 membri con connessione singola" dove forma il sistema nº 9.GB.10 insieme a molti minerali oggi non più riconosciuti dall'IMA come specie indipendenti.[13]
Tale classificazione resta invariata anche nell'edizione successiva, proseguita dal database "mindat.org", nella quale la laumontite è l'unico membro del sistema nº 9.GB.10.[1]
Nella Sistematica dei lapis (Lapis-Systematik) di Stefan Weiß la laumontite è nella classe dei "silicati" e nella sottoclasse dei "tectosilicati (con zeoliti)"; qui forma il "gruppo delle zeoliti - zeoliti fibrose" con il numero di sistema VIII/J.22 insieme a ferrierite-Na, ferrierite-K, ferrierite-Mg, mutinaite, terranovaite, gottardiite, dachiardite-Na, dachiardite-Ca, direnzoite, mordenite, edingtonite e boggsite.[14]
Anche la sistematica dei minerali secondo Dana, che viene utilizzata principalmente nel mondo anglosassone, classifica la laumontite nella famiglia dei "silicati"; qui è nella classe dei "tectosilicati: gruppo della zeolite" e da lì nella sottoclasse delle "vere zeoliti", dove si trova nella sezione dell'"analcime e specie correlate" insieme a pollucite, wairakite, analcime, hsianghualite e kirchhoffite, con le quali forma il sistema nº 77.01.01.[15]
Abito cristallino
La laumontite cristallizza nel sistema monoclino nel gruppo spaziale B2/m con le costanti di reticolo a = 14,724(9) Å, b = 13,075(6) Å, c = 7,559(2) Å e β = 112,01(3)°, oltre a possedere 4 unità di formula per cella unitaria.[4]
Origine e giacitura

Spessi strati sedimentari ricchi di laumontite possono formarsi per decomposizione di analcime o per metamorfismo di plagioclasio; il minerale è di origine idrotermale e riveste solitamente le cavità nelle rocce ignee. La paragenesi è con apofillite, calcite, clorite, datolite e altre zeoliti.[5]
Il minerale è molto diffuso ed è stato trovato in centinaia di siti sparsi per il mondo.[16] Qui si ricorda solo la sua località tipo, la miniera di Huelgoat presso l'omonimo comune della Bretagna (Francia).[17]

Forma in cui si presenta in natura
La laumontite forma cristalli prismatici squadrati con terminazioni oblique e comunemente allungati di dimensioni fino a 20 cm.[5] Si rinviene anche in aggregati massivi.[18] Il minerale è da trasparente a traslucido con lucentezza vitrea o perlacea; è da incolore a rosa, bianco, grigio, giallastro, brunastro, marrone dorato, mentre lo striscio è sempre bianco.[4]
Quando si disidrata, i cristalli diventano polverosi e grossolani.[19] Il K-feldspato può a volte formare pseudomorfi di laumontite, ma si distinguono facilmente per la maggiore durezza.[20]
Modificazioni e varietà
Leonhardite è il nome dato a una varietà di laumontite opaca e bianca a causa della parziale perdita di acqua. Fu intitolata nel 1843 da Johann Reinhard Blum in onore di Karl Cäsar von Leonhard (1779–1862).[21] La leonhardite è stata considerata una specie minerale indipendente fino al 1997, quando la "Commissione sui Nuovi Minerali, la Nomenclatura e la Classificazione" (CNMNC) ha rivisto la nomenclatura del gruppo delle zeoliti, affermando che le differenze nel contenuto idrico non sono un criterio sufficiente per definire i diversi minerali.[22] Da allora, la leonhardite è stata considerata una varietà di laumontite, anche se la transizione dalla laumontite alla leonhardite è associata a un improvviso cambiamento sia nella composizione che nelle proprietà fisiche, e in determinate condizioni entrambe le fasi possono coesistere.[23][24]
Una varietà di leonhardite ricca di potassio e sodio fu descritta da Aleksandr Evgen'evič Fersman nel 1908 come "leonhardite primaria". Questa leonhardite contiene circa 14 molecole di acqua (H2O) per unità di formula (pfu) e non assorbe altra acqua. Ciò è dovuto all'alto contenuto di cationi (circa 5,4 calcio+sodio+potassio) nei canali strutturali. Da un lato, i cationi in eccesso occupano una posizione dell'acqua, dall'altro questi ioni nei canali ostacolano il passaggio delle molecole e quindi l'assorbimento dell'acqua.[25]
Note
- 1 2 (EN) Strunz-Mindat (2026) Classification - Chains of single connected 4-membered rings, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 (EN) Malcolm Back et al, The New IMA List of Minerals – A Work in Progress – Updated: January 2026 (PDF), su cnmnc.units.it, IMA/CNMNC, Marco Pasero, gennaio 2026. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 (EN) Laumontite Mineral Data, su webmineral.com, David Barthelmy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Laumontite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Laumontite (PDF), su handbookofmineralogy.org, Mineralogical Society of America. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 (DE) Laumontit (laumontite), su mineralienatlas.de. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Laurence N. Warr, IMA–CNMNC approved mineral symbols (PDF), in Mineralogical Magazine, vol. 85, 2021, pp. 291-320, DOI:10.1180/mgm.2021.43. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2025).
- ↑ (FR) Héricart de Thury, Francois Pierre Nicolas Gillet de Laumont (1747–1834), in Annales des Mines, 1834, p. 523. URL consultato il 5 dicembre 2024.
- ↑ (DE) Hans Lüschen, Die Namen der Steine. Das Mineralreich im Spiegel der Sprache, 2ª ed., Thun, Ott Verlag, 1979, p. 263, ISBN 3-7225-6265-1.
- ↑ (EN) Robert Jameson, System of Mineralogy (PDF), vol. 2, Edimburgo, Bell and Bradfute, 1805, pp. 539–540. URL consultato il 5 dicembre 2024 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2023).
- ↑ (FR) René Just Haüy, Tableau Comparatif des Résultats de Cristallographie et de l'Analyse Chimique Relativement à la Classification des Minéraux (PDF), Parigi, Courcier, 1809, pp. 195-196. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
- ↑ (DE) Karl Cäsar von Leonhard, Handbuch der Oryktognosie (PDF), Heidelberg, Mohr and Winter, 1821, pp. 448–449. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2022).
- 1 2 (EN) Ernest Henry Nickel e Monte C. Nichols, IMA/CNMNC List of Minerals 2009 (PDF), su cnmnc.units.it, IMA/CNMNC, gennaio 2009. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2024).
- ↑ (DE) Lapis Classification - VIII SILIKATE - VIII/J Gerüstsilikate (mit Zeolithen), su mineralienatlas.de. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Dana Classification 8th edition - Zeolite group - True zeolites, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Localities for Laumontite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Huelgoat mines, Huelgoat, Châteaulin, Finistère, Brittany, France, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ Ole Johnsen, Guida ai minerali del mondo, Bologna, Zanichelli editore, 2006, ISBN 978-88-081-9363-6.
- ↑ Annibale Mottana, Rodolfo Crespi e Giuseppe Liborio, Minerali e rocce, Milano, Mondadori, 2009.
- ↑ Rupert Hochleitner, Guida ai minerali 700 minerali, gemme e rocce, Ricca editori, 2017, ISBN 978-88-6694-042-5.
- ↑ (EN) Leonhardite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Douglas S. Coombs et al., Recommended nomenclature for zeolite minerals: Report of the Subcommittee on Zeolites of the International Mineralogical Association, Commission on New Minerals and Mineral Names (PDF), in The Canadian Mineralogist, vol. 35, 1997, pp. 1571-1606. URL consultato il 29 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
- ↑ (EN) Atsushi Yamazaki, Takahiro Shiraki, Hirotsugo Nishido e Ryohei Otsuka, Phase Change of Laumonite Under Relative Humidity—Controlled Conditions, in Clay Science, vol. 8, 1991, pp. 79–86. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Thráinn Fridriksson, David L. Bish e Dennis K. Bird, Hydrogen-bonded water in laumontite I: X-ray powder diffraction study of water siteoccupancy and structural changes in laumontite during room-temperature isothermalhydration/dehydration (PDF), in American Mineralogist, vol. 88, 2003, pp. 277-287. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ (EN) Jano Stolz e Thomas Armbruster, X-ray single-crystal structure refinement of Na, K-rich laumontite, originally designated 'primary leonhardite', in Neues Jahrbuch für Mineralogie, Monatshefte, vol. 3, 1997, pp. 131-144, DOI:10.1127/njmm/1997/1997/131. URL consultato il 29 marzo 2026.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- (EN) laumontite, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Laumontite, su Mindat.org.
- (EN) Laumontite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 29 marzo 2026.
- (EN) Laumontite Mineral Data, su webmineral.com, David Barthelmy. URL consultato il 29 marzo 2026.
